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Le bollette del Veneto superano la media nazionale

Il 2013 è stato un anno in cui i veneti hanno dovuto stringere la cinghia per pagare tutte le bollette: luce e gas, insieme, sono costate alla famiglia media 1.596 euro, al di sopra della media nazionale che si è fermata a 1.500. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html): il comparatore ha analizzato il consumo annuo dichiarato dai clienti del portale, scoprendo che il Veneto è tra le cinque regioni più care in Italia per quanto riguarda i consumi. La provincia veneta che, in assoluto, ha fatto registrare i costi più alti è Belluno (1.698 euro all’anno), mentre ha sorpreso Venezia dove, per pagare le bollette, si è speso meno che in ogni altra provincia della Regione con 1.453 euro medi annui, perfino al di sotto della media nazionale.
Quanto costa il gas in Veneto
Nel 2013 è stata la spesa relativa al gas quella ad avere un impatto maggiore sul budget familiare: 1.073 euro la media regionale, a cui i veneti hanno cercato di far fronte cambiando operatore nel 4,2% dei casi. Rispetto alla media nazionale che si è fermata a 990 euro, la spesa del Veneto risulta tra le più alte del Paese, insieme a quelle delle altre regioni del Nord dove c’è chiaramente maggiore necessità di riscaldarsi. E questo vale per tutte le sette province, tranne Venezia: il capoluogo regionale è risultato non solo la provincia più economica del Veneto, ma anche l’unica ad avere una spesa media (954 euro) al di sotto di quella nazionale. Mentre la più cara, sempre per il gas, è risultata essere Belluno, la provincia montana per antonomasia, con una spesa media pari a 1.253 euro. Nonostante abbiano pagato le bollette del gas più care di tutti, sono comunque gli abitanti del bellunese quelli che si sono dimostrati più restii a provare a cambiare fornitore, facendolo solo nell’1,6% dei casi.
Quanto costa la luce ai veneti
Per quanto riguarda le spese sostenute dalle famiglie venete per l’energia elettrica, la media è pari a 523 euro annui, anche in questo caso superiore a quella nazionale che si è fermata a 500 euro. Pur pesando questa voce in misura minore, Facile.it registra una volontà di risparmio più decisa: la percentuale di famiglie venete che hanno cambiato fornitore nel corso dell’anno è stata del 4,8%, che sale fino al 6% nelle province di Treviso, Padova e Verona. Come per il bellunese nel caso del gas, anche per l’energia si registra un minore interesse a cambiare operatore proprio nella provincia più cara: parliamo di Vicenza, dove la spesa media per la luce è arrivata a 561 euro e soltanto il 2,8% degli utenti ha provato un altro fornitore. A spendere meno per l’energia elettrica sono stati invece gli abitanti della provincia di Belluno con una media di 445 euro.

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Immobiliare.it fa sentire la sua voce

Inizia l’evento televisivo più seguito in Italia e Immobiliare.it estende la sua pianificazione televisiva alle cinque serate del Festival di Sanremo. Lo spot con il piccolo Luigi che cerca casa è in onda durante la trasmissione di ognuna delle puntate, prima dell’ultimo blocco: tra questi è compreso quello che precederà la premiazione finale di sabato e che, nel 2013, ha avuto dei picchi del 66,6% di share.

«Sanremo è l’evento mediatico per eccellenza nel nostro Paese e siamo felici di poter essere presenti con il nostro spot, ripensato per l’occasione. Durante la scorsa edizione del Festival si è raggiunta una media di quasi 12 milioni di telespettatori e poter offrire ai nostri utenti la vetrina più grande che si possa immaginare in Italia è per noi motivo di grande orgoglio» – ha dichiarato Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.it.

Per l’occasione, lo spot originale, in onda già da settembre, è stato in parte modificato per adeguarsi allo spirito della kermesse canora: un colorato tappeto di fiori fa da sfondo al racconto, mentre a chiudere la pubblicità arriva la casetta di Immobiliare.it, da sempre logo dell’azienda, in una inedita versione “cantante”.

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610.000 divorziati in Italia pagano ancora il mutuo della loro casa coniugale

Mai come in tempi di crisi economica separarsi non è un buon affare. Questa è la sintesi dell’indagine condotta per Immobiliare.it dall’Istituto di ricerca Demoskopea che ha intervistato un campione rappresentativo dei circa 2.700.000 divorziati e separati italiani per evidenziare le conseguenze che una separazione ha sull’economia personale, con un’attenzione particolare all’argomento casa, elemento cardine attorno a cui ruota la vita della famiglia.
Complessivamente in Italia 610.000 divorziati stanno ancora pagando le rate del mutuo ottenuto per comprare la casa coniugale (22,6%), ma se ad un anno dalla fine della relazione questa percentuale sale fino al 54,7%, fra chi è separato da più di cinque anni crolla al 5,4%. Dopo la fine del matrimonio più della metà delle persone prova a chiedere un nuovo mutuo alle banche (46,2% del campione, equivalente a 1.248.000 persone), ma quasi la metà di loro si è visto negare la concessione.
«La fine di un matrimonio è uno degli eventi psicologicamente più provanti – ha dichiarato Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.it – e purtroppo ad esso sono spesso legate altre questioni da gestire, come il diritto di continuare a vivere nella casa coniugale o la difficoltà di riuscire a far fronte ad un nuovo acquisto o all’affitto di un altro appartamento».
Il 42,2% dei divorziati denuncia una condizione economica peggiorata dopo la separazione, soprattutto durante il primo anno (45,3%) e proprio l’impossibilità di far fronte alle spese di una nuova casa spiegano come mai, nei primi dodici mesi successivi alla fine del matrimonio, il 57,8% dei separati dichiari di abitare ancora sotto il tetto coniugale.
Quello che ha messo in luce l’indagine di Demoskopea condotta per Immobiliare.it è come il campione di chi, sia pure separato, vive ancora nella casa matrimoniale sia equamente suddiviso tra uomini (51,5%) e donne (48,5%), segno che la crisi costringe molte coppie ad accettare la condizione di separati in casa, in attesa di trovare una soluzione alternativa e, soprattutto, sostenibile economicamente.
Se in molti casi, quando la coppia scoppia, la soluzione abitativa preferita è quella dell’affitto di un’altra casa (26,6% dei separati da meno di un anno), è importante evidenziare come addirittura il 10,9% dei separati sia costretto a tornare a vivere nella casa dei propri genitori, dimostrando come la famiglia di origine sia, in caso di separazione, un’ancora di salvezza anche economica tanto per gli uomini quanto per le donne visto che, nell’uno come nell’altro caso, la percentuale di quelli che tornano in casa coi genitori è identica.
I dati relativi alle condizioni economiche sono stati molto influenzati dalla provenienza geografica degli intervistati, rivelando alcune differenze importanti fra le varie aree del territorio. Come ha evidenziato il Centro Studi di Immobiliare.it, le case al Centro Italia costano più che altrove (in media 2.718 euro/mq) ed è proprio qui che, di conseguenza, i separati si sentono più poveri (52,4% degli intervistati).
Godono di condizioni economiche migliori gli italiani divorziati che vivono al Nord-Ovest del Paese: tra di loro solo il 34,3% dichiara di risentire delle conseguenze della separazione sulle sue proprie finanze, molto probabilmente perché è proprio nel Nord Ovest che le donne lavoratrici sono più numerose, e quindi economicamente più indipendenti, e dove è meno sentita la differenza di salari fra uomini e donne.
L’indagine condotta da Demoskopea per Immobiliare.it ha evidenziato come, per mettere fine alla diatriba che chi si separa deve spesso affrontare riguardo alla proprietà dell’abitazione, servano in media cinque anni.
Se il 39,6% del totale del campione intervistato risulta essere ancora proprietario dell’abitazione, la percentuale scende notevolmente fra chi si è separato da oltre cinque anni arrivando solo al 23%, tutti gli altri hanno evidentemente raggiunto un accordo con l’ex coniuge o venduto la casa a terzi.
«Grazie all’indagine realizzata per Immobiliare.it – ha dichiarato Stefano Carlin, Amministratore Delegato di Demoskopea – siamo stati in grado di evidenziare un altro aspetto molto interessante: parlando delle nuove condizioni economiche da separati, è molto alta la percentuale di chi si sente più povero fra i divorziati con figli maggiorenni. Facile ipotizzare che queste persone devono far fronte alla fine dell’assegno di mantenimento».

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Le bollette del Piemonte sono tra le più care in Italia

Il 2013 è stato un anno in cui i piemontesi hanno stretto la cinghia per pagare tutte le bollette: luce e gas, insieme, sono costate alla famiglia media 1.740 euro, decisamente più dei 1.500 euro spesi in media in Italia. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html): il comparatore ha analizzato il consumo annuo dichiarato dai clienti del portale, scoprendo che il Piemonte è tra le regioni più care in Italia per quanto riguarda i consumi, secondo soltanto alla Valle d’Aosta. La provincia piemontese che, in assoluto, ha fatto registrare i costi più alti è Asti (1.898 euro all’anno), mentre ha sorpreso Torino dove, per pagare le bollette, si è speso meno che in ogni altra provincia della Regione (1.594 euro medi annui).

