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Sonar Festival, l’elettronica invade la Spagna!

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  • 14 Giugno 2010

L’edizione del 2010 del Sonar ha in serbo una bella sorpresa per tutti i suoi fan: per la prima volta lo storico festival raddoppia!

Quando una cosa piace, si sa, non se ne ha mai abbastanza. È probabilmente per questo motivo che gli organizzatori del Sonar, storico festival di musica elettronica e arti multimediali che si svolge ogni anno a Barcellona (e che sicuramente piace) hanno avuto la bella idea di raddoppiare: per la prima volta nella sua storia, infatti, il Sonar non si terrà solamente nel capoluogo della Catalogna, ma anche a La Coruña, in Galizia. Due città invase dall’arte e dalla musica, da interfacce audio digitali quali l’M-Audio Torq Conectiv Vinyl/CD Pack e da consolle, e soprattutto dal popolo dell’elettronica, che mai come quest’anno in Spagna troverà pane per i propri denti.

L’edizione 2010 del Sonar si svolgerà tra il 17 e il 19 giugno, giorni in cui le città spagnole si preparano ad accogliere decine di migliaia di visitatori. Nelle edizioni passare Barcellona è stata invasa da circa 80.000 persone, ma non serve essere dei veggenti per prevedere che quest’anno, complice il dislocamento del festival anche a La Coruña, queste cifre potrebbero crescere in modo esponenziale. Una bella evoluzione per questo festival, che si avvia ormai verso il conseguimento della maggiore età (l’evento è stato organizzato per la prima volta diciassette anni fa) senza però lasciar trasparire i segni del tempo. Al contrario, i termini che meglio identificano il festival sono ancora novità e innovazione, modernità e sperimentazione: insomma, nonostante il passare degli anni, il Sonar non accenna affatto a diventare qualcosa di vecchio e scontato, rimanendo anzi fedele allo spirito e al progetto che lo hanno fatto nascere.

La musica è sicuramente l’elemento centrale del festival, e difatti Barcellona e La Coruña saranno invase da tastiere master come l’M-Audio Midair 25 e da tutti gli altri “ferri del mestiere” usati dai musicisti che si esibiranno durante la tre giorni spagnola, ma il Sonar si presenta come un evento di più ampio respiro, capace di mixare (e anche in questo si può intravedere lo spirito innovatore e in continuo movimento del Sonar) diversi mezzi espressivi, dalla musica al cinema, passando attraverso diversi tipi di arte multimediale. Oltre ai (numerosi) concerti e DJset, il programma del Sonar prevede anche show ed installazioni di artisti internazionali, affermati ed emergenti, SonarCinema, ossia la sezione dell’evento dedicata alla presentazione di produzioni audiovisivi, e SonarMàtica, il settore espositivo del festival, dedicato quest’anno alla robotica, con l’esposizione di oggetti più che mai innovativi.

E la musica? Per quanto riguarda questa parte essenziale, basilare, vitale dell’evento, il Sonar quest’anno ha messo a segno dei gran bei colpi: ad esibirsi sul palco del Sonar ci saranno, fra gli altri, i Chemical Brothers, con il loro carico di strumenti, tra i quali mixer del genere dell’M-Audio NRV 10, che costituiscono la loro immensa consolle e che permette al duo di creare suoni ormai inimitabili, gli LCD Soundsystem, che proporranno il proprio mix di dance e punk, gli Air, il duo francese che propone un genere che potremmo definire come pop elettronico e contemplativo, i Roxy Music, uno di quei gruppi che hanno fatto la storia della musica pop, e Jónsi, il cantante dei Sigur Rós.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Vacanze da sogno: il Messico

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  • 11 Giugno 2010

Che il Messico sia una terra ricca di paesaggi straordinari e luoghi d’interesse artistico, storico e culturale non è una novità, e non a caso il Messico sta diventando una delle mete turistiche più quotate.

Secondo le stime di qualche anno fa, il Messico occupava l’ottavo posto per quanto riguardava il flusso di ingressi di turisti internazionali, e il turismo rappresenta infatti un’importate fonte di guadagno per il paese. Le attività legate al turismo producono in Messico l’8% del PIL totale, dando lavoro a quasi due milioni di persone. Molti sono i turisti, provenienti sia dal vecchio continente che da ogni altra parte del mondo, che decidono di trascorrere le proprie vacanze in terra messicana affittando un appartamento o un residence Playa del Carmen o in altre località.

L’importanza del settore turistico nell’economia messicana è testimoniata anche dall’ampia opera di promozione effettuata all’estero: l’Ente di promozione turistica ha uffici sparsi in molte città europee (Madrid, Londra, Parigi, Roma, Francoforte), negli Stati Uniti (Houston, Los Angeles, New York, Miami, Chicago), in Canada (Vancouver, Toronto, Montreal), in America Latina (San Paolo, Buenos Aires, Santiago del Cile), a Tokyo e a Pechino. Tali “appendici” si occupano di promuovere il Messico come meta turistica, invogliando i visitatori stranieri ad andare alla scoperta dei paesaggi, della cultura, delle tradizioni e dei prodotti tipici di questa terra meravigliosa, anche di quelli che solitamente rimangono più nascosti e che non sono ancora molto conosciuti. A questo scopo l’Ente di promozione turistica messicana organizza azioni informative e campagne pubblicitarie mirate, ma anche eventi (come la grande mostra sugli Aztechi che si è tenuta qualche anno fa a Roma) che possano attirare maggiormente l’attenzione dei turisti stranieri verso tutto ciò che è Messico.

Ma quali sono le mete turistiche messicane più ambite? Molti sono i turisti che scelgono si soggiornare in una casa Puerto Aventuras, per esempio, sulla Riviera Maya, una delle destinazioni preferite da chi è alla ricerca di mare cristallino e sabbia bianca e fine. Tra i punti di forza di Puerto Aventuras ci sono anche i tipici colori tropicali, la possibilità di praticare vari tipi di attività sportiva, dallo sci d’acqua al windsurf, dalla vela al jet skiing, senza dimenticare il golf, e di interagire con delfini, leoni di mare e altri mammiferi marini. Un’altra destinazione particolarmente apprezzata dai turisti è Tulum, famosa anche per le rovine Maya: Tulum è infatti una delle zone costiere messicane in cui i resti della civiltà Maya si sono conservati meglio, e per questo è molto apprezzata non solo dai turisti che cercano mare e sole, ma anche da coloro che vogliono andare alla scoperta della storia e della cultura di questi posti. Sole e mare, comunque, a Tulum non mancano di certo, e chi decide di prendere in affitto una delle belle ville Tulum può star certo che si troverà immerso in un vero e proprio paradiso terrestre, in una di quelle immagini da cartolina che tutti sognano di vedere dal vivo prima o poi, per lasciarsi alle spalle il caos della città e la routine quotidiana e per godersi una vacanza davvero da sogno.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Quando la tecnologia incontra la musica

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  • 10 Giugno 2010

A sentirlo sembra un ossimoro, invece è un genere musicale ormai diffusissimo, che dimostra come mondi apparentemente distanti possano unirsi dando vita ad una nuova forma d’arte.

Stiamo parlando della musica elettronica, il terreno d’incontro tra musica e strumenti informatici e tecnologici, un connubio che ormai ha invaso quasi tutti gli altri generi musicali. Gli strumenti elettronici, come i software musicali e le tastiere elettroniche come l’M-Audio Oxygen 49, sono ormai utilizzati da band e musicisti appartenenti ai generi più disparati, ma si parla di musica elettronica per riferirsi a quei musicisti che fanno di sintetizzatori e software i propri principali strumenti.

Di sicuro l’avvento dell’elettronica ha cambiato il nostro modo di pensare alla musica, spazzando via l’immagine tradizionale che avevamo di una band, con chitarrista, bassista, batterista, tastierista e cantante, e anzi molti sono coloro che ancora storcono il naso di fronte a chi definisce i suoni prodotti tramite strumenti informatici come musica, o addirittura arte. Sicuramente non è possibile risolvere in poche righe la diatriba tra i puristi della musica tradizionale e coloro che invece sono a favore della tecnologia applicata al mondo dell’arte e della musica, ma fedeli all’adagio secondo il quale la verità sta nel mezzo, possiamo dire che anche gli strumenti elettronici e i software musicali come l’M-Audio Latigo Software, all’apparenza quanto di più disumano e freddo possa esistere al mondo, se diretti con umanità e creatività, possono incontrare l’universo dell’arte e della musica, due delle più ovvie espressioni dell’animo umano. Non serve andare molto lontani, né essere degli esperti di questo genere musicale per avere delle dimostrazioni di come a volte anche le canzoni scritte tramite l’ausilio del computer possano suonare come un’appendice dell’anima e del cuore di un musicista: prendete ad esempio uno degli album più famosi e acclamati degli anni Novanta, quell’OK Computer dei Radiohead che già nel titolo presentava una vera e propria dichiarazione di intenti, e con cui si accettava la possibilità di suonare anche con strumenti diversi dalla classica chitarra. Pochi sono i dischi che riescono a suonare ugualmente intensi alle orecchie degli ascoltatori, colpendoli nel profondo e arrivando a commuoverli. Ma gli esempi potrebbero essere veramente molti, da Bjork, che nei suoi dischi, è riuscita a coniugare suoni di arpa, violini e strumenti a fiato con l’elettronica, raggiungendo dei risultati strepitosi, ai Prodigy, che propongono un mix di elettronica, dance e techno dando il loro meglio durante le esibizioni live, degli energici spettacoli che riescono a coinvolgere ogni singolo spettatore.

Certo non si può fare di tutta l’erba un fascio, e bisogna dire che i più moderni strumenti, pur avendo reso possibile la creazione di musica anche a chi di musica non sa nulla, non ha mai tenuto una chitarra in mano o non ha mai posato le proprie dita sulla tastiera di un pianoforte, da soli non possono sicuramente fare arte. Non basta un M-Audio Profire 2626 a fare di uno smanettone un musicista, dietro ci deve essere innanzitutto un essere umano, dotato di creatività, sensibilità e talento, tutte cose che nessuno strumento informatico riuscirà mai a riprodurre. Del resto, una fender stratocaster suonata da un incapace potrebbe mai produrre i suoni creati da Jimi Hendrix? A voi la risposta…

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Il ritorno alla manualità nell’arte contemporanea

C’è ancora spazio nell’arte contemporanea e nel mondo del digitale per la manualità? Gli artisti devono tornare ad essere degli artigiani, o devono continuare a seguire la scia del minimalismo e del concettualismo?

Con l’arte concettuale, l’arte povera e il minimalismo, l’artista ha cessato di essere un homo faber, un artigiano dalla straordinaria manualità, e ha smesso anche di sporcarsi le mani, immergendole, graffiandole, rovinandole con la materia e con i colori. Ma questo non significa che non sia possibile un’inversione di tendenza, anzi: ci sono dei segnali che indicano un ritorno dell’artista alla manualità, alla produzione artigianale delle proprie opere, un ritorno insomma alle botteghe di un tempo, nelle quali i più grandi artisti del Rinascimento e di altre epoche storiche lavoravano circondati dai propri arnesi, da collaboratori e da apprendisti che desideravano apprendere la tecnica del maestro. Un ritorno agli arnesi e al lavoro manuale, nell’epoca in cui viviamo, non significa però riprendere in mano solo scalpello e pennello, significa anche riuscire a sfruttare al meglio le nuove attrezzature utensili, frutto delle più recenti innovazioni tecnologiche, che pur non essendo stati studiati appositamente per creare opere artistiche, possono comunque entrare in questo mondo, mettendosi al servizio dell’estro e della creatività dei nuovi o dei futuri maestri dell’arte contemporanea.

Il mondo dell’arte e quello della tecnologia hanno già trovato dei terreni d’incontro, come dimostra per esempio la mostra “La nuova manualità nell’era digitale”, tenutasi nella chiesa sconsacrata di San Carpoforo di Milano nel corso del 2009. Un evento nato dalla collaborazione tra due dei più importanti esponenti dei relativi mondi, che solo all’apparenza si muovono su binari paralleli, ossia l’Accademia di Belle Arti di Brera e la Bosch Elettroutensili, che ha messo a disposizione dei laboratori dell’Accademia un’ampia scelta di utensili. Con la coordinazione di Gaetano Grillo, artista e docente presso la stessa Accademia, 25 giovani artisti hanno potuto esporre le proprie opere, create con elettroutensili Bosch, Skil e Dremel, con l’intento dichiarato di dimostrare come sia possibile un ritorno alla manualità utilizzando anche degli elettroutensili di ultima generazione. I giovani artisti che hanno presentato le proprie opere hanno utilizzato, tra l’altro, levigatrici, trapani e pistole a spruzzo, avvalendosi solo di strumenti con tecnologia al litio, per unire all’intento creativo anche la volontà di contribuire attivamente alla salvaguardia dell’ambiente: gli elettroutensili al litio, infatti, contengono il 70% in meno di metalli pesanti rispetto agli attrezzi alimentati con batterie al nichel cadmio, e producono il 40% di anidride carbonica in meno. Le opere realizzate sono state poi valutate da una giuria presieduta dal direttore dell’Accademia, che ha premiato gli artisti più meritevoli con dei kit completi di elettroutensili, ad incoraggiare questi giovani talentuosi a continuare sulla strada della manualità per esprimere la propria creatività.

