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Il cinema protagonista a Venezia con la 68ª edizione del festival

Comincia il conto alla rovescia per la mostra del cinema di Venezia: la città lagunare si sta infatti preparando per la 68ª edizione del prestigioso festival.

Poche settimane ancora e Venezia sarà invasa, come ormai da tradizione, da star italiane e internazionali, registi e attori, appassionati di cinema e curiosi. Il 31 agosto prossimo prenderà infatti il via la mostra cinema Venezia, un evento che da quasi 80 anni rende il capoluogo veneto la capitale mondiale del cinema.

La prossima edizione del festival, che si svolse per la prima volta nel lontano 1932, sarà la numero 68, ma lungi dal presentarsi come un evento di vecchio stampo, quest’anno la mostra cinema Venezia 2011 si presenterà al suo pubblico con non poche novità. La prima, la più importante – dato che stiamo parlando di cinema – riguarda le pellicole che verranno proiettate alla mostra: per la prima volta nella storia tutti i lungometraggi verranno presentati in prima mondiale. Si parte, il 31 agosto, con “The Ides of March”, l’ultima prova da regista dell’attore George Clooney, pellicola che apre un’edizione che sarà sicuramente ricca di star, sia dietro che davanti alla cinepresa: oltre al vippissimo Clooney, che adesso che è tornato single sarà sicuramente preda non solo dei cinefili ma anche delle sue numerose fan, sul tappeto rosso del Lido dovrebbero sfilare registi di fama internazionale come Abel Ferrara, David Cronenberg e Steven Soderbergh (ma anche Madonna, che si presenta la festival, fuori concorso, con la sua seconda prova da regista) e una miriade di attori hollywoodiani, da Gwyneth Paltrow, Jude Law, Matt Damon, e Kate Winslet, protagonisti di “Contagion”, il film di Soderbergh, a Jodie Foster e Christoph Waltz, le star di “Carnage”, il nuovo film di Roman Polanski che per i noti problemi giudiziari non potrà essere presente alla mostra, senza dimenticare il cast di “A Dangerous Method” di David Cronenberg, cast composto da Viggo Mortensen, Keira Knightley e Vincent Cassel.

Molto attese anche le pellicole nostrane, dai tre film italiani in concorso (“Terraferma” di Emanuele Crialese, “Quando la notte” di Cristina Comencini e “L’Ultimo terrestre” di Gian Alfonso Pacinotti, forse più conosciuto come il fumettista Gipi, che presenta al festival la sua opera prima come regista) a quelli fuori concorso, primo fra tutti “Il Villaggio di Cartone” di Ermanno Olmi. E ancora prima che il festival inizi sappiamo già che l’Italia sarà tra le nazioni vincitrici: verrà infatti assegnato al regista Marco Bellocchio il Leone d’Oro alla carriera, e per l’occasione il regista presenterà una nuova versione del suo film del 1971 “Nel nome del padre”.

Massiccia anche la presenza di opere francesi, con ben 9 titoli presenti nelle varie sezioni del festival, del Giappone, della Gran Bretagna (6 pellicole per entrambi) e della Germania (5 titoli). In tutto le nazioni rappresentate saranno ben 34.

Le altre novità della mostra riguardano il rinnovamento degli spazi dedicati alla mostra: in attesa dell’inaugurazione del nuovo palazzo del cinema, la Sala Grande dell’attuale palazzo del cinema è stata ampliata e ristrutturata, mentre altri nuovi spazi, come il Lion’s bar, sono stati aggiunti. Completano il quadro la copertura WiFi gratuita del lido, l’inaugurazione di un servizio di bike sharing e le agevolazioni per i trasporti riservate ai visitatori del festival. È possibile approfittare di pacchetti ad hoc per trascorrere davvero una settimana speciale.

Un evento antico, dunque, ma ricco di novità.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – marketing strategico

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Acquistare casa in provincia di Verona, da Cerea a San Bonifacio

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  • 22 Luglio 2011

Se state pensando di comprare casa in Veneto o nelle zone limitrofe, dovreste prendere in considerazione la provincia di Verona, che è davvero ricca di paesi e cittadine suggestivi.

Comprare casa non è mai facile, perché oltre alle questioni riguardanti i costi della casa stessa, bisogna tenere in considerazione moltissime altre variabili, prima fra tutti quella dell’ubicazione dell’abitazione. Considerando che quando si acquista una casa si pensa che in quel posto si vivrà per un arco di tempo piuttosto vasto, è molto importante scegliere una città, un paese o semplicemente un quartiere che ci siano congeniali. Se state pensando di comprare casa nella zona compresa tra Veneto e Lombardia, un’agenzia immobiliare Arcole o in altre località della provincia di Verona potrebbe fare al caso vostro.

La città di Verona è conosciuta in tutto il mondo soprattutto per l’Arena, storico monumento che ancora oggi ospita suggestivi spettacoli e concerti, il festival lirico in primis, e perché è in questa bellissima città che è ambientata una delle tragedie più conosciute e amate del mondo, il shakespeariano Romeo e Giulietta che tutti noi abbiamo letto o visto rappresentato e che riecheggia ancora nella città grazie anche al balcone di Giulietta, tra le mete preferite dagli innamorati o dai semplici visitatori che si recano nella città veneta. Ma la provincia di Verona, come del resto molte altre province del Veneto, è ricca anche di paesini e cittadine minori ma molto belli, nei quali è possibile acquistare case e appartamenti a prezzi inferiori rispetto a quelli proposti nelle città più grandi. Se volete abitare in una bella zona, ma volete cercare di risparmiare un po’, la scelta migliore che potreste fare potrebbe essere quella di valutare degli immobili San Bonifacio, a Cerea, o in altre località della provincia. In questo modo avreste dei vantaggi dal punto di vista economico (ma anche dal punto di vista della tranquillità, se non amate la dimensione della città più grande), e allo stesso tempo potreste conoscere a fondo delle località magari non conosciutissime ma che meriterebbero di essere scoperte. Senza dimenticare che sareste a non molti chilometri da Verona, Mantova e altre bellissime città.

Prendiamo l’esempio di Cerea, comune con poco più di 16.000 abitanti in provincia di Verona. Collocata nel mezzo della pianura del basso veronese, Cerea non è lontana nemmeno dalle città di Rovigo e di Mantova. L’ideale dunque anche per chi lavora fuori Veneto, in provincia di Mantova. Una posizione strategica se vogliamo, a poca distanza da centri maggiori che potreste dover frequentare per motivi di lavoro o che semplicemente potreste voler raggiungere per una gita fuori porta con gli amici o la famiglia. Cerea riassume in sé i vantaggi del piccolo centro dando anche la possibilità a chi ci vive e a chi ha deciso di prendere casa proprio qui di raggiungere in poco tempo le vicine città. Anche San Bonifacio potrebbe essere una cittadina da consigliare: a 26 chilometri di distanza da Verona, San Bonifacio è sicuramente un posto piacevole da visitare e in cui vivere, grazie ai numerosi monumenti e luoghi d’interesse storico che custodisce e che la rendono molto graziosa, e grazie anche alla tradizione vinicola che la contraddistingue. Date un’occhiata alle case o agli appartamenti San Bonifacio, potreste trovare quello che fa per voi.

Gli esempi potrebbero essere molti, ma il discorso è sempre lo stesso: se volete acquistare casa in una bella località, non lontana dalle grandi città ma un po’ più tranquilla, una cittadina della provincia di Verona potrebbe essere quello che state cercando.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – concorrenza sul web

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Luoghi storici a Cassino: i cimiteri di guerra

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  • 20 Luglio 2011

Cassino è tristemente conosciuta anche per le quattro battaglie che vi ebbero luogo nel 1944, nel corso della seconda Guerra Mondiale.

La città di Cassino, durante la seconda guerra mondiale, fu suo malgrado protagonista di una delle più sanguinose battaglie del conflitto. Come molte altre città conosciute anche per episodi nefasti di questo tipo, a Cassino è ancora viva la memoria per quanto successo, anche perché a ricordare agli abitanti e ai visitatori quello che è accaduto poi non tantissimo tempo fa rimangono non solo il museo 2 guerra mondiale e gli edifici, come l’Abbazia di Montecassino, che furono martoriati dalle bombe e dai combattimenti, ma anche i cimiteri, che costellano silenziosi ma grevi il terreno di Cassino agendo non solo come memoriali ma anche come monito per tutti noi.

A Cassino trovarono la morte moltissimi soldati di nazionalità diverse, giovani uomini che morirono in battaglia per qualcosa in cui credevano, o forse perché non avevano altra scelta che scendere in campo e rischiare la propria vita. Giovani soldati che ora riposano a Cassino, nei vari cimiteri della città: il cimitero polacco, il cimitero tedesco e il cimitero del Commonwealth, probabilmente il più famoso della città.

In quest’ultimo riposano 4.266 soldati appartenenti al Commonwealth, la maggior parte dei quali morì proprio durante le battaglie di Cassino, che ebbero luogo come noto tra il gennaio e il maggio del 1944 (esistono varie immagini di guerra relative a queste battaglie). Un cimitero vasto che per grandezza, in Italia, è il secondo del Commonwealth, un cimitero in cui sono sepolti militari britannici, canadesi, australiani, neozelandesi, sudafricani, indiani, pakistani e un soldato dell’Armata Rossa. Dei 4.266 soldati sepolti nel cimitero del Commonwealth di Cassino, 284 non sono stati identificati. Oltre alle tombe dei soldati, che formano delle lunghe fila di steli candide su un prato verde, nel cimitero si trova anche il monumento commemorativo di Cassino, eretto nel 1956 allo scopo di rendere onore ai soldati del Commonwealth che parteciparono alla campagna italiana.

Oltre al cimitero del Commonwealth, chiamato anche Cassino War Cemetery, da visitare è anche il cimitero militare polacco, a nord dell’Abbazia di Montecassino. Qui riposano 1.052 soldati dell’undicesimo corpo d’arma polacco ed è qui che vollero essere seppelliti il Generale Anders, deceduto nel 1961, ed il cappellano arcivescovo Gawlina. Vi si accede attraverso un viale costeggiato di cipressi, e le croci che stanno a ricordare i soldati caduti sono disposte ad emiciclo.

Infine, il cimitero tedesco, che si trova nella frazione di Caira, a nord di Cassino. Qui sono sepolte le salme di 20.035 soldati del terzo Reich caduti in Italia, in particolare nelle zone di Cassino fino a Frosinone, proseguendo poi fino a Pescara, Lecce e Reggio Calabria (Sicilia esclusa). Iniziato nel 1959 dall’architetto Tischler, i lavori continuarono poi sotto la guida del Prof. Offemberg. Le croci sono disposte a circolo su un anfiteatro circolare che si sviluppa verso l’alto come una collina, e all’ingresso si trovano le statue di una donna e di un uomo che esprimono la desolazione derivante dalla tragedia della guerra. Sulla sommità della collina è stata posta una croce di bronzo alta 11 metri.

I cimiteri di guerra di Cassino sono un’importante testimonianza della storia seconda guerra mondiale, e proprio perché accolgono le salme di soldati di diverse nazionalità, sono da visitare e da intendere come monumenti contro la guerra nella sua totalità, senza distinzioni di nazionalità e confini.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – internet marketing

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Risultati positivi per la Hyundai nei primi mesi del 2011

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  • 11 Luglio 2011

Una delle case automobilistiche protagoniste di questa prima parte dell’anno è sicuramente la coreana Hyundai.

Negli ultimi mesi la Hyundai ha riempito le pagine dei giornali e delle riviste specializzate con notizie relative al lancio di nuovi, innovativi modelli, alle vendite a dir poco positive della Hyundai ix35 e di molti altri modelli e a molto altro ancora. La casa automobilistica coreana, presente sul mercato europeo da relativamente poco tempo, sta inanellando successo dopo successo, dimostrando di poter stare al passo con le altre celeberrime case automobilistiche.

Una prova dei passi avanti che l’azienda sta facendo è data dalla notizia che vorrebbe l’insegna della casa automobilistica svettare, insieme a quelle di altri famosissimi marchi, dall’alto del luminosissimo pannello di Piccadilly Circus, a Londra. Un onore concesso a pochi, e un’occasione unica per farsi pubblicità e ribadire l’importanza del proprio marchio: uno dei simboli della capitale britannica, le insegne luminose di Piccadilly Circus, che si sono spente solo in casi veramente eccezionali (la Seconda Guerra Mondiale e la morte di Churchill, per dire), sono viste ogni anno da milioni di persone. Secondo l’Economist l’insegna luminosa della Hyundai andrà a sostituire quella della Sanyo, presente a Piccadilly sin dal 1978. Un bel colpaccio per la casa automobilistica, che sembra pagherà questa visibilità circa 2 milioni di sterline l’anno.

La misura del successo della Hyundai non è data però solo dalla sua ammissione nella gloriosa piazza di Piccadilly Circus, ma anche da dati più concreti e inconfutabili. Nel primo trimestre dell’anno l’azienda coreana, pur dovendo far fronte ad un andamento non proprio ottimale per quanto riguarda il mercato interno, ha fatto registrare degli ottimi risultati all’estero (come confermato anche dalla Hyundai Italia), con un giro di affari che si aggira intorno ai 18.230 miliardi (ossia un 21,4% in più rispetto ad un anno fa). Le immatricolazioni Hyundai all’estero, nei primi tre mesi dell’anno, hanno avuto un incremento dell’11,6% (mentre in patria c’è stato un calo dello 0,8%), e le previsioni per il prossimo futuro sono positive.

Nella sola Europa è stato raggiunto il numero di 5 milioni di auto vendute, un traguardo eccellente se si pensa che le prime Hyundai apparvero in Europa solo nel 1977, anno in cui nel Vecchio Continente debuttò la Pony. Il paese europeo che sembra maggiormente apprezzare la casa coreana è la Germania, dove sono state immatricolate oltre 700.000 vetture Hyundai, ma anche l’Italia sembra gradire molto i modelli di auto della casa automobilistica orientale. Nel primo trimestre di quest’anno, la Hyundai Italia automobili ha immatricolato oltre 11.000 vetture, un risultato che anche se non stupefacente è comunque da interpretare in modo positivo alla luce del calo generalizzato del mercato nazionale.

E sembra che l’azienda coreana sia ben intenzionata a non perdere terreno, viste le novità che ha in serbo: sarà disponibile da settembre la nuova i40, un modello di quasi circa 5 metri di lunghezza con il quale la casa coreana mira a conquistare il segmento D; l’obiettivo della Hyundai è piazzarsi tra le prime cinque case automobilistiche del settore entro il 2012. Ma la Hyundai guarda ancora più in là, come dimostra la nuova Hyundai Floauto, modello realizzato da uno studente dell’università di Seul che per dare vita a quest’auto ha tratto ispirazione dagli yacht di lusso. Pensata come modello innovativo di auto ecologica, la Floauto, per la quale una produzione seriale non è ancora ipotizzabile, è alimentata da un motore elettrico che si ricarica tramite dei pannelli solari posti sul tettuccio.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – indicizzazione motori ricerca

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Il trucco: operazione quotidiana ma anche forma d’arte

Per molte donne truccarsi è diventata una semplice operazione da farsi ogni giorno, ma quella della cosmesi è anche un’arte che necessita dell’intervento di professionisti veri e propri.

Truccarsi e imbellettarsi è un’operazione quotidiana, compiuta dalle donne di tutto il mondo in modo abituale. Ma il semplice trucco usato ogni giorno dalle donne è solo una parte dell’universo del maquillage, un universo che comprende moltissimi sottogruppi e che è fatto anche di professionisti che per diventare tali hanno dovuto frequentare diversi corsi, dal corso trucco base ad una scuola di trucco più specifica, e che grazie a passione, esperienza, bravura e impegno sono diventati dei veri e propri artisti (non a caso i truccatori professionisti sono anche chiamati make up artist).

L’abitudine di truccarsi, per motivi religiosi, culturali o semplicemente estetici, risale alla notte dei tempi ed era in uso anche presso antiche popolazioni (basta pensare agli Egiziani); al giorno d’oggi l’arte del make up è declinata in diversi modi. I truccatori professionisti, attivi in diversi ambiti, prestano i propri servigi al mondo del cinema, dell’arte, della televisione, della moda e della fotografia, e il loro lavoro è spesso riconosciuto anche tramite prestigiosi premi, come accade per esempio durante la notte degli Oscar di Los Angeles, il maggiore evento per quanto riguarda il mondo del cinema: accanto agli attori, ai registi e agli altri professionisti del settore che durante la serata vengono premiati dall’academy, ricevono la preziosa statuetta anche quei make up artist che si sono particolarmente distinti nella lavorazione di un dato film, contribuendo in parte al successo stesso del film. Ci sono film, infatti, nei quali la componente del make up, insieme a quella degli effetti speciali, è davvero fondamentale: basta pensare a quelle pellicole nelle quali gli attori vengono invecchiati per esigenze di copione, o ancora ai film fantascientifici o in costume, per i quali le fattezze delle star devono subire delle modifiche. In tutti questi casi, ma anche in tutti gli altri tipi di pellicole, è necessario affidarsi al lavoro di un esperto che abbia frequentato un corso di trucco artistico viso e che sia in grado di ottenere l’effetto richiesto dal regista.

Stesso discorso vale anche per la televisione, ambito in cui il lavoro del truccatore professionista è fondamentale per permettere alle star e alle starlette televisive di apparire al meglio (e vedendo le foto di alcuni personaggi famosi al naturale, senza un filo di trucco, si capisce subito come a volte la mano del make up artist possa fare miracoli), e ancora di più per il teatro. Come accade per il cinema, anche in ambito teatrale, per esigenze di copione, l’aspetto degli attori deve cambiare, e il lavoro del truccatore in questo senso è veramente essenziale, tanto più che a teatro non esistono filtri né la possibilità di usare effetti speciali o altri artifizi che permettano di modificare le fattezze degli attori. Opere teatrali e musical come Notre-Dame de Paris o Cats, giusto per fare qualche esempio, devono parte del proprio successo all’opera dei truccatori, che dopo aver frequentato un corso make up teatrale sono in grado di lavorare in questo settore con competenza.

La lista degli ambiti nei quali il lavoro del truccatore professionista è necessario è davvero infinita, e comprende anche la fotografia, il body painting e molti altri tipi di espressione artistica. Il make up, insomma, non è solo un trucco (scusate il gioco di parole) per farsi più belle, ma è una vera e propria forma d’ arte.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionamento gratuito

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Fiera della Ferramenta a Colonia: la prossima edizione nel 2012

Una delle più importanti fiere nel settore della ferramenta si svolge in Germania, a Colonia, con cadenza biennale.

La prossima edizione di Eisenwaren Koln, uno degli eventi di riferimento a livello mondiale per quanto riguarda il settore della ferramenta, si svolgerà il prossimo marzo a Colonia. Anche se mancano ancora parecchi mesi all’apertura della fiera, non è mai troppo presto per cominciare ad organizzare la propria partecipazione all’evento e assicurarsi un posto, in qualità di visitatore o di espositore, ad uno degli eventi immancabili del settore.

Qualsiasi persona o compagnia operante nel settore della ferramenta, delle macchine utensili, dell’antinfortunistica, della vendita trapani a colonna e così via sa bene che la fiera che si svolge ogni due anni nella città tedesca è uno di quegli eventi ai quali bisognerebbe fare in modo di partecipare. È negli spazi di questa fiera, infatti, una fiera che ospita professionisti provenienti da tutto il mondo su una superficie a dir poco ampia, che le possibilità di stringere interessanti rapporti commerciali o più semplicemente di raccogliere qualche informazione utile sulle ultime novità del settore si moltiplicano. Non a caso ad ogni edizione della fiera gli operatori del settore si presentano a frotte nei padiglioni della fiera di Colonia, che nelle passate edizioni ha fatto registrare dei numeri a dir poco positivi: su un’area espositiva di circa 142.000 m² trovano spazio circa 2.700 espositori provenienti da ben 52 paesi diversi, e la fiera è in grado di attirare all’incirca 57.000 visitatori provenienti da oltre cento paesi. Dei numeri sorprendenti, che parlano di una fiera ormai più che affermata a livello mondiale, grazie anche ad una fama che le proviene da una storia lunga cinquant’anni. Dei numeri che fanno della fiera di Colonia l’evento di punta del settore della ferramenta a livello mondiale.

Dopo il successo ottenuto dall’ultima edizione della fiera, che si è svolta nel marzo del 2010, l’Internationale Eisenwarenmesse Köln riaprirà i battenti tra i l 4 e il 7 marzo 2012, fornendo come sempre un sunto delle ultime novità del settore. Molte sono le categorie commerciali rappresentate, a cominciare dagli utensili manuali ed elettrici e dalle attrezzature macchine utensili, passando per i dispositivi di protezione e arrivando fino ai materiali da costruzione. Un’offerta ampia e variegata, quindi, in grado di rispondere alle esigenze di diverse categorie di visitatori, che non a caso accorrono da tutto il mondo per prendere parte all’evento. Per quanto riguarda i visitatori, le categorie maggiormente rappresentate sono quella degli specialisti della sicurezza, degli operatori nel settore dei materiali da costruzione e dei prodotti antinfortunistica, ma anche dei responsabili dei grandi magazzini e dei negozi al dettaglio e in generale tutti coloro che lavorano nel settore della ferramenta. Per accedere alla fiera in qualità di espositori è possibile acquistare dei biglietti giornalieri o valevoli per due giorni, ma per coloro che desiderano approfittare al massimo dell’evento senza perdersi nessun momento della fiera esistono anche degli abbonamenti che coprono l’intera durata della fiera stessa. Per quanto riguarda gli espositori, invece, è ancora possibile prenotare uno stand per mettere in mostra i propri prodotti e servizi.

In ogni caso, sia che vogliate esporre che visitare la fiera della ferramenta di Colonia, è già tempo di organizzare la vostra partecipazione all’evento!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionamento motori ricerca

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Le assicurazioni dall’Antico Egitto ai giorni nostri

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  • 15 Giugno 2011

La storia delle assicurazioni è più antica di quanto si possa immaginare, ed ebbe inizio molti secoli fa.

Al giorno d’oggi siamo abituati a sentir parlare di molti tipi di assicurazioni, dalle assicurazioni professionisti a quelle per le automobili, e sembra che non ci sia ambito per il quale non sia possibile stipulare una polizza assicurativa. Le star del cinema, della televisione e della musica assicurano persino parti del proprio corpo, come nei celeberrimi casi – veri o presunti tali – delle terga di Jennifer Lopez o delle gambe di Heidi Klum.

Siamo così abituati a dare per scontato che ogni cosa, dall’auto alla casa, possa essere assicurata, che ci riesce difficile immaginare che in passato non esistevano coperture assicurative, non nella stessa misura con cui le conosciamo oggi, perlomeno. E in effetti è da parecchi secoli che l’uomo cerca di assicurare se stesso e le proprie proprietà con degli strumenti appositi, e per andare alla ricerca dei primi esempi di assicurazione, o perlomeno degli antenati delle odierne assicurazioni, bisogna andare molto a ritroso nel tempo. Risale addirittura all’Antico Egitto, e più precisamente al 2700 a.C., periodo in cui venne istituita una cassa mutua per le spese funebri dei tagliapietre, il primo strumento assicurativo. Esempi di mutualità e di solidarietà simili si trovano anche nelle antiche civiltà greca, romana e del Medio Oriente, e possono essere considerati come i germi dell’assicurazione azienda e di altro tipo in uso al giorno d’oggi.

Per trovare qualcosa di più simile alle assicurazioni odierne bisogna però andare un po’ più avanti nel tempo, arrivando più precisamente al XIV secolo. È nel corso del 1300 che si sviluppa infatti quella che può essere considerata come la prima forma assicurativa, il cui scopo era quello di tutelare le merci che viaggiavano per mare. L’assicurazione nasce infatti come uno strumento di protezione contro gli imprevisti, e i viaggi in mare, soprattutto a quell’epoca, potevano davvero essere una fonte inesauribile di contrattempi. Non è quindi un caso che i primi istituti assicurativi siano nati in città di mare o di fiume, come nel caso di Firenze, città in cui nacque nel corso del XIV secolo la figura dell’intermediario, o di Genova, città natale della prima società di assicurazioni, denominata Tam mari quam terra. Genova è anche la città in cui venne stipulata una delle prime polizze di cui abbiamo notizia per mano di Raffaele Luxardo, membro di una delle famiglie che sono entrate a far parte della storia delle assicurazioni. Nella fattispecie l’assicurazione, un documento redatto dal notaio Teramo Maggiolo il 21 febbraio 1368, riguardava la nave di Niccolò Becchignone, che veniva assicurata per 425 perperi d’oro.

Insieme a Genova, un’altra città che deve essere citata quando si parla della storia delle assicurazioni è sicuramente Londra. È nella città inglese che nascono i Lloyd’s, il cui nome deriva dal nome della taverna nella quale si incontravano gli intermediari attivi in città. La taverna Lloyd’s era il luogo prescelto in quanto il proprietario teneva un bollettino nel quale veniva riportata la situazione delle navi in mare che erano state assicurate. Sempre a Londra, in seguito al grave incendio del 1666, si cominciò a pensare alle assicurazioni come a strumenti con cui proteggere la collettività, e sempre a Londra, nel secolo successivo, cominciò a svilupparsi il concetto di assicurazione sulla vita.

Nei secoli successivi il settore delle assicurazioni ha subito molte evoluzioni, e i tipi di polizze, dall’assicurazione attività a quella per l’auto, si sono moltiplicati, “invadendo” molti ambiti della nostra vita.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – statistiche web

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La comunicazione, un ambito in continua evoluzione

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  • 15 Giugno 2011

Comunicare è sicuramente uno dei bisogni primari dell’uomo, e la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione dei nostri giorni non fa che confermarcelo.

Con il continuo sviluppo di social network, di telefonini sempre più evoluti, del web in genere e di tutti i mezzi di comunicazione che caratterizza la nostra epoca, non si può fare a meno di affermare che la comunicazione, in tutte le sue espressioni, riveste un ruolo di sempre più primaria importanza in tutti gli ambiti della nostra vita, da quello lavorativo a quello privato. Non a caso si sono moltiplicate, negli ultimi anni, le figure esperte in ambiti diversi della comunicazione, dal docente comunicazione all’addetto al custumer care, tutti ruoli diversi ma che hanno la comunicazione come base comune.

Certamente la comunicazione è sempre stata un’esigenza dell’uomo, anche se magari nel tempo si è evoluta in diverse forme e grazie a diversi strumenti, e nel corso della sua storia l’uomo ha saputo affinare le proprie capacità comunicative in vari modi: in primo luogo dando vita alla comunicazione verbale, che ci distingue più di ogni altra cosa da ogni altra specie vivente, poi con la nascita della scrittura e di tutte le forme di comunicazione che sono nate nel tempo e che sono giunte sino a noi, dall’arte al cinema, dal giornalismo alla posta elettronica. Tracciare una storia della comunicazione umana, mettendo in evidenza anche solo le tappe fondamentali di questa evoluzione, sarebbe un’impresa quantomeno ardua, considerando soprattutto il fatto che si tratta di una materia in continuo sviluppo e cambiamento, soprattutto negli ultimi tempi. Perché se è vero che la comunicazione ha sempre fatto parte della vita dell’uomo, d’altra parte è anche vero che nell’epoca e nella società in cui viviamo l’accento sulla comunicazione, in tutte le sue varianti, sembra essere posto con sempre maggiore convinzione e veemenza. Il successo riscosso dalle facoltà, dai corsi e dai master in comunicazione politica, giornalistica, scientifica e così via offerti dalle università e da altri enti è solo una dimostrazione di quanto la comunicazione stia diventando sempre di più non solo una necessità dell’essere umano, ma una materia da approfondire e studiare, un ambito che richiede l’intervento di figure specializzate e competenti, dei veri e propri esperti che sappiano trattare la materia e sviscerarla in tutte le sue componenti.