Quanto costa il gas in Piemonte

Nel 2013 è stata la spesa relativa al gas quella ad avere un impatto maggiore sul budget familiare: 1.255 euro la media regionale, a cui i piemontesi hanno cercato di far fronte cambiando operatore nel 5,2% dei casi. Rispetto alla media nazionale che si è fermata a 990€, la spesa del Piemonte risulta tra le più alte del Paese. E questo vale per tutte le otto province: la più cara, sempre per il gas, è risultata essere Vercelli, con una spesa media pari a 1.374 euro, mentre quella dove si è speso meno è Cuneo con 1.121 euro. Ed è proprio nel cuneese che i cittadini si sono dimostrati meno propensi a cambiare operatore: l’hanno fatto solo nel 2,8% dei casi.

Quanto costa la luce ai piemontesi

Per quanto riguarda le spese sostenute dalle famiglie piemontesi per l’ energia elettrica, la media è pari a 484 euro annui, al di sotto di quella nazionale che è arrivata a 500 euro. Pur pesando questa voce in misura minore, Facile.it registra una volontà di risparmio più decisa: la percentuale di famiglie piemontesi che hanno cambiato fornitore nel corso dell’anno è stata del 6,6%, che sale fino all’8,8% nella provincia di Novara. Minore interesse a cambiare, ancora una volta, hanno dimostrato gli abitanti della provincia di Cuneo (4,6%). Guardando, poi, alla spesa annua media, Biella è prima in classifica con 542 euro all’anno. A spendere meno per l’energia elettrica sono invece gli abitanti della provincia di Verbano-Cusio-Ossola con una media di 417 euro.

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Dalla Via del Bacio alla Grotta degli Innamorati, ecco le case vacanze nei luoghi dell’amore

L’Italia è la nazione più romantica del mondo, ma quanto costa affittare una casa vacanza nei luoghi ideali per trascorrere San Valentino? Il portale Casevacanza.it (www.casevacanza.it), leader per gli affitti turistici, ha monitorato l’offerta per il weekend della festa degli innamorati per scoprire dove si spende di meno e dove di più tra le destinazioni ideali per festeggiare l’amore.
Sul podio non ci sono sorprese: è Venezia la città più cara per tutti i romantici che scelgono di passeggiare lungo il ponte dei Sospiri e ripercorrere i luoghi segreti del celebre Casanova. Affittare una casa vacanza per due persone costa tra i 70 e i 150 euro a notte. Poco meno (da 60 a 120 euro a notte) si spende per visitare Verona, altra regina dell’amore romantico: la città di Giulietta e Romeo è una certezza per chi cerca luoghi pieni di pathos, potendo scegliere tra una visita a casa Capuleti, una passeggiata notturna su Ponte Pietra o una serata all’Arena, uno degli anfiteatri più amati d’Italia.
Immancabile nella lista dei luoghi più romantici d’Italia il Ponte Vecchio di Firenze – anche se la sua storia è legata ad un tradimento, responsabile (racconta la leggenda) delle sanguinose lotte tra Guelfi e Ghibellini. In alternativa c’è sempre la Chiesa di Dante, luogo simbolo dell’amore tra Dante e Beatrice. Firenze, a San Valentino, costa ad una coppia di innamorati tra i 50 e i 120 euro per notte. Chi vuole alternative restando sempre in Toscana potrebbe visitare l’albero dell’amore di Lucignano (AR), celebre portafortuna per gli sposi in viaggio di nozze: qui una notte per due persone, in una casa vacanza, costa da 70 a 100 euro; sempre nella regione, ma in Val d’Orcia, c’è Pienza (SI), con la sua celebre via del Bacio: qui una notte in casa vacanza, a San Valentino, costa tra 70 e 80 euro.
Che dire, poi, della Capitale? Roma è una città in cui gli angoli di romanticismo non mancano, e i turisti lo sanno bene: dall’ormai celebre ponte Milvio, con i suoi lucchetti dell’amore, al giardino degli aranci – parliamo del Parco Savello sull’Aventino, uno dei più bei belvedere della Capitale, in grado di offrire non solo una romantica vista su San Pietro ma anche una visione incredibile del cupolone attraverso il celebre “Buco della Serratura”. In città, durante questo weekend, una coppia spenderà dai 50 ai 100 euro a notte.
Chi non ha paura del mare d’inverno, invece, può scegliere di visitare le numerose località che, lungo lo stivale, sono dedicate all’amore e agli innamorati: dalla Cala degli innamorati sull’Isola d’Elba (costo: 40-75 euro per notte) alla Grotta degli Innamorati di Santa Maria di Leuca (LE, costo 40-60 euro a notte), dalla Grotta dei Baci a Sant’Anna Arresi (CI, circa 40 euro a notte) alla Grotta dell’amore sull’isola di Panarea (ME, circa 50 euro a notte). Quest’ultima destinazione è meta di pellegrinaggio di tutte le coppie che vengono sull’isola per rendere più saldo il loro amore: tra i tanti, persino i reali d’Inghilterra William e Kate non avrebbero saputo resistere alla tentazione di giurarsi amore eterno proprio qui.

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In vendita la villa di Al Capone a Miami

Si tratta di uno degli immobili più conosciuti e ammirati di tutta Miami e ora è in vendita su LuxuryEstate.com, partner di Immobiliare.it per il settore del lusso, per 8,45 milioni di dollari. In questa reggia il più noto gangster di ogni tempo, Al Capone, morì dopo gli anni di prigionia trascorsi ad Alcatraz ed è proprio qui che il boss concepì e ordinò la terribile strage di San Valentino del 1929, quando fece trucidare i membri del clan rivale dai suoi uomini travestiti da poliziotti.

Al Capone comprò la villa per 40.000 dollari nel 1928, soltanto sei anni dopo la sua costruzione, quando fu espulso da Chicago prima e da Los Angeles poi. E non fu un caso se scelse Miami: prima di tutto la città era uno dei principali poli dove smerciava alcolici negli anni del proibizionismo e poi era davvero vicina alla strategica Havana. Quando si trasferì in questa villa, Al Capone generò un vero caso mediatico per quegli anni e i giornali non perdevano nessuno dei suoi movimenti in Florida.

 

È anche per questo che Al Capone trasformò la villa in un vero e proprio fortino, con porte di ferro pesantissime, muri spessi e una postazione per i guardiani che, insieme a bodyguard e cani enormi, non mancavano mai di affollare l’enorme parco annesso alla villa. Di certo il boss non si curava dei particolari che invece oggi la rendono un raffinatissimo immobile di lusso di oltre 3.000 metri quadri: marmi bianchi, un’enorme piscina esterna, parquet e tutto quello che ci si può aspettare da una villa milionaria di Miami.

 

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1947, la casa rimase agli eredi di Capone fino agli anni ’70 quando fu acquistata da un pilota di aerei. Fu lui che ne curò la ristrutturazione, necessaria visto che la famiglia del gangster gliela consegnò in condizioni alquanto decadenti. Dopo quei lavori di ristrutturazione e tanti altri che furono portati avanti dai successivi proprietari, la villa arrivò a essere valutata ben 10 milioni di dollari nel 2011, cifra che oggi è stata ritoccata al ribasso per adattarsi al mercato in flessione. L’agenzia immobiliare che sta curando la vendita non manca di dire che la gente apprezza sempre il fatto che, al di là della correttezza morale di chi ci ha vissuto, si tratti comunque di un pezzo di storia della città di Miami.

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Prezzi medi degli appartamenti in Italia: -6,6% in un anno

Calano ancora i prezzi, ma le prospettive per il futuro fanno sperare nella ripresa del mercato immobiliare residenziale: è questo, in breve, il risultato emerso nell’Osservatorio sul Mercato Immobiliare residenziale italiano condotto da Gruppo Immobiliare.it (www.immobiliare.it) e relativo a tutto il 2013.

A livello nazionale il prezzo medio degli appartamenti in vendita è diminuito del 6,6% su base annua (da gennaio a dicembre 2013): il dato risente maggiormente della diminuzione registrata nel secondo semestre che, da solo, vede i prezzi contrarsi del 3,8%. Nel dettaglio, il prezzo medio ponderato degli appartamenti italiani si è assestato intorno ai 2.270 € per metro quadro.

«Il 2013, per il mercato immobiliare residenziale, è stato all’insegna di una generale flessione dei prezzi su tutto il territorio nazionale – dichiara Guido Lodigiani, Direttore Corporate e Ufficio Studi di Gruppo Immobiliare.it ma sono le città con più di 250.000 abitanti e gli appartamenti in vendita nel Sud Italia a soffrire in misura maggiore».  

Nord, Centro e Sud, grandi e piccole città

Scomponendo questi dati in base alle macro aree del Paese, il risultato mostra il Sud soffrire più del resto d’Italia: in questa zona il calo dei prezzi arriva al 7,2% in un anno, contro il -6,1% del Nord Italia. È il secondo semestre a pesare di più, visto che da giugno a dicembre i prezzi medi richiesti per metro quadro nelle regioni del sud si contraggono del 4,1%. In numeri: a dicembre 2013 per l’acquisto di un appartamento al Nord sono stati chiesti in media 2.273€/mq, al Centro 2.718€/mq, al Sud 1.941€/mq.

Interessante rilevare come le città più grandi (quelle oltre 250.000 abitanti) abbiano sofferto, nel corso dell’anno, una contrazione maggiore dei prezzi di vendita degli appartamenti: in un anno i prezzi sono scesi del 7,6%, arrivando ad una cifra media per metro quadro di 2.965 euro. Discorso diverso per i capoluoghi di provincia con meno di 250.000 abitanti: qui il calo semestrale è stato più basso della media nazionale: in un anno si è perso il 5,6%, cosa che ha portato i prezzi medi di vendita a 1.910 euro per metro quadro.

 

Affitti e Compravendite, il punto sull’offerta

Mentre i prezzi del mattone scendono sale l’offerta, tanto di appartamenti in locazione quanto di immobili messi in vendita: nel corso del 2013 gli indici relativi a vendita e locazione sono cresciuti rispettivamente del 4,2% e del 3%. Permane, tuttavia, la differenza di disponibilità sul mercato di appartamenti in locazione, meno numerosi di quelli in vendita.

Le città più care e le meno costose

Per quanto riguarda i prezzi medi richiesti per l’acquisto di un appartamento nei nostri capoluoghi di regione, i numeri dell’Osservatorio di Gruppo Immobiliare.it, relativi a dicembre 2013, non riservano grosse sorprese: pur con prezzi in calo, le città capoluogo di regione più care sono Roma, con 3.894€/mq (-8,2% nell’anno, -3,4% nel secondo semestre), Firenze, che si ferma a 3.683€ al metro quadro (-5,8% nell’anno, -2,9% nei sei mesi) e Milano che, registrando una flessione dei prezzi del 3,8% nell’anno e del 2,5% nel secondo semestre del 2013, arriva a 3.574€/mq.

Esattamente come nella rilevazione del primo semestre dell’anno, si confermano i capoluoghi meno costosi le città di Catanzaro (1.316€ al mq, in flessione del 9% nel 2013, ma in leggera crescita nel secondo semestre, con un +1.5%) e Perugia (1.635€/mq, con prezzi in calo del 5,7% nel corso dell’anno, del 2,6% solo nel secondo semestre).

Rimangono invariate anche le annotazioni sulle città capoluogo di regione con i cambiamenti più forti: quella che segna, nell’ultimo anno, la crescita maggiore dei prezzi richiesti per gli appartamenti è L’Aquila (+11,3%); quella che ha subito la contrazione maggiore, invece, è Venezia (-15,1%), trainata dalla forte diminuzione dei prezzi di Mestre.

 

Nel 2014?

«L’aumento dell’offerta, insieme agli incoraggianti dati del Crif che rivelano, a partire da luglio 2013, un trend positivo della domanda di mutuo rispetto allo scorso anno – continua Lodigiani ci portano a individuare tiepidi segnali di ottimismo per il 2014, anno in cui si prevede una ulteriore riduzione dei prezzi tra il 2 e il 4% ed una crescita della domanda, soprattutto per quel che riguarda gli immobili più “appetibili” per il mercato residenziale: bilocali e piccoli trilocali, in zone semicentrali delle città più grandi». 

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Nel 2013 gli italiani hanno speso 1.500 euro per luce e gas

Il 2013 è stato un anno in cui gli italiani hanno stretto la cinghia, pur di pagare tutte le bollette: luce e gas, insieme, sono costate alla famiglia media quasi 1.500 euro. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html): il comparatore ha analizzato il consumo annuo dichiarato dai clienti del portale, scoprendo che nelle diverse regioni d’Italia non solo cambiano le spese, ma anche la voglia di cambiare operatore per cercare un risparmio maggiore.

Quanto costa il gas

Nel 2013 è stata la spesa relativa al gas quella ad avere un impatto maggiore sul budget familiare: 990 euro la media nazionale, a cui gli italiani hanno cercato di far fronte cambiando operatore nel 4,5% dei casi. Non tutta l’Italia, ad ogni modo, si trova nelle stesse condizioni, anche perché le differenze climatiche determinano un bisogno differente di riscaldamento dell’abitazione. Le regioni che hanno dovuto pagare di più sono a Nord: in Valle d’Aosta sono stati spesi quasi 1.500 euro, mentre in Piemonte circa 1.250 ed in Emilia Romagna 1.160 euro. Fanalino di coda nella classifica delle spese per il gas le regioni del Sud Italia: in Sicilia e in Campania si spendono mediamente 780 euro all’anno, mentre la regione Sardegna è esclusa dalla classifica perché non è metanizzata.

Se questi sono i costi come reagiscono gli italiani? A fronte di un tasso di cambio operatore pari al 4,5%, le regioni che mostrano una propensione maggiore a scegliere un operatore diverso sono la Toscana, l’Umbria, l’Abruzzo e il Molise, tutte attorno al 6%. Più restii al cambiamento, di contro, sono il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta: sottoscrivono contratti con un nuovo fornitore solo il 2% delle famiglie di queste regioni.

Quanto costa la luce

Per quanto riguarda le spese da sostenere per usufruire di energia elettrica la media nazionale è pari a circa 500 euro annui. Pur pesando questa voce in misura minore, Facile.it registra una volontà maggiore di risparmio: la percentuale di famiglie che hanno cambiato nel corso dell’anno è del 6%, che sale fino all’8% in regioni come Calabria e Sicilia, in cui il peso delle bollette salate si ripercuote su stipendi mediamente più bassi che altrove. Minore interesse a cambiare, ancora una volta, in Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta (4%). Guardando, poi, alla spesa annua media, giocoforza è la Sardegna a svettare prima in classifica: non essendo metanizzata, sopperisce alla mancata presenza di gas con un uso più elevato di energia elettrica, che implica un costo pari a 630 euro annui. La seguono, a lunga distanza, le Marche (540 euro annui) e il Lazio (530 euro). Spendono meno Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, a spiegazione del loro scarso interesse a testare operatori diversi.

Ma perché si cambia operatore? Per quanto determinante, non sempre la spesa media della bolletta, in termini assoluti, è l’unico fattore a indurre al cambio del fornitore: incidono la fiducia nelle offerte vantaggiose del mercato, l’insoddisfazione nei confronti dell’attuale operatore, la capacità di convincimento della forza vendita di un’azienda e la pubblicità.

«La maggiore propensione a cambiare il fornitore di energia elettrica, rispetto al gas – sostiene Paolo Rohr, Responsabile Business Unit Energia di www.facile.it è legata alla diffusione del riscaldamento centralizzato in moltissime abitazioni: questo “tranquillizza” le famiglie, che puntano a risparmiare altrove. Si cambia, ad ogni modo, lì dove c’è più concorrenza tra gli operatori e, in questo senso, alcune regioni hanno maggiori opportunità rispetto ad altre».

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Rc auto in aumento per oltre 45.000 automobilisti sardi

Se il decreto “Destinazione Italia” ha messo in cantiere una serie di iniziative volte a ridurre i premi assicurativi, per molti automobilisti della Sardegna l’anno nuovo si apre all’insegna dei rincari: secondo le rilevazioni del portale Facile.it (www.facile.it) circa 47.000 cittadini sardi, vale a dire il 4,7% degli assicurati della regione, essendo stati ritenuti responsabili di un sinistro avvenuto nel corso dell’ultimo anno, dovranno pagare un premio assicurativo più elevato.

Tra le regioni italiane la Sardegna si è classificata al quarto posto nella graduatoria per numero di automobilisti che vedranno peggiorare la propria classe di merito: la media dell’isola è risultata al di sopra di quella nazionale che si è fermata al 3,67%. Andando a scorrere i dati nel dettaglio, la provincia in cui gli assicurati hanno denunciato con maggiore frequenza incidenti con colpa è stata quella di Cagliari (5,75%), seguita da Nuoro (5,46%). Decisamente più virtuosi gli assicurati residenti nella provincia di Oristano, dove la media si ferma al 2,62% e di Olbia Tempio che segue con il 2,69%.

Una curiosità che riguarda l’aspetto sociale di questa indagine è rappresentata dalla professione di chi ha denunciato: nel 2013 in Sardegna a dichiarare un numero maggiore di incidenti con colpa sono stati dirigenti e funzionari (6,56%) e la categoria dei pensionati (6,43%); i più diligenti sono risultati essere gli imprenditori e gli appartenenti alle forze armate: tra loro rispettivamente il 2,96% e il 2,99% vedrà peggiorare la propria classe di merito.

Ecco di seguito le otto province sarde con le rispettive percentuali di automobilisti che, in seguito a incidenti con attribuzione di colpa a proprio carico, subiranno un aumento della polizza:

 

Cagliari

5,75%

Nuoro

5,46%

Sassari

4,21%

Ogliastra

3,65%

Medio Campidano

3,51%

Carbonia-Iglesias

3,11%

Olbia Tempio

2,69%

Oristano

2,62%

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Rc auto in aumento per oltre 110.000 automobilisti veneti

Se il decreto “Destinazione Italia” ha messo in cantiere una serie di iniziative volte a ridurre i premi assicurativi, per molti automobilisti del Veneto l’anno nuovo si apre all’insegna dei rincari: secondo le rilevazioni del portale Facile.it (www.facile.it) circa 113.000 cittadini veneti, vale a dire il 3,9% degli assicurati della regione, essendo stati ritenuti responsabili di un sinistro avvenuto nel corso dell’ultimo anno, dovranno pagare un premio assicurativo più elevato.

Tra le regioni italiane il Veneto si è classificato all’undicesimo posto nella graduatoria per numero di automobilisti che vedranno peggiorare la propria classe di merito: un buon posizionamento, questo, che tuttavia non esenta molti cittadini dai rincari. Andando a scorrere i dati nel dettaglio, la provincia in cui gli assicurati hanno denunciato con maggiore frequenza incidenti con colpa è stata quella di Padova (4,08%), seguita a breve distanza da Treviso e Verona (entrambe con il 4,05%). Decisamente più virtuosi gli assicurati residenti nella provincia di Rovigo dove la media si ferma al 2,92%.

