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Massimo Malvestio: imprese e operazioni straordinarie di capitale, l’approfondimento

L’esperienza di Massimo Malvestio, fondatore e Presidente del Comitato per gli Investimenti di Praude Asset Management, al convegno “Borsa e private equity: aprire il capitale a terzi tra rischi ed opportunità”: l’intervento dell’avvocato.

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Massimo Malvestio: soluzioni finanziarie alternative al credito bancario, il punto dell’avvocato

Sempre più aziende sono costrette a ricorrere a soluzioni finanziarie alternative al credito bancario per soddisfare le loro esigenze di crescita: l’avvocato Massimo Malvestio, fondatore di Praude Asset Management e attuale Presidente del Comitato Investimenti, ha espresso il suo punto di vista in merito lo scorso 2 dicembre nel corso di un forum organizzato da Assindustria Venetocentro per approfondire il tema. I lavori sono stati aperti dal Vice Presidente Marco Stevanato, che ricopre la stessa carica anche in Stevanato Group: oltre all’avvocato Massimo Malvestio sono intervenuti Federico Riggio, CIO e Founding Partner di Helikon Investments, e Paolo Possamai, Direttore di “Nordest Economia”. Mini bond, fondi di private equity, quotazione in Borsa ma anche l’ingresso di partner industriali in azienda: il Presidente del Comitato Investimenti di Praude Asset Management ha sottolineato come per ogni realtà imprenditoriale sia fondamentale acquisire la capacità di individuare la soluzione più funzionale alle sue specifiche necessità.

Massimo Malvestio: attenzione e consapevolezza fondamentali nel ponderare le alternative

In Veneto sono circa una novantina le aziende che potrebbero aprire il capitale a terzi. Indispensabile secondo Massimo Malvestio è quindi ponderare ogni singola alternativa: in particolare, come rileva l’avvocato, la quotazione in Borsa è un “processo lungo, costoso, che impegna molto le società”. Servono dunque grande attenzione e profonda consapevolezza nello scegliere la direzione in cui portare la propria azienda: “Ho visto gente spendere milioni e quotazioni raggiunte con costi vicini al 20% degli importi ottenuti”. Bisognerebbe poi considerare la possibilità di “ottenere soldi dalle banche, visti i tassi”. Il mercato azionario invece si configura come “opzione giustificata” nella vision di Massimo Malvestio quando non sussistono altre modalità per raccogliere i capitali: resta comunque difficile per una “buona azienda” non riuscire a trovare banche e operatori di Private Equity disposti a intervenire.

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Privatizzazione e servizi pubblici, l’opinione di Massimo Malvestio ripresa da “Veneziepost”

In un articolo intitolato “Quel monopolio che non c’è più”, pubblicato nel 2012 da “Nordesteuropa”, l’avvocato Massimo Malvestio riflette sugli effetti delle liberalizzazioni dei servizi pubblici e sul futuro di quelle che allora erano le prime società in house.

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Massimo Malvestio: servizi pubblici aperti alla concorrenza ma enti locali hanno protratto la gestione

Acqua, trasporti, energia, asili nido, smaltimento dei rifiuti. Fino a pochi anni fa si trattava di servizi pubblici che in Italia venivano erogati in regime di monopolio dagli Enti locali, in primis i Comuni. Con le regole Ue lo scenario si è mosso rapidamente in direzione opposta, portando ad una graduale privatizzazione. Un percorso che fin dall’inizio, come scriveva Massimo Malvestio nel ‘lontano’ 2012, ha incontrato quella che si può definire una sorta di resistenza da parte di quasi tutti gli Enti locali. “È innegabile nella quasi totalità dei casi – si legge in un editoriale a firma dell’avvocato pubblicato su “Nordesteuropa” e ripreso da “Veneziepost” – si siano avvalsi di tutte le opportunità che la legge offriva per poter protrarre nel tempo, seppure con qualche correttivo, la durata delle gestioni in corso e per ritardare l’avvio delle gare”. Alcuni Comuni, come ad esempio Roma, Milano, Torino e Brescia, hanno dato vita a società per azioni e collocato i titoli tra il pubblico: “La valutazione di questi titoli – sottolinea nel testo Massimo Malvestionon poteva non basarsi anche e soprattutto sull’apprezzamento della redditività prospettica che derivava a queste società dall’essere le dirette eredi dei monopoli pubblici che le avevano originate”. Una mossa che all’inizio si è rivelata proficua ma che poi è diventata una “giustificazione” grazie alla quale i “vecchi monopolisti sono stati legittimati a conseguire un profitto su servizi che, fino a quel momento, profitti non avrebbero dovuto darne”.

