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Il sicuro contributo cinese per la pace in Ucraina. Di Giancarlo Elia Valori

In queste ultime ore il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha esposto in modo esauriente la posizione e la proposta della Cina sulla risoluzione dell’attuale crisi ucraina, che può essere riassunta come quattro impegni in sei punti.

Il dialogo e la pace vanno promossi attraverso quattro passi che devono aderire agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite; rispettare e proteggere la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina; aderire al principio di indivisibilità e della sicurezza; e accogliere le preoccupazioni delle parti in merito alla propria sicurezza nazionale. La Repubblica Popolare della Cina – un Paese negli ultimi tempi vicino e amico della Russia – insiste sul dialogo e sui negoziati per risolvere le controversie con tutti i mezzi pacifici. Per Pechino è importante concentrarsi sulla stabilità a lungo termine della regione e costruire un meccanismo di sicurezza europeo equilibrato, efficace e sostenibile.

La questione ucraina giace in situazioni storiche complesse e speciali. Solo affrontando queste con fermezza e prendendo le legittime preoccupazioni in materia di sicurezza delle parti interessate, in maniera ponderata, razionale e corretta si possono salvaguardare efficacemente i sacri diritti della sovranità e dell’inviolabilità territoriale di ciascun paese e fare passi avanti nel dialogo bilaterale e nella negoziazione, in modo da risolvere l’attuale crisi sulla base del raggiungimento di stabilità a lungo termine per la regione, con la costruzione d’un meccanismo di sicurezza europeo equilibrato, efficace e sostenibile.

Considerando la complessità unica della questione ucraina, la Repubblica Popolare della Cina sta incoraggiando i negoziati diretti tra Russia e Ucraina e un confronto equo tra Stati Uniti d’America, NATO, Unione Europea e Russia, invitando la comunità internazionale a fornire la necessaria “pazienza” strategica e cooperazione continua fino a quando le due parti non abbiano intrapreso congiuntamente azioni concrete per ripristinare saldamente il sistema internazionale con le Nazioni Unite al centro.

Per Pechino – nel processo di risoluzione dell’attuale crisi ucraina – le Nazioni Unite e le parti interessate dovrebbero intraprendere azioni coordinate ed efficaci basate sul diritto internazionale, con l’obiettivo a breve termine di promuovere una soluzione diplomatica alla guerra in atto. Le sanzioni non sono mai state una soluzione fondamentale ed efficace per risolvere un problema. Quando le legittime preoccupazioni di sicurezza delle parti non vengono affrontate, esercitare avventatamente una forte pressione con sanzioni su larga scala equivale ad aggiungere benzina sull’incendio e colpire solamente le popolazioni.

Come ha sottolineato Wang Yi è necessario sostenere il concetto di sicurezza comune, globale, di cooperazione e sostenibile e al contempo abbandonare l’idea di sicurezza esclusiva e assoluta per una sola parte e insistere per porre fine ai conflitti attraverso la negoziazione. È indispensabile rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme un mondo di pace duratura.

L’iniziativa in sei punti cinese è mirata per prevenire una crisi umanitaria su larga scala in Ucraina. Wang Yi ha sottolineato che la massima priorità della crisi ucraina è alleviare il più possibile la situazione sul campo, per evitare che il conflitto si intensifichi o addirittura sfugga al controllo. L’Iniziativa in sei punti, proposta dalla Repubblica Popolare della Cina a questo scopo, dimostra la chiara posizione del Paese, e la mentalità globale della diplomazia di Pechino.

Evitare la politicizzazione delle questioni umanitarie – e non trasformarla in propaganda per una parte sola – è un’importante garanzia per lo sviluppo sicuro, tempestivo e regolare delle operazioni umanitarie. Per raggiungere questo obiettivo, l’Iniziativa in sei punti sottolinea in modo completo ed equilibrato che tutte le parti interessate devono aderire ai principi di neutralità e imparzialità nello svolgimento delle operazioni umanitarie e che le Nazioni Unite dovrebbero svolgere un fondamentale ruolo di coordinamento in ambito umanitario per assistere l’Ucraina, in modo da facilitare lo sviluppo delle operazioni umanitarie, attraverso il dispiegamento di canali efficienti che vanno nella giusta direzione.

