All Posts By

frapp

Comunicati

La valorizzazione di una città passa anche attraverso la sua pulizia

  • By
  • 14 Aprile 2011

L’Italia è sicuramente piena di città bellissime, ricche di luoghi d’interesse da visitare, ma a volte tutto ciò rischia di essere penalizzato da una certa mancanza di pulizia.

Se da una parte l’Italia è in grado di attirare moltissimi turisti in virtù delle numerosissime bellezze artistiche, storiche e paesaggistiche che si trovano in ogni angolo del belpaese, d’altro canto è anche vero che in certi casi la bellezza delle città italiane non viene valorizzata a dovere, lasciando strade ed edifici non proprio lindi anziché intervenire con puntualità con una macchina spazzatrice e altri metodi professionali utili a far splendere ancora di più le superfici delle città.

Senza arrivare a certi casi limite, come l’ormai tristemente celebre monnezza napoletana, e non solo, un biglietto da visita tutt’altro che positivo per i turisti in arrivo dall’estero, basta dare un’occhiata alle strade, ai parchi, alle fermate degli autobus in cui sarebbe molto utile l’uso di una spazzatrice stradale o alle pareti imbrattate degli edifici storici di alcune città per rendersi conto che non sono poi così isolati i casi in cui la bellezza delle nostre città rischia di essere compromessa da sporcizia ed incuria, oltre che da una certa mancanza di rispetto di alcune persone nei confronti del nostro patrimonio artistico ed architettonico. A questo ultimo riguardo, un esempio lampante è dato dalle scritte incivili che imbrattano i muri di molti edifici storici, edifici visitati ogni anno da moltissimi turisti, sia italiani che stranieri, essendo riconosciuti come parte fondamentale del patrimonio artistico non solo italiano, ma addirittura mondiale. Cattedrali sfregiate da scritte inutili lasciate da chi, dimostrando una certa megalomania, ha deciso di lasciare traccia del proprio passaggio apponendo firme con pennarelli sulle mura storiche dell’edificio appena visitato, pareti interne di palazzi storici incise con scritte non proprio necessarie … la lista delle ferite inflitte ai nostri monumenti da persone ignoranti o semplicemente maleducate potrebbe essere lunga. E per ripulire tutto, si sa, sono necessari sforzi anche economici che non sempre si fanno con costanza e puntualità.

Anche le strade di molte nostre città non sono esattamente un esempio di pulizia, e anche se le strade non fanno parte del patrimonio artistico della città, anche il loro stato, come quello dei marciapiedi, dei piazzali e così via costituisce un importante e innegabile biglietto da visita per una città. In questo senso l’utilizzo di attrezzature specifiche quali la spazzatrice aspirante sono sicuramente indispensabili, e non possiamo dire che negli ultimi tempi la tecnologia non sia venuta incontro alla necessità di tenere le strade pulite, proponendo modelli di spazzatrici sempre più efficienti. Quello che manca, a volte, è una certa disattenzione non solo da parte delle amministrazioni locali, che in molti casi comunque non sono da colpevolizzare in toto in quanto hanno comunque a che fare con bilanci in cui rientrare e spese da limitare, ma anche da parte dei singoli cittadini – e di alcuni turisti che visitano le nostre città -, che non sembrano essere educati a mantenere pulite le proprie città, gettando senza farsi troppi problemi carte e gomme da masticare a terra invece che nei bidoni e nei cassonetti appositi.

In conclusione, la valorizzazione delle nostre città non deve passare solo attraverso una politica di manutenzione e cura di strade e monumenti, che pure è fondamentale, ma anche attraverso una maggiore educazione, sensibilità e rispetto dei singoli nei confronti del paesaggio urbano che ci circonda.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – sales promotions

No Comments
Comunicati

Videogiochi e dintorni: tutto è pronto per l’E3 Expo di Los Angeles

  • By
  • 12 Aprile 2011

Anche quest’anno Los Angeles ospiterà l’E3 Expo, l’evento leader nel settore dei computer, dei videogame e dei prodotti correlati.

Sono state confermate le date di E3 Expo 2011, uno dei maggiori eventi a livello mondiale per quanto riguarda il settore dei videogiochi e dei giochi per pc: l’evento si svolgerà tra il 7 e il 9 giugno 2011, come sempre a Los Angeles, città che con i videogame ha uno stretto legame, visto l’alto numero di abitanti della città che fa uso di videogiochi, dai giochi xbox alla psp.

La location dell’E3 (il nome dell’evento sta per Electronic Entertainment Expo) sarà il Los Angeles Convention Center, che per l’occasione si trasformerà in una sorta di mecca per tutti i professionisti del settore. L’E3 Expo, infatti, è sicuramente la fiera da visitare se si vuole tenersi aggiornati con tutte le novità del mondo dei videogiochi e della tecnologia applicata al divertimento, e non a caso ogni edizione dell’evento riscuote un notevole successo di visite, attirando decine di migliaia di professionisti e aziende operanti nel settore, che nei giorni in cui si svolge la fiera possono dare un’occhiata al futuro dei prodotti per computer, delle console per videogame (dalla playstation portable alla xbox 360), di internet e dei sistemi palmari. Tra i visitatori più assidui e fedeli della fiera, che purtroppo non è aperta al pubblico ma è rivolta solo agli addetti ai lavori, non mancano mai professionisti quali sviluppatori di software, venditori, programmatori, distributori, rappresentanti dell’industria dell’intrattenimento, importatori ed esportatori, ma anche ricercatori, educatori e stampa specializzata. Per quest’anno ci si aspetta un’affluenza anche maggiore rispetto all’anno scorso, con oltre 45 mila persone provenienti da oltre 90 paesi diversi attese. L’offerta espositiva è sempre molto ricca e di alto livello, e non è difficile ipotizzare che lo sarà anche quest’anno, considerando che professionisti del settore ed aziende specializzate provenienti da oltre 80 paesi hanno già confermato la propria presenza.

Ogni anno l’attesa per lo svolgimento della fiera è molto alta perché ci si aspetta che sia proprio durante l’E3 Expo che vengano annunciate le novità più importanti del settore. Quest’anno l’attenzione è rivolta in modo particolare al lancio della nuova wii, la console di videogiochi di settima generazione della Nintendo, dopo che James Honeywell, il marketing manager di Ninetendo UK, ha annunciato nel corso di un’intervista rilasciata qualche tempo fa al portale CVG che l’azienda con tutta probabilità porterà all’evento losangelino qualche novità riguardante la nuova Nintendo Wii. L’attesa nei confronti del nuovo prodotto di casa Nintendo si è fatta ancora più grande a causa di altre dichiarazioni rilasciate da Reggie Fils-Aime, il presidente di Nintendo America, che ha affermato che il successore della Nintendo Wii con tutta probabilità non sarà dotato di una grafica 3D. Questa scelta sembra essere dettata dalla convinzione che il 3D stereoscopico tradizionale, quello che prevede cioè l’uso di occhialini specifici, non sia del tutto adatto al mondo dei videogiochi, e la Nintendo in questo momento preferirebbe puntare su una grafica in 3D per cui non serva usare gli occhiali. Quando questo sarà possibile, però, non ci è ancora dato sapere, e l’E3 Expo potrebbe essere l’occasione giusta per ottenere maggiori informazioni a riguardo.

Occhi puntati dunque su Expo 3 2011, per tenersi aggiornati su tutte le novità proposte dalla Nintendo e da tutte le altre aziende specializzate nel settore dei videogiochi.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – direct mail marketing

No Comments
Comunicati

Sviluppo della borsa valori dall’Antica Grecia ai giorni nostri

Negli ultimi decenni le pagine dei giornali sono state riempite da molte notizie, non sempre positive, riguardanti la borsa. Ma quando è nata la borsa?

Nell’era in cui viviamo le notizie – positive o negative che siano – riguardanti la borsa valori e il mercato finanziario sono all’ordine del giorno: basta guardare un telegiornale, sfogliare un quotidiano o dare un’occhiata ai vari corsi che vengono organizzati per insegnare come guadagnare in borsa per rendersi conto di come le notizie riguardanti questo settore specifico siano ormai diventate di interesse pressoché generale. Gli ultimi eventi, alquanto negativi, che hanno interessato le borse di tutto il mondo nel biennio nero 2008-2009, inoltre, hanno posto questo settore ancora di più sotto i riflettori, attirando l’attenzione anche di coloro che non erano particolarmente interessati e informati a riguardo, né tantomeno esperti del settore.

La crisi della borsa che ha sconvolto i mercati mondiali in tempi recentissimi non è stata certo l’unica della storia della borsa, una storia che ha origini molto antiche. In particolare, possiamo dire che gli antenati della borsa valori come la intendiamo al giorno d’oggi risalgono addirittura ai tempi dell’Antica Grecia, quando esisteva la figura del “trapezita”, ossia una specie di agente di cambio ed operatore di prestiti. Altri predecessori dei mercati finanziari possono essere considerati i mercati pubblici che si svolgevano in città italiane a forte vocazione commerciale come Venezia e Firenze nel XV secolo. A parte queste figure e questi mercati azionari ante litteram, possiamo però dire che la storia della compravendita di titoli per investire soldi comincia più tardi, in particolare nel XVI secolo a Bruges. Ed è proprio nella città fiamminga che venne coniato il termine borsa, che deriverebbe infatti dalla famiglia di mercanti Van der Burse, originari del Veneto, nella cui casa avvenivano le contrattazioni per la compravendita di titoli rappresentativi di crediti o merci provenienti da paesi lontani. Sulla facciata del palazzo dei Van der Burse si poteva vedere il fregio dello stemma di famiglia, rappresentante tre borse: da qui deriverebbe dunque il nome di borsa. Le contrattazioni a Bruges avvenivano anche in piazza e tra i canali della città, ma il palazzo della famiglia Van der Burse era sicuramente uno dei luoghi principali per le contrattazioni.

La prima borsa valori della storia sorse ad Anversa nel 1531, seguita dalla nascita di molte altre borse nelle più importanti città europee ed americane, come quella di Lione, in Francia, nel 1548, e quella di Amsterdam, nel 1561, che sostituì per importanza quella di Anversa. Il mercato azionario più importante a livello mondiale, ossia la borsa di New York (il NYSE, New York Stock Exchange) venne istituito alla fine del XVIII secolo, più precisamente nel 1792, mentre in Italia la borsa di Milano vide la luce all’inizio del 1808.

Dalla nascita della prima borsa e nei secoli successivi il settore della borsa ha sicuramente attraversato sviluppi e cambiamenti, oltre che momenti di crisi, dall’espansione dei traffici nel Settecento, che diedero un forte impulso allo sviluppo del mercato azionario, al boom speculativo nel XIX secolo, dal crollo di Wall Street nel 1929 alla recente crisi di cui ancora si sentono le conseguenze, dalle contrattazioni dal “cancello delle grida” ai corsi trading online. Momenti positivi e negativi, dunque, che hanno caratterizzato la storia di una delle istituzioni più antiche di gran parte delle nostre società.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – penalizzazioni google

No Comments
Comunicati

Specialità italiane conosciute nel mondo: l’esempio della grappa

La grappa è un prodotto tipico italiano. Di origine antica, la grappa si trova sul mercato in diverse varianti.

L’Italia è sicuramente un paese ricco di prodotti enogastronomici tipici amati in tutto il mondo. Vino, pasta, pizza italiani sono diventati dei veri e propri simboli dell’italianità nel mondo, ma tra i prodotti tipici italiani non si possono non citare le grappe.

La grappa è infatti un prodotto unicamente italiano, e a dirlo non è solo la storia, ma anche una legge: il regolamento 1576/89 dell’Unione Europea, infatti, sancisce la possibilità solo per l’acquavite italiana di fregiarsi del nome di grappa. Il decreto 297/97 della Repubblica Italiana, inoltre, definisce tutte le norme di produzione e di degustazione.

D’altra parte il legame tra grappa e italiani è a dir poco annoso, e non si può negare che la produzione della grappa sia una tradizione tipicamente italiana, una tradizione che nei secoli è entrata a far parte del bagaglio culturale ed enogastronomico del belpaese. L’origine della grappa va ricercata intorno all’anno Mille, quando la Scuola Salernitana effettuò un’opera di decodificazione delle regole della concentrazione dell’alcol attraverso la distillazione. Lo scopo primario dei distillati in questo periodo era di tipo medico, in quanto venivano utilizzati nella cura di varie patologie. Di acquavite di vinacce si comincia a parlare nel XV secolo, ma le prime testimonianze di studi compiuti sulle vinacce giunte fino a noi risalgono ad un periodo successivo, più precisamente al XVII secolo. A portare avanti questi studi furono i Gesuiti, e Francesco Terzi Lana in particolare. Per arrivare ad una prima distinzione netta tra i distillati alcolici, però, bisogna aspettare fino al XIX secolo, quando cominciarono a delinearsi con più chiarezza le caratteristiche della grappa italiana.