Massimo Malvestio: le scelte dei Comuni veneti

In Veneto realtà come Padova, Verona, Vicenza e Venezia hanno sì costituito delle S.p.A., ma senza immettere titoli sul mercato. Una scelta fatta per non “disperdere patrimoni di professionalità che si erano accumulati nel tempo”. Tuttavia, sottolinea Massimo Malvestio, anche in questo caso la larga parte della redditività è stata generata da quella che l’avvocato definisce “eredità dei passati monopoli”. Una situazione destinata a non durare a lungo, soprattutto con i cittadini sempre più attenti al costo dei servizi: “Il fatto di beneficiare una società controllata dal proprio comune di appartenenza potrebbe essere una motivazione non più sufficiente per accettare di pagare per lo stesso servizio un prezzo più alto che in altri comuni”. Con il contesto in continua trasformazione e l’apertura sempre più accentuata ai mercati, gli Enti si troveranno ad affrontare gli effetti della fine dei monopoli, conclude Massimo Malvestio: “È forse arrivato il momento in cui debbono prendere atto che sta per finire l’epoca della gestione diretta dei servizi e che si sta avviando un’era nuova, in cui il comune può e deve essere soltanto ente di regolazione e di controllo del mercato nell’interesse esclusivo dei propri cittadini”.

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Massimo Malvestio: il Nordest tra finanza e imprese, intervista all’avvocato

“Occorre salvare il policentrismo del territorio”: l’invito dell’avvocato Massimo Malvestio nell’intervista a “Nordest Economia” dello scorso 20 gennaio.

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Massimo Malvestio: focus sull’intervista rilasciata a “Nordest Economia”

L’apertura del capitale che sta caratterizzando l’imprenditoria nordestina negli ultimi mesi è un fenomeno destinato a svilupparsi e consolidarsi ma solo “se il quadro legislativo rimarrà favorevole”. Lo sottolinea l’avvocato Massimo Malvestio nell’intervista rilasciata a “Nordest Economia” lo scorso 20 gennaio. “Certo, i costi di quotazione sono ancora molto alti e non proporzionati nei casi di imprese che puntano a raccogliere sul mercato soltanto qualche milione di euro. A favore di una progressiva apertura al mercato gioca anche il fatto che la trasparenza è ormai nel Dna della stragrande maggioranza delle nostre imprese, per cui le regole imposte dalla Borsa non sono percepite come un trauma, diversamente da quello che poteva accadere nel passato”, aggiunge il Presidente del Comitato per gli investimenti di Praude Asset Management spiegando poi come in un territorio di Pmi come il Triveneto i fondi di private equity rappresentino “un’opportunità se l’imprenditore è in grado di gestirla”. Infatti “apportano capitali, che costituiscono una leva fondamentale per lo sviluppo delle imprese e quindi del territorio, e rafforzano i presidi di trasparenza nella comunicazione. Quando investono in quote di minoranza, costituiscono quasi sempre una ottima opportunità per imprenditori attrezzati per gestire il rapporto”. Invece secondo Massimo Malvestio nel caso in cui “acquistano la maggioranza facendo ricorso in maniera prevalente al debito e puntano a rivendere il prima possibile, senza mostrare alcun attaccamento verso l’impresa, la sua storia, la gente che ci lavora, il territorio che quell’impresa ha espresso, allora diventano socialmente pericolosi”.

Massimo Malvestio: la trasparenza è nel Dna delle imprese

Impossibile analizzare il fenomeno senza guardare alla situazione in cui versa il territorio, come ricorda Massimo Malvestio: “Il Triveneto deve fermare l’emorragia dei suoi giovani più qualificati e attrarre nuovi talenti. Occorre salvare il policentrismo del territorio: il Covid ha rilanciato i centri minori ed è un’opportunità enorme. Abbiamo carte straordinarie da giocare: non solo il paesaggio, ma anche la qualità della convivenza, un sistema sanitario ai vertici mondiali, le università e un sistema di imprese formidabile. Dobbiamo fermare la deriva a diventare periferia e su questo in effetti bisogna pensare un po’ di più”. Sarebbe quindi utile poter contare anche su un sistema finanziario vicino alle esigenze delle imprese locali: “Il Triveneto non esiste più in termini bancari a parte Cassa Centrale a Trento e a parte la provincia di Bolzano. Le casse di risparmio, le banche popolari e quelle di credito cooperativo sono state private dei rispettivi tratti tipici per via normativa e spinte verso il modello di Spa. Ora si è persa anche Cattolica Assicurazioni, e in questo caso neppure sarebbero mancati i soldi. È così che si diventa periferia, un po’ alla volta”. Il PNRR gioca in quest’ottica un ruolo fondamentale: “È importante che le risorse in arrivo vengano impiegate per investimenti in grado di sostenere la competitività del territorio. Il Triveneto deve fermare l’emorragia dei suoi giovani più qualificati e attrarre nuovi talenti”.