Il ritorno alla manualità nell’arte, sembra dirci l’evento, è dunque possibile, anche grazie alle aziende operanti in settori completamente diversi da quello artistico, come quello della vendita elettroutensili, e che permettono all’artista di entrare in una nuova dimensione del fare, per molti versi diversa rispetto a quella degli artisti/artigiani di un tempo, ma con degli innegabili punti di contatto.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Storia ed evoluzione del pianoforte e della tastiera

Il pianoforte è sicuramente uno degli strumenti più conosciuti e suonati nel mondo, e nel corso della storia ha subito molte evoluzioni.

Dal primo “fortepiano” (questo era il nome originario del pianoforte) ai più moderni modelli di pianoforte elettrico, come l’M-Audio Prokeys Sono 61, questo strumento ne ha fatta veramente molta di strada, attraversando varie epoche e riuscendo sempre a restare al passo con i tempi.

Il pianoforte è il fratello minore di strumenti più antichi, quali il clavicordo e il clavicembalo, con i quali condivide alcune caratteristiche (la presenza di una tastiera e di corde), ma è diverso da essi per quanto riguarda il meccanismo di produzione del suono. Mentre nel clavicembalo le corde vengono pizzicate da un plettro, e il volume del suono prodotto non può variare, nel pianoforte le corde vengono colpite da dei martelletti, e a seconda della forza impressa dal pianista il volume può mutare. È proprio da questa capacità di produrre note a diversi volumi che deriva il nome pianoforte.

Il primo modello di pianoforte, che come ricordato sopra era chiamato “fortepiano”, venne realizzato alla corte di Ferdinando II de’ Medici da Bartolomeo Cristofori nel 1698, ma non riscosse un grande successo in Italia. Qualche anno più tardi, più precisamente nel 1720, il costruttore di organi Gottfried Silbermann ricostruì in Germania una copia dello stesso strumento, ottenendo numerosi consensi. Iniziò così la diffusione di questo arcinoto strumento, che nei secoli ha dato vita ad una discendenza vasta e variegata. Uno dei nipotini più giovani del pianoforte è la tastiera master, come l’M-Audio Keyrig 49, ma esistono innumerevoli tipi di pianoforti e tastiere. I più conosciuti sono probabilmente il pianoforte orizzontale e quello verticale, ma esistono anche piani rettangolari, a giraffa e a piramide, cabinet e pianini. E non è finita qui: tra i parenti del pianoforte ci sono anche la pianola, un apparecchio musicale automatico, il pianoforte elettrico, inventato nel 1931 e diffusosi moltissimo negli anni Sessanta e Settanta, il pianoforte da viaggio, risalente al XVIII secolo (ormai non viene più utilizzato), il pianoforte per fanciulli nécessaire, particolarmente adatto ai bambini piccoli, che però ormai non viene più usato, e il pianoforte arabo, utilizzato dai musicisti arabi solo per pochi anni, tra il 1920 e il 1940.

La tastiera elettronica è uno strumento che si rifà al pianoforte, mantenendo però delle funzioni proprie, completamente diverse da quelle del progenitore. La tastiera elettronica, dotata di un sintetizzatore, riesce a riprodurre i suoni di diversi strumenti musicali, non solo del pianoforte, e a creare degli effetti particolari, quali il riverbero, il tremolo, il pitch shift, il chorus e il flanger. Il sintetizzatore viene azionato premendo i tasti della tastiera, che sono simili a quelli di un normale pianoforte. In molti casi la tastiera elettronica è dotata anche di altoparlanti interni, mentre in altri casi la si può collegare a cuffie o amplificatori esterni. Le tastiere di ultima generazione sono arricchite anche da lettori per leggere i file midi e strumenti quali l’M-Audio Midisport 1X1 Box.

Quali siano le prossime evoluzioni del pianoforte e della tastiera non ci è ancora dato sapere, ma sicuramente questi strumenti continueranno a conservare il loro fascino anche in futuro, accompagnando musicisti e musicofili ancora per molto tempo.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Cura, lavaggio e riparazione dei tappeti

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  • 28 Maggio 2010

Il tappeto è un oggetto che riesce sicuramente a dare un tono all’ambiente, ravvivando una stanza e rendendola più accogliente e più ricca.

Nonostante l’importanza che rivestono all’interno di ogni stanza, spesso i tappeti sono, per loro natura, maltrattati: posti sotto i mobili e calpestati continuamente, i tappeti rischiano di rovinarsi, se non vengono sottoposti ad attente cure periodiche e se non vengono puliti e spazzati nella giusta maniera. Bisogna inoltre tener presente che in molti casi il tappeto, oltre ad essere un complemento d’arredo, è anche un oggetto prezioso, e a maggior ragione deve essere protetto e trattato come si deve.

Non è facile generalizzare quando si parla di tappeti, tante sono le tipologie che si possono trovare sul mercato, e a seconda del tappeto che si possiede, della stanza in cui è posto, del materiale con cui è fatto e del suo livello di preziosità, il modo di pulirlo e trattarlo può variare (certamente un tappeto persiano viene generalmente trattato con più cura rispetto ad un semplice scendiletto…), ma ci sono alcuni accorgimenti che vanno bene per pressoché tutti i tipi di tappeti.

Per evitare che il nostro tappeto si rovini, dobbiamo stare attenti, innanzitutto, a dove lo posizioniamo: sarebbe meglio evitare le stanze troppo umide, piccole e buie, perché i tappeti sono fatti con sostanze organiche che necessitano di aria. Se lo mettete nell’ingresso, o in altre stanze in cui c’è più viavai di persone, inoltre, sappiate che il tappeto sarà più soggetto all’usura: un fattore da tenere presente soprattutto nel caso di tappeti antichi, molto preziosi, o fragili.

Scelta la stanza giusta in cui posizionarlo, bisogna fare attenzione alla polvere, alle macchie e a possibili rotture e strappi. Per quanto riguarda la polvere, sarebbe opportuno toglierla almeno una volta la settimana. Per farlo nel migliore dei modi, dimenticate il battipanni, che oltre ad essere faticoso può anche rovinare i tappeti, e avvaletevi di una scopa in saggina o di una scopa elettrica, facendo attenzione a non rovinare le frange, particolarmente delicate. La rimozione settimanale della polvere non è però sufficiente a mantenere i tappeti puliti: almeno un paio di volte l’anno passate il tappeto con un panno umido bagnato con acqua tiepida e aceto, o un po’ di shampoo neutro o ammoniaca, seguendo la direzione del vello e stando attenti a non bagnarlo troppo. Per un lavaggio tappeti completo è però opportuno rivolgersi a degli specialisti, e sottoporli a pulitura almeno una volta ogni 3-4 anni. Nel caso in cui si formino delle macchie, è meglio toglierle subito. La procedura cambia a seconda del tipo di macchia: se si tratta di unto, per esempio, si può usare del borotalco, mentre se si è sporcato il tappeto con delle bevande o sostanze zuccherate basta usare abbondante acqua.

Anche per quanto riguarda la riparazione del tappeto la parola d’ordine è agire subito. Naturalmente è sempre meglio rivolgersi a dei professionisti (le piccole riparazioni in genere non sono troppo costose), per evitare di peggiorare la situazione. Tanto più il tappeto è prezioso, poi, tanto più è importante rivolgersi a degli esperti: i restauratori di tappeti riescono a far rinascere a nuova vita un tappeto la cui trama si sta disfacendo o che presenta buchi e strappi.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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La cucina del XXI secolo: bella e funzionale

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  • 19 Maggio 2010

La cucina, esattamente come i vestiti e le auto, sta diventando sempre di più un oggetto di design, soggetto alle tendenze e alle mode del momento.

Se avete in mente la vecchia, e un po’ romantica, idea della cucina, con la mamma in ciabatte e grembiule intenta a cucinare per i pargoli e il maritino, se guardate insomma ancora alla cucina come ad un luogo adibito per lo più alla preparazione dei pasti, vi siete sicuramente persi qualche passaggio. La cucina certamente ha mantenuto anche questa funzione, e molti dei cambiamenti e innovazioni che hanno portato nelle nostre case cucine in muratura moderne o cucine componibili classiche ma supertecnologiche avevano senza dubbio lo scopo di migliorare la funzionalità della cucina stessa, ma le cucine del XXI secolo non si fermano al mero aspetto pratico. Sempre più spesso la cucina, che ha tutt’ora un ruolo di primaria importanza all’interno della casa, è diventata anche un qualcosa da esibire e di cui vantarsi con i propri ospiti, perché, più di ogni altra stanza della casa, sa riassumere e fondere in sé le ultime tendenze della moda e i più innovativi ritrovati tecnologici.

Scegliere una cucina al giorno d’oggi non significa solo acquistare mobili ed elettrodomestici, significa anche optare per uno stile anziché per un altro, scegliendo il modello che più rappresenta il nostro stile e la nostra personalità, esattamente come accade con un bel vestito o con un’auto nuova. Possiamo dire, senza rischiare di apparire esagerati, che la cucina è diventata una specie di status symbol. Ed esattamente come accade con gli abiti e con le auto, anche le cucine seguono le mode. Una delle ultime tendenze in fatto di arredamento, e di cucine in particolare, è quella di mixare tra di loro stili diversi, proprio come fanno le grandi case di moda, che accostano capi diversi tra di loro a creare accostamenti inusuali ma sorprendentemente armoniosi. Ed ecco che in commercio si possono trovare cucine su misura in stile country, composte quindi da mobili in legno, che più classici non si può, accostati però ad elettrodomestici in alluminio, in modo da creare un connubio inedito ma per nulla stonato.

I mobili poi, ma anche gli accessori e i complementi d’arredo, possono essere dei veri e propri oggetti di design: realizzati con colori e forme stravaganti, sono in grado di rendere ogni cucina unica ed esteticamente pregevole. Anche gli oggetti più comuni e spartani, come i piatti e le stoviglie, possono abbellire e rendere speciale una cucina, se sono il frutto del lavoro di un bravo creativo, e mai come di questi tempi è opportuno dire che la tavola non si apparecchia, ma si veste, e si veste di tovaglie e accessori che non sfigurerebbero nemmeno in un atelier di alta moda. E che dire degli elettrodomestici, sempre più innovativi ed ipertecnologici, che rendono le nostre cucine delle isole futuristiche, quasi spaziali?

Le cucine non sono più quelle di una volta, insomma, e le aziende che si occupano di progettazione cucine sono chiamate a proporre modelli sempre più innovativi, che oltre ad essere pratici e funzionali, sappiano soddisfare anche l’occhio e il senso estetico dei propri clienti.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Zecche e pidocchi, passeggeri senza biglietto a bordo dei treni italiani

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  • 17 Maggio 2010

Fare il pendolare di questi tempi è impresa tutt’altro che facile: oltre ai sempre più irritanti ritardi, adesso ci si mettono anche pulci, pidocchi e sporcizia generalizzata.

Se nel Far West viaggiando in treno si poteva correre il pericolo di subire un attacco da parte degli indiani, i rischi che corrono i viaggiatori italiani contemporanei sono sicuramente meno spettacolari, a volte più subdoli, apparentemente meno pericolosi. Di sicuro, però, sono causa di stress e arrabbiature feroci, nelle migliori delle ipotesi, o di veloci corse al pronto soccorso, se ci si imbatte in un convoglio per cui non sono stati attivati servizi di sanificazione e disinfestazione sufficienti.