Ma basta guardarsi in giro per capire come la comunicazione, o perlomeno il tentativo di comunicare, sia diventata una questione sempre più all’ordine del giorno per molti di noi. La richiesta sempre maggiore di figure esperte in comunicazione, dagli specialisti delle pubbliche relazioni al consulente comunicazione, è certamente un forte indice del vento che sta tirando, ma quello che maggiormente ci dà il polso della situazione è probabilmente il proliferare di diversi e sempre più evoluti mezzi di comunicazione. I mezzi di comunicazione si sono moltiplicati e diffusi moltissimo rispetto ad un passato non troppo remoto, grazie soprattutto allo sviluppo del web, che permette di mettersi in contatto con il resto del mondo in tempi brevi e in un modo accessibile a quasi tutti. Accanto ai nuovi mezzi di comunicazione, email, facebook, twitter e altri tipi di blog e social network continuano a sopravvivere anche i “vecchi” mezzi di comunicazione, come i giornali, la televisione e la radio, in un bombardamento mediatico che non ha precedenti nella storia dell’uomo. Attenzione però: avere a disposizione tanti mezzi di comunicazione non significa automaticamente saper comunicare, o farlo in maniera reale. Perché se è vero che le possibilità di comunicare sono aumentate, è anche vero che sta a noi usare questi mezzi per cercare di stabilire un contatto reale con le altre persone, e non solo virtuale.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – vendita online

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La grappa come ingrediente per piatti dolci e salati

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  • 13 Giugno 2011

La grappa non è solo un ottimo prodotto italiano da bere e degustare, può essere anche un ingrediente da usare per rendere speciale molti piatti, sia dolci che salati.

Tutti sanno che la grappa è un prodotto tipicamente italiano, realizzato tramite speciali alambicchi per grappa, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Ciò che forse non tutti sanno è che la grappa non è solo ottima da degustare da sola, magari dopo cena o insieme agli amici, ma anche mischiata ad altri ingredienti per formare dei piatti davvero unici e sorprendenti. E se pensate che la grappa si presti solo ad essere aggiunta nella preparazione di alcuni dolci, vi sbagliate di grosso: la grappa possiede infatti delle caratteristiche e peculiarità che la rendono adatta anche ad essere aggiunta quando preparate primi, secondi e pietanze salate in genere.

Certo i puristi della grappa potrebbero storcere il naso di fronte al suo uso per scopi diversi dalla semplice e pura degustazione, e sicuramente quando si usa la grappa per cucinare sarebbe probabilmente meglio evitare di usare delle varietà di grappe particolarmente preziose, che indubbiamente perderebbe qualcosa della sua unicità se mescolata ad altri ingredienti, ma questo non significa che la grappa non si debba utilizzare in cucina. D’altra parte anche il vino viene spesso impiegato nella preparazione di risotti, sughi, piatti a base di carne e quant’altro, e l’aggiunta di un tocco di grappa, esattamente come capita con il vino, non può certo essere vista di cattivo occhio se concorre alla preparazione di un piatto sublime.

Come detto, l’uso della grappa in cucina è contemplato sia nel caso di pietanze dolci che salate. Cominciamo dai dolci, per i quali probabilmente l’associazione con la grappa risulta più evidente anche a chi non se ne intende molto né di grappa né di cucina. La grappa è utilizzata per preparare, per esempio, le frittelle, i dolci tipici del carnevale, ma anche altri tipi di torte, come la ciambella con la frutta secca o i tortini al cioccolato, e per aromatizzare le marmellate. Sempre restando nell’ambito dolciario, c’è da dire che la grappa si presta non solo ad insaporire i cibi, ma anche a conservarli: se non avete mai provato la frutta – ciliegie, pesche, uva – conservata sotto spirito con la grappa vi siete sicuramente persi un’esperienza gustativa unica.

Come succede per le marmellate, l’acquavite può essere impiegata anche per aromatizzare le verdure, come per esempio gli asparagi, e per insaporire molti cibi. Esistono moltissime ricette che prevedono l’uso della grappa, e in poche righe si possono citare solo alcuni esempi che magari possono stuzzicare la fantasia di chi legge e convincervi a mettervi ai fornelli per provare a realizzare voi stessi questi particolari piatti. Partendo dai primi, si può provare il risotto con scampi, fragole e grappa, un piatto speciale da offrire e gustare in occasioni, appunto, speciali. Un altro primo interessante preparato con l’acquavite sono gli gnocchi di patate e mele alla grappa, un piatto ricco e goloso. Per quanto riguarda i secondi, ci si può indirizzare verso i petti di pollo al burro e salvia sfumati con la grappa, un piatto semplice e veloce, o verso il roast beef di manzo al pepe verde, spezie e grappa, un piatto un po’ più elaborato ed ugualmente gustoso.

Visto? La grappa in cucina è un ingrediente utile e versatile, che si presta ad essere usato in situazioni e contesti diversi, e non solo ad essere sorseggiata.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – concorrenza mercato

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La Festa del Redentore il 16 e il 17 luglio a Venezia

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  • 10 Giugno 2011

La festa del Redentore, uno degli eventi più importanti della tradizione veneziana, si svolgerà nel capoluogo veneto il 16 e il 17 luglio prossimi.

Il Redentore, ossia una delle feste più amate dai veneziani, per non dire la più amata in assoluto, e uno degli eventi folcloristici più apprezzati anche dai turisti e dai visitatori del capoluogo veneto, è ormai alle porte. Le celebrazioni del Redentore Venezia 2011 avranno infatti luogo il 16 e il 17 luglio, in una due giorni che promette di illuminare il Bacino di San Marco rendendo una città già di per sé splendida come Venezia ancora più affascinante.

Il successo che ancora oggi questa festa è in grado di riscuotere sia presso gli autoctoni che presso i visitatori ci fa forse dimenticare che si tratta di una festa molto antica, nella quale si può leggere una pagina buia ma importante della storia della Serenissima. La festa Redentore Venezia, infatti, che si svolge ogni anno a Venezia ormai da secoli, è l’evento che ricorda la costruzione della Chiesa del Redentore, nel XVI secolo, come ex voto per la liberazione della città dalla peste, che stava attanagliando la città e mietendo migliaia di vittime. Siamo nel biennio compreso tra il 1575 e il 1577, due anni bui per la città durante i quali la città perse quasi un terzo della popolazione a causa di una terribile epidemia. Nel 1576, come estremo tentativo per contrastare la peste, il Senato fece voto di realizzare una chiesa intitolata al Redentore nel momento in cui l’epidemia terminasse. Fu così che nel maggio del 1577, sull’Isola della Giudecca, venne posata la prima pietra della Chiesa progettata da Andrea Palladio, e nel luglio dello stesso anno i veneziani potettero festeggiare la fine della pestilenza con una processione verso la Chiesa del Redentore (si trattava allora di una chiesetta provvisoria in legno), che si snodava lungo un ponte di barche che raggiungeva la Giudecca.

Quella del luglio 1577 fu solo la prima delle processioni che si compirono e che continuano a compiersi verso la Chiesa del Redentore. Ancora oggi, infatti, la Festa del Redentore viene celebrata in ricordo della liberazione della città dalla peste, e ancora oggi uno dei fulcri delle celebrazioni è la processione verso la Chiesa, resa possibile dalla costruzione di un ponte votivo di legno e provvisorio che collega le Zattere con la Giudecca. La festa del Redentore conserva quindi una forte connotazione religiosa, ma si tratta anche di un evento folcloristico apprezzato non solo dai credenti, un evento che mischia molti elementi diversi facendone una festa interessante da diversi punti di vista.

Come detto, la festa del Redentore si dipana nell’arco di due giornate: nella giornata del sabato i veneziani cominciano a preparare le imbarcazioni per uscire in mare e godersi la festa sull’acqua (ma la festa si può seguire anche sulle terrazze o dalle calli della città), mentre viene aperto il ponte votivo verso la Giudecca, verso le 19, e poco prima di mezzanotte comincia il grandioso spettacolo pirotecnico che illumina il Bacino di San Marco. La domenica è invece la giornata dedicata alle Regate del Redentore, che iniziano nel pomeriggio, e agli appuntamenti religiosi, con la Santa Messa celebrata nella Chiesa del Redentore.

Un evento suggestivo, cui vale la pena partecipare se in luglio state trascorrendo delle vacanze terme o di altro tipo nei dintorni di Venezia.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Applicazioni e vantaggi della plastica

Le materie plastiche fanno parte della nostra vita di tutti i giorni, e anche se a volte si parla di plastica in maniera spregiativa, questo materiale presenta degli indubbi e notevoli vantaggi.

Se ci guardiamo intorno non è difficile notare come le varie materie plastiche, dalla poliurea al polietilene, trovino applicazione in molti diversi settori, da quello dei rivestimenti in plastica a quello dell’arredamento, solo per citare alcuni dei settori nei quali la plastica viene utilizzata.

Possiamo sicuramente dire che la plastica ha “invaso” vari ambiti della nostra vita, e pensare ad un mondo senza oggetti e componenti in plastica sarebbe davvero impossibile, così come sarebbe impossibile pensare ad un mondo senza legno o senza altri materiali che ci sono ormai diventati indispensabili. Nonostante, o forse a causa della sua capillare diffusione, la plastica non ha però sempre goduto di buona fama, anzi, è stata spesso connotata in modo negativo e associata all’idea di finto, di non umano e di impersonale. Basti pensare al modo in cui l’appellativo “di plastica” viene impiegato per descrivere in modo dispregiativo persone, rapporti e così via – come nel caso del “fake plastic love” (l’amore finto di plastica) citato in una celeberrima canzone dei Radiohead o della “Fabbrica di plastica” descritta in una canzone di Gianluca Grignani – per rendersi conto di come, quando si parla di qualcosa “di plastica”, non sempre, o per meglio dire quasi mai, ci si riferisce a quel qualcosa con un tono benevolo.

Oltre a queste considerazioni, bisogna anche dire che una certa avversione nei confronti delle materie plastiche è maturata in concomitanza con la crescita della sensibilità di molti nei confronti della questione ambientale. La plastica, se dispersa nell’ambiente, causa infatti degli enormi danni ambientali a causa del suo essere praticamente indistruttibile, perlomeno nel breve periodo. Inoltre, i rifiuti plastici non possono essere smaltiti con le stesse modalità usate per altri tipi di materiali, come l’incenerimento. Questo non significa però che le materie plastiche siano da mettere in croce: come detto, sarebbe impensabile pensare ad un mondo senza plastica, senza rivestimenti gomma, senza scenografie in polistirolo e così via. D’altra parte se è vero che la plastica non è un materiale biodegradabile, se non in centinaia di anni, è anche vero che esiste la possibilità di riciclarla, e quindi di riutilizzarla, come pure esistono ormai delle lavorazioni che permettono di produrre degli speciali tipi di plastica degradabile.

Le materie plastiche, inoltre, presentano numerosi vantaggi, che ne permettono l’utilizzo in molti diversi settori e per vari tipi di lavorazioni, e che hanno delle conseguenze positive, e non solo negative, per l’ambiente. La plastica è infatti un buon isolante acustico, termico, elettrico e meccanico, oltre che un materiale leggero e versatile, facilmente lavorabile con un basso consumo di energia, economico, colorabile, resistente alla corrosione, alle muffe, ai batteri e ai funghi e idrorepellente. Tutte caratteristiche che distinguono le materie plastiche da altri tipi di materiali, e che le rendono perfette per diversi scopi, dalla produzione di barriere protettive agli arredamenti asili, dalla fabbricazione dei sistemi di isolamento dei frigoriferi a quelli delle nostre case.

In conclusione, la connotazione negativa che ancora aleggia intorno al termine “plastica” risulta in certi casi ingiustificata, considerato non solo il fatto che sussiste la possibilità di riciclare e quindi di riutilizzare tale materiale, ma anche che alcune delle caratteristiche peculiari della plastica hanno delle conseguenze positive in termini di risparmio energetico.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Cattolica, meta ideale per le vostre vacanze estive e non solo

Se vi recherete a Cattolica in primavera, autunno e inverno, e non solo in estate, vi accorgerete che Cattolica è una città da vivere tutto l’anno, e che ogni stagione riserva qualche piacevole sorpresa ai turisti e ai cittadini stessi.

Ovviamente la stagione più ricca di eventi di ogni tipo rimane l’estate, stagione in cui tutti gli hotel 2 stelle Cattolica sono pieni, ma l’agenda delle manifestazioni di Cattolica è fatta di 12 mesi. Tra gli eventi più importanti della primavera, per esempio, non si può dimenticare la Fiera degli antichi sapori di terra e di mare, che si svolge di solito in aprile, quando le prime giornate calde dell’anno invogliano turisti e non a uscire e fare una gita in una bella località di mare. Quest’anno si è svolta la XXVIII edizione della fiera, che fa sempre registrare un numero considerevole di visitatori, attratti dalla possibilità di conoscere ed acquistare prodotti eno-gastronomici e artigianali di qualità. Ad esporre i propri prodotti ci sono infatti circa 100 aziende provenienti da tutta Italia, che presentano al pubblico prodotti tipici e DOP, ma la fiera dà spazio anche all’artigianato etnico nazionale e internazionale. A rendere l’atmosfera ancora più festosa, numerosi eventi musicali, teatrali e di animazione.