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Oltre il credito bancario sempre più Borsa ed equity: il pensiero di Massimo Malvestio

Per crescere le aziende italiane, e in particolare quelle venete, si affidano sempre meno al sostegno delle banche. Un trend destinato a perdurare, ma che non è esente da rischi, spiega Massimo Malvestio.

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Massimo Malvestio: Finanza alternativa? L’importante è l’approccio

Negli ultimi anni le aziende italiane hanno progressivamente ridotto la propria dipendenza dal debito bancario. A contribuire al fenomeno il rapido sviluppo della finanza alternativa. Quotazioni in Borsa, fondi private equity, mini bond, l’ingresso di partner industriali: per investire in crescita e sviluppo sempre più imprese vanno nella direzione dell’apertura del capitale. E non si tratta solo di grosse realtà, ma anche e soprattutto di Pmi. Sul tema è intervenuto Massimo Malvestio, avvocato e Presidente del Comitato Investimenti di Praude Asset Management, società di gestione del risparmio da lui fondata. Il primo aspetto da considerare, secondo l’esperto, è che nonostante il minore ricorso al debito venga percepito come positivo, aprire il capitale a terzi non è un’azione esente da rischi. Ecco perché è bene che ogni azienda, prima di scegliere tra le numerose soluzioni alternative al credito, analizzi attentamente le proprie esigenze muovendosi poi di conseguenza. L’ingresso in Borsa è forse uno degli esempi più lampanti: “Un processo lungo e costoso – sottolinea Massimo Malvestioche impegna molto le società. Ho visto gente spendere milioni e quotazioni raggiunte con costi vicini al 20% degli importi ottenuti”.

Massimo Malvestio: Borsa e private equity, un’occasione di rilancio

I pericoli connessi ad un’eventuale quotazione in Borsa non sono tuttavia quelli di qualche anno fa, soprattutto per le aziende di piccole dimensioni. Merito dell’aumento dei multipli riconosciuti nonché del legislatore, ricorda Massimo Malvestio, che dal Governo Renzi in poi ha lavorato per favorire l’ingresso delle società di piccole dimensioni. Per l’avvocato la quotazione rappresenta tuttavia un’opzione “giustificata” solo quando è l’unica via percorribile: “È difficile che una buona azienda non trovi banche o operatori di private equity disposti a intervenire”. Non che il ricorso a fondi, venture capital o angel investor sia privo di pericoli: “Sono un’opportunità se l’imprenditore è in grado di gestirla – spiega Massimo Malvestiosoprattutto quando investono in quote di minoranza”. Che sia Borsa o private equity, entrambe rappresentano per le imprese italiane, e in particolare per le aziende del Nord Est, una “novità che può dare spinta competitiva al sistema produttivo locale”.

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Massimo Malvestio: il Veneto tra finanza e politica, gli editoriali dell’avvocato

Il Nord Est italiano negli ultimi 20 anni: gli editoriali di Massimo Malvestio, avvocato ed editorialista, oggi a Malta alla guida di Praude Asset Management Limited.

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Massimo Malvestio: dal Veneto a Malta, il percorso professionale dell’avvocato ed editorialista

Dal 2014 a Malta, Massimo Malvestio è Presidente del Comitato per gli Investimenti di Praude Asset Management Limited. Laureatosi nel 1985 in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Padova, l’avvocato, originario di Treviso, ha lavorato per diversi anni in Veneto prima di trasferirsi, nel 2014, a Malta. La profonda conoscenza del Veneto, unitamente alle competenze in ambito legale e finanziario, lo portano tuttora ad esprimersi, su richiesta di testate locali e nazionali, su alcune delle più importanti questioni che riguardano il territorio. Non a caso Massimo Malvestio ha collaborato per anni come editorialista con alcune di esse, tra cui il “Corriere del Veneto” e “Nordesteuropa”: nei suoi articoli analizza criticamente episodi controversi e operazioni finanziarie che hanno inesorabilmente segnato il corso del Nord Est negli ultimi 20 anni.

Massimo Malvestio: il Veneto e il Nord Est italiano nella lungimirante vision dell’avvocato

I più importanti editoriali scritti negli ultimi 20 anni da Massimo Malvestio sono stati riproposti di recente da “Venezie Post”: riletti oggi sembrano conservare ancora una loro “attualità” perché molti meccanismi e dinamiche indagati dall’avvocato non si sono ancora estinti e continuano a persistere, come riportano quotidianamente le cronache. I sistemi di potere denunciati da Massimo Malvestio guardano agli interessi di pochi piuttosto che a quelli della collettività come dovrebbero. Il quadro che ne emerge è quello di un Veneto e di un Nord Est depauperato. L’attento lavoro dell’attuale Presidente di Praude Asset Management Limited è oggi racchiuso in “Mala Gestio: Perché i Veneti Stanno Tornando Poveri”, pubblicato da Marsilio nel 2012. Sempre per Marsilio nel 2006 ha pubblicato anche “Credito Cooperativo – Storia di Uomini, Bisogni e Successi in Veneto”.

