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Origine, storia ed evoluzione degli strumenti a corda

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  • 28 Settembre 2010

I cordofoni, tra i più antichi tipi di strumenti inventati dall’uomo, si dividono in diversi sottogruppi di strumenti musicali.

Quando pensiamo ad uno strumento a corde il primo che ci viene in mente è probabilmente la chitarra classica, ma la famiglia dei cordofoni comprende moltissimi altri strumenti, dal contrabbasso al banjo.

Oltre ad essere una famiglia numerosa, quella dei cordofoni è anche una famiglia molto antica: i primi strumenti a corda, o perlomeno gli antenati dei cordofoni moderni, venivano utilizzati già nella preistoria. I nostri progenitori avevano inventato il cosiddetto “arco terrestre”, ossia una specie di arco da caccia formato da un bastone elastico e da una corda tesa alle sue estremità (dotato in un secondo momento anche di una cassa armonica, che poteva essere ricavata da noci di cocco svuotate, zucche tagliate a metà e così via), e il “salterio di canna”, che si ricavava dalle canne di bambù, dalle quali venivano staccare delle sottili strisce di scorza. Strumenti a noi più conosciuti, quali l’arpa e la cetra, derivano proprio da questi primi esperimenti musicali effettuati dai nostri progenitori.

Col passare del tempo i popoli del passato affinarono la tecnica per realizzare cordofoni sempre più evoluti, ideando anche degli strumenti utili ad aumentare l’intensità del suono prodotto, come nel caso dei risuonatori. Molti erano i popoli che conoscevano e apprezzavano gli strumenti a corde: dagli egizi, che insieme ai popoli ebraici, a quelli della Mesopotamia, ai greci e ai romani usavano soprattutto arpe, cetre e lire, ai popoli asiatici, che invece usavano altri tipi di cordofoni, quali il k’in a sette corde, il P’i p’a a quattro corde (entrambi di origine cinese), la vina indiana e il sarangì a quattro corde indiano. Da questi strumenti a quelli più simili ai cordofoni in uso oggi, come la chitarra 12 corde e l’ukulele, il passo non è stato così breve: il primo liuto fece la sua comparsa nel 1500, e da questo strumento derivarono poi i vari tipi di mandole, mandolini e così via, mentre la chitarra classica venne inventata solo nel 1800.

Data l’origine antica della famiglia dei cordofoni, e la loro diffusione presso molte diverse popolazioni, non c’è da stupirsi che ci siano molti tipi di sottogruppi di strumenti a corda. In generale i cordofoni possono essere divisi in strumenti a corde strofinate (ad arco), a corde pizzicate e a corde percosse. La categoria degli strumenti a corde strofinate comprende i cordofoni nei quali la vibrazione delle corde è prodotta da un archetto composto da crini di cavallo. Di questa categoria fanno parte strumenti come la viola, il violoncello, il violino e il contrabbasso. Negli strumenti a corde pizzicate, invece, il suono è prodotto pizzicando le corde dello strumento con un plettro o con le dita. È questo il procedimento che caratterizza strumenti quali l’arpa, il banjo, la cetra, il basso, tutti i tipi di chitarra, dalla chitarra folk a quella elettrica, il liuto, il mandolino, l’ukulele e così via. L’ultima categoria, quella degli strumenti a corde percosse, è costituita da strumenti quali il pianoforte, il cembalo e il clavicordo, nei quali le corde vengono fatte vibrare da alcuni martelletti, che solitamente sono azionati da una tastiera.

Il mondo dei cordofoni, arricchito anche da accessori quali il supporto chitarra, è quindi molto ampio ed eterogeneo, oltre che molto antico.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Tappeti di tutti i tipi in mostra al Domotex di Hannover

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  • 27 Settembre 2010

Uno degli eventi più importanti per quanti lavorano nel mondo dei tappeti è la fiera Domotex, che si svolge ogni anno ad Hannover.

Tra le varie fiere dedicate all’antiquariato, ai tessuti, ai tappeti e arazzi, Domotex merita sicuramente una menzione speciale. La fiera, che si svolge ad Hannover ogni anno in gennaio (le prossima edizione si svolgerà tra il 15 e il 18 gennaio 2011) è infatti uno dei più importanti eventi del settore, conosciuto dagli addetti ai lavori di tutto il mondo. Il respiro internazionale della fiera è una delle caratteristiche che maggiormente caratterizzano Domotex: moltissimi sono sia i visitatori che gli espositori provenienti dall’estero, a dimostrazione di quanto sia sentito l’evento in tutto il mondo.

Domotex può senza dubbio venir descritta come una delle più grandi fiere internazionali dedicate ai tappeti e alle pavimentazioni in genere, e i numeri delle scorse edizioni non fanno che darne un’evidente conferma: circa 1.400 espositori provenienti da 70 paesi diversi, 40.000 visitatori (una cifra in continua crescita edizione dopo edizione), 3 giorni interamente dedicati alle pavimentazioni, ai tappeti e a tutto ciò che ci gira intorno. Questi sono i numero che completano il biglietto da visita di Domotex, che si pone sempre di più come un punto di riferimento per quanti lavorano nel campo dei tappeti.

Vari sono i settori merceologici presenti alla fiera: dai tappeti ai pavimenti in parquet, dai pavimenti laminati ai tessuti, senza dimenticare le associazioni e la stampa di settore, che pure sono sempre ben rappresentate all’interno della fiera. I tappeti la fanno comunque da padroni, con un’ampia e variegata rappresentanza: ogni anno alla mostra di Hannover espongono i propri prodotti aziende specializzate in tappeti tradizionali e moderni, tappeti iraniani, tappeti cinesi antichi, tappeti dall’Egitto, dall’Afghanistan, dall’India, dal Marocco, dal Nepal, dal Pakistan, dalla Russia e dalla Turchia. Tutti i paesi che hanno una lunga e gloriosa tradizione nella fabbricazione di tappeti, dunque, trovano posto negli spazi espositivi di Hannover, che per tre giorni diventa l’ombelico del mondo dei tappeti. Se siete dei produttori o dei venditori di tappeti di qualsiasi tipo, dai tappeti annodati a mano a quelli in pelle, dai tappeti antichi a quelli decorativi, allora Domotex è proprio uno di quegli eventi da segnare nell’agenda e da non perdere per niente al mondo.

Quando si parla di tappeti, non ci si riferisce solo al tappeto antico da mettere in salotto e da esibire come veri e propri oggetti preziosi o di design. Il mondo dei tappeti include anche altri oggetti, forse meno preziosi, ma sicuramente utili in ogni casa. È il caso dei tappeti per il bagno, per gli esterni e per tutti quei luoghi in cui un tappeto prezioso potrebbe rovinarsi. Anche questa categoria di tappeti per la casa tessuti e non annodati viene ampliamente rappresentata all’interno della fiera, con spazi e stand appositi. Spazio quindi ai scendiletto, ai tappeti per le scale, agli zerbini, ai tappetini per il bagno e così via.

Come detto, Domotex non dà spazio solo ai tappeti, ma anche ai pavimenti in genere. L’esposizione di parquet, in particolare, è sicuramente uno dei fiori all’occhiello di Domotex. Il parquet è un tipo di pavimentazione ancora estremamente popolare, e infatti il numero di espositori di questo prodotto presenti alla fiera di Hannover è sempre molto alto.

Produttori e venditori di tappeti e pavimentazioni di vario tipo: l’appuntamento è per gennaio, ad Hannover, nei padiglioni di Domotex.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionamento motori di ricerca

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Plastica ed ecologia: un binomio possibile

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  • 24 Settembre 2010

La plastica è senza dubbio uno dei materiali più utilizzati al giorno d’oggi. Ci stupiremmo nel renderci conto che il 90% degli oggetti che usiamo è fatti di plastica o con parti in plastica.

La plastica è infatti divenuta fondamentale per l’attuale sistema industriale, di plastiche ne esistono di moltissimi tipi e adatte a molteplici usi, ma pensare di rimpiazzarla in toto sembra davvero inverosimile. La produzione di polietilene in fogli, una delle materie plastiche più economiche, per esempio, permette di creare isolanti per cavi elettrici, film per l’agricoltura, borse e buste di plastica, contenitori di vario tipo, tubazioni, strato interno di contenitori asettici per liquidi alimentari (“Tetra Brik Aseptic”) e molti altri.

Inoltre, al contrario di ciò che si può pensare, l’uso della plastica in molti settori permette di raggiungere buoni risultati sotto il profilo ambientale. Nel campo dell’edilizia, utilizzando isolamenti in materiale plastico, per ogni chilo di plastica si ha un risparmio annuo di 75 chili di combustibile per riscaldamento. Nel settore dei trasporti, invece, la plastica migliora l’aerodinamicità di un’auto, ne diminuisce il CX (coefficiente di penetrazione nell’aria), ne riduce il peso: ne consegue un minor consumo di carburante (in media oggi il 4% in meno rispetto ad un’auto tutta in metallo) e la riduzione delle emissioni inquinanti. L’auto è il settore dove si riscontra il più alto livello di utilizzo di materiale riciclato.

Un altro settore molto importante è quello degli imballaggi, uno studio recente condotto in Germania ha dimostrato che senza packaging in plastica il peso del prodotto più l’imballo aumenterebbe del 291%, l’energia usata per la produzione dello stesso del 108% ed il volume dei rifiuti del 158%. Nel campo alimentare, l’uso di imballaggi alimenti in plastica e di film plastici permette di contenere al 2% il volume di beni non utilizzabili che altrimenti raggiungerebbe il 50%. In termini di riciclaggio meccanico, la plastica utilizzata in questo settore è di solito pulita e uniforme, e permette di ottenere mediante una lavorazione a ciclo chiuso un materiale d’alta qualità che ha un ampio mercato.

La plastica è quindi ora considerata come un must della nuova ecologia, soprattutto se riciclata. La strada per le materie eco-compatibili è ormai obbligata ed è anche considerata la principale direttrice di sviluppo per questo mercato. Le materie plastiche sono estremamente duttili e inoltre sono perfette per sbizzarrire la creatività, come avvenne negli anni ’70 con lo sviluppo del design. Si sta quindi affermando il binomio plastica-benessere, soprattutto nei materiali da imbottiture. Altro discorso molto importante è quello economico. Nel mercato dell’arredamento, dominato da un’industria-artigianato, la plastica consente una vera produzione industriale. E i grandi numeri comportano l’abbattimento dei prezzi, senza nulla togliere alla qualità.

La plastica è considerato un materiale “puro”, pratico, flessibile come i film imballo estensibili e tecnologicamente all’avanguardia. Molte aziende hanno realizzato oggetti tutti-in-plastica senza alcun tentativo di imitare materiali naturali, rivendicando la propria natura “plasticosa” legata a valenze giovani di leggerezza, di gioco, di colore e di freschezza.

A cura di Martina Meneghetti
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I sintomi e le cure contro la fibromialgia

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  • 15 Settembre 2010

La fibromialgia è una malattia non molto conosciuta, a volte difficile da individuare, ma che presenta sintomi specifici, e per la cura della quale si compiono continui studi.

La fibromialgia, chiamata anche sindrome fibromialgica o sindrome di Atlante, è una malattia subdola, in quanto non facilmente diagnosticabile, che può essere curata sottoponendosi sia a terapie farmacologiche che naturali, sfruttando per esempio i benefici acque termali.

Il termine fibromialgia venne coniato nel 1976, e deriva dalla combinazione dei termini greci “myo” (muscolo) e “algos” (dolore). Il prefisso “fibro” indica invece i tessuti fibrosi, come i tendini e i legamenti. Si tratta di una patologia che provoca un tipo di dolore muscolare cronico diffuso associato a rigidità, e anche se il termine fibromialgia risale a pochi decenni fa, la malattia era già conosciuta fin dall’Ottocento, anche se veniva chiamata in modo diverso (Fibrosite). La fibromialgia potrebbe essere definita come una malattia reumatica che colpisce i muscoli. In particolare, tale patologia causa un aumento di tensione muscolare che colpisce tutti i muscoli del corpo.

La fibromialgia non è facilmente diagnosticabile, poiché non causa alterazioni degli esami di laboratorio e non è nemmeno riscontrabile tramite radiografie. A tutto ciò si aggiunge anche il fatto che le persone affette da tali patologie non sembrano veramente ammalate, e spesso non vengono credute dai familiari o dal medico. Anche per questo motivo, pur essendo conosciuta fin dall’Ottocento, la fibromialgia è stata definita solo in tempi relativamente recenti, e si stanno ancora studiando le cure più adatte (contro la fibromialgia terapia farmacologica e trattamenti naturali sono ugualmente validi). Come detto, si parla di fibromialgia solo dal 1976, mentre i criteri diagnostici sono stati messi a punto solo nel 1990, e al 1994 risale la cosiddetta “Dichiarazione di Copenhagen”, con la quale la diagnosi della fibromialgia è stata accettata a livello internazionale. Le principali tecniche usate per riconoscere la malattia sono l’anamnesi e la palpazione di 18 punti, detti “tender points”: in un paziente affetto da fibromialgia almeno 11 di questi punti dovrebbero risultare dolorosi.