La grappa come la intendiamo e come viene prodotta in ogni distilleria grappa al giorno d’oggi è definita come l’acquavite ottenuta dalla distillazione diretta delle vinacce, ossia le bucce degli acini e i semi. In commercio esistono diversi tipi di grappe, ma non è così facile effettuare una classificazione precisa delle grappe. Le grappe si distinguono infatti per provenienza geografica, per il tipo di vitigno o di alambicco usato per la distillazione e in base a molte altre variabili. In generale, però, basandosi sulle caratteristiche organolettiche dei diversi tipi di grappe, oltre che sulla loro denominazione geografica, è possibile distinguere tra grappa giovane, giovane aromatica, affinata in legno, affinata in legno aromatica, invecchiata, invecchiata aromatica, aromatizzata. La grappa giovane aromatica si distingue dalla grappa giovane “semplice” perché, a differenza di quest’ultima, caratterizzata solo dagli aromi derivanti dal vitigno e dalla fermentazione, quella aromatica deriva da un vitigno aromatico o semiaromatico, come possono essere il Moscato, il Traminer, la grappa amarone e così via. La grappa affinata in legno, invece, deve le proprie particolari caratteristiche all’affinamento in botti di legno, come pure la grappa affinata in legno aromatica, che però si differenzia dalla prima in quanto ricavata da vitigni aromatici o semiaromatici. La grappa vecchia o invecchiata può definirsi tale se mantenuta in contenitori di legno per non meno di 12 mesi, mentre se rimane nei contenitori di legno per almeno 18 mesi si parla di grappa riserva o stravecchia. Se la grappa invecchiata è ottenuta da vitigni aromatici o semiaromatici, si chiamerà grappa invecchiata aromatica. La grappa aromatizzata, infine, si contraddistingue per delle caratteristiche organolettiche derivanti dall’utilizzo di principi aromatizzanti vegetali.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – organizzazione turismo

No Comments
Comunicati

Concerti dal vivo: un’esperienza appagante per tutti i sensi

Assistere ad un concerto dal vivo è un’esperienza che appaga tutti i sensi, e che si può rivelare interessante da diversi punti di vista.

Con l’estate si avvicina anche la stagione dei concerti all’aperto e dei grandi festival musicali, e le possibilità di assistere ad uno spettacolo musicale si moltiplicano rispetto alle altre stagioni. Un concerto od un festival musicale sono sicuramente delle esperienze che per molti appassionati di musica sono appaganti in vari sensi, in quanto soddisfano sia il desiderio di ascoltare dal vivo i propri artisti preferiti sia quello di vedere all’opera strumenti e accessori musicali di primo livello, come i microfoni se electronics o i monitor krk.

Assistere ad un concerto dal vivo significa essere in più stretto contatto con la musica e con gli artisti che siamo abituati ad ascoltare su disco o su lettore mp3, strumenti utilissimi ma che sicuramente non riescono a ricreare, nemmeno nelle loro versioni tecnologicamente più avanzate, l’energia e le emozioni che uno spettacolo di musica da vivo sa trasmettere. Perché un concerto live non è fatto solo di musica, e non lo si sente solo con le orecchie, ma con tutti i sensi, con il cuore e con la mente. Un concerto dal vivo è così emozionante in primo luogo perché abbatte, o comunque riduce al minimo, la distanza tra musica e ascoltatore, tra artista e spettatore: quando i musicisti sono sul palco le note che si sprigionano dalla loro voce e dai lori strumenti, sia che si tratti di una tastiera asturia che di un uno strumento a fiato, non passano attraverso nessun tipo di artificio tecnologico, e arrivano agli spettatori senza filtri, senza mediazioni, trasportate solamente dall’aria. E questo fa una grandissima differenza! Certamente la qualità del suono che possiamo ritrovare in molti degli strumenti che usiamo per ascoltare musica è in molti casi superiore a quella di cui si può godere dal vivo, dove spesso un’acustica non sempre perfetta, il brusio di sottofondo e altri fattori non contribuiscono ad una resa perfetta della musica che viene suonata sul palco, ma è proprio tutto questo contorno a rendere un concerto per molti versi preferibile all’ascolto solitario di un cd o di un file musicale. Perché le cose belle dei concerti sono anche il sudore, la stanchezza che inevitabilmente si presenta dopo ore passate in piedi, il più delle volte a saltare e ballare, il coro di voci che si alza quando i musicisti attaccano le canzoni più amate, e che quasi vanno a coprire la voce del cantante. Un concerto non è fatto solo di suoni, però, suoni non sempre nitidi ma che si confondono con le voci e le emozioni degli spettatori, un concerto è fatto anche della vista dei musicisti che sul palco aggrediscono o accarezzano i propri strumenti, strumenti professionali e accessori, come i lettori novation o i pedali effetti moog con cui molti di noi non hanno confidenza e che contribuiscono a creare sul palcoscenico una scenografia particolare, dalla vista dei volti e degli occhi degli altri spettatori, sui quali riesci quasi a leggere le tue stesse emozioni e sensazioni, la vista del mare di mani che si alza quasi a voler afferrare con le dita le note dei pezzi più belli. Un concerto è udito, vista e tatto, nel senso di contatto, anche fisico, con gli altri spettatori, che insieme a te creano una specie di uno-tutto tenuto insieme dalla musica, un insieme di persone che non si conoscono ma che sono unite da una stessa passione e da un sentire comune. Un concerto appaga i nostri sensi, ma a livello più profondo è anche in grado di trasmetterci delle sensazioni che poche cose al mondo riescono a trasmetterci allo stesso modo.

Preparatevi dunque per la lunga estate dei live, perché la stagione della musica è finalmente arrivata.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – rivendita servizi

No Comments
Comunicati

Cucine in acciaio: resistenti, igieniche e belle

L’acciaio è un materiale che si sta facendo sempre più largo in molte stanze delle nostre case, e nelle cucine in particolare.

Non è un caso che l’acciaio venga impiegato sempre di più non solo nelle attrezzature cucine industriali, ma anche in tutte le altre cucine. L’acciaio è infatti un materiale che presenta numerosi vantaggi in termini pratici, ma non solo: come sappiamo l’arredamento segue le mode, proprio come accade con i vestiti, le macchine e molte altre componenti della vita di tutti i giorni, e una delle ultime tendenze in fatto di arredo, e di arredo per le cucine in particolare, riguarda proprio l’inserimento di elementi metallici.

Sicuramente questa caratteristica delle cucine moderne è stata mutuata dalle cucine professionali, quelle usate nei ristoranti, nelle pizzerie e nei locali in genere, e che sono costruite interamente in acciaio, ma rispetto a queste i modelli delle cucine che stanno entrando sempre con più prepotenza nelle nostre case presentano sicuramente delle differenze. La cucina infatti, al giorno d’oggi, non deve assolvere solamente ad una funzione pratica, anche se sicuramente questa rimane quella primaria, ma deve anche essere bella da vedere. La cucina non è più infatti il luogo dove si cucina e basta ma è diventata negli anni un luogo da vivere e da sfruttare anche per altre ragioni: in cucina si chiacchiera con i figli, si accolgono gli ospiti e si fanno molti altri tipi di attività. Per questo motivo chi acquista una cucina vuole che sia anche bella e accogliente, oltre che funzionale. In questo senso una cucina realizzata totalmente in acciaio, pur avendo degli innegabili vantaggi, apparirebbe per lo meno fredda, e non sarebbe adatta ad altri scopi se non a quello di cucinare.

Per cercare di unire l’utile al dilettevole molte aziende produttrici di cucine hanno lanciato sul mercato cucine che potremmo definire ibride, nelle quali cioè degli elementi in acciaio, come il lavelli cucina inox, vengono affiancati a delle componenti realizzate con materiale esteticamente più pregevoli, come per esempio il legno. Tale mix tra tradizione e modernità, freddo e calore, è solo apparentemente azzardato, dato che risulta in una combinazione piacevolissima alla vista ma anche molto funzionale, in quanto riesce a coniugare la naturalezza e il calore del legno alla praticità dell’acciaio.

Ma quali sono le tanto – giustamente – osannate doti dell’acciaio? Innanzitutto, si tratta di un materiale molto resistente, caratteristica da non sottovalutare soprattutto se si vuole vivere davvero la propria cucina, passandoci molto tempo e cucinando spesso. Bisogna tenere presente, inoltre, che quando si sceglie una cucina si tratta di una scelta, se non definitiva, sicuramente di lunga durata: i mobili della cucina e i monoblocchi cucina, infatti, sono probabilmente quelli che in una casa vengono cambiati più di rado, ed è quindi importante che si scelgano dei materiali il più possibile resistenti.

In secondo luogo, l’acciaio è un materiale altamente igienico, caratteristica essenziale in una cucina, soprattutto se si hanno dei bambini, ma non solo: proprio perché la cucina è diventata anche un luogo di incontro e uno spazio della casa in cui accogliere gli ospiti, infatti, è più soggetta a raccogliere impurità di vario genere, ma dato che la cucina rimane comunque la stanza in cui si conserva il cibo e si cucina, è importantissimo che si presti particolare attenzione alla pulizia e all’igiene.

Le cucine in acciaio, in conclusione, sono consigliabili perché resistenti e igieniche, ma se accostate ad elementi realizzati in altri materiali possono diventare anche delle cucine esteticamente pregevoli.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – campagne email

No Comments
Comunicati

Tipi di logistica: dalla logistica militare alla logistica industriale

Il termine “logistica” viene impiegato in vari ambiti. Si tratta infatti di un termine generico che assume diverse connotazioni a seconda del settore nel quale viene utilizzato.

Al giorno d’oggi si sente spesso parlare di logistica, sia che si tratti di logistica movimentazione che di logistica militare. Il termine “logistica” può essere applicato a diversi ambiti, e proprio per questo motivo può essere difficile fornirne una definizione unica , chiara ed esaustiva. Per comprendere meglio il significato di questa parola, può quindi essere utile partire dalla sua etimologia.

L’origine del termine “logistica” va ricercato nella lingua greca: la parola deriva infatti da “lógos”, che in greco significa “parola” ma anche “ordine”, e dal termine greco derivano anche altre parole tuttora utilizzate, come per esempio “logica”, che sta appunto ad indicare la capacità di ordinare le idee in maniera coerente e rigorosa per costruire un ragionamento. L’idea di ordine contraddistingue anche il termine “logistica”, che in linea generale può essere definita come l’organizzazione di un’attività collettiva o come la disposizione di persone e cose in modo razionale e ordinato. A seconda dell’ambito in cui ricorre tale termine, poi, è possibile dare delle definizioni più specifiche.

Anche se la prima associazione che la maggior parte delle persone fa con il termine logistica riguarda l’area industriale della distribuzione logistica, il termine venne usato per la prima volta in ambito militare, e il concetto di logistica militare persiste tuttora. In questo contesto specifico la logistica può essere definita come quel ramo specifico dell’arte militare che riguarda i sistemi e i mezzi per spostare e dare di che sopravvivere ad un esercito in attività affinché questo si trovi nelle condizioni ottimali per combattere e raggiungere determinati obiettivi. La necessità di una logistica da applicare al settore militare era ben chiara già nell’antichità: Giulio Cesare, tanto per fare un esempio, istituì la figura del logista, che era incaricato di organizzare gli approvvigionamenti alle truppe, e senza un apparato logistico alle spalle molte delle conquiste avvenute nell’antichità non sarebbero probabilmente state possibili. La logistica militare si dimostrò poi fondamentale in molte altre occasioni nel corso della storia, basti pensare alla Seconda Guerra Mondiale e ad operazioni complesse quali lo sbarco in Normandia.

Se il concetto di logistica esiste da tempi immemori in campo militare, è solo in tempi recenti che tale termine viene impiegato anche in altri settori. In particolare, a partire dal secondo dopoguerra, si cominciò a parlare di logistica anche in ambito economico e industriale, e al giorno d’oggi esistono vari tipi di logistica, dalla logistica dei grandi volumi, che riguarda la movimentazione di grandi quantità di materie prime, alla logistica di progetto, che riguarda la progettazione di sistemi complessi quali le grandi opere e le infrastrutture, dalla logistica di supporto, fondamentale per la gestione di prodotti ad alta tecnologia, alla logistica di ritorno, che si occupa di ridare valore a quei prodotti che hanno terminato il proprio ciclo vitale.

La logistica industriale, che si avvale oggi di strumenti tecnologici fondamentali quali i software gestione logistica, può invece essere descritta come l’attività che in un’azienda ha come obiettivo l’organizzazione e la gestione fisica del flusso di prodotti, dalle fonti di approvvigionamento fino alla consegna ai clienti finali. Il concetto di logistica si è evoluto nel tempo, e se negli anni Cinquanta e Sessanta stava ad indicare solo la distribuzione del prodotto finito, adesso comprende un insieme molto più ampio e complesso di attività, che per questo necessita di strumenti sempre più evoluti e specifici.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – incrementare l’esportazioni

No Comments
Comunicati

Bomboniere: una tradizione italiana diffusa anche in altri paesi

Anche se il termine bomboniera deriva dal francese, possiamo dire che la tradizione di regalare ai propri ospiti delle bomboniere comunione, matrimonio o per molti altri eventi importanti nella vita delle persone sia prettamente italiana. La parola bomboniera deriva infatti da “bombonnière”, termine francese che stava ad indicare, a partire dal XVIII secolo, una scatoletta finemente lavorata e contenente dei dolcetti (bon-bon in francese), ma anche se non li si chiamava con il termine che oggi conosciamo, già nell’Italia del XV secolo le future coppie di sposi erano soliti scambiarsi degli oggetti contenenti confetti o altro. Nel corso dei secoli tale usanza ha certamente subito dei cambiamenti, e si è diffusa anche in altri paesi, ma possiamo affermare che quella delle bomboniere è sempre stata una tradizione tipicamente italiana.

Inizialmente le bomboniere venivano regalate agli ospiti solo in occasione di matrimoni, e in questo senso cominciarono ad essere apprezzate anche in Francia durante il XVIII secolo. L’usanza di regalarle anche in occasione di altri eventi importanti, dai battesimi alle lauree, dalle comunioni alle cresime, si diffuse in Italia sono nei secoli successivi, in particolare a partire dal secondo dopoguerra, e tale usanza persiste tuttora.