Una curiosità che riguarda l’aspetto sociale di questa indagine è rappresentata dalla professione di chi ha denunciato: nel 2013 in Veneto a dichiarare un numero maggiore di incidenti con colpa sono stati agenti di commercio e rappresentanti (6,08%); i più diligenti sono risultati essere gli insegnanti veneti: tra loro solo il 2,20% vedrà peggiorare la propria classe di merito.

Ecco di seguito le sette province venete con le rispettive percentuali di automobilisti che, in seguito a incidenti con attribuzione di colpa a proprio carico, subiranno un aumento della polizza:

 

Padova

4,08%

Treviso

4,05%

Verona

4,05%

Vicenza

3,99%

Belluno

3,43%

Venezia

2,99%

Rovigo

2,92%

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Prestiti per l’arredamento: 8.400 euro la richiesta media

Non è chiaro se il bonus Mobili e le incentivazioni fiscali daranno nuovo respiro al settore dell’arredo casa, ma intanto resta alta la percentuale di italiani che sceglie di dilazionare i pagamenti per i mobili acquistati: il portale Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) ha, in collaborazione con Prestiti.it (www.prestiti.it), monitorato oltre 30.000 richieste di prestito presentate in Italia da luglio a dicembre 2013, scoprendo che le domande di prestito per l’acquisto di arredamento rappresentano ben il 6,7% del totale.

«La possibilità di detrarre dalla dichiarazione dei redditi le spese relative all’acquisto di arredo, per immobili che sono o saranno ristrutturati – spiega Lorenzo Bacca, Responsabile Business Unit Prestiti dei due broker online – è un buono stimolo a rinnovare la propria casa; vista la difficoltà di molti a gestire ingenti spese, l’opportunità di rateizzare i pagamenti è ormai diventata un’abitudine di tanti italiani, che arrivano a chiedere somme piuttosto elevate

Nel dettaglio, la domanda media per questo tipo di finanziamento è piuttosto elevata: siamo a circa 8.400 euro, da restituire in un periodo di tempo abbastanza lungo, 59 mesi, equivalenti a poco meno di cinque anni. L’età media al momento della richiesta è di 41 anni, leggermente più bassa rispetto alle richieste standard di credito. Se normalmente, quando parliamo di prestiti, 3 domande su 4 arrivano da uomini, in questo caso la percentuale di richieste provenienti da donne sale fino al 33%, segno che l’acquisto di arredo è una cosa che interessa molto l’universo femminile.

Per quanto concerne, invece, la professione svolta da chi chiede un finanziamento notiamo come quasi il 60% delle domande arrivi da un dipendente privato (59%), il 13% da un lavoratore autonomo e il 9% da un pensionato. Guardando nel dettaglio, poi, scopriamo che il 43,2% di chi chiede un prestito è un operaio, il 25% un impiegato. Lo stipendio medio dichiarato al momento della richiesta è di circa 1.500 euro.

Per quanto riguarda le differenze tra le regioni, l’incidenza di questa tipologia di finanziamento sul totale dei prestiti personali è più alta in Calabria (si arriva al 9,3%), in Campania (8,9%) e in Lombardia (8,8%) mentre è ai minimi nelle Marche (4,2%) e in Lazio (6%). Gli importi più alti vengono richiesti in Veneto (9.600 euro), Lazio (9.200 euro) e Sardegna (9.100 euro), mentre le cifre più basse le troviamo in Friuli Venezia Giulia (6.300 euro) ed Emilia Romagna (6.800 euro).

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Rc auto in aumento per oltre 250.000 automobilisti lombardi

Se il decreto “Destinazione Italia” ha messo in cantiere una serie di iniziative volte a ridurre i premi assicurativi, per molti automobilisti della Lombardia l’anno nuovo si apre all’insegna dei rincari: secondo le rilevazioni del portale Facile.it (www.facile.it) più di 250.000 cittadini lombardi, vale a dire il 4,3% degli assicurati della regione, essendo stati ritenuti responsabili di un sinistro avvenuto nel corso dell’ultimo anno, dovranno pagare un premio assicurativo più elevato.

Tra le regioni italiane la Lombardia si è classificata al quinto posto nella graduatoria per numero di automobilisti che vedranno peggiorare la propria classe di merito. È qui, del resto, che si concentra il 20% degli italiani che subiranno un aumento del proprio premio. Andando a scorrere i dati nel dettaglio, la provincia in cui gli assicurati hanno denunciato con maggiore frequenza incidenti con colpa è stata quella di Monza e Brianza (5,68%), ben al di sopra della media regionale, seguita da Lecco (4,91%) e Varese (4,89%).

Decisamente più virtuosi gli assicurati residenti nella provincia di Lodi dove la media si ferma al 2,09%. Con il 4% Milano si è dimostrata in linea con le medie della regione.

Una curiosità che riguarda l’aspetto sociale di questa indagine è rappresentata dalla professione di chi ha denunciato: nel 2013 in Lombardia a dichiarare un numero maggiore di incidenti con colpa sono stati medici e infermieri (7,58%). Le più diligenti risultano essere le casalinghe: tra loro solo il 3,85% vedrà peggiorare la propria classe di merito.

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A Torino i medici specialisti si cercano online

Se gli italiani che usano il web per informarsi sulle tematiche della salute sono ogni giorno di più, l’ultimo trend in atto li vede scegliere attraverso internet anche il proprio medico: a questo proposito è nato il servizio offerto da Dottori.it (www.dottori.it) che, già attivo su Roma, Milano e Napoli, si allarga ora agli specialisti di Torino.

«Il nostro progetto – dichiara Vito Ciardo, General Manager di Dottori.it punta ad aiutare tanto chi cerca una consulenza, quanto i medici stessi, che possono così mettersi in contatto con nuovi pazienti. Sempre più spesso, infatti, la verifica della reputazione del medico specialista passa attraverso internet perché, a Torino come in tutta Italia, il passaparola non basta più per formulare una scelta convinta.»

Nel capoluogo piemontese sono già centinaia i professionisti che hanno scelto di farsi trovare sul web: ispirandosi a modelli diffusi all’estero da diverso tempo, e già in adozione in molte città d’Italia, Dottori.it offre ai piemontesi uno strumento per cercare il miglior medico nella città di Torino (www.dottori.it/torino), consentendo di prenotare la visita online senza più perdere tempo.

Tra le centinaia di professionisti della provincia che il sito al momento raccoglie è possibile contattare ogni tipo di specialista: mentre le categorie più presenti sono, ad oggi, gli psicoterapeuti (15%), gli odontoiatri (10%) e i chirurghi plastici (10%), non mancano sessuologi, pediatri e medici legali.

Una curiosità: per smentire chi pensa che il web sia uno strumento utilizzato solo dai più giovani, i medici che ricorrono al servizio di Dottori.it in Piemonte appartengono a tutte le fasce d’età, a riprova di una precisa volontà di fornire al paziente uno strumento di contatto davvero indispensabile. Oltretutto, un medico su tre di quelli al momento presenti tra le pagine dedicate a Torino ha un’età compresa tra i 50 e i 59 anni; seguono i medici tra i 30 e i 39, che rappresentano il 29% del totale. Il campione maschile supera di molto quello femminile: queste sono, attualmente, solo il 31% dei medici registrati al servizio.

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Mutui: bene le ristrutturazioni, crescono di cinque punti in sei mesi

Se comprare casa è sempre difficile, chi può ristruttura la propria: le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni hanno dato slancio alla voglia degli italiani di mettere in ordine casa e secondo Mutui.it le domande di questa tipologia di mutuo sono cresciute di cinque punti percentuali in appena sei mesi, arrivando a rappresentare il 7,6% del totale (erano il 2,6% nel primo semestre dell’anno).

L’Ufficio studi del portale Mutui.it (www.mutui.it), in collaborazione con Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), ha analizzato tanto le domande di mutuo quanto le erogazioni concesse nel periodo tra luglio e dicembre 2013, scoprendo che la cifra media ottenuta per un mutuo ristrutturazione è stata di 72.000 euro, leggermente inferiore (-7%) a quanto gli italiani avevano richiesto (78.000 euro) nel semestre precedente.

Analizzando i finanziamenti concessi nel periodo considerato, emerge l’identikit di un soggetto dall’età media di 44 anni, che punta a finanziare una spesa pari al 26% del valore complessivo dell’immobile; la durata del mutuo è comprensibilmente più bassa di un mutuo acquisto, circa 15 anni, mentre la tipologia di lavoratori per cui le ristrutturazioni incidono maggiormente sul totale delle concessioni è quella dei pensionati, dove questi mutui rappresentano ben oltre il 15% del totale delle richieste di finanziamento.

Per quanto riguarda il tasso scelto, a prevalere è quello variabile (puro o con cap), preferito dalla maggioranza degli italiani che richiedono questo finanziamento (58%); il tasso fisso, invece, si ferma al 37%, a riprova che in un lasso di tempo più breve di un canonico mutuo casa non è così necessario puntare sulla sicurezza di una percentuale di interesse bloccata nel tempo.

Se questi sono i dati complessivi, cosa cambia nelle diverse regioni italiane? Non tutte sembrano amare le ristrutturazioni allo stesso modo: le regioni in cui questa tipologia di mutuo rappresenta una fetta più alta della media dei finanziamenti richiesti, arrivando a superare il 10% del totale dei mutui, sono Campania, Toscana e Trentino Alto Adige; per quanto riguarda invece gli importi, le regioni da cui arrivano le richieste più cospicue sono le Marche (96mila euro), il Trentino Alto Adige (91mila euro) e il Veneto (87mila euro). Mutui più piccoli, di contro, in Umbria e Puglia.