I problemi dei viaggiatori, infatti, non riguardano solo i frequenti ritardi che li obbligano a spostare appuntamenti, a perdere ore di lezione, ad arrivare tardi al lavoro, ma riguardano anche lo stato di pulizia di molti vagoni, che lasciano a dir poco a desiderare. Sedili sporchi, toilette impraticabili, sporcizia accumulata: prima di sedersi sul sedile di un treno italiano controllare lo stato del nostro sedile è sicuramente una buona abitudine, ma tutto ciò sarebbe ancora tollerabile se almeno si avesse la sicurezza di non venir assaliti da simpatici animaletti. Le notizie che riportano casi di persone attaccate da pulci o pidocchi, durante un viaggio in treno, non risalgono poi a molto tempo fa. Sembra incredibile, ma anche ai giorni nostri in Italia è possibile imbattersi in vagoni infestati da insetti vari. Ultimo caso in ordine di tempo riguarda una passeggera del treno Padova-Milano, che lo scorso aprile ha dovuto fare i conti con un nugolo di pidocchi fuoriuscito da un buco del poggiatesta: avendo riportato varie punture, la passeggera è dovuta scendere dal treno e recarsi al pronto soccorso, per poi riprendere il viaggio il giorno dopo. Un episodio non smentito da Trenitalia, che pure assicura che il convoglio in questione era stato oggetto dei servizi di disinfestazione necessari, come tutti i treni che percorrono l’Italia in lungo e in largo. Sicuramente, come puntualizza la compagnia, l’accesso ai treni è permesso a tutti, senza distinzioni basate sul grado di igiene personale, e quindi non è sempre possibile controllare che nessun passeggero porti degli ospiti indesiderati a bordo. In questo caso, però, è anche vero che il foro da cui sono usciti i pidocchi che hanno attaccato l’ignara passeggera doveva essere notato da chi si era occupato della disinfestazione del vagone.

Senza però arrivare a questi casi limite, per i quali si potrebbe anche lasciare il beneficio del dubbio a chi dovrebbe occuparsi di garantire viaggi il più possibile sereni ai passeggeri dei treni e dei servizi di pulizie quantomeno soddisfacenti, e prendendo in considerazione solo lo stato di pulizia in cui solitamente versano i nostri treni, non c’è comunque da stare allegri. Un’indagine realizzata nel 2008 dalla Codacons rivelava che circa il 38% degli Intercity aveva sedili sporchi, e il 18% toilette impraticabili, mentre una recentissima indagine effettuata dai Nas su alcuni convogli in transito nella stazione di Lamezia Terme in seguito ad una segnalazione di una puntura di zecca contratta a bordo di un Intercity, ha fatto emergere condizioni irregolari di pulizia e igiene, con sporcizia e eccessiva usura degli arredi.

Viaggiare dovrebbe essere un piacere, ma di questi tempi è già tanto se non diventa un’odissea.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Tecnologie al servizio del lavoro in ufficio

Al giorno d’oggi lavorare in un qualsiasi ufficio significa anche utilizzare gli ultimi derivati della tecnologia e dell’informatica.
Dimenticate l’idea della vita d’ufficio che si poteva avere fino a qualche anno fa, e che ci è stata trasmessa anche da film famosi, come la serie di Fantozzi o “La segretaria quasi privata”, con Katharine Hepburn e Spencer Tracy. Dimenticate gli impiegati alle prese con macchine da scrivere, archivi immensi e fascicoli che non si trovano, ormai ci sono dei sistemi di archiviazione avanzati, come l’IBM System Storage Manager, e dimenticate anche quei computer immensi, che nei film più vecchi occupavano un’intera parete, mentre in quelli un po’ più recenti si accontentavano di troneggiare imponenti sulle scrivanie. Grazie a strumenti come l’IBM Blade Center gli spazi fisici occupati dagli strumenti informatici si sono ormai ridotti notevolmente, a dimostrazione di come gli enormi sviluppi e progressi fatti nel campo dell’informatica siano entrati di forza anche nel placido mondo degli uffici di tutto il globo, apportando dei cambiamenti e, nella maggior parte dei casi, notevoli migliorie nello svolgimento del lavoro, velocizzandolo e automizzando alcune operazioni che in passato richiedevano molto tempo, togliendone ad altre magari più importanti.

Per farsi un’idea di quanto il mondo dei computer, con tutti i suoi annessi e connessi, sia entrato nei nostri uffici, modificando anche le più semplici azioni, pensate all’introduzione dei programmi che permettono agli utenti di creare documenti di testo, quali i software office automation. Ormai se si deve scrivere una lettera, un testo, o un qualsiasi altro documento, non si può più prescindere da tali strumenti, tanto che se il nostro pc si blocca sembra impossibile poter ricorrere a quegli strumenti “antichi”, come la macchina da scrivere, o addirittura preistorici, come carta e penna, per eseguire le stesse operazioni. L’idea della scrittura non è più legata alla penna, ma alla tastiera del computer, anche se sicuramente si tratta di un’immagine molto meno poetica.

Se dovessimo fare una lista di tutti gli strumenti informatici, software e quant’altro che hanno modificato la vita in ufficio potremmo scrivere un’intera enciclopedia, dedicando ampie pagine a tutte quelle aziende che hanno contribuito, con i propri prodotti e servizi, allo sviluppo del settore informatico, come per esempio l’IBM, ossia l’International Business Machines Corporation. Nata all’inizio del XX secolo, l’IBM è una delle aziende informatiche più famose e antiche nel mondo, e nel corso della sua storia ha immesso sul mercato prodotti quali l’IBM Rack Server e gli IBM Power Systems. È anche grazie a queste aziende, attive da molto tempo e sempre in grado di capire le esigenze dei lavoratori e di migliorare i propri servizi, che il lavoro in ufficio ha subito, soprattutto in tempi recenti, una notevole evoluzione.

Ma lavorare al computer può anche avere delle conseguenze negative. Se lavorando con la macchina da scrivere il peggio che ci potesse capitare era finire la carta o l’inchiostro, usando il pc c’è la minaccia dei virus che incombe, virus che potrebbero inficiare e compromettere il nostro lavoro. Ma anche in questo caso è sempre la tecnologia che ci viene incontro, e basta acquistare un buon antivirus aziendale che ci aiuti a tenere alla larga simili minacce.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo

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La tecnologia nei campi e nei boschi

I lavori rurali sono i più antichi e anche i più diffusi nel corso della storia; sono da sempre considerati tanto necessari quanto faticosi, ma ultimamente la tecnologia è arrivata anche nei campi.
Storicamente, il lavoro dell’agricoltore è sempre stato faticoso, ed è sempre stato necessario un fisico forte, una buona resistenza alla fatica e una buona capacità di adattamento a ritmi diversi dai propri, dettati dalla natura: è madre natura infatti che decide quando bisogna alzarsi la mattina e andare a dormire la sera, ed è sempre lei a decidere quando è il periodo giusto per fare determinati lavori nei campi.

Queste caratteristiche sono rimaste più o meno invariate, anche se con l’invenzione di metodi per arrivare a dei compromessi con la natura, come le serre o i sistemi di irrigazione, e strumenti innovativi, quali il sollevatore idraulico, che permettono di modificare in parte i ritmi della natura, si sono fatti dei grandi progressi. Quanto ai metodi, infatti, le cose sono molto cambiate: l’uomo si è potuto ingegnare perlomeno per rendere un po’ più sopportabile la fatica degli antichi contadini, portando la tecnologia anche nel lavoro nei campi.

La tecnologia agricola è applicata ovviamente agli utensili che vengono utilizzati nei campi: se all’inizio era la sola forza dell’uomo a caricare, scaricare e spostare i pesi di vario genere, poi si pensò di affidare questi compiti agli animali, per arrivare infine, con il progresso tecnologico, alle costruzioni macchine agricole. Le macchine agricole si evolvono sempre più, come qualsiasi altro mezzo tecnologico: sempre più moderne e affidabili, ormai possono essere utilizzate per una grande varietà di lavori.

Per esempio, i rimorchi agricoli sono molto utilizzati nei campi, in sostituzione dei vecchi carri di legno: i rimorchi moderni hanno una grande capacità di carico, e in più aiutano nello scarico con ribaltamenti idraulici posteriori e laterali, ed esistono in commercio diversi tipi di pneumatici a seconda del tipo di terreno su cui si devono muovere.

Anche il lavoro nei boschi, come quello nei campi, è antico e faticoso, e anch’esso è stato raggiunto da macchinari moderni che aiutano a ridurre gli sforzi fisici, oltre a rendere possibile un’esecuzione più rapida di una maggiore mole di lavoro. Ad esempio, i caricatori forestali rendono molto più facili e rapidi lavori che, se eseguiti con la sola forza umana, sono lunghi, faticosi e pericolosi; si pensi al carico e allo spostamento di tronchi grossi e pesanti, ora agilmente sollevati e spostati da pinze che afferrano con sicurezza i tronchi interi degli alberi abbattuti, e non solo: a seconda del tipo di pinza che si sceglie, questa sarà più adatta a caricare tronchi, cereali, letame, o qualsiasi altro carico voluminoso. Le caratteristiche delle varie pinze infatti sono pensate per i vari tipi di carico, per poterlo afferrare in modo saldo e sicuro.

Ci sono molti altri lavori di fatica nei boschi: pensiamo ad esempio al taglialegna. Questo mestiere, duro e pericoloso, oggi può essere svolto da macchine che tagliano con precisione e sicurezza, oltre che con una facilità invidiabile; le asce possono essere messe da parte, e lo spaccalegna idraulico farà il loro lavoro in maniera affidabile e precisa.

Articolo a cura di Lia Contesso
Prima Posizione Srl – pubblicità sul web

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I mille usi delle pellicole per vetri

Fin dal XIX secolo il vetro ha esercitato un notevole fascino sugli architetti, e a partire dalla fine del XX secolo tale materiale è stato utilizzato sempre più spesso in strutture e costruzioni complesse.
L’architettura contemporanea continua a fare un largo uso del vetro, materiale che grazie alla sua trasparenza riesce a dare quel senso di leggerezza e immaterialità che molti architetti cercano per le proprie opere. Grazie alle evoluzioni che si sono avute nel campo della lavorazione del vetro, inoltre, il vetro può ora essere largamente utilizzato non solo per costruire vetrate o finestre, ma, in certi casi, per costituire addirittura l’involucro dell’edificio e la sua struttura portante. Come detto, tutto ciò non sarebbe possibile senza alcune invenzioni che hanno permesso di ampliare il campo di applicazione del vetro migliorandone le prestazioni.

Un importante esempio, in questo senso, è dato dalle pellicole adesive per vetri, che vengono ormai utilizzate per moltissimi scopi diversi. Le pellicole vengono utilizzate, per esempio, in quegli edifici in cui il vetro domina, ma è necessario proteggere la privacy di chi si muove all’interno, o la merce che è esposta in vetrina, ma anche per decorare pareti a vetro e vetrate. Le pellicole si prestano dunque a diversi utilizzi in diversi contesti, che si parli di uffici, palazzi, negozi o altro ancora.

Uno degli scopi per cui vengono utilizzate le pellicole è la tutela della privacy. In certi luoghi, come per esempio banche e uffici, ma anche locali e ristoranti, l’uso di pareti a vetro potrebbe contrastare con il bisogno di riservatezza di chi si trova all’interno di tali edifici, ma grazie alle pellicole per la privacy, che permettono di opacizzare in parte o completamente il vetro, tale problema viene facilmente risolto. L’opacizzazione del vetro può avere anche degli scopi decorativi, in quanto permette di creare dei motivi particolari sulle vetrate per romperne la monotonia. Un altro uso della pellicola per vetri è infatti quello estetico e decorativo.

Ma le pellicole sono utili anche per altre ragioni. Una struttura in vetro potrebbe presentare degli inconvenienti, derivanti dal fatto, per esempio, che il vetro lascia passare i raggi del sole, generando calore, senza però lasciarli fuoriuscire. Ciò potrebbe comportare un aumento eccessivo della temperatura, ma grazie alle pellicole riflettenti, capaci di respingere i raggi solari fino all’80%, gli ambienti rimangono freschi. In questo modo si favorisce sicuramente anche il risparmio energetico, in quanto, diminuendo il calore, anche l’aria condizionata può essere abbassata. Le pellicole riflettenti servono anche per contrastare l’abbagliamento solare e, non meno importante, per proteggere gli arredi e le merci esposte dal sole, evitando così il loro scolorimento.

Oltre ad impedire l’eccessivo riscaldamento degli ambienti interni, le pellicole solari per vetri permettono anche, viceversa, di ridurre la fuoriuscita del calore prodotto dall’impianto di riscaldamento. In questo caso si parla di pellicole a bassa emissività, dei prodotti che permettono di ridurre gli sprechi e di mantenere una temperatura gradevole all’interno degli edifici.

