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Dario Lo Bosco (RFI): “Rispettiamo le tempistiche del PNRR, 50 miliardi già investiti”

Nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Ambiente del Senato, Dario Lo Bosco ha presentato i massicci investimenti infrastrutturali di RFI, che saranno accompagnati da un utilizzo sempre più intenso degli strumenti innovativi e digitali e da una serie di nuovi servizi per i viaggiatori.

Dario Lo Bosco

Dario Lo Bosco presenta in Senato i grandi progetti infrastrutturali di RFI

RFI sta rispettando i tempi previsti dal PNRR: lo ha affermato Dario Lo Bosco, Presidente di RFI, davanti alla Commissione Ambiente del Senato nel corso di un’audizione incentrata sugli utilizzi dell’intelligenza artificiale (AI) e delle tecnologie digitali nell’ambito dei trasporti. Il manager ha sottolineato come i progetti della società abbiano già previsto l’investimento di oltre 50 miliardi di euro in numerosi cantieri, sia fissi che mobili, al fine di rafforzare le infrastrutture ferroviarie, creare nuovi collegamenti e offrire un servizio generalmente più efficiente. Dario Lo Bosco ha inoltre evidenziato come gli investimenti di RFI non siano indirizzati solo alle grandi opere, ma puntino anche a migliorare il benessere dei viaggiatori: “Stiamo valorizzando anche il comfort nelle stazioni. Salute, benessere viaggio e turismo devono essere integrati tra loro”.

L’impegno di RFI nella digitalizzazione spiegato da Dario Lo Bosco

Nel corso dell’audizione, Dario Lo Bosco ha evidenziato come RFI stia investendo inoltre notevoli risorse nel rafforzamento degli assets digitali della società. In particolare, RFI sta facendo un uso sempre più estensivo dell’intelligenza artificiale per migliorare ulteriormente il proprio servizio. Tra questi utilizzi innovativi, vi è quello della gestione del traffico ferroviario, che permette all’AI di ottimizzare la circolazione dei treni prendendo decisioni in tempo reale. L’intelligenza artificiale ha anche una grande utilità nella cosiddetta “manutenzione predittiva”. Individuando anomalie o segnali di possibili guasti che potrebbero accadere in futuro, permettendo agli operatori di intervenire in anticipo, riducendo sia le interruzioni dei treni che i costi di manutenzione. Dario Lo Bosco ha inoltre sottolineato come RFI stia contribuendo a rafforzare la connettività nazionale attraverso il progetto “Gigabitrail and Road”, che prevede di installare la fibra ottica in tutte le stazioni e lungo molte tratte stradali e ferroviarie gestite dalla società. “Cerchiamo di digitalizzare le infrastrutture esistenti e le stazioni, che sono punti nodali, attrattori e generatori di traffico”, ha concluso il Presidente.

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Stefano Venier: l’intervista de “Il Messaggero” all’AD di Snam, il focus

Stefano Venier: “L’Italia può diventare davvero la porta di ingresso verso i Paesi più vicini interconnessi. Un ruolo condiviso anche a livello di Commissione europea, visto che con il RepowerEu ci sono stati riconosciuti fondi sia per la realizzazione della Linea Adriatica sia per il potenziamento della capacità di esportazione verso l’Austria”.

Stefano Venier

“Il Messaggero” intervista Stefano Venier: sicurezza energetica, lo sguardo di Snam su Italia ed Europa

L’AD di Snam Stefano Venier, in un’intervista a “Il Messaggero” pubblicata lo scorso 25 febbraio, ha confermato l’inizio dei lavori per la Linea Adriatica entro maggio. “È stata la crisi ucraina a far emergere come una priorità il potenziamento del corridoio da sud. Di qui nasce la spinta alla forte accelerazione di un progetto in programma da molto tempo. Il rafforzamento delle commissioni Via ci ha consentito, per questo e altri interventi, di beneficiare di un’accelerazione importante nei percorsi autorizzativi”, ha spiegato l’AD Stefano Venier sottolineandone il rilievo strategico per il Paese: con la Linea Adriatica, terzo gasdotto sulla direttrice sud-nord, l’Italia infatti può diventare davvero “la porta di ingresso verso i Paesi più vicini interconnessi”. Un ruolo “condiviso anche a livello di Commissione europea, visto che con il RepowerEu ci sono stati riconosciuti fondi sia per la realizzazione della Linea Adriatica sia per il potenziamento della capacità di esportazione verso l’Austria”. Senza i nuovi tubi della Linea Adriatica, inoltre, sarebbe impossibile riuscire a far transitare tutto il gas in arrivo dal Nord Africa che sostituirà definitivamente quello russo: “Le due navi rigassificatrici, a Piombino e dal 2025 a Ravenna, consentiranno già un salto nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento portando la quota del gas liquefatto sulla domanda complessiva fino al 40%, lo stesso livello raggiunto nel 2023 anche dall’Europa. Nell’emergenza abbiamo utilizzato tutta la flessibilità del sistema e ciò rende necessario potenziare il corridoio da sud in una prospettiva di sicurezza, non solo per l’Italia ma anche per gli altri Paesi confinanti”.