Se si parla di primavera la mente va subito ai fiori, e i fiori sono i protagonisti di un altro evento che si svolge a Cattolica in questa stagione e che attira anche quanti soggiornano in hotel Misano o di altre località vicine: la mostra dei fiori. Su uno spazio espositivo di più di 4000 metri quadrati circa 100 vivaisti italiani mettono in mostra i loro fiori e le loro piante, e danno l’opportunità ai visitatori di scegliere gli esemplari migliori per abbellire le proprie case e i propri giardini. Non si tratta però solo di una mostra mercato di fiori, ma di una vera e propria occasione di divertimento: si sa che con la primavera aumenta l’allegria e la voglia di divertirsi, e per questo l’evento comprende anche spettacoli di intrattenimento.

Anche in inverno, e in particolare nel periodo natalizio, Cattolica ha sempre in serbo qualcosa per i suoi visitatori: se amate festeggiare il Natale all’insegna della tradizione, potete divertirvi con i vostri bambini sulla pista di pattinaggio sul ghiaccio, mentre se volete fare un’esperienza più insolita potete recarvi al famoso Acquario di Cattolica, dove si possono ammirare dei presepi…sott’acqua!

Se invece scegliete Cattolica come meta per le vostre vacanze estive, sappiate che se volete partecipare ad eventi di ogni tipo avete solo l’imbarazzo della scelta! In agosto potete partecipare alla tradizionale festa della Madonna “Stella Maris”, protettrice dei pescatori e dei marinai, festa che comprende una celebrazione religiosa e una processione di barche, il tutto concluso da un emozionante spettacolo pirotecnico. Se invece preferite un evento un po’ più “movimentato”, la Notte Rosa è quello che fa per voi: come succede in molte altre località della riviera romagnola (molti sono i turisti che soggiornano in hotel Bellaria o di altre città della riviera per prendere parte all’evento) anche Cattolica per una notte non va a dormire, anzi, rimane più sveglia e viva che mai! Tra grigliate in spiaggia, concerti, spettacoli e giochi il divertimento è assicurato per tutti e per tutta la notte! Ma non serve aspettare questi eventi per passare delle piacevoli giornate estive a Cattolica: la città ospita per tutta l’estate eventi musicali e sportivi, animazione per bambini e mercatini, che rendono ogni soggiorno unico!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Il pavimento alla veneziana dall’Antica Grecia ai giorni nostri

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  • 31 Maggio 2011

Il pavimento alla veneziana ha un’origine antica ma è ancora usato in virtù di alcune caratteristiche sia estetiche che pratiche che lo rendono particolarmente apprezzato.

Vi sarà sicuramente capitato di entrare in qualche edificio o palazzo storico e di ammirarne il pavimento seminato alla veneziana, riconoscendo in quello stesso pavimento lo stile presente in molte case contemporanee. E infatti una delle caratteristiche principali di questo particolare tipo di pavimento è l’aver attraversato praticamente indenne i secoli, riuscendo a non perdere lo smalto che aveva in passato e sapendosi adattare ai cambiamenti e alle evoluzioni che si sono avute nel tempo, senza essere superato da esse, ma anzi usandole a proprio favore per resistere fino ai giorni nostri.

La storia dei pavimenti alla veneziana comincia in età ellenistica: già nell’Antica Grecia, infatti, venivano realizzati dei pavimenti con sassi di torrente cementati con calce e argilla, e anche se ovviamente questi tipi di pavimento avevano un altro nome, in essi possiamo riconoscere gli antenati dei pavimenti alla veneziana veri e propri. Dalla Grecia questo particolare tipo di tecnica raggiunse anche la nostra penisola a seguito del dominio romano: all’epoca romana risalgono l’opus signinum, pavimento realizzato mescolando cioccopesto e calce, e l’opus segmentatum, che si distingueva dal primo per la presenza di scaglie di marmo.

Con il passare del tempo quello che noi chiamiamo battuto alla veneziana si è poi evoluto, sempre restando però fedele a se stesso e diffondendosi in varie zone. Nella zona di Venezia, in particolare, esso riscosse particolare successo, e il motivo per cui questo tipo di pavimento viene chiamato in questo modo si deve al fatto che fu proprio nel capoluogo veneto che questa particolare tecnica raggiunse il suo apice, ed è sempre a Venezia che venne redatto lo Statuto dell’Arte dei Terrazzieri, nel 1586. Lo scopo dello statuto, che constava di 17 capitoli, era quello di creare un’occasione d’incontro tra tutti i Maestri dell’Arte, in modo da poter discutere degli argomenti di comune interesse e stabilire le regole della Confraternita. Per entrare a far parte della Scola e diventare dunque un “terrazzer”, era necessario sostenere e superare delle prove speciali dimostrando di essere in grado di costruire un terrazzo che rientrasse nei parametri stabiliti dalla confraternita stessa. La nascita della confraternita dei terrazzai è di qualche anno antecedente lo Statuto: è nel 1582, infatti, che la Scuola dei terrazzai, che al tempo aveva la propria sede nell’ormai demolita chiesa di San Paternian, venne fondata da Giobatta Crovato insieme ad altri terrazzieri. Da ciò capiamo che il mestiere del terrazzier era visto come un lavoro molto importante, e la creazione del terrazzo alla veneziana era considerata alla stregua delle altri arti.

La storia e le evoluzioni del cotto veneziano sono arrivate fino ai giorni nostri grazie anche ad antiche pubblicazioni, come il Della Architettura di Giovanni Antonio Rusconi, opera che conserva al suo interno la prima illustrazione relativa alla fabbricazione di un terrazzo. L’opera venne pubblicata nel 1590, ma le silografie risalgono ad un periodo precedente, più precisamente alla metà del Sedicesimo secolo. Verso la fine del secolo, comunque, le tecniche di realizzazione di questo particolare tipo di pavimento erano ormai risapute e stabilite, e nei secoli successivi l’arte si è solo affinata ed evoluta, senza però essere mai stravolta. La calce, per esempio, che veniva usata in passato come legante, col tempo è stata sostituita dal cemento, mentre l’avvento della corrente elettrica ha cambiato il modo in cui il cemento veniva levigato: non più manualmente, ma meccanicamente.

A parte questi piccoli mutamenti, possiamo però dire che l’arte del terrazzo alla veneziana è rimasta invariata nei secoli, arrivando ad abbellire anche le nostre case.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Cortina in estate: ecco gli eventi più interessanti

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  • 24 Maggio 2011

La stagione sciistica è terminata già da un po’, ma le nostre montagne, con le Dolomiti e Cortina in primis, sono già pronte per la stagione estiva.

Per molti vacanza in montagna fa rima soprattutto con vacanza neve, piste innevate, sci e serate passate davanti al caminetto in una bella baita. Ma la stagione invernale è ormai finita – anche se qualche settimana fa un ultimo spruzzo di neve sui monti veneti ha imbiancato le località al di sopra dei 1500 metri – ed è inutile piangere sul latte versato, o per meglio dire sulla neve sciolta, soprattutto se si considera che le nostre montagne hanno veramente tantissimo da offrire anche in primavera e in estate. Non si dice nulla di nuovo quando si afferma che molte località di montagna e delle Dolomiti in particolare, come Cortina, sono mete da visitare in tutte le stagioni, e non serve certo la neve per rendere questi posti particolarmente affascinanti e suggestivi, anzi, non sono in pochi quelli che alle piste immacolate preferiscono i verdi prati o i colori affascinanti dell’autunno.

Concentriamoci dunque sulla stagione che sta per arrivare, senza pensare al passato, e vediamo cos’hanno in serbo per noi le vacanze montagna Dolomiti versione estate. Richiamare alla mente le infinite possibilità di divertimento e di relax che molte località delle Dolomiti offrono ai propri visitatori può essere addirittura ridondante, tanto sono famosi i paesaggi, le passeggiate e tutte le atre attività che si possono fare in questi luoghi nei mesi estivi. Ma permettendoci il gusto della preterizione, potremmo parlare delle infinite possibilità che si aprono agli amanti della mountain bike, del trekking, del free climbing e di molti altri tipi di sport, o ancora potremmo parlare dei colori e dei profumi che si sprigionano già in primavera e che rendono una vacanza in montagna appagante da tutti i punti di vista. Sorvolando su queste immagini che probabilmente sono già impresse nella mente, o nell’immaginazione, di chi legge, soffermiamoci invece sugli eventi che si svolgono sulle Dolomiti e a Cortina in particolare, e che sono capaci di aggiungere un plusvalore ad una “semplice” vacanza sui monti. Se tutti sanno che Cortina è la perla della Dolomiti incastonata tra paesaggi mozzafiato, e se a tutti è nota la sua fama come meta mondana e modaiola, non tutti però forse sanno molto dei tanti e numerosi eventi che la città ospita nel corso della stagione estiva e che potrete godervi approfittando di un’offerta Dolomiti.

Cominciamo con la letteratura e con il Premio letterario Cortina d’Ampezzo, che si svolgerà il 25 agosto, quindi già sul finire dell’estate, portando tra le montagne scrittori italiani e non che si sono ispirati, nella stesura delle loro opere, al mondo della montagna. Sempre in agosto, più precisamente tra il 21 e il 28, a rallegrare l’atmosfera di Cortina ci penserà la musica degli ensemble musicali che parteciperanno alla Festa delle Bande, evento storico, giunto alla sua 35ª edizione, cui prendono parte una ventina di bande provenienti dall’Italia, dalla Slovenia e dall’Austria. Cortina ospiterà anche, tra il 24 giugno e il 3 luglio, il Cortina Show Jumping, un importante concorso ippico, mentre gli appassionati di auto troveranno pane per i loro denti con la Coppa d’Oro delle Dolomiti, una competizione automobilistica che vede protagoniste auto del passato (1-4 settembre). Da menzionare anche l’Audi in City Golf, torneo di golf cui parteciperanno campioni di golf e altri personaggi famosi (14-17 luglio), e la Cortina Dobbiaco Run, la corsa delle Dolomiti che dà la possibilità a chi vi partecipa di correre ammirando i bellissimi paesaggi delle Dolomiti.

Allora, state ancora rimpiangendo la neve?

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – concorrenza imprese

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Italiani in bicicletta: il boom dell’ultimo decennio

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  • 24 Maggio 2011

In Italia l’uso della bicicletta è in aumento, e anche se non siamo ancora arrivati ai livelli di altri stati europei, possiamo dire di essere sulla buona strada.

Il traffico di molte città, l’inquinamento, il costo della benzina, la vita fin troppo sedentaria che molti di noi fanno … queste ed altre sono le ragioni all’origine del boom dell’uso della bicicletta e delle vendite di biciclette alluminio professionali o di altro tipo che si è verificato negli ultimi anni. Se aggirandovi per le strade di una qualche città italiana avete avuto l’impressione che il numero di ciclisti in circolo sia aumentato rispetto al passato, non vi siete sbagliati: secondo Legambiente e Irp Marketing, istituto operante nel settore della ricerca di marketing e sondaggi di opinione, in dieci anni l’uso della bici in Italia sarebbe aumentato, nei giorni feriali, di ben tre volte. Sicuramente i ciclisti abituali che scorrazzano per molte città italiane avranno anche notato che a fronte di un aumento di biciclette non si è verificato anche un calo sostanziale delle macchine in circolo, e il traffico risulta, soprattutto in talune città, ancora un grosso problema nonché un deterrente per molti potenziali ciclisti. Quel che è certo, però, è che la predisposizione e l’interesse di molti nel percorrere dei piccoli tragitti quotidiani in sella anziché al volante sono aumentati, e non si può dire che non si tratti di un segnale positivo.

Lo studio effettuato da Legambiente e Irp Marketing rivela che mentre nel 2001 solo il 2,9% della popolazione adulta usava la bicicletta per muoversi in città, nel 2011 la percentuale risulta più che triplicata, arrivando al 9%. Ciò significa che circa 5 milioni di persone, ossia quasi un decimo della popolazione, usa la bicicletta come mezzo di trasporto urbano, dotandola magari di appositi accessori per renderla più funzionale e sicura. Il sondaggio è anche utile per capire le abitudini dei ciclisti e la loro distribuzione tra nord e sud Italia. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, dal sondaggio emerge che i più virtuosi risiedono al nord (merito forse di un territorio pianeggiante più invitante e di un maggior numero di piste ciclabili?): solo l’1% dei ciclisti abituali risiede nelle regioni del sud e delle isole, mentre nelle regioni del centro la percentuale è vicina allo zero. Ma se si parla di uso occasionale, la percentuale al sud aumenta fini ad arrivare al 23%, segno che un interesse nei confronti di questa particolare modalità di spostamento c’è, anche se magari viene ancora vista più come svago e diversivo che come reale alternativa all’automobile o ai mezzi pubblici. D’altra parte tale tendenza è dimostrata in tutto il Belpaese, se è vero che il 75% di coloro che hanno risposto al sondaggio usa la bici titanio, in carbonio o di altro tipo solo il rare occasioni o addirittura non la usa mai, e che il 25% delle persone pensa alla bicicletta soprattutto come ad un piacevole mezzo per trascorrere il tempo libero. Ma si potrebbe far cambiare idea agli italiani curando maggiormente gli itinerari rivolti ai ciclisti e le piste ciclabili: il 43% degli intervistati ha infatti segnalato, tra i maggiori impedimenti all’uso abituale della bici, la mancanza di itinerari protetti sufficienti, mentre il 42% desidererebbe una riduzione del traffico. Mancano anche parcheggi ad hoc (come segnalato dal 19% dei partecipanti al sondaggio) e scarseggia anche la possibilità di salire su treni e altri mezzi pubblici con la bici (il 13% degli intervistati si è espressa in questo modo).