Anche se la tradizione delle confezioni bomboniere appartiene soprattutto al bagaglio culturale italiano, non si può però negare che delle usanze simili, soprattutto in occasione dei matrimoni, sono diffuse, o si stanno diffondendo, anche in molte altre culture e in molti altri paesi. In Grecia, per esempio, le bomboniere fanno già parte delle tradizioni locali, mentre sta crescendo sempre di più l’interesse nei loro confronti in paesi come il Portogallo, l’Irlanda, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, ma anche in Africa e in Australia.

Naturalmente i tipi di bomboniere e le modalità con cui vengono donate agli ospiti variano di paese in paese, adattandosi in qualche modo agli usi e costumi tipici e già radicati del luogo. Negli Stati Uniti e in Inghilterra, per esempio, sta prendendo sempre più piede l’abitudine di usare dei segnaposto che sono anche dei piccoli doni per gli invitati, mentre in Svizzera le bomboniere tradizionali sono dei semplici fazzolettini rossi. C’è l’abitudine di fare dei piccoli doni durante le cerimonie nuziali anche in paesi per noi “esotici”, come la Malesia, dove si usa regalare delle uova soda decorate, mentre in Giappone, paese in cui gli ospiti sono sacri, solitamente si regalano dei preziosi doni chiamati “Hikidemono”, ma si offrono anche delle focaccine al vapore ripiene di fagiolini chiamate “kohaku manjyhu”. In Cina, invece, non si regalano degli oggetti, ma il dono che le coppie di sposi fanno agli ospiti anziani, in segno di rispetto, consiste nell’offrire loro delle tazze di tè.

In Italia le bomboniere non possono prescindere dai confetti, che le accompagnano sia che si tratti di bomboniere nuziali che di altri tipi di bomboniere, e che infatti si possono acquistare anche in qualsiasi negozio bomboniere. Ad ogni evento corrisponde un colore diverso di confetti, ed il numero di confetti donati può variare, anche se deve essere sempre dispari. Questo però non succede solo in Italia: anche in Grecia e in Francia, infatti, le bomboniere nuziali sono spesso accompagnate da cinque confetti o mandorle.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionare sito sui motori

No Comments
Comunicati

Un bel regalo si riconosce anche dalla confezione

Quando si fa un regalo, il tipo di pacchetto o di confezione che scegliamo diventa parte integrante del regalo stesso. Per questo motivo è importante scegliere con cura come impacchettare i nostri doni.

Il bello di un regalo sta anche nella sua confezione: il pacco è infatti una sorta di biglietto da visita del regalo stesso, e quando facciamo un dono a qualcuno, in genere vogliamo fare una buona impressione sin dal primo momento, prima ancora che il regalo venga aperto. In questo senso le aziende specializzate in imballi cartone, scatole e carte da regalo ci danno una grossa mano per realizzare dei pacchi dono originali e di sicuro effetto, ma mettendoci un po’ di impegno possiamo realizzare dei pacchi carini anche con le nostre mani, seguendo qualche piccolo consiglio e usando un pizzico di fantasia.

Perché se da un lato è vero che l’abito non fa il monaco, che a caval donato non si guarda in bocca, che non bisogna giudicare un libro dalla copertina e così via, è anche vero che nel caso dei regali una delle componenti fondamentali è proprio la confezione, che rende ogni oggetto ancora più speciale. Ciò è vero soprattutto in taluni casi, come per esempio quando il destinatario di un regalo è un bambino, ma in ogni caso una bella confezione regalo agisce come una specie di “captatio benevolentiae” nella mente del ricevente del dono, che se viene impressionato positivamente dall’involucro, di conseguenza è anche più bendisposto nei confronti del contenuto dell’involucro stesso. Per averne una dimostrazione, basta che proviate a pensare a quando ricevete un regalo: una delle cose più belle non è forse scartarlo, tanto che se il regalo non fosse incartato non sarebbe ugualmente apprezzato? E ancora, non vi è mai capitato di ricevere un regalo impacchettato con una carta sgualcita o comunque in modo poco curato, senza rimanere almeno un po’ delusi, anche se magari il contenuto del pacco non era così male?

Per evitare che questo accada si può ricorrere a vari trucchi e tipi di involucri. In commercio, per esempio, esistono delle scatole in cartone o realizzate con altri materiali molto carine, colorate e decorate, che potete abbellire con fiocchi o quant’altro. Si tratta dell’involucro perfetto nel caso dobbiate incartare dei piccoli oggetti dalla forma irregolare, che con della semplice carta da regalo avreste sicuramente difficoltà ad impacchettare.

Sempre nel caso di oggetti dalle forme irregolari, ma dalle dimensioni un po’ più grandi, e per i quali non è facile trovare una scatola della giusta forma e misura, potete incartarli con della carta molto leggera, come per esempio la carta velina. In questi casi, infatti, della carta da regalo tradizionale potrebbe non essere in grado, a causa della sua rigidezza, ad adattarsi alle forme dell’oggetto in questione. In alternativa, potete optare per dei sacchetti stoffa o realizzati con altri materiali, che potete poi chiudere con un bel fiocco.

Altro consiglio: se dovete confezionare un regalo per un bambino, la componente più importante per il vostro pacco è il colore. Largo dunque ai colori vivaci accesi, e alle carte da regalo stampate con figure di animali, pupazzi o personaggi dei cartoni animati. Quando ricevono dei regali, infatti, i bambini vengono subito colpiti dal colore del pacco, oltre che dalla sua grandezza.

Questi sono solo pochi consigli, ma seguendoli sarete sicuri di dare ai vostri regali il “vestito” più adatto!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionamento seo

No Comments
Comunicati

Software: origine ed evoluzioni dalla Seconda Guerra Mondiale ai giorni nostri

Il termine software è ormai entrato a far parte del nostro lessico quotidiano, ma si tratta di un vocabolo relativamente recente.

Al giorno d’oggi siamo abituati ad avere a che fare con diversi tipi di software, basti pensare a quelli usati dalle aziende, come il dynamics nav 2009, ma anche a quelli che usiamo a scopo personale per gestire i nostri dati. Non tutti però sanno l’origine e il significato di questo termine, che era usato già negli anni Quaranta.

Il termine software venne infatti utilizzato per la prima volta durante la seconda guerra mondiale dai tecnici dell’esercito inglese, che erano chiamati a decrittare i codici della macchina Enigma, usata dalle forze armate tedesche. I servizi segreti polacchi erano già riusciti a decifrarne la meccanica interna, che era chiamate hardware. Ma quando, dopo il 1941, ad Enigma, che in precedenza funzionava con tre rotori per mescolare le lettere, venne aggiunto un quarto rotore, si presentò la necessità per i tecnici inglesi di conoscere non solo la struttura della macchina, ma anche le posizioni dei rotori della nuova versione di Enigma. Le istruzioni che spiegavano tutto ciò erano scritte su della carta che si scioglieva nell’acqua, per far sì che diventassero facilmente inutilizzabili se fossero state scoperte dai nemici, e proprio dalla solubilità di queste pagine deriva il termine software, che letteralmente significa componenti teneri.

Naturalmente nel corso degli anni il significato del termine software è cambiato e ha assunto nuove connotazioni, tanto che adesso possiamo parlare di diversi tipi di software, dal programma gestione aziendale al software di elaborazione grafica, solo per citarne alcuni. Se la parola software nasce negli anni Quaranta del secolo scorso, quindi, possiamo però dire che il termine acquisisce il significato attuale solo qualche anno più tardi, e più precisamente nel 1957, quando lo statistico statunitense John Wilder Turkey utilizzò il termine software in un contesto di tipo informatico. Attualmente quando si parla di software ci si riferisce ad un programma, o ad un insieme di programmi, che può funzionare su un computer o su un altro apparecchio che abbia capacità di elaborazione (negli ultimi anni tali apparecchi si sono moltiplicati, basti pensare agli smartphone e ai navigatori satellitari), e che permette all’elaboratore stesso di svolgere le operazioni richieste dall’utente.

I diversi tipi di software possono essere divisi a seconda della loro funzione, dall’organizzazione aziendale al database management system, per esempio, a seconda del tipo di licenza (in questo senso i software liberi si differenziano dai software proprietari), dell’interfaccia utente, che può essere testuale o grafica, del sistema operativo compatibile con essi, a seconda che si tratti di programmi da installare o portabili e così via. Al giorno d’oggi la varietà di software è davvero ampia, e comprende diversi tipi di strumenti, utili per diversi scopi e per diversi settori. Tra gli strumenti software più conosciuti si possono citare gli antivirus, i software pensati per la gestione dei dati e quelli usati per la gestione dei database, i sistemi di archiviazione di file e quelli di elaborazione grafica. I software gestionali, in particolare, sono fondamentali per le aziende, poiché permettono di automatizzare tutti i processi di gestione: esistono infatti software gestionali di contabilità, per la produzione, per il budgeting, di gestione e analisi finanziaria e di contabilità.

In conclusione, possiamo dire che in poco più di mezzo secolo il termine software è entrato di prepotenza nel nostro vocabolario e in vari settori della nostra vita.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – analisi accessi sito

No Comments
Comunicati

Dal mare ai monti, passando per le città d’arte: ecco dove trascorrere le vacanze di Pasqua

Manca circa un mese alle vacanze pasquali, e per chi ha la fortuna di avere qualche giorno di ferie è già tempo di scegliere la meta delle proprie vacanze.

Le alternative per trascorre delle piacevoli vacanze pasquali sono davvero tante, tra case a Falcade, soggiorni balneari e tour in qualche città d’arte, e per chi può permettersi di passare qualche giorno fuori città c’è solo l’imbarazzo della scelta.

La scelta della destinazione delle vacanze pasquali varia a seconda di diversi fattori: il budget, innanzitutto, ma anche il numero di giorni a disposizione, le condizioni atmosferiche, il tipo di vacanza su cui vogliamo focalizzarci e così via. In genere durante le vacanze pasquali non si hanno a disposizione molti giorni, e a meno che non si abbiano delle ferie in arretrato o non si decida di prendersi qualche giorno di vacanza in più non è sempre possibile programmare viaggi verso mete lontane. Per questa ragione sono particolarmente quotate le nostre città d’arte, da Roma a Venezia, da Napoli a Firenze, che hanno sicuramente molto da offrire ai turisti, grazie ad un immenso patrimonio artistico che il mondo ci invidia. Nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, inoltre, le varie città del Belpaese diventano ancora più allettanti in virtù dei numerosi eventi e mostre ad hoc che ospitano per celebrare il centocinquantenario della riunificazione.

Ma per chi ha in mente un altro tipo di vacanza, una vacanza che permetta di staccare dal caos delle nostre città per permetterci di immergerci nella natura, una soluzione ideale potrebbe essere approfittare delle offerte appartamento sulle nostre meravigliose montagne. Quest’anno Pasqua cade abbastanza tardi, ossia il 24 aprile, e per quel periodo sarà difficile trovare ancora delle piste innevate su cui scatenarsi con sci, slittino o snowboard, ma i nostri monti hanno molto da offrire non solo in termini di neve e piste da sci. Molti alberghi in montagna offrono, per esempio, delle ottime spa in cui rilassarsi e lasciarsi viziare tra massaggi e bagni termali, l’ideale per quanti desiderano ritemprarsi dalle fatiche del lavoro, per non parlare poi delle piacevoli passeggiate che si possono fare lungo i sentieri di montagna, circondati da una cornice naturale capace di infondere un senso di serenità e di pace unici, passeggiate che possono essere intervallate da soste in alcune pittoresche baite per rifocillarsi e assaggiare magari dei prodotti tipici.

Proprio perché quest’anno Pasqua cade verso la fine di aprile, a primavera già inoltrata, anche un soggiorno in una città di mare non è da escludere. Se ci si dirige verso le regioni del sud Italia si hanno sicuramente più probabilità di trovare bel tempo e temperature elevate, che ci permetterebbero di fare i primi bagni in mare della stagione, ma se il tempo regge per fine aprile ci potrebbero essere delle temperature piacevoli anche nelle restanti regioni italiane. Senza contare poi che, anche se il tempo dovesse giocarci qualche brutto scherzo, molte delle località balneari della penisola sanno stupire i propri visitatori con delle valide alternative alla spiaggia. Qualche esempio? Le città della riviera romagnola potrebbero essere degli interessanti punti di partenza per delle visite alle vicine città d’arte ma anche per intraprendere un gustosissimo tour gastronomico, come pure le città della costa toscana o veneta.

Manca solo un mese alle tanto agognate vacanze pasquali: decidete quindi se preferite indirizzarvi verso una vacanza Falcade, verso una località di mare o verso una città d’arte e godetevi la vostra meritata pausa!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – migliorare le vendite

No Comments
Comunicati

Breve storia dei giocattoli – dall’antico Egitto ai giorni nostri

I giochi fanno parte della vita dei bambini, e la loro origine è molto più antica di quanto si possa pensare.

Dalle bambole in stoffa agli ultimi ritrovati tecnologici, da che mondo e mondo i giocattoli accompagnano i bambini di tutto il mondo nel percorso della crescita, e anche se le tipologie di giochi e giocattoli si sono evolute e sono cambiate anche in modo considerevole nel corso dei secoli, non è cambiato il bisogno dei bambini e dei ragazzini di dedicarsi all’attività ludica.