Stefano Venier a “Il Messaggero”: l’idrogeno è il futuro ma serve ancora tempo

In questo momento, ha precisato l’AD Stefano Venier, “possiamo trasportare da sud fino a 45 miliardi di metri cubi, sui 63 miliardi consumati nel 2023. Con la Linea Adriatica aggiungeremo 10 miliardi, passando a coprire dal 66% a oltre l’80% dei consumi. Inoltre, porteremo la capacità di esportazione verso l’Austria, attualmente di 6,5 miliardi di metri cubi, a quota 10 miliardi, al pari dei flussi potenziali verso la Svizzera”. Stefano Venier ha quindi ricordato il ruolo chiave che la Linea Adriatica ha non solo per la sicurezza energetica ma anche per la transizione. Tenendo conto che “una delle tre condotte potrà essere utilizzata domani per l’idrogeno, è evidente come la Linea Adriatica renda il South H2 Corridor una opzione unica nel panorama europeo”, ha rimarcato l’AD nell’intervista riferendosi al “Corridoio dell’idrogeno Italia – Austria – Germania” che è attualmente in fase di sviluppo da parte dei TSO europei Snam, TAG, GCA e bayernets. L’idrogeno è il futuro ma serve ancora tempo: “Si tratta di costruire un mercato, un’intera catena del valore, dalla produzione, alle infrastrutture di trasporto fino alle regole. L’orizzonte è al 2030. L’Italia può avere un ruolo cruciale dopo il riconoscimento del corridoio italiano (South H2 Corridor, la nuova per il trasporto di molecole verdi, ndr) tra i cinque chiave della transizione per l’Ue. Inoltre, la quota della nostra rete che può già essere dedicata al trasporto di idrogeno è molto significativa, pari al 70%. Questo riduce i costi e stringe i tempi. Un vantaggio importante rispetto ai corridoi alternativi”.

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Carlo Messina: Intesa Sanpaolo nel 2023, il commento sui risultati finanziari

Risultati finanziari 2023, il CEO Carlo Messina: “Intesa Sanpaolo nel secondo anno di realizzazione del Piano d’Impresa ha superato gli obiettivi previsti a fine 2025”.

Carlo Messina

Carlo Messina: Intesa Sanpaolo, il nostro è un modello unico

È nelle parole del CEO Carlo Messina il valore dei risultati finanziari registrati nel 2023 da Intesa Sanpaolo: numeri che ne confermano la capacità di generare una redditività sostenibile anche in contesti complessi grazie a un modello di business ben diversificato e resiliente. “Il nostro è un modello unico: la profittabilità elevata e sostenibile trae forza dalla consolidata leadership commerciale delle divisioni al servizio di famiglie e imprese; dalla significativa componente del Wealth Management and Protection, dall’offerta digitale tecnologicamente avanzata, dalla gestione delle attività internazionali improntata all’efficienza e dalla nostra condizione di Banca ‘Zero NPL’”, ha ricordato il CEO Carlo Messina. Basti pensare che Intesa Sanpaolo, nel secondo anno di realizzazione del Piano d’Impresa, ha superato gli obiettivi previsti a fine 2025. E nel 2024 “proseguiremo nel disegnare le nuove strategie di leader europeo, mantenendo l’impegno verso il più importante progetto per la coesione sociale nel Paese, con rilevante beneficio per tutti gli stakeholders”: un progetto, ha aggiunto il CEO, reso possibile “dalla solidità e dalla redditività della Banca”. L’utile netto nel 2023 è stato di 7,72 miliardi di euro, in crescita del 76,4% rispetto ai 4,4 miliardi dell’anno precedente: “Il migliore anno di sempre; considerando i 300 milioni impegnati nel 2023 nel progetto per il sociale, l’utile netto sfiora gli 8 miliardi di euro”.

Intesa Sanpaolo, il CEO Carlo Messina: primi per dividend yield in Europa

Carlo Messina ha quindi sottolineato come le previsioni per il 2024 e 2025 siano di “un utile netto superiore agli 8 miliardi”. Non solo: “Prevediamo un significativo ritorno cash per gli azionisti: la proposta alla prossima Assemblea sarà di 5,4 miliardi di euro di dividendi, cui si somma l’intenzione di eseguire un buyback pari a circa 55 centesimi di punto di CET 1 Ratio da avviare a giugno 2024, una volta approvato dalla BCE e dall’Assemblea”. Intesa Sanpaolo risulta “la prima in Europa quanto a dividend yield: è da sottolineare che di questi circa il 40% è destinato alle famiglie italiane e alla Fondazioni nostre azioniste, consentendo importanti interventi di carattere sociale nei territori di appartenenza”. Le imposte dirette e indirette sostenute nel 2023 sono pari a 4,6 miliardi di euro: questo, ha spiegato Carlo Messina, comporta un aumento di 1,4 miliardi rispetto al 2022, con un incremento del beneficio apportato dai risultati di Intesa Sanpaolo al bilancio pubblico. Da rimarcare infine come il credito a medio e lungo termine erogato in Italia nel 2023 superi i 40 miliardi di euro: “Le aziende da noi sostenute nel ritorno da temporanee difficoltà alla normale operatività sono 3.600 nei 12 mesi, con beneficio nella salvaguardia dei posti di lavoro”.

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Sfida digitale: Pietro Labriola evidenzia i rischi crescenti per le reti di telecomunicazioni

Il mondo digitale, considerato spesso come “magico” per le sue infinite possibilità, si trova ora di fronte a una sfida cruciale. Pietro Labriola, Amministratore Delegato di TIM, ha recentemente lanciato l’allarme attraverso un post su Linkedin.

L'Amministratore Delegato di TIM, Pietro Labriola

Pietro Labriola: la sfida del mondo digitale

Pietro Labriola mette in discussione il modello attuale nel contesto delle telecomunicazioni. “Comincia a diventare sempre più difficile immaginare un futuro in cui il consumo dei dati possa continuare ad essere considerato unlimited”, scrive l’AD. L’esplosione del traffico dei dati e l’aumento esponenziale di applicazioni e servizi stanno mettendo a dura prova le reti, rischiando di compromettere la continuità dei servizi se non si adotta una nuova strategia. L’Amministratore Delegato di TIM ha evidenziato un cambiamento significativo nei consumi digitali degli ultimi anni. Mentre il consumo di dati è aumentato di dieci volte, il prezzo è diminuito di quasi un quarto. Tale andamento è insostenibile nel lungo periodo, poiché comporta costi sempre crescenti per l’adeguamento delle reti e dei servizi di assistenza, senza una corrispondente variazione per il consumatore. “È evidente che non può funzionare”, precisa Pietro Labriola.