In conclusione, è innegabile che l’interesse degli italiani nei confronti della bicicletta sia in aumento, e probabilmente potrebbe aumentare ancora con degli interventi mirati nelle nostre città.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – marketing mix

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Festival Lirico dell’Arena di Verona 2011: si parte il 17 giugno

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  • 23 Maggio 2011

Come ogni anno a Verona l’avvicinarsi dell’estate significa soprattutto una cosa: l’inaugurazione della stagione lirica all’Arena!

Si avvicina a grandi passi il momento dell’apertura della stagione dell’opera Arena Verona, uno degli eventi più attesi dell’estate veronese e non solo. Moltissimi sono i melomani che ogni estate si riversano nella città veneta per assistere ad una delle opere liriche senza tempo di Verdi, di Rossini, di Puccini – solo per citare alcuni dei compositori protagonisti della stagione lirica veronese – in una location che da sempre fa rima con opera lirica. L’Arena di Verona è sicuramente una cornice impareggiabile, che non fa che rendere ogni rappresentazione ancora più affascinante e suggestiva.

La lunga stagione lirica dell’Arena comincerà il prossimo 17 giugno con La Traviata, un classico verdiano che quest’anno si presenta al pubblico con una nuova produzione, con la regia di Hugo de Ana e la direzione del maestro Carlo Rizzi. E i presenti alla prima serata della stagione potranno godersi una chicca, pensata per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: la rappresentazione della Traviata sarà infatti preceduta dall’esecuzione dell’Inno di Mameli, un’occasione speciale per la quale è stato invitato anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Una serata sicuramente unica e particolarmente suggestiva per aprire la stagione dell’opera Arena di Verona, un evento a cui faranno però seguito molte altre serate, nel corso di tutta l’estate, che sapranno sicuramente soddisfare sia gli appassionati di lunga data sia coloro che si avvicinano a questo mondo per la prima volta. Anche coloro che non sono mai stati avvezzi al mondo della lirica, infatti, si faranno sicuramente trasportare dalla magia che un luogo come l’arena sa sprigionare, appassionandosi di alcune delle opere che sono entrare a far parte della storia e del nostro bagaglio culturale. Opere verdiane come la già citata Traviata, il Nabucco e l’Aida, ma non solo: oltre a queste, il cartellone dell’Arena comprende quest’anno anche Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, La Bohème di Giacomo Puccini e Roméo et Juliete di Charles Gounod. Un programma di tutto rispetto, che accenderà l’Arena di Verona lungo tutto l’arco dell’estate, fino al 3 settembre, per un totale di ben 49 serate all’insegna della lirica.

Della nuova produzione de La Traviata abbiamo già detto, ma non si tratta dell’unica opera che verrà presentata al pubblico con una veste nuova: anche l’opera Roméo et Juliette, con la regia di Fabio Mastrangelo, avrà una produzione completamente nuova, mentre il Nabucco e l’Aida saranno rappresentate nel loro storico allestimento. Direttore del Nabucco sarà Julian Kovatchev, mentre a dirigere l’Aida sarà Daniel Oren. Veronese doc è invece Andrea Battistoni, giovane direttore che al suo debutto in arena avrà l’onore e l’onere di dirigere Il Barbiere di Siviglia, mentre la direzione dell’opera pucciniana sarà affidata a John Neschling.

Tutto è ormai pronto per cominciare, e anche per quest’anno si preannuncia una stagione di successo, complice non solo la ricchezza e la varietà del programma, ma anche una location in grado di rendere tutto ancora più speciale e di attirare a Verona e in Veneto in generale moltissimi appassionati da tutta Italia e anche dall’estero. E se venite da lontano e volete prolungare un po’ la vostra permanenza in Veneto, potete approfittare dei tanti pacchetti vacanze benessere che molti hotel fanno proprio nel periodo del festival.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Ragusa, i suoi parchi e le sue aree verdi

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  • 23 Maggio 2011

Ragusa vale la pena di essere visitata per i suoi monumenti, per il suo mare e per la sua cucina meravigliosa. Ma c’è anche qualcos’altro che contribuisce a rendere questa città speciale: i suoi parchi naturali.

Una città come Ragusa può offrire molto ai suoi visitatori. La prima cosa che viene in mente quando si parla di una città siciliana è probabilmente il mare. Essendo un’isola, la Sicilia è circondata dal mare, o meglio, da mari. Ovunque si vada sulle coste della Sicilia, si può essere certi di trovare un mare meraviglioso in cui immergersi e rilassarsi, magari completando il tutto con un soggiorno nei centri benessere spa della regione. E la provincia di Ragusa sicuramente non fa eccezione, anzi: l’anno scorso Marina di Ragusa, tanto per fare un esempio, è stata premiata come la migliore spiaggia italiana. Cos’altro vi viene in mente quando pensate a questa bellissima regione italiana? I suoi monumenti, probabilmente: città come Palermo e Catania sono famosi in tutto il mondo per i monumenti ed edifici storici, ma in tutte le città siciliane ci sono tesori da scoprire e siti interessanti da visitare. A Ragusa, per esempio, ci sono molti monumenti che sono stati riconosciuti come patrimonio dell’umanità dall’Unesco. E che dire del cibo? In Sicilia ci sono così tanti prodotti e piatti tipici da gustare, che il rischio di tornare da una vacanza in hotel 4 stelle Sicilia sul mare un po’ ingrassati è reale! Ancora una volta la città di Ragusa è un esempio eccellente: molti dei prodotti tipici che si possono gustare in questa città sono tutelati dall’Unione Europea, e Ragusa è classificata tra le prime trenta città italiane per quanto riguarda l’enogastronomia di qualità. Alcuni dei prodotti di questa zona, inoltre, come il cioccolato di Modica, sono famosi in tutto il mondo.

Mare, arte, cibo … che altro? La natura naturalmente! In Sicilia i paesaggi cono fantastici, e ci sono molti parchi e spazi verdi che sanno sicuramente soddisfare gli amanti della natura. A Ragusa ci sono molti spazi verdi dove poter camminare, scoprire nuove specie di piante e animali o semplicemente rilassarsi, ed è anche grazie a questo che le città siciliane e Ragusa in particolare sono così apprezzate da turisti e visitatori. Tra gli spazi verdi di cui si può godere a Ragusa e dintorni, da non perdere sono il giardino Ibleo, la riserva naturale macchia foresta del fiume Irminio e il parco forestale Calaforno. Cominciamo con il giardino Ibleo, uno dei quattro maggiori giardini di Ragusa. Ci si può accedere attraverso un sentiero costeggiato da palme, e all’interno sono collocati anche un monumento dedicato ai caduti della prima guerra mondiale e le chiese di San Vincenzo Ferrere, di San Giacomo e dei Cappuccini. Vicino al giardino, che di affaccia sulla valle dell’Irminio, ci sono anche gli scavi archeologici di Ragusa Ibla. La riserva naturale macchia foresta del fiume Irminio venne istituita nel 1985 attorno alla foce del fiume Irminio, e si affaccia sul Mar Mediterraneo. Include sia spiagge sabbiose che rocciose, e ospita molte specie di animali e piante, che potrete ammirare soggiornando per qualche giorno in un hotel Ragusa Marina. Ultimo ma non meno importante, il parco forestale Caloforno, un’area collinare che degrada verso il mare e che è stata sottoposta ad un’opera di riforestazione, che ha permesso di trasformare un’area arida e rocciosa in uno spazio verde.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – web advertising

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Portali di annunci gratuiti per cercar casa, lavoro e auto online

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  • 18 Maggio 2011

Gli annunci online sono diventati un must per moltissime persone alla ricerca di una casa, di un lavoro, di un’auto usata, di mobili e di molti altri tipi di oggetti.

Se fino a qualche anno fa la ricerca di un’abitazione, o di un’occupazione, o di qualsiasi tipo di oggetto avveniva perlopiù in modo diretto, recandosi in negozi, agenzie o concessionarie specializzate, la tendenza dell’epoca in cui viviamo è ormai quella di effettuare una ricerca in un portale annunci gratuiti.

Sempre di più sono le persone che si affidano alla rete per cercare ciò di cui hanno bisogno, che si tratti di un posto letto in una camera, di un nuovo amore o di un oggetto elettronico usato e quindi a costo più basso, e i portali specializzati in annunci online di vario tipo stanno davvero colonizzando la rete. Il nuovo metodo di ricerca di molte persone, che armate di mouse e pc passano in rassegna le varie offerte presenti nei diversi portali, ha ormai surclassato i vecchi stratagemmi, soprattutto per quanto riguarda alcuni tipi di mercati. Prendiamo ad esempio il mercato delle case e stanze in affitto per studenti: se la tendenza fino a qualche anno fa era quella di fermarsi a dare un’occhiata ai vari annunci cartacei appesi sulle bacheche universitarie o nei luoghi particolarmente frequentati dagli studenti, o al massimo recarsi presso un’agenzia specializzata, al giorno d’oggi la maggior parte degli studenti alla ricerca di una sistemazione accende il pc ed effettua una ricerca su un motore di ricerca o visitando direttamente uno dei portali specializzati in questo settore. E anche se gli annunci cartacei non sono stati sostituiti in toto, chi appende o distribuisce questi tipi di volantini quasi sempre li affianca anche alla pubblicazione di un annuncio online, nella consapevolezza che in questo modo non si farà che aumentare la visibilità dell’annuncio stesso.

Anche il mercato delle auto usate ha trovato nella rete un terreno particolarmente fertile. Il settore dell’usato, un settore trainante in Italia, deve parte del suo successo anche agli annunci motori pubblicati in internet, una risorsa sempre più utilizzata da chi è alla ricerca di un’automobile di seconda mano. Ad approfittare della rete, per pubblicare e visionare annunci relativi alla vendita di automobili, moto, motorini e qualsiasi altro tipo di mezzo di locomozione non sono solo i privati, ma anche le stesse concessionarie, che grazie alla rete possono ampliare il proprio business e fornire un servizio di compravendita in tempo reale.

Tra i vantaggi che i portali di questo tipo danno, uno dei principali è sicuramente la velocità e la possibilità di risparmiare tempo: anziché perdere intere giornate andando alla ricerca di quello che cerchiamo, stando comodamente seduti in poltrona e con qualche click si può trovare quello di cui si ha bisogno. Ovviamente serve un po’ di attenzione e di buon senso, sia per cercare in modo accurato e dettagliato ciò che ci serve, evitando quindi di perdersi nel mare magnum della rete, sia per evitare di prendere delle cantonate, rivolgendosi a siti poco affidabili. Un altro vantaggio è la varietà e l’ampiezza dell’offerta, un vantaggio che però può trasformarsi in svantaggio se non si hanno le idee chiare su quello che si cerca.

In conclusione, gli annunci online, sia che si tratti di annunci moto, case, lavoro e così via, sono sicuramente utili e in grado di facilitarci la vita, e per questo stanno diventando sempre più popolari. Sta al singolo utente però fare in modo che la ricerca effettuata risulti efficace, usando senno e attenzione.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Arriva l’estate e il rischio di incidenti stradali aumenta

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  • 18 Maggio 2011

L’estate, che si sta avvicinando a grandi passi, è uno dei momenti peggiori per quanto riguarda il numero degli incidenti stradali.

L’estate si avvicina, e con essa si avvicina, per molte persone, il momento della partenza per le tanto sospirate ferie estive. Molti saranno coloro che si metteranno al volante per raggiungere la meta delle proprie vacanze, ma con l’aumento del numero delle auto che circoleranno sulle strade e sulle autostrade aumenterà anche il rischio di incidente stradale. Non è una novità che sia proprio l’estate il periodo nero per quanto riguarda gli incidenti stradali, e anche se i dati riguardanti il numero delle vittime o di chi ha riportato un danno permanente o di lieve entità registratisi sulle strade italiane durante i mesi estivi parlano di un calo rispetto agli anni passati, l’allerta rimane sempre alta. Perché anche se le vittime e gli incidenti sono in calo, questo non significa che il problema sia risolto. Secondo i dati raccolti dalla Polizia Stradale e dai Carabinieri gli incidenti verificatisi sulle strade italiane nei mesi di luglio e agosto 2010 sono diminuiti del 6% rispetto allo stesso periodo del 2009, e anche il numero di vittime è diminuito di circa il 12% rispetto all’anno precedente. Dati positivi, che parlano di una tendenza alla diminuzione dei sinistri stradali nell’arco dell’estate, ma che non devono far abbassare la guardia agli automobilisti, che nei mesi estivi sono chiamati ad un’attenzione ancora maggiore di quella che prestano, o che dovrebbero prestare, durante tutto l’anno.

Ma perché i mesi estivi risultano così letali per chi viaggia sulle strade italiane? Sicuramente l’aumento del numero di sinistri rispetto ad altri periodi dell’anno è da imputare ad una maggiore quantità di veicoli che viaggiano sulle strade: più auto significa anche più possibilità d’incidenti e più necessità di ricostruzione sinistri. C’è poi da dire che molte persone che si mettono al volante durante i mesi estivi per compiere anche dei viaggi molto lunghi non sono sempre degli automobilisti “esperti”, nel senso che negli altri mesi dell’anno sono abituati a percorrere solo dei tratti più brevi, e una certa inesperienza, unita alla stanchezza che un lungo tragitto in macchina può comportare, può risultare in un rischio maggiore di incidenti. Un altro fattore da non sottovalutare è quello alcolico: in vacanza si tende a consumare una quantità maggiore di bevande alcoliche, e non pochi sono coloro che si mettono al volante anche dopo aver ingurgitato una quantità eccessiva di alcol, nonostante i limiti imposti dal Codice della Strada siano sempre più bassi. E l’abuso di alcol è una delle maggiori cause d’incidenti anche nei mesi non estivi: i dati diffusi da Aci (Automobile Club d’Italia) e Diageo rivelano infatti che circa la metà degli incidenti stradali è in qualche modo collegata all’assunzione eccessiva di sostanze alcoliche.