Grazie a degli antichi reperti archeologici e a testimonianze scritte giunte fino ai nostri giorni, sappiamo per certo che già presso molte civiltà antiche, dagli Egizi ai Sumeri, i più piccoli erano abituati a passare parte del loro tempo con vari tipi di giocattoli. I birilli, per esempio, erano conosciuti già nel IV secolo a.C., e sembra incredibile che tale gioco sia stato capace di attraversare i secoli e resistere fino ai giorni nostri. I birilli non sono però gli unici giochi che i bambini moderni hanno in comune con i propri antenati: la bambola, per esempio, tuttora il gioco preferito dalle bambine di tutto il mondo, pur con delle differenze sostanziali rispetto ai nostri giorni era già diffusa molto tempo fa. Le prime bambole di cui abbiamo conoscenza comparvero in Egitto nel 2000 a.C.; si trattava di oggetti in legno, avorio o terracotta, che venivano donati simbolicamente alle divinità nel momento in cui le loro proprietarie uscivano dall’età dell’infanzia. Le prime fabbriche di bambole nacquero in Germania, a Norimberga, molti secoli dopo, più precisamente nel XV secolo, e in seguito si cominciarono a produrre anche altri oggetti per le bambole, quali le stoviglie e i servizi da the. La bambola più famosa, Barbie, nacque molto tempo dopo, più precisamente nel 1959, mentre i primi bambolotti meccanici, in grado di muovere gli occhi ed emettere suoni, vennero lanciati sul mercato inglese nel 1701.

Come la bambola per gli egiziani, allo stesso modo per molte civiltà del passato i giochi prima infanzia avevano anche una certa valenza simbolica, e per questo motivo venivano donati ai bambini in occasioni particolari: a Roma durante i Saturnali e in Grecia durante le feste delle Antesterie, per esempio. Nel tempo i giocattoli sono diventati sempre più importanti anche per un’altra ragione, ossia perché aiutavano a delineare i diversi futuri ruoli sociali di maschi e femmine: giocando con i soldatini i bambini diventavano più familiari con la guerra, mentre le bambine si abituavano con le bambole ad accudire i propri futuri figli.

Tornando alle evoluzioni dei giocattoli nel corso della storia, facciamo un balzo nei secoli XVI e XVII, periodo in cui si svilupparono molto i giochi legati all’attività fisica, dalla corda al rubabandiera, mentre nel XIX secolo, complice lo sviluppo della produzione industriale, cominciò la produzione di massa dei giocattoli. Nel corso del Novecento, e in particolar modo nel secondo dopoguerra, vennero introdotti nuovi materiali, quali la celluloide e la plastica, che sicuramente influenzarono anche la produzione di giocattoli, e di bambole in particolare.

I bambini dei nostri tempi hanno sicuramente a disposizione molti più giochi con cui divertirsi e passare il tempo, giochi che si possono trovare molto facilmente non solo nei negozi specializzati, ma anche nelle mercerie e nelle cartolerie, accanto a calendari animali, quaderni e quant’altro che pur non essendo dei giocattoli veri e propri sono fatti in modo da attirare l’attenzione dei bambini e far sembrare ogni cosa un gioco. Passando in rassegna i giochi moderni, inoltre, non si possono non menzionare i videogiochi e simili, che grazie ai numerosi e veloci sviluppi che si sono avuti nel campo della tecnologia e dell’elettronica si sono diffusi enormemente negli ultimi anni.

Una cosa che non è cambiata, però, è lo stretto legame tra infanzia e gioco, un legame atavico che rimane una parte fondamentale della vita di tutti noi.

Articolo a cura di Franesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – consulenza marketing

No Comments
Comunicati

La bicicletta, simbolo e vanto di Amsterdam

Tra i simboli di Amsterdam merita una menzione speciale la bicicletta: in nessun’altra città del mondo l’uso della bici è infatti altrettanto diffuso come nella città olandese.

Amsterdam è conosciuta per ospitare monumenti famosi e luoghi d’interesse storico come il museo di Van Gogh e la casa di Anna Frank, per essere la città delle liberalizzazioni e meta tra le preferite dei giovani viaggiatori, ma è anche famosa per essere la città della bicicletta. Ciclismo, produzione biciclette e piste ciclabili sono parole che fanno parte del vocabolario degli abitanti di Amsterdam, e ce ne si rende conto non appena si arriva in città: appena si esce dalla stazione ferroviaria non si può non notare l’enorme parcheggio a tre piani interamente occupato da biciclette di ogni forma e colore, e che danno subito al visitatore che arriva in città l’idea di quello che lo aspetta.

La città è dotata di una fitta rete di piste ciclabili, che permettono a chi vuole evitare di prendere in mano la macchina o di salire sui mezzi pubblici di percorrere la città in sella alla propria bici. Si parla di oltre 400 km di piste ciclabili, e c’è da sottolineare che ad Amsterdam le piste ciclabili sono state introdotte molti anni prima delle altre città europee. Una peculiarità che la città ha in comune con praticamente tutto il resto del territorio olandese, merito anche di un terreno pianeggiante che favorisce l’uso delle due ruote. Di conseguenza sono anche moltissime le biciclette che si muovono per la città: su una popolazione di 724 mila abitanti si contano circa 600 mila bici, quasi una a testa, e non si tratta di biciclette tenuta in garage in attesa di venire usate per una sporadica gita fuori porta. Gli abitanti di Amsterdam le usano infatti per andare al lavoro, a scuola, a fare la spesa … ne fanno cioè un uso quotidiano. E anche i turisti che visitano la città vengono di conseguenza invogliati a recarsi nei vari negozi specializzati in noleggio di biciclette per scegliere il modello che preferiscono per andare alla scoperta della città e delle zone limitrofe: quando si parla di biciclette modelli ce ne sono tanti, basta scegliere quello giusto! La città viene incontro ai turisti che desiderano girare in sella ad una bici fornendo una speciale cartina delle piste ciclabili, sulla quale vengono indicate anche le zone più sicure e quindi consigliate ai ciclisti. Esiste inoltre una segnaletica stradale speciale, rivolta ai ciclisti, e quando si decide di fare una sosta è piuttosto facile trovare un parcheggio per il proprio “bolide”: molte sono infatti le rastrelliere sparse per tutta la città. E per i turisti più sportivi una buona idea potrebbe essere quella di uscire dai confini della città e pedalare per raggiungere e visitare anche le città vicine: le piste ciclabili olandesi permettono infatti di fare tutto ciò. E se ad un certo punto del viaggio la stanchezza, o il brutto tempo, vi impediscono di continuare a pedalare, potete prendere tranquillamente il treno o la metropolitana: entrambi i tipi di mezzi sono infatti provvisti di appositi vagoni per il trasporto delle bici, e le misure bici non costituiscono quindi un ostacolo.

La cultura della bicicletta ad Amsterdam affonda le proprie radici negli anni Sessanta, periodo in cui il movimento ambientalista dei Provos cercò di incentivare l’uso della bici in città fornendo agli abitanti delle biciclette che si potevano usare e poi lasciare negli appositi parcheggi. La predisposizione verso l’uso delle due ruote non si è interrotta nei decenni successivi, e negli ultimi dieci anni il comune ha stanziato oltre 14 milioni di euro per costruire dei percorsi ciclabili.

Grazie a tutto ciò Amsterdam si presenta non solo come una bella e pittoresca città, ma si dimostra anche città sensibile alla questione ambientale e particolarmente adatta al cicloturismo.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – promozione internazionale

No Comments
Comunicati

Caratteristiche fisiche e caratteriali del pastore maremmano abruzzese

Come tutte le altre razze canine, anche il pastore maremmano abruzzese presenta delle precise peculiarità sia per quanto riguarda l’aspetto esteriore che il carattere.

Il cane da pastore abruzzese appartiene alla famiglia dei pastori e bovari, in particolare al gruppo dei grandi cani bianchi dell’Europa centrale. Il suo nome rivela chiaramente quali erano le zone in cui era maggiormente diffuso (maremma toscana e Abruzzo), e di questa particolare razza si hanno testimonianze già dai tempi degli antichi romani: nel I secolo d.C. lo scrittore romano Columella già ne parlava come un ottimo difensore di greggi contro le aggressioni dei lupi.

L’indole del maremmano abruzzese è infatti quella del cane da guardia e del custode delle greggi, ruolo cui in passato si prestava anche in virtù del suo mantello bianco, che durante le ore notturne permetteva ai pastori di distinguerlo dai lupi. Il suo carattere attuale è dunque il riflesso della sua storia, di secoli passati a fare da custode alle greggi e a difenderle dal nemico. Non si tratta dunque di una razza particolarmente affettuosa, probabilmente perché in passato il pastore maremmano abruzzese non era abituato a carezze o smancerie varie da parte del padrone, ed era portato ad affezionarsi più al gregge che doveva proteggere che all’uomo. In passato i cuccioli maremmano abruzzese venivano da subito abituati al “lavoro” che avrebbero poi dovuto compiere, e i pastori li facevano vivere con le pecore e gli agnelli, di modo che i cani imparassero a vedere nel gregge non una possibile preda, ma una sorta di famiglia da proteggere e da gestire, se necessario anche in totale autonomia, sopprimendo così il proprio istinto, per il quale avrebbero potuto vedere nelle pecore e negli agnelli dei pasti appetibili. È quindi con il suo gregge che il pastore maremmano abruzzese era solito stabilire un contatto più stretto, e anche se al giorno d’oggi molti cuccioli non vengono addestrati allo scopo per cui erano educati in passato, ciò non significa che abbiano perso completamente alcune particolarità ancestrali del proprio carattere, che li porta ad essere talvolta schivi e meno socievoli di altre razze usate come animali da compagnia.

Come molte altre razze canine, soprattutto le razze cani taglia grande, il pastore maremmano abruzzese non è adatto a vivere in appartamenti o comunque in ambienti angusti, in quanto per sua natura sarebbe portato, più di altre razze, alla vita all’aria aperta. Chi decide di adottare un pastore maremmano abruzzese, dunque, deve sapere che sarebbe consigliabile disporre di una casa con guardino, e deve mettere in conto che con tutta probabilità non si troverà ad avere a che fare con un esemplare che gli saprà riservare molte affettuose attenzioni. Da parte sua, però, il pastore maremmano abruzzese è un tipo da cane dotato di una certa indipendenza e autorevolezza, doti che ne fanno sicuramente una delle più apprezzate razze cani da guardia.

Per quanto riguarda l’aspetto esteriore, il pastore maremmano abruzzese è senza dubbio una razza dotata di fascino, grazie al lungo manto candido e agli occhi scuri che, per contrasto, risaltano ancora di più. È inoltre una razza di grande mole (il peso dei maschi si aggira tra i 35 e i 45 kg, quello delle femmine tra i 30 e i 40 kg), aspetto maestoso e forte costruzione.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – affiliazione private label

No Comments
Comunicati

Il metallo, un materiale da usare per l’arredo di tutta la casa

Il metallo è un materiale particolarmente versatile, e ben si presta ad arredare vari spazi della nostra casa, sia interni che esterni.

L’arredamento metallico viene sempre più impiegato non solo all’interno di uffici o di cucine professionali, ma anche in varie stanze delle nostre case o per il giardino. Il metallo è infatti un materiale che presenta molti vantaggi e che ben si presta ad essere impiegato in vari contesti differenti.

Innanzitutto, nelle cucine: imitando le cucine dei ristoranti, sempre più sono le aziende produttrici di cucine che propongono modelli caratterizzati dalla presenza di elementi metallici. Se da un lato è vero che una cucina interamente realizzata in acciaio, come sono quelle professionali, non sarebbe molto apprezzata nelle case della maggior parte delle persone, in quanto risulterebbe troppo fredda e anonima, d’altra parte non si può negare che l’acciaio in cucina presenti dei vantaggi: si tratta infatti di un materiale più igienico rispetto ad altri, una caratteristica fondamentale in un ambiente come la cucina, in cui teniamo e prepariamo il cibo che poi mangeremo, ma che spesso viene utilizzato anche per altri scopi – intrattenere gli ospiti, aiutare i propri figli a fare i compiti – che inevitabilmente portano ad un viavai continuo di persone che possono lasciare un qualche tipo di traccia. Le cucine in acciaio, inoltre, sono molto resistenti, caratteristica da non sottovalutare soprattutto se amate cucinare e pensate di farlo spesso. Una cucina che presenti qualche elemento metallico, inoltre, ne guadagna anche in termini estetici, e il mix fra elementi in acciaio – e quindi più moderni – e altre componenti classiche, magari realizzate in legno, è particolarmente in voga di questi tempi.

Il metallo non è dunque utilizzato solo per i mobili professionali, dai banchi da lavoro agli schedari, ma anche per quelli di casa. Ne sono un’ulteriore dimostrazione gli arredi per gli ambienti esterni, patii, terrazze e giardini: in questi contesti non è affatto raro imbattersi in sedie, panche e tavoli realizzati in metallo, un materiale che come abbiamo visto è particolarmente resistente e quindi ben si adatta agli ambienti esterni, nei quali agenti atmosferici di vario tipo potrebbero mettere a repentaglio mobili realizzati con materiali più delicati. I mobili metallici per esterni, inoltre, conferiscono uno stile particolarmente elegante e curato al nostro giardino, molto più di quanto potrebbero fare, per esempio, degli arredi in plastica, materiale sicuramente resistente e facile da pulire, ma non altrettanto d’effetto come il ferro battuto o altri tipi di metalli impiegati in questo particolare settore. Certo i mobili da esterno in metallo possono presentare anche qualche controindicazione: se lasciati al sole, per esempio, possono surriscaldarsi, ma basta adottare qualche piccolo accorgimento (dei cuscini da porre sulle sedie o degli ombrelloni per creare delle zone d’ombra) per ovviare a questi inconvenienti. Anche il pericolo della ruggine è ormai sventato grazie a delle vernici particolari che ne impediscono la formazione.