Ma quali sono i sintomi principali di questa malattia? Tra i disturbi più frequenti accusati da quanti soffrono di fibromialgia, c’è dolore muscolare, che può essere sia esteso che localizzato (soprattutto al collo, alle spalle, alla schiena e alle gambe), causato dalla tensione muscolare cui porta tale malattia. Un’altra conseguenza della tensione muscolare è una certa rigidità, che a sua volta limita i movimenti e può dare una sensazione di gonfiore alle articolazioni. Soffrire di un’eccessiva tensione muscolare significa che i muscoli sono in continua attività, e questo provoca nel paziente affetto da fibromialgia stanchezza e affaticamento anche dopo aver compiuto piccoli sforzi. Un altro sintomo che si può accusare è la sensazione, al risveglio, di non aver riposato adeguatamente.

Come detto, per curare la fibromialgia si può ricorrere sia a terapie naturali che di tipo farmacologico. Per quanto riguarda le terapie naturali, si ricorre in genere a stretching, aerobica o altri tipi di esercizio fisico. Per recuperare il sonno perduto sono altresì importanti massaggi e permanenze in ambienti caldi, mentre per curare altri sintomi della fibromialgia possono essere molto utili la fisioterapia e l’applicazione di creme o oli che sviluppano un’azione antinfiammatoria. In questo senso può essere molto utile anche approfittare delle offerte terme Abano o in qualche altra città termale. Per quanto riguarda la terapia farmacologica, non esiste una cura adottata universalmente, ma si sono dimostrati particolarmente efficaci alcuni farmaci, quali alcuni tipi di antidepressivi, i FANS (antinfiammatori non steroidi), i miorilassanti e gli integratori di calcio, magnesio, vitamine ed oligominerali.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – statistiche sito

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Vacanze all’insegna dello sport e del relax

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  • 13 Settembre 2010

Se siete degli appassionati golfisti, e volete una vacanza che coniughi sport e relax, le offerte per voi sono davvero tante.

Se pensate che non sia possibile coniugare sport e vacanze rilassanti, attività fisica e divertimento, vi sbagliate: sempre di più sono i pacchetti, in Italia come all’estero, che offrono delle vacanze all’insegna dello sport e, allo stesso tempo, del relax. Gli appassionati di golf, per esempio, ormai possono passare con disinvoltura dal campo golf all’area relax di un resort esclusivo, coniugando tipi di attività diversi, ma complementari.

Il golf è una disciplina che evidentemente si presta a venir inserita in diversi programmi di viaggio, dato che non è difficile imbattersi in strutture e offerte vacanze concepite proprio per gli appassionati di questo sport, o per coloro che vogliono cimentarsi in questa disciplina in un contesto, quello vacanziero, in cui sicuramente si ha più tempo libero, o che ancora non vogliono rinunciare ad un po’ di sana attività fisica nemmeno durante le ferie.

Le proposte in cui ci si imbatte più di frequente sono quelle che uniscono golf e benessere: l’ideale per chi desidera passare molto tempo tra mazze e palline per poi riposarsi in un contesto che più rilassante non potrebbe essere, tra massaggi, cura del corpo e saune. D’altra parte completare il percorso di 18 buche può essere anche molto stancante, soprattutto se lo si fa in piena estate e col sole che batte sulla testa, ma lo sforzo si fa più volentieri se si sa che al rientro dai campi ci aspettano dei trattamenti speciali e super rilassanti. E i vantaggi offerti da questi tipi di vacanze non riguardano solo gli appassionati di golf, ma anche i loro compagni di viaggio, che magari a scendere in campo non ci pensano nemmeno, ma che possono aspettare il ritorno del golfista sottoponendosi ad una seduta di massaggio, o rilassandosi in un bagno turco e così via. Vacanze varie, dunque, per rispondere alle esigenze di tutti e per permettere anche a chi ha gusti e aspettative diverse di passare una piacevolissima vacanza insieme. Se volete provare anche voi una vacanza che unisca sport e benessere, golf e beauty farm, potete rimanere in Italia (dai campi golf Toscana a quelli della Puglia moltissime sono le strutture attrezzate in questo senso), ma anche decidere di uscire dai confini nazionali: ci sono delle ottime strutture, per esempio, in Croazia.

Ma beauty farm e golf non è il solo connubio a riscuotere un certo successo: un’altra opzione molto apprezzata dai vacanzieri è quella che unisce golf e crociera. Una crociera nel Mediterraneo, per esempio, è sempre una bellissima esperienza, che offre la possibilità di navigare e nuotare in mari meravigliosi, si sostare in città storiche e pittoresche, e di ammirare dei paesaggi strepitosi, ma alcuni pacchetti pensati per gli sportivi offrono ancora più vantaggi: potete navigare sul Mediterraneo e allenarvi a bordo di bellissime navi, dotate di simulatori che riproducono il gioco, e, una volta scesi a terra, recarvi nei campi da golf per giocare davvero. Le località in cui tali navi fanno tappa, infatti, non sono famose solo per i paesaggi o il patrimonio artistico, storico e culturale che racchiudono, ma anche per i loro progetti golf.

Coniugare sport e relax, crociere romantiche e golf è dunque possibile: basta scegliere l’opzione migliore e prepararsi a trascorrere una vacanza veramente unica e completa.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – vendere online

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A Marina di Ragusa per salutare l’estate con musica, danza, cibo e divertimento

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  • 9 Settembre 2010

Marina di Ragusa si prepara a salutare l’estate con un evento che ormai fa parte delle tradizioni della città: Arrivederci Estate 2010.

L’estate è ormai passata e l’autunno è già alle porte, e come da molti anni a questa parte anche per il 2010 Marina di Ragusa organizza un grande evento per salutare l’estate e tutti i turisti che hanno scelto un hotel Ragusa per passare le proprie vacanze, chiudendo la stagione in bellezza.

Quest’anno l’evento ha rischiato di saltare, in quanto l’ente che negli anni passati si occupava di organizzare la manifestazione non ha potuto farsi carico dell’evento anche quest’anno, ma grazie all’intervento dell’Amministrazione Comunale, con la collaborazione della Provincia Regionale di Ragusa e il contributo di molti privati, i ragusani e i turisti non dovranno rinunciare alla grande festa di fine estate. Da quest’anno il nome dell’evento cambia, da Addio Estate 2010 a Arrivederci Estate 2010, proprio per rispetto al precedente comitato organizzatore, ma la formula vincente che ha reso l’evento uno dei più attesi dell’estate siciliana non cambia: gli ingredienti ci sono tutti, dalla musica all’arte, dal ballo ai fuochi d’artificio, per offrire a tutti i partecipanti una festa indimenticabile, che rimanga impressa nei loro cuori e nelle loro menti, e che non deluda le aspettative dei turisti che magari hanno deciso di prolungare le proprie vacanze Ragusa proprio per partecipare a questo celebre evento. Anche per questi aficionado della città e della manifestazione l’amministrazione comunale non se l’è sentita di far saltare l’evento, e ha preparato invece un programma di tutto rispetto.

Il programma, che è stato presentato durante una conferenza stampa che si è tenuta il 7 settembre, e cui hanno partecipato il sindaco Nello Dipasquale, l’Assessore allo spettacolo Francesco Barone, il Presidente della Provincia regionale di Ragusa Franco Antoci, l’Assessore provinciale Salvo Mallia e i rappresentanti degli sponsor, comprende vari eventi che avranno luogo sabato 11 settembre in diversi punti focali della città: la Rotonda (Lungomare A.Doria), il porto turistico, Piazza Duca degli Abruzzi e Piazza Malta. Tutta la città sarà dunque coinvolta in questa grande festa, una festa all’insegna dell’allegria e del divertimento. Certo la fine dell’estate è anche portatrice di momenti di nostalgia, momenti in cui la mente va ai bei giorni trascorsi in spiaggia e in alberghi mare, quando l’ufficio e il lavoro erano solo un ricordo lontano…ma bando alle malinconie, “Arrivederci Estate 2010” vuole essere un’occasione per fare festa, e ritornare alla vita di tutti i giorni di buon’umore e col sorriso sulle labbra.

Musica, spettacoli, cibo, danza…gli ingredienti della festa in grande stile ci sono davvero tutti. Sul lungomare A.Doria avranno luogo uno spettacolo di danza e concerti dal vivo, il tutto seguito da un DJ set, per ballare insieme sotto le stelle, mentre al porto turistico verrà dato spazio anche all’arte, con “Artisti insieme”, senza però dimenticare altre forme di espressione, con esibizioni di gruppi musicali e di scuole di danza. Il punto d’incontro dei buongustai è invece Piazza Duca degli Abruzzi, dove avrà luogo la degustazione di prodotti tipici (e in quanto a specialità gastronomiche Ragusa, come pure tutta la Sicilia, la sa davvero lunga!). Spazio anche al Coro Mariele Ventre, a concerti, ad uno spettacolo di musica lirica e a Marina’s got talent, e si finirà in bellezza con la premiazione del vincitore della gara di fuochi d’artificio. Lo spazio di Piazza Malta sarà invece dedicato allo sport e ai bambini, con un torneo di calcetto per i bimbi, gonfiabili e animatori. Sempre in Piazza Malta sarà inoltre possibile visitare un mercatino dell’antiquariato e delle pulci.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – concorrenza imprese

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Lavorare nel campo dell’arte, della moda e del design: il talento non basta

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  • 6 Settembre 2010

Molti sono i ragazzi a sognare un futuro nel campo dell’arte e della creatività, ma per cercare di realizzare i propri sogni la passione non basta, bisogna investire nella propria formazione.

Molti ragazzi coltivano la passione dell’arte, della musica, dello spettacolo e della moda, e spesso sognano di poter trasformare la propria passione non solo in un hobby, ma in un vero e proprio lavoro. Per fare questo, però, sognare non basta: è bensì necessario indirizzarsi verso un diploma interior design, un diploma interior design, un’accademia d’arte o un istituto specializzato per poter concretizzare il proprio sogno. Molto spesso i ragazzi pensano che la passione e un certo talento naturale siano sufficienti per realizzarsi in campo artistico, ma nella maggior parte dei casi senza un’adeguata preparazione non si va da nessuna parte. Anche il ragazzo più dotato può perdersi per strada se non viene indirizzato e guidato adeguatamente da una scuola e da dei buoni insegnanti, e frequentare un buon corso o istituto è requisito necessario anche per venire presi in considerazione dalle aziende specializzare nel settore, che spesso sono in contatto con le scuole per reclutare per stage e tirocini studenti aspiranti designer.

L’offerta formativa, d’altra parte, è ampia e variegata. Dagli istituti d’arte ai corsi post-diploma, che spaziano dai corsi formazione professionale in gestione degli eventi culturali al diploma in grafica e web design, i giovani che escono dalle scuole medie o dalle superiori, ma anche i più grandicelli che decidono si specializzarsi ulteriormente in un ambito che li appassioni, hanno davvero l’imbarazzo della scelta. Naturalmente bisogna saper scegliere con un po’ di oculatezza, stando attenti a iscriversi a corsi riconosciuti, che rilascino degli attestati spendibili nel mondo del lavoro, e che magari diano la possibilità di seguire uno stage in azienda. Certo di questi tempi anche frequentando un buon corso non si può avere la certezza assoluta di trovare subito il posto fisso, ma avere un attestato o un diploma nel cassetto non solo “fa curriculum”, ma fornisce anche una preparazione che di sicuro non si può acquisire solamente sul campo. Una carriera in campo artistico presuppone infatti anche una serie di competenze tecniche che di sicuro non sono innate, e che devono essere apprese. Frequentare un istituto di design, un’accademia d’arte o un corso specifico è quindi necessario, non solo utile.

Ma quando un ragazzo capisce che vuole lavorare in un qualche ambito artistico, come indirizzarlo nella scelta della scuola giusta? Come detto, non è facile orientarsi nel mare magnum dell’offerta formativa, ma anche facendo una veloce ricerca in internet si possono trovare varie aziende e istituti che offrono ottimi corsi. Un liceo artistico o un istituto d’arte possono essere la scelta giusta per un ragazzo che esce dalla scuola media e che ha già le idee chiare sul proprio futuro, mentre chi ha già completato un diverso corso di studi ma vuole specializzarsi nell’ambito dell’arte, del design o della moda può indirizzarsi verso un corso di laurea o un master universitario. Esistono però anche dei corsi di durata minore, offerti dalle stesse aziende che offrono anche la possibilità di ottenere un diploma di gestione aziendale o un diploma manager del turismo, che danno un’ottima preparazione, dando a tutti la possibilità di programmare il proprio futuro in ambito artistico.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – marketing mix

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Arredare il bagno: sanitari e oltre

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  • 25 Agosto 2010

Il bagno è sempre più considerato come un’importante stanza della casa, da arredare e rendere accogliente e personale esattamente come le stanze da letto, la cucina e il salotto.

Quando si parla di arredo bagno Milano si pensa subito ai sanitari, che naturalmente sono fondamentali, ma un bagno si può arredare anche con diversi altri mobili e accessori, a seconda anche della grandezza della stanza e dell’uso che se ne vuole fare.

A parte lo scopo per cui è stato creato, il bagno può essere usato anche per altre ragioni, per essere trasformato in zona relax o in una stanza in cui potersi dedicare alla cura del proprio corpo, per esempio, e deve quindi essere attrezzato e arredato di conseguenza. Il bagno, inoltre, come le altre stanze della casa, deve essere arredato con mobili e accessori in linea con lo stile della casa e con il gusto dei proprietari, e che rispondano ad un determinato gusto estetico. Per tutti questi motivi la scelta di un bagno non si limita più alla scelta di water, bidè, lavandino e box doccia o vasca pratici e funzionali, ma comprende ormai anche altri tipi di mobili, complementi d’arredo ed oggetti di design.