Per contrastare la piaga degli incidenti stradali in estate, che causano migliaia di vittime, feriti e richieste di indennizzo risarcimento, vengono organizzate ogni anno campagne di prevenzione volte a sensibilizzare gli automobilisti sui rischi per chi viaggia sulle strade e per invitare alla prudenza. Anche l’aumento dei controlli può agire da deterrente per far passare la voglia agli automobilisti di adottare dei comportamenti scorretti, ma quel che è certo è che una maggiore sicurezza stradale dipende soprattutto dalla coscienza di ciascun guidatore, che deve fare la sua parte prestando particolare attenzione, rispettando il codice della strada e imparando a conoscere i propri limiti, per capire quando è il caso di fare una sosta perché si è troppo stanchi per proseguire o di non esagerare con la bottiglia.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Ragusa e le sue specialità culinarie, dal macco ai mucatoli

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  • 16 Maggio 2011

La Sicilia è celebre anche per la sua cucina, che è molto interessante e varia in ogni sua città. Ecco alcune informazioni sulle specialità culinarie di Ragusa.

Se vi capita di visitare Ragusa dovete assolutamente entrare in un ristorante o in un hotel sul mare Sicilia e provare alcuni dei piatti tipici della zona. Come tutte le altre città siciliane, infatti, anche Ragusa può offrire ai turisti molti piatti interessanti e gustosi, piatti che si distinguono per delle specifiche caratteristiche e che rendono la cucina ragusana diversa da ogni altra, e quindi unica.

Quando di parla dei piatti tipici di Ragusa, la prima cosa da dire è che la città è tra le prime 30 città italiane nella classifica dell’enogastronomia di qualità, e Ragusa è anche la città siciliana che può vantare il maggior numero di prodotti tutelati dall’Unione Europea. Si tratta sicuramente di una prova inconfutabile della ricchezza e della qualità della cucina ragusana. Altre prove sono date dagli scritti di alcuni scrittori e poeti famosi, che nei secoli hanno celebrato i prodotti tipici della città: Shakespeare, come pure molti altri poeti, hanno celebrato il miele ibleo, mentre Catone ha trattato della cucina ragusana focalizzandosi sui cassateddi, un dolce tipico preparato con ricotta e cannella.

Se dovessimo descrivere la cucina di Ragusa in poche parole, potremmo dire che si tratta di una cucina gustosa ma semplice, che affonda le proprie radici nel mondo contadino. I piatti che si possono gustare a Ragusa o in un ristorante Sicilia nei dintorni sono quindi molto sostanziosi ma presentati in modo semplice, senza tanti inutili orpelli. Un’altra peculiarità della cucina di questa zona della Sicilia, che la contraddistingue da altre aree della regione, deriva dal fatto che non include tantissimi piatti a base di pesce. Una delle componenti più importanti della cucina di Ragusa è costituita dai cereali, ma esistono anche molti piatti a base di carne o verdura e molte varietà di formaggi. A questo proposito, non si può non citare il caciocavallo ragusano, un formaggio DOP (denominazione d’origine protetta) conosciuto non solo in Italia ma anche all’estero.

Se vi capitasse di entrare in un ristorante di Ragusa o in un hotel sulla spiaggia Sicilia della zona, questi sono i piatti che potreste assaggiare: potreste cominciare con un antipasto, e in questo caso potreste assaggiare la scaccia, ossia una specie di focaccia che può essere ripiena di ricotta e cipolle, salsiccia, pomodoro o melanzane. Passiamo al primo: un primo tipico di Ragusa è il macco, ossia una minestra di fagioli che si pensa abbia un’origine molto antica, o in alternativa potete provare i cavati o i ravioli con il ragù di carne di maiale. La carne di maiale è usata anche per preparare alcuni secondi, come la gelatina di maiale, la salsiccia o la costata ripiena, ma se volete provare anche altri tipi di piatti potete optare per il coniglio a’ pattuisa o la gallina ripiena. Dulcis in fundo, ecco alcuni dessert tipici: il biancomangiare, una specie di budino fatto con latte e mandorle, conosciuto sin dal Medioevo, i mucatoli (biscotti ripieni di frutta secca), i biscotti alle mandorle, i cannoli alla ricotta, la torta al mandarino. E ricordatevi di provare il cioccolato di Modica, conosciuto in tutto il mondo!

In conclusione, visitare Ragusa potrebbe essere molto interessante non solo per i monumenti e i bellissimi paesaggi della regione, ma anche per i gustosi piatti tipici che vi faranno innamorare di questa città!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Idee regalo uniche ed originali – i regali personalizzati

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  • 10 Maggio 2011

Se si vuole fare un regalo davvero originale, l’ideale è optare per gli oggetti personalizzati, che richiedono più fantasia ma risultano sicuramente più graditi.

In una società consumistica, in cui tutti hanno tutto e il giorno del compleanno e di natale non sono più eventi attesi, nemmeno dai bambini, per avere finalmente quello che si desidera, dato che in molti casi ci si compra quello che si brama, nei limiti del possibili, senza aspettare ricorrenze particolari o senza dover scrivere a Babbo Natale o a Gesù Bambino, come invece si faceva in passato, quando si deve fare un regalo ci si trova spesso in imbarazzo perché non si sa cosa scegliere, temendo di regalare un doppione o qualcosa che comunque il destinatario del nostro dono ha già provveduto a procurarsi da sé. I regali personalizzati, dalle magliette alle bavaglie personalizzate, possono essere una buona soluzione per uscire da questa piccola empasse.

Quando si fa un regalo, sia che lo si debba fare per una persona che conosciamo bene che ad una con cui non abbiamo molto a che fare, il dubbio si istilla in ognuno di noi. Magari non si vuole spendere troppo, ma non si vuole nemmeno regalare qualcosa di veramente brutto o banale, perché si teme di fare una brutta impressione – nel caso in cui non siamo in stretti rapporti col destinatario del nostro dono – o di dare al ricevente l’idea di non tenere molto a lui o di non conoscerlo abbastanza – nel caso di regali ad amici o parenti stretti. In tutti questi casi un regalo personalizzato potrebbe essere la soluzione ai nostri dubbi. Perché un regalo personalizzato lancia subito un messaggio chiaro, un messaggio che dice al destinatario del nostro dono che chi gliel’ha fatto non è entrato in un negozio a caso all’ultimo momento, giusto per sbrigare in fretta una pratica fastidiosa, ma al contrario si è messo a pensare alla persona che doveva omaggiare, ai suoi gusti, al suo carattere e così via. Quindi, anche se alla fine optate magari per un regalo molto semplice, senza tanti fronzoli, magari facendo fare una stampa vetro ad hoc, non per questo il vostro dono sarà percepito come banale, e anche se non si tratterà di un oggetto prezioso o d’effetto, chi riceverà il vostro regalo rimarrà sicuramente impressionato positivamente dal vostro gesto, persino nel caso estremo in cui l’oggetto in sé non dovesse piacergli più di tanto.

Naturalmente fare un regalo personalizzato richiede un piccolo sforzo di fantasia e di interpretazione della personalità del destinatario, e quindi a volte optare per un dono di questo tipo può comportare un dispendio di tempo maggiore. Non si tratta però di un’impresa impossibile, anche perché le scelte che abbiamo a disposizione sono davvero molte, e grazie anche all’aiuto di alcuni esperti negozianti possiamo davvero confezionare dei bellissimi regali su misura. La prima cosa da fare è pensare alla persona che aprirà il vostro dono, cercando di mettersi nei suoi panni, poi scegliete l’oggetto da regalare e infine pensate a come personalizzarlo. Qualche idea? Per un ragazzino amante della musica potete ricorrere alla stampa di una maglietta, facendo stampare l’immagine del suo gruppo preferito o una frase significativa; per la festa del papà o anche per una laurea la scelta potrebbe cadere invece sulla stampa agenda personalizzata; per un’amica patita di tè o tisane potreste invece pensare ad una tazza con una vostra foto insieme a lei. Le opzioni sono davvero infinite, dovete solo usare un briciolo di fantasia!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Consigli per organizzare il banchetto di nozze perfetto

Un matrimonio è un momento solenne, per alcuni addirittura sacro, ma quando si arriva al banchetto nuziale diventa soprattutto un momento godereccio e di festa.

Il banchetto nozze è un momento fondamentale nel giorno del matrimonio, è quello che solitamente occupa la maggior parte del tempo, è quello che gli invitati aspettano per far festa e durante il quale gli sposi, sciolta la tensione e un po’ dell’emozione della cerimonia, religiosa o civile che sia, possono rilassarsi un po’ è godersi insieme ad amici e parenti la propria festa. Per questo motivo è importante che al ricevimento di nozze tutto vada per il verso giusto. Ecco dunque qualche consiglio per organizzare il banchetto di nozze perfetto.

La prima cosa da valutare, quando si organizza un banchetto nuziale, è l’orario in cui si svolgerà. Se pensate di organizzarlo ad ora di pranzo o di cena, opterete per un classico banchetto a più portate, ma se volete fare qualcosa di più semplice, potete anche scegliere una delle ultime tendenze in fatto di banchetti di nozze e rinfreschi per matrimoni, optando per esempio per un brunch, se vi sposate di mattina, o una merenda, se la cerimonia si svolge nel primo pomeriggio. Non dei veri e propri ricevimenti, quindi, ma qualcosa di meno impegnativo – anche economicamente – per ringraziare e stare un po’ con gli invitati con cui avete scelto di condividere un momento così importante, senza però dover stare a tavola per ore mangiando portate su portate. La scelta ideale per le coppie più giovani che non sono necessariamente legate ad un’idea tradizionale di ricevimento nuziale, ma anche per tutte quelle coppie di sposi che non danno troppa importanza alle convenzioni. In questi casi il menù scelto per il banchetto nuziale non comprenderà molte ed elaborate portate, ma piatti più semplici, stuzzichini e bocconcini da mangiare anche in piedi.

Se invece, come succede nella maggior parte dei casi, si vuole comunque offrire ai propri ospiti un pranzo o una cena veri e propri, allora ci si aprono due possibilità: o optare per il tradizionale banchetto con antipasto, più primi e più secondi, sorbetto e l’immancabile torta nuziale, oppure scegliere una “procedura” più veloce, con portate singole, un buffet di antipasti da mangiare prima di mettersi a tavola e dei piccoli dessert che precedano il taglio della torta. Quest’ultima opzione sta diventando sempre più popolare, venendo incontro all’esigenza di molte coppie – e molti invitati ringraziano – di snellire e velocizzare un po’ il pranzo o la cena di nozze, che nella loro versione lunga non sono sempre del tutto apprezzati, perché rischiano di annoiare e risultare troppo dispersivi. Naturalmente i ricevimenti di nozze tradizionali lunghi sono ancora popolari, soprattutto tra i più golosi, che vedono nei matrimoni una ghiotta – è il caso di dirlo – occasione per dare sfogo alle proprie brame alimentari. Sta agli sposi, dunque, cercare di indovinare quale sia la formula giusta per loro stessi e per gli ospiti.

Per quanto riguarda il menù vero e proprio, la scelta dipende ovviamente dai gusti della coppia. Un consiglio che si può dare, però, è di cercare di scegliere un menù vario, che possa quindi accontentare la maggior parte degli ospiti, prestando attenzione ai possibili casi di intolleranze alimentari o di invitati vegetariani. E se volete seguire uno degli ultimi trend, che ha tenuto banco anche al matrimonio del secolo, quello tra William e Kate, scegliete prodotti di stagione e a chilometro zero!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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L’abito non fa il monaco, ma la scarpa sì!

È vero che l’abito non fa il monaco, ma in molti casi il modo in cui ci si veste, e le scarpe che portiamo, possono dire agli altri qualcosa di noi.

Ballerine, scarpe da ginnastica, stivali o tacchi alti? Quali sono le scarpe che preferisci e che porti più volentieri? Rispondendo a questa domanda non svelate solamente qualcosa a proposito del vostro stile e del vostro look, ma anche del vostro modo di essere. Perché se è vero che non bisogna giudicare un libro dalla copertina, d’altro canto è anche vero che l’abbigliamento è diventato una sorta di mezzo di espressione, tramite il quale possiamo dare sfogo alla nostra personalità. E quando si parla di abbigliamento femminile, una menzione speciale va fatta per le scarpe, l’oggetto del desiderio di ogni donna. I modelli di scarpa sono innumerevoli, e se le donne apprezzano tanto questo accessorio arrivando a considerare i negozi scarpe come la terra promessa è anche perché permette loro di sbizzarrirsi e personalizzare il proprio look.

Dimmi che scarpe porti e ti dirò chi sei, dunque! Ovviamente le generalizzazioni sarebbero sempre da evitare, ma scagli la prima pietra chi, facendo la conoscenza di una persona nuova o incontrando un ragazzo potenzialmente piacente non ha fatto cadere l’occhio, oltre che su attributi fisici sui quali è meglio non dilungarsi, anche sulle sue calzature. Perché una donna stilosa magari inorridisce davanti ad un sandalo infradito portato di sera, mentre una ragazza giovane e sportiva si può tranquillamente far imbambolare dalla scarpa da tennis che fa tanto bello e dannato. Certo poi le persone bisogna conoscerle, ma è innegabile che la prima impressione che una persona ci fa dipende anche dal suo look.