Tornando all’arredamento per interni, basta dare un’occhiata nelle varie stanze per capire come il metallo venga ampiamente usato in tutta la casa, e non solo per produrre mobili professionali quali classificatori o portadisegni. Grazie alla sua elevata resistenza all’acqua, all’umidità e agli agenti atmosferici, il metallo può essere impiegato anche nei bagni o magari nelle case al mare, dove la salsedine potrebbe rovinare i mobili, ma si tratta di un materiale particolarmente apprezzato anche dai designer per realizzare sedie e complementi d’arredo originali e particolari, in grado di valorizzare e rendere speciale ogni casa.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – indicizzazione siti

No Comments
Comunicati

Salone del Camper: tutte le novità del turismo en plein air in mostra a Parma

La seconda edizione del Salone del Camper si svolgerà negli spazi espositivi delle Fiere di Parma il prossimo settembre.

Siete degli amanti del campeggio? Avete una concessionaria specializzata in vendita e noleggio camper Padova? Allora appuntatevi in agenda le seguenti date: 10-18 settembre. In questi giorni Parma ospiterà infatti la seconda edizione del Salone del Camper, neonato evento già diventato un must nel settore del turismo e dei viaggi en plein air.

In seguito al successo ottenuto dal primo Salone del Camper di Parma fervono già i preparativi per la seconda edizione dell’evento, realizzata anche per quest’anno grazie alla collaborazione tra Fiere di Parma e APC (Associazione Produttori Caravan e Camper). Una seconda edizione organizzata nel segno della continuità, visti i buoni risultati ottenuti dal salone nel 2010, ma anche del cambiamento, con dei miglioramenti nella struttura dell’evento volti a rendere la fiera ancora più appetibile e soddisfacente per visitatori ed espositori. D’altra parte non stiamo parlando di una fiera qualsiasi, ma del salone che rappresenta l’Italia nel circuito dell’ECF (European Caravan Federation), l’associazione europea che si occupa di promuovere il settore del caravanning e di rappresentare gli interessi di tutte le organizzazioni coinvolte in questo particolare business, dalle aziende specializzate in vendita accessori camper ai produttori di caravan. Il Salone di Parma si affianca dunque ad altri eventi internazionali che fanno capo all’ECF e che sono conosciuti in tutta Europa, dal Caravan Salon di Dusseldorf al Salon des Vehicules de Loisirs di Parigi. Un riconoscimento importante per il Salone, che vanta anche un osservatorio permanente sul turismo in camper e all’aria aperta gestito dal CISET, il Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Il Salone del Camper di Parma si pone dunque come un punto di osservazione privilegiato per quanto riguarda il mondo del caravanning e di tutto ciò che ruota attorno ad esso, un punto d’incontro per quanti lavorano o sono interessati a questo settore (dalle concessionarie di roulotte usate agli specialisti dell’assistenza camper), e una vetrina importante per espositori provenienti non solo dal territorio nazionale ma anche dall’estero. Tra i 235 espositori che hanno partecipato alla prima edizione, infatti, il 33% proveniva dall’estero. Presenti anche 20 delegati esteri, quattro dei quali provenivano da paesi esterni all’Unione Europea. La maggior parte degli espositori (il 50% del totale) appartenevano al settore merceologico degli accessori, il 31% a quello dei camper-caravan e il restante 19% al settore dell’editoria e delle associazioni legate al mondo del turismo. Anche i dati riguardanti il numero di visitatori sono considerevoli: oltre 133.000 sono stati gli appassionati e i professionisti del campeggio e del turismo en plein air che hanno visitato i 90.000 mq si superficie espositiva della fiera, con un picco di visite nel giorno di apertura.

Le aspettative per la seconda edizione del Salone sono alte anche perché molto è stato fatto e si sta tuttora facendo per migliorare l’offerta, non solo espositiva, del salone, con un potenziamento dei servizi di ristorazione e accoglienza e un restyling della struttura ospitante, il tutto finalizzato a soddisfare le esigenze e i desideri dei visitatori nel miglior modo possibile. Tra le novità, due nuovi padiglioni per un’area complessiva di 50 mq, aree attrezzate per la sosta dei camper, uno spazio bimbi per i più piccoli e un interessante programma di eventi d’intrattenimento.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionamento su yahoo

No Comments
Comunicati

Voglia di relax? Trascorrete le vacanze pasquali in un centro termale!

La primavera si avvicina, e con essa la voglia di uscire di casa e andare a fare qualche escursione o breve viaggio.

Con l’arrivo della primavera sale il desiderio di staccare dal lavoro e dalla vita di tutti i giorni per ritemprarsi e godersi un po’ di riposo, magari in qualche centro benessere terme: le vacanze di natale cominciano ad essere un ricordo lontano, mentre per quelle estive bisogna aspettare ancora troppo, ma la stanchezza comincia ad accumularsi, ed insieme alla stanchezza e allo stress aumenta anche la voglia di allontanarsi dalla città e dal tran tran quotidiano.

In questo senso le vacanze pasquali, che coincidono con l’arrivo delle calde giornate primaverili, cadono a fagiolo, e per chi ha la fortuna di potersi godere qualche giorno di vacanza dal lavoro, il periodo pasquale è il momento ideale per fare le valigie e partire, anche se solo per qualche giorno. Ma dove andare per sfruttare al meglio questa piccola pausa che ci viene concessa? Solitamente i giorni a disposizione non sono molti, e le giornate primaverili sono certamente tiepide, ma non ancora del tutto stabili: due fattori che restringono un po’ il campo d’azione. Le località di mare, per lo meno quelle delle regioni del nord, sono forse da evitare se si spera di potersi abbronzare e fare lunghi bagni (discorso a parte per quelle località di mare – e in Italia non sono poche – che vantano un’offerta variegata che va al di là della spiaggia e del mare), mentre le città d’arte potrebbero non essere la scelta ideale in questo periodo, vista la mole di turisti che vi si concentra durante le vacanze pasquali, e soprattutto se avete bisogno di una vacanza all’insegna del relax e del riposo totali. La smania di vedere tutto il possibile di una delle bellissime città d’arte italiane potrebbe impedirvi di rilassarvi completamente. Anche le mete esotiche e le città estere più lontane non sono probabilmente delle mete ideali, visti i pochi giorni che solitamente si hanno a disposizione durante le vacanze pasquali: si rischierebbe di fare tutto in fretta e di tornare dalle ferie ancora più stanchi e stressati di prima.

E allora, tolte le mete esotiche, tolte le località di mare e tolte anche le città d’arte cosa resta? Un soggiorno di qualche giorno in montagna o in collina potrebbe essere una buona idea, ma se non siete degli amanti del genere o non avete voglia, per questa volta, di farvi delle lunghe camminate, e soprattutto se volete perseguire a tutti i costi la vostra idea di completo relax, allora la risposta è assai semplice: approfittate di offerte pacchetti termali! Un soggiorno alle terme, circondati da chi vi coccola e si occupa del vostro benessere, è quello che state cercando. Per ritemprarsi e tornare al lavoro con più energia e voglia di fare potrebbe bastare anche un solo weekend in qualche hotel termale fornito di spa, ma se avete qualche giorno in più a disposizione potete approfittare anche di offerte settimanali o per un numero maggiore di giorni. All’interno di uno dei vari centri termali sparsi sul territorio nazionale potrete trovare tutto ciò che desiderate, dai massaggi ai trattamenti di bellezza, dai fanghi alle piscine termali, e se tutto questo non bastasse c’è da dire che molte città termali, come Abano Terme, offrono anche dei bellissimi paesaggi e luoghi d’interesse che sicuramente aggiungono qualcosa alla vostra vacanza benessere.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – direct mailing

No Comments
Comunicati

Locazione informatica: una soluzione per restare sempre al passo con i tempi

Autonoleggio, affitto di costumi di carnevale, appartamenti in affitto … molte sono le cose che si possono “prendere in prestito” anziché comprare, e i prodotti informatici non sono da meno.

Se guardiamo agli oggetti che usiamo quotidianamente o ai servizi di cui beneficiamo, possiamo notare quanti di questi non ci appartengano completamente, ma siano noleggiati o in affitto. È quello che accade anche nel caso delle locazioni operative di pc e prodotti informatici in genere.

La casa in cui viviamo è in affitto; l’auto che usiamo per spostarci durante le ferie l’abbiamo presa a noleggio; il costume di carnevale con cui abbiamo stupito i nostri amici all’ultima festa in maschera non l’abbiamo acquistato – altrimenti avremmo speso un occhio della testa – ma l’abbiamo preso a noleggio in uno dei tanti negozi specializzati in questo settore. Il mondo del noleggio e dell’affitto è sicuramente molto ampio e variegato, e la formula del dare e prendere “in prestito” si può applicare tranquillamente a moltissimi settori ed ambiti diversi. La formula del prestito, noleggio o affitto che dir si voglia è particolarmente popolare perché permette di beneficiare di tutti quei prodotti o servizi che costerebbero troppo a volerli acquistare, o che non varrebbe la pena di comprare visto l’uso limitato che ne faremmo o la tendenza di tali oggetti a diventare presto obsoleti dovendo quindi essere rimpiazzati in tempi brevi. C’è chi noleggia addirittura il vestito da sposa, un oggetto che per molte donne e ragazze rimane un ricordo da cui non si possono separare, ma che per molte altre rappresenta solamente una spesa eccessiva per un abito che si deve portare solo una volta nella vita.

Tra i prodotti per i quali la formula del noleggio è particolarmente indicata non possiamo non citare i prodotti informatici, che per loro stessa natura devono essere aggiornati e cambiati con una certa frequenza. Il noleggio operativo è quindi un servizio di cui molte aziende che hanno a che fare col mondo dei PC e dei prodotti informatici in generale usufruiscono, perché permette loro di lavorare sempre con gli ultimi ritrovati tecnologici senza però dover acquistare continuamente dei prodotti che possono essere anche molto costosi. L’epoca in cui viviamo, altamente informatizzata, è caratterizzata da uno sviluppo vertiginoso e velocissimo della tecnologia, e per molte aziende restare al passo con tali cambiamenti potrebbe essere impossibile, se non ci fosse la possibilità di ricorrere al noleggio PC e di altri prodotti.

Le aziende interessate a questo tipo di servizio non devono far altro che rivolgersi ai centri specializzati in locazione operativa e leasing, che possono offrire diversi tipi di servizi a seconda delle esigenze di ogni azienda. Pagando un canone periodico, è possibile utilizzare dei prodotti informatici di ultima generazione, e allo scadere del contratto si può scegliere fra diverse alternative. Se nel frattempo i prodotti che abbiamo noleggiato sono stati rimpiazzati sul mercato da prodotti più avanzati, per esempio, si potrebbe decidere di non rinnovare il contratto per gli stessi prodotti. In caso contrario, il contratto può essere rinnovato, o se l’azienda lo ritiene opportuno, i prodotti che erano stati presi in affitto possono essere addirittura acquistati.

In conclusione, la formula del noleggio e dell’affitto è utile in molti settori, e la locazione operativa ne è un esempio più che calzante.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – marketing turistico

No Comments
Comunicati

cletta attraverso il comune di Bellaria-Igea Marina

  • By
  • 24 Febbraio 2011

In biciIl comune di Bellaria-Igea Marina ha creato in tutto il territorio diversi itinerari turistici, soprattutto da percorrere in bicicletta, per ammirare da vicino le bellezze di questo panorama.

I luoghi da visitare di certo non mancano, inoltre questo territorio, per le sue caratteristiche, si presta benissimo ad essere visitato e percorso in bicicletta. Questo è possibile sia per i turisti che hanno pensato a dei soggiorni per famiglie e vogliono fare una tranquilla e rilassante passeggiata su due ruote, ma anche quelli che invece vedono al vacanza come un momento di sport e da passare il più possibile all’aria aperta. Il comune di Bellaria è infatti da sempre ai primi posti per l’accoglienza ed ospitalità, ma anche per l’attività sportiva, l’attività all’aria aperta e il rispetto per l’ambiente.

Qui è possibile scegliere il percorso più adatto per chiunque, che si tratti di una passeggiata rilassante in pianura, oppure sulle dolci colline per chi vuole fare un po’ di esercizio, ma ci sono anche le piste più ripide e quindi più impegnative, per i veri appassionati ed allenati, si può quindi scegliere se noleggiare delle bici da strada, per i percorsi meno impegnativi, oppure le mountain bike, per gli itinerari più faticosi. La maggior parte degli alberghi offre intatti dei pacchetti all inclusive riviera romagnola ed è attrezzata per soddisfare le esigenze dei cicloturisti, dall’offerta di orari flessibili a quella di servizi tecnici per le biciclette.

Per chi volesse davvero mettersi alla prova, uno dei percorsi più belli ma anche più difficili è quello denominato “Rocche e Castelli della Signoria dei Malatesta”. Questo itinerario parte da Bellaria, attraversa le Valli del Marecchia e del Conca, toccando le cime di Torriana, Montebello, San Marino e Montefiore con arrivo di nuovo a Bellaria, per un totale di 156 km, con un dislivello di 2700 m. Un’impresa certo non da poco, solo per chi è davvero allenato.
Un altro percorso molto impegnativo, ma sempre molto suggestivo è il “Mini 9 colli”, che si snoda per 135 km da Bellaria, attraverso Sogliano, Mercato Saraceno, Perticara, San Leo e San Marino per rientrare poi a Bellaria.

Uno dei percorsi più famosi e apprezzati da chi prenota vacanza in riviera romagnola invece è quello denominato “Sentieri per l’Uso”. Questo progetto riguarda la fascia fluviale dell’Uso nei Comuni di Bellaria-Igea Marina e di San Mauro Pascoli. Sono stati attuati molto interventi per valorizzare, soprattutto ai fini turistici l’asta fluviale e i territori immediatamente circostanti, tramite una pista ciclopedonale su argine e la realizzazione di aree attrezzate per la sosta all’interno di spazi naturali formatisi lungo il corso del fiume e di un sistema di opere naturali per la riqualificazione ambientale e paesaggistica di questo territorio. Questa pista ciclo-pedonale si innesta sul sistema degli argini di quest’area, che è stato recentemente risezionato e riprofilato con numerosi interventi finalizzati alla messa in sicurezza idraulica del bacino dell’Uso. Il percorso si snoda per una lunghezza di circa 6 chilometri, costeggiando il Fiume Uso in parte sulla sponda destra poi su quella sinistra, su strade bianche e tracciati segnati.