Quando si devono scegliere i mobili per il proprio bagno, bisogna innanzitutto considerare il budget che abbiamo a disposizione e le dimensioni della stanza. Se possiamo spendere un po’ di più, e la stanza è abbastanza grande, possiamo davvero sbizzarrirci, facendo del nostro bagno una zona relax a tutti gli effetti. Invece della tradizionale vasca da bagno, per esempio, possiamo far installare una sauna idromassaggio, dove fare lunghi bagni rilassanti e togliersi di dosso la stanchezza della giornata. Per rendere il tutto ancora più accogliente, si può pensare di arricchire la stanza con candele profumate o piccole luci d’atmosfera, da aggiungere ai punti luce principali. I più esigenti possono addirittura optare per una vasca con cromoterapia o per un vero e proprio bagno turco: se le dimensioni della stanza lo permettono, è infatti possibile installare tutto il necessario per avere, in casa propria, tutti i benefici di un bagno turco.

Per quanto riguarda gli altri elementi fondamentali del bagno, ossia i sanitari, non pensiate che la scelta sia semplice: tra diversi modelli e forme di water, lavandini e bidè, avete solo l’imbarazzo della scelta, per non parlare poi dei materiali e dei colori. Se in passato la scelta del colore bianco per i sanitari era quasi d’obbligo, al giorno d’oggi ci si può sbizzarrire anche in questo senso, e divertirsi ad abbinare il colore dei sanitari con quello degli altri mobili, delle mattonelle, dei tappeti, delle tende e degli accessori, tutti elementi molto importanti, apparentemente secondari, ma necessari per conferire alla stanza uno stile particolare. I migliori negozi arredo bagno offrono un’ampia scelta per quanto riguarda mobili e accessori, e a volte basta davvero poco per conferire alla stanza uno stile quanto più personale. Si possono scegliere, per esempio, dei mobili design in cui mettere creme, detergenti e asciugamani puliti, o dei portarotoli di carta igienica dalle forme e dai colori particolari. Se le dimensioni della stanza lo permettono, possiamo arredare il nostro bagno anche con sedie, sgabelli o magari una chaise longue su cui stendersi mentre aspettiamo che la maschera per il viso faccia effetto.

Con qualche piccolo accorgimento e un po’ di fantasia, anche il vostro bagno potrà diventare una stanza accogliente e di cui andare fieri.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – consulenza di marketing

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Se gli animali in città creano problemi: le città italiane in guerra con ratti e piccioni

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  • 24 Agosto 2010

Uno dei problemi che molte città italiane si trovano ad affrontare riguarda la presenza di un numero eccessivo di animali non proprio amati, come i piccioni e i ratti.

Camminando per le strade di molte città italiane non si può non notare la presenza massiccia di piccioni, che si aggirano tra i tavolini dei bar all’aperto alla ricerca di qualche briciola o sorvolano le teste degli ignari passanti. Allontanare piccioni è diventata la parola d’ordine di molte città italiane, ma i piccioni non sono gli unici animali a turbare la quiete dei nostri centri storici: molte sono le città, soprattutto in estate, che si vedono costrette ad affrontare la questione dell’allontanamento topi.

Roma, tanto per fare un esempio illustre, ha già lanciato l’allarme topi: complici il caldo e i cassonetti pieni di rifiuti, quest’estate i topi sembrano aver proliferato alla grande nella capitale, mettendo a rischio anche l’attività di molti ristoratori e proprietari di locali, che spesso vedono passare tra le gambe dei propri clienti questi animali. E questo accade in zone centralissime, assai frequentate dai turisti, come Trastevere e Castel Sant’Angelo, dove i topi si muovono anche di giorno, quasi incuranti dei turisti che visitano la città. Una vera e propria emergenza, che sta rendendo necessarie delle misure straordinarie di derattizzazione.

Come detto, però, i topi non sono i soli animali indesiderati a popolare le città italiane, colpite anche dal proliferare di piccioni, che oltre ad essere veicoli di malattie sono anche pericolosi per le case e i monumenti, in quanto i loro escrementi non solo li sporcano, rendendo necessario l’intervento di un’impresa pulizie civili, ma li corrode causando dei danni gravissimi. Moltissime sono le misure adottate dalle diverse città italiane per contrastare il problema e bloccare il proliferare di questi uccelli, dai falconieri al divieto di dar loro da mangiare. Si cerca insomma di ovviare al problema dei piccioni senza doverli sterminare, ma limitandone l’invasione con metodi più soft. Niente a che vedere con la catapulta cattura-piccioni sperimentata a Barcellona, una città – non italiana – in cui, secondo gli esperti, il numero di piccioni è dieci volte superiore al livello sopportabile. La tecnica usata a Barcellona permette di intrappolare i volatili in una specie di rete, per poi sopprimerli con il gas. Nelle città italiane, soprattutto in quelle più turistiche, vige invece il divieto di dar da mangiare ai volatili, con multe anche piuttosto salate, ma a questa misura preventiva se ne aggiungono anche altre, volte a risolvere il problema dove si è già presentato.

Molto in voga sono i falconieri, che riescono ad allontanare i volatili senza torcer loro un capello, anzi una piuma. In teoria i falchi caccerebbero i piccioni per nutrirsene, ma i falchi che di solito vengono utilizzati per liberare determinate zone dall’assedio dei pennuti sono addestrati ad inseguire i piccioni, e non ad ucciderli. E allontanando i piccioni dai centri storici si può evitare che imbrattino strade e monumenti rendendo necessari particolari servizi pulizia per ripulire ciò che i piccioni hanno sporcato. I falchi vengono di solito liberati la sera, quando i piccioni tornano al nido, per turbarne la quiete e costringerli a cercare un’altra sistemazione. I primi risultati si possono raggiungere anche dopo poche uscite, ma i tempi possono essere anche più lunghi.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – consulente marketing

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Case che inquinano meno, case più economiche

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  • 23 Agosto 2010

Volete risparmiare energia (e denaro) e inquinare di meno? Iniziate dalla vostra casa!

Gran parte del patrimonio immobiliare italiano è costituito da case ed edifici vecchi, che di sicuro non sono l’ideale quando si parla di isolamento pareti esterne e risparmio energetico. Gli edifici vecchi, infatti, possono avere infissi, porte e finestre che non fanno che facilitare la dispersione termica, con un conseguente aumento del consumo di energia per riscaldare e raffreddare gli ambienti interni. In molti casi, inoltre, ad essere vecchi non sono solamente gli edifici in sé, ma anche gli elettrodomestici ivi contenuti: frigoriferi che consumano molto di più di quelli di ultima generazione, impianti di riscaldamento obsoleti…tutto ciò contribuisce ad aumentare l’inquinamento, oltre che le spese e le bollette.

Rinnovare e costruire seguendo nuove logiche costruttive è dunque diventato l’imperativo morale dei nostri tempi, come pure le norme che regolano la materia stanno a dimostrare. Da qualche anno in Italia è in vigore l’obbligatorietà di presentare al Comune di residenza il certificato energetico sia degli edifici di nuova costruzione, sia di quelli già esistenti. Il decreto 192 del 2005, inoltre, emanato in seguito ad una direttiva europea, prevedeva l’applicazione di norme molto severe in materia di risparmio energetico, e introduceva la certificazione energetica in Italia, non solo per quanto riguardava i frigoriferi, ma anche per le abitazioni e gli edifici. Ciò significa che gli edifici devono essere classificati, in base a dei precisi criteri, in diverse classi energetiche, dalla classe A (la migliore) alla classe G. Gli edifici classe A sviluppano meno di 30 Kwh/mq l’anno, quelli di classe energetica B tra i 31 e i 50 Kwh/mq l’anno, quelli di classe C tra i 51 e i 70 Kwh/mq l’anno, quelli di classe D tra i 71 e i 90, quelli di classe E tra i 91 e i 120, quelli di classe F tra i 121 e i 160, e quelli di classe G più di 160 Kwh/mq l’anno. La certificazione energetica degli edifici viene fatta in base all’isolamento muri dell’edificio e alla qualità degli impianti ad alta efficienza energetica; dalla classe energetica di appartenenza dipende anche il valore dell’edificio sul mercato. Il riscaldamento, in particolare, è uno dei fattori che maggiormente incidono sull’economia dell’edificio: si calcola infatti che circa il 53% dei costi di gestione di un’immobile derivino proprio dal riscaldamento. Abitare in una casa o in un appartamento ad alta efficienza energetica, dunque, significa anche risparmiare un bel po’ di soldini. La ricerca di nuovi materiali per la muratura, più adatti a ridurre le dispersioni termiche, va dunque avanti, come pure quella sugli impianti di riscaldamento.

D’altra parte l’Italia non è sola in questa “battaglia” ambientale: dopo il vertice di Copenhagen, sia gli Stati Uniti che altri stati europei si sono prefissati degli obiettivi importanti. Se Obama ha promesso che entro 20 anni tutti gli edifici statunitensi saranno ecocompatibili, l’obiettivo dei membri dell’Unione Europea è quello di avere solo edifici ad emissioni zero entro il 2020. Gli obiettivi sono ambiziosi, ma non irraggiungibili, come dimostrano anche i casi di città quali Stoccolma e Amburgo, capaci di ridurre drasticamente le emissioni di CO2. E la situazione delle nostre città di sicuro non permetterà di rinviare la questione ancora a lungo.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – vendita sul web

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Sistemi informativi aziendali per lavorare al meglio

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  • 20 Agosto 2010

Un buon sistema informativo aziendale è sempre più determinante per il buon andamento di ogni azienda.

Al giorno d’oggi le aziende si trovano a dover gestire moltissimi dati e informazioni, e a dover rispondere alle esigenze del mercato in modo sempre più preciso e veloce. Per poter fare tutto ciò nel migliore dei modi, è essenziale che l’azienda sia dotata di un efficiente sistema informativo aziendale, come il Microsoft Dynamics Nav 2009.

Un buon sistema informativo è essenziale per organizzare e gestire i dati e le informazioni aziendali, dati ed informazioni che devono poter essere resi disponibili in modo tempestivo ogni qualvolta ce ne sia bisogno. Solo in questo modo i dipendenti di un’azienda, soprattutto nel caso di un’azienda grande e complessa, possono accedere alle informazioni che servono in tempo reale e sono messi dunque nelle condizioni ideali per valutare i dati in modo veloce e prendere delle decisioni tempestive.

L’epoca informatizzata in cui viviamo ha reso tutto questo molto più facile e automatico, e anche se la definizione di sistema informativo aziendale tout-court non prevede necessariamente l’uso di strumenti informatici, ormai è impensabile che si possa fare a meno di tali strumenti per la gestione di un’azienda, piccola o grande che sia. Possiamo dunque dire che alla base di ogni sistema informativo aziendale c’è ormai un avanzato sistema informatico, come dimostra il successo ottenuto da strumenti quali l’ERP Dynamics o il Dynamics Navision. Con il termine sistema informatico si intendono le reti informatiche, i calcolatori e tutte le procedure per la memorizzazione e la trasmissione elettronica delle informazioni.

La storia dell’applicazione degli strumenti informatici ai sistemi informativi aziendali inizia negli anni Settanta, quando cominciano i primi studi in materia. I primi risultati importanti si hanno nel corso degli anni Ottanta: è in questo decennio che si sviluppano i Materials Requirements Planning (MRP), concepiti soprattutto come strumenti per l’organizzazione delle informazioni relative all’approvvigionamento, al trasporto e alla consegna dei materiali necessari alla produzione. Un altro passo importante nella storia dei sistemi informativi aziendali informatizzati si è compiuto con lo sviluppo degli ERP (Enterprise Resource Planning), ossia dei sistemi di gestione finalizzati alla pianificazione delle risorse d’impresa in grado di integrare tutti i processi rilevanti per il funzionamento di un’impresa, dalle vendite agli acquisti, dalla gestione magazzino alla contabilità.

Con la crescente esigenza da parte delle aziende di avere a propria disposizione dei sistemi informatici aziendali automatizzati e informatizzati, è cresciuta anche l’offerta di prodotti concepiti a tale scopo. Molte aziende specializzate in produzione di software di vario tipo, dalla gestione contenuti web ai database, propongono prodotti sempre più aggiornati e utili, in grado di rispondere alle esigenze di ogni tipo di azienda, e cercando di rimanere al passo con i continui sviluppi e cambiamenti del mercato. Una delle aziende più attive in questo settore è la Microsoft, una compagnia che non ha certo bisogno di presentazioni, e che da anni fornisce ad aziende di ogni tipo e dimensione gli strumenti migliori per permettere ai dipendenti di lavorare esprimendo al meglio le proprie potenzialità. Prodotti quali il Microsoft Dynamics ERP e il Microsoft Dynamics CRM, solo per fare qualche esempio, fanno ormai parte dell’organizzazione di molte aziende, che grazie a tali strumenti riescono ad ottimizzare i tempi e a lavorare in modo più preciso e veloce.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – agenzia SEO

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Partite per le vacanze? Attenti alle gomme!

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  • 19 Agosto 2010

Come ogni estate, moltissimi sono gli italiani che decidono di raggiungere i luoghi di vacanza con la propria auto.