Ultimo ma non meno importante, le pellicole vengono utilizzate anche per motivi di sicurezza: le pellicole di sicurezza proteggono infatti i vetri dal pericolo di sfondamento derivante da un atto vandalico, da un tentativo di irruzione o da un urto accidentale, trasformando le strutture in vetro in costruzioni solide e sicure, oltre che belle.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – promozione motori di ricerca

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L’informatica e la redazione dei contratti

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  • 30 Aprile 2010

La stipulazione di un contratto è un momento importante che getta le fondamenta di un rapporto di lavoro, economico o finanziario.
Le varianti presenti in un contratto sono molteplici, e per gestirle è necessario avere gli strumenti adatti; strumenti che permettano di risparmiare tempo mettendo a disposizione tutte le varianti possibili di un contratto, tra le quali si potranno scegliere quelle più adatte per ogni situazione specifica. In commercio esistono vari tipi di programmi, dagli swaptions pricing software agli hedging software, che possono tornare molto utili.

Appositi programmi danno questa possibilità, registrando le varianti esistenti in modo che poi sia sufficiente sceglierle tra le tante, invece di dover partire da zero con ogni contratto: variabili finanziarie, temporali, costi e ricavi, previsioni e obiettivi, tutti calcoli che normalmente hanno bisogno di ore o addirittura giorni di lavoro.

L’utilizzo di programmi di questo tipo, quindi, equivale anche ad un notevole risparmio economico: se il tempo è denaro, risparmiare tempo significa alleggerire di meno il portafogli, sia per i costi degli specialisti, che diminuiscono, sia perché finire un lavoro significa poterne iniziare un altro e quindi finirlo presto significa iniziare prima; e la semplicità è sempre di grande aiuto.

I programmi di valutazione delle variabili che aiutano nella scelta del tipo di contratto tengono conto di contratti già esistenti, prendendo come esempio dei modelli (vedi, per esempio, gli interest rate models), e poi calcolano le probabilità e la distribuzione probabilistica dei flussi di cassa, dei rischi, delle basi di partenza e delle knock out/in options. Inoltre, il confronto con gli altri è sempre fondamentale per acquisire nuove conoscenze e condividere le proprie, in modo che sia possibile migliorare gli standard in tutti gli ambiti di lavoro; sono sempre di più infatti i network che mettono in contatto tra di loro le persone che svolgono attività simili. La condivisione di un progetto quindi può aiutare la crescita della conoscenza globale di un dato tema; condividere la conoscenza è fondamentale per aumentarla, e aumentare la conoscenza significa abbattere molte frontiere.

Gli hedging software che aiutano nella redazione dei contratti quindi possono contenere l’esperienza di molte persone che si occupano di questo: l’esperienza è alla base della buona riuscita in tutte le attività. Quindi, l’idea di un programma che si evolve e si arricchisce continuamente potrebbe essere una soluzione per trovare risposta a dubbi e difficoltà, e soprattutto per velocizzare un lavoro di per sé molto lungo e oltretutto complicato da una quantità di varianti.

Tutti i modelli presenti nei programmi per la modellazione dei contratti e progetti economici e finanziari saranno sicuramente in grado di trovare la soluzione più adatta, soprattutto se si ha la possibilità di modellare le variabili e sceglierle a seconda del caso: il risultato sarà sempre su misura, perfettamente ritagliato sulla forma di una situazione unica.

Ecco l’utilità dell’utilizzo di un programma; facilita il compito e allarga la visuale, arricchendola con quella di altri specialisti esperti con esperienza in casi analoghi. L’architettura di un contratto tiene conto non solo delle variabili, ma naturalmente anche di norme e consuetudini di cui bisogna essere al corrente, come ad esempio la Ias 39: tutto ciò, che un tempo richiedeva ore o giorni di concentrazione, ora si può fare con pochi click. Provate gli inflation swaps software e ve ne renderete conto.

Articolo a cura di Lia Contesso
Prima Posizione Srl – marketing e vendite

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Come organizzare una cerimonia perfetta

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  • 29 Aprile 2010

Quando si organizza una festa o una cerimonia importante, tutto deve essere studiato nei minimi particolari.
Molti sono gli elementi che concorrono alla buona riuscita di una festa o di una cerimonia, sia che si tratti di un matrimonio, di una cresima, di un party per i 18 anni e così via, e nessuno di questi elementi, nemmeno quello che in apparenza può sembrare insignificante o comunque di poco peso, deve essere lasciato al caso. Molte sono le cose a cui pensare: la scelta del locale, gli addobbi, la lista degli invitati, e poi naturalmente il sottofondo musicale, l’intrattenimento per gli ospiti e il cibo.

Le nozze sono probabilmente uno degli eventi più difficili da organizzare, ma per quanto riguarda le altre cerimonie religiose, quindi battesimi, prime comunioni e cresime, le difficoltà sembrano diminuire, poiché in queste occasioni spesso si decide di festeggiare con un semplice pranzo al ristorante. Ma si tratta pur sempre di eventi importanti nella vita di una persona e dei suoi cari, eventi che si vuole rimangano impressi nella mente degli invitati. Ecco dunque che anche in questi casi non basta prenotare un tavolo al ristorante, ma bisogna studiare quei piccoli dettagli che possono rendere una festa indimenticabile. La bomboniera, per esempio, che non è adatta solo per i matrimoni, ma anche per tutte le altre cerimonie. Le bomboniere in argento sono sempre le più quotate, anche perchè in commercio se ne trovano veramente per tutti i gusti e per tutte le tasche: classiche o originali, di varie forme e dimensioni, ognuna adatta ad un particolare tipo di cerimonia. Per i battesimi si possono comprare degli angioletti o altri oggetti che ricordano il mondo dei bebè, mentre per la prima comunione una delle bomboniere più apprezzate è la classica cornicetta in argento contenente la foto del bimbo. Tra le bomboniere cresima si trovano di solito articoli ispirati alla sfera religiosa, come statuette della Madonna, realizzate non solo in argento ma anche in altri materiali, oppure delle candele: nei negozi specializzati si può trovare un’ampia scelta di candele di diversi colori e, talvolta, profumate.

La scelta della bomboniera non è però l’unico dettaglio che occorre studiare per rendere una cerimonia speciale, e anche se organizziamo un semplice pranzo al ristorante, e non abbiamo dunque l’onere di scegliere una location e di addobbarla, come si fa nel caso di altri tipi di feste, ci sono comunque delle incombenze che non possono essere tralasciate. La scelta stessa del ristorante è molto importante: sempre meglio accertarsi che la sala e la cucina siano di nostro gradimento, magari tastando il terreno prima di prenotare; andate a cenare nel locale prescelto per verificare la qualità del servizio e del cibo: in questo modo non avrete brutte sorprese, e soprattutto non ne avranno i vostri invitati! Scelto il ristorante, anche se non dobbiamo pensare agli addobbi, possiamo comunque trovare dei modi per personalizzare e abbellire i tavoli: in questo senso ci si può sbizzarrire con la scelta del segnaposto, proprio come si fa con il segnaposto per matrimonio. Si tratta certamente di un piccolo particolare, ma bisogna tener presente che è un particolare che starà davanti agli occhi dei convitati per tutto il pranzo. Scegliendo un segnaposto originale e ispirato all’evento che si sta festeggiando, si potranno abbellire i tavoli senza troppi sforzi e spese elevate.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionamento marketing

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Soluzioni per le aziende, dall’assistenza tecnica al noleggio operativo

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  • 27 Aprile 2010

Mano a mano che le aziende adottano strumenti e soluzioni informatici sempre più avanzati, aumenta anche il loro bisogno di avere un’assistenza tecnica varia e di qualità.
Insieme alla domanda per un servizio di assistenza tecnica il più possibile puntuale ed efficiente aumenta anche l’offerta di agenzie specializzare in vari tipi di servizi: assistenza tecnica è infatti ormai un termine ombrello che comprende diversi tipi di servizi, tutti preziosissimi per il buon funzionamento di qualsiasi azienda. Ogni azienda, per portare a casa buoni risultati, non può più prescindere da un buon funzionamento dei propri strumenti informatici, che devono sempre essere il più possibile aggiornati, per stare al passo con i velocissimi progressi che si fanno costantemente in campo tecnologico e informatico.

Ma proprio la velocità con cui avvengono tali progressi può risultare a dir poco problematica per le aziende, soprattutto per quelle che non possono permettersi di investire troppo denaro nell’acquisto di apparecchiature sofisticate e di ultima generazione. Per stare al passo con i progressi tecnologici che caratterizzano la nostra epoca, bisognerebbe cambiare e aggiornare i propri strumenti hardware e software con una frequenza che non tutti si possono permettere. In questo senso un servizio molto utile, e che infatti sta riscuotendo molto successo, è quello del noleggio operativo. Grazie a questo tipo di servizio le aziende riescono a tenersi aggiornate senza acquistare continuamente le ultime versioni dei prodotti informatici, ma noleggiando tutto ciò che serve: basta rivolgersi alle aziende che si occupano di fornitura hardware e software, anche a noleggio, e il gioco è fatto.

Oltre al servizio di noleggio operativo, ci sono molti altri servizi che non solo facilitano la vita alle varie aziende, ma che permettono loro di svolgere tutte le attività essenziali di ogni impresa. In società quasi completamente informatizzate, quali sono quelle odierne, società che immagazzinano tutti i propri dati vitali in hard disk e altri supporti magnetici, un danno irreparabile a tali supporti potrebbe compromettere il futuro dell’azienda stessa. Fortunatamente le agenzie specializzate sanno ormai offrire un ottimo servizio di recupero dati danneggiati, da qualsiasi supporto: hard disk, floppy, CD Rom, DVD, Pen Drive, Memory Card e Flash Card. Sia in caso di danni di tipo logico al supporto (ossia a livello di software), che in caso di danni di tipo fisico (elettrico, elettronico o meccanico), con il servizio di recupero dati si possono ottenere quasi sempre degli ottimi risultati, e non veder compromesso il proprio lavoro.

Più in generale, possiamo dire che il servizio di assistenza fornito dalle agenzie specializzate agisce su vari livelli: a livello di hardware, di software e di network. Molte agenzie seguono tutto l’iter che riguarda tali strumentazioni, dalla consulenza alla vendita, dall’installazione all’assistenza tecnica. Viste e considerate le diverse esigenze di ogni cliente, l’agenzia, forte di collaboratori esperti e preparati, si occupa di consigliare i sistemi operativi, gli antivirus, i pc e i server che più si adattano alle necessità dell’azienda, per poi continuare il servizio con l’installazione in loco. In certi casi viene offerto anche un altro tipo di servizio, ossia la formazione, con corsi mirati a preparare i clienti ad utilizzare i prodotti acquistati, per sfruttarne al meglio le potenzialità e tenersi aggiornati con gli ultimi sviluppi del settore.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – promuovere un sito

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Alla Fiera di Milano la cucina fa bella mostra di sé

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  • 23 Aprile 2010

Si è appena conclusa a Milano Eurocucina, la fiera dedicata alla cucina, ai complementi d’arredo e alla stampa di settore.
Dal 14 al 19 aprile 2010 gli spazi espositivi della Fiera di Milano hanno ospitato uno degli eventi più importanti, a livello europeo, per quanto riguarda le cucine, i complementi d’arredo ad esse collegati, la stampa e le associazioni di settore: Eurocucina, fiera che si svolge in concomitanza col Salone Internazionale del Mobile con cadenza biennale (la prossima edizione è già stata fissata tra il 17 e il 22 aprile 2012), è ormai diventata un punto di riferimento per tutti i produttori, non solo italiani, di cucine moderne, classiche, in stile e design. Come è successo anche nelle passate edizioni, il numero di visitatori stranieri è stato più che soddisfacente e, secondo gli organizzatori, si sarebbero potuti raggiungere risultati anche più significativi se la nube provocata dal vulcano islandese, che ha paralizzato il traffico aereo, soprattutto in nord Europa, non avesse bloccato molti altri possibili visitatori.

Nonostante la nube, e nonostante il periodo di crisi che continua a gravare su vari settori (anche se sembra che quello delle cucine abbia tenuto meglio rispetto ad altri settori del mobile), Eurocucina ha rispettato le attese, e ha fatto registrare anche quest’anno numeri di tutto rispetto: 155 gli espositori provenienti da tutta Italia ma anche dalla Germania (ancor più presente che negli anni passati), dall’Austria, dalla Francia, dalla Repubblica di San Marino, dalla Russia, dalla Spagna, dalla Svezia, dall’Ucraina e dagli Stati Uniti; 32.500 metri quadrati di spazio espositivo; 4 padiglioni interamente dedicati alla fiera. Come in ogni edizione Eurocucina si è presentata come un’immensa vetrina per i produttori di cucine di tutti i tipi (da quelle classiche a quelle ultramoderne, dalle cucine in muratura a quelle in legno), ma anche per i produttori di complementi d’arredo. Un appuntamento sempre più importante per tutte le aziende produttrici, che è anche su eventi di portata internazionale come questo che puntano per un rilancio del settore, oltre che per continuare ad esportare sui mercati stranieri le cucine made in Italy, forti di un valore, sia estetico che qualitativo, unico al mondo.