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Massimo Malvestio: ingressi, maxi-Ipo e uscite eccellenti, il 2021 delle imprese venete in Borsa

Imprese del territorio e quotazioni in Borsa: il focus de “Il Corriere del Veneto” con le considerazioni di Massimo Malvestio, l’avvocato trevigiano attualmente a Malta dove opera per conto di Praude Asset Management Ltd nel ruolo di Presidente del Comitato per gli Investimenti.

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Massimo Malvestio: imprese venete in Borsa, l’opinione dell’avvocato sulle operazioni più recenti

“I costi per entrare e rimanere in Borsa sono sempre molto importanti. Se una società non ha una chiara ragione strategica o un ritorno in termini di valutazione o immagine, per me non ha senso pensarci”: Massimo Malvestio, avvocato originario di Treviso, è stato intervistato nei giorni scorsi da “Il Corriere del Veneto” su alcune operazioni di rilievo che nel corso degli ultimi mesi hanno contribuito a riscrivere la storia delle imprese venete in Borsa. Ingressi definiti nell’articolo ‘stellari’ come quello di Stevanato Group a Wall Street che con una valutazione di 5,3 miliardi di euro è diventata la prima quotata veneta per valore. E ancora la fusione tra Italian Wine Brands e la veneta Enoitalia, ora “il primo gruppo del vino italiano, già in partenza quotato”. Ma ci sono state anche uscite eccellenti “come per Carraro e Sicit, le aziende meccanica e dei concimi dagli scarti della concia, che scelgono di far leva sui prezzi bassi in uscita dalla crisi Covid, per impostare piani di crescita lontani dalla Borsa”. È l’occasione per comprendere la vision di Massimo Malvestio, fondatore del fondo Hermes Linder dedicato alle small cap: “Anche in Veneto ci sono state recenti quotazioni con multipli molto alti, che si giustificano da sole. Ma se l’effetto è ottenere valutazioni inferiori a quelle che pagherebbe un fondo d’investimento per entrare nel capitale, ho i miei dubbi che il gioco valga la candela. In giro ci sono tanta liquidità e soluzioni operative più semplici”.

Massimo Malvestio: in Veneto c’è già un fondo che investe in micro imprese, mi auguro possa essere un precursore

“Le imprese familiari possono stare in Borsa con successo; ma la logica di piccole capitalizzazioni e flottanti anche sotto il 20% non è sempre comprensibile” spiega nell’articolo Massimo Malvestio ricordando come la presenza in Borsa comporti anche dei rischi: “Gli investitori istituzionali evitano le azioni illiquide e il prezzo finisce per dipendere da pochi movimenti speculativi. E società di qualità possono venir mortificate da quotazioni evidente-mente troppo basse, che rendono le azioni non più utilizzabili per le acquisizioni; e l’immagine della società si offusca: insomma, niente di buono”. Non a caso, secondo l’avvocato, Carraro “ha fatto bene a sganciarsi da una situazione di un titolo sostanzialmente illiquido e anche a lungo sottovalutato. Quando servivano i soldi per rafforzare la società gli azionisti di maggioranza non hanno pensato al mercato, ma prima a un’altra famiglia”. Riflessioni che hanno portato Massimo Malvestio a chiedersi se esistano alternative per le PMI. La risposta è affermativa: “Perché non provare a favorire lo sviluppo di un vero mercato del Private Equity? Non solo attraverso fondi che sono una sicura opportunità. In giro ci sono molti soldi e mano a mano che una cultura della trasparenza e della legalità si diffonderàcome già sta succedendotra le piccole imprese, si apriranno opportunità di crescita con capitali privati. Evitare percorsi troppo costosi, pur assumendo rischi in teoria maggiori, sarà un’opportunità non solo per family office ma anche per investitori meno importanti”. In Veneto, osserva ancora il Presidente di Praude Asset Management Ltd, c’è già un fondo che investe in micro imprese: “Mi auguro possa essere un precursore”.

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Massimo Malvestio: le esperienze professionali dell’avvocato ed editorialista

L’avvocato Massimo Malvestio, alla lunga esperienza in ambito legale e dei mercati finanziari, ha affiancato una serie di importanti collaborazioni con testate di rilievo nazionale: numerosi suoi editoriali, scritti tra il 2003 e il 2013, di recente sono stati ripubblicati da “Venezie Post”.