Secondo una stima di Federpneus, l’associazione nazionale rivenditori specialisti di pneumatici, gli italiani che nel corso di questa estate stanno viaggiando in auto sono circa 25 milioni. A questa cifra, di per sé molto alta, si aggiunge un altro dato significativo: la distanza media percorsa dagli italiani è in aumento rispetto all’estate scorsa, passando da 390 a 402 km. A tale tendenza ad utilizzare sempre di più l’auto per spostamenti anche piuttosto lunghi dovrebbe corrispondere anche una maggiore attenzione alle condizioni della propria auto, del proprio camper o della propria moto; in particolare, prima di mettersi in viaggio bisognerebbe appurare lo stato delle gomme da moto e dell’auto.

Il buono stato degli pneumatici è una condizione fondamentale per viaggiare in sicurezza: le gomme sono infatti l’unico punto di contatto tra veicolo e strada, e per evitare pericoli quando si viaggia, sarebbe opportuno sottoporre gli pneumatici della propria moto o vettura a controlli periodici, verificando in particolare la pressione, che può influenzare, tra l’altro, anche i consumi della vettura o del motociclo. Prima di mettersi al volante, dunque, è consigliabile recarsi da un rivenditore specializzato di pneumatici, che ha a disposizione tutti gli strumenti necessari per effettuare un controllo completo e accurato, permettendoci così di viaggiare in condizioni di maggiore sicurezza. I controlli prima delle vacanze sono ancora più importanti nel caso in cui ci si sposti a bordo di camper, roulotte o altri veicoli che vengono usati solo saltuariamente, magari proprio in occasione delle vacanze estive, e che rimangono fermi per gran parte dell’anno.

A testimonianza di quanto la condizione degli pneumatici sia importante quando si viaggia, Assogomma, Federpneus e Servizio Polizia Stradale hanno lanciato quest’anno, in vista dell’esodo estivo, la campagna “Vacanze sicure”: tra aprile e giugno in cinque regioni italiane (Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Puglia) sono stati effettuati circa 10.000 controlli sulle gomme automobile, mezzi pesanti, mezzi commerciali per il trasporto leggero e camper per verificare la presenza di vetture con pneumatici lisci, non omologati, non omogenei o danneggiati. Per quanto riguarda gli pneumatici lisci, i dati emersi sono stati positivi: mentre un’indagine effettuata nel 2003 aveva registrato una percentuale di pneumatici lisci compresa tra l’8 e il 10%, la percentuale nel 2010 è scesa al 3-5%. Anche gli pneumatici non omologati sono risultati in calo, mentre non poche gomme hanno presentano danni visibili e tagli, che potrebbero compromettere l’efficienza dell’auto e quindi la sicurezza di chi vi viaggia. Se si notano dei danneggiamenti agli pneumatici, è sempre opportuno farli sostituire, soprattutto se si intende intraprendere un viaggio piuttosto lungo. La percentuale relativa agli pneumatici non omogenei è invece in aumento: anche se il codice della strada impone che le caratteristiche e le misure di pneumatici montati sullo stesso asse siano le stesse, il 4% delle auto sottoposte ai controlli nel 2010 ha presentato delle gomme non omogenee. In particolare, molti sono coloro che viaggiano con pneumatici invernali anche quando la stagione è terminata. Bisogna però tenere presente che le prestazioni delle gomme invernali sono ottimali quando la temperatura scende sotto i 7°, e quando comincia la bella stagione è opportuno recarsi in un centro specializzato in vendita pneumatici moto e auto e sostituire le gomme.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionamento sito web

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Come usare al meglio il proprio climatizzatore

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  • 17 Agosto 2010

Di anno in anno aumentano le cifre relative agli acquisti di condizionatori, le uniche armi contro la calura estiva.

Anche nel 2010 l’Italia è stata colpita da un’ondata di caldo che ha fatto impennare le vendite di climatizzatori e, conseguentemente, ha fatto aumentare il consumo energetico. Il mese di luglio, in particolare, ha fatto registrare delle cifre record, con un picco nella giornata del 16, quando il consumo di elettricità ha superato dell’8,8% il dato relativo allo stesso periodo del 2009. Ad un uso così massiccio dei condizionatori non corrisponde però sempre una corretta informazione sulle loro caratteristiche e sulle loro componenti, dai manometri digitali ai raccordi per riscaldamento.

Eppure decidere di acquistare un climatizzatore non equivale a scegliere un televisore o un tostapane, e quando si installa un impianto del genere nella propria casa, nel proprio ufficio o nel proprio negozio, ci sono vari fattori da tenere in considerazione e molte variabili cui bisogna prestare particolare attenzione. Partiamo innanzitutto dai vantaggi che può comportate avere un condizionatore in casa e dagli svantaggi che un uso non appropriato di quest’ultimo può arrecare. Il vantaggio più ovvio dei climatizzatori è la loro capacità di contrastare gli effetti del caldo, altrimenti difficilmente sopportabili, diffondendo nelle stanze un clima piacevole. Il condizionatore, però, non ha solo il compito di raffreddare l’aria, ma anche di rinfrescarla e riscaldarla. É possibile inoltre decidere la velocità e la direzione del flusso, controllare l’umidità dell’aria e purificarla.

Se si vogliono avere tutti questi vantaggi, possiamo dunque decidere di installare un condizionatore. Per procedere all’installazione e montare tutti gli elementi che compongono il climatizzatore in modo corretto, bisogna munirsi non solo di attrezzi comuni, come cacciavite e trapano, ma anche di strumenti specifici, quali il flangiatubo, il taglia tubo, il salvatubo e così via. Quando si installa un climatizzatore, è opportuno ricorrere a degli strumenti antivibranti in gomma, indispensabili per attutire le vibrazioni prodotte dalla macchina.

Per usare al meglio il proprio impianto climatizzatore, prima di istallarlo bisognerebbe calcolare il fabbisogno termico dell’ambiente che vogliamo climatizzare, soprattutto in caso di ambienti molto grandi. Una volta installato il climatizzatore, bisognerà prestare attenzione alla direzione e all’intensità del flusso d’aria. Se il flusso investe direttamente le persone, infatti, o se il flusso è troppo veloce, il climatizzatore avrà più svantaggi che vantaggi, creando un ambiente poco gradevole. Alcuni climatizzatori sono addirittura in grado di rilevare la posizione delle persone all’interno della stanza orientando il flusso d’aria di conseguenza. Anche la temperatura deve essere regolata con una certa oculatezza: solitamente si consiglia di regolare la temperatura tra i 25 e i 27°C, facendo particolare attenzione allo sbalzo termico tra temperatura interna e temperatura esterna, che non dovrebbe mai andare oltre i 5-6 °C. Anche il grado di umidità gioca un ruolo importante (non sono molti i climatizzatori che riescono a riprodurre il grado di umidità ideale, ma si può ricorrere a dei normali umidificatori), come pure la funzione di rinnovo d’aria in ambiente, che permette di avere aria sempre purificata senza dover aprire porte e finestre. Per evitare inconvenienti, è necessario inoltre controllare i filtri. La scarsa pulizia dei filtri può comportare infatti dei disturbi respiratori, oltre che compromettere l’efficienza dell’apparecchio.

Cassetta di scarico, saracinesche, valvole e giunti per acqua sono altri termini con cui bisogna familiarizzare per comprendere il funzionamento del condizionatore e poterlo utilizzare al meglio, sfruttandone solo i vantaggi.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionamento siti web

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Come scegliere il tipo di pavimento più adatto per ogni ambiente

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  • 28 Luglio 2010

Per sua stessa natura, il pavimento è qualcosa che viene continuamente calpestato, ma riveste comunque una certa importanza all’interno di ogni casa, ufficio o locale.

Nonostante il pavimento sia spesso nascosto da mobili e tappeti, e nonostante si faccia spesso mettere i piedi in testa, non si può certo dire che sia una componente poco importante di ogni stanza. A seconda del tipo di pavimento che scegliamo, la nostra casa o il nostro negozio acquisteranno un certo stile e una luce particolare, per non parlare poi dei mosaici artistici, capaci di rendere ogni stanza davvero unica. Quando si realizza la posa in opera dei pavimenti, dunque, bisogna scegliere attentamente il tipo di pavimentazione e i materiali che vogliamo usare, e non solo per motivi estetici: un materiale potrebbe avere delle caratteristiche per cui si presta meglio di altri ad essere posto in ambienti che necessitano di un’igiene massima o di un efficace isolamento termico. Bisogna inoltre tenere presente che il pavimento non è come un tavolino o una sedia, che possiamo decidere di cambiare spesso, è invece un elemento che si spera duri per molto tempo.

Per tutti questi motivi quella del pavimento è una scelta importante, da non prendere alla leggera, una scelta che bisogna fare tenendo in considerazione sia lo stile della stanza, perché certamente il fattore estetico ha un certo peso, che la funzionalità. Molti sono i materiali usati per i pavimenti, dal legno al marmo, dalla resina al porfido, e ognuno si presta per un particolare uso. Innanzitutto possiamo fare una prima distinzione tra pavimentazioni esterne e per interni. Nel primo caso, possiamo scegliere tra il porfido, un materiale antico ma mai fuori moda, il cotto, la betonella e il klinker, ma possiamo optare anche per dei rivestimenti in pietra, marmo o granito o addirittura per il legno (esistono infatti dei parquet particolarmente resistenti e adatti quindi anche per gli esterni). Tutti questi materiali sono adatti per portici, giardini e terrazze, e li si può scegliere in base al proprio gusto personale e allo stile della casa.

La scelta è molto ampia anche per quanto riguarda i pavimenti per ambienti interni. Ci sono ambienti in cui l’igiene è di massima importanza, come nei bagni o in locali frequentati da bambini molto piccoli. In questi casi la scelta migliore è puntare sui pavimenti in resina, che offrono molti altri vantaggi. Innanzitutto, questi tipi di pavimenti possono essere sovrapposti al pavimento già presente, il che riduce di molto i costi della posa in opera. Un altro vantaggio è dato dal fatto che i pavimenti in resina non hanno né fessure, né fughe, il che facilita molto le operazioni di pulizia. Tra gli altri materiali usati per gli interni, non si può non citare il legno. I pavimenti in legno hanno innumerevoli vantaggi: il legno è un ottimo isolante termico e acustico, ma è anche uno dei materiali più belli da vedere, capace di rendere ogni stanza calda e accogliente. Alcuni tipi di parquet, inoltre, sono molto resistenti all’umidità, e possono essere quindi impiegati, oltre che per le camere da letto, anche per i bagni e le cucine, oltre che per le pavimentazioni e le scale per esterni. Il marmo, infine, è un materiale particolarmente indicato se vogliamo dare un tocco di lusso ed eleganza alla nostra casa, ma sia la posa in opera che il materiale stesso possono risultare molto costosi.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Scegliere e progettare la propria cucina

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  • 27 Luglio 2010

La scelta della cucina è un momento molto importante nella progettazione di una casa o di un appartamento.

La cucina è uno degli spazi più importanti della casa, una stanza che si presta a mille funzioni: da quella per cui è stata creata, ossia la preparazione e la consumazione del cibo, a molti altri scopi, come per esempio il ricevimento degli ospiti e le chiacchierate tra amici o in famiglia. Anche per questo motivo bisogna scegliere la propria cucina con particolare attenzione, scegliendone una che ci faccia sentire a nostro agio, e che naturalmente sia funzionale. L’ampia scelta di cucine presenti sul mercato, d’altra parte, ci permette di scegliere il modello più adatto al nostro stile e alle nostre esigenze, sia che si tratti di una cucina componibile, in muratura o freestanding.

La scelta dello stile di una cucina, però, è solo uno dei tasselli della progettazione della propria cucina, un’operazione che richiede molti passaggi e l’ausilio di figure professionali specializzate. Anche a causa dei numerosi elettrodomestici che compongono lo spazio cucina, quando si progetta questa stanza della casa ci sono diversi fattori da tenere in considerazione, oltre a quello estetico. Ecco dunque cosa bisogna fare quando si decide di acquistare una cucina nuova, o di sostituire quella vecchia. Innanzitutto, bisogna considerare le caratteristiche della stanza, ossia le dimensioni e la forma del locale, la disposizione di porte e finestre, e la presenza di prese per la corrente e di scarichi. Una volta valutate queste caratteristiche, si può decidere la composizione dei mobili della nostra cucina. Nelle cucine stile, moderne o classiche lineari tutti i mobili e gli elettrodomestici sono allineati lungo un’unica parete (la soluzione più comoda in caso di stanze piccole o con più pareti occupate da porte e finestre), mentre nella cucina a due linee i mobili occupano due pareti parallele. Esistono anche le cucine ad angolo, disposte su due lati contigui del locale, cucine a tre linee, i cui mobili occupano tre lati contigui, e le cucine con isole e penisole aggiunte.

Fatte queste valutazioni, possiamo cominciare a progettare la nostra cucina, per poi commissionarla ad un falegname o ad un muratore o andare in un negozio a cercare il modello che più fa al caso nostro. Se non ci possiamo permettere un architetto d’interni, possiamo armarci di carta, penna e buona volontà e cercare di disegnare un modello in scala della nostra cucina. In questo modo sarà molto più facile avere un’idea di come potrebbe apparire la nostra cucina e procedere all’acquisto di una cucina su misura per la nostra stanza. In questa fase è molto importante anche segnare le prese di corrente e gli scarichi, per sapere esattamente dove posizionare gli elettrodomestici (è sempre consigliabile distanziare forno, frigorifero e lavastoviglie di 60-80 cm almeno).