Pietro Labriola: nuovi investimenti per nuove esigenze

L’AD di TIM sottolinea la necessità di nuovi investimenti per gestire le nuove esigenze del mondo digitale. La visualizzazione di video in streaming a 4K e gli aggiornamenti di giochi di successo generano una domanda di banda sempre più elevata. Questo implica la necessità di reti più performanti e capaci di gestire volumi eccezionali. “Per noi di TIM – spiega Pietro Labriolainvestimenti e pianificazione sono l’unica risposta possibile, ma comincia a diventare sempre più difficile immaginare un futuro in cui il consumo dei dati possa continuare ad essere considerato unlimited”. Le reti potrebbero però essere a rischio non solo a causa dell’assenza di investimenti, ma anche a causa dell’impossibilità di garantirne la pianificazione. Questo crea rischi sulla continuità stessa dei servizi digitali. “Il ritorno economico non può più essere considerato un nice to have mentre la continuità di servizio un must have. Entrambi debbono viaggiare di pari passo”, conclude Pietro Labriola.

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Forum Ambrosetti 2023: il punto di Luca Dal Fabbro sulla crisi energetica in Europa

Il recente calo dei prezzi potrebbe ingannare, la crisi energetica è tutt’altro che risolta. Non ha dubbi Luca Dal Fabbro, intervenuto al Forum Ambrosetti: per rafforzare il sistema italiano le chiavi sono competitività, sostenibilità e dialogo tra operatori e istituzioni.

Luca Dal Fabbro

Luca Dal Fabbro: “Come Iren auspichiamo un impegno condiviso per un sistema più sicuro e competitivo”

La transizione energetica e la crisi scaturita dal conflitto sono stati i temi più dibattuti durante l’ultima edizione del Forum The European House – Ambrosetti. Tra gli ospiti dell’incontro che si tiene ogni anno a Cernobbio anche Luca Dal Fabbro, Presidente di Iren, che in un’intervista realizzata da Class CNBC ha ricordato come il ribasso dei prezzi non significhi affatto che la crisi sia ormai alle nostre spalle. Tuttavia, nonostante il conflitto sia ancora aperto, oggi il mondo dell’energia si trova in una fase sicuramente diversa. “Rispetto ad un anno fa il sistema energetico italiano è sicuramente più resiliente, grazie all’opera delle istituzioni e di aziende primarie come Eni e Snam, l’emergenza non è finita – ha detto il manager – È importante non dimenticare che la guerra è ancora in corso e i fattori scatenanti potrebbero riscatenarsi”. Quale la strategia da attuare in un momento di stallo come questo? “Come Iren auspichiamo un lavoro tra istituzioni, aziende dello Stato e multiutility per disegnare il prossimo sistema, che dovrà essere resiliente alle guerre”. Tre i pilastri su cui fondare la strategia, secondo Luca Dal Fabbro: sicurezza dell’approvvigionamento, competitività delle fonti e sostenibilità. “Non dobbiamo dimenticare che siamo il secondo Paese più industrializzato d’Europa e le nostre imprese hanno bisogno di energia a basso prezzo. È necessario lavorare quindi non solo per un sistema energetico più sicuro, come abbiamo capito ormai da tempo, ma anche più competitivo”.

Luca Dal Fabbro: “Per accelerare sulle rinnovabili servono percorsi autorizzativi più rapidi”

Oggi è impensabile non avere un mix energetico sempre più sostenibile – ha poi aggiunto il Presidente di Iren – non solo per una questione ambientale, ma anche meramente economica. In futuro avere fonti fossili significherà avere fonti più costose, quindi i nostri imprenditori avranno bisogno di energia green”. E nonostante il ritardo accumulato negli ultimi anni, il Paese ha tutte le carte in regola per accelerare e centrare i target europei: “L’Italia ha due fattori di forza: da un lato gli operatori, come le grandi imprese e le multiutility, e un’autorità garante, l’ARERA, molto avanzata dal punto di vista normativo. Questi due fattori devono tuttavia condividere delle regole per scaricare a terra queste risorse”. Un esempio viene dal biogas: “Potremmo produrre 10 miliardi di metri cubi green in più e a costi bassi grazie ai biodigestori, come fa Iren, ma il processo di autorizzazione richiede ancora molto tempo. Non chiediamo di cambiare le regole – spiega Luca Dal Fabbro ma di creare un percorso più accelerato per il bene della comunità”. I segnali positivi da parte delle istituzioni ci sono, anche per effetto del PNRR, ma la strada da percorrere è ancora lunga: “Non è possibile che per installare un impianto fotovoltaico ci vogliano 5 anni, mentre in Francia un anno e mezzo e in Germania un anno. Dobbiamo condividere priorità e regole, anche emergenziali, perché la crisi non è ancora passata”.

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Sabrina De Filippis: Gruppo FS amplia il trasporto su gomma e crea una nuova società in Germania

Gruppo FS sta dimostrando di poter conquistare spazi non solo in Italia, ma anche in Europa, in settori che vanno ben oltre il trasporto passeggeri. L’intervista a Sabrina De Filippis, da poco nominata Amministratore Delegato di Mercitalia Logistics, la società capofila del Polo Logistica del Gruppo FS, rivela il coraggio e l’ambizione di un’azienda che sta compiendo passi significativi nell’ambito della logistica e del trasporto merci.

 Sabrina De Filippis (AD Mercitalia)

Sabrina De Filippis: Gruppo FS amplia il trasporto su gomma

L’acquisizione di un ramo d’azienda specializzato nel trasporto di merci su strada rappresenta una svolta simbolica e strategica per il Gruppo FS. Questa operazione è una grande novità, poiché per la prima volta nella sua storia, il Gruppo ha esteso il proprio raggio d’azione al settore del trasporto su gomma. Sabrina De Filippis ha spiegato che l’obiettivo è offrire ai clienti servizi di trasporto completi, coprendo tutte le fasi dal primo all’ultimo miglio e promuovendo un’intermodalità più efficiente tra treno e camion. “È la prima volta che acquisiamo in toto un operatore su strada specializzato nel trasporto merci, in coerenza con il piano industriale che prevede di aumentare la quota di autoproduzione dei servizi di trasporto su gomma fino al 60%”. La nuova attività presenta dimensioni operative interessanti, con una flotta di veicoli dotati di autisti, magazzinieri e coordinatori trasporti, il che sottolinea l’impegno del Gruppo nel garantire servizi di alta qualità. Tuttavia, la recente acquisizione in Germania vanta dimensioni maggiori. Attraverso la società tedesca Tx Logistik, il Gruppo FS, ha specificato Sabrina De Filippis, ha raggiunto nuove vette diventando il secondo operatore di trasporto merci in Germania. Questa mossa ambiziosa è in linea con il piano industriale dell’azienda, che mira a raddoppiare la quota di merci e a incrementare il fatturato estero (passando da 1,8 a 5 miliardi).