Un’offerta, quella di Eurocucina, che mira anche a sottolineare come questo spazio della casa abbia moltiplicato le proprie funzioni, passando da semplice ambiente adibito alla preparazione dei pasti e, eventualmente, al loro consumo, ad un vero e proprio luogo di socializzazione, pensato anche per accogliere gli ospiti e per svolgervi altre attività quotidiane. Dai padiglioni di Eruocucina è infatti emersa una tendenza a cercare nuove soluzioni per la cucina, soluzioni che siano in grado di stare al passo con i mutamenti che stanno interessando la concezione di spazio cucina e di rispondere alle diverse esigenze di diversi clienti: spazio dunque a cucine sempre più moderne e di design, a cucine componibili e personalizzabili a seconda delle esigenze, a materiali diversi e innovativi.

In concomitanza con Eurocucine si è svolta anche FTK (Technology For the Kitchen), evento dedicato agli elettrodomestici da incasso e alle cappe d’arredo, che ha visto la partecipazione di 26 tra le più importanti aziende del settore. Un’occasione unica per conoscere i prototipi degli elettrodomestici che non sono ancora in commercio ma che potremmo usare in un prossimo futuro.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – marketing distribuzione

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Ordinari problemi di convivenza fra condomini

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  • 22 Aprile 2010

Quando si vive in un condominio possono sorgere alcuni problemi di convivenza che possono compromettere i buoni rapporti tra vicini.
Tra le cause più diffuse di contrasto tra condomini sono da annoverare i rumori o gli odori molesti o il mancato adempimento di alcuni obblighi comuni, quali la pulizia condomini (delle scale e degli altri ambienti comuni), il rinnovo o restauro di spazi comuni e la ripartizione delle spese per la cura del giardino.

Chiunque viva in un condominio prima o poi si trova ad affrontare dei vicini fin troppo rumorosi, che magari guardano la televisione fino a tarda sera tenendo il volume al massimo, o che litigano spesso e volentieri tra di loro non lesinando urla e sfuriate, e rendendo partecipi anche gli incolpevoli vicini di casa dei propri problemi di coppia. In questi casi, se si è fortunati, basta un po’ di buon senso e dei modi gentili: bussare alla porta del vicino incriminato e, con il sorriso sulle labbra, chiedere gentilmente di tenere il volume un po’ più basso, almeno nelle ore più tarde, o fare presente che il nostro figlioletto ha il sonno leggero e si sveglia se sente dei rumori troppo forti, potrebbe bastare se ci troviamo di fronte una persona accomodante e comprensiva. Al contrario, se i nostri vicini sono particolarmente permalosi o per niente collaborativi, potremmo anche compromettere i nostri rapporti con loro senza cavare un ragno dal buco. Cosa fare in questi casi? Esporre il problema durante le riunioni condominiali, per esempio (anche se non è detto che questo ci aiuti veramente a risolvere il problema, soprattutto se gli inquilini degli altri appartamenti non risentono di questa situazione), o, nella peggiore delle ipotesi, andare per vie legali.

Un’altra fonte di problemi fra gli abitanti dello stesso condominio può riguardare l’organizzazione delle pulizie per gli spazi comuni. In genere si decide di affidarsi ad una ditta specializzata, e questo avviene in tutte le città italiane (per quanto riguarda la scelta dell’impresa pulizie Milano come pure Roma e qualsiasi altra città offre solo l’imbarazzo della scelta), che permette di avere un servizio puntuale ed efficace con una spesa che viene poi ripartita tra tutti i condomini. Affidandosi ad una ditta specializzata, che emette regolare fattura e che opera in maniera seria, ogni coinquilino ha modo di verificare a quanto ammontino effettivamente le spese, deducendo la quota che deve pagare personalmente. In altri casi, invece, si decide di affidare le pulizie ad un inquilino, che si propone di pulire gli spazi comuni in cambio di una retribuzione che in genere è più bassa rispetto a quella richiesta da una ditta specializzata, in quanto il pagamento avviene in nero. Lo stesso avviene anche nel caso della cura del giardino condominiale: se nello stabile abita un giardiniere in pensione, per esempio, spesso capita che gli vengano affidati i lavori di giardinaggio, senza dover chiamare un giardiniere esterno. Se da una parte gli abitanti del condominio possono preferire delle soluzioni simili, che gli permettano di risparmiare un po’, d’altra parte con questo metodo si può incorrere più facilmente in problemi e incomprensioni. Solo per fare qualche esempio, l’inquilino-giardiniere o donna delle pulizie non è assicurato, e ciò potrebbe essere un problema in caso di infortunio; in secondo luogo, non essendoci fatture o conti scritti, qualche inquilino potrebbe recriminare sui costi degli interventi, senza poter però portare il problema in assemblea, in quanto il lavoro avviene in nero e per questa ragione l’amministratore rimane estraneo ai fatti. Sempre meglio, allora, spendere qualche euro in più, ma avere anche meno problemi, affidandosi ad un’impresa specializzata nella pulizia uffici e appartamenti o a un giardiniere professionista.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – promozione sito web

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L’autonoleggio ai tempi della crisi

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  • 21 Aprile 2010

L’autonoleggio è un servizio molto utile sia quando si viaggia per lavoro che per piacere, ma anche questo settore sembra aver risentito della crisi degli ultimi anni.
Quando si viaggia, se non lo si fa con un proprio mezzo, si può scegliere tra un’infinità di mezzi di trasporto pubblico o privato. Se si sta facendo un viaggio low cost bisogna affidarsi perlopiù ai mezzi pubblici, treni, bus e metropolitana, mentre se si ha a disposizione un budget un po’ più sostanzioso, e soprattutto se si ha l’esigenza di avere un servizio il più possibile puntuale e preciso, si può prenotare un taxi, anche se la miglior cosa è optare per il noleggio di un’ auto. Il servizio di autonoleggio, ormai presente su tutto il territorio nazionale, ha però accusato il colpo della crisi mondiale che ha investito anche moltissimi altri settori.

I dati che riguardano le nuove immatricolazioni avvenute del 2009 registrano infatti un calo significativo rispetto al periodo precedente: il Centro Studi Fleet & Mobility parla di una diminuzione del 25% nei primi tre mesi del 2009, mentre il 2008 aveva fatto registrare dati perlopiù positivi, con un aumento delle immatricolazioni. Ad aver frenato l’acquisto e l’immatricolazione di nuove vetture ha sicuramente contribuito la crisi attraversata dal settore viaggi e turismo: essendo diminuite le prenotazioni e la programmazione di viaggi, sia d’affari che di piacere, inevitabilmente le agenzie di autonoleggio hanno cercato di limitare i danni al proprio settore e, in previsione di un calo della domanda, sia da parte dei turisti che delle aziende, non hanno ampliato di molto il proprio parco macchine, o non l’hanno fatto come erano soliti fare negli anni passati. Questo dato non indica tanto che il numero di macchine a disposizione delle varie compagnie di autonoleggio sia diminuito, quanto piuttosto che si è deciso di prolungare l’attività delle auto già immatricolate: se di solito “l’aspettativa di vita” di una vettura è pari a 8-10 mesi, negli ultimi tempi è arrivata a superare anche l’anno, e questo si è verificato in tutte le città italiane, interessando il settore del noleggio auto Milano come quello di Roma. In realtà le previsioni riguardanti il settore viaggi e turismo si sono poi rivelate fin troppo pessimistiche, e non si può dire che ci sia stato quel calo che aveva spinto le aziende si autonoleggio a limitare le immatricolazioni, ma ormai le ordinazioni della nuove auto non erano state fatte, quindi si è andato avanti con quelle già presenti nel parco macchine delle varie compagnie.

Se l’Italia ha registrato un calo per quanto riguarda le nuove immatricolazioni, non si può dire che molti altri paesi se la siano cavata meglio: negli Stati Uniti, solo per fare un esempio, General Motors ha ricevuto molte meno richieste di immatricolazione dalle compagnie di autonoleggio, registrando il livello minimo dal 1975.

La seconda parte del 2009 ha 2009 ha fatto registrare dati più rassicuranti, con una domanda di auto a noleggio più vicina ai livelli del 2008, tanto da permettere alle aziende di noleggio auto di scegliere i propri clienti: la nuova tendenza è quella di preferire quei turisti che possono permettersi di spendere cifre anche piuttosto elevate alle aziende, che pagano meno.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – siti web professionali

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IAS 39 e i software per la valutazione finanziaria

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  • 19 Aprile 2010

L’IAS 39 è il principio contabile internazionale che regolamenta la contabilità delle imprese; è sempre in evoluzione, toccando temi importanti e vicini alla gestione delle imprese.
La gestione contabile e finanziaria delle imprese (che ormai avviene anche grazie a degli strumenti software, come nel caso dei software pricing models) segue delle norme internazionali, emanate da professionisti contabili parte di un comitato internazionale il cui compito è quello di emanare principi contabili atti a regolamentare la gestione contabile internazionale; queste norme quindi, emanate dal IASC (International Accounting Standards Commettee), come comitato interno all’IFAC (International Federation of Accountants), sono denominate IAS (International Accounting Standards).

L’IAS 39 è stato emanato nel 1998, con il titolo “Strumenti finanziari: esposizione nel bilancio d’esercizio e informazione integrativa”. Questa norma si ripropone di regolamentare la rappresentazione in bilancio degli strumenti finanziari, e le parti fondamentali in cui è suddiviso sono cinque, ovvero:

– definizione e classificazione delle attività e delle passività finanziarie

– rilevazione iniziale e storno di attività e passività finanziarie

– valutazione iniziale e successiva delle attività e passività rilevate

– contabilizzazione delle operazioni di copertura

– disclosure.

Una delle innovazioni proposte dall’IAS 39 è la definizione di strumento finanziario come qualsiasi contratto che comporti un’attività finanziaria di un’impresa corrispondente alla passività finanziaria di un’altra. Le nozioni contenute nell’IAS 39 sono applicabili a qualunque tipologia di impresa, senza differenze di forma giuridica, dimensione o settore di attività.

Un’altra innovazione, forse quella principale, è la definizione del criterio di fair value, che si può collegare alla base dei bilanci d’impresa, e che viene definito come il corrispettivo al quale un bene può essere scambiato, o una passività può essere estinta, tra parti consapevoli e disponibili in una transazione equa. Ovvero, il fair value determina il fatto di dare un valore effettivo ai beni che due parti si scambiano volontariamente e consapevolmente, in modo che lo scambio sia equo e giusto per entrambe le parti in causa.

L’IAS 39 inoltre definisce e classifica le attività e le passività finanziarie, suddividendo le varie categorie in modo che siano classificate razionalmente, stabilisce dei criteri per quantificare le perdite a seconda dei costi o del fair value, disciplina le operazioni di copertura e ne individua le diverse tipologie (in questo senso possono essere utili anche degli asset pricing models). Insomma, l’IAS 39 è una regolamentazione completa della contabilità finanziaria, ma ovviamente applicarla non è un compito semplice per le imprese; per venire loro incontro in questo senso sono stati ideati dei software che permettono di seguire le raccomandazioni della commissione internazionale per la contabilità, tenendo conto di tutte le norme e regolamentazioni.

Si tratta di programmi informatici completi, in grado di risolvere i problemi legati alla gestione contabile e finanziaria delle imprese, facendo risparmiare ore o giorni di lavoro dedicati allo studio delle variabili; sono degli hedging software che tengono conto non solo delle valutazioni oggettive riguardanti le norme e le varie consuetudini, ma anche di tutte le possibili variabili legate alle basi di partenza di ciascun contratto finanziario o agli obiettivi che questo deve raggiungere, le barrier options e così via, tracciando un sentiero personalizzato che varia per ogni contratto o progetto finanziario, dando risultati su misura, accurati e aggiornati.