Solo a questo punto possiamo dedicarci alla scelta dello stile della nostra cucina: in commercio si possono trovare cucine economiche e lussuose, con mobili in stile o moderni, di gusto classico o futuristico. L’importante è scegliere lo stile che più ci rappresenta, e che sia in tono col resto della casa, prestando attenzione anche ai materiali che vogliamo utilizzare per le piastrelle o i pannelli.

C’è voluto un po’ di tempo e fatica, ma adesso la progettazione della vostra cucina è completata, e bisogna solo aspettare che dei bravi professionisti la costruiscano o la montino, e poi potrete godervi questo importante spazio della vostra casa costruito su misura per voi!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Demo Jazz Award a Cassino

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  • 27 Luglio 2010

Anche quest’anno Cassino si prepara ad ospitare un festival di musica jazz dedicato ai talenti emergenti.

Cassino Jazz si inserisce nell’ambito di Atina Jazz, l’importante festival che si svolge nella cittadina laziale sin dal 1986. Per il secondo anno consecutivo la città di Cassino ospiterà una competizione di giovani emergenti italiani, il Demo Jazz Award, e certamente l’evento calamiterà l’attenzione di moltissimi appassionati di jazz, facendo registrare il tutto esaurito negli alberghi quattro stelle di Cassino.

Il Demo Jazz Award è solo una parte del programma di Cassino Jazz, che comprende anche alcuni concerti davvero imperdibili, tra cui l’esibizione di Rossana Casale, di Mario Romano e di Enrico Rava con Stefano Bollani: un’occasione dunque per vedere sullo stesso palco artisti famosi e talenti in erba, che magari saranno le stelle del futuro. Il Demo Jazz Award viene realizzato in collaborazione con Radio 1 Rai, sulle cui frequenze viene trasmesso il programma Demo, con Michael Pergolani e Renato Marengo. Da cinque anni la trasmissione si occupa di scoprire nuovi talenti musicali, incoraggiando gli ascoltatori ad inviare i propri demo (da qui il nome del programma), che devono essere autoprodotti e contenere musiche e testi originali. Ben 15.000 CD sono giunti alla redazione del programma, e circa 1.500 artisti hanno potuto sentire, sulle frequenze di Radio 1, il proprio pezzo. Sulla falsariga del programma, l’omonimo festival si pone come obiettivo quello di scoprire, e dare voce, a dei talenti ancora nascosti, ma sicuramente promettenti. Dal 28 al 31 luglio la città di Cassino avrà dunque l’onore di tenere a battesimo i talenti del futuro, che nella bellissima cornice della Villa Comunale si sfideranno a colpi di musica attirando negli hotel convenienti di Cassino numerosi appassionati di jazz.

Si comincia il 28 luglio con la prima semifinale, mentre nei giorni seguenti avranno luogo la seconda (29 luglio) e la terza (30 luglio) semifinale, da cui usciranno i finalisti, che si sfideranno nella serata conclusiva, il 31 luglio. Arriveranno da tutta Italia i gruppi in gara, per mettersi in mostra in quello che è sicuramente uno degli eventi nazionali più importanti per quanto riguarda la musica jazz, in particolare per i gruppi non ancora affermati, che troppo spesso non hanno modo di farsi conoscere ad un vasto pubblico. A Cassino invece anche i giovani, e non solo i musicisti già affermati, saranno al centro dell’attenzione non solo degli appassionati di musica che decidono di partecipare al festival, ma anche dei tanti turisti, magari a digiuno di jazz, che ogni anno decidono di prenotare albergo a Cassino per altre ragioni, magari per visitare la celebre Abbazia di Montecassino o i moltissimi altri monumenti presenti in città, o ancora per godere dei suoi bellissimi paesaggi. Una bella occasione, dunque, per far conoscere la propria musica a chi, magari, non è abituato ad ascoltare questo genere musicale. La location stessa dell’evento facilita enormemente la diffusione della musica nella cittadina: Villa Comunale di trova infatti al centro della città, e da questa posizione strategica le note che scaturiranno dal palco del Demo Jazz Award pervaderanno tutta la città, facendo di Cassino la capitale della musica jazz, anche se solo per pochi giorni.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – software email

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Dalle bomboniere kitsch alle bomboniere utili

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  • 22 Luglio 2010

Anche se alcuni li considerano degli oggetti demodé, le bomboniere rimangono uno di quegli elementi che in una cerimonia importante non possono proprio mancare.

Insieme ai segnaposti, agli inviti e ad altri piccoli particolari, le bomboniere sono dei piccoli dettagli che però contribuiscono a rendere una cerimonia o una festa davvero perfetta. Anche se molti pensano che siano degli oggetti inutili, destinati ad essere dimenticati in fondo a qualche cassetto, quando ci si appresta a festeggiare un evento importante è difficile non lasciarsi tentare dall’acquisto delle bomboniere per gli ospiti, che è diventata una tradizione ben radicata nella nostra cultura. Certamente tutti noi abbiamo in casa degli oggetti a dir poco kitsch e inutili, che però non ci decidiamo a buttare perché ci ricordano delle persone a noi care, e a cui non vorremmo mai fare un torto, ma è anche vero che il mercato delle bomboniere negli ultimi anni si è diversificato enormemente, e cercando un po’ in giro è possibile trovare anche degli oggetti molto carini, o utili, che i nostri ospiti ricevono con vero piacere. Le bomboniere, insomma, se le si compra con una certa oculatezza, smettono di essere degli oggetti inutili e costosi, che fanno solo spendere soldi ai festeggiati e occupano spazio nelle case degli invitati, ma possono diventare qualcosa di veramente piacevole da regalare e da ricevere.

Ma come si fa a scegliere una bella bomboniera? Innanzitutto, sia che si tratti di bomboniere per comunione, per il matrimonio, per la laurea o per qualsiasi altro avvenimento importante, l’importante è scegliere qualcosa che parli un po’ di noi, che rappresenti il nostro gusto, senza però risultare eccessivo, sia nelle dimensioni che nello stile: ciò che piace a noi non è detto che piaccia ai nostri invitati, quindi se da un lato è certamente importante che la bomboniera ci faccia ricordare ai nostri ospiti, è altrettanto importante fare in modo che il ricordo che lasciamo sia positivo! Evitate dunque oggetti troppo ingombranti, che oltre ad essere costosi rischiano di imporsi con troppa sfacciataggine nelle case dei nostri invitati. Per quanto riguarda la scelta del tipo di bomboniera, ormai si ha davvero l’imbarazzo della scelta. Se siete dei tradizionalisti, e vi piace uno stile classico, potete focalizzarvi sugli oggetti in argento (non scegliete però dei soprammobili, delle statuine o altri oggetti che possono risultare un po’ barocchi, e optate magari per degli articoli più utili, come delle cornicette non troppo arzigogolate), mentre se volete fare qualcosa di più originale, potete puntare, per esempio, sulle bomboniere solidali. Molte sono le coppie di sposi che decidono di acquistare le bomboniere per le proprie nozze nei negozi equosolidali, o che scelgono di sostituire l’oggetto fisico con una donazione ad una buona causa. Se non disponete di un ampio budget e potete permettervi solo delle bomboniere economiche, potete optare per le bomboniere fai da te, un’idea regalo che oltre a farvi risparmiare sono quanto di più personalizzato si possa trovare sul mercato.

Quando si scelgono le bomboniere, infine, si deve tener presente che anche questi oggetti seguono mode e tendenze. Negli ultimi tempi va molto di moda regalare degli articoli enogastronomici pregiati, come delle bottiglie di vino o delle boccette di olio (regali sicuramente diversi dal solito e apprezzati dagli invitati), o delle piantine da far crescere nel tempo.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionamento motori ricerca italiani

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Inquinamento acustico e atmosferico

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  • 16 Luglio 2010

Quando si parla dei problemi che maggiormente affliggono la nostra epoca, l’inquinamento è uno dei termini che ricorrono maggiormente.

Impianti industriali, traffico, scarichi di ogni tipo….nelle nostre città l’inquinamento regna sovrano, in tutte le sue forme, e anche se si tratta di un problema presente ormai da tempo immemore nell’agenda dei grandi del mondo, e nonostante i continui inviti ai singoli cittadini affinché ognuno faccia la sua parte, sembra sempre che si faccia troppo poco per ridurre l’inquinamento, e i suoi effetti negativi, seppur in minima parte.

Quando si parla di inquinamento, la maggio parte delle persone pensa automaticamente all’inquinamento di tipo atmosferico, ma ci sono molti altri tipi di inquinamento, ognuno dei quali può essere causa di disagi e fonte di stress, e per ognuno dei quali bisognerebbe attuare delle specifiche soluzioni. Qualche esempio? L’inquinamento acustico, per esempio, al quale si potrebbe ovviare, almeno in parte, con l’insonorizzazione acustica degli edifici. L’inquinamento sonoro, anche se meno “popolare” rispetto a quello atmosferico, è comunque una piaga delle nostre società; provate a pensare ad una qualsiasi delle nostre città: il rumore dei motori e dei clacson provenienti dalle strade, la musica ad alto volume di molti locali, i suoni non proprio piacevoli prodotti da fabbriche, cantieri e aeroporti…i danni che tutte queste fonti di rumore possono provocare riguardano non solo il nostro apparato uditivo, ma anche la nostra salute mentale: una prolungata esposizione a rumori molesti può provocare, infatti, stress e malessere generale. In particolare, possono presentarsi veri e propri effetti di danno ad un dato organo o sistema, degli effetti di disturbo, ossia delle alterazioni solo momentanee di un organo o sistema, o annoyance, ossia un senso di fastidio. Non a caso esistono delle normative ben precise, sia per quanto riguarda i locali che gli impianti industriali, che impongono dei limiti oltre i quali non si può andare, e che prevedono che certi edifici non possano essere costruiti in prossimità di centri abitati. Per ridurre gli effetti dell’inquinamento acustico gli edifici possono dotarsi, per esempio, di pannelli fonoisolanti, che possono essere assemblati per realizzare cabine insonorizzanti, barriere e pareti divisorie. Nel caso di edifici in cui hanno luogo dei processi produttivi molto rumorosi, è necessaria invece una vera e propria progettazione acustica per l’insonorizzazione industriale.

Le fabbriche sono tra le maggiori artefici non solo dell’inquinamento acustico, ma anche di quello atmosferico. Le polveri e i fumi prodotti in molti impianti industriali durante determinati processi produttivi possono essere molto dannosi per l’ambiente e per la salute dell’uomo. Per cercare di limitare i danni, tali industrie devono dotarsi di impianti di aspirazione e filtrazione industriale di fumi e polveri sempre più efficaci, come ha fatto, di recente, IIVA, l’acciaieria di Taranto che all’inizio dell’anno ha inaugurato un nuovo impianto di aspirazione e depolverizzazione dei fumi prodotti, un macchinario che filtra tali sostanze prima che vengano immesse nell’atmosfera. Gli effetti positivi, con un impianto del genere, non riguardano solo l’ambiente esterno, ma anche quello interno alla fabbrica, dato che i filtri del nuovo macchinario riducono pure la polvere nell’ambiente di lavoro.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – ottimizzazione siti internet

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Cucinare come dei veri cuochi nella cucina di casa

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  • 15 Luglio 2010

Il sogno di molti cuochi dilettanti, e in generale di molte persone che amano cucinare, è avere una cucina professionale in casa propria.

Le attrezzature che hanno a disposizione i veri cuochi in una cucina industriale sono varie e pensate per facilitare il lavoro di chi sta ai fornelli, velocizzando determinate operazioni, rendendo possibile cucinare grandi quantità di cibo, e permettendo ai cuochi di lavorare con maggiore precisione. Quando cuciniamo in casa nostra, anche se abbiamo una famiglia numerosa, una grande passione per la cucina, e un viavai continuo di ospiti, le attrezzature professionali dei ristoranti possono sembrare eccessive per un uso domestico, ma possiamo comunque rubare qualche elemento delle cucine dei ristoranti per migliorare anche la nostra cucina.

Innanzitutto, se guardiamo ai materiali con i quali sono fatte le cucine dei ristoranti, possiamo notare che gran parte degli accessori e dei mobili sono in acciaio, per ovviare a delle esigenze igieniche. Nelle cucine casalinghe, anziché copiare in toto l’arredamento delle cucine professionali, potremmo pensare di inserire solo qualche elemento in acciaio, come il piano cottura, con fornelli gas e lavamano inox integrati. In questo modo la nostra cucina avrà alcune componenti tipiche delle cucine professionali, con i vantaggi, soprattutto di ordine igienico, che ne conseguono, ma allo stesso tempo potrà essere arricchita con altri materiali che soddisfino maggiormente il nostro gusto estetico (una cucina realizzata completamente in acciaio inox, inutile legarlo, risulta quantomeno monotona e fredda). Ecco dunque che possiamo accostare alle componenti in acciaio altre superfici in legno o in marmo, utili per tagliare e impastare.

Per quanto riguarda la scelta degli elettrodomestici, c’è solo l’imbarazzo della scelta: molte delle più note case produttrici, infatti, producono vari tipi di elettrodomestici simili alle macchine industriali, anche se si tratta ovviamente di versioni semplificate. D’altro canto, nessuno in casa propria ha bisogno di piani di cottura immensi o di lavastoviglie industriali, ma gli elettrodomestici per la casa che copiano i fratelloni industriali offrono delle funzioni che possono essere senz’altro utili anche in ambito casalingo: a tutti possono far comodo maniglie funzionali, comandi elettronici e display per il controllo della temperatura, tanto per fare qualche esempio.