I diversi gruppi più colpiti dalla situazione in Ucraina e più bisognosi di assistenza umanitaria hanno diverse preoccupazioni pratiche, che determinano le diverse priorità delle strategie di risposta, sulla base delle effettive esigenze di gruppi rappresentativi come sfollati, civili e stranieri in Ucraina.

Da parte cinese Wang Yi ha annunciato solennemente che la Società della Croce Rossa cinese fornirà all’Ucraina una serie di aiuti umanitari di emergenza il prima possibile. L’intenso impegno mostra la preoccupazione umanitaria della Cina e diventa un chiaro esempio dei continui sforzi cinesi per superare la crisi umanitaria.

Salvaguardare gli interessi nazionali con la diplomazia a favore dei popoli. La tutela degli interessi nazionali è sempre stato il compito fondamentale degli affari esteri della Cina.

Dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Cina e Ucraina nel 1992, l’Ucraina è diventata il terzo partner commerciale della Cina in Eurasia dopo Russia e Kazakistan, e anche la Cina è diventata il principale partner commerciale dell’Ucraina. Le due parti hanno ottenuto una proficua cooperazione nei settori della scienza e della tecnologia, dell’istruzione e della cultura e hanno mantenuto stretti scambi di personale. Poiché la situazione in Ucraina è cambiata, il Ministero degli Affari esteri cinese ha immediatamente attivato il meccanismo di emergenza della protezione consolare, ha mantenuto una stretta comunicazione con tutte le parti, si è coordinato con entrambe e ha adottato molteplici misure per cercare di avviare dialoghi di pace.

In primo luogo, Wang Yi ha svolto immediatamente una telefonata con il ministro degli Esteri ucraino e con quello russo, proponendo un percorso pacifico per risolvere le preoccupazioni di tutte le parti attraverso il dialogo e la negoziazione

In secondo luogo, varie agenzie del ministero degli Esteri cinese hanno collaborato strettamente, valutato in modo completo i cambiamenti della situazione e, sulla base di varie possibilità; inoltre hanno immediatamente formulato un piano fattibile per aiutare l’evacuazione sicura volontaria dei cittadini cinesi e non dall’Ucraina, nonché attivato il meccanismo di emergenza della protezione consolare e ha aperto e sbloccato alcuni canali di sicurezza.

Non perdere tempo e cogliere le giuste finestre temporali che si lotta per aprire nell’attuale situazione bellica, sono modi per organizzare meglio le operazioni di evacuazione di emergenza, e fornire tutto l’aiuto possibile a coloro che non sono stati ancora evacuati.

Dietro tali efficienti operazioni di trasferimento che hanno visto protagonisti anche i governi di Cina, Moldavia, Romania, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Bielorussia c’è la dedizione dei diplomatici e il comune desiderio di pace delle persone di tutto il mondo, in quanto questi Paesi ed altri hanno fornito strutture di sicurezza ed evacuazione.

Wang Yi ha espresso chiaramente e con forza la posizione di base aperta, trasparente e coerente della Repubblica Popolare della Cina sulla questione ucraina, affermando che la stragrande maggioranza dei Paesi si oppone alla “nuova guerra fredda” e alla divisione del mondo. Wang Yi ha affermato che di fronte a un mondo turbolento e in evoluzione, la Repubblica Popolare della Cina ha sempre rappresentato stabilità ed energia positiva, e si è sempre posizionata nella giusta direzione del progresso storico. La Cina continuerò ad assumersi le sue responsabilità, per tenere alta la bandiera della pace, dello sviluppo, della cooperazione e del vantaggio di tutti, per promuovere la costruzione di un nuovo tipo di relazioni internazionali e contribuire a costruire una comunità internazionale con un futuro condiviso da tutta l’umanità.

Siamo certi che solo la Repubblica Popolare della Cina ha la possibilità di far ragionare la Russia e condurla prima di tutto alla cessazione delle ostilità, e all’organizzazione di una Conferenza di “Helsinki 2” che dia a tutti – come quarantasette anni fa – la garanzia del rispetto della sicurezza di uni versi gli altri.