Sabrina De Filippis: la nuova acquisizione in Germania

La fusione tra Tx Logistik ed Exploris Deutschland Holding, ha ricordato Sabrina De Filippis, non rappresenta un progetto di crescita solo quantitativa. Ma apre nuovi orizzonti nell’Europa dei trasporti ferroviari, collegando efficientemente l’Est e l’Ovest del continente. L’integrazione tra le due realtà non solo potenzia la presenza del Gruppo nel settore, ma contribuisce anche allo sviluppo dell’import-export italiano, favorendo così il “made in Italy”. “Aggiungendo Exploris a Tx Logistik ampliamo la nostra presenza in Europa offrendo al mercato e alle aziende italiane servizi più capillari, flessibili e efficienti”, ha continuato l’AD. L’operazione in Germania ha anche un risvolto ambientale: “La quota delle merci trasportare su ferro in Europa è del 18% e in Italia dell’11%. Dato che il trasporto ferroviario comporta meno emissioni, l’obiettivo dell’Ue è raddoppiarne la quota entro il 2030, per arrivare al 50% nel 2050”. Sabrina De Filippis ha infine illustrato gli investimenti del Gruppo FS: “Il piano industriale prevede un investimento di 3 miliardi, l’80% dei quali dedicati al rinnovo della flotta, 300 milioni al potenziamento di terminal esistenti e alla creazione di nuovi, e 200 milioni alla digitalizzazione”.

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FSI, Maurizio Tamagnini: espansione, digitale e diversificazione le nuove sfide di Missoni

Positive le stime per il 2022, con i ricavi che superano i livelli pre-pandemia. A promuovere lo sviluppo del noto marchio di moda FSI, il Fondo guidato da Maurizio Tamagnini.

Maurizio Tamagnini: l’impegno di FSI nella recente evoluzione di Missoni

Risale a giugno 2018 l’ingresso di FSI nel capitale di Missoni, la storica casa di moda fondata da Ottavio e Rosita. L’operazione voluta dalla realtà fondata da Maurizio Tamagnini nasce con uno scopo ben preciso: promuovere la crescita aziendale del marchio attraverso lo sviluppo nel canale retail, l’espansione nei mercati USA e Cina e il consolidamento delle vendite online. Oggi, a distanza di quattro anni, il percorso di rilancio sembra dare i suoi frutti: secondo le stime, Missoni chiuderà il 2022 con 115-120 milioni di ricavi, superando così il fatturato netto pre-pandemia. Fino al 2025 il trend è destinato a continuare, con il Gruppo che prevede di arrivare gradualmente a 150 milioni. Un trend merito non solo degli investimenti messi in campo dal Fondo guidato da Maurizio Tamagnini, ma anche della profonda trasformazione avvenuta con il passaggio dalla matrice familiare ad un modello manageriale.

Maurizio Tamagnini: Missoni, internazionalizzazione e diversificazione le leve della nuova strategia

Simbolo del nuovo corso di Missoni è Livio Proli, Amministratore Delegato e principale artefice dell’accelerazione del Piano Strategico 2020-2025. Cresciuto professionalmente in Armani, Proli è stato scelto da Maurizio Tamagnini per guidare l’espansione dell’iconico brand dopo gli anni complessi della pandemia. Sviluppo che punta principalmente al mercato asiatico e a quello statunitense. Due i nuovi negozi aperti in Cina nell’ultimo anno, ai quali si aggiungono un outlet e un punto vendita elettronico su Tmall. Nel 2023 è previsto invece il rilancio nei mercati giapponese e coreano. Cruciale il ruolo dell’innovazione, sia a livello di prodotto che di digitalizzazione dei processi. Tra gli obiettivi del Piano anche il rafforzamento della squadra dedicata alle vendite online. Lato offerta l’azienda punta sulla diversificazione, promuovendo un vero e proprio stile di vita di lusso Missoni. Un esempio è il progetto Missoni Resort Club, con la prima struttura allestita questa estate in Liguria: “Abbiamo un progetto analogo per le Maldive e poi in tutto il mondo – ha spiegato l’AD Livio Proli – prevediamo di aprire 20 resort entro la fine del 2023”.

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A FSI il 35% di Sterling, Maurizio Tamagnini: “Supporteremo famiglia Ferlin nella crescita”

Il fondo guidato da Maurizio Tamagnini conferma il suo interesse per il settore farmaceutico: l’azienda della famiglia Ferlin è oggi leader nella produzione di principi attivi.  

Maurizio Tamagnini

Maurizio Tamagnini: FSI, i dettagli dell’operazione Sterling

Forte dell’esperienza con Kedrion, FSI decide di puntare ancora una volta sull’industria farmaceutica italiana. Lo scorso 29 luglio la società fondata da Maurizio Tamagnini ha comunicato l’intenzione di acquisire, tramite il fondo FSI I, il 35% del capitale di Sterling, nota azienda perugina specializzata nella produzione di principi attivi per trattare patologie in ambito oncologico, respiratorio e dermatologico. La partnership sottoscritta tra FSI e la famiglia Ferlin, fondatrice e investitore di lungo termine di Sterling, prevede la realizzazione di un ambizioso progetto di crescita sia per vie interne che tramite acquisizioni con l’obiettivo di creare un’azienda di riferimento a livello europeo nella produzione di principi attivi. L’investimento della società guidata da Maurizio Tamagnini sarà strutturato per la quasi totalità tramite aumento di capitale: in questo modo l’azienda della famiglia Ferlin, che manterrà il controllo con il 65%, avrà a disposizione le risorse necessarie per portare a termine il nuovo piano di sviluppo.