«La conferma, anche per il 2014, delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per gli interventi di riqualificazione energetica è sicuramente una buona notizia spiega Lorenzo Bacca, responsabile della business unit Mutui dell’azienda perché offre una spinta al settore delle domande di finanziamento. Occorrerà capire se anche il 2014 continuerà a mostrare questo forte interesse degli italiani verso le ristrutturazioni».

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Rc auto in aumento per oltre 2.000 piemontesi

Se il decreto “Destinazione Italia” ha messo in cantiere una serie di iniziative volte a ridurre i premi assicurativi degli automobilisti, per molti piemontesi l’anno nuovo si apre all’insegna dei rincari: secondo le rilevazioni del portale Facile.it (www.facile.it) più di 2.000 automobilisti piemontesi, vale a dire il 4,09% degli assicurati della regione, essendo stati ritenuti responsabili di un sinistro avvenuto nel corso dell’ultimo anno, dovranno pagare un premio assicurativo più elevato.

Tra le regioni italiane il Piemonte si è classificato al sesto posto nella graduatoria per numero di automobilisti che vedranno peggiorare la propria classe di merito. Andando a scorrere i dati nel dettaglio, le province in cui gli assicurati hanno denunciato con maggiore frequenza incidenti con colpa sono state quella di Asti (4,51%), quella di Torino (4,25%) e quella di Biella (4,22%). Sopra la media regionale anche Cuneo, dove hanno denunciato di aver causato un incidente con colpa il 4,14% degli automobilisti.

Decisamente più virtuosi gli assicurati residenti nelle province di Novara, Alessandria, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola. In queste province peggioreranno classe di merito, rispettivamente, il 3,6%, il 3,47%, il 3,14% e il 3,06%.

Una curiosità che riguarda l’aspetto sociale di questa indagine è rappresentata dalla professione: nel 2013 in Piemonte a dichiarare un numero maggiore di sinistri con colpa sono stati gli imprenditori (5,95%), seguiti da pensionati (5,90%) e liberi professionisti (5,74%). I più diligenti risultano essere i dirigenti e i funzionari (2,99%) e gli appartenenti alle forze dell’ordine (2,22%).

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Puglia: in vendita grotta abitabile

Se pensavate che le vendite immobiliari sul web avessero raggiunto l’apice della stranezza con chiese sconsacrate, tombe e bunker antiatomici dovrete ricredervi; da qualche giorno è disponibile sulle pagine di Immobiliare.it, l’annuncio di una… grotta abitabile!

La casa (http://www.immobiliare.it/dettaglio.php?id=37411473), che si trova a Peschici, in provincia di Foggia, è stata ricavata in una grotta del 1700 un tempo coabitata da animali ed esseri umani, ma oggi trasformata in una casa da 180 metri quadri e dotata di ogni comfort, in vendita per 340 mila euro.

Grazie alla ristrutturazione, la grotta-casa oggi si articola in un grande salone con zona living arredato in stile marinaro con divani e poltrone in pelle, una cucina in muratura bianca che contrasta con il soffitto in tufo originale, due camere da letto di cui una con due letti costruiti anch’essi in muratura, due bagni e, di fronte all’ingresso, un piccolo cortile che offre alla vista uno squarcio bellissimo di Adriatico.

Essendo una grotta, non ci sono ovviamente aperture ma per combattere l’umidità e garantire il riciclo dell’aria tutto il soffitto e le pareti sono stati dotati di tubature con sfogo all’esterno e di split che assorbono l’umido. E quanto all’abitabilità? Nessun problema, questo immobile così originale è stato classificato come “abitazione tipica del luogo”, anche se di tipico ha molto poco.

A trasformare la grotta in casa è stato Maurizio, ex dirigente in pensione che sperava di farne una casa per le figlie le quali, però, hanno scelto case diverse e vivono altrove; ecco quindi che la grotta fa il suo debutto sul mercato immobiliare in cerca di acquirente, forse anche straniero. A detta del venditore, che ha definito la grotta “un pezzo di cuore”, l’affare è davvero unico e chi se lo aggiudicherà potrà vantare una proprietà decisamente senza uguali.

Il proprietario racconta di vivere benissimo all’interno della casa, nel massimo del comfort e con tutte le comodità dei più moderni elettrodomestici (anche di design), inclusi nel prezzo di vendita.

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RC auto in aumento per quasi 1.200.000 italiani

Se il decreto “Destinazione Italia” ha messo in cantiere una serie di iniziative volte a ridurre i premi assicurativi degli automobilisti, per molti italiani l’anno nuovo si apre all’insegna dei rincari: secondo le rilevazioni del portale Facile.it (www.facile.it) saranno quasi 1.200.000 gli italiani che, responsabili di un incidente nel corso dell’ultimo anno, dovranno pagare un premio assicurativo più elevato.

Il sito, che ha analizzato oltre 500.000 preventivi effettuati negli ultimi 30 giorni, rispetto allo scorso anno ha rilevato un nuovo calo del numero di italiani penalizzati per aver causato un sinistro: in percentuale, questi guidatori rappresentano solo il 3,67% del totale degli utenti alle prese con il rinnovo. In termini assoluti, spiega Mauro Giacobbe, Responsabile Business Unit assicurazioni di Facile.it, «questa contrazione non è dovuta all’aumento di italiani “virtuosi”, quanto piuttosto alla riduzione tanto del parco auto circolante quanto dei chilometri percorsi in un anno dagli automobilisti.»

Non tutta l’Italia, ad ogni modo, ha avuto le stesse variazioni: si conferma la prassi che vede il maggior numero di denunce in quelle regioni in cui i premi assicurativi sono più bassi: nel dettaglio, la Toscana perde lo scettro di regina dei sinistri denunciati (è stata in prima posizione per quattro anni di fila) e viene superata dall’Umbria, in cui la percentuale di automobilisti che ha dichiarato di aver causato un incidente nel 2013 arriva al 5,11%, in forte aumento rispetto allo scorso anno (era quartultima tra le 20 regioni); la Toscana è seconda (4,85%), mentre la Regione Lazio è terza (4,75%). Fanalino di coda il Molise (2,25%), seguito da Friuli Venezia Giulia (2,97%) e Basilicata (3,21%).

Interessante è notare le differenze anche a livello socio-demografico: più maldestre o più oneste che siano, le donne denunciano sinistri con colpa in misura maggiore rispetto agli uomini. Dai dati di www.facile.it emerge come la percentuale di uomini che cambieranno classe di merito si fermi al 3,35%, mentre tra le donne questa salga fino al 4,34%.

Per quanto riguarda la categoria professionale dichiarata, invece, sono i liberi professionisti a chiedere più spesso l’intervento della compagnia assicuratrice e ad essere penalizzati con il cambio di classe di merito: tra di loro la percentuale sale addirittura al 5,42%. Li seguono a ruota i medici e gli infermieri, anch’essi con una percentuale superiore al 5%; i più prudenti sono (e sarebbe clamoroso il contrario) i vigili urbani e gli appartenenti alle forze armate: tutori dell’ordine e delle strade, sono quelli che cambieranno in percentuale minore la loro classe di merito.

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Case vacanza: Natale e Capodanno sold out, boom della domanda (+30%)

Se i primi giorni dell’anno sono ancora all’insegna del riposo e della vacanza, la notizia è che gli alloggi in case vacanze, nelle località montane e in molte città d’arte, hanno nel corso di queste settimane fatto il pienone: il portale Casevacanza.it (www.casevacanza.it) ha monitorato i trend della domanda e dell’offerta da un lato, e il volume delle prenotazioni dall’altro, scoprendo che le case delle località turistiche hanno, per larga parte, registrato il tutto esaurito.

«Il 2013 è stato l’anno di vera esplosione del fenomeno delle case vacanza in Italia ha dichiarato Francesco Lorenzani, responsabile di Casevacanza.it e non è un caso che il picco di richieste si sia registrato proprio alla fine di dicembre e all’inizio di gennaio. Il settore degli alloggi extra alberghieri ha registrato, rispetto al 2012, un incremento delle prenotazioni che sfiora il 30%. Le case vacanze sono viste come strutture più economiche rispetto agli hotel, ma anche più flessibili e pratiche per chi si muove con bambini, anziani o in grandi gruppi.»

Se si scelgono sempre più voli low-cost, si ritorna a viaggiare in pullman e i tour operator lamentano un calo di più del 30% per ciò che concerne le prenotazioni in hotel durante le vacanze di Natale (fonte: Assoviaggio Confesercenti) chi non rinuncia alla vacanza vuole necessariamente risparmiare: la casa vacanza, da questo punto di vista, si rivela un’opportunità interessante, che unisce il risparmio alla libertà di gestione.

A crescere, tuttavia, non è solo la domanda ma anche l’offerta di affitti turistici. L’esigenza di “fare cassa” e di mettere a reddito un immobile poco usato, la volontà di diventare “piccoli imprenditori” nel settore turistico e la semplicità di gestione di queste strutture hanno fatto aumentare il numero di immobili dati in affitto: la crescita, in media, rispetto allo scorso anno è stata pari al 20%, con picchi del 50% e oltre in alcune zone del Paese.

Il fenomeno, tuttavia, non si sta sviluppando uniformemente in tutto il paese: da lato della domanda, le regioni da cui arriva il maggior interesse per le prenotazioni sono Lombardia e Lazio, mentre le regioni in cui la domanda è cresciuta maggiormente sono Campania e Piemonte; per ciò che concerne l’offerta, invece, la concentrazione maggiore di case vacanza la troviamo in Puglia, Sicilia e Toscana: Puglia e Sicilia, inoltre, sono le regioni che nel corso dell’anno hanno visto la crescita maggiore rispetto al 2012.