Lungo il corso del fiume Uso si trovano esemplari di querce e boschetti di pioppi bianchi e neri, salici, e pini mediterranei. Appena usciti da Bellaria ci si trova in un paesaggio di fitti canneti, che poi lasciano il posto a canali. Durante questi percorsi è possibile vedere anche aironi cinerini, martin pescatori, il rospo smeraldino.

Articolo a cura di Lia Contesso
Prima Posizione Srl – statistiche internet

No Comments
Comunicati

Golf e vacanze al mare: destinazione Sicilia

  • By
  • 17 Febbraio 2011

Il golf è uno sport che sta appassionando sempre più persone. Se volete unire golf e vacanze, la Sicilia potrebbe fare al caso vostro.

Anche se in molte regioni italiane l’inverno non sembra voler passare, è già quasi tempo di pensare alle vacanze estive e di prenotare l’albergo o il resort nella zona prescelta. Una delle mete più quotate in Italia, per quanto riguarda le vacanze al mare, è sicuramente la Sicilia, con i suoi alberghi spiaggia, i suoi paesaggi meravigliosi, il ricco patrimonio storico, artistico e culturale che conserva e il buon cibo. Molti sono gli italiani, ma non solo loro, che per le proprie vacanze estive scelgono le spiagge siciliane, che spesso non hanno niente da invidiare a mete ben più esotiche.

La Sicilia ha però altre frecce al proprio arco, e può offrire molto ai suoi turisti anche in termini di sport, in particolare di golf. Gli amanti di questo sport sono in aumento, complici anche le gesta, sportive e non, di campioni quali Tiger Wood, che indubbiamente negli ultimi anni ha fatto una grossa pubblicità allo sport nel quale eccelle e, in Italia, grazie anche alle imprese dei fratelli Molinari e di Matteo Manassero, che è diventato professionista a soli 17 anni, portando sui giornali uno sport che altrimenti non avrebbe molto seguito nel Belpaese, almeno per quanto riguarda il passaggio sui principali media nazionali.

Per tutti gli appassionati, storici o dell’ultimo minuto, di questo sport, niente è meglio che passare qualche giorno in Sicilia, dove sorgono alcuni meravigliosi campi da golf e alberghi benessere, l’ideale per rilassarsi e ritemprarsi dopo una giornata passata sul green. La Sicilia ben si presta ad uno sport all’aperto come il golf anche in virtù del clima mite e delle condizioni climatiche favorevoli, che permettono di praticare questa attività anche in inverno. Nei mesi invernali, infatti, quando in altre regioni italiane si battono i denti e giocare a golf è quantomeno poco piacevole, se non impossibile, in Sicilia invece le temperature miti non frenano gli amanti di questo sport. Una marcia in più anche per il settore turistico della regione, che grazie anche al golf può essere destagionalizzato. E non c’è da temere nemmeno in estate per le alte temperature, che in Sicilia raggiungono sì dei livelli elevati, ma in molte zone dell’isola si tratta di un caldo secco e ventilato, quindi più facilmente sopportabile.

Molte sono le province siciliane che ospitano dei campi da golf. Nella zona di Catania, per esempio, ci sono dei campi che regalano ai giocatori una vista incomparabile sull’Etna, mentre in provincia di Trapani giocare a golf può significare immergersi nel fascino del Parco Naturale delle Madonie. Meritano una menzione speciale anche i campi da golf Ragusa, che si trovano a poca distanza dalle spiagge più frequentate della zona, e quello di Pantelleria, che permette di giocare letteralmente circondati dalle acque del Mediterraneo.

Se volete unire golf e vacanze al mare, o se siete alla ricerca di un campo da golf in cui poter giocare anche quando l’estate è ancora lontana, la Sicilia è il posto che state cercando.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – vendere su internet

No Comments
Comunicati

European Conference on Visual Perception: l’edizione 2012 si svolgerà ad Alghero

  • By
  • 15 Febbraio 2011

Buone notizie per l’Università di Sassari, che nel 2012 avrà l’onore di organizzare ed ospitare l’European Conference on Visual Perception.

Si svolgerà in una città italiana, e cioè a Sassari, l’edizione 2012 dell’European Conference on Visual Perception, la conferenza che si svolge annualmente in diverse città e che affronta temi quali i sistemi visione artificiale, la robotica, la scienza delle arti visive e tutto ciò che riguarda la percezione visiva dell’uomo.

Si tratta di una manifestazione quasi storica, di cui venne organizzata la prima edizione nel 1978 a Marburg, in Germania, e che in oltre 30 anni di storia è stata ospitata in moltissime città sparse in tutta Europa. L’edizione del 2010 si è svolta a Losanna, mentre quella del 2011 farà tappa in Francia, più precisamente a Tolosa.

Per l’Università di Sassari e la città di Alghero, scelte come organizzatrici dell’evento per il 2012, si tratta di un grande onore. L’ECVP è infatti uno dei maggiori eventi a livello internazionale per quanto riguarda il settore della scienza della visione, un evento che coinvolge i più influenti studiosi provenienti da vari paesi nel comune tentativo di arrivare ad una sempre maggior comprensione del sistema visivo umano e animale. Gli ambiti disciplinari interessati sono vari e molteplici, dalla psicologia sperimentale alla fisica e psicofisica, dalla biologia alle neuroscienze, dalla medicina alla matematica e ingegneria, e i temi di ricerca comprendono diversi ambiti, dai sistemi di visione artificiale alle reti neutrali, dalla visione computazionale al brain imaging, solo per fare qualche esempio. Il grande successo ottenuto dalla conferenza nel corso degli anni ha agito come promotore per altri due importanti eventi, che si svolgono attualmente negli Stati Uniti (il VSS – Vision Sciences) e in Asia (l’ACV – Asian Conference on Vision).

Alghero è stata scelta come città organizzatrice dell’ECVS 2012 nel corso dell’ultima edizione della conferenza, svoltasi a Losanna, e insieme all’Università di Sassari e al Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica ospiterà l’evento dal 2 al 6 settembre presso l’Ospedale S.Chiara, futura sede del dipartimento, attualmente in restauro. L’annuncio ufficiale è avvenuto lo scorso mercoledì 9 febbraio nel rettorato storico di Piazza Università. Il gruppo responsabile dell’organizzazione è formato dai prof. Baingio Pinna, Giovanni Maciocco, Sebastiano Bagnara e dal dott. Arcangelo Uccula.

Un motivo di orgoglio per la città e per l’università, dato che la competizione tra le città per vedersi assegnare il compito di ospitare un evento di tale portata e prestigio è sempre molto alta. Nei giorni indicati per lo svolgimento della conferenza dedicata a tutto ciò che ruota intorno al tema della visione, dal sistema visione alle arti visive, ad Alghero arriveranno oltre mille studiosi da tutto il mondo, pronti ad un confronto dal carattere multidisciplinare con un gruppo di ricercatori a vocazione artistica e scientifica attivo in città. Una cinque giorni durante la quale verranno presentati i risultati e i prodotti realizzati da entrambi gruppi, coinvolgendo l’intera città di Alghero e l’Università di Sassari.

Il tema della conferenza sarà “IllusoriaMente” (verterà dunque sulle illusioni della mente) e sarà dedicato al prof. Richard Gregory, espero della scienza della visione scomparso recentemente.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – concorrenza commerciale

No Comments
Comunicati

Nasce www.skinfactor.com – Il sito che personalizza il tuo smartphone

  • By
  • 15 Febbraio 2011

www.skinfactor.com lancia le sue esclusive collezioni di skins: speciali pellicole adesive che rivestono come una seconda pelle il tuo cellulare, smartphone, tablet, notebook e lo rendono unico. Anche con le tue foto.
Milano, 15 Febbraio 2011 – È da oggi on-line www.skinsfactor.com, il primo sito Italiano che propone SKINS per la personalizzazione di smartphone, cellulari, tablet e notebook.

Gli SKINS sono pellicole adesive realizzate con un materiale innovativo: prodotte esattamente su misura per ogni modello, lo rivestono come una seconda pelle con un effetto straordinario che fa sembrare che la grafica sia stata applicata direttamente dal produttore dell’apparecchio e non successivamente.

Oltre a numerosi soggetti offerti dal sito, l’utente può creare il proprio SKIN su misura caricando in pochi semplici passaggi le proprie immagini e foto attraverso una semplice interfaccia ed abbinandola al modello scelto.

E’ disponibile anche un servizio dedicato alle aziende per la realizzazione di SKINS con loghi e marchi.

La personalizzazione dei propri smartphone, tablet e notebook è un servizio totalmente innovativo di grande interesse per un vastissimo pubblico che va dal teen-ager al marketing manager.

Inoltre per ogni SKIN – anche per quelli creati con le immagini del cliente – è disponibile senza costi aggiuntivi il file da caricare come sfondo del telefono in modo da creare continuità tra il motivo salvato sullo schermo e la decorazione che si è scelto di applicare.

Applicare e rimuovere gli SKINS e’ semplicissimo e richiede pochi istanti. Gli SKINS una volta rimossi non lasciano alcuna traccia.

L’unicità di SKINSFACTOR consiste nell’offrire un nuovissimo concetto di personalizzazione degli smartphone più comuni, dall’I-Phone al BlackBerry – oltre che di numerosi altri apparati – con un prodotto user-friendly che ad un prezzo accessibile consente a tutti di possedere e mostrare qualcosa di unico.

SKINSFACTOR è un marchio registrato di Sticasa S.r.l., una giovane azienda Milanese che con i siti www.sticasa.com e www.stikid.com è diventata il punto di riferimento nel mercato dei Wall-Stickers.

Per materiale e INFO: [email protected], tel. 335-275650
STICASA S.r.l.
Via Mascheroni, 29
20145 Milano
Tel. 02.47956055

Home


http://www.stikid.com

No Comments
Comunicati

Vinitaly celebra l’unità nazionale con la bottiglia dell’Unità d’Italia

  • By
  • 9 Febbraio 2011

Quest’anno anche Vinitaly, lo storico salone internazionale del vino e dei distillati, si unirà alle celebrazioni dell’unità nazionale con il progetto della “bottiglia dell’unità d’Italia”.

Nell’anno delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia Vinitaly, il celeberrimo evento dedicato alla presentazione e acquisto vini che si svolge annualmente a Verona, si arricchisce di un progetto dal nome a dir poco patriottico: “la bottiglia dell’Unità d’Italia”. Già, perché anche il vino, o per meglio dire i vini prodotti nel belpaese fanno parte della storia, della cultura e delle tradizioni d’Italia, e nelle loro varietà anche regionali ben rappresentano le diversità delle regioni italiane, delle diversità che però sono da intendersi come varianti di un unico prodotto nazionale che ha reso, e continua a rendere, l’Italia famosa nel mondo.

Il progetto portato avanti da Vinitaly è teso a celebrare la qualità del vino italiano, da nord a sud, e la bottiglia dell’unità d’Italia sarà una summa delle caratteristiche delle 20 regioni italiane: il progetto prevede infatti la creazione di due vini, uno bianco e uno rosso, usando 40 vitigni autoctoni, 20 a bacca rossa e 20 a bacca bianca, provenienti dalle varie regioni italiane. Questi i vitigni prescelti dagli Assessorati regionali all’agricoltura: i rappresentanti per i vini rossi sono Petit rouge, Barbera, Croatina, Rossese di Dolceacqua, Raboso, Teroldego, Refosco dal peduncolo rosso, Sangiovese, Cesanese di Affile, Sagrantino, Lacrima, Montepulciano, Tintilia, Negroamaro, Aglianico, Aglianico del Vulture, Gaglioppo, Nero d’Avola e Carignano, mentre per quanto riguarda il vino bianco i prescelti sono stati Prié blanc, Cortese, Trebbiano di Lugana, Garganega, Weissburgunder, Friulano, Pignoletto, Vernaccia di San Gimignano, Grechetto, Malvasia, Verdicchio, Trebbiano, Falanghina, Fiano, Greco, Greco bianco, Grillo e Vermentino.

Un vero viaggio d’Italia attraverso i suoi vini, un’idea nata durante l’edizione 2010 di Vinitaly e lanciata dal Presidente di Veronafiere, Ettore Riello, in occasione della visita al Salone del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si è dimostrato subito entusiasta dell’idea. L’idea si è poi sviluppata in concreto con il coinvolgimento di Assoenologi e grazie al lavoro di una commissione di enologi guidata da Giancarlo Prevarin e di Riccardo Cotarella, che ha avuto il compito di fissare i blend e le percentuali dei vitigni.

Il vino dell’unità d’Italia, dall’alto valore simbolico e in grado di rappresentare e promuovere l’eccellenza italiana in campo vinicolo, verrà donato alle massime autorità internazionali, in primis al Presidente della Repubblica, e sarà contenuto in bottiglie create appositamente dalla mano di Aldo Cibic, designer e architetto conosciuto in tutto il mondo. Un contenitore di valore per un vino unico.