Articolo a cura di Lia Contesso
Prima Posizione Srl – posizionamento indicizzazione

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Soluzioni per le piccole e medie imprese: il Microsoft Dynamics Nav

I prodotti Microsoft sono molto utili alle imprese, permettendo loro di migliorare le proprie prestazioni, indipendentemente dal settore in cui operano.
Uno degli strumenti Microsoft più utilizzati, soprattutto dalle piccole e medie imprese, è il software Microsoft Dynamics Nav (l’ex navision): presentato nel 2008, il software ha avuto un notevole successo, ed è ormai diffuso in oltre 50 paesi. Il software fa parte della famiglia di Microsoft Dynamics e della sottocategoria degli ERP (acronimo che sta per Enterprise Resource Planning): si tratta insomma di un software finalizzato alla pianificazione delle risorse d’impresa, e in quanto tale può risultare sicuramente utile a tutti coloro che possiedono un’azienda di qualsiasi tipo. Microsoft fornisce infatti diverse versioni del software, ognuna finalizzata ad un ambito diverso e caratterizzata da delle specifiche peculiarità che la rendono particolarmente adatta ad essere utilizzata in un dato settore. Coloro che lavorano nel settore della distribuzione, per esempio, un campo complesso e in continua crescita, avranno a disposizione uno strumento specifico che permetta di gestire ogni aspetto dell’attività, dall’immissione degli ordini all’approvvigionamento, dalla gestione del magazzino alle spedizioni. Allo stesso modo, la versione di Microsoft Dynamics pensata per il settore della produzione offre tutti gli strumenti per automatizzare e ottimizzare la gestione finanziaria, la relazione con i clienti e la catena logistica. Questi sono solo alcuni esempi dei possibili campi di applicazione del software Microsoft Dynamics, di cui esistono versioni specifiche anche per il settore della grafica ed editoria, delle scuole ed istituti didattici, della pubblica amministrazione, della sanità, dell’edilizia.

Il Microsoft Dynamics Nav ha ottenuto subito un grande successo come software per processi gestionali anche per la sua facilità d’uso: il software è completamente integrato con i prodotti Windows, di conseguenza i dipendenti che cominciano ad usarlo si trovano davanti un ambiente familiare, e l’uso del software diventa piuttosto intuitivo. Ciò significa anche che non si deve perdere troppo tempo nell’apprendere come il software funzioni, e si sa che un risparmio di tempo spesso equivale anche ad un risparmio in termini economici. La forza del software sta anche nella sua versatilità, una versatilità che non si traduce solo in termini di applicabilità in diversi settori, ma anche nella sua capacità di venire impiegato in diversi contesti all’interno di una stessa azienda. Tutti i dipendenti e membri di un’azienda possono utilizzare il software, anche se hanno dei ruoli e delle mansioni completamente diversi gli uni dagli altri. Il Microsoft Dynamics Nav permette infatti di condividere le informazioni aziendali utilizzando un unico database accessibile a tutti i dipendenti, senza però correre il rischio che ci sia una dispersione delle informazioni stesse. Ogni utente, infatti, a seconda del ruolo che svolge all’interno dell’azienda, può avere una homepage personalizzata per accedere alle informazioni che gli servono, senza perdere tempo. In questo modo ogni dipendente può visualizzare le informazioni che più gli sono utili e stabilire così un ordine di priorità, ottimizzando i tempi e diventando più efficiente.

Se anche voi state cercando uno strumento che vi aiuti nella gestione della vostra azienda, rivolgetevi alle agenzie specializzate in consulenza e produzione software, e cominciate ad utilizzare anche voi il software Microsoft Dynamics Nav.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – strumenti web marketing

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Cambiare vita e trasferirsi in Messico

Molte sono le persone, anche in Italia, che sognano di abbandonare tutto e trasferirsi in un luogo da sogno come il Messico.
Il Messico non è solo un paese molto frequentato e amato da turisti provenienti da tutto il mondo, ma è anche una delle mete preferite da coloro che decidono di dare una svolta alla propria esistenza, cambiare completamente il proprio stile di vita e trasferirsi in un paese diverso da quello di nascita. Visitando alcune delle più belle città messicane non è difficile imbattersi in un italiano che ha lasciato il proprio lavoro e ha deciso di prendere casa a Tulum Messico, per esempio, cambiando radicalmente le proprie abitudini e lasciandosi alle spalle il proprio passato.

Le motivazioni che possono spingere una persona ad abbandonare tutto e trasferirsi in Messico possono essere molteplici, e se vi chiedete come sia possibile che una persona decida di imprimere un cambiamento così radicale alla propria esistenza, senza troppe indecisioni e troppi rimpianti, dovete provare a vivere in Messico, anche se per pochi giorni e anche solo come turisti: i magnifici paesaggi, la cultura e il folclore locali, il fascino che si irradia dalle tracce lasciate dai Maya e degli Aztechi, il mare turchese e le bellissime spiagge non possono che rimanere nel cuore di chiunque visiti questo paese meraviglioso, facendo crescere il desiderio di rivedere questi luoghi speciali e, perché no, di viverci.

Molte sono le storie di italiani, e non solo, che hanno deciso di farsi una nuova vita in Messico, storie che potrebbero essere d’esempio e d’aiuto a tutti coloro che desiderano dare uno scossone alla propria esistenza, ma che non sanno bene da dove cominciare. Chiacchierando con alcuni degli italiani che vivono in Messico potremmo ascoltare la storia di un manager che, in seguito alla crisi, ha deciso di trasferirsi in Messico e, approfittando di un hotel vendita, ha messo in piedi una nuova attività, completamente diversa da quella che svolgeva in Italia. Oppure potremmo fare la conoscenza di un giornalista che ha rinunciato ad un importante avanzamento di carriera nel proprio paese natale per dedicarsi ad un proprio progetto editoriale a Playa del Carmen, dando alle stampe un giornale in italiano destinato a tutti i suoi connazionali che come lui vivono in Messico o che semplicemente visitano il paese da turisti. Le storie degli italiani trapiantati in Messico sono varie e molteplici, e molto spesso raccontano di persone che sentivano il bisogno di staccare dalla routine e dai ritmi di vita stressanti che caratterizzano molte delle città che conosciamo, per abbracciare uno stile di vita diverso, dai ritmi più blandi. Una scelta volta insomma a migliorare la qualità della propria vita, a volte anche a discapito di una busta paga più sostanziosa o di una brillante carriera.

A rendere il Messico una meta particolarmente appetibile non sono solo il paesaggio e il clima, ma anche un mercato immobiliare particolarmente favorevole, che sprona molte persone ad acquistare casa Cancun o in altre famose località turistiche messicane non solo per andarci a vivere, ma anche per farne un bed and breakfast o una pensioncina in cui accogliere i turisti.

Se anche voi non siete soddisfatti della vita che conducete e state cercando una soluzione, il Messico potrebbe essere la risposta che state cercando!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Storia delle bomboniere

Ogni ricorrenza e momento importante della nostra vita, che sia un battesimo, un matrimonio, una laurea o una prima comunione, viene ricordato grazie alle bomboniere, che in giorni così significativi non possono mai mancare.
Al giorno d’oggi esistono diversi tipi di bomboniere e i negozi che mettono in vendita bomboniere sono molto diffusi, ma può essere interessante sapere che l’usanza di regalare tali oggetti è più antica di quanto si possa immaginare, e seguirne l’evoluzione può anche dirci qualcosa in più sulla storia del costume e dell’arte europea. Innanzitutto la parola bomboniera deriva dal francese “bombonnière”, ossia contenitore di dolci (bon-bon in francese), termine diffuso in Francia già nel XVIII secolo. Si trattava di scatolette o piccole coppe preziose contenenti confetti o altro, che venivano lavorate finemente da orafi e artigiani, e che quindi venivano considerate come delle piccole opere d’arte da mostrare e di cui essere fieri. Per la loro valenza come portafortuna, tali oggetti ben si prestavano ad occasioni importanti quali matrimoni e nascite.

Anche se il termine bomboniera deriva da una parola francese del XVIII secolo, l’usanza di regalare degli oggetti preziosi beneauguranti contenenti confetti o altro era già diffusa nei secoli precedenti: in Italia, per esempio, già nel XV secolo i futuri sposi si scambiavano dei cofanetti preziosi, e il fidanzato recava in dono alla futura moglie la cosiddetta “coppa amatoria”, ossia un piatto di ceramica pieno di confetti, un dono pensato come augurio di fecondità e prosperità. I confetti, in particolare, da sempre simbolo di felicità e abbondanza (già nell’antichità gli invitati regalavano alla coppia di sposi mandorle, noci, frutta secca o piccoli dolci, che possono essere considerati come gli antenati dei confetti), si diffusero dopo la scoperta delle Indie, grazie all’importazione dello zucchero. Anche in Inghilterra, nel XVI secolo, era diffusa l’usanza di regalare delle “sweetmeat box”, ossia delle scatoline realizzate con materiali preziosi che venivano donate alle dame come gesto augurale.

Durante il XVIII secolo tali oggetti cominciarono ad essere utilizzati specificamente come bomboniere matrimonio e, come detto, erano già apprezzate in Francia, soprattutto dai nobili (erano infatti oggetti molto preziosi, realizzati in madreperla, avorio, oro). Tuttavia, è a partire dall’Ottocento che cominciarono a diffondersi maggiormente, grazie allo sviluppo della produzione industriale, e a partire dal secondo dopoguerra si diffuse l’abitudine di regalare bomboniere anche per altri eventi importanti, come battesimi e comunioni. Inizialmente uno dei materiali principi della produzione di bomboniere era la ceramica, oltre all’argento, che non è mai passato di moda: ancora oggi molti sono gli sposi che optano per bomboniere argento, che siano cucchiaini, scatoline, portapillole, piattini o altro ancora.

Le forme delle bomboniere hanno invece seguito le principali correnti artistiche: dalle ceramiche in stile rococò a quelle in stile neoclassico della fine del Settecento, fino ad arrivare agli anni Venti del Novecento, quando le fabbriche di ceramica italiane cominciarono a produrre bomboniere ispirate al Futurismo.

Al giorno d’oggi le bomboniere non sono più necessariamente degli oggetti preziosi, e a volte si preferisce optare per articoli utili e facili da riutilizzare, o che siano personalizzati in base ai gusti della coppia che li sceglie (per questo motivo sono sempre più richieste le bomboniere originali, magari realizzate artigianalmente), in modo da sottolineare, e ricordare agli invitati alle nozze, l’unicità del sentimento che unisce la coppia.

A cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – siti web marketing

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Come scegliere la prima chitarra

La costruzione degli strumenti, quanto la creazione della musica, deve tener conto di regole ben precise: perché siano perfettamente intonati devono essere fatti a regola d’arte, rispettando misure, altezze e spessori studiati perché le note risultino limpide e intonate.
Ci sono materiali specifici che danno suoni migliori ai vari tipi di strumenti musicali, e sono particolari minimi a determinare la loro perfezione o scarsa qualità. Per iniziare a studiare la chitarra, per esempio, dopo aver scelto un corso o un manuale di didattica musica, basterà scegliere, tra le tantissime in commercio, una da studio, che con costi contenuti dà la possibilità di entrare nel mondo degli strumenti a corde; dipenderà poi da come procedono gli studi musicali la scelta di uno strumento migliore o, magari, di un nuovo strumento simile: per chi già suona la chitarra, ad esempio, è relativamente semplice imparare a suonare il basso, che richiede una forma mentis molto simile per eseguire note e accordi, cambiando però lo stile. Anche nel caso dei bassi la scelta sarà vastissima, e dipenderà dall’abilità e dall’interesse del musicista la scelta dell’uno o dell’altro.

La varietà di bassi e chitarre va dal numero di corde all’amplificazione, che può essere naturale, nel caso di bassi e chitarre acustici, o elettrica, nel caso della chitarra e del basso elettrico, per la quale ci sarà bisogno di un amplificatore; esistono anche chitarre acustiche amplificate, che permettono di amplificare elettricamente, senza modificarlo, il suono della chitarra acustica. Quanto al numero di corde, per le chitarre la scelta è tra sei e dodici: le chitarre da dodici corde hanno le stesse note di quelle da sei, ma ogni corda è accoppiata ad una gemella che suona un’ottava sopra, tranne le due corde più sottili, e quindi più acute, le cui gemelle emettono lo stesso suono. I bassi acustici invece possono avere un numero di corde che va da quattro a sei, aumentando gradualmente la completezza della gamma di note, mentre quelli elettrici vanno dalle due alle dodici corde (singole, non doppie come nella chitarra), anche se quelli più frequenti sono i bassi tra le quattro e le sei corde.

La scelta degli strumenti è vastissima, e, come ormai per tutto, internet è una fonte inesauribile: esistono veri e propri negozi online strumenti, dove gli intenditori sapranno senz’altro riconoscere le migliori marche e i principianti potranno trovare gli strumenti musicali chitarre e bassi adatti a loro, per fare un po’ di pratica. La chitarra è da sempre uno degli strumenti più amati, forse anche per la facilità di trasporto, e la vendita chitarre online offre una scelta enorme, tra i vari tipi di chitarra e le varie scale di prezzo, dalle più economiche a quelle più impegnative.

