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  • RC auto: la crisi spinge in alto il ricorso alle coperture aggiuntive. Le richiede il 56% degli automobilisti

    In tempi di crisi la cautela non è mai troppa: sarà per questo che il 56% degli italiani alle prese con il rinnovo RC auto sceglie di richiedere una copertura aggiuntiva. A dirlo è il portale Facile.it (www.facile.it) che, analizzando un campione di oltre 1.000.000 di preventivi assicurativi arrivati negli ultimi due mesi, ha rivelato come sia ormai una consuetudine aggiungere alla polizza base ulteriori garanzie.

    «Mentre la RCA (la polizza assicurativa base) è obbligatoria per legge – spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.itciò non vale per tutte le garanzie accessorie, che assicurano il guidatore ed il veicolo in un più alto numero di situazioni. Anziché puntare al risparmio, il trend emergente sembra quello della prudenza: si spende una modica cifra oggi per evitare complicazioni domani.»

    Ma quali sono le coperture più richieste dagli italiani? È l’infortunio al conducente la garanzia accessoria più ricorrente (47,4%): pochi sanno che la normale RC auto non tutela l’assicurato alla guida del veicolo responsabile del sinistro, ma si limita a coprire i danni causati a persone o altri mezzi. A seguire troviamo l’assistenza stradale, richiesta dal 41,1% del campione censito: con un parco macchine sempre più vecchio, il rischio di rimanere bloccati mentre si viaggia è in aumento, da qui l’esigenza di prevenire, evitando la spesa per il recupero del veicolo in caso di fermo.

    Sarà che i prezzi dell’assicurazione auto subiscono variazioni notevoli in base alla regione di residenza, ma anche la propensione alla prudenza mostra lo stesso andamento: le regioni in cui è più alta la percentuale di automobilisti che richiede almeno una copertura aggiuntiva sono quelle del Nord Italia. A guidare la classifica è la Lombardia, regione in cui ben il 72% degli automobilisti sceglie di integrare la propria RC auto; a seguire, Trentino Alto Adige (66%) e Liguria (61%). Tutta la coda della classifica, invece, è occupata dalle regioni del Sud: Puglia, Calabria (15%) e Campania (16%) rivelano un minore interesse dei cittadini del meridione a far aumentare il prezzo della polizza con garanzie aggiuntive.

    Interessante notare, invece, che le differenze di comportamento tra uomini e donne, stavolta, sono davvero minime: nel dettaglio, però, le donne si mostrano più interessate alla copertura in caso di infortunio al conducente (la richiedono il 48,4% delle donne, contro il 46,7% degli uomini) e all’assistenza stradale (42,1%, contro il 40,6% del campione maschile).

    Per quanto riguarda le categorie professionali sono i dirigenti, gli agenti di commercio e gli imprenditori  quelli che scelgono in misura più alta di aggiungere coperture alla RCA – forse perché passano più tempo al volante o perché hanno redditi mediamente più alti – mentre gli appartenenti alle forze armate sono il fanalino di coda, battendo persino pensionati e disoccupati.

  • Prestiti personali: torna a crescere la richiesta media, +8% nell’ultimo semestre

    Il 2014 è contraddistinto da un calo della domanda dei finanziamenti, ma gli importi richiesti sono cresciuti: l’Osservatorio sul credito al consumo di Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) e Prestiti.it (www.prestiti.it), ha evidenziato come la richiesta media di prestito sia aumentata dell’8% in sei mesi, andando a compensare il drastico calo della rilevazione precedente (-23% in un anno; -8% nel semestre). Oggi si richiedono poco più di 11.000 euro, contro i 10.000 di ottobre 2013.

    «Se gli ultimi dati del Crif – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile della Business Unit Prestiti di Facile.it e Prestiti.itpongono l’accento sul calo delle domande (a febbraio si è registrato una diminuzione del 7,9% rispetto allo scorso anno) la nostra analisi delle richieste mostra come chi abbia bisogno di un prestito cerchi di ottenere cifre comunque significative, nonostante diminuisca il reddito medio con cui rimborsarle; da ciò consegue un leggero allungamento dei tempi di restituzione».

    L’indagine, realizzata analizzando un campione di circa 40 mila domande presentate nel periodo compreso tra ottobre 2013 e marzo 2014, ci offre l’identikit del richiedente finanziamento in questi tempi di crisi:  è un uomo – sono il 74% di tutto il campione – di 41 anni che ha bisogno di circa 11.000 euro e vuole rimborsare il prestito contando su uno stipendio di circa 1.600 euro mensili (erano 1.700 nel semestre precedente). La durata del finanziamento resta superiore ai cinque anni, occorreranno 64 mensilità (63 nella rilevazione di ottobre) per ripagare il prestito.

    Tra coloro i quali hanno indicato una finalità precisa per il prestito, la motivazione più ricorrente è la liquidità (22,7% del totale), seguita dall’acquisto di auto usate (21,3%). Pressoché stabile la ristrutturazione casa (è il 14,5%, era il 15,6% nello scorso semestre), mentre va segnalato l’alto numero di richieste per il consolidamento di altri debiti già esistenti: rappresenta ormai il 14,1% di tutte le motivazioni di prestito.

    Per quanto riguarda le differenze regionali, registriamo un leggero aumento in tutto il territorio nazionale. Rispetto all’indagine condotta nell’ottobre 2013 le Regioni che hanno visto le crescite degli importi maggiori sono la Basilicata, il Lazio e il Trentino Alto Adige – con aumenti medi di circa 1500 euro – mentre, in assoluto, si conferma la tendenza che vede richieste più cospicue a Sud dell’Italia: la Sardegna primeggia anche in questo semestre (con 12.000 euro), mentre Liguria ed Emilia Romagna restano sempre in fondo alla classifica con una richiesta stabile a 9.500 euro. I lucani sono i cittadini con la richiesta dalla durata più lunga(68 mesi), mentre il Trentino Alto Adige è l’unica regione in cui l’età media al momento della richiesta è sotto i 40 anni (39, per l’esattezza).

  • Mutui: tornano a crescere le domande di surroga, frenano ancora le erogazioni

    Amata e poi odiata, le surroga del mutuo torna a destare l’attenzione degli italiani che, potendo contare su spread più bassi rispetto allo scorso anno, ricominciano a chiedere di sostituire il proprio mutuo con quello offerto da una banca diversa, che offra condizioni più vantaggiose. L’Ufficio studi del portale Mutui.it (www.mutui.it), in collaborazione con Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), ha analizzato le domande di mutuo arrivate nel periodo compreso tra settembre 2013 e febbraio 2014, scoprendo che le richieste di surroga rappresentano ormai il 13,7% del totale.

    «Questa percentuale – spiega Lorenzo Bacca, responsabile della business unit Mutui dell’aziendaè di molto superiore a quella registrata nella rilevazione di aprile 2012, quando le domande erano solo il 9,7% ed è sintomatica di come gli italiani vorrebbero migliorare le condizioni dei finanziamenti in corso, soprattutto quando sottoscritti in periodi contraddistinti da alti spread. Non sempre, tuttavia, questo desiderio si trasforma in una sostