Archives

Comunicati

Deficit di offerta, per il rame si prospetta un 2025 complicato

  • By
  • 9 Gennaio 2025

Nonostante alcuni intoppi lungo il percorso per la transizione energetica, il processo va avanti e questo ha importanti implicazioni sulla domanda di alcuni metalli. Primo fra tutti il rame, che potrebbe vivere una situazione di deficit di offerta nel corso del 2025.

Cosa innesca il deficit di offerta

rameLa domanda di metallo rosso è destinata a crescere in futuro (da questo essenzialmente deriva la prospettiva di un deficit di offerta). Infatti il rame serve per la realizzazione di veicoli elettrici, per la creazione di sistemi a energia solare ed eolico. La richiesta è forte anche da settori in forte crescita, come i data center per l’intelligenza artificiale (AI) e le esigenze della difesa.

Tutto questo senza considerare la domanda che arriva da settori industriali più tradizionali come l’edilizia, il manifatturiero e i beni di consumo durevoli. Questi ultimi riceveranno impulso dall’avvio del ciclo di tagli ai tassi di interesse da parte delle banche centrali.

Il ruolo della Cina

Insomma è probabile che i lagging indicator dei consumi di rame in Europa e negli Stati Uniti migliorino. Questa domanda crescente compensa il declino causato dalla crisi immobiliare cinese, seconda economia più grande del mondo (che ha vissuto una contrazione dell’attività industriale per il quinto mese consecutivo). Va precisato però che dal gigante asiatico sono arrivate recentemente notizie positive per la domanda di rame, visto il tentativo di rilanciare l’economia attraverso un massiccio pacchetto di stimoli governativi.

L’offerta aumenta, ma non basta

Dal lato dell’offerta la situazione è invece diversa, perché non riesce a tenere il passo della domanda, nonostante l’aumento della fornitura dalle miniere (comunque ridotta). Probabilmente a breve ci sarà anche una riduzione entro la fine del 2024 o l’inizio del 2025, poiché la maggior parte delle fonderie di rame stanno subendo perdite, a causa delle tariffe di trattamento (TC) storicamente basse. Ecco allora che le forniture sempre più limitate di rame, nei prossimi sei-dodici mesi, potrebbero portare a un deficit di oltre 200.000 tonnellate nel 2025.

Rischio boom per il prezzo

La conseguenza sul prezzo sarebbe inevitabile, con previsioni che per il rame sul London Metal Exchange (LME) raggiungono anche una media di 10.500 e 11.000 dollari per tonnellata, rispettivamente nel 2025 e nel 2026.
Ricordiamo che il 2024 fin qui è stato particolarmente volatile, ossia con ampie escursioni di prezzo. Nella prima parte dell’anno il prezzo del rame ha corso fino a 11.000 dollari tonnellata, con l’indicatore RSI in ipercomprato, poi è precipitato a 8.700, quindi è risalito a oltre 10.000 dollari nel mese di settembre.

No Comments
Comunicati

Mercato dei metalli in crisi: energia e materie prime sono le spine per gli imprenditori

  • By
  • 8 Settembre 2022

Dopo il boom dei prezzi vissuto fino a qualche mese fa, il mercato dei metalli è scivolato in una situazione molto difficile.
Lo scoppio della guerra ha fatto da innesco per uno scenario che sta mettendo in ginocchio molte imprese.

Cosa succede al mercato dei metalli

mercato dei metalliI timori di contrazione economica, e quindi il calo della domanda, si sposano malissimo con il rincaro delle materie prime e dei prezzi dell’energia. A certe condizioni, per molti è meglio non produrre affatto piuttosto che farlo in perdita. E così il mercato dei metalli ha perso valore.
Prima che scoppiasse la guerra, le materie prime arrivavano in grandi quantità proprio dalle zone del conflitto. L’Ucraina era il dodicesimo produttore di acciaio, mentre il Donbass è ricca di terre rare, carbone e metalli. Poi tutto si è fermato.
La scarsità di materie prime ne ha gonfiato il prezzo, rallentando anche le consegne per i broker stp ecn che importano questi materiali devono compensare i maggiori costi dei trasporti.

Ma con il rischio recessione che avanza (e soprattutto la frenata della Cina, uno dei principali consumatori di carbone e minerali ferrosi, e più grande produttore di acciaio a livello globale), e l’inflazione energetica arrivata alle stelle, è dura andare avanti.
Sono così a rischio il settore dell’acciaio, dell’alluminio, del rame, ma anche oro e argento.

Le proiezioni di Moody’s

Di recente l’agenzia internazionale Moody’s ha corretto al ribasso le prospettive a 12 mesi di prezzo per un paniere del mercato dei metalli e delle materie prime minerarie.
I prezzi di acciaio, alluminio e rame dovrebbero andare in contrazione, anche se rimarranno su livelli elevati a causa di un’offerta che non è stata al passo con la domanda negli ultimi due anni.

Quel che conta è che secondo Moody’s, analizzando i lagging indicator del settore, alcuni prezzi scenderanno fino a toccare il costo di produzione. Ad esempio il ferro, che sul mercato dei metalli è scivolato già del 31% in un anno.
Quanto ai metalli preziosi, l’aumento dei tassi di interesse che viene portato avanti dalle banche centrali rende meno conveniente detenere oro, per questo il suo valore scenderà ancora, oltre il 6% annuale attuale. Stesso discorso vale per l’argento, che ha perso il 26% del valore su base annuale.

No Comments