Massimo Malvestio

Massimo Malvestio: il percorso formativo e professionale

La laurea in Giurisprudenza conseguita nel 1985 presso l’Università degli Studi di Padova segna l’inizio della carriera di Massimo Malvestio in ambito legale: in oltre trent’anni di attività professionale l’avvocato ha lavorato in Italia ma anche all’estero. Non a caso nel 2014 si è trasferito a Malta dove lavora attualmente in Praude Asset Management Limited nel ruolo di Presidente del Comitato per gli Investimenti. Ma Massimo Malvestio è conosciuto anche per le numerose collaborazioni avviate nel corso del suo percorso professionale con diverse testate tra cui il “Corriere del Veneto” e “Nordesteuropa”: molti degli editoriali in cui ripercorre e analizza alcune delle questioni socio-economiche-finanziarie che hanno maggiormente segnato la storia del Nord Est italiano sono stati riproposti di recente anche su “Venezie Post”. Scritti tra il 2003 e il 2013, sono stati raccolti in “Mala Gestio: Perché i Veneti Stanno Tornando Poveri”, pubblicato da Marsilio nel 2012. Sempre per Marsilio nel 2006 aveva pubblicato “Credito Cooperativo – Storia di Uomini, Bisogni e Successi in Veneto”.

Massimo Malvestio: la vision dell’avvocato negli editoriali scritti per “Corriere del Veneto” e “Nordesteuropa”

Le questioni su cui si esprime Massimo Malvestio nei suoi editoriali fanno riferimento, come da prassi, a fatti accaduti in concomitanza con la pubblicazione. Sistemi di potere, operazioni dissennate che guardano più agli interessi di pochi che a quelli della collettività: episodi controversi denunciati dall’avvocato che negli anni hanno significativamente contribuito a depauperare il Nord Est e in particolare il Veneto. Riletti oggi sembrano conservare ancora una loro “attualità” perché molti meccanismi e dinamiche ripercorsi e analizzati negli articoli di Massimo Malvestio nel frattempo non si sono estinti e continuano a persistere ancora oggi, come riportano quotidianamente i giornali. Basti pensare alle connessioni tra opere pubbliche e consenso popolare, al centro di un editoriale scritto nel febbraio 2012 per “Nordesteuropa”. O agli articoli in cui l’avvocato ripercorre la storia (e il declino) dei grandi enti che hanno fatto la storia del Nord Est italiano: partiti come la Democrazia Cristiana, associazioni come la Coldiretti. L’acuto punto di vista dell’avvocato non si esaurisce in quegli anni, in quelle pagine ma continua a parlare ancora oggi.

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Massimo Malvestio: la grande crisi del Veneto e delle banche in “Mala Gestio”

Massimo Malvestio: in “Mala Gestio, perché i veneti stanno tornando poveri” la lungimirante vision dell’avvocato ed editorialista trevigiano, oggi a Malta alla guida di Praude Asset Management LTD.

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Massimo Malvestio: operazioni dissennate e controverse, la crisi finanziaria in Veneto nelle inchieste dell’avvocato

I segni di un’imminente crisi erano lì sotto gli occhi di tutti: li ha elencati l’avvocato ed editorialista trevigiano Massimo Malvestio in “Mala Gestio, perché i veneti stanno tornando poveri”. Nel saggio, pubblicato nel 2012, sono raccolti otto anni di editoriali scritti per “Nordesteuropa” e “Corriere del Veneto”: operazioni dissennate, episodi controversi riguardanti banche, fondazioni, municipalizzate, aeroporti, autostrade che hanno portato il Veneto in quegli anni a perdere cifre colossali a danno di cittadini ed istituzioni. Ne emerge un territorio sempre più depauperato, in cui gli interessi personali hanno finito per prevalere sulle esigenze della collettività e dove “si dà molta più importanza alla stabilità del sistema bancario che alla tutela dei risparmiatori”. Lì ci sono i prodromi della crisi finanziaria ampiamente raccontata negli anni successivi dalle testate nazionali. Massimo Malvestio è tornato a parlarne nel 2017, intervistato da “Il Giornale di Vicenza”. L’avvocato ha spiegato come il Veneto paghi “una debolezza culturale e una naturale condiscendenza verso il più forte”. E “questo non è cambiato”: in Italia “il merito non vale e l’unico scopo dei controllori è giustificarsi e usare i loro poteri per intimidire coloro che li criticano”. È quindi “inevitabile che ci sia una selezione inversa, ed emergano i più funzionali a navigare in questo sistema che è caratterizzato dalla mancanza di etica”.