Oltre a mobili ed elettrodomestici, ci sono molte altre attrezzature cucina professionale che possono essere utilizzate anche nelle nostre cucine. Le pentole, innanzitutto: molti di noi usano la stessa pentola per cuocere di tutto, dalla pasta alla carne, dal riso al pesce. I veri cuochi, invece, si affidano a diversi tipi di pentole, ognuno pensato per uno specifico tipo di cottura o di cibo, e anche i profani della cucina possono trovare nei negozi più forniti macchine cuocipasta, brasiere, pentole per la cottura a vapore e così via.

Infine, ci sono delle componenti delle cucine industriali di cui le nostre cucine possono benissimo fare a meno. I lavelli, per esempio, che nelle cucine industriali sono solitamente molto capienti per poter accogliere delle pentole che, nelle nostre case, difficilmente vediamo. Inutile copiare dunque le dimensioni di tali lavabi, anche se da questi possiamo prendere ispirazione per arricchire la nostra cucina con lavelli dotati di un’unica vasca grande e di rubinetti ad arco, che ci permettano di pulire anche pentole molto grandi.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Amortizing swaps software

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  • 12 Luglio 2010

Per risolvere i vostri problemi finanziari, uno strumento come l’amortizing swap software può essere sicuramente utile.

In rete si possono scaricare vari strumenti, dai barrier swaps pricing software agli amortizing swaps software, che possono aiutarci nel nostro lavoro. Ma cosa sono gli swap? Innanzitutto, gli swap sono dei contratti che fanno parte della categoria dei derivati, ossia tutti quei contratti o titoli il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni. Gli strumenti derivati sono diventati sempre più importanti negli ultimi tempi, a causa della globalizzazione dei mercati. Per calcolare i prezzi dei derivati si possono usare dei derivate pricing software, alcuni dei quali permettono di scrivere routine di pricing anche senza avere grandi capacità di programmazione.

Gli strumenti derivati sono molto utili, per esempio, perché permettono di ridurre il profilo di rischio di un investimento e di abbassare i rischi derivanti dalle oscillazioni di prezzo, dalla modifica dei tassi d’interesse o del tasso di cambio. Anche nel caso dell’hedging, ossia della strategia d’investimento che permette di abbassare tali rischi, si possono utilizzare degli strumenti software, come nel caso dell’hedge accounting software e dei software che si occupano di risk management. I derivati sono utili anche per un altro motivo: permettono infatti di effettuare degli arbitraggi. Con il termine arbitraggio si indica una particolare attività, ossia quella di acquistare beni o attività finanziarie su un mercato per poi rivenderli su un altro mercato, per ottenere un profitto. Naturalmente perché questo avvenga è necessario che il ricavo ottenuto superi i costi. In altre parole, l’arbitraggio sfrutta la differenza di costi in luoghi diversi per ottenere un guadagno.

Gli strumenti derivati si dividono in varie categorie, alcune standard e alcune più complesse. Nel primo caso si parla di “plain vanilla”, mentre nel secondo caso si parla di tipi “esotici” (exotic options pricing). Alcune tipologie di derivati sono: future, forward rate agreement, strutturati, opzione e, appunto, swap. Prima di parlare degli swap, bisogna dire qualcosa a proposito delle opzioni, che si differenziano da altri tipi di titoli derivati in quanto il possessore ha il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare e vendere il titolo ad un determinato prezzo e ad una determinata data. In commercio si trovano vari strumenti relativi alle opzioni, come per esempio il knock out/in options pricing software. L’opzione knock out è quella barrier option che ha valore solo se nel corso della sua durata il prezzo del titolo sottostante non ha raggiunto o superato un determinato livello. Viceversa, l’opzione knock in ha valore solo se nel corso della sua durata il titolo sottostante ha raggiunto o superato un determinato livello.

Per ritornare agli amortizing swaps, che si distinguono da altri tipi di swaps, come per esempio gli stability swaps, possiamo dire che si tratta di una variante dell’interest rate swap, un tipo di contratto che impegna le parti a versare o riscuotere, a date prefissate e per un certo lasso di tempo, degli importi che sono stati calcolati basandosi sulla differenza dei tassi d’interesse e con riferimento a un capitale nozionale prestabilito. Gli amortizing swap sono inoltre degli swap con ammontare nozionale variabile (ciò significa che il principale nozionale viene fatto variare nel tempo). Nel caso degli amortizing swap all’inizio il principale nozionale è elevato, ma poi diminuisce gradualmente.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Marina di Ragusa, la più bella spiaggia d’Italia

Tra le venti regioni del Belpaese, la Sicilia è una delle preferite dagli italiani, e non è difficile capire perché.

Grazie ai colori dei suoi paesaggi, alla ricchezza del patrimonio artistico e culturale custodito in tutte le sue città, ad un mare cristallino, e ultimo, ma non meno importante, ai suoi vini e prodotti locali, la Sicilia è una fonte inesauribile di cultura, divertimento e relax. Ogni angolo di Sicilia merita una visita, e sia che decidiate di visitare la valle dei Tempi di Agrigento, di passare le vacanze in un hotel 4 stelle Ragusa o di stendervi sulla spiaggia di Mondello, potete stare certi di passare una vacanza indimenticabile.

La Sicilia è molto apprezzata sia dai turisti che dalle proprie vacanze si aspettano solo di passare qualche giorno di completo relax, rimanendo comodamente sdraiati sulla battigia per abbronzarsi sotto il sole e facendo dei rinfrescanti bagni in un mare che più trasparente non si può , sia da coloro che approfittano delle proprie ferie per andare alla scoperta delle meraviglie artistiche che in Italia non mancano di certo. L’ideale, quando si decide di visitare la Sicilia, sarebbe mischiare questi due ideali di vacanze, alternando una visita ai monumenti e ai luoghi simbolo delle bellissime città siciliane ad una rilassante giornata al mare. Per quanto riguarda le città da visitare, in Sicilia c’è solo l’imbarazzo della scelta: dal centro storico di Palermo, con Piazza Pretoria e la Cattedrale, per citare solo due delle attrazioni più celebri del capoluogo siciliano, a Catania, con i suoi monumenti barocchi, la Sicilia è veramente una regione da scoprire. E non sono solo i grandi centri ad essere apprezzati dai turisti italiani e stranieri: anche le città e i centri più piccoli hanno molto da offrire. Se volete passare delle vacanze indimenticabili in Sicilia, per esempio, prenotate un hotel piscina Ragusa o a Marina di Ragusa.

Marina di Ragusa è un piccolo centro (circa 2.500 abitanti) in provincia di Ragusa, ma nonostante le sue piccole dimensioni è molto conosciuta e apprezzata dai vacanzieri. Nata come un borgo di pescatori, col passare del tempo Marina di Ragusa è diventata infatti un importante centro balneare, capace di vedersi assegnare importanti riconoscimenti quali la bandiera blu della Fee. E non è tutto: secondo yahoo.it e Tripadvisor la spiaggia di Marina di Ragusa si è guadagnata il primo posto nella classifica delle spiagge più belle d’Italia, con grande soddisfazione del sindaco della città, Nello Dipasquale, che con questo riconoscimento vede premiati gli sforzi fatti negli ultimi anni per rendere Marina di Ragusa sempre più bella ed accogliente. E a premiare tali sforzi ci sono anche i circa 600.000 turisti che ogni estate decidono di passare le vacanze nella cittadina, attirati dalle sue spiagge dorate, dai divertimenti che sa offrire e dalla sua vicinanza a luoghi di grande interesse storico e culturale. E se decidete di passare le vostre vacanze Marina di Ragusa per Ferragosto avrete anche la fortuna di partecipare ad una serie di eventi particolarmente sentiti da queste parti: fino a qualche decennio fa il 14 agosto era il giorno dedicato ai festeggiamenti per la conclusione dei lavori agricoli, e ancora oggi si festeggia, nel giorno di Ferragosto, con un gioco chiamato “legno a mare”, una lunga processione sul mare, cui partecipano diverse imbarcazioni, spettacoli teatrali e musicali e gli immancabili fuochi d’artificio.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Vivere in modo eco-compatibile cominciando dalla propria casa

L’inquinamento atmosferico e l’eccessivo consumo energetico sono dei problemi seri, che riguardano tutti noi, e che non possiamo più far finta di non vedere.

Per cercare di ridurre, almeno in parte, le emissioni nocive per l’ambiente e il consumo energetico, tutti noi potremmo, e dovremmo, fare qualcosa: utilizzare i mezzi pubblici o la bicicletta, se possibile, anziché spostarsi sempre con la propria auto, spegnere le luci quando lasciamo una stanza, usare lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico e così via. Oltre a questi piccoli accorgimenti, che tutti possono attuare senza troppa fatica, c’è molto altro che possiamo fare, partendo innanzitutto da casa nostra, e puntando su edifici classe A. Le nostre case, soprattutto quelle costruite un po’ di tempo fa, possono essere dei pericolosi nemici per l’ambiente, oltre che per il nostro portafoglio: vecchi elettrodomestici che consumano troppo, infissi e pareti non adatti all’isolamento termico, impianti di riscaldamento obsoleti o climatizzatori utilizzati anche quando non ce n’è effettivo bisogno…questi sono solo alcuni dei “pericoli” presenti in molte delle nostre case.

Gli incentivi statali offerti di recente per la ristrutturazione delle abitazioni sono una dimostrazione di quanto il problema sia sentito, e di quanto convenga a tutti noi cercare di risolverlo al più presto. In particolare, la legge finanziaria del 2008 prevedeva un’agevolazione fiscale del 36% per le spese di rinnovamento della casa, comprese la sostituzione di caldaie e climatizzatori e la riparazione dell’impianto termico. C’è tempo ancora fino al 31 dicembre del 2010 per approfittare degli incentivi, e per rimettere a nuovo la propria casa facendo qualcosa di utile anche per l’ambiente.

Ma come dovrebbe essere la casa eco-compatibile ideale? Molti sono gli interventi che possiamo attuare, dall’isolamento termico pareti all’impianto di pannelli fotovoltaici o solari, passando per l’acquisto di elettrodomestici a basso consumo energetico. Istallando dei pannelli solari termici, che usano l’energia del sole per produrre acqua calda, e possono dunque sostituire stufe e scaldabagno elettrici, o dei pannelli fotovoltaici, che usano lo stesso principio per produrre elettricità, si può sicuramente risparmiare energia e denaro, riducendo al contempo le emissioni nocive per l’ambiente. Istallati i pannelli solari, possiamo pensare ai nostri elettrodomestici: se in casa abbiamo ancora il frigorifero acquistato anni e anni fa, dovremmo seriamente pensare alla sua sostituzione. I nuovi elettrodomestici di classe A hanno dei consumi molto più bassi, e basterà dare un’occhiata alla bolletta per rendersi conto di come tali elettrodomestici, oltre ad avere un minore impatto ambientale, possono comportare un notevole risparmio economico. Altri elementi inquinanti presenti nella nostra casa sono gli impianti di climatizzazione. La soluzione in questo caso, oltre a scegliere degli impianti più ecologici, come i climatizzatori inverter, è l’isolamento edifici: grazie all’isolamento termico, si possono evitare dispersioni di calore e, di conseguenza, ridurre i consumi legati al raffreddamento e al riscaldamento degli interni. Per ridurre le dispersioni termiche, l’ideale è quindi optare per murature risparmio energetico.

Pannelli solari e fotovoltaici, impianti ed elettrodomestici di ultima generazione e isolamento termico degli edifici sono alcune delle parole d’ordine che tutti noi dovremmo tenere a mente, soprattutto se dobbiamo ristrutturare la nostra casa o costruirne una ex novo: i vantaggi, in termini sia di consumo energetico che di risparmio di denaro, saranno più che visibili.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Diatribe e differenze di vedute in materia di restauro

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  • 30 Giugno 2010

Il restauro di opere, monumenti ed edifici antichi è un settore molto importante, soprattutto per un paese come l’Italia.

Restaurare significa portare a nuova vita opere che nel tempo sono state rovinate o semidistrutte, un’attività tutt’altro che facile. Qualsiasi restauratore o impresa, sia che si parli di un’impresa di costruzioni edili che si occupa di opere poco conosciute, che di restauratori che si trovano a rinnovare opere conosciute in tutto il mondo, quando si trova di fronte ad un monumento o ad un quadro da riportare a nuova vita, deve tenere in considerazione diversi fattori, e considerare anche la storia dell’opera stessa.

Restaurare un’opera artistica o architettonica, soprattutto se molto antica, non significa solo ripulirla e ripararla, come si farebbe con un qualsiasi oggetto o con una qualsiasi abitazione, significa studiarne la storia e approcciarsi all’opera come se si trattasse di qualcosa di vivo, che continua a parlarci del suo, e del nostro, passato. Quando si parla di restauro, si va spesso incontro a diatribe e differenze di vedute tra coloro che prediligono interventi che non lascino intravedere la mano del restauratore, e coloro che invece ritengono che si debba poter distinguere tra le parti originali dell’opera e quelle che invece sono state oggetto di restauro. Tale diatriba ha coinvolto i professionisti del restauro monumenti ed edifici storici sin dagli albori del restauro.