Giancarlo Elia Valori

Presidente di International World Group

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Una delegazione ucraina incontra il prof. avv. Corrado Labisi per la consegna di due prestigiosi riconoscimenti

Un sodalizio lungo ormai diversi anni, quello tra Sicilia e Ucraina, stabilito dal prof. avv. Corrado Labisi, presidente dell’Istituto Medico Psico pedagogico Lucia Mangano di Sant’Agata Li Battiati, e Pro Rettore dell’Università telematica con sede a Zurigo Unisanraffaele – nella quale è anche docente di Diritto Internazionale nelle facoltà di Scienze Politiche e Giurisprudenza –, che ha scelto di sostenere la crisi umanitaria che si consuma nel cuore dell’Europa.

Un conflitto iniziato nel 2014, del quale oggi nessuno parla più, e che ha provocato oltre novemila morti e centinaia di persone traumatizzate.

Per rendere omaggio all’impegno di Labisi, una delegazione ucraina, in rappresentanza del Patriarca di Kiev, Filaret, e del Metropolita di Parigi e di tutta la Francia, Michel Laroche, Decano di Italia, Sardegna e Sicilia, si è recata negli scorsi giorni a Catania per consegnargli brevi manu due prestigiosi riconoscimenti. Si tratta della più alta onorificenza della Chiesa ortodossa ucraina e di un attestato di gratitudine, per il sostegno morale, materiale e spirituale che il prof. avv. Corrado Labisi ha dato al Decanato.

A consegnare i riconoscimenti il Prodecano in Italia Egidio Calì e il sacerdote Yaroslav Bogodist, che sono stati accolti nella cappella dell’Istituto Lucia Mangano, creata nel 1998 e dedicata a San Francesco d’Assisi. Fondato da Antonietta Labisi, donna attenta ai bisogni dei più deboli, eroina della carità e antesignana della lotta alla mafia, scomparsa prematuramente, e per la quale è in corso un processo di beatificazione, l’Istituto è accreditato presso il Parlamento Europeo come struttura d’eccellenza nel campo della neurofisiatria e neuropsicologia.

Per suggellare la sinergia tra i due mondi, presenti anche i collaboratori del Centro, a testimoniare un simbolico scambio di chiavi, le une che aprono la Chiesa cattolica, le altre la Chiesta ortodossa.

“Sono estremamente commosso – ha dichiarato il prof. avv. Labisi – questi riconoscimenti mi gratificano e aprono la strada ad un cammino cristiano da percorrere insieme. Stimo molto il popolo ucraino, per la sua dignità e gentilezza, sempre accogliente con lo straniero.”

Un’intesa nata già dagli accordi con il Ministro degli affari esteri ucraino Pavlo Klimkin, per lo sviluppo di progetti culturali ed economici, così come già accaduto precedentemente in altri Paesi: in Georgia, per esempio, con un progetto nel campo medico psicopedagogico, per riproporre un modello uguale alla Lucia Mangano nell’attività riabilitativa dei diversamente abili; e ancora in Costa d’Avorio, dove è stato costituito l’Asse Afro-mediterraneo per unire la Sicilia all’Africa, e far nascere una nuova imprenditoria in grado di ridare dignità ed energia ad un continente per secoli sfruttato ed oppresso. Un percorso imprenditoriale, sociale, spirituale e culturale, volto al recupero dell’immagine e dell’economia della Costa d’Avorio, uno degli Stati più prosperi dell’Africa occidentale, iniziato con la costruzione di un ospedale di Ostetricia e Ginecologia di quaranta posti nel villaggio di Akradio/Dabou.

Adesso è tempo però di raggiungere Kiev, dove il Patriarca attende il prof. avv. Corrado Labisi per redigere e siglare un programma di collaborazione, un patto di solidarietà, che in un momento di crisi dei valori, guerre e miserie, da speranza per un mondo diverso.

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Ucraina, messaggio dall’Ambasciata in Italia: “Quali misure intraprendere per fermare l’escalation?”

Un anno fa il dolore è arrivato nel nostro Paese.  Nella grande famiglia ucraina adesso c’è la tragedia ed il lutto che ci hanno portato i cosiddetti “fratelli russi”. Pare che le grandi distruzioni di città e villaggi e le migliaia di morti avvenute in Ucraina, insieme con l’occupazione della Crimea e una guerra sanguinosa e mortale (non fredda e non ibrida) nella parte orientale del Paese, abbiano provocato in Europa sorpresa ed imbarazzo, e la ricerca di una risposta precisa.

Eppure un anno fa (febbraio 2014), in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, nessun politico o esperto suggerì o menzionò la possibilità di un tal scenario che divenne realtà dopo appena due mesi.