Non siete ancora convinte? Provate a passare in rassegna i tipi di calzature indossate dalle vostre amiche, colleghe e conoscenti, e provate a collegare la personalità di ognuna con le scarpe che porta. Probabilmente scoprirete dei fili rossi che legano un tipo di scarpa a un tipo di persona; certo le persone non sono catalogabili in tipi, come invece si potrebbe fare con le scarpe, ma alcune affinità tra le persone che portano gli stessi tipi di scarpe si possono trovare, eccome. C’è la tipa sempre in tacco e scarpe eleganti, la donna romantica legata ad un’idea di femminilità un po’ vecchio stile, che cerca di essere il più possibile curata per sentirsi sempre a proprio agio in ogni occasione; c’è la ragazza in scarpa da corsa – anche se magari non corre – che trasmette agli altri il messaggio: “io alle apparenze non ci tengo”; ma c’è anche un altro tipo di scarpa da ginnastica, quella che alcuni potrebbero definire da centro sociale, il tipo di scarpa preferita dalle ragazze – e dai ragazzi – che vogliono far sapere agli altri di essere degli alternativi – qualsiasi sia il significato di questa parola – che evitano la musica commerciale come la peste e che amano andare ai concerti rock; c’è poi la donna in tacchi a spillo, un po’ aggressiva forse, spesso sicura di sé e della propria femminilità. Sicura di voler esprimere la propria femminilità, magari in modo meno sfacciato, è anche la donna ballerina, che con scarpe ultrapiatte ma eleganti dà l’idea di una persona che non vuole dare troppo nell’occhio pur non rinunciando ad essere donna. Tutto il contrario della donna truzza, che ovviamente esprimerà la propria personalità con scarpe altrettanto truzze. E poi, in generale, una persona che porta un paio di scarpe molto bizzarre o ipercolorate sarà con tutta probabilità una persona che non ama le convenzioni, viceversa quelle che seguono pedissequamente le mode senza azzardare nulla di minimamente personale potrebbero essere ragazze dai gusti e dai pensieri abbastanza omologati.

Allora, vi siete riconosciute in uno di questi tipi di scarpa, pardon, di donna?

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Il riscaldamento nella storia: focolari, stufe, caminetti, caloriferi

È dall’alba dei tempi che l’uomo usa vari metodi per riscaldarsi, i metodi di riscaldamento impiegati dall’uomo sono ovviamente mutati molto nel tempo.

Dai focolari degli uomini primitivi alle stube, dai primi antenati dei caminetti ai moderni radiatori ecologici, l’uomo ha sempre trovato nuovi modi per riscaldare gli ambienti in cui vive. Naturalmente nel corso della storia l’uomo ha studiato e trovato sempre nuovi metodi per rendere più caldi, e quindi più accoglienti e vivibili, gli spazi in cui vive, e descrivere in dettaglio tutte queste evoluzioni sarebbe un’impresa quantomeno ardua, soprattutto considerando che il fuoco venne scoperto circa 400.000 anni fa, e non è difficile capire che in centinaia di migliaia di anni le evoluzioni e i cambiamenti in questo campo sono stati davvero innumerevoli. Ecco dunque solo alcune tappe fondamentali nella storia del riscaldamento.

Come detto, la scoperta del fuoco, e quindi del primo metodo per produrre calore – ma anche per cuocere i cibi, far luce e difendersi dagli animali – , risale a 400.000 anni fa. La scoperta del fuoco, lo sanno tutti, avvenne in modo accidentale, e all’inizio l’uomo non era ancora in grado di produrlo da solo, e si limitava dunque a mantenerlo: fu solo in un secondo momento che l’uomo trovò dei metodi per riprodurre autonomamente il fuoco.

Da questi primi focolari primitivi l’uomo ha poi sperimentato molti altri metodi di riscaldamento e usato diversi tipi di materiali, dal legno alla maiolica radiante. Già nelle case delle civiltà pre-elleniche esisteva un antenato del camino, posizionato nella stanza principale della casa, e il fumo prodotto dal fuoco usciva da un buco prodotto appositamente sul soffitto della stanza. Questo tipo di caminetto resistette a lungo, fino a quando, anche per scongiurare i pericoli di incendi, il legno in edilizia cominciò ad essere sostituito da materiali non infiammabili, come le pietre e i mattoni, e cominciarono a farsi largo i caminetti a parete: con le pareti in pietra e non più in legno diventava infatti possibile costruire delle canne fumarie. I primi caminetti a parete fecero la loro comparsa nei paesi nordici, più freddi, e si diffusero anche nel resto d’Europa tra il XIII e il XIV secolo. Oltre ai camini, un altro fondamentale strumento usato dall’uomo per riscaldare le case è sempre stata la stufa. I primi modelli di stufe erano caratterizzati da una forma cilindrica, piramidale, compatta o a botte, ed erano costruiti in muratura con materiali refrattari. Esternamente erano rivestiti con decorazioni in ceramica, con delle maioliche o con l’intonaco. A partire dal XV secolo, le stufe cominciarono ad avere anche una funzione estetica non trascurabile, e diventarono un vero e proprio elemento ornamentale della casa.

Al giorno d’oggi esistono molti altri metodi per riscaldare la casa, dal radiatore in maiolica al riscaldamento infrarossi, ma sia la stufa che il caminetto continuano ad essere apprezzati non solo per ragioni pratiche, ma anche per ragioni estetiche. Certamente i modelli più moderni di stufe e caminetti sono molto diversi da quelli che troneggiavano nelle case dei nostri antenati, e nel corso degli anni sono spuntati molti diversi tipi di stufe, come le stufe a pellet, particolarmente in voga negli ultimi tempi, e le stufe modulari in maiolica. E l’attenzione dei creatori di stufe, caminetti e impianti vari di riscaldamento è sempre più posta non solo sulla funzionalità dell’oggetto, ma anche sull’aspetto estetico, trattandosi di oggetti che sono diventati sempre di più parte integrante dell’arredo di una casa, e non solo strumenti per produrre calore.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Ordine e pulizia, condizioni essenziali in ogni ufficio

L’ufficio è il luogo dove la maggior parte di noi trascorre gran parte della propria giornata. Per questo motivo è importante averne cura, proprio come si fa con la propria casa.

Lavorare in un ambiente ordinato e pulito è molto importante per vari motivi, e la pulizia degli uffici è essenziale tanto quanto la pulizia appartamenti. Per molti di noi l’ufficio è diventato una specie di seconda casa, un luogo in cui passiamo molte ore, un luogo in cui lavoriamo, certo, ma in cui molto spesso di trascorrono anche i tempi dedicati alla pausa pranzo o alla pausa caffè. Non sempre chi lavora in un ufficio può lasciare la propria scrivania per andare a casa a pranzare, e le mura dell’ufficio diventano, che lo si voglia o no, il posto in cui trascorriamo la quasi totalità della giornata.

Proprio perché l’ufficio può essere visto come una seconda casa per chi ci lavora, si suppone che sia anche in grado di dire qualcosa delle persone che ci passano intere giornate. Ecco dunque che l’ufficio viene visto come uno specchio di chi ci lavora, e i clienti o le altre persone esterne che possono frequentare il vostro ambiente di lavoro si fanno un’idea di voi, della vostra azienda e del vostro lavoro anche dallo stato del vostro ufficio, da com’è tenuto e organizzato, esattamente come capita con gli ospiti che vengono a casa vostra per la prima volta, e che cercano di capire qualcosa in più su di voi dando un’occhiata ai vostri mobili, alle vostre stanze e a come è tenuta la vostra abitazione in generale. È dunque importante che l’ufficio sia sempre pulito e ordinato, non solo grazie all’opera solerte delle imprese specializzate in pulizie Milano o in altre città, ma anche grazie alla cura delle persone che quotidianamente lavorano in questi ambienti.

Tenere in ordine e pulito il proprio ufficio è essenziale, innanzitutto, per dare un messaggio positivo ai possibili clienti o agli avventori dell’ufficio stesso. È chiaro che quando si riceve un cliente è necessario fare da subito una buona impressione, e una scrivania, un archivio o delle mensole ordinate costituiscono sicuramente un buon biglietto da visita, che permette a chi viene dall’esterno di riconoscere nel vostro ufficio o nell’azienda per cui lavorate un interlocutore organizzato, che sa svolgere il proprio lavoro con ordine e precisione, e che sa quindi dare ai propri clienti una maggiore sicurezza. Un ufficio pulito e in ordine è anche un ufficio più accogliente, condizione necessaria soprattutto quando si riceve regolarmente il pubblico e c’è la possibilità che si creino delle lunghe file. Aspettare non è mai gradevole, ma farlo in un ambiente caotico lo è ancora di meno!

Se un ufficio ordinato e pulito è recepito in modo positivo da chi viene dall’esterno, e rimane in quell’ambiente per pochi minuti, lo è ancora di più da chi ci lavora per tutto il giorno tutti i giorni. Lavorare in un ambiente ordinato, su una scrivania dove non ci siano fogli sparsi e impilati alla rinfusa, aiuta sicuramente la concentrazione e riduce i tempi di organizzazione del lavoro. E se per mantenere un ufficio pulito l’opera di un’impresa pulizie Milano o di qualsiasi altra città è essenziale, per mantenere l’ordine è necessario il contributo di tutti coloro che lavorano nello stesso ambiente.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – consulenza web marketing

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Storia ed evoluzione del dj dalle prime discoteche ai giorni nostri

Ci fa ballare e divertire, creando delle sequenze musicali originali e mixando diversi brani tra di loro. Stiamo parlando del dj, e questa è, in breve, la sua storia.

Quando andiamo in discoteca o ad un concerto di musica elettronica, gran parte del nostro divertimento lo dobbiamo al dj che sta in consolle, che usa un mixer Behringer Italia o di un’altra marca, e che sceglie i brani da mixare e da suonare cercando di far ballare e divertire tutte le persone presenti.

Nel corso del tempo la figura del dj è decisamente cambiata, e se inizialmente i dj erano “solo” coloro che mettevano i dischi, adesso in molti casi, soprattutto quando parliamo di dj molto famosi e apprezzati, si può parlare di vere e proprie star, al pari delle popstar e dei musicisti rock. Un dj con un certo nome è infatti in grado di riempire palazzetti e piazze tanto quanto una band famosa, dando vita a dei veri e propri eventi musicali capaci di attirare anche migliaia di persone, per non parlare dei dischi venduti, che spesso competono in classifica con quelli delle stelle della musica pop e rock.

Anche se a vederli i dj sembrano delle figure ultramoderne e partorite dall’epoca in cui viviamo, in realtà la loro origine va ricercata in tempi molto più remoti. L’opinione di alcuni è che i primi dj siano nati già con i primi esperimenti radiofonici, ma è con l’apertura di alcune discoteche ante litteram in Francia che si fa solitamente coincidere anche la comparsa dei primi disc jockey. L’epoca di cui parliamo è quella del dominio nazista in Francia, periodo in cui cominciarono a sorgere le prime discoteche, nelle quali si potevano ascoltare e ballare i dischi blues e jazz provenienti dagli Stati Uniti, nonostante il divieto da parte dei tedeschi di diffondere opere discografiche di origine statunitense. In queste prime discoteche c’era ovviamente bisogno di qualcuno che scegliesse e suonasse i dischi, e fu così che nacque la figura alla quale sarebbe stato poi imposto il nome di dj. Per sentir parlare di dj, o disc jockey, per la prima vota, bisogna però aspettare ancora qualche tempo: è nell’America degli anni Sessanta che viene infatti coniato il termine disc jockey (letteralmente “fantino dei dischi”), che usiamo tuttora per identificare colui o colei che lavora alla consolle dj.

Nel corso dei decenni le mansioni, ma anche l’importanza del dj, sono mutate notevolmente, e se inizialmente il disc jockey era visto semplicemente come l’addetto a mettere i dischi acquistati dal locale, col passare del tempo è diventato una figura sempre più autonoma e decisiva per il successo di una serata, di un locale o di un evento musicale. Anche gli strumenti usati dal dj ovviamente si sono moltiplicati, e al giorno d’oggi i dj si avvalgono di numerosi accessori, dalle cuffie all’audio dj mixer. A dare un forte impulso all’evoluzione della figura del dj contribuì sicuramente, negli anni Settanta, l’enorme diffusione della disco music, ma è probabilmente negli anni Novanta, con lo sviluppo della dance, della house e della techno, che i dj più popolari cominciano ad essere visti come delle vere e proprie star, capaci di crearsi uno zoccolo duro di fan disposti a seguirli nei loro spostamenti, esattamente come accade alle band e ai musicisti in tour.

Ecco dunque spiegata l’origine della figura del dj e la sua evoluzione nella storia. La prossima volta che andrete in discoteca, o ad un evento live, forse guarderete l’artista della consolle con un occhio diverso, pensando all’origine remota di questa figura e ai cambiamenti che ha attraversato nel corso dei decenni prima di arrivare a far divertire e ballare anche noi!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Piccolo viaggio nella cultura gastronomica del Veneto

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  • 27 Aprile 2011

Come tutte le regioni italiane, anche il Veneto può vantare una tradizione culinaria unica, che contribuisce a fare di questa terra una meta agognata da turisti e visitatori di ogni nazionalità.

Il Veneto è una regione che non ha certamente bisogno di presentazioni: grazie ai suoi paesaggi vari (primo fra tutti quello delle Dolomiti, che fa parte del patrimonio dell’Umanità dell’Unesco), alle sue spiagge e alle sue città d’arte conosciute in tutto il mondo, da Venezia a Verona, il Veneto è la regione più visitata d’Italia, con circa 60 milioni di presenze turistiche l’anno. A contribuire al successo della regione ci sono sicuramente anche i numerosi prodotti tipici Veneto, vini e cibi che raccontano molto di questa regione e che riescono a condire un soggiorno in questa terra meravigliosa con dei sapori davvero caratteristici e indimenticabili.