Una volta acquistata una chitarra, la vita dei principianti è dura: i primi tempi sono pieni di difficoltà, ma una volta che si iniziano a superare cominciano le soddisfazioni. Per chi sa già suonare invece, comprare una chitarra nuova è una specie di gratifica, che dà soddisfazione fin da subito: significa, in fondo, aver salito un altro gradino, perché la nuova arrivata sarà di qualità migliore di quella precedente, o magari è una chitarra che si cercava da tempo e comprandola si esaudisce un desiderio.

A cura di Lia Contesso Prima Posizione Srl – indicizzare siti web

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La cucina veneziana, unica e inimitabile

La varietà di piatti e ingredienti che caratterizzano la cucina veneziana è una testimonianza dei numerosi contatti che la città ha sempre avuto sia con l’entroterra che con paesi lontani.
Assaggiare alcuni di questi piatti tipici è quindi un modo originale e unico per conoscere più a fondo questa meravigliosa città, e infatti molti sono i turisti che inseriscono nel programma di viaggio del proprio weekend a Venezia dei piccoli tour gastronomici.

Iniziando dalla prima portata, il primo piatto che viene in mente, parlando di cucina veneziana, è la minestra di “risi e bisi”, fatta con riso e piselli, una specialità che ha fatto la storia della Serenissima: già i dogi, infatti, erano soliti gustare tale pietanza il giorno di San Marco seguendo un preciso cerimoniale. Si tratta di un piatto cucinato con ingredienti essenzialmente poveri, e poveri sono anche gli ingredienti utilizzati per la preparazione di un altro primo, “pasta e fasioi”, ossia un minestrone di pasta e fagioli, un piatto contadino molto diffuso in passato e apprezzato ancora oggi. Per coloro che non possono rinunciare alla pasta, ecco serviti i “bigoli”, un particolare tipo di spaghetti molto grossi che possono essere conditi con varie salse e ragù (da consigliare il ragù di anitra) e che vengono serviti in tutti gli hotels Venezia.

Il secondo più conosciuto e apprezzato è il “fegato alla veneziana”, cucinato con le cipolle. Questo stratagemma viene usato per conferire un gusto più dolce alla carne (i romani cucinavano il fegato con i fichi per raggiungere lo stesso scopo). Venezia è però città di mare, quindi molti suoi piatti sono a base di pesce: basti pensare al famoso “baccalà mantecato”, che venne importato a Venezia da Pietro Querini dalle isole Lofoten, in Norvegia, ma anche alle seppie col nero o alle “sardelle in saor”, ossia sardine con cipolle.

Tra una visita e l’altra alle meraviglie della città, non c’è niente di meglio che fare una piccola sosta in uno dei tanti ristorantini o hotel Venezia e gustare alcune di queste specialità.

A cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – marketing strategy

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Cercare lavoro online, oggi è più semplice grazie agli annunci web

Trovare lavoro di questi tempi non è impresa facile, soprattutto per i giovani appena laureati, che non si sanno ancora orientare nel mondo del lavoro e che, in molti casi, non hanno ancora le idee del tutto chiare sul proprio futuro.
Per trovare un buon impiego, o semplicemente un primo impiego che ci serva almeno per sbarcare il lunario, bisogna armarsi di pazienza e buona volontà e guardare in diverse direzioni.

Da qualche anno a questa parte la ricerca del lavoro passa anche attraverso la rete: moltissime sono infatti le aziende, ma anche i privati, che mettono i propri annunci gratuiti lavoro online per trovare i migliori candidati. Si va dalla famiglia che cerca una babysitter per i propri pargoli alle grandi aziende che cercano in rete nuovi manager. Certo, muoversi tra la marea di annunci personali e professionali che si trovano nella rete può scoraggiare chiunque, ma esistono vari siti specializzati in annunci di lavoro che cercano di rendere la ricerca più facile e che offrono interessanti servizi: in molti casi si può inserire il proprio curriculum online, in modo che sia visibile dalle aziende interessate, oppure si possono selezionare gli ambiti che più ci interessano e ricevere delle e-mail periodiche con le migliori offerte di quel settore. Esistono anche dei siti che non solo pubblicano le offerte di lavoro, ma permettono anche a coloro che sono in cerca di impiego di pubblicare un proprio annuncio personale; molto quotati sono quei siti che permettono di inserire degli annunci di lavoro gratis.

In questo modo si ha di certo una grande visibilità, e si può scegliere tra molte offerte, candidandosi con pochi click a diversi impieghi, ma non si deve pensare che gli annunci in rete siano la panacea contro la disoccupazione o la difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro: innanzitutto, bisogna essere oculati qualora si inserisce o si cerca un annuncio, ed essere il più possibile precisi nella scelta dei paramenti, altrimenti si rischia di perdere solo tempo e di non trovare ciò che si sta cercando. In secondo luogo, bisogna dire che la crisi mondiale che stiamo attraversando ha avuto delle ripercussioni anche sul mercato della ricerca del lavoro online: dati recenti segnalano infatti una notevole flessione nelle pubblicazioni di annunci lavoro online in vari paesi europei, anche se le previsioni per il futuro sono speranzose.

A cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – inserimento nei motori di ricerca

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Il cibo da strada in Italia

L’Italia è conosciuta in tutto il mondo anche per la sua cucina: ristoranti e cuochi famosi di sicuro non mancano nel Belpaese, e i nostri piatti tipici sono amati in ogni angolo della terra.
La tradizione culinaria italiana non riguarda però solo i piatti “da ristorante”, ossia le pietanze più complesse da cucinare e che si possono gustare seduti ad un tavolo, ma anche numerose tipologie di cibi da strada, snack salati, pizze e panini imbottiti e gustosi che variano da regione a regione. I cibi da strada sono molto amati sia dagli autoctoni, che ne apprezzano il sapore intenso e tradizionale, la genuinità, il prezzo non elevato e la possibilità che danno di consumare un pasto in velocità, che da quei turisti che dei luoghi che visitano desiderano scoprire ogni aspetto, cultura gastronomica compresa, e che preferiscono abbreviare i tempi dedicati ai pasti per tuffarsi a capofitto nella visita alla città.

Da nord a sud, tutte le regioni italiane offrono cibi diversi, che fanno parte della tradizione e della storia locale, e che continuano a sopravvivere, a volte con qualche difficoltà, nonostante l’avanzare implacabile dei fast food e dei cibi omologati che hanno lo stesso sapore in ogni parte del mondo. Vale invece la pena, se si gira per l’Italia, fermarsi a fare uno spuntino in uno dei chioschi, bar o localini che mettono in vendita prodotti alimentari tradizionali e tipici della zona in cui ci si trova: oltre a mettere sotto i denti qualcosa di gustoso ed economico, si può così assaggiare, nel vero senso della parola, un pezzo della cultura del luogo.

Immaginando un italico tour gastronomico dedicato al cibo da strada, dovremmo mettere in programma infinite soste, a fare un elenco di tutti gli snack tipici italiani sarebbe impossibile. Partendo da nord, possiamo sicuramente fermarci in Liguria, ed assaggiare la celeberrima focaccia genovese, che fa parte della storia della regione sin dal Cinquecento. Al giorno d’oggi se ne possono trovare diverse versioni, una più buona dell’altra. Sempre al nord, ma questa volta nella parte orientale dello stivale, una sosta a Venezia ci può riservare sicuramente delle piacevoli sorprese: se da un lato è diventato ormai molto difficile assaggiare il “fritolin” (cartocci di pesce fritto), dall’altro è ancora possibile fermarsi in un “bacaro” e fare incetta di cicchetti (piccoli spuntini preparati con vari ingredienti, salumi, uova soda, sottaceti, acciughe…), magari accompagnandoli con un buon bicchiere di vino.

Andando un po’ più a sud, ecco che troviamo i numerosissimi chioschi di piadine romagnole (ma l’Emilia Romagna è conosciuta anche per le tigelle, il gnocco fritto e numerosi altri piatti veloci), mentre in Toscana il piatto da strada per eccellenza è il lampredotto, ossia lo stomaco dei bovini cotto con pomodoro, cipolla, prezzemolo e sedano e servito come ripieno di un panino. In Lazio non si possono non assaggiare la porchetta di Ariccia e i supplì, polpette di riso condite con sugo o carne, mentre in Campania, e a Napoli in particolare, a farla da padrone sono pizze e focacce, coma la “parigina”, una focaccia con prosciutto cotto e mozzarella. Concludiamo il nostro piccolo tour gastronomico in Sicilia, una regione che in quanto a cibo da strada ha veramente molto da offrire: dagli arancini, polpette di riso fritto farcite con ragù, mozzarelle e piselli, al “pani ca meusa”, ossia il panino con la milza, i cibi da strada siciliani sono tra i più famosi ed apprezzati.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Pesaro, capitale del cibo buono e sano

La tradizione culinaria pesarese e marchigiana in generale è tra le più apprezzate d’Italia, e vanta numerosi prodotti di qualità, piatti tipici e vini pregiati.
Molti sono i turisti che decidono di recarsi nella città di Pesaro e nelle zone limitrofe anche per fare un interessante e gustoso tour eno-gastronomico, che soddisfa anche i palati più fini con prodotti pregiati quali il tartufo, che ha reso celebre nel mondo la vicina cittadina di Acqualagna, e vini di qualità, sia rossi che bianchi (come il Colli pesaresi rosso, che contiene un’alta percentuale di San Giovese), da accompagnare sia a piatti di carne che di pesce. Se infatti da un lato la cucina di Pesaro è influenzata dalla tradizione romagnola (molti suoi piatti si possono gustare anche in Romagna, in un albergo Milano Marittima per esempio), e quindi annovera fra le sue specialità cappelletti e passatelli in brodo e ricchi secondi di carne quali il coniglio in porchetta pasticciata, dall’altra non bisogna dimenticare che Pesaro è una città di mare, e come tale si è specializzata nei piatti a base di pesce. Largo dunque al “brodetto”, una gustosa zuppa di pesce, e alle “rustide”, ossia le grigliate di pesce misto.

A rendere famosa la cucina pesarese ha contribuito anche Gioachino Rossini, che nella città marchigiana nacque e che, da fine buongustaio, amava i piatti tipici e più pregiati della sua terra. Molti sono i ristoranti che ancora oggi propongono ai turisti piatti ispirati ai gusti dell’artista, che prediligeva, fra tutti i prodotti, il tartufo.

Vista la ricchezza dell’offerta gastronomica pesarese non c’è da stupirsi se la città ospita ogni anno innumerevoli eventi gastronomici e fiere del settore, che attirano sempre moltissimi visitatori. Si va dalle mostre mercato dedicate perlopiù agli addetti ai lavori, ai ristoratori e ai produttori, come la fiera Tuttisapori Expo e il Marche Food Festival, agli eventi rivolti più specificatamente ai consumatori, come i famosi weekend gastronomici che coinvolgono vari locali della città. Se volete trascorrere una vacanza indimenticabile, non serve andare tanto lontano e cercare offerte Eurodisney o in altri luoghi all’estero: scegliete l’Italia e Pesaro!

A cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – analisi vendite

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Spostarsi a Roma

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  • 24 Febbraio 2010

Spostarsi a Roma con la propria macchina può essere molto complicato, a causa del traffico e di una zona a traffico limitato molto vasta.
Anche senza la propria macchina, però, è possibile spostarsi agevolmente per le strade di Roma, utilizzando i mezzi pubblici (metropolitana, bus, tram), prendendo un taxi o un battello, noleggiando una bici o uno scooter o, se proprio non vogliamo rinunciare alla comodità di avere un mezzo proprio, usufruendo del servizio autonoleggio conducente Roma.

Il mezzo più veloce per girare per Roma è probabilmente la metropolitana, che nella città eterna, a differenza di molte altre capitali, ha solamente due linee. Per viaggiare in metropolitana è necessario acquistare un biglietto del costo di un euro, oppure si possono comprare degli abbonamenti giornalieri, della durata di qualche giorno o settimanali, che possono poi venire utilizzati anche in tutti gli altri mezzi pubblici. La metropolitana, soprattutto in certi orari, può essere però molto affollata, e comunque non è attiva di notte. Una valida alternativa alla metro sono dunque gli autobus, che forniscono anche un servizio notturno, seppur più limitato rispetto a quello diurno. Viaggiare in autobus ha inoltre il vantaggio di non impedire la vista delle strade e dei monumenti che si possono trovare lungo il percorso, e per godersi appieno le meraviglie della città, soprattutto se si ha poco tempo, si può fare un giro sugli autobus tour Roma, che portano i turisti alla scoperta di alcuni dei luoghi più famosi della capitale. Oltre che sugli autobus e sulla metro, Roma può contare anche sui tram, su cui si può viaggiare con lo stesso biglietto che si acquista per gli altri mezzi pubblici.