Tra le diverse soluzioni proposte dall’Europa al problema dell’invasione Russa nella parte orientale dell’Ucraina, c’è la conservazione della possibilità di dialogo ad ogni costo con la Russia, la garanzia di un’assistenza militare, il rafforzamento delle sanzioni contro il Paese nemico. Ciò che non accettiamo, è però la posizione di molti politici che cercano di risolvere il conflitto favorendo una soluzione che non disturbi la Russia.

Di certo l’Ucraina in breve tempo sceglierà il suo modello di sicurezza internazionale, valutando l’opzione di presentare la domanda d’ingresso alla NATO. Lo status di Paese non allineato garantito dalla legge in Ucraina, ha già dimostrato la sua incapacità di proteggere lo Stato, dall’aggressione esterna, tra l’altro, da uno dei garanti dell’integrità territoriale (in accordo con il Memorandum di Budapest del 1994).

Per questo motivo esclusivamente al popolo ucraino spetta di definire il modello di sicurezza internazionale accettabile, senza che alcuno Stato straniero abbia diritto di veto.

Infine rivolgendosi ai Paesi partner con una richiesta d’assistenza militare, l’Ucraina desidera solo proteggere se stessa dal rischio di un ulteriore avanzamento dell’aggressore nel suo territorio.

Quanto prima, dunque, il popolo ucraino dovrà difendere la sua terra, con o senza l’assistenza militare straniera: più vite umane saranno salvate, e l’aggressore accetterà più velocemente la strada effettiva delle trattative. Sarà così più semplice ristabilire la pace in Europa.

 

Ambasciata Ucraina in Italia

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Il campione di boxe Vitalij Klichko ed il primo Villaggio dei Bambini SOS in Ucraina

Il campione di boxe categoria pesi massimi Vitalij Klichko, è intervenuto all’apertura ufficiale del primo Villaggio dei Bambini SOS in Ucraina, di cui è forte sostenitore. La struttura è posizionata a Brovary, vicino Kiev, e potrà accogliere i bambini rimasti senza le cure dei loro genitori, fornendo una nuova casa accogliente ed una famiglia affettuosa.

L’associazione SOS Villaggi dei Bambini Onlus lavora a favore dei bambini da 60 anni, ed i Villaggi SOS sono presenti in 132 paesi del mondo, per aiutare i piccoli e le loro famiglie. Sono serviti alcuni anni di lavoro ed impegno per vedere concluso il progetto di SOS Villaggi dei Bambini dell’Ucraina e Vitaliy Klichko ha avuto un ruolo fondamentale, aiutando l’associazione nelle questioni burocratiche, grazie al suo ruolo politico nel paese.

Oggi sono già 42 i bambini che vivono nel Villaggio SOS di Brovary, ma entro il 2011 il numero salirà ad oltre 80, grazie anche all’ulteriore allargamento della struttura ed alle adozioni a distanza, che contribuiranno a salvare tanti bimbi dall’abbandono.

SOS Villaggi dei Bambini dell’Ucraina è impegnata anche in Programmi di Rafforzamento Familiare, per sostenere i genitori in difficoltà economica e sociale ed evitare che siano costretti ad abbandonare o sfruttare i loro figli. Sono 240 le famiglie assistite, che comprendono 535 bambini.

Per maggiori informazioni sui programmi di sostegno di SOS Villaggi dei Bambini Onlus e sulle adozioni a distanza dei bambini è possibile consultare il sito dell’associazione italiana: www.sositalia.it

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SOS Villaggi dei Bambini Onlus è un’organizzazione a respiro internazionale. In Italia accoglie e lavora con i bambini temporaneamente allontanati dalle famiglie d’origine e nei programmi di prevenzione all’abbandono. Nei paesi in via di sviluppo promuove entrambi gli ambiti di intervento, ovvero accoglienza e prevenzione. Da 60 anni la famiglia SOS è presente in 132 paesi del mondo, aiuta ogni anno circa un milione di persone attraverso programmi integrati di sostegno ai bambini e al loro contesto familiare e accoglie ogni anno circa 78.000 bambini. Dal sito di SOS Villaggi dei Bambini Onlus è possibile adottare un bambino a distanza o fare donazioni per sostenere le famiglie disagiate: www.sositalia.it

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