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Mutui: cala del 4% l’erogato medio, ma il finanziamento per la prima casa cresce del 3,5%

Nonostante le buone intenzioni e le belle notizie sul fronte della domanda di finanziamento, le erogazioni per l’acquisto di casa continuano a rimpicciolirsi, ridimensionando la crescita registrata sei mesi fa: secondo l’Ufficio Studi di Mutui.it ad ottobre la somma media che gli italiani sono riusciti ad ottenere per l’acquisto di una casa ammonta a 117.000 euro, ed il timido passo in avanti compiuto nella rilevazione di aprile (122.000 euro) non è servito ad ingranare la marcia.

Analizzando le richieste di preventivo di mutuo registrate a ottobre 2013 sui portali Mutui.it (www.mutui.it) e Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), e confrontandole con quelle di  aprile, scopriamo che in sei mesi si è ridotto tanto il valore medio richiesto (-7%), quanto il valore erogato (-4%) e, anche, il valore medio dell’immobile che si intende acquistare (-5%, pari a 223.000 euro). Questa contrazione generalizzata va a ridurre, anche se di poco, il divario tra la somma media richiesta e quella effettivamente erogata, che passa dall’8% al 5%. Il cosiddetto loan to value, vale a dire la percentuale erogata in rapporto al valore dell’immobile, resta stazionaria al 52%.

«Se i dati di CRIF ci hanno fatto ben sperare, visto che per tre mesi consecutivi hanno mostratoun segno positivo davanti alla domanda di mutuo degli italiani spiega Lorenzo Bacca, responsabile della business unit Mutui dell’azienda le risultanze della nostra analisi rivelano come gli italiani abbiano ormai livellato verso il basso le loro richieste di finanziamento, puntando ad immobili meno costosi. Da segnalare che, per la prima volta negli ultimi quattordici mesi, il valore medio degli immobili è sceso sotto i 230.000 euro, segno che la crisi del mattone sta facendo veramente scendere i prezzi».

Il mutuo prima casa

Se questi sono i dati complessivi, cosa cambia quando si prendono in considerazione solamente le richieste e le erogazioni di mutui per l’acquisto della prima casa? Dopo la leggera crescita rilevata nello scorso semestre in relazione all’ammontare richiesto, ad ottobre si cala nuovamente e si passa da 137.000 a 129.000 euro in sei mesi (-6%). La cifra media erogata, però, cresce e torna ai livelli di un anno fa, circa 127.000 euro (+2%): in breve, assistiamo ad una progressiva riduzione del divario tra richiesta ed erogazione, complice anche una migliore disponibilità delle banche, più pronte a finanziare una percentuale maggiore dell’immobile. Non a caso, il loan to value torna ai livelli di un anno fa e si assesta al 62%.

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Il loft non fa più tendenza: cala la domanda e i prezzi si sono abbassati fino all’11%

Il cinema americano li aveva resi un cult, ma ora il mito dei loft sembra essere alquanto appannato e in meno di 5 anni i prezzi di questi immobili si sono ridotti fino all’11%. Secondo l’indagine condotta da Immobiliare.it (www.immobiliare.it) sul mercato dei loft in alcune delle più grandi città d’Italia, l’offerta in vendita cresce fino al 9% ma, al contempo, la domanda cala fino al 6%. Questo divario tra domanda e offerta produce una discesa dei prezzi a doppia cifra in tutto il Paese, appena più contenuta a Milano.
Quali sono le ragioni di un calo di interesse così marcato? «I loft hanno rappresentato l’espressione maggiore del boom del mercato immobiliare degli scorsi anni – ha dichiarato Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.it – ma oggi gli italiani sono tornati a desiderare abitazioni più tradizionali. Non va sottovalutato anche un altro problema: essendo un immobile di natura commerciale, non ci si può prendere la residenza e, quindi, per il loft non è possibile ottenere un mutuo prima casa».
Alcune volte capita di leggere annunci di loft “residenziali”, ma in quel caso si usa il termine in maniera impropria. L’accatastamento dei loft puro è nella categoria C3, ossia quella di “laboratori con permanenza di persone”. Proprio per questi motivi, quella del loft è una tipologia di immobile più adatta a professionisti che la utilizzano sia come studio privato sia come abitazione, a patto, però, che non necessitino di un mutuo prima casa per comprarlo.
Tornando ai risultati della ricerca, fra le città prese a campione i prezzi dei loft calano in maniera meno forte a Milano, dove la contrazione è pari al 6% rispetto al 2009. Va peggio a Roma e Bologna, con un calo del 10% rispetto al 2009; la riduzione più marcata è quella di Torino dove i prezzi richiesti per vendere un loft sono scesi dell’ 11%.
A far scendere i prezzi anche l’aumento dell’offerta cresciuta soprattutto a Torino e Bologna, dove si toccano rispettivamente punte del +8% e +9%, grazie ai molti interventi di riqualificazione di ex poli industriali che – in tempi più recenti rispetto a Milano e Roma – hanno portato alla crescita della disponibilità di spazi che possono essere adibiti a loft.
In ultimo una curiosità: forse perché gli spazi sono meno tradizionali rispetto a quelli classici di una casa, o perché sono più adatti a chi in casa passa meno tempo, ma a privilegiare il loft sono soprattutto gli uomini, che rappresentano il 57% della domanda.

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Prestiti personali: la richiesta media italiana si è ridotta del 23% in un anno

Il 2013, per ciò che riguarda il mondo del credito al consumo, è contraddistinto dalla progressiva riduzione degli importi richiesti dagli Italiani. I risultati dell’Osservatorio di Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) e Prestiti.it (www.prestiti.it), realizzato analizzando un campione di circa 40 mila richieste, mostrano come la domanda media di prestito si sia ridotta del 23% in un anno, arrivando a poco più di 10.000 euro, contro i 12.500 di ottobre 2012.
Già nello scorso marzo si era evidenziata una prima riduzione degli importi richiesti, confermata anche nell’ultimo semestre, ma l’identikit di chi intende sottoscrivere un finanziamento è mutato: la domanda di denaro alle banche resta affare da uomini – sono il 74% di tutto il campione – mentre l’età sale ancora ed arriva a 42 anni; l’importo medio, come detto, è sceso a circa 10.000 euro (erano 11.000 a marzo) mentre lo stipendio dichiarato in fase di preventivo è pari a 1.700 euro mensili. La durata del finanziamento resta superiore ai cinque anni, occorreranno 63 mensilità per ripagare il prestito.
Il prestito si fa sempre più piccolo, quindi: questo perché, da un lato, le banche sono sempre più restie a concedere finanziamenti di importo elevato e, dall’altro, si riduce progressivamente il numero delle richieste di prestito per comprare automobili, spesa dall’importo ingente di cui, però, gli italiani sembrano poter fare a meno.
«Anziché rispondere – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile della Business Unit Prestiti di Facile.it – come spesso accadeva in passato, alla necessità di una spesa saltuaria ma ingente, come l’acquisto dell’auto o degli arredi, la ristrutturazione di casa o l’acquisto di un piccolo immobile, nel 2013 il prestito personale serve ad ottenere liquidità, con cui far fronte alle spese più disparate».
La percentuale di richieste di liquidità è pari al 40% del totale; le altre finalità più ricorrenti (ma in misura minore) restano l’acquisto di veicoli usati – in progressiva contrazione, visto che oggi rappresenta la motivazione addotta dal 19% del campione (solo un anno fa era il 27%) – e la ristrutturazione di casa: questa finalità, in particolare, cresce leggermente passando dal 10% al 12% del totale.
Per quanto riguarda le differenze regionali, si registra un calo generale valido per tutto il territorio nazionale. Ad ottobre 2013 gli importi maggiori sono stati richiesti nelle regioni del Sud Italia, con la Sardegna che primeggia anche in questo semestre (come nel precedente, seppur con importo più basso). Liguria ed Emilia Romagna, invece, si trovano in fondo alla classifica con una richiesta che si ferma a circa 9.500 euro. L’età media più elevata la troviamo in Trentino Alto Adige (45 anni), mentre il prestito medio di più lunga durata lo troviamo in Molise (67 mensilità).

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LuxuryEstate.com lancia la nuova app dedicata agli immobili di lusso

LuxuryEstate.com, la piattaforma internazionale partner di Gruppo Immobiliare.it e dedicata alla vendita di immobili di lusso ha annunciato oggi il lancio della nuova app che consentirà a tutti I suoi utenti di ricercare immobili da sogno praticamente in ogni angolo del pianeta nella più grande vetrina disponibile online. Più di 90,000 annunci di immobili di altissima gamma in 85 nazioni differenti saranno da oggi consultabili su smartphone o tablet, rendendo più semplice trovare la casa perfetta.
Silvio Pagliani, Presidente di LuxuryEstate.com, ha dichiarato: “Il modo in cui noi lavoriamo, acquistiamo e comunichiamo è cambiato radicalmente negli ultimi anni, specialmente nel settore immobiliare. LuxuryEstate.com sa bene che i suoi utenti sono spesso in viaggio e sempre più spesso usano i mobile devices per i loro affari, ma anche per la loro vita privata.  Volevamo creare un’app che rendesse più semplice la ricerca anche di immobili di lusso, indipendentemente da dove ci si trovi.”
Creata pensando ad un pubblico internazionale, l’app consente di ricercare gli immobili scegliendo fra 8 lingue differenti e selezionando le unità di misura preferite (piedi quadrati, metri quadrati…) sia, ancora, visualizzando i costi degli immobili in ben 12 valute diverse.
L’app, da subito disponibile per iPhone, iPad e Android, è scaricabile gratuitamente su App Store e Google Play  e consente di visualizzare decine di migliaia di annunci di immobili di altissima gamma, non solo ville, ma anche castelli, casali, appartamenti  e persino hotel tutti concepiti o arredati da alcuni dei più importanti architetti e designer del mondo.
L’app include tutte le funzionalità già disponibili sul sito www.luxuryestate.com e consente agli utenti di salvare i parametri della propria ricerca e gli annunci preferiti, visualizzare la localizzazione dell’immobile e mettersi in contatto con l’agente che cura la vendita o l’affitto.