L’edizione 2011 di Vinitaly si svolgerà a Verona tra il 7 e l’11 aprile 2011 e come di consueto porterà nella città veneta appassionati di vini, aziende specializzate in vendita on line vini ed esperti del settore. Con i suoi 85 mq di area espositiva, 4 mila espositori, 2 mila giornalisti, 153 mila operatori e 47 mila visitatori provenienti da tutto il mondo, Vinitaly è il maggiore evento dedicato al settore vinicolo, e presenta ogni anno un programma ricco di eventi e degustazioni, programma che quest’anno sarà ancora più ricco e prestigioso grazie al progetto della bottiglia dell’Unità d’Italia.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – consulenza aziendale

No Comments
Comunicati

La cucina friulana – gustosa e variegata

  • By
  • 4 Febbraio 2011

I piatti della cucina friulana rispecchiano la storia, la cultura, le tradizioni e la morfologia di questa terra meravigliosa.

Se vi capita di recarvi in una delle bellissime città del Friuli, non lasciatevi scappare l’occasione di fare una piacevole sosta in un ristorante pesce Udine o in una trattoria triestina per fare la conoscenza della gustosa cucina friulana. L’Italia, si sa, è conosciuta nel mondo anche per le sue cucine regionali, ognuna diversa dall’altra e ricca di piatti e vini tipici. La cucina friulana non fa sicuramente eccezione, e con i suoi piatti semplici ma gustosi sa soddisfare tutti i tipi di palati.

Come tutte le cucine regionali italiane, anche quella friulana è il risultato della storia e delle caratteristiche della regione, delle contaminazioni che si sono avute nel corso dei secoli e dei prodotti che la terra può dare. Ecco che dunque i piatti tipici del Friuli Venezia Giulia risentono dell’influenza del vicino Veneto, ma anche dell’Austria, dell’Ungheria e della Slovenia, e dato che stiamo parlando di una regione che si affaccia sul mare, ma che presenta anche zone di montagna e un ricco entroterra, ecco che sulle tavole friulane potremmo trovare piatti di carne e di pesce e pietanze realizzate con i prodotti della terra, come le patate, le rape e i vari ortaggi che crescono in pianura. Una trattoria, un ristorante o un servizio catering Friuli o di qualsiasi altra città friulana saprà dunque offrirvi un’ampia scelta di pietanze, sicuramente rustiche ma non per questo meno appetibili, anzi!

Una delle pietanze principali della cucine friulana è la minestra, in tutte le sue possibili declinazioni: dalle zuppe alle minestrine, la scelta è davvero ampia. Tra le più famose non si può non nominare la minestra di fagioli, molto saporita e cucinata tradizionalmente in pentole di coccio con lardo e vari aromi. Un altro tratto fondamentale della cucina friulana sono le salse (dalla senape alla mostarda, dalle marmellate al burro), retaggio della cultura gastronomica delle regioni del nord, Austria ed Ungheria in primis, ma non si possono non citare anche piatti quali la polenta di farina di mais, gli gnocchi di pane o di zucca, il muset, ossia un particolare tipo di cotechino, e la gubana, ossia il dolce simbolo del Friuli, fatto di pasta sfoglia ripiena di frutta secca e spezie. Tutti i piatti, naturalmente, in Friuli vengono annaffiati da vini eccellenti, per i quali la regione è assai famosa: vini quali il Picolit, il Cabernet Sauvignon, la Malvasia istriana, il Tocai, il Refosco e molti altri non hanno certo bisogno di presentazioni.

La variegata morfologia della regione, come pure le diverse tradizioni locali, fanno sì che andando di città in città si possano gustare piatti tipici diversi tra di loro. A Grado, per esempio, potrete assaggiare degli eccellenti piatti di pesce, primo fra tutti il brodetto gradese; a Trieste, calderone di influenze austriache, ungheresi, slave, orientali ed ebraiche avrete solo l’imbarazzo della scelta tra diversi sapori e odori offerti da ristoranti, trattorie e catering banqueting; da provare i cevapcici, ossia delle salsicce piccanti, e le lasagne al papavero. Spostandovi verso Udine troverete piatti quali il riso e fagioli, la bisna (ossia polenta con fagioli e crauti) e i cialzons, dei ravioli con erbe aromatiche, mentre a Gorizia potrete degustare specialità quali il gulasch ungherese e gli gnocchi di patate imbottiti con prugne secche.

Una cucina varia, insomma, quella friulana, in grado di stuzzicare e solleticare tutti i palati.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – servizio redazione testi

No Comments
Comunicati

I cuscinetti, una componente essenziale di molti oggetti

  • By
  • 2 Febbraio 2011

Ruote di biciclette, ruote per carrelli, tosaerba … questi e altri oggetti di uso comune hanno qualcosa in comune: i cuscinetti.

I cuscinetti sono una componente essenziale di moltissimi oggetti che siamo abituati a vedere e usare quotidianamente, una componente di cui molti ignorano l’esistenza perché rimane nascosta. La produzione cuscinetti è però molto importante, un’attività senza la quale molti oggetti non potrebbero funzionare.

Ma cosa sono i cuscinetti? E come funzionano? Senza entrare troppo nello specifico, e senza cominciare a discorrere di scienza e tecnica usando una terminologia che risulterebbe incomprensibile ai più, possiamo dire che i cuscinetti sono dei dispositivi meccanici che servono per ridurre l’attrito tra due oggetti in movimento rotatorio o lineare tra loro. Esistono vari tipi di cuscinetti, in base al tipo di funzionamento e a come vengono costruiti. D’altra parte la produzione di cuscinetti si è enormemente sviluppata e differenziata da quando, nel lontano XVIII secolo, vennero brevettati i primi cuscinetti. Risale infatti al 1794 il primo brevetto di un cuscinetto a sfera, depositato in Galles da Philip Vaughan. Quasi un secolo più tardi, e più precisamente nel 1869, fu il francese Jules Suriray a depositare un secondo brevetto, ma bisogna attendere il 1883 per avere un tipo di cuscinetti simili a quelli che conosciamo al giorno d’oggi. I cuscinetti in questione vennero lanciati da Friedrich Fischer. I cuscinetti box doccia, quelli rivestiti in plastica e tutti gli altri tipi di cuscinetti che sono diventati ormai parte costitutiva di un numero elevato di oggetti possono essere considerati come i moderni discendenti di questi primi modelli di cuscinetti.

I cuscinetti attualmente presenti sul mercato non appartengono ad un’unica tipologia. Al contrario, la produzione di cuscinetti ha conosciuto una differenziazione e uno sviluppo notevoli, e al giorno d’oggi esistono diversi tipi di cuscinetti, ognuno dei quali ha delle caratteristiche specifiche e in virtù di queste si presta a particolari usi e applicazioni. Quando si deve scegliere un tipo di cuscinetti, quindi, bisogna valutare diversi fattori, e anche se non esistono delle regole fisse per la scelta del cuscinetto ideale in ciascun ambito – sia che si tratti di cuscinetti ruote che di cuscinetti per serramenti – si possono comunque seguire delle norme di carattere generale. Innanzitutto, bisogna valutare alcune variabili dei tipi di cuscinetti, come lo spazio disponibile, i carichi, la velocità, la silenziosità, la rigidezza, le eventuali protezioni incorporate e così via. In secondo luogo, quando si parla di un sistema di cuscinetti, bisogna considerare che esistono anche altri elementi fondamentali, oltre ai cuscinetti stessi. Scegliere il tipo di cuscinetti giusti, valutando anche le dimensioni più idonee, è quindi importante ma non sufficiente; bisogna valutare, tra l’altro, le protezioni più adeguate, il tipo di lubrificante, i metodi di installazione e di smontaggio e così via. Il lubrificante, in particolare, è fondamentale, in quanto impedisce al cuscinetto di danneggiarsi in poco tempo. Il lubrificante, inoltre, è importante per molte altre ragioni: riduce gli attriti facilitando lo scorrimento dei rulli; protegge i cuscinetti dagli agenti esterni; mitiga il calore causato dallo scorrimento e dall’attrito. Esistono due tipo fondamentali di lubrificazione dei cuscinetti: a grasso e ad olio. In genere si fa uso della prima soluzione, in quanto presenta più vantaggi rispetto alla lubrificazione ad olio: il grasso, infatti, si disperde meno dell’olio e protegge meglio i cuscinetti dalle impurità e dalla corrosione.

Valutando tutte queste ed altre variabili è quindi possibile scegliere i cuscinetti da impiegare in ogni situazione.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – ottenere richieste preventivo

No Comments
Comunicati

Il mondo della casa in mostra a Verona dal 27 al 31 gennaio 2011

  • By
  • 20 Gennaio 2011

Sta per iniziare a Verona “Vivi la Casa”, la fiera dedicata a tutto ciò che riguarda la casa, dall’arredamento all’impiantistica.

Dal 27 al 31 gennaio Verona ospiterà “Vivi la Casa”, un importante evento dedicato alla casa e a tutto ciò che ruota intorno ad essa, dall’arredamento cucine componibili, soggiorni e camere da letto compresi alle novità in fatto di bioedilizia. La fiera è infatti divisa in diverse aree tematiche, ognuna dedicata ad un particolare settore, in modo da permettere ai visitatori di concentrarsi su quello cui sono maggiormente interessati.

L’area incentrata sulla casa sostenibile è sicuramente una delle più innovative della fiera, che dimostra anche grazie a questa particolare attenzione verso la questione ambientale di saper leggere i tempi in cui viviamo, e i relativi problemi, cercando di fornire delle soluzioni concrete alle questioni più pressanti della nostra epoca. Il settore dedicato alla casa sostenibile torna nel 2011 dopo il grande successo ottenuto nell’edizione dello scorso anno, e le aspettative anche per questa edizione sono dunque alte. In particolare, il tema centrale di quest’anno è equilibrio, nel senso di armonia con l’ambiente in cui viviamo, e l’obiettivo di questa sezione della fiera è infatti quello di proporre nuove e utili tecnologie che siano in linea con i concetti di sostenibilità ambientale e risparmio energetico, ma che al contempo non ci privino di un ottimo stile di vita. Gli espositori di questo settore presenteranno, tra l’altro, particolari sistemi costruttivi, materiali, componenti, impiantistica e arredi, tutto all’insegna dell’ecosostenibilità.

Oltre che per questa innovativa sezione, la fiera è famosa soprattutto per la sezione dedicata all’arredamento in tutte le sue declinazioni: moderno, design e classico. Qui si possono trovare sia cucine rustiche in muratura che arredamenti etnici, sia mobili artigianali che di design. Tutte le novità e le ultime proposte del mercato sono presenti alla fiera, che si presenta anche quest’anno come un’importante vetrina per le aziende specializzate in soluzioni d’arredo e in restauro di mobili. Quando si parla di arredamento, però, non si parla solo di arredi per gli interni, ma anche per gli esterni, e la fiera di Verona non manca di presentare una vasta offerta anche in questo senso, con un’area tematica interamente dedicata al giardino e agli esterni in generale. Spazio dunque alla florovivaistica, ai cancelli, ai pergolati, alle piscine, ai grill e barbecue, naturalmente all’arredo per giardino e ai servizi di progettazione per aree verdi.

Molto interessante è anche l’area tematica dedicata ai complementi d’arredo e all’oggettistica, elementi solo apparentemente secondari, ma che invece contribuiscono enormemente a conferire uno stile particolare a ciascuna casa. Dalle lampade ai tendaggi, dai quadri ai tappeti, tutto ciò che può abbellire una casa è presente a Vivi la Casa. E se siete dell’idea che una casa, oltre che bella ed accogliente, debba essere anche estremamente comoda e dotata di tutto ciò che ci può facilitare la vita, non mancate di visitare la sezione dedicata all’impiantistica, alla bioedilizia e alla domotica, con impianti intelligenti e tutte le apparecchiature che fanno di una bella casa anche una casa intelligente.

Ultima, ma non meno importante, la sezione dedicata alla ristrutturazione e alla manutenzione, perché una casa per rimanere bella e accompagnarci negli anni deve sapersi rinnovare e, soprattutto, deve rimanere “sana”.

In conclusione, sia che stiate pensando a rimodernare la vostra casa e vogliate comparare cucine prezzo, sia che vogliate saperne di più su importanti temi quali la sostenibilità ambientale, Vivi la Casa di Verona è il posto che fa per voi.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – database email aziendali

No Comments
Comunicati

Vivere in città universitarie: gli alloggi per studenti

  • By
  • 18 Gennaio 2011

Molti sono i ragazzi che, al termine delle scuole superiori, decidono di iscriversi all’università, causando anche un aumento della richiesta di alloggi nelle città universitarie.

Tra gli iscritti nelle università italiane, molti sono quelli che, per scelta o per necessità, decidono di trasferirsi nella città in cui si trova l’ateneo prescelto, ma trovare un alloggio in una città universitaria non è sempre così semplice. Gli alloggi predisposti dall’università, innanzitutto, sono tutt’altro che sufficienti per rispondere alla cospicua domanda degli studenti fuori sede, che nella maggior parte dei casi devono rimboccarsi le maniche e trovare una soluzione alternativa, prendendo in affitto case studenti.