Ricchissima è l’offerta dei prodotti enogastronomici veneti, e a seconda della zona in cui ci si trova si possono assaggiare piatti e prodotti diversi tra di loro. Il Veneto è infatti una regione varia per quanto riguarda il territorio, con zone pianeggianti, montane e marittime, e nel corso della storia è stato anche crocevia e terra di passaggio di molte popolazioni, che in terra veneta hanno sicuramente lasciato delle tracce anche per quanto riguarda la cucina. La tradizione culinaria veneta ci può dire quindi molto a proposito della storia e delle caratteristiche di questa regione, e quando si fa un’incursione in questa terra una degustazione dei cibi e dei vini veneti è davvero d’obbligo. Per quanto riguarda le influenze che diversi popoli hanno lasciato nel corso della storia, possiamo notare per esempio che molti piatti della cucina veneta, e veneziana in particolare, sono caratterizzati da un ampio uso di spezie, come cannella, noce moscata e chiodi di garofano, caratteristica che non si trova in tutte le cucine regionali italiane. E facendo un tour del Veneto non si potrà evitare di notare come la cucina delle zone costiere, caratterizzata dalla forte presenza di piatti di pesce, sia molto diversa da quella delle zone di montagna, dove prevalgono invece piatti a base di carne e formaggi (asiago e montasio sono probabilmente i più celebri), mentre in pianura si consumano spesso piatti a base di carni suine e ovine e numerosi tipi di ortaggi, tra i quali non si possono non citare prodotti quali il radicchio rosso di Treviso e l’asparago bianco di Bassano del Grappa, due dei tantissimi prodotti agroalimentari veneti famosi anche al di fuori della regione.

Descrivere in poche parole la cucina veneta, senza tralasciare nemmeno i numerosissimi vini che fanno parte della cultura locale, sarebbe quindi impossibile, ma possiamo cercare di elencare alcuni celeberrimi piatti e prodotti tipici Venezia e delle altre province venete che potreste assaggiare addentrandovi in questa terra. Come primi, non possono mancare i “risi e bisi” (una minestra di riso e piselli), i “bigoi co l’arna” (una specie di spaghetti grossi conditi con un sugo all’anatra), gli spaghetti alla busara (con gli scampi) o la “pasta e fasoi” (zuppa di pasta e fagioli), mentre due dei secondi più tipici della cucina veneta sono il baccalà alla vicentina con polenta e il fegato alla veneziana. Dulcis in fundo, i dolci veneti più conosciuti sono probabilmente quelli legati al carnevale, come le frittelle e i crostoli, ma potremmo citare anche il celeberrimo pandoro veronese, i biscotti “zaleti” e baicoli, la “fugassa” (una focaccia dolce), e la “pinsa” (un dolce rustico e semplice a base di farina gialla). In generale, si tratta di piatti semplici, perlopiù di origine contadina, ma di sicuro gustosi e particolari.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Serie A, serie B e coppe Europee alle battute finali

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  • 21 Aprile 2011

Manca poco ormai alla fine della stagione calcistica 2010-2011, ed è quindi ora di fare il punto sulla serie A, sulla serie B e sulle coppe europee.

Il campionato è ormai agli sgoccioli, e anche per quanto riguarda le coppe europee ci stiamo ormai avvicinando alle battute finali. Prima che la lunga stagione calcistica termini, lasciando orfani i numerosi tifosi che nelle calde giornate estive di questo 2011 senza mondiali né europei dovranno accontentarsi delle partitelle precampionato, dei preliminari di coppa e delle ultime notizie calcio e calciomercato, cerchiamo di fare il punto sulla situazione e di vedere come sta finendo questa stagione calcistica.

Una stagione calcistica che ormai non ha più nulla da dire ai tifosi italiani per quanto riguarda le competizioni europee: fuori sia dall’Europa che dalla Champions League, le squadre italiane rimangono a guardare gli altri team stranieri combattere tra di loro per vedere chi sarà ad alzare al cielo le prestigiose coppe europee. Giunta alla fase delle semifinali, l’Europa League ha già dato un responso certo: a vincere la coppa sarà sicuramente una squadra iberica. A parte gli spagnoli del Villareal, che sono approdati alla semifinale dopo aver battuto gli olandesi del Twente, tutte le altre squadre qualificatesi per la semifinale sono portoghesi: dal Porto, che ha fatto fuori lo Spartak Mosca, al Braga, che con un semplice 0-0 contro la Dinamo Kiev è riuscito a qualificarsi, passando per il Benfica, che ha avuto la meglio sugli olandesi del PSV, le semifinali di Europa League parleranno quasi esclusivamente portoghese. In attesa che si giochino le semifinali (andata il 28 aprile, ritorno il 5 maggio) tra Benfica Sporting Braga da una parte e tra Porto e Villareal dall’altra (la finale si terrà invece il 18 maggio prossimo), sappiamo già che una squadra portoghese combatterà in finale per aggiudicarsi la coppa.

Iberiche, ma in questo caso spagnole, sono anche due delle semifinaliste della Champions League: le “solite” Real Madrid e Barcellona si sfideranno infatti in una delle due semifinali (l’altra si giocherà tra i tedeschi dello Schalke, che hanno dato una sonora lezione all’Inter nei quarti di finale, e gli inglesi del Manchester United, altri habitué dell’ex coppa campioni) in programma il 26- 27 aprile e 3-4 maggio. Per maggiori news calcio su chi si aggiudicherà il torneo calcistico internazionale più ambito si dovrà attendere fino al 28 maggio, quando si accenderanno i riflettori sullo stadio di Wembley, che ospiterà l’ultimo atto del torneo.

Se le squadre italiane non hanno più niente da dire nelle coppe Europee, in casa propria sono ancora impegnate nelle ultime partite di campionato. Per quanto riguarda la serie A, la sensazione è ormai che il Milan veleggi verso una vittoria annunciata, con il Napoli a -6 e l’Inter a -8 e un calendario più favorevole a cinque giornate dalla fine del campionato. E mentre Milan e Inter pregustano la qualificazione alla Champions League 2011-2012 senza dover passare per i preliminari, la loro compare Juventus arranca nella speranza di conquistarsi un posticino almeno in Europa League. In fondo alla classifica il Bari è praticamente già in serie B, e rischiano grosso anche Sampdoria e Brescia. In serie B, invece, Siena ed Atalanta sono in pole position per la qualificazione in A, mentre Triestina, Frosinone e Portogruaro navigano nelle pericolose acque della retrocessione.

Ancora poche settimane, e il sipario calerà sia sulla serie A, sulla serie B e sulle coppe europee, decretando i vincitori e i vinti di questa stagione 2010-2011.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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A Verona l’evento dedicato all’efficienza energetica e all’architettura sostenibile

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  • 18 Aprile 2011

Efficienza energetica e architettura sostenibile sono degli argomenti topici dei nostri tempi. Di questo ed altro si parlerà a Verona nel corso di Greenbuilding.

La quinta edizione di Greenbuilding, la mostra convegno incentrata su tematiche quali l’efficienza energetica e l’architettura sostenibile, si svolgerà a Verona tra il 4 e il 6 maggio 2011. Per tre giorni, dunque, i prefabbricati ecologici, le case passive, gli edifici a basso consumo energetico e le architetture in legno saranno protagonisti a Verona.

In un’epoca in cui l’accento è continuamente posto sugli sprechi energetici, sulle emissioni inquinanti e sulla necessità di risparmiare energia e di trovare fonti alternative, un evento come Greenbuilding assume una notevole importanza. L’evento veronese, tra l’altro, è uno dei maggiori eventi su piano nazionale per quanto riguarda la promozione di prodotti e tecnologie per un’edilizia a risparmio energetico, e nel corso degli anni ha saputo crescere e guadagnarsi la stima e l’apprezzamento degli operatori non solo italiani, ma anche stranieri. Per conoscere tutte le novità del settore, dunque, Greenbuilding è l’evento da non perdere.

Ricco come sempre il catalogo degli espositori e il calendario degli eventi in programma. Per quanto riguarda i settori espositivi, all’interno dei padiglioni della mostra troveranno spazio stand dedicati all’efficienza energetica nell’involucro edilizio (costruzioni in legno, coibentazione termica e acustica, infissi e vetrature ad alta prestazione, architettura solare, illuminazione naturale, schermature solari, bioedilizia), all’efficienza energetica degli impianti tecnologici (riscaldamento e climatizzazione, home automation, illuminazione), alla sostenibilità del ciclo dell’acqua in edilizia (fitodepurazione, tecnologie per il ciclo dell’acqua, sistemi domotici per il risparmio idrico), e al verde nell’ambiente costruito (tetti e giardini pensili, aree verdi negli spazi urbani). A completare l’offerta, alcuni spazi della fiera verranno riservati anche al settore della progettazione, diagnostica e consulenza, all’editoria tecnica e alle associazioni di settore.

Una ricca offerta espositiva, dunque, che parlerà non solo italiano, ma anche molte altre lingue, vista la presenza per nulla trascurabile di espositori esteri: lo scorso anno le aziende straniere rappresentate, provenienti da 43 paesi diversi, sono state 485 su un totale di 1.268. Quasi 70 mila sono stati invece i visitatori professionali, una cifra che si spera verrà bissata nel corso dell’edizione 2011.

Ma Greenbuilding non è solo una mostra: il programma, infatti, comprende anche numerosi convegni, corsi di formazione, workshop e seminari durante i quali saranno sviscerati, con l’ausilio e il contributo di alcuni dei più autorevoli esperti del settore dell’edilizia a basso impatto e consumo energetico, tematiche riguardanti le certificazioni energetiche, i sistemi di climatizzazione, le detrazioni fiscali, le ristrutturazioni degli edifici e così via. L’edizione di quest’anno sarà focalizzata sul tema della riqualificazione energetica degli edifici storici: la terza edizione di “Illuminazioni”, lo showroom di Greenbuilding dedicato all’eccellenza nel costruire e al settore dell’architettura a basso impatto ambientale, sarà infatti dedicata alle possibilità di intervento sull’edilizia storica seguendo i criteri dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale.

Grazie ad un’ampia offerta sia in termini di convegni che di aziende rappresentate, Greenbuilding si riconferma anche per il 2011 come evento di riferimento nel settore delle abitazioni risparmio energetico, della bioedilizia e dell’architettura sostenibile.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – advertising & communication

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Pubblicità aziendale: espositori, insegne e brochure

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  • 18 Aprile 2011

Nell’era del web marketing e dei siti internet, uno dei mezzi ancora impiegati dalle aziende per farsi conoscere è la pubblicità visiva.

Qualcuno ha detto che la pubblicità è l’animo del commercio, e sicuramente senza una buona azione promozionale molte aziende non raggiungerebbero i risultati che si pongono e non sarebbero concorrenziali sul mercato. Al giorno d’oggi, poi, la pubblicità e il marketing hanno ampliato ancora di più il proprio campo d’azione, invadendo e allo stesse tempo adattandosi ai nuovi mezzi e canali di comunicazione, internet in primis. L’evoluzione delle tipologie pubblicitarie non ha però portato alla scomparsa dei “vecchi” metodi impiegati da negozi ed aziende per farsi conoscere e per presentare i propri prodotti e servizi, come gli espositori pubblicitari, i cartelloni pubblicitari e così via.

Certo non si può negare che un buon sito internet, ben posizionato sui motori di ricerca, così come un’intensa attività di telemarketing sono diventati necessari per far sì che un’azienda riesca ad ampliare il proprio bacino di utenti, ma questo non significa che tutto ciò che compone la cosiddetta pubblicità visiva sia caduto nel dimenticatoio in favore di mezzi più moderni. Perché se da un lato è vero che oramai quasi tutti, quando hanno bisogno di un prodotto o di un servizio particolare, ricorrono alla rete e ai motori di ricerca per trovare ciò che può fare al caso loro, d’altra parte è anche vero che non è caduta in disuso l’abitudine di andare a scovare concretamente ciò di cui si ha bisogno, recandosi in negozi specializzati o visitando fiere di settore. In questo senso possiamo sicuramente dire che per un’azienda o un negozio curare le proprie vetrine e vetrinette, i propri espositori e le proprie insegne è altrettanto importante che curare un sito internet o una campagna e-mail. Le fiere, in particolare, sono degli eventi molto importanti, che permettono alle aziende di presentare i propri prodotti ad un pubblico non generalista, ma interessato per motivi di lavoro o personali a quel dato prodotto e non ad altri, ed è attraverso le fiere di settore che si possono stringere degli interessanti e fruttuosi rapporti commerciali. Per questo motivo è importante che un’azienda curi in modo particolare i depliant, gli espositori, le brochure e tutti quegli strumenti che fanno parte della pubblicità visiva di un’azienda e che costituiscono un primo biglietto da visita per i potenziali clienti in visita alla fiera, un biglietto da visita che dovrebbe indurre i passanti a diventare dei veri e propri acquirenti. Affinché la pubblicità visiva di un’azienda sia efficace, è importante che gli espositori fiera e gli altri oggetti usati per promuovere l’azienda stessa siano pensati in modo accurato. Bisogna innanzitutto curarne la grafica, personalizzandoli con testi e immagini che siano in grado di attirare l’attenzione degli avventori della fiera e che mettano in evidenza il nome dell’azienda, in modo che sia facilmente riconoscibile ed identificabile. Per rendere più appetibili gli espositori, e per offrire ai possibili clienti dei mezzi in più per conoscere i prodotti offerti dall’azienda, si possono esporre dei campioni o dei prodotti promozionali, ma anche delle brochure o dei biglietti da visita. L’ideale sarebbe offrire dei depliant che si distinguano da quelli di tutte le altre aziende, in modo da attirare con più facilità l’attenzione delle persone.

In conclusione, anche se i mezzi che le aziende possono usare al giorno d’oggi per farsi conoscere si sono moltiplicati, la pubblicità visiva rimane un tassello molto importante nel campo della promozione di servizi e prodotti.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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