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Fumetti, parchi divertimenti e montagna: queste le scelte degli italiani per il ponte dei morti

Chiamatelo Halloween o ponte di Ognissanti, ma quello che conta è che il ponte del primo novembre offre agli italiani la possibilità di staccare per qualche giorno: Casevacanza.it (www.casevacanza.it) ha monitorato le richieste di prenotazione fatte per questo particolare periodo dell’anno, scoprendo che gli italiani che andranno in vacanza si divideranno tra parchi divertimenti, montagna e… Festival del Fumetto.

Casevacanza.it, sito leader in Italia per gli affitti turistici e parte di Gruppo Immobiliare.it, ha analizzato i volumi di ricerche e prenotazioni per l’ultima settimana di ottobre, evidenziando le località più ambite dagli italiani che scelgono di rimanere nel territorio nazionale per il weekend di Halloween. Al primo posto troviamo una località insolita: Lucca.

«La sovrapposizione con il Lucca Comics, il Festival Internazionale del Fumetto che ogni anno attira migliaia di visitatori – ha dichiarato Francesco Lorenzani, responsabile di Casevacanza.it – ha reso la località toscana la più ambita d’Italia per quanto riguarda le case vacanza nel periodo di Ognissanti: ciò giustifica anche il significativo aumento dei prezzi rispetto alle altre settimane dello stesso periodo dell’anno.»

La città doppia, per richieste e prenotazioni, la seconda in classifica (Ravenna) ed è anche quella con i prezzi più elevati: si va dai 150 ai 300 euro a notte per un appartamento con quattro posti letto.

Se in tanti trascorreranno il weekend tra le star del fumetto e del cinema di animazione, molte famiglie hanno fatto una scelta più classica puntando ai parchi divertimento. Ravenna e Verona, infatti, sono le province in cui si trovano i più importanti parchi a tema d’Italia, che proprio per Halloween hanno dato vita ad iniziative dedicate alla notte delle streghe.

Molti anche gli italiani che trascorreranno Halloween in alta quota. Tra le mete più richieste troviamo numerose località montane: complici le prime nevi, alcuni comprensori sciistici sono già in attività – o lo saranno per il Ponte – e gli appassionati possono pianificare il loro primo weekend sugli sci. Dove? Livigno e Aprica in Valtellina, Predazzo in Trentino e  Courmayeur e Cervinia in Val d’Aosta sono ad oggi quelle che raccolgono il maggiore interesse dei vacanzieri del ponte.
Ma quanto durerà questa vacanza? Poco: mediamente tre notti soltanto, per le quali si spenderanno dai 40 ai 300 euro a notte.

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Box auto, addio: crisi dell’auto e costi eccessivi fanno scendere i prezzi fino al 12%

Un tempo era un bene irrinunciabile, oggi gli italiani lo vedono come un costo insostenibile. Questa la maggiore evidenza dell’indagine condotta da Immobiliare.it (www.immobiliare.it) secondo cui in tutte le città d’Italia l’offerta dei box in vendita cresce con percentuali che arrivano fino al 6% per la vendita e al 9% per gli affitti; di pari passo, la domanda è in netto calo, cosa che spinge ad abbassare i prezzi fino al 5% per la vendita e fino al 12% per la locazione.
«Complice la crisi economica, non solo molti italiani hanno rinunciato alla propria auto, ma anche i veicoli circolanti sono mediamente più vecchi che in passato – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.it – e raramente ha senso custodirli in un box privato. Gli effetti di questo ragionamento sono ormai visibili nelle dinamiche del mercato, soprattutto nei grandi centri urbani».
Sono molti i fattori che hanno portato i prezzi di compravendita del mercato dei box a diminuire in maniera così netta. Oltre alla crisi economica di cui si è detto, va considerato che le nuove costruzioni prevedono obbligatoriamente un garage per ciascuna unità abitativa e che nei centri urbani, sempre più spesso caratterizzati da Zone a Traffico Limitato o con accesso a pagamento, si usano sempre meno le automobili private, preferendo i mezzi pubblici o quelli di condivisione come il bike o car sharing.
Le maggiori oscillazioni riguardano le grandi città
È Milano la città italiana che ha visto crescere più di tutte l’offerta, segnando un +5,7% di box in vendita e un +9,3% di affitti. A Roma il trend è lo stesso: il mercato dei box auto offre in vendita il 5,3% di immobili in più rispetto al 2012 (mentre i prezzi si sono abbassati del 4,3%); addirittura registriamo il 7,2% in più riguardo all’offerta di box in affitto, con prezzi più bassi di oltre l’8%. Caso a sé rappresentano i garage che si trovano in vie o in stabili prestigiosi: nonostante il calo generalizzato, mantengono costi fino a tre volte superiori alla media. Anche Torino e Bologna registrano l’aumento dell’offerta, rispettivamente del 4,5% e del 4,8% per la vendita e del 6% e del 5,8% per l’affitto.
Per quel che concerne i prezzi, i cambiamenti più evidenti si registrano a Genova, dove i prezzi degli affitti sono scesi del 12,2%, e a Bologna, in cui questi calano del 10,9%.

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Mutui: solo il 5,3% dei mutui concessi in Italia è sottoscritto dal popolo delle partite iva

Il “popolo delle partite iva” conta ormai di più di tre milioni di persone di cui una percentuale sempre maggiore è rappresentata, più che da veri e propri imprenditori, da lavoratori precari costretti alla professione autonoma dal bisogno di lavorare. Anche per questo motivo, per loro, l’acquisto di una casa è un percorso arduo. Secondo Mutui.it (www.mutui.it) solo il 5,3% dei mutui concessi in Italia vede tra gli intestatari un autonomo con partita iva. L’indagine, svolta in collaborazione con Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), è partita dall’analisi di oltre 6.000 domande di mutuo e relative erogazioni concesse in Italia da gennaio ad agosto 2013, e ha evidenziato come chi ottiene un finanziamento ci riesce perché disposto a finanziare solo una piccola parte del valore dell’immobile.
«Quando chi chiede un mutuo è un soggetto autonomo con partita iva – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile business unit mutui dell’azienda – sa già che dovrà affrontare maggiori difficoltà rispetto ad altri lavoratori: le banche sono più propense ad erogare un mutuo solo a fronte di una cospicua liquidità. Questo è il motivo per cui il loan to value medio scende sotto la soglia “psicologica” del 50%.»
Effettivamente, la percentuale del valore dell’immobile acquistato col mutuo erogato agli autonomi si ferma a poco più del 40%; l’importo medio erogato ammonta a circa 123.000 euro e con questo si finanzia, nel 71% dei casi, l’acquisto della prima casa. La durata del mutuo che si riesce ad ottenere è di 20 anni mentre l’età media del primo firmatario è di 44 anni: segno che occorre aver messo da parte parecchi risparmi prima di essere certi di ottenere un finanziamento. Per quanto riguarda i tassi, la preferenza assoluta va al tasso variabile, scelto dal 68% dei mutuatari con partita iva.
Sintomatica della difficoltà di molti autonomi ad avere accesso al mutuo è la differenza tra le domande e le concessioni: nello stesso periodo considerato, tra le richieste di mutuo inviate alle banche gli autonomi rappresentano ben il 12% del totale, mentre le erogazioni vedono questa categoria di lavoratori come marginale (5,3%).
Da notare che l’immobile acquistato ha un valore medio ben più alto del mutuo tipo italiano: circa 300.000 euro, a riprova che i protagonisti della compravendita sono perlopiù imprenditori con una buona disponibilità economica.

