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Mercati pronti alla sfida delle Elezioni Europee, due scenari possibili

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  • 14 Maggio 2019

Le elezioni Europee che si terranno a fine maggio, non interessano soltanto i 500 milioni di europei che andranno alle urne ma pure i mercati finanziari. E l’incertezza riguardo all’esito finale non fa di certo contenti i gestori dei fondi di investimento ne’ i trader privati.

Elezioni Europee e mercati

elezioni ue 2019Mai come stavolta lo scontro politico mette di fronte due view contrapposte. Da un lato i partiti sovranisti anti-euro, dall’altro il mantenimento dello status quo e le basi per fare ripartire l’economia del Vecchio Continente. Le scelte degli elettori avranno ripercussioni sull’economia mondiale del 2019 e dei prossimi anni. Gli investitori internazionali lo sanno, e siccome ci troviamo all’interno di una fase con molta liquidità che aspetta solo di essere sfruttata, l’appuntamento è ghiotto. Da tempo i gestori stanno studiando i pattern trading più utilizzati, per delineare le loro strategie in base agli scenari possibili.

Due scenari

Ma interpretare la situazione è assai complesso. Per i mercati finanziari, la conferma della composizione parlamentare attuale sarebbe un elemento di stabilità, che aiuterebbe a sopportare una presenza crescente di parlamentari euroscettici (cosa abbondantemente messa in conto). Darebbe cioè una certa fiducia al percorso dell’Europa, anche quella che finora si è dimostrata meno robusta (come l’Italia). Dall’altra invece c’è la vittoria degli “euro-scettici” e dei nazionalismi in genere, con un conseguente ribaltamento dei rapporti di forza tra gli schieramenti politici che dettano la linea del Vecchio Continente, e conseguenti spinte anti-euro.

L’approccio dei gestori patrimoniali

Questi due punti di vista si traducono ovviamente in due differenti approcci sui mercati. Ci muoviamo lungo una piercing line molto labile. Il primo scenario indurrebbe a puntare sull’euro e titoli a scadenze decennali di Grecia e Italia (uniche emissioni a offrire una redditività lorda a scadenza significativa). Il secondo a ridurre la componente euro, scegliendo monete forti come dollaro Usa o franco svizzero, che è una una sorta di garanzia per il proprio portafoglio. Il tutto condito con una quota di titoli decennali tedeschi (dal rendimento negativo -0,01%, insomma in dieci anni il capitale sarebbe quasi del tutto integro). In mezzo a questi due scenari si colloca la sterlina. La valuta britannica è la moneta del dissidio non ancora consumato. L’incertezza sul fronte Brexit in questo momento la colloca nel limbo, perché potrebbe riservare sorprese gradite o amarissime.

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Capire la crisi: la disoccupazione divide l’Europa.

Da una recente analisi delle Statistiche Eurosat risulta che ci siano circa 17,4 milioni di disoccupati in più nei 17 Paesi dell’Eurozona in Aprile 2012, mentre risulterebbe un incremento dell’occupazione ìn Germania e Austria!

La cosa fa riflettere non poco. Si parla tanto di Euro e di Europa, ma questo fa emergere in modo drammatico come le economie dei diversi paesi siano ancora lontanissime dall’essere paragonabili. Nel fare Business Coaching a diverse PMI soprattutto nell’area di Milano mi trovo spesso di fronte a casi davvero critici, dove l’imprenditore è costretto a licenziare o a fare enormi sacrifici per conservare i posti di lavoro dei suoi dipendenti, mentre al di là delle Alpi (almeno nei paesi di lingua tedesca) si sta assumendo. Come si spiega ciò? Io non sono un economista, ma ad una PMI che mi chiede questo devo dare una risposta semplice e credibile. E soprattutto speranzosa e che salvi almeno quello che rimane di una motivazione produttiva e imprenditoriale che va via via dileguandosi sotto i colpi di una informazione impietosa nel manifestare le diverse velocità dei diversi paesi europei (basti pensare al martellamento quotidiano dello “spread” tra i Bund tedeschi e i vari Bond di Italia e Spagna). Il vero fatto è che le economie austro-tedesche stanno viaggiando a ritmi impensabili per gli altri paesi dell’Eurozone (soprattutto del sud) sostenute da un export forte, da un costo del denaro estremamente più favorevole e da un sistema fiscale molto più equo del nostro. Queste variabili macroeconomiche sono ancora fortemente disallineate tra i vari paesi europei e sono la causa principale delle diverse “velocità ” di questi paesi. La realtà che emerge è che se non si procede in fretta alla creazione di una confederazione di stati europei almeno sotto il profilo fiscale e poi politico, queste tensioni e disparità saranno destinate ad aumentare, con conseguenti ulteriori ripercussioni monetarie sull’Euro.

Detto ciò, aiutare le nostre PMI in modo concreto non è una cosa semplicissima. Di sicuro vedo solo tre strade immediate da percorrere agibili senza interventi esterni:

1) Riequilibrare gradualmente il rapporto Debt/Equity (ossia il rapporto tra l’indebitamento verso gli istituti di credito e il capitale proprio) per alleggerire la pressione di tassi di interesse che stanno asfissiando le nostre PMI.

2) Puntare sempre di più sull’export, soprattutto ora che l’Euro si sta indebolendo rendendo più facili gli acquisti nella nostra valuta. Puntare sui Paesi emergenti (anzi, già emersi, in particolare il Brasile) con prodotti eccellenti e servizio ineccepibile.

3) Controllare millimetricamente i costi e le marginalità per linea di prodotto e quindi dar vita a un sistema di reporting e di rilevazione dei costi semplice ma efficace per evitare il benché minimo spreco.

Per monitorare la crisi, vi consiglio sempre l’ascolto delle due uniche trasmissioni radiofoniche che sono sensibili a queste tematiche e super attente alle sorti economiche delle nostre PMI, su Radio 24: “Nove in punto” di Oscar Giannino e “Focus economia” di Sebastiano Barisoni.

Per leggere tutti gli articoli vai su: http://thenextstep.it/

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