Anche per quanto riguarda i taxi Roma è ben fornita. Se da un lato può essere difficile fermarne uno per strada, è però possibile trovarne alle fermate apposite, oppure chiamare una delle società che forniscono questo servizio e prenotare una corsa. Bisogna prestare particolare attenzione ai taxi abusivi: salite solamente sui taxi bianchi, forniti di tassametro, che solitamente sostano sulle apposite piazzole.

Un’alternativa ai mezzi pubblici è il noleggio di bici e scooter, che permettono di girare autonomamente per le strade di Roma e di godersi la vista dei monumenti della città, con il vantaggio di non dover aspettare il bus o di non ritrovarsi stipati in metropolitana negli orari di punta. Naturalmente con la bici non si possono programmare spostamenti troppo lunghi, ma per alcuni percorsi può essere un mezzo molto utile, oltre che ecologico e salutare. Un’altra alternativa gradevole e originale, per spostarsi in città, è il battello sul Tevere, l’ideale per una gita romantica.

Terminato il proprio soggiorno a Roma, purtroppo, bisogna pur tornare a casa: sia che si sia arrivati in treno che in aereo, si possono utilizzare i mezzi pubblici o i taxi per recarsi in stazione o in aeroporto. Esistono vari collegamenti Fiumicino e Ciampino, i due aeroporti della capitale: chi preferisce la comodità e può spendere un po’ di più può prenotare un taxi, ma se si vuole risparmiare un po’ si può optare per l’autobus o la metropolitana (Fiumicino è servito dalla linea A, Ciampino dalla linea B). Sono disponibili anche dei servizi navetta che collegano i due aeroporti al centro della città, come il “Leonardo Express”, che parte da Fiumicino e arriva fino alla Stazione Termini.

A cura di Francesca Tessarollo

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Moda: mezzo espressivo o strumento di omologazione?

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  • 5 Febbraio 2010

Per molte persone i vestiti e gli accessori sono veri e propri mezzi espressivi, capaci di riflettere la personalità di chi li indossa e di comunicare agli altri qualcosa dei loro proprietari. Giocare con la moda significa inoltre potersi sbizzarrire ed esprimere la propria creatività e fantasia, cercando di creare uno stile unico ed originale.

Molto spesso però le catene abbigliamento, soprattutto quelle che offrono capi e accessori ad un prezzo non troppo elevato, e che sono quindi accessibili alla maggior parte delle persone, peccano in originalità, e propongono dei modelli standard che rischiano di farci apparire tutti uguali. Il fatto poi che i capi prodotti da queste catene siano i più acquistati, proprio perché non hanno prezzi esorbitanti, fa sì che lo stesso abitino, la stessa giacca o gli stessi stivali si vedano addosso a moltissime persone. L’effetto omologante non colpisce però solo le catene più economiche, ma anche le marche più prestigiose: basti pensare alle borse, il maggiore oggetto del desiderio di ogni donna, insieme alle scarpe, ovviamente. Ci sono modelli di borse che si vedono al braccio di qualunque donna, sia essa una velina o una commessa, una grande attrice o un’operaia: non importa quanto costi (in molti casi chi non può permettersi il modello originale si accontenta di uno taroccato), sembra che per poter andare in giro bisogna per forza avere quella borsa. D’altra parte seguire la moda significa anche adottare un particolare stile, vestirsi in un certo modo, conformarsi ai dettami imposti da un certo trend. In questo modo, però, la funzione espressiva della moda si esaurisce, e la moda cessa di essere sinonimo di originalità.

Ma la moda ha mille risorse per coloro che vogliono creare il proprio stile rendendolo il più possibile personale: basta puntare sugli accessori e sui dettagli, e anche il capo più standard che ci sia può diventare originalissimo. L’attenzione ai dettagli è un punto di forza anche di molte aziende e case di moda, che aggiungendo ai propri modelli bottoni particolarmente elaborati, spille personalizzate, borchie, strass o altri particolari riescono a rendere i propri capi unici. Per avere uno stile unico si può dunque mettersi di buona volontà e andare alla ricerca di vestiti originali in determinati negozi, ma anche nei mercatini, oppure, se si ha una certa manualità e molta fantasia, si può provare a personalizzare il proprio guardaroba. Se avete un vecchio giubbino di pelle, per esempio, potete provare ad applicarci delle borchie o delle spille da balia, e otterrete un capo attuale e alla moda (gli stili anni Ottanta, punk e dark sono particolarmente quotati quest’anno), ma uguale a nessun altro e solo vostro. Se invece volete dare un tocco di colore alla vostra borsa nera, potete agganciare dei portachiavi pelle colorati (in commercio ce ne sono di diverse forme e colori, alcune ditte ne producono addirittura di profumati!), o delle spille particolari. Anche una cintura può dare un tocco in più al vostro abbigliamento: sceglietene una in pelle lavorata, oppure, se volete osare, optate per dei colori sgargianti, o ancora puntate sulla fibbia: anche la cintura più classica, con una fibbia personalizzata, può caratterizzare il vostro stile.

In conclusione, la moda può essere un mezzo espressivo o di omologazione: sta a voi scegliere da che parte stare!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo

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I grandi della musica jazz a Riccione

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  • 4 Dicembre 2009

Riccione è conosciuta anche per le sue numerose discoteche e locali dove, soprattutto in estate, orde di ragazzi e ragazzi si divertono ballando fino all’alba. Una delle capitali estive del divertimento in Italia, Riccione mantiene la sua propensione verso tutto ciò che è musica anche quando la stagione balneare è chiusa.

Passata l’estate, Riccione rivolge lo sguardo anche ad altri tipi di musica, diversi da quello suonato nelle discoteche, e si prepara ad ospitare eventi musicali di primo livello rivolti non solo ai “discotecari” ma anche agli appassionati di tutt’altro genere di musica. Da qualche anno a questa parte, in particolare, Riccione è diventata la meta ideale per tutti gli amanti del jazz, che approfittano di offerte speciali Riccione per godersi Bravo Jazz, un festival interamente dedicato a questo genere. La settima edizione del festival si dipanerà in sei serate diverse comprese tra il 23 ottobre e il 19 febbraio, e ospiterà musicisti di primo livello, sia italiani che stranieri. Bravo Jazz, che in pochi anni è diventato un evento immancabile per tutti i musicofili, è una delle punte di diamante del cartellone degli eventi culturali di Riccione, che con appuntamenti di tale livello riesce ad imporsi all’attenzione dei visitatori non solo per le sue spiagge e non solo nel periodo estivo.

Quest’anno il festival si presenta più variegato che mai, con musicisti di primo piano e giovani emergenti che faranno conoscere al pubblico che trascorre le proprie vacanze Riccione le diverse sfaccettature di questo genere musicale, nato negli Stati Uniti nei primi anni del XX secolo ma poi diffusosi in tutto il mondo nei decenni seguenti, subendo contaminazioni con altri generi ed interessanti evoluzioni. Si comincia con il Bobby Watson Sextet, che non punta tanto sul virtuosismo, quanto sulla capacità di stabilire un rapporto con il pubblico offrendo della buona musica che faccia anche riflettere. Si procede quindi con l’Al Foster Quartet, capitanato da uno dei più importanti batteristi jazz al mondo, quel Foster che ha collaborato a lungo anche con Miles Davis. La terza serata avrà come protagonisti i Cedric Shannon and High Praise Gospel Singers e sarà quindi dedicata al gospel, genere molto diffuso negli Stati Uniti. Cedric Shannon sta diventando sempre più famoso negli Stati Uniti non solo come cantante, ma anche come compositore e attore di musical, dimostrando di avere un talento poliedrico. A salire sul palco del Bravo Jazz ci sarà anche il Joey Calderazzo Trio, e questa sarà una serata proprio da non perdere (come tutte le altre del resto) dato che Calderazzo è uno dei più quotati pianisti jazz della nuova generazione: il giovane musicista, che suona dall’eta di sette anni, ha fatto parte, tra l’altro, del quintetto del sassofonista Michael Bracker, e attualmente suona con Jerry Bergonzi e Brandford Marsalis. Al Bravo Jazz di Riccione ci sarà spazio anche per i gruppi jazz italiani: i Quintorigo saranno infatti protagonisti della penultima serata, e proporranno un tributo al compositore e contrabbassista statunitense Charlie Mingus, a 30 anni dalla sua scomparsa. I Quintorigo sono uno dei gruppi che meglio dimostrano come sia possibile la contaminazione tra generi diversi, e il loro mix di jazz, musica classica, pop e rock non ha eguali in Italia. Il Bravo Jazz termina in bellezza con l’esibizione dell’Alex Riel Quartet, capitanati dall’eccellente batterista danese.

A cura di Francesca Tessarollo

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Storia ed evoluzione del bikini

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  • 3 Dicembre 2009

Il bikini, o due pezzi, è uno dei capi da mare più usati dalle donne, che spesso lo preferiscono al costume intero, e che possono sbizzarrirsi a creare il proprio look da spiaggia grazie agli infiniti modelli e colori proposti ogni anno da stilisti e linee di abbigliamento.

L’affermarsi del bikini come capo indispensabile per ogni donna può sorprendere, se si pensa che fino a sessant’anni fa un costume del genere non era nemmeno immaginabile, a causa di un senso del pudore fin troppo spiccato, e che fino ai primi anni del Novecento non esisteva nemmeno il costume intero. L’invenzione dei costumi bikini risale infatti agli anni Quaranta del Novecento, anche se i primi esempi di due pezzi si possono trovare già nell’antica Roma: le donne romane, all’epoca, indossavano infatti il “sublinieulum”, ossia un indumento composto da una specie di reggiseno e uno slip, pensato probabilmente per l’attività atletica, e rappresentazioni di donne in due pezzi si possono trovare in urne, affreschi e mosaici di epoca greca e romana.

Ma se vogliamo parlare di due pezzi intesi come costumi mare femminili, ossia come capi studiati appositamente per il mare e la spiaggia, la creazione del primo bikini arriva molto più tardi, e più precisamente nel 1946. Nato da un’idea del sarto francese Louis Réard, il primo costume due pezzi prende il nome da un atollo della Micronesia, Bikini appunto, sul quale in quello stesso anno erano stati condotti degli esperimenti nucleari. È qui infatti che gli Stati Uniti sganciarono due bombe all’idrogeno, e il nome dell’atollo venne dato all’innovativo costume da bagno perché si pensava che tale capo avrebbe avuto un effetto esplosivo, proprio come successe in realtà. Il bikini cominciò a diffondersi tra le dive del cinema (Lucia Bosè, in Italia, lo sfoggiò nel 1947), che lo indossarono spesso già negli anni Cinquanta: nel 1950 Sofia Loren partecipò al concorso di Miss Italia indossando un due pezzi, e si aggiudicò la fascia di Miss Eleganza, mentre Esther Williams, dapprima rifiutatasi di indossarlo nei suoi film, venne poi obbligata per contratto a comparire in bikini; altri esempi di dive che resero celebre il bikini in quegli anni sono Marilyn Monroe e Brigitte Bardot. Nonostante tale diffusione nel mondo del cinema, il bikini a quell’epoca doveva comunque scontrarsi col comune senso del pudore, che impediva a molte ragazze di indossare una mise considerata estremamente succinta per andare in spiaggia. Non dobbiamo dimenticare che Louis Réard non riuscì nemmeno a trovare una modella disposta ad indossare la sua creazione, dovendo ricorrere ad una più disinibita spogliarellista, e che nel 1951 i bikini furono proibiti nel concorso Miss Mondo.

Da allora il bikini è andato sempre più diffondendosi (anche in rete, dove si possono comprare costumi on-line) diventando un capo di gran moda e riducendosi sempre di più: se il bikini indossato nel 1947 da Lucia Bosè era caratterizzato da uno slip che copriva l’ombelico, i modelli che sono andati sviluppandosi in seguito si sono ridotti di molto, sia per quanto riguarda il pezzo sopra che il pezzo sotto, e si sono differenziati per colore, foggia e materiale utilizzato, tanto che il bikini non ha più nulla da invidiare a qualsiasi altro capo di abbigliamento.

A cura di Francesca

Prima Posizione Srl – comunicazione di impresa

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