Maurizio Tamagnini: R&S, maggiore produzione e acquisizioni i pilastri della strategia

In occasione della sottoscrizione della partnership, Maurizio Tamagnini ha tracciato le linee guida del nuovo percorso di Sterling: “Il progetto, grazie all’aumento di capitale messo a disposizione della Società, ha l’obiettivo di fornire carburante per la crescita dell’azienda tramite un rafforzamento degli investimenti in Ricerca & Sviluppo, un’espansione della base produttiva e garantendo la flessibilità finanziaria per acquisizioni”. FSI intende replicare il successo ottenuto con il Gruppo Kedrion, attivo nella produzione di emoderivati, nel quale FSI ha recentemente deciso di reinvestire dopo l’operazione di acquisizione conclusa da Permira. “FSI ha identificato il settore farmaceutico come una priorità – ha sottolineato Maurizio Tamagnini L’auspicio è di accompagnare la famiglia Ferlin in un processo di crescita trasformazionale simile a quello che abbiamo da anni intrapreso con la famiglia Marcucci in Kedrion”.

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FSI consolida le attività nel settore farmaceutico, il commento del CEO Maurizio Tamagnini

Maurizio Tamagnini, alla guida di FSI, ha di recente illustrato gli obiettivi della partnership con Ferlin: si punta a supportare il gruppo farmaceutico Sterling, leader in Europa nella produzione di principi attivi utilizzati in ambito oncologico, respiratorio e dermatologico.

Maurizio Tamagnini

Maurizio Tamagnini: la partnership tra FSI e Ferlin

FSI, la SGR guidata da Maurizio Tamagnini, ha deciso di sostenere attivamente la famiglia Ferlin, fondatrice e investitore di lungo termine del gruppo farmaceutico Sterling. Quest’ultimo è leader in Europa per la produzione di principi attivi utilizzati in ambito oncologico, respiratorio e dermatologico per trattare varie patologie. FSI, insieme a Ferlin, ha deciso di sostenere l’azienda contribuendo a favorirne il posizionamento competitivo su scala internazionale. Anche il CEO di FSI Maurizio Tamagnini si è recentemente dichiarato entusiasta della partnership. Come riportato da "Il Sole 24 Ore", si prevedono investimenti "tramite aumento del capitale, al fine di dotare Sterling delle risorse finanziarie necessarie per intraprendere un ambizioso piano di sviluppo sia organico che tramite acquisizioni". Con l’operazione la SGR arriverà a detenere il 35% del capitale.

Sterling tra le eccellenze italiane: il commento di Maurizio Tamagnini

"L’investimento di FSI, a supporto di Sterling ed in partnership con la famiglia Ferlin, ha l’obiettivo di accelerare lo sviluppo di una bellissima azienda umbra nel settore della produzione dei principi attivi farmaceutici, dove l’Italia detiene una posizione di leadership a livello europeo e mondiale", ha dichiarato Maurizio Tamagnini commentando i dettagli dell’operazione. Il settore farmaceutico è da sempre centrale per le attività di FSI e costituisce uno degli ambiti prioritari. Questa scelta è coerente con la volontà di porsi come un investitore "mission-related" nell’economia italiana, così da assecondare anche gli obiettivi definiti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Sterling è al momento una eccellenza del Made in Italy: come ha a più riprese sottolineato Maurizio Tamagnini, FSI continuerà ad impegnarsi per valorizzarle sul piano internazionale.

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Maurizio Tamagnini: diventare il più grande investitore fintech d’Italia? Ecco come si fa

FSI, di cui Maurizio Tamagnini è Amministratore Delegato e Managing Partner è nata nel 2016 come spin off aziendale derivato dal Fondo Strategico Italiano del gruppo CDP.

Maurizio Tamagnini

Maurizio Tamagnini: perché investire nel fintech?

Prima di tutto "perché è un investimento trainante per l’economia del Paese. L’Italia, lo sappiamo, è ancora molto indietro in tema di digitalizzazione delle imprese, il nostro rapporto tra investimenti in IT e PIL è il più basso d’Europa e c’è quindi un’enorme opportunità da cogliere. Per questo FSI si è strutturata con un team appositamente focalizzato sul tech guidato dal Cio Barnaba Ravanne", afferma l’AD Maurizio Tamagnini. Negli anni la società è arrivata ad affermarsi come investitore di riferimento nel panorama italiano. Nel marzo del 2019 FSI ha chiuso la raccolta del primo fondo lanciato da FSI SGR con 1,4 miliardi di euro di impegni sottoscritti da investitori italiani e internazionali. Nell’ultimo anno ha portato a termine ben due investimenti e un reinvestimento. È recente l’annuncio della partnership avviata con il gruppo Iccrea Banca per lo sviluppo di BCC Pay, una piattaforma che secondo l’AD "andrà molto oltre".

Maurizio Tamagnini: i traguardi e la strategia di FSI

Più che un segreto si tratta di una strategia basata su un approccio a tre fasi. In un primo momento viene individuata la società con la piattaforma di sviluppo più promettente del suo settore, dopodiché si entra nel capitale senza però caricarla di debito affinché possa in seguito investire nella propria crescita. La seconda è una fase di affiancamento nella crescita sul territorio nazionale e internazionale. Infine, si va alla ricerca di un partner strategico con il quale reinvestire nella nuova realtà per farle compiere un ulteriore salto di sviluppo. È in questo modo, racconta Maurizio Tamagnini, che il fondo ha operato con Cedacri, il gruppo specializzato in software per il banking e i servizi cloud in cui ha investito nel 2018. Inizialmente FSI ha affiancato le banche azioniste nel capitale, supportando nel tempo il gruppo nello sviluppo dell’attività, attraverso anche due ulteriori acquisizioni, e individuando, nella fase finale, in ION Investment Group il partner ideale con cui continuare l’avventura.

