Il deposito brevetti è una pratica che, specialmente negli ultimi anni, le grandi aziende, soprattutto nel campo dell’elettronica, utilizzano parecchio per preservare le proprie innovazioni tecnologiche dalla concorrenza. In molti conoscono questa pratica soprattutto rispetto alle cause giudiziarie, alcune delle quali ancora in corso, tra le grandi aziende della telefonia mobile, specialmente dopo l’esplosione degli smartphone come iPhone e Android.
Apple infatti è stata accusata di aver effettuato il deposito di brevetti appartenenti ad altri suoi fornitori o a competitor che producono telefoni concorrenti all’iPhone. Con l’avvento degli iPad e di tutti i suoi concorrenti questa guerra si è fatta ancora più combattiva. Tutti citano in giudizio i concorrenti i quali, nella maggior parte dei casi non solo incassano il colpo ma rincarano la dose, citando a loro volta l’azienda.
Oltre alla guerra del deposito brevetti c’è quella della registrazione di nomi sotto copyright. La più famosa è la registrazione da parte di Apple del suo sistema operativo, iOS, considerato da molti troppo generico e dunque poco adatto a rappresentare un unico dispositivo.
L’ultimo avvenimento è la negazione del deposito del brevetto, effettuato sempre da Apple, per il multi-touch, il celebre sistema, introdotto per primo proprio dalla società di Cupertino, che consente di interagire con gli schermi dei telefoni cellulari con più di un dito della mano, potendo dunque allargare lo schermo o evidenziando un contenuto. Il brevetto, depositato da Apple nel 2007, è stato rifiutato dall’autorità competente con motivazioni relative proprio alla genericità dell’oggetto della registrazione.
Una diatriba, quella del deposito brevetti e registrazione di marchi, che non accenna a placarsi tra le multinazionali della tecnologia.
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