Possiamo dire che il restauro come lo intendiamo ancora oggi nasce verso la fine del Settecento, quando in seguito agli scavi di Pompei ed Ercolano, alla scoperta delle antichità egizie e al nuovo interesse verso le antichità greche, si cominciano a studiare approfonditamente i beni artistici e architettonici del passato, e di conseguenza si sviluppa anche un interesse verso il restauro e la conservazione di tali beni. Nel corso dell’Ottocento le differenze di vedute in materia di restauro danno vita a due correnti separate, quella del restauro storico e quella del restauro filologico. Nel primo caso si parte da documenti storici per restaurare l’opera, in modo da restituire al presente l’opera così come doveva apparire nella mente di chi l’aveva progettata, senza tener dunque conto delle modifiche che si sono avute nel corso del tempo. Il restauro filologico sostiene invece che non si debbano tralasciare le aggiunte e i cambiamenti di valore artistico che si sono avuti nel tempo, e che raccontano comunque la storia dell’opera stessa. Nella prima metà del Novecento il lavoro del restauratore si arricchisce di nuovi spunti grazie anche a Giovannoni, che puntualizza come l’attività di restauro debba essere un lavoro di squadra tra architetti, chimici, geologi e altri specialisti, in modo da operare tenendo presenti diversi aspetti dell’opera o dell’edificio. Sempre nel Novecento si sviluppano nuove tendenze e correnti, a testimonianza di come il dibattito sul restauro non si sia affatto esaurito. Tra le posizioni più celebri e influenti possiamo ricordare il restauro critico e le teorie di Cesare Brandi, che sosteneva tra l’altro la necessità di guardare all’opera sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista storico.

Quando si parla di restauro edifici, opere e monumenti, in conclusione, si parla di una materia più ostica di quanto si possa pensare, una materia che non fornisce soluzioni e teorie univoche, ma punti di vista e posizioni a volte in contrasto tra di loro.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Pneumatici per tutte le esigenze

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  • 25 Giugno 2010

I pneumatici sono una componente fondamentale dell’auto, da cui dipende anche la nostra sicurezza.

Quando scegliamo un’auto teniamo in considerazione diversi fattori, dall’uso che vogliamo fare della nostra macchina, alla quantità di persone che ci devono viaggiare abitualmente, senza tralasciare nemmeno il fattore estetico. Di sicuro quando scegliamo un’auto nuova cerchiamo di optare per una bella “carrozzeria”, per un modello che corrisponda ai nostri gusti e alle nostre esigenze, ma un’auto non deve essere solo bella e comoda, deve essere soprattutto sicura. In questo senso la scelta dei pneumatici è molto importante. Per quanto riguarda i rivenditori di gomme auto Milano, Roma e tutte le altre città italiane offrono un’ampia scelta, quindi basta recarsi dal proprio gommista di fiducia per chiedere delle delucidazioni in merito e per farsi consigliare le gomme migliori per la nostra auto e per le nostre esigenze.

Ci sono vari tipi di pneumatici, e a seconda di come e quanto usiamo la nostra macchina possiamo scegliere le gomme migliori per noi. Se per esempio la nostra auto non dispone di una gomma di scorta, ma solo di una bombola anti-foratura, faremmo meglio a scegliere dei pneumatici Run Flat, RFT o Pax. Questi tipi di pneumatici, proposti da tutte le maggiori case produttrici (i Run Flat sono della Pirelli, gli RFT della Bridgestone e i Pax della Michelin) sono l’ideale in caso di foratura, poiché impediscono il danneggiamento del cerchio e concedono un’autonomia sufficiente a raggiungere la stazione di servizio più vicina. Naturalmente bisogna tenere presente che non si tratta di gomme indistruttibili, per cui dopo la foratura bisogna procedere a non più di 80 km orari, cercando di non andare oltre i 200 km. Pensate alla comodità di non dover chiamare (e pagare) il carro attrezzi, o di non doversi trovare a cambiare una gomma lungo l’autostrada, magari di notte o sotto la pioggia. Per dotare la propria auto di gomme anti-foratura basta rivolgersi ad un centro cambio gomme Milano o di qualsiasi altra città.

Un altro fattore da tenere in considerazione, quando si scelgono i pneumatici per l’auto, è la stagione. Esistono dei pneumatici che vanno bene per tutti i periodi dell’anno, ma in caso di situazioni climatiche particolari è bene optare per delle gomme speciali. Per quanto riguarda i pneumatici per tutte le stagioni, possiamo dire che si tratta di gomme che vanno bene per tutti i tipi di terreno, ma pur avendo delle prestazioni discrete in qualsiasi stagione, non raggiungono i livelli ottimali delle gomme invernali e di quelle estive. I pneumatici estivi, che possono essere usati anche nell’arco di tutto l’anno, se le condizioni climatiche del luogo in cui vivete non sono troppo estreme e ve lo permettono, e soprattutto se le gomme sono in buono stato e non troppo usurate, assicurano un’ottima aderenza e delle prestazioni elevate su suolo asciutto. I pneumatici invernali invece sono l’ideale quando si viaggia su suolo innevato o ghiacciato. Sono quindi necessari se ci si muove in aree in cui l’inverno è abbastanza rigido, e in genere vengono montati a novembre per essere poi sostituiti alla fine di marzo. In caso di neve i pneumatici invernali Milano e in altre città del nord sono molto utili, sempre che non siano consumate, altrimenti perderanno efficacia sia su suolo innevato che bagnato. Da tenere presente, inoltre, che su suolo asciutto i pneumatici invernali modificheranno il comportamento dell’auto e la sua tenuta su strada.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – concorrenza mercato

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Scuola e lavoro, due ambiti rivoluzionati dalla tecnologia

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  • 24 Giugno 2010

Al giorno d’oggi qualsiasi lavoro d’ufficio, ma anche lo studio, non possono più prescindere dagli strumenti informatici.

Se fino a pochi decenni fa gli impiegati d’ufficio avevano a disposizione macchina da scrivere, carta, penna, schedari cartacei e simili, al giorno d’oggi la situazione è completamente cambiata, e tra la strumentazione usata da ogni impiegato che si rispetti ci sono apparecchi, software e applicazioni IBM, senza i quali ormai non si potrebbe più fare nulla. Lo stesso discorso vale anche per gli studenti: fino a non molto tempo fa studiare significava stare chini sui libri, scrivere i propri compiti e le proprie tesine con carta e penna (al massimo si poteva usare la macchina da scrivere del papà o del fratello maggiore per far sembrare il lavoro più “professionale”), mentre adesso il pc è diventato uno strumento indispensabile per ogni studente. Le grandi evoluzioni che ci sono state in un lasso di tempo relativamente breve hanno inciso così tanto sul lavoro d’ufficio e sullo studio, che se uno studente o un impiegato di 20 o 30 anni fa fosse catapultato con la macchina del tempo nella nostra epoca, probabilmente non saprebbe da che parte cominciare per compiere il proprio lavoro.

Le innovazioni tecnologiche e la diffusione di internet (con il conseguente proliferare di antivirus firewall e di altri tipi) hanno cambiato enormemente il nostro modo di lavorare e di studiare. Considerate ad esempio un bambino delle elementari o delle medie alle prese con una ricerca scolastica. Un tempo si consultava l’enciclopedia di casa, o se non la si possedeva, ci si recava nella più vicina biblioteca, si sceglievano i volumi più adatti allo scopo, si rielaboravano i contenuti dei vari libri, e si compilava il proprio compito. Al giorno d’oggi molti ragazzini non trovano di meglio da fare che collegarsi alla rete, cercare su wikipedia la voce che interessa, e fare un bel copia e incolla su un documento word, pronto da stampare e da consegnare all’insegnante. Ovviamente non sempre è così, e anzi la rete, se se ne sfruttiamo tutte le potenzialità senza fermarsi alla soluzione più comoda, è una fonte inesauribile di notizie ed informazioni. Questo non significa però che i cari, vecchi libri possano essere messi nel dimenticatoio: a volte le informazioni che troviamo in rete sono più numerose e variegate di quelle che si trovano nei libri, ma molto spesso sono anche meno approfondite.

Ancora più che nella scuola, l’informatica ha portato molti cambiamenti nell’ambito lavorativo. Senza un programma quale l’automation office o senza sistemi di storage come l’IBM System x3800 l’impiegato dei nostri giorni sarebbe perso. Pensate solo a tutto ciò che si riesce a fare con il software office automation: basta installarlo per avere degli strumenti per la creazione ed elaborazione di testi, ma anche per la navigazione in internet e per la posta elettronica, per avere dei fogli di calcolo e dei sistemi di gestione di basi di dati. Ormai sembra impossibile pensare di poter lavorare senza un pc sulla scrivania, e se consideriamo gli strumenti che avevano a disposizione i nostri genitori per svolgere il proprio lavoro, ci possiamo rendere facilmente conto di come la tecnologia abbia rivoluzionato anche il nostro modo di lavorare.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – consulenza web marketing

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La scelta del tappeto giusto

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  • 23 Giugno 2010

Uno dei più importanti oggetti d’arredamento è senza dubbio il tappeto, ma occorre saperlo collocare adeguatamente in casa, per farlo risaltare al meglio ma senza rovinarlo.

Una appropriata collocazione è indispensabile non solo per valorizzare al meglio questi bellissimi manufatti, ma anche per conferire quel tocco di eleganza e gusto ad ogni ambiente della casa. Non è difficile arredare con i tappeti casa e ufficio, basta seguire qualche accorgimento e liberarsi da alcuni assurdi stereotipi. Non è raro, ad esempio, trovare chi sostiene che le tinte dei tappeti debbano abbinarsi rigorosamente a quelle di altri particolari dell’arredo: il colore dei divani, la laccatura dei mobili, la tonalità del copriletto e chissà cos’altro ancora. Ma questa convinzione è totalmente errata, poiché l’effetto cromatico d’insieme va valutato prendendo in considerazione ben altri parametri.
È essenziale innanzitutto considerare il colore del pavimento su cui è sempre bene che l’esemplare risalti e spicchi, perciò è meglio preferire giochi cromatici in contrasto: tappeti dalle tonalità più scure o molto vivaci per marmi e parquet chiari o biondi, esemplari dai colori brillanti e luminosi o pastello per superfici più cupe. La calda vibrazione cromatica del cotto si accosta con sicuro effetto ad esemplari in cui predomina il rosso ruggine.

Fondamentale è la luce; naturale o artificiale è un elemento da cui non si può prescindere per valutare i giochi di colore creati con l’inserimento di un manufatto annodato. Un elemento da considerare quindi anche prima di andare in qualsiasi negozio di tappeti classici o contemporanei che siano. Se in qualche angolo la luce è scarsa sarà sempre necessario ricorrere a esemplari dalle tinte chiare, magari con un bel fondo avorio. Quanto mai errata è anche la convinzione che porta a preferire tappeti rosa o azzurri per le camere da letto, riservando toni rossi o vivaci agli altri locali.

Per quanto concerne la collocazione dei tappeti è assolutamente necessario fare in modo che essi non vengano coperti da mobili che compromettano la percezione di gran parte dei disegni; se è proprio inevitabile adagiarvi sopra delle sedie o un tavolo, si abbia almeno l’accortezza di non coprire mai parti essenziali dell’impianto decorativo, come il medaglione centrale. Ai nostri giorni il design mette a disposizione vari tipi di arredi con superfici di trasparente cristallo, quanto mai adatti per essere collocati anche sopra i più bei tappeti, poiché permettono di ammirare ogni loro particolare.

Tenere puliti i propri tappeti non è solo fondamentale dal punto di vista igienico, ma permette di conservarli meglio nel tempo. Un prolungato ed eccessivo deposito di polvere può infatti compromettere seriamente la struttura e i colori, facilitando anche l’annidamento di dannosissimi parassiti. Tuttavia ogni intervento di pulizia tappeti va eseguito rispettando alcuni accorgimenti, sia nel caso di tappeti nuovi che antichi. È sbagliato, ad esempio, appendere i tappeti per poi batterli con un battipanni, in quanto questa operazione, decisamente molto violenta, spezza la lana del vello. Infine nessun tappeto va lavato in lavatrice o affidato con superficialità alla pulitura a secco effettuata da ditte non specializzate. Un manufatto annodato può essere lavato in casa rispettando alcuni metodi insegnati dalla tradizione, ma se tale procedimento risulta eccessivamente faticoso o se non si possiede lo spazio necessario per effettuarlo, è sempre bene rivolgersi a centri qualificati.

Articoli a cura di Martina Meneghetti
Prima Posizione Srl – ottimizzazione sito

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La tecnologia al servizio della cucina

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  • 22 Giugno 2010

Nei tempi frenetici in cui viviamo, nessuno sembra aver più il tempo di mettersi ai fornelli e preparare un lauto pasto: per fortuna che la tecnologia ci viene sempre più in aiuto.

Se in passato consumare un pasto significava sedersi a tavola con la propria famiglia e mangiare i manicaretti preparati dalla mamma o dalla mogliettina durante la giornata, al giorno d’oggi l’idea della cena si associa per lo più ad un piatto veloce, cucinato in fretta appena tornati dal lavoro, per non parlare poi del pranzo, che molto spesso coincide con un panino o un’insalatona al bar sotto l’ufficio. Anche se le vite degli italiani sono diventate più frenetiche, ciò non significa però che l’italico popolo abbia perso quell’inclinazione per la buona cucina che l’ha reso famoso nel mondo, e se elettrodomestici e cucine industriali e professionali ottengono successo è anche perché permettono di risparmiare tempo e di cucinare in fretta piatti che, con gli elettrodomestici della nonna, avevano dei tempi di cottura molto più lunghi.

Le cucine più moderne, quelle che vengono presentate in eventi quali il Salone Internazionale del Mobile di Milano (che quest’anno aveva una sezione, Technology for the Kitchen, interamente dedicata agli elettrodomestici, a riprova di quanto la tecnologia sia importante anche in cucina), sono ormai delle isole futuristiche, piene di strumenti in grado di rivoluzionare il nostro modo di cucinare. Tra le recenti innovazioni del settore, che solo a sentirne parlare sembra di stare in un romanzo di fantascienza, ci sono forni ultraveloci che consentono di cucinare in pochissimo tempo qualsiasi pietanza, permettendo anche a coloro che non hanno il tempo di cucinare di mangiare qualcosa che non sia in scatola. E non è tutto: esistono dei forni che non solo sono in grado di cuocere velocemente, ma che programmano autonomamente anche il tempo di cottura delle pietanze basandosi sul tipo e sulla quantità di cibo che viene infornato, indicando addirittura come posizionare il tegame all’interno affinché il cibo si cuocia al meglio. Questo per quanto riguarda la cottura dei cibi, ma i frigoriferi non sono da meno: oltre ai frigoriferi industriali e professionali con fabbricatore di ghiaccio incorporato, che ci risparmiano anche la fatica di tritare il ghiaccio per i nostri cocktail, ci sono persino dei modelli che rilevano quello che manca e aiutano a fare la lista della spesa.

Ma non serve andare così lontano e prendere in considerazione elettrodomestici così innovativi per capire quanto la tecnologia sia utile in cucina, basta pensare ad alcuni apparecchi presenti ormai in molte delle nostre case. Apparecchi che le nostre madri non avevano a disposizione, ma senza i quali non riusciremmo a stare, come la friggitrice professionale, che ci permette di friggere il cibo senza il pericolo di scottarsi e senza diffondere per tutta la casa un odore sgradevole, e la lavastoviglie: pochi di noi sono ancora disposti a lavare i piatti a mano, rinunciando alla comodità di inserire tutto in una lavastoviglie professionale in grado di lavare in poco tempo anche grandi quantità di piatti.

Grazie a questi ed altri elettrodomestici, cucinare, ma anche conservare i cibi, fare la spesa e lavare i piatti diventa più facile e veloce, restituendoci la possibilità di consumare pasti gustosi e completi.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionamento motori

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Studi di registrazione fai da te

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  • 18 Giugno 2010

Grazie agli sviluppi che si sono avuti in campo digitale, ormai tutti possono allestire un piccolo studio di registrazione a casa propria.

Se fino a qualche anno fa registrare un disco a casa propria era pressoché una chimera, a partire dagli anni Novanta si sono avuti numerosi progressi in campo digitale, progressi che hanno permesso ad un bacino di utenti sempre più ampio di acquistare prodotti adatti ad imbastire un piccolo studio di registrazione in casa propria. Facendo un medio investimento è possibile infatti acquistare tutta l’attrezzatura necessaria, dall’hardware all’interfaccia MIDI esterna (come ad esempio l’M-Audio Midisport 4×4 Anniversary Edition), dai software ai microfoni, e cimentarsi nella registrazione digitale del proprio disco.

L’avvento del digitale in campo musicale, ossia la possibilità di registrare su un supporto digitale, ha reso le cose molto più facili, e anche se c’è chi ancora preferisce usare tecniche di registrazione analogiche, è innegabile che il digitale si sta diffondendo sempre di più anche negli studi di registrazione professionali. E questo non è tutto: gli strumenti software che vengono usati negli studi di registrazione professionali sono pressoché gli stessi di quelli che tutti noi possiamo acquistare per creare la nostra musica a casa. Di sicuro il nostro piccolo studio casalingo non avrà a disposizione un fonico esperto che ci possa dare una mano, né un’acustica perfetta, ma per quanto riguarda la strumentazione necessaria, possiamo dire che anche uno studio artigianale può raggiungere degli ottimi livelli, con alcuni vantaggi in più rispetto ad uno studio di registrazione esterno, se non altro in termini di tempo: avendo tutto a portata di mano, senza dover affittare uno studio di registrazione, ci si può concentrare al meglio sulla propria musica, senza l’assillo di finire la sessione di registrazione entro un orario preciso.

Gli strumenti essenziali per imbastire un buon studio di registrazione sono l’hardware, un software specifico, una scheda audio come l’M-Audio Profire 610, microfoni e monitor audio. Per quanto riguarda la scelta del computer, c’è da dire che sia il Mac che il Pc presentano sia dei vantaggi che degli svantaggi, ma in entrambi i casi è consigliabile scegliere un supporto hardware dedicato esclusivamente alla vostra musica, senza intromissioni di sorta. Tenete inoltre in considerazione che è opportuno disporre di una buona scheda madre, anche se significa spendere qualche euro in più, e di una RAM sufficientemente capiente (almeno 512 MB). Anche l’acquisto del software è particolarmente importante, e la scelta dipende dal tipo di utilizzo che se ne vuole fare (alcuni hanno delle funzioni specifiche che ad altri potrebbero mancare), dal tipo di hardware richiesto, ma anche dalla configurazione stessa del software, che deve essere in grado di facilitarvi il lavoro. Per quanto riguarda la scelta della scheda audio, bisogna considerare innanzitutto quali sono gli strumenti che volete utilizzare durante la registrazione, ma anche la compatibilità con il vostro sistema e software. Passiamo adesso ai microfoni: quando si registra in casa, solitamente i microfoni servono per le voci e le chitarre acustiche. Evitate di acquistare i generici microfoni da computer, che non sono per niente adatti allo scopo, e dirigetevi verso i microfoni dinamici o a condensatore. Infine, i monitor audio (un modello molto popolare è l’M-Audio AV 20), ossia le casse acustiche, che negli studi di registrazione dovrebbero essere in grado si suonare allo stesso volume tutte le frequenze.

Con questi strumenti potete costruire il vostro studio di registrazione, ma adesso sta a voi creare la vostra opera…fatto lo studio, adesso però bisogna fare musica!

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Qualche accorgimento per risparmiare soldi ed energia

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  • 17 Giugno 2010

Dopo la lunga estate del 2009, che sembrava non voler finire mai, in Italia alla fine è arrivato l’inverno: già dai primi giorni dello scorso autunno, complice l’abbassamento significativo delle temperature, le famiglie italiane hanno cominciato ad accendere il riscaldamento, con delle conseguenze negative sia per il portafoglio che per l’ambiente.

Il riscaldamento domestico rischia di essere un salasso per le famiglie italiane (in Italia il prezzo del gasolio da riscaldamento è superiore alla media europea), ma comporta dei notevoli rischi anche per l’ambiente, a causa delle emissioni di CO2 provenienti soprattutto da alcuni tipi di impianti di riscaldamento. Tutti noi, però, abbiamo la possibilità, ma anche il dovere, di ridurre i consumi legati al riscaldamento domestico, attuando dei piccoli accorgimenti che indubbiamente hanno delle ripercussioni positive anche sulle nostre finanze. Se le grandi potenze mondiali si sono riunite a Copenhagen nel tentativo comune di ridurre l’uso di carbone, petrolio e metano, anche i singoli cittadini possono prendere delle piccole ma importanti precauzioni per ridurre il consumo energetico e le emissioni nocive per l’ambiente, utilizzando, per esempio, stufa e pellet.

Un utile accorgimento potrebbe essere mantenere la temperatura interna non superiore ai 20 gradi (non è necessario avere una temperatura estiva per non sentire il freddo dell’inverno dentro casa…) ed evitare la dispersione di calore, ricorrendo all’isolamento termico degli edifici. Molto importante è anche la scelta degli impianti climatizzatori da installare: è opportuno sostituire caldaie e condizionatori vecchi ed inefficienti con altri di nuova generazione, che permettono di risparmiare soldi ed energia. Bisogna stare anche attenti a come si usano tali impianti, cercando di limitare gli eccessi di caldo o freddo. In questo senso possono essere utili i condizionatori con inverter, che permettono di modulare la potenza erogata dalla macchina e di ottenere un notevole risparmio di energia elettrica: mentre un condizionatore tradizionale ha una potenza costante, e quindi un consumo costante, il climatizzatore inverter lavora alla massima potenza nei primi minuti, raggiungendo più rapidamente la temperatura desiderata, per poi calare e abbassare quindi i consumi. La richiesta di questi tipi di climatizzatori è in crescita, come pure quella di altri tipi di prodotti ecologici.

Uno degli esempi più significativi è dato dalle termostufe pellet, che stanno ottenendo un successo crescente, per la gioia dei produttori stufe. La vendita stufe a pellet ha subito un’impennata negli ultimi anni: solo nel 2008 in Italia sono state prodotte 700.000 tonnellate di pellet, ma per soddisfare la richiesta nazionale si sono dovute importare dall’estero altre 250.000 tonnellate di materiale. Il pellet è un combustibile economico e pulito, che permette di ridurre in modo significativo sia i costi che le emissioni nocive per l’ambiente. È un materiale ecologico perché deriva dalla segatura essiccata e da altri materiali di scarto pressati, e quindi non richiede l’abbattimento di altri alberi, e grazie alla pressatura, che riduce la segatura in piccoli cilindri, meno ingombranti e più facili da trasportare del legno, il pellet ha un potere calorifico che è circa il doppio di quello del legno, a parità di peso. Per realizzare i cilindri, inoltre, non vengono utilizzate sostanze chimiche, e questo permette di produrre un combustibile naturale. Grazie al suo costo, ridotto rispetto ad altre materie prime, e alla sua alta resa, il pellet permette di risparmiare fino al 40%.

In conclusione, bastano pochi accorgimenti per passare un inverno al caldo senza spendere troppo e limitando i danni all’ambiente.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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La musica elettronica dal XIX secolo ai giorni nostri

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  • 16 Giugno 2010

La musica elettronica è ormai molto diffusa e ha “contaminato” molti altri generi, ma la sua origine è più antica di quanto si possa immaginare.

Al giorno d’oggi termini quali sintetizzatore, drum machine, M-Audio Audiophile 2496 sono diventati di uso comune quando si parla di musica, e non solo di musica elettronica, ma anche se tali termini si sono diffusi in epoca abbastanza recente, non tutti sanno che le prime sperimentazioni con l’elettronica in campo musicale sono avvenute molti anni fa. Il primo strumento elettronico risale addirittura al 1897, anno in cui Thaddeus Cahill, un avvocato e imprenditore americano, brevettò il telharmonium, un colosso di 200 tonnellate che, nell’intento del suo inventore, avrebbe dovuto trasmettere la musica tramite le linee telefoniche. Il progetto di Cahill non ebbe un grande successo, e venne anzi archiviato nel 1908. L’americano rimane comunque nella storia come uno dei precursori dell’elettronica applicata alla musica.

Qualche anno più tardi, più precisamente nel 1917, vide la luce uno strumento elettronico che viene tuttora utilizzato, ossia il theremin. Inventato da Leon Termen, lo strumento era dotato di due antenne che servivano per controllare l’altezza e il volume del suono. Un altro strumento entrato nella storia, ossia l’organo Hammond, fece la sua comparsa nel 1935. Lo strumento, che prese il nome dal suo inventore, Laurens Hammond, ottenne un clamoroso successo, e ancora oggi Hammond è considerato come l’organo per antonomasia. Sono questi i primi germi della musica elettronica, i progenitori che hanno dato vita ad una discendenza che comprende ormai diversi tipi di strumenti, dai campionatori alle M-Audio Keyrig 25.

Facciamo ora un piccolo salto in avanti, verso gli anni Sessanta. È questo il decennio dei sintetizzatori analogici, come il Moog (che prende il nome dal suo inventore, Robert Moog), che venne realizzato nel 1964. Il sintetizzatore Moog giocò un ruolo fondamentale nella produzione di uno dei primi dischi di musica elettronica di successo, Switched on Bach di Wendy Carlos. L’evoluzione dei sintetizzatori continuò anche nel decennio successivo: negli anni Settanta nacquero infatti i primi sintetizzatori digitali, come per esempio il Synclavier (1977). Qualche anno più tardi la versione aggiornata del Synclavier avrebbe ottenuto un notevole successo anche nel mondo del cinema e in quello della produzione di musica pop.

Bisogna però aspettare gli anni Ottanta per assistere ad un successo anche commerciale della musica elettronica e degli strumenti utilizzati per comporla. E fu proprio a causa della massiccia diffusione di questo genere di strumentazione che, negli anni Ottanta, si rese necessario un accordo tra i vari produttori per trovare un linguaggio standard. Da questa esigenza nacque l’interfaccia MIDI (letteralmente Musical Instrument Digital Interface, ossia interfaccia musicale per strumenti digitali), il protocollo standard per l’interazione degli strumenti musicali elettronici prodotti anche da diverse aziende, che viene ancora oggi utilizzato nella produzione di musica digitale e per la realizzazione di strumenti e accessori quali l’M-Audio Midisport.

I veloci e continui sviluppi tecnologici che si sono avuti negli anni successivi, e che continuano a caratterizzare l’epoca in cui viviamo, non hanno fatto che incoraggiare ulteriormente l’evoluzione e la diffusione degli strumenti elettronici, rendendoli accessibili anche ad un pubblico più vasto, e ampliando il loro campo di applicazione alle più diverse forme di arte audiovisiva.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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