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Maurizio Tamagnini: FSI, partnership con Iccrea Banca per BCC Pay

Maurizio Tamagnini: FSI e Iccrea Banca nella partnership strategica per BCC Pay, nuova realtà italiana e indipendente nel settore dei pagamenti digitali.

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Maurizio Tamagnini: i dettagli della partnership FSI – Iccrea Banca

Insieme per BCC Pay, nuova realtà italiana e indipendente nel settore dei pagamenti digitali. FSI, la realtà guidata da Maurizio Tamagnini, e Iccrea Banca, capogruppo del Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, hanno siglato una partnership strategica per lo sviluppo della nuova società di monetica. L’accordo prevede l’investimento di FSI in BCC Pay: la Sgr che Maurizio Tamagnini guida nel ruolo di AD deterrà in base all’accordo il 60% della società. L’operazione ha una valorizzazione fino a euro 500 milioni (inclusiva di una componente differita fino a euro 50 milioni) ed è soggetta all’autorizzazione delle Autorità competenti. Il closing è previsto entro l’estate 2022.

Maurizio Tamagnini: i pagamenti digitali al centro della trasformazione delle banche

"Siamo lieti di entrare in una partnership di lungo periodo con la terza rete bancaria italiana", ha commentato in merito l’Amministratore Delegato di FSI Maurizio Tamagnini. "Questo investimento conferma il ruolo di FSI come motore della crescita digitale e investitore di riferimento nel settore fintech italiano, dove abbiamo investito circa euro 600 milioni in quattro anni": non a caso FSI è il più grande investitore italiano in fintech, come ha ricordato l’AD anche in una recente intervista a "Milano Finanza". "I pagamenti digitali sono al centro della trasformazione delle banche e continueranno a crescere grazie a nuovi prodotti e maggiore diffusione", ha aggiunto Maurizio Tamagnini in merito all’operazione che porterà allo sviluppo di BCC Pay.

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Consulenza aziendale: il profilo di Cristiano Poponcini

Specializzato in operazioni di ristrutturazione e risanamento aziendale, come revisore contabile Cristiano Poponcini ha ricoperto numerosi incarichi per conto di diversi tribunali italiani. È titolare dello Studio Poponcini, fondato agli inizi degli anni ’90.

Cristiano Poponcini

Cristiano Poponcini: gli anni della formazione e le prime attività dello Studio

Dottore commercialista, revisore legale e curatore fallimentare, Cristiano Poponcini è una figura di rilievo nell’ambito della consulenza aziendale. Oggi si occupa principalmente di ristrutturazione e risanamento delle aziende in difficoltà, spesso operando direttamente all’interno delle realtà clienti. Negli anni ha accumulato numerose esperienze per conto del Tribunale di Monza, operando come Commissario Giudiziale e Consulente tecnico. Originario di Monza, si laurea nel 1993 in Economia e Commercio (indirizzo “Professionale”) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La prima importante esperienza professionale lo vede impegnato presso lo Studio Legale Carpinelli in qualità di responsabile dell’area ristrutturazione e risanamento aziendale. Anni di gavetta che gli danno la possibilità di mettersi successivamente in proprio. È il 1996 quando Cristiano Poponcini fonda lo Studio omonimo. Una realtà che offre servizi di consulenza alle aziende in crisi e che fin da subito si distingue anticipando quella che oggi è la cosiddetta “società tra professionisti”.

Cristiano Poponcini: l’impegno nell’ODCEC

Parallelamente alle attività dello Studio, Cristiano Poponcini si dedica all’assistenza a persone fisiche nelle procedure di sovra-indebitamento e guida operazioni di ristrutturazione aziendale, processi per il risanamento e accesso alle procedure concorsuali. Dal 1996 inizia a ricoprire incarichi per il Tribunale di Monza: è prima Curatore Fallimentare e Commissario Giudiziale, poi Consulente Tecnico del Giudice Penale e del Pubblico Ministero. Gli ultimi incarichi lo vedono Custode Giudiziario e Professionista delegato alle vendite giudiziarie immobiliari. È il 2007 quando la Banca d’Italia lo chiama a partecipare ai lavori per la riforma del Processo Esecutivo. Forte delle competenze acquisite nell’ambito delle procedure concorsuali, l’anno successivo diventa membro della Commissione Procedure Concorsuali presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Monza e della Brianza, fino a ricoprire la carica di Presidente. Poco dopo arriverà la nomina a Consigliere dell’ODCEC. Negli ultimi anni Cristiano Poponcini ha condiviso la sua trentennale esperienza svolgendo attività di relatore in numerosi corsi di specializzazione e convegni. È inoltre uno degli autori del “Formulario Commentato della Legge Fallimentare” (Ipsoa).

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Maurizio Tamagnini: STMicroelectronics, il focus del Presidente del Consiglio di Sorveglianza

STMicroelectronics è un esempio concreto di come si possa fare azienda grande in Italia: le considerazioni del Presidente del Consiglio di Sorveglianza Maurizio Tamagnini.

Maurizio Tamagnini

Maurizio Tamagnini: STMicroelectronics e Politecnico di Milano, il valore dell’accordo quinquennale

Lo scorso 14 giugno, in occasione della presentazione dell’accordo di collaborazione quinquennale sottoscritto con il Politecnico di Milano, il Presidente del Consiglio di Sorveglianza di STMicroelectronics Maurizio Tamagnini ha parlato della leadership del Gruppo a livello globale nel settore dei semiconduttori. “Fattura oltre 10 miliardi di dollari” e in Italia “occupa più di 10.000 persone, di cui oltre il 90% laureati o diplomati”: dunque “un esempio concreto di come si possa fare azienda grande” nel nostro Paese. Non a caso, come ha ricordato Maurizio Tamagnini, negli ultimi cinque anni STMicroelectronics ha investito in Italia “quasi 3,5 miliardi di euro in ricerca di base e nuovi investimenti in stabilimenti” configurandosi come “primo depositatore di brevetti” nel Paese. Merito anche di una attenta programmazione “per il medio/lungo periodo e per il lunghissimo periodo” focalizzata sul “fare tecnologia in modo forte, coerente”.

Maurizio Tamagnini: si può fare tecnologia in modo forte, coerente e con una programmazione a lungo termine

Insieme al Politecnico di Milano, STMicroelectronics punta a creare un centro di ricerca congiunto sui materiali avanzati per sensori (Steam) fornendo a professori, ricercatori e dottorandi tutti i mezzi per concepire, disegnare e sviluppare la tecnologia Mems e per far nascere nuovi prodotti Mems (micro-electro-mechanical system). Per l’Italia un’opportunità unica come ha sottolineato il Presidente del Consiglio di Sorveglianza Maurizio Tamagnini ricordando, in merito ai traguardi registrati sul fronte dello sviluppo tecnologico, il recente conferimento da parte dello IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineering) di una Milestone per il lavoro rivoluzionario di STMicroelectronics nella tecnologia di processo a semiconduttore con gate di silicio super integrato che in un unico chip per applicazioni complesse con elevati requisiti di potenza riunisce i transistor analogici ad alta precisione di un processo bipolare, i transistor di commutazione digitale ad alte prestazioni di un processo CMOS e i transistor DMOS ad alta potenza (BCD). È “quello che io chiamo il Nobel per la tecnologia”, ha spiegato Maurizio Tamagnini, osservando inoltre come STMicroelectronics sia riuscita “grazie alla lungimiranza dei Governi italiano e francese a creare le condizioni per il successo dello Stato e del mercato”. Fondamentale in quest’ottica anche la governance, come ha ricordato il Presidente: “È un’azienda che è stata costruita con solide fondamenta ed è un esempio per fare aziende europee che possano competere nel mondo”.

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Maurizio Tamagnini (FSI): nelle operazioni M&A fondamentale integrazione tra pubblico e privato

L’AD e DG di FSI Maurizio Tamagnini è stato uno dei protagonisti del Merger & Acquisition Summit organizzato da "Il Sole 24 Ore".

Maurizio Tamagnini

Maurizio Tamagnini: M&A fondamentali per valorizzare le imprese

La crisi scaturita dall’emergenza sanitaria ha reso evidente la necessità di cercare nuove strade e modelli di crescita. Oggi più che mai le PMI italiane devono essere in grado di sfruttare tutte le risorse che pubblico e privato possono mettere in campo. Per questo oggi strategie di finanza straordinaria come le M&A assumono un valore sempre più importante nell’economia del Paese. Sul tema è intervenuto Maurizio Tamagnini, Amministratore Delegato e Direttore Generale di FSI, primo fondo italiano nel settore del Private Equity. Il manager ha preso parte al Merger & Acquisition Summit, evento online promosso da "Il Sole 24 Ore", portando il punto di vista di FSI, fondo privato a supporto della crescita delle eccellenze imprenditoriali italiane. Per favorire i processi di crescita delle imprese e creare valore per gli azionisti, secondo l’AD, è fondamentale che pubblico e privato si pongano in un’ottica di complementarietà: "La formula fondamentale del successo della partnership fra pubblico e privato è passarsi il testimone in ruoli di complementarietà – ha dichiarato Maurizio Tamagnini – lavorare e contribuire insieme a progetti specifici. Ovviamente – ha aggiunto – sempre nel rispetto delle regole di mercato".

Maurizio Tamagnini: esempi di M&A di successo

Nel momento in cui investitori privati e istituzionali rispettano questi criteri, ha spiegato il manager, si assiste a iniziative di successo che portano alla creazione di occupazione, valore e crescita dimensionale. Nel suo intervento Maurizio Tamagnini ha portato diversi esempi di progetti dove il coraggio di investire, unito al giusto equilibrio tra pubblico e privato, si sono dimostrati la chiave del successo. "Guardiamo il caso della vecchia Metroweb, realtà concentrata solo nella fibra ottica a Milano. Quando nel 2012 ero nel Fondo Strategico Italiano – ha ricordato l’AD – investimmo 200 milioni di euro. Ne valeva meno di 500: ora questa azienda si chiama Open Fiber e vale dieci volte tanto. Ha cambiato pelle con nuovi investitori ed è passata da 50 a più di mille dipendenti". Stessa evoluzione anche per società come SIA o ancora Cedacri, eccellenza del FinTech italiano sulla quale il Fondo guidato da Maurizio Tamagnini ha deciso di puntare nel 2017.

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FSI cede partecipazione azionaria in Cedacri: il commento di Maurizio Tamagnini

FSI, attraverso il fondo FSI I, ha investito in Cedacri nel dicembre 2017: da allora, l’azienda ha raggiunto risultati significativi anche sul fronte internazionale. "Abbiamo investito, certi del suo potenziale di crescita e dell’importanza strategica della società per l’intero sistema finanziario italiano", ha commentato in merito l’AD e DG Maurizio Tamagnini.

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Maurizio Tamagnini su Cedacri: firmato accordo con ION, FSI intenzionata a reinvestire

È delle scorse settimane la notizia dell’accordo siglato tra FSI, guidato da Maurizio Tamagnini, e ION per la cessione della partecipazione azionaria del Fondo (27%) in Cedacri. Lo stesso hanno fatto anche le altre banche azioniste per la restante quota del 73%. In una recente nota, l’AD e DG ha sottolineato che FSI continuerà a sostenere la società e, a tal proposito, prevede di reinvestire come socio di minoranza di ION quasi raddoppiando l’attuale capitale investito. Era il 2017 quando FSI ha deciso in investire in Cedacri, in un’operazione che, in stretta cooperazione con le banche azioniste, ha consentito di rafforzare la leadership e raggiungere traguardi considerevoli, anche in ambito internazionale. Ne sono un esempio le acquisizioni di OASI, leader nel software per antiriciclaggio e segnalazioni di vigilanza, e di CAD IT, specializzata in software per l’area finanza e l’intermediazione titoli. A ciò si aggiunge la migrazione della piattaforma IT di Deutsche Bank Italia verso la piattaforma core banking di Cedacri: completata a maggio 2020, è una delle più grandi migrazioni realizzate in Italia verso una piattaforma di core banking indipendente. "Abbiamo investito in Cedacri, certi del suo potenziale di crescita e dell’importanza strategica della società per l’intero sistema finanziario italiano", ha evidenziato Maurizio Tamagnini.

Maurizio Tamagnini: approccio di FSI orientato alla partnership

"Il team di FSI", ha aggiunto l’AD e DG Maurizio Tamagnini, "dopo i precedenti investimenti di successo in SIA (sistemi di pagamento) e Metroweb (infrastrutture di rete a banda larga), ha dimostrato ancora una volta la capacità e le competenze per facilitare la crescita di un campione digitale e tecnologico italiano, accompagnandolo verso la leadership di mercato a livello nazionale e internazionale". Operazioni che dimostrano come l’ingresso nel capitale di un investitore come FSI, con un approccio paziente e orientato alla partnership, costituisca "un fattore abilitante per sviluppare il potenziale dell’azienda, accelerare la crescita, creare occupazione ed espandersi in modo sostenibile". L’intenzione, ha aggiunto Maurizio Tamagnini, è quella di proseguire a sostenere la società, in linea con un approccio di partnership di lungo periodo. "FSI continuerà a sostenere le aziende tecnologiche italiane come Cedacri", ha concluso, "con l’obiettivo di creare operatori leader per lo sviluppo di lungo termine di verticali digitali che svolgono un ruolo strategico per l’economia italiana".

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Finance: profilo formativo e professionale di Maurizio Tamagnini, AD di FSI

Ha gestito oltre un centinaio di operazioni di finanza straordinaria, private equity, debito ed equity in più di trent’anni di carriera: il ritratto professionale di Maurizio Tamagnini, Amministratore Delegato e Direttore Generale di FSI.

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FSI: la carriera internazionale del CEO Maurizio Tamagnini

È l’attuale Amministratore Delegato e Direttore Generale di FSI. Maurizio Tamagnini, nato a Rimini nel 1965, si è costruito un percorso professionale di stampo internazionale. In oltre trent’anni di carriera ha gestito più di un centinaio di operazioni di finanza straordinaria, private equity, debito ed equity, lavorando a New York, Londra e a Milano. Opera inoltre nel Consiglio di Sorveglianza di STMicroelectronics di cui dal 2020 è Presidente (precedentemente aveva ricoperto questa carica dal 2014 al 2017) e nell’Advisory Board di RDIF – Fondo Sovrano Russo, del Business Forum Italia-Francia, del Comitato Esecutivo del Business Forum Italia-Cina, nell’International Executive Board del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) – Harvard Cancer Center di Boston USA e nell’Advisory Board della Comunità di San Patrignano. Laureatosi con lode in Economia Monetaria Internazionale presso l’Università Luigi Bocconi di Milano, Maurizio Tamagnini si è specializzato successivamente negli Stati Uniti presso il Rensselaer Polytechnic Institute di Troy. Ed è sempre all’estero che si afferma professionalmente arrivando a ricoprire ruoli di rilevante responsabilità in Merrill Lynch a New York e a Londra. La nomina nel 2000 a Co-Head di Merrill Lynch Investment Banking in Italia lo riporta a Milano. Nel 2005 diventa Head of Merrill Lynch Italy e Vice Chairman of European Investment Banking: in questa posizione gestisce con successo i collocamenti azionari di Enel, Geox, De’ Longhi e coordina alcune operazioni straordinarie di rilevanza internazionale come la vendita delle divisioni componenti ottiche di Pirelli a Cisco e Corning e quella di Genco per Enel, la fusione fra Autostrade e Newco 28 per Autostrade e per conto di Benetton la cessione di Sportsystem.

Maurizio Tamagnini: i traguardi professionali raggiunti in FSI

È il settembre 2011 quando Maurizio Tamagnini viene nominato Amministratore Delegato di Fondo Strategico Italiano: nel gennaio 2012 diventa inoltre Presidente del Comitato Investimenti di Fondo Strategico Italiano (“FSI”) che gestisce 4,4 miliardi di euro di fondi per investimenti di capitali di rischio in aziende italiane di grandi dimensioni. Oltre a perfezionare investimenti che riguardano importanti realtà come Kedrion Group S.p.A., Metroweb S.p.A., IQ Made in Italy Investment Company S.p.A., Assicurazioni Generali S.p.A., Gruppo Hera S.p.A., Ansaldo Energia S.p.A., Valvitalia S.p.A., SIA S.p.A., Gruppo Trevi S.p.A., Inalca S.p.A., Rocco Forte Hotels, Saipem S.p.A., l’AD chiude una serie di rilevanti accordi tra cui quelli con il Fondo Sovrano Russo e con Kuwait Investment Authority (KIA). Contribuisce attivamente alla costituzione di una joint venture paritetica tra FSI e Qatar Holding LLC (QH) denominata “IQ Made in Italy Investment Company S.p.A.” (di cui è Presidente dal 2013 al 2016). Nel 2014 è invitato a operare nella task force di esperti voluta dal Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi (fino al 2016): inoltre in qualità di membro dell’Organization Committee ha coordinato i lavori di preparazione e realizzazione del campionato mondiale di pallavolo femminile tenutosi a Milano. Il 2016 è l’anno dello spin-off del team dell’ex Fondo Strategico Italiano: incaricato di seguire la costituzione di FSI, Maurizio Tamagnini ne diventa Amministratore Delegato e Direttore Generale. La società gestisce il fondo denominato FSI I dedicato alle imprese leader del Made in Italy con prospettive di crescita, trasformazione e consolidamento nei mercati internazionali: con una dotazione di 1,4 miliardi di euro è partecipato dai principali investitori istituzionali italiani, fondi sovrani internazionali, asset manager, banche e assicurazioni europee e family offices. Negli anni sono stati perfezionati importanti investimenti in Cedacri, Adler Pelzer, Missoni, Lumson e Kedrion. Particolarmente attivo anche in ambito sociale, Maurizio Tamagnini è Presidente di Wamba Onlus, associazione no profit fondata nel 2004, e Partner di sviluppo dell’Ospedale Cattolico di Wamba in Kenya.

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