Massimo Malvestio: intervista all’avvocato ed editorialista su “Mala Gestio, perché i veneti stanno tornando poveri”

Il modus operandi denunciato in “Mala Gestio” dall’avvocato Massimo Malvestio è alla base degli enormi gravi danni erariali che paga il Paese: sono passati ormai dieci anni dalla pubblicazione ma ancora oggi basterebbe aprire un giornale per ritrovare episodi simili, a riprova di una mentalità efficacemente delineata su cui mai come oggi, alla luce dello scenario di crisi in cui versa l’intero Paese, è indispensabile un’attenta riflessione. L’avvocato si è trasferito a Malta, dove in qualità di Presidente del Comitato Investimenti guida Praude Asset Management Limited, società di gestione patrimoniale che fornisce servizi di investimento e opera su licenza della Malta Financial Services Authority (MFSA). Nell’intervista su “Mala Gestio”, Massimo Malvestio parla inoltre del sistema bancario. Le banche, per come sono state per 150 anni, stanno scomparendo: “La vera novità è nella tecnologia finanziaria e in chiunque saprà affrancarsi dalle banche e dai regolatori”. Il sistema attuale, secondo l’avvocato, è destinato ad implodere “perché i costi della regolamentazione non sono per nulla proporzionali ai benefici e ricadono su risparmiatori vittime del sistema”. Intanto avanza la tecnologia blockchain: le banche se ne dovrebbero appropriare “in maniera competitiva, altrimenti butteranno altri soldi”.

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Massimo Malvestio: l’editoriale del 2005 in cui ripercorre la storia della DC in Veneto

“Due anime, un partito, una società. Che non c’è più”: l’editoriale in cui l’avvocato Massimo Malvestio ripercorre la storia della Democrazia Cristiana in Veneto.

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Massimo Malvestio: nella storia delle due anime della DC 50 anni di sviluppo del Nordest

Se la Democrazia Cristiana è riuscita a imporsi per 50 anni in Veneto è “anche grazie alla coesistenza” di due anime “che si sono reciprocamente condizionate e che hanno dovuto apprendere ciascuna qualcosa dall’altra ma che sono, nel loro complesso, riuscite a produrre una classe dirigente che era tale”: lo scrive l’avvocato Massimo Malvestio in un editoriale pubblicato nel 2005 da “Nordesteuropa”, ripreso nuovamente nei giorni scorsi anche su “Venezie Post”. Nella storia delle due anime della DC, come osserva l’avvocato, ci sono i 50 anni di sviluppo del Nordest: da una parte “chi studiava e con la cultura politica mirava a trasformare la società” e dall’altra “chi organizzava il territorio in una prassi di governo”. E in merito cita un episodio del 1955, piuttosto emblematico: nell’aprile di quell’anno il Vescovo di Treviso Antonio Mantiero pubblicò una lettera pastorale intitolata “Scribo vobis iuvenes” con la quale invitava i giovani della diocesi impegnati politicamente a tenersi lontani da “certi pericoli” come “la propaganda a sfondo materialista” e le “dottrine pericolose” diffuse da “certa stampa e movimenti d’oltr’Alpe”. Secondo alcune voci a ispirare la missiva fu l’allora Vice Segretario della DC Mariano Rumor, preoccupato per gli eventuali sviluppi che avrebbe potuto prendere il dibattito sorto in quei giorni all’interno del partito a Treviso tra un nutrito gruppo di giovani, in stretto collegamento anche con altre città del Veneto e di altre parti d’Italia. L’episodio, secondo Massimo Malvestio, rende efficacemente l’idea del clima che si respirava in quegli anni: “Un gruppo di ventenni era in grado di attirare l’attenzione del vice segretario di quello che al tempo era di gran lunga il primo partito italiano e con esso delle gerarchie ecclesiastiche”.

Massimo Malvestio: l’equilibrio s’incrina già negli anni Ottanta preparando il deserto di oggi

“La vitalità dei giovani democristiani trevigiani aveva il pari nell’acceso dibattito che si era sviluppato pressoché in contemporanea nella Gioventù di Azione Cattolica nei quali si distinguevano, oltre a molti futuri dirigenti della Democrazia Cristiana, anche personaggi destinati a divenire riferimenti della sinistra estrema come Toni Negri o Lucio Magri”, scrive l’avvocato Massimo Malvestio, sottolineando come alla base del predominio incontrastato della DC in Veneto ci fosse questa “sintesi dinamica e originale tra due visioni apparentemente antitetiche”. Negli anni Ottanta però l’equilibrio comincia a incrinarsi e la coesistenza tra quelle due anime diviene “paralisi prima e diaspora poi”, come spiega l’avvocato: “La crisi di quella convivenza è cominciata con la radicale modifica dell’assetto economico della regione che sempre più ha chiesto alla politica non già di provvedere i mezzi per lo sviluppo ma più semplicemente di conservare i benefici portati dallo sviluppo raggiunto. La Chiesa, nel frattempo, ha perduto la capacità di attrarre e di condizionare. La progressione coerente di una politica basata sulla rappresentanza di interessi avrebbe probabilmente portato la parte moderata della DC ad evolvere verso un partito conservatore regionale come la CSU in Baviera e non è un caso che più volte il richiamo a quel modello echeggiasse nel corso degli anni Ottanta anche in risposta ad una contrapposizione sempre più nominale con le forze di origine marxista. Una prospettiva inaccettabile per molta parte della sinistra democristiana”. Da allora diverse esperienze politiche si sono succedute in Veneto: “Molti partiti sono nati, si sono scissi e sono morti in una sola legislatura e consensi anche significativi sono stati raccolti per sparire senza alcuna evidente ragione alla tornata elettorale successiva”. Secondo l’avvocato Massimo Malvestio dunque i tempi di “Scribo vobis iuvenes” sono passati per sempre: anche quando si è verificata “una significativa continuità nell’azione di governo, com’è accaduto al vertice della Regione”, non è mancata “una sensazione di precarietà dovuta alla mutabilità del contesto con una variabilità continua a tutti i livelli territoriali inferiori con l’effetto che qualsiasi azione di coordinamento, quelle poche volte in cui è stata tentata, è parsa velleitaria”.