Le difficoltà che si incontrano quando si cerca un alloggio in una delle maggiori città universitarie italiane sono molteplici, e vanno dai prezzi spesso troppo alti per i budget risicati degli studenti, alla fatiscenza di alcuni alloggi, fino ad arrivare ad un’offerta che, soprattutto in determinati periodi dell’anno, non è completamente in grado di soddisfare la domanda. Molti degli appartamenti e delle case per studenti, inoltre, vengono affittati dai proprietari in nero, senza far firmare un regolare contratto, fattore che naturalmente ha delle conseguenze sul livello di garanzia degli affitti. Ma il fattore che maggiormente preoccupa gli studenti e le famiglie sono i prezzi degli alloggi, che in talune città superano la cifra massima che ci si può permettere. Le città universitarie più care, in particolare, sono Roma e Venezia: per un appartamento di 40-60 mq si può arrivare a spendere circa 870 euro al mese nella città capitolina e di 800 euro nel capoluogo veneto, ma la situazione non cambia di molto in altre città italiane, come Milano o Firenze. Non a caso molte famiglie, o almeno quelle che se lo possono permettere, preferiscono fare un investimento a lungo termine e decidono di indirizzarsi verso gli appartamenti in vendita, per avere un punto di riferimento durante tutto il corso di studi del figlio e magari anche oltre. L’alternativa più gettonata, però, è la condivisione dell’appartamento, e in certi casi anche di una singola stanza, con altri studenti, preferibilmente amici o compagni di corso. Nelle città universitarie esistono dei particolari tipi di contratto studiati ad hoc per gli studenti iscritti a corsi di laurea, perfezionamento e specializzazione.

Tra gli studenti che decidono di prendere in affitto un appartamento o una stanza si registrano delle tendenze comuni: innanzitutto, il periodo di maggiore richiesta è tra settembre e ottobre – quando cioè cominciano le lezioni – soprattutto tra le matricole. Gli iscritti agli anni successivi, che già conoscono la realtà universitaria e il mondo degli affitti, si muovono infatti già nei mesi precedenti, in particolare verso luglio, mentre i nuovi iscritti spesso aspettano l’avvicinarsi dell’inizio delle lezioni per cercare alloggi studenti Padova, Bologna e in tutte le altre città universitarie, soprattutto se devono sostenere dei test d’ammissione e non sanno ancora di preciso quale sarà il loro destino. Gli alloggi più quotati sono quelli che sorgono nelle vicinanze delle sedi universitarie o in zone ben fornite dai servizi di trasporto pubblico (pochi sono infatti gli universitari che hanno la macchina), e negli ultimi tempi si comincia a preferire la stanza singola rispetto a quella condivisa.

Gli studenti sono inoltre sempre più attenti alla qualità dell’immobile e degli arredi, anche perché solitamente preferiscono appartamenti già arredati, e dimostrano di preferire abitazioni con riscaldamento autonomo e spese condominiali contenute: l’obiettivo, infatti, rimane sempre quello di contenere i costi, cosa che comunque, in certe città universitarie, non risulta sempre così facile.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – spedire campagne email

No Comments
Comunicati

Qualche consiglio per affrontare un sinistro stradale

  • By
  • 13 Gennaio 2011

Anche se è una di quelle situazioni in cui tutti noi ci auguriamo di non imbatterci mai, è comunque utile sapere cosa fare in caso di incidente stradale.

Un incidente stradale, sia che si tratti di un leggero tamponamento o di una situazione più grave, crea sempre dei disagi, non solo nel momento in cui si verifica il sinistro, ma anche nei giorni successivi, rendendo talvolta necessario l’intervento di un consulente infortunistica stradale. Gli automobilisti più esperti, o quelli che hanno avuto la fortuna di non imbattersi mai in una situazione del genere, davanti al primo sinistro in cui si trovano coinvolti non sanno proprio che fare, e rischiano di essere presi dal panico anche quando la situazione non è poi così grave. Ecco dunque qualche suggerimento per riuscire ad affrontare un sinistro nel migliore dei modi.

Prima regola: cercate di non perdere la calma. Sicuramente anche la persona più tranquilla e controllata del mondo, se si trova coinvolta in un incidente magari grave, rischia di farsi prendere dall’ansia, ma in questi casi è invece importantissimo rimanere calmi, per valutare la gravità della situazione e riuscire ad agire nel modo migliore. La prima cosa da fare è segnalare l’incidente agli altri automobilisti che sopraggiungono sul luogo del sinistro tramite segnalazioni luminosi o manuali. Se l’incidente ha causato dei feriti, bisogna prestare loro aiuto e chiamare i soccorsi, evitando però di spostare i veicoli, per permettere alle forze dell’ordine la ricostruzione sinistri. Nel caso in cui non ci siano feriti, non è sempre necessario chiamare le forze dell’ordine e, se questo è possibile, bisogna spostare i veicoli incidentati dalla strada. Se non riusciamo a spostare le vetture, e se il fondo stradale è stato in qualche modo danneggiato – se per esempio si sono riversate delle sostanze scivolose – , è necessario chiamare il soccorso stradale, dopo aver segnalato l’incidente con gli appositi strumenti.

Anche senza chiamare le forze dell’ordine, gli automobilisti coinvolti devono scambiarsi i dati. I dati d’interesse sono quelli relativi alla patente dell’autista, della carta di circolazione e dell’assicurazione. In caso ci siano dei testimoni, inoltre, (anche i passeggeri possono fare da testimoni), è possibile richiedere loro una dichiarazione scritta con cui spieghino come si sia svolto l’incidente. I dati possono essere raccolti tramite il modulo di constatazione amichevole standard (il cosiddetto modulo blu), che deve contenere anche indicazioni sul luogo e la data dell’incidente e le firme degli autisti. Il modulo va compilato in quattro copie, due per autista, ognuno dei quali ne consegnerà una copia alla propria assicurazione, accelerando così le operazioni di risarcimento danni sinistro. Se tutte le parti coinvolte sono d’accordo e si compila il modulo di constatazione amichevole, infatti, il conducente “non colpevole” verrà rimborsato in tempi brevi dalla propria compagnia di assicurazione, che a sua volta verrà rimborsata dalla compagnia del conducente che ha causato l’incidente. Se nessuno degli automobilisti coinvolti ha a disposizione il modulo blu, è necessario comunque raccogliere i dati riguardanti il luogo, la data e l’ora del sinistro, tipo e targa dei veicoli, compagnia di assicurazione, generalità dei conducenti e del proprietari, se diversi, descrizione dell’incidente, generalità di eventuali feriti e testimoni. Da ricordare che il modulo blu può essere compilato anche in un secondo momento, ma in ogni caso tutte le parti coinvolte devono presentare la denuncia del sinistro alla propria assicurazione entro tre giorni dall’incidente.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – marketing motori di ricerca

No Comments
Comunicati

Montecassino durante la seconda guerra mondiale

  • By
  • 7 Gennaio 2011

Uno dei luoghi più significativi della seconda guerra mondiale è Cassino, che tra il gennaio e il maggio del 1944 fu teatro di varie battaglie.

Cassino è uno dei luoghi simbolo della seconda guerra mondiale, e non a caso ogni anno è frequentata da molti studenti e scolaresche, che tra una visita al museo guerra della città e una all’Abbazia di Montecassino possono approfondire uno dei momenti topici della Seconda Guerra Mondiale.

Le battaglie che interessarono la città di Cassino e l’Abbazia di Montecassino furono quattro e si svolsero tra il gennaio e il maggio del 1944. L’intenzione delle forze alleate era quella di fare breccia nella linea Gustav – la linea di fortificazione che all’epoca divideva in due l’Italia, con gli alleati al sud e i tedeschi al nord, e che passava proprio per la città di Cassino – per riuscire ad assediare Roma e congiungersi con gli alleati che, dopo l’operazione Shingle, erano rimasti nei pressi di Anzio.

I tedeschi erano arrivati a Cassino il 14 ottobre dell’anno precedente, sotto la guida del colonnello austriaco Schlegel, al comando della divisione Panzer Göring. Il colonnello avvertì Gregorio Diamare, l’abate di Montecassino, che di lì a poco la zona sarebbe stata al centro della resistenza tedesca, e grazie a questo avvertimento si riuscirono almeno a mettere in salvo molti dei tesori custoditi nell’abbazia, trasportandoli in Vaticano con ben 120 autocarri (8 dicembre). Anche le persone che vivevano nei pressi dell’Abbazia furono sfollate, e i tedeschi fortificarono la città di Cassino con trincee, campi minati e quant’altro. Visitando il museo Cassino è possibile approfondire questo capitolo della storia della seconda guerra mondiale.

Come detto, Cassino era un perno della difesa tedesca e un punto strategico per raggiungere Roma, e per riuscire a sfondare la linea Gustav gli alleati attaccarono la città ripetutamente. Le prime due battaglie, che ebbero luogo rispettivamente tra il 12 gennaio e il 12 febbraio del 1944 e a partire dal 15 febbraio dello stesso anno, furono deludenti per le forze alleate, e portarono alla distruzione della città e dell’abbazia. Dopo il tentativo da parte delle forze alleate di conquistare l’abbazia, infatti, la prima battaglia di Montecassino si concluse con la vittoria dei tedeschi, mentre la seconda viene ricordata per il bombardamento di Montecassino, che entrò a far parte delle mire degli alleati in quanto si credeva che il monastero fosse occupato dalle truppe tedesche. A causa di questa falsa supposizione, Montecassino venne bombardata per l’intera mattinata del 15 febbraio, fino ad essere ridotta ad un ammasso di macerie. Il bombardamento causò anche numerosi morti e feriti tra i civili che avevano cercato rifugio proprio nel monastero, oltre che tra i soldati, ma la zona continuava ad essere in mano ai tedeschi. Durante la terza battaglia, che iniziò il 15 marzo del 1944, l’intera città di Cassino venne rasa al suolo dai bombardamenti, causando molte vittime tra i civili ma anche tra i soldati inglesi e neozelandesi, e nell’arco della stessa giornata gli alleati sferrarono un attacco venendo però subito bloccati dai tedeschi. Gli assalti continuarono fino al 22 marzo: anche se nemmeno la terza battaglia aveva portato ad una vittoria degli alleati, le perdite tra le forze tedesche erano state considerevoli, e le truppe alleate cominciarono a prepararsi per la quarta battaglia, che ebbe luogo tra l’11 e il 19 maggio dello stesso anno.

Nel museo seconda guerra mondiale di Cassino si possono trovare molte testimonianza relative a questa fase, conclusasi con la vittoria da parte degli alleati, che in questa occasione riuscirono ad impadronirsi della zona, ponendo così fine ad un capitolo particolarmente cruento della seconda guerra mondiale.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – traduzione testi web

No Comments
Comunicati

La famiglia degli aerofoni: dal flauto dolce al flicorno

  • By
  • 23 Dicembre 2010

La famiglia degli aerofoni, o strumenti a fiato, include molte sottocategorie, di cui fanno parte sia strumenti molto popolari che strumenti sconosciuti ai più.

Tra le varie famiglie di strumenti musicali i fiati sono probabilmente la prima di cui, da bambini, si fa un’esperienza diretta. Il flauto, tanto per fare un esempio, è forse il primo – e in certi casi l’unico – strumento che si prova a suonare nell’arco della vita, a scuola e qualche volta già alla scuola materna. La famiglia degli strumenti a fiato, però, comprende molti altri strumenti, dalla cornamusa al sax contralto.

Innanzitutto, possiamo dire che gli aerofoni sono quegli strumenti in grado di emettere suoni per mezzo di una vibrazione d’aria, senza avvalersi di corde o membrane vibranti. Gli aerofoni si dividono in aerofoni risonanti e aerofoni liberi. Negli aerofoni risonanti, a differenza degli aerofoni liberi, l’aria che vibra è contenuta in una cavità dello strumento, come accade, per esempio, nel caso dei flauti, delle ance e degli ottoni. Della famiglia dei flauti fanno parte strumenti noti quali il flauto dolce e il flauto traverso, ma anche strumenti meno conosciuti, quali l’ottavino e l’ocarina. Con ance invece si intendono tutti quegli strumenti, come il clarinetto, dotati di una piccola lamella elastica, detta appunto ancia, posizionata all’estremità della cavità, che vibra con la pressione dell’aria. Di questa famiglia fanno parte altri strumenti clarinetto a parte, come per esempio il sassofono, l’oboe e la cornamusa. Gli ottoni sono invece quegli strumenti nei quali l’ancia è costituita dalle labbra del suonatore, come le trombe e i tromboni.

Gli aerofoni liberi, ossia quegli aerofoni nei quali l’aria non è contenuta nello strumento, comprendono gli strumenti ad ancia libera e altri particolari tipi di strumenti, come gli aerofoni a vortice, la sirena e la frusta. Della categoria degli strumenti ad ancia libera, ossia quegli strumenti nei quali la vibrazione è causata da una lamella elastica, fanno parte, tra gli altri, l’armonica a bocca, la fisarmonica, l’harmonium e il bandoneon.

Se siete degli appassionati di strumenti musicali, e di strumenti a fiato in particolare, ci sono dei musei che dovete assolutamente visitare. Non sono moltissimi i musei dedicati interamente a questa famiglia di strumenti; tra questi, da segnalare il Musée des instruments à vent di La Couture-Boussey, in Francia, e il Museo Etnografico e dello Strumento a fiato di Quarna, in Piemonte. Il primo si trova in un centro rinomato per la produzione di strumenti a fiato sin dal XVII secolo, e conserva al suo interno alcuni pezzi rari: corni inglesi, oboi, clarinetti, flauti dolci e traversi. Anche il museo di Quarna nasce in una località nella quale la produzione di strumenti a fiato è particolarmente intensa. Il Museo Etnografico e dello Strumento a fiato di Quarna comprende una sezione dedicata all’artigianato strumentale, nella quale vengono illustrati anche i metodi di lavorazione, e una sezione dedicata alla storia della vita del paese. Nella sezione dedicata agli strumenti musicali trovano spazio oltre trecento esemplari, rari e non, tra cui fagotti, clarinetti, oboi, saxofoni, flauti in legno, trombe, tromboni, corni e qualche flicorno realizzato in ottone. Il museo propone inoltre delle interessanti attività didattiche, eventi musicali, concerti e concorsi.

Una visita a questi musei può essere sicuramente utile per addentrarsi nel vasto e variegato mondo degli strumenti a fiato.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – prodotti email-marketing

No Comments