Ma-te. Due sillabe per indicare una famosa bevanda nata nel Sud America, tradizione dei colonizzatori spagnoli dal XVI secolo.
Il mate è un’erba (nota spesso come Yerba Mate) la cui infusione delle foglie produce una bevanda dal colore verde, simile al thè, con proprietà energizzanti, antiossidanti, eccitanti e, nel contempo, disintossicanti.
La cultura del mate è arrivata nel secolo scorso anche in Italia, grazie all’emigrazione italiana in Argentina e si è affermata in Sardegna per il forte e antico legame con Buenos Aires e in alcuni paesini albanofoni del sud, in particolare Lungro, in provincia di Cosenza. A Lungro, infatti, tutti i negozianti vendono quotidianamente confezioni di mate che viene consumato solitamente con la sua ricetta originale e tradizionale: un bollitore, uno zuccotto in sughero, una cannuccia di metallo, acqua caldissima, zucchero e, naturalmente, mate in foglie. Lo zuccotto, come un rituale familiare o tra i vicini di casa, passa da una persona all’altra non appena l’acqua in esso si esaurisce. E poi si ricomincia fino a quando se ne ha voglia. Il mate è una bevanda che si consuma (zuccherata o non) anche al mattino, come infuso al risveglio, o anche freddo, per chi vuole gustarlo come dissetante nelle giornate più calde o dopo un allenamento sportivo.
Forse non tutti avranno ancora capito di quale bevanda si tratta, ma probabilmente in tanti avranno visto la foto che ha fatto il giro del mondo e che ritrae Papa Francesco con in mano lo zuccotto di Mate offerto da un fedele tra il pubblico durante l’Udienza Generale in piazza San Pietro, a Roma.
Il mate, infatti, come il caffè per i napoletani, è una bevanda simbolo per gli Argentini come Bergoglio e viene offerta agli ospiti come solitamente in Italia si offrirebbe un thè o un caffè.
L’immagine di Papa Francesco ha portato molte persone ad avvicinarsi a questa ‘nuova’ bevanda salutare, ricca di proprietà e considerata da molti abitanti di Lungro anche un elisir di lunga vita.
Che sia davvero così?
Loredana Cortese