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Si accendono i riscaldamenti e chi ha le termo valvole risparmierà fino al 23%

In molte regioni oggi si accendono i termosifoni, ma alcuni italiani spenderanno meno di altri per riscaldare la propria casa: il loro risparmio potrà superare il 23%. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html), comparatore leader del settore, che ha confrontato le spese necessarie a riscaldare un appartamento di 80 metri quadri con impianto autonomo tradizionale, centralizzato tradizionale, autonomo con termo valvole o centralizzato con termo valvole.
«È nei mesi invernali che si concentra oltre l’80% dei consumi di gas delle famiglie italiane – sostiene Paolo Rohr, Responsabile Business Unit Energia di www.facile.it – e proprio per questo bisogna scegliere con attenzione non solo il migliore operatore, ma anche il tipo di impianto più adatto alle nostre esigenze».
Secondo l’analisi fatta da Facile.it, che ha considerato il consumo standard di un nucleo familiare composto da 3 elementi, chi ha in casa un impianto centralizzato spende mediamente 1.120€ all’anno per riscaldare gli ambienti; la spesa scende a 1.008€ se lo stesso impianto viene dotato di termo valvole. Guardando al segmento di utenti che hanno in casa un riscaldamento autonomo, la spesa è di 952€ annui che diventano 857€ se si aggiungono le termo valvole.
Passando quindi da un riscaldamento centralizzato tradizionale ad uno autonomo con termo valvole (già rese obbligatorie in Lombardia e Piemonte dallo scorso 1 agosto per moltissimi impianti, e imposto in maniera progressiva su tutto il territorio nazionale dal 1 settembre 2014), le bollette diminuirebbero subito di 263€ all’anno. I costi da sostenere per trasformare l’impianto (compresi, per il tipo di immobile preso in esame, fra i 3.000 e i 5.000€) comincerebbero subito ad essere ammortizzati, anche perché detraibili nella misura del 65%.
Basterebbero poi alcuni semplici accorgimenti per risparmiare ancora di più: non coprire i termosifoni con copri-termosifoni e usare pannelli termo-riflettenti sul muro porterebbe ad un risparmio del 7%, utilizzare finestre isolanti o con doppi vetri e eliminare gli spifferi abbasserebbe i costi della bolletta dell’8%, rinunciare a qualche grado, abbassando la temperatura impostata col termostato dai 21° ai 19°, infine, equivarrebbe a 114€ di risparmio all’anno.

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Andrea Piccioni fra i relatori del NOAH 2013

Fra pochissimi giorni cominceranno a Londra i lavori del NOAH 2013 e in occasione della più importante fiera internazionale dedicata alle aziende Internet, l’Italia sarà rappresentata anche da Andrea Piccioni, Fondatore e Presidente di Real Web, azienda che ha seguito e finanziato la nascita di alcune delle realtà di maggior successo del web italiano come Immobiliare.it e Facile.it e ha avviato iniziative di pari successo anche in Spagna e Polonia.
Il NOAH Conference 2013 si terrà all’Old Billingsgate Market di Londra il 13 e 14 novembre prossimi e l’intervento di Andrea Piccioni avrà luogo alle ore 10:00 del giorno di inaugurazione.

«Ogni anno – ha dichiarato Andrea Piccioni – il NOAH conference presenta le migliori esperienze internazionali nel mondo del web; le start up più innovative, ma anche le aziende che hanno saputo creare un business di successo. È un onore rappresentare in un evento così importante l’Italia, con tutta la sua capacità creativa ed imprenditoriale.».

NOAH Conference è un incontro dedicato agli operatori professionali in cui vengono presentate ad una platea di oltre 2.000 manager internet di alto livello e provenienti da più di 25 nazioni diverse, le principali aziende internet, tanto pubbliche quanto private. All’evento partecipano più di 80 capi di azienda che affrontano o lo stato di Internet in Europa attraverso dibattiti, interviste, tavole rotonde, presentazioni e sessioni di domane e risposte col pubblico in sala. IL tema della conferenza di quest’anno è “Quanto può diventare grande”, e si pone l’obbiettivo di definire il potenziale di alcune nicchie di mercato così come delle opportunità per aziende specifiche. Oltre ad Andrea Piccioni, fra i Relatori di quest’anno: Klaus Hommels, Oliver Samwer, Martin Enderle (Scout24), Oleg Tscheltzoff (Fotolia), Rolv Erik Ryssdal (Schibsted), Errol Damelin (Wonga), Jean-Baptiste Rudelle (Criteo), Carl Shepherd (homeaway), Stan Laurent (Photobox), Tobias Ragge (Hotel Reservation Systems), Uri Levine (Waze), Jens Begemann (Wooga), Rubin Ritter (Zalando).

Per partecipare al NOAH Conference 2013 e assistere all’intervento di Andrea Piccioni è possibile utilizzare il codice
NOAH13-RealWeb completando l’iscrizione attraverso il seguente link: http://www.noah-conference.com/2013/london13/registration (Il costo del biglietto per i due giorni è pari a 650 sterline + IVA). Per alcune categorie (investitori professionisti, banchieri, avvocati, giornalisti, addetti stampa o head hunters) è prevista una registrazione dedicata che va completata mandando una richiesta all’indirizzo [email protected] e menzionando esplicitamente l’interesse ad assistere alla presentazione di Real Web.

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Va in fumo il business delle sigarette elettroniche

Lo scorso Natale avevano conquistato a buon diritto lo scettro di regalo più diffuso per i fumatori, ma a meno di un anno di distanza le sigarette elettroniche sembrano aver perso molto appeal e, stando a quanto rivelato da Immobiliare.it, principale sito italiano di annunci di settore (www.immobiliare.it), da qualche mese si moltiplicano le vendite online dei negozi sorti sulla scia del successo delle bionde elettroniche.
Di certo a influire sulle molte chiusure anche i cambiamenti normativi volti ad equiparare le sigarette elettroniche a quelle tradizionali: dal primo gennaio 2014 verrà applicata una tassa di consumo pari al 58,5%, la commercializzazione sarà soggetta all’autorizzazione dei Monopoli di Stato e i rivenditori dovranno rispettare gli stessi requisiti previsti per la gestione delle tabaccherie. Il prodotto sembra passato di moda, i vincoli tecnici si fanno più stringenti – senza contare che le e-cig sono state vietate ai minorenni – e chi teme di non riuscire a portare avanti l’attività con questi requisiti mette in vendita prima che sia troppo tardi.
Come per le aperture di queste attività, anche per quanto riguarda la loro chiusura non sembrano emergere particolari distinzioni geografiche e il business affanna a Nord come a Sud. C’è chi vende l’intero negozio, chi la sola licenza, chi la merce e gli arredi sperando che qualche altro intraprendente decida di tentare la fortuna al suo posto. Mediamente il prezzo di cessione della licenza e del magazzino oscilla fra i 10.000€ e i 20.000€, ma a questi costi vanno sovente aggiunti l’affitto del locale dedicato all’attività (circa 1.000€ al mese in media) e i costi di subentro nel contratto di affiliazione che si è obbligati a sottoscrivere in caso di acquisto.
«Col senno di poi – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.it – quello dei negozi di sigarette elettroniche è stato un boom eccessivo. Fra novembre 2012 e i primi mesi del 2013 le nostre città hanno visto l’apertura di centinaia di punti vendita: troppi per soddisfare una richiesta ancora acerba.».
Il mercato delle e-cig potrebbe, in realtà, avviarsi ad un riequilibrio, il che darebbe una boccata di ossigeno ai molti piccoli imprenditori che hanno abbracciato questo business.

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Mutui e precari: il 2,7% dei mutui concessi è sottoscritto da chi ha un contratto a tempo determinato

Anche se i lavoratori precari in Italia sono circa il 13% del totale* quando si tratta di comprar casa l’incidenza dei mutui concessi a chi ha un contratto a termine rispetto al totale dei finanziamenti accordati si riduce drasticamente: secondo il portale Mutui.it (www.mutui.it) sono appena il 2,7% del totale. L’indagine, svolta in collaborazione con Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), è partita dall’analisi di oltre 6.000 domande di mutuo e relative erogazioni concesse in Italia da gennaio a luglio 2013 e ha evidenziato come, se anche riescono ad ottenere un finanziamento, i lavoratori precari non sono mai gli unici firmatari del mutuo.
«Quando a chiedere un mutuo è un soggetto che non è assunto a tempo indeterminato – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile business unit mutui dell’azienda – le banche reagiscono irrigidendo ancora di più i loro parametri: la presenza di un cointestatario assunto a tempo indeterminato o perlomeno di un garante in grado di coprire il pagamento del finanziamento in caso di difficoltà diventano, così, conditio sine qua non per la concessione.»
Nel dettaglio, il 60% dei mutui fra i cui intestatari vi è un lavoratore precario vede la presenza di un garante, il restante 40% è intestato ad un secondo soggetto, impiegato a tempo indeterminato o libero professionista. L’importo medio erogato ammonta a circa 130.000 euro e si finanzia, in 9 casi su 10, l’acquisto della prima casa; il loan to value, vale a dire la percentuale del valore dell’immobile acquistata col mutuo, è più alto della media e arriva al 66%. La durata del finanziamento che si riesce ad ottenere è di poco meno di 25 anni (23,5) mentre l’età media del primo firmatario è di 35 anni, leggermente inferiore alla richiesta “tipo” di mutuo in Italia.
Per quanto riguarda i tassi, la preferenza assoluta va al tasso variabile, scelto dal 68% dei mutuatari: si tratta, probabilmente, di soggetti convinti di migliorare le proprie condizioni economiche negli anni a venire, che pertanto preferiscono le oscillazioni del variabile alla rata certa, ma più elevata, del mutuo a tasso fisso.
Non tutti i contratti a tempo determinato, però, sono uguali per la banca: le categorie che possono essere più ottimiste circa l’ottenimento del mutuo sono i precari della scuola, che spesso vantano molti anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro e, pertanto, vengono visti di buon occhio dall’istituto finanziatore, in quanto titolari di una fonte di reddito pressoché certa. Ovviamente, anche loro devono ricorrere ad un garante o cointestatario, ma il loro stipendio può andare a comporre il reddito complessivo su cui calcolare la rata.
«La recente approvazione del Piano Casa da parte del Governo Letta ha riportato in auge le difficoltà dei precari e dei più giovani ad ottenere un finanziamento per l’acquisto casa – conclude Bacca – ed auspichiamo che, nei prossimi mesi, aumenti la probabilità dei precari di accedere al Fondo per la concessione di mutui a tassi agevolati; la fotografia attuale, ad ogni modo, resta piuttosto grigia.»
* Dati Istat, 2010

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