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Massimo Malvestio: la legge Madia a cinque anni dall’approvazione, l’intervista

“Draghi dovrebbe cercare di rilanciare la legge Madia ma i partiti non glielo permetteranno”: la realtà delle municipalizzate nell’intervista a Massimo Malvestio, avvocato ed editorialista.

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Massimo Malvestio: gli interessi dei partiti nelle società a partecipazione pubblica

Di pochi giorni fa l’ennesima sentenza che condanna Asco Holding, la società “nei fatti governata dalla Lega”, a pagare circa 10 milioni di euro ai Comuni per aver attribuito un valore inferiore alle loro quote. Per la holding un’altra sconfitta. Per Plavisgas, il nucleo di azionisti privati di cui l’avvocato Massimo Malvestio è socio e ispiratore, invece un’ulteriore vittoria nella battaglia che porta avanti da anni per chiedere il pieno rispetto della legge Madia. “Una legge che gli enti pubblici e i partiti sembrano più impegnati ad aggirare che ad applicare” scrive “Venezie Post” che ha intervistato in merito l’avvocato trevigiano, oggi a Malta dove guida in qualità di Presidente Praude Asset Management Ltd. Secondo Massimo Malvestio la vicenda Asco Holding dimostra come i partiti non siano intenzionati a mollare la presa sulle municipalizzate: “Le società a partecipazione pubblica piacciono a tutti. Piacciono ai partiti, a tutti i partiti. Appena un partito arriva in giunta, comincia a mostrare un apprezzamento del tutto nuovo per le partecipate dell’ente. Mano a mano poi che familiarizzano con la gestione, l’attaccamento diventa morboso. Anche i giudici, compresi quelli contabili, hanno dato prova di essere spesso molto comprensivi verso queste strutture”. La legge Madia sulle società a controllo pubblico è stata approvata cinque anni fa ma, al di là di una “prima formale applicazione” che ha portato alla chiusura di alcune società “per lo più del tutto marginali”, la realtà non sembra essere cambiata.

Massimo Malvestio: la Madia, un’ottima legge e un’alternativa tra il controllo dei partiti e le privatizzazioni

Oggi la realtà non parla solamente di buone società mai vendute ma anche di una ripresa dell’espansione, come evidenzia l’avvocato Massimo Malvestio nell’intervista dello scorso 1° giugno: “Asco Holding sta comprando azioni Ascopiave. Lo stesso sta accadendo in Iren. Torino e Genova stanno comprando e pagano persino premi sul prezzo di mercato. È vero che Iren è quotata e quindi la partecipazione diretta è legittima, ma non mi pare proprio che la legge Madia legittimasse la ri-espansione. I Comuni piangono il morto dicendo che non hanno denari per l’ordinaria amministrazione, ma hanno denari per comprare azioni in borsa”. Questo dunque il quadro: i Comuni tornano ad acquistare quote di società pubbliche e raramente per gestirle bene. Perché se la natura delle società a controllo pubblico dovrebbe essere quella di garantire servizi o investimenti che i privati non trovano conveniente fare, ma che sono fondamentali per lo sviluppo di una comunità, oggi lo scopo sembra essere quello di distribuire dividendi ai Comuni e occupare posti nei CdA da parte delle seconde file dei partiti: “Di fatto è molto più facile alzare una tariffa che imporre un’imposta. I partiti hanno capito che con la gestione delle tariffe, e di un enorme patrimonio che già esiste, si possono ottenere grandi entrate per gli enti senza che nessuno protesti. Anzi: la narrazione è che gli utili sono l’effetto dell’opera di grandi manager”. Uomini spesso impreparati? Secondo Massimo Malvestio “vi sono società pubbliche dove i manager potrebbero essere stati scelti da qualsiasi privato. In altri casi invece il limite della decenza è superato di slancio”. Il problema non è “nel fatto che, in società pubbliche, i manager siano di fiducia delle forze politiche” ma che ci sono partecipate “dove il presidente ha come tratto saliente del curriculum l’avere fatto tanti anni l’autista al segretario del partito”. E anche in quest’ottica, come ribadisce l’avvocato nell’intervista ripresa anche da “Emilia Post”, la Madia si riconferma “un’ottima legge”: un’alternativa tra il controllo dei partiti e le privatizzazioni.

