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Il viaggio di Pietro Labriola con TIM: dagli inizi alla nomina come AD

L’AD di TIM Pietro Labriola ha concesso una lunga intervista al podcast “Connecting The Dots – The Invisible Path to Success” di Chaberton Partners, raccontando la propria vita, il percorso professionale e le scelte che lo hanno portato al successo. Secondo il manager, insieme alla determinazione e all’attitudine, è fondamentale sapersi scegliere superiori che credano in noi e prendano a cuore la nostra evoluzione.

Pietro Labriola

Determinazione e resilienza nella vita di Pietro Labriola

Una caratteristica che spicca nella biografia di Pietro Labriola è la perseveranza: l’AD di TIM è restato convinto delle sue idee e fiducioso nei propri progetti anche quando il contesto non appariva favorevole. Nato in una famiglia di media borghesia nella periferia di Bari, il futuro AD era un ragazzo intelligente, indipendente e piuttosto indisciplinato. Nonostante il padre volesse fare di suo figlio un ingegnere, il giovane Pietro lo convinse e iniziò a studiare Economia per inseguire il proprio sogno di manager. Nonostante qualche insuccesso iniziale, portò a compimento gli studi laureandosi con pieni voti. Una seconda sliding door si presentò subito dopo: il futuro AD ebbe la scelta se rimanere a Bari, con un lavoro comodo ma dalle limitate prospettive di crescita, oppure abbandonare la comfort zone trasferendosi a Milano per uno stage. La scelta, ovviamente, cadde sulla seconda opzione. Dopo essersi fatto le ossa a France Telecom, Pietro Labriola è poi entrato in TIM, attraversando dunque il celebre “boom delle telecomunicazioni” del ’93 e acquisendo incarichi di sempre maggiore rilevanza. Il manager ha attribuito questo successo alla sua tenacia: che si esprime innanzitutto nella scelta di rimanere nella società nonostante i vari cambi di leadership (e conseguentemente, di stile manageriale e attitudine), ma anche nella tendenza a esprimere le proprie idee anche in contrasto con i colleghi. In seguito alla nomina a CFO per TIM Brasile, nel 2015, il manager convinse ad esempio i colleghi ad adottare l’outsourcing dei call center, pratica che diede immediatamente risultati positivi. In seguito alla sua gestione, il Brasile rimane un’area in cui la presenza di TIM è particolarmente solida, spianando la strada per ulteriori successi.

I consigli di Pietro Labriola per futuri manager: adattabilità, curiosità, flessibilità

Secondo Pietro Labriola, tuttavia, la determinazione da sola non basta: servono anche competenze trasversali e mindset aperto. Doti che, secondo il manager, non sono innate, ma vengono invece sviluppate in un contesto stimolante: per questo, è di fondamentale importanza sapersi scegliere un ambiente di lavoro che porti ad affinare tali qualità. Nello spiegare le ragioni del proprio successo, l’AD ha infatti espresso profonda gratitudine per i manager che gli hanno trasmesso nozioni fondamentali. In particolare, il primo capo Mario Citelli, di France Telecom, che lo faceva stare molto in ufficio perché ascoltasse e apprendesse il più possibile. Inoltre, gli affidava già a 25 anni incarichi di responsabilità, affinando fin da subito la sua capacità di resistere alle pressioni lavorative. Alcuni di questi elementi sono diventati veri e propri pilastri dello stile manageriale di Pietro Labriola: in particolare, l’AD mette al centro della sua filosofia il concetto di accessibilità. In TIM, i dipendenti sono invitati continuamente a esprimere le proprie opinioni, anche in contrasto con i capi; l’ambiente lavorativo non è ingessato, ma spontaneo e dinamico. “Come stile manageriale, coinvolgo molto le mie strutture affinché tutti sappiano perché prendo determinate decisioni. Questo permette ai miei colleghi di crescere più rapidamente”. Bisogna poi abituarsi ad apprendere competenze di ogni genere, anche lontane dalla nostra base formativa, perché solo da una prospettiva olistica si può ottenere uno sguardo completo su questioni complesse.

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