Nonostante l’ondata di social network, le chat sembrano andare ancora molto forte nel panorama di internet, forse per la sostanziale differenza di meccanismo tra i due strumenti: l’anonimato.
Su Facebook e compagnia infatti, quei profili facilmente identificabili come “Fake” non sono visti molto di buon occhio e difficilmente con un profilo falso si riescono a fare conoscenze, amicizie, incontri e quant’altro.
In chat invece, è l’esatto contrario. Molto improbabile trovare un utente che usa come nickname il suo nome reale: Mario Rossi è un format che in pratica non esiste nei siti di chat, dove proprio l’anonimato regola i rapporti interpersonali, quantomeno in una prima fase.
Anche la logica della ricerca di amicizie è sostanzialmente diversa. Su Facebook cerchi di norma gli amici che già conosci (o almeno questa è l’intenzione), in chat l’esatto opposto, e la ricerca semmai verte in direzione del “tema” dello scambio: su siti come 5chat, ad esempio, puoi scegliere il canale tematico in cui chattare, tra quello per incontri, quello per sole donne o soli uomini, ecc.
Dal punto di vista sociale, poi, l’esito è sempre lo stesso alla fine: il processo di virtualizzazione dell’identità e della socialità, un vivere sempre più a cavallo tra il tangibile e i pixel, una incomunicabilità nella vita reale che diventa estrema sfacciataggine e talvolta persino cafoneria nel circuito web.
Forse un eccessiva limitazione dei freni inibitori viene concessa da chat e social network, che hanno per certi versi la sola colpa di “seguire” le tendenze che loro stessi hanno lanciato: l’incontro facile, la chiacchierata spinta, la trasposizione dell’immaginario nella finestra di una chat.
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