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Il credito cooperativo oggi: la vision di Massimo Malvestio a “Venezie Post”

Le BCC e il credito cooperativo oggi: l’intervista di “Venezie Post” all’avvocato Massimo Malvestio, esperto di finanza e territori e autore del libro del 2006 “Credito cooperativo. Storia di uomini, bisogni e successi in Veneto”.

Massimo Malvestio

Massimo Malvestio: oggi dell’idea di banca territoriale e di mutualità all’origine delle Bcc resta molto poco

Il credito cooperativo è morto: c’è bisogno di nuove forme di mutualità. È l’avvocato Massimo Malvestio a lanciare il messaggio, intervistato sul tema da “Venezie Post”. L’attuale Presidente di Praude Asset Management Ltd aveva già esplorato il mondo delle Bcc in un suo libro pubblicato nel 2006: da allora sono trascorsi 15 anni e “di mezzo c’è stata la crisi della Lehman che ha svelato la fragilità del sistema finanziario mondiale”. Uno shock “secondo me non ancora del tutto compreso e che comunque non ha ancora finito di produrre conseguenze”: a esplodere è stata soprattutto “la produzione di regole, di controlli e di controllori” e le banche “sono passate dalle mani dei banchieri a quelle dei compliance officer e dei risk manager”. Ma cosa resta oggi dell’idea di banca territoriale e di mutualità che erano all’origine delle Bcc? Secondo Massimo Malvestio “molto poco di entrambe”: quello che oggi manca è il collegamento tra banca e territori. Basti pensare che “la Bcc di Roma è arrivata a Padova!”. E le aggregazioni avvengono in modo casuale dal punto di vista territoriale, scavalcano province e regioni: “I soci sono in molte banche molte decine di migliaia e quindi non conoscono più gli amministratori che, di fatto, vengono a controllare le assemblee che devono eleggerli”. L’unica vera caratteristica ormai rimasta è la non contendibilità e la grande difficoltà di accedere al capitale di rischio: in questo si traduce oggi la forma cooperativa secondo l’avvocato. Ma non solo: “La mutualità poi non è più compatibile con regole di vigilanza così dettagliate e diffuse che di fatto impongono un unico modello di banca, o almeno, un modello naturalmente lucrativo e non mutualistico”.

Massimo Malvestio, Presidente di Praude Asset Management Ltd: la decisione di trasferirsi a Malta

Nell’intervista pubblicata lo scorso 12 maggio Massimo Malvestio si esprime inoltre su Iccrea e Ccb e promuove l’iniziativa di microcredito sviluppata dalla diocesi di Treviso: “Spero che abbia un grande successo e che possa essere la prima tra molte”. Nel 2014 l’avvocato ha deciso di trasferirsi a Malta dove oggi, in qualità di Presidente del Comitato per gli Investimenti, guida Praude Asset Management Ltd. Nell’intervista parla anche di questa scelta: “Dopo avere fatto per trent’anni anni l’avvocato, volevo fare il gestore e forse combinare insieme le due esperienze dopo che, all’inizio della mia carriera, ero stato a un passo dal potere anche diventare agente di cambio. Mi pare che le società di gestione e i fondi siano in Irlanda, in Lussemburgo, a Londra, qualcuno anche a Malta (che ho preferito per il clima, soprattutto) e mi pare che in questi Paesi sia pieno di gestori italiani. Talvolta i più bravi gestori italiani. Un motivo ci sarà: tassazione, regolamentazione, rapporto con i regolatori? Non lo so per certo, probabilmente tutte e tre le cose insieme: i numeri sono spietati e sono di una chiarezza inequivocabile”. Massimo Malvestio continua comunque a guardare con grande attenzione all’evoluzione del modello delle Bcc e del credito mutualistico nel nostro Paese e in particolare nella regione in cui è nato: “Io ho sempre amato il Veneto, che è una terra policentrica, piena di identità e di storie di lavoro che, come raccontavo nel mio libro, si è affrancato dalla miseria anche grazie alle casse rurali banche di comunità e molte volte banche degli ultimi che riescono a diventare i primi. Ho avuto la fortuna di vivere da vicino tante belle storie, davvero entusiasmanti e così le ho raccontate. Ecco: se la Bcc Prealpi, della Marca, San Biagio, San Giorgio e diverse altre avessero potuto diventare spa, se avessero potuto raccogliere denari e crescere e mantenere integro il loro Dna, magari avrei continuato a scrivere di Bcc, storie di uomini e di imprese nei loro territori. Adesso non vedo cose altrettanto belle come le storie che ho raccontato. Adesso le storie le scrivono minuto per minuto i compliance officer e i risk manager. Non mi pare serva altro, per ora”.

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