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Si investe di più in fondi esteri che in fondi comuni italiani

Secondo una ricerca di mercato, la maggior parte degli italiani dotati di un’educazione finanziaria dichiara di aver appreso le conoscenze in materia finanziaria da autodidatta, una minore percentuale ha seguito delle lezioni a scuola e una minoranza ancora più piccola si è iscritto in facoltà universitarie relative alla finanza e all’economia.
In ogni caso, negli ultimi tempi, un gran numero di persone ha scelto di investire i propri risparmi in fondi comuni esteri ed italiani gestiti da istituti finanziari che hanno il compito di moltiplicare il capitale accumulato con i risparmiatori.

Nel corso dell’anno scorso, nel 2011 le società finanziarie attraverso i loro promotori e nonostante la crisi già ben inoltrata è riuscita ad ottenere un saldo netto positivo che ha portato alla chiusura dell’anno con dei fondi comuni italiani di 136 miliardi di euro equivalenti al 32,5% del capitale complessivo investito nel Bel Paese. Durante il periodo dal 2007 al 2011 gli investimenti effettuati in Italia in fondi comuni e SICAV sono stati per la maggior parte  su prodotti e servizi domiciliati all’estero.

Ed è proprio sui paesi esteri l’allarme che ha lanciato la CONSOB poiché quasi il 36% delle società quotate a Piazza Affari sono partecipate da fondi sovrani, ovvero investimenti pubblici gestiti direttamente dai governi dei relativi paesi. Fra i paesi detentori di queste quote ce ne sono tre della Repubblica Popolare Cinese, una di Hong Kong, una di Dubai che per esempio detiene il 5% della italiana Ferrari e altri paesi dell’Asia e del Medio Oriente in particolare paesi che esportano greggio in tutto il mondo.
Nel mese di Luglio di quest’anno però si presenta un’opportunità per il governo italiano ed è un importante bando dedicato alla ricerca lanciato dall’Unione Europea che prevede dei cospicui fondi europei adatti proprio alle medie e piccole imprese italiane che guadagnerebbero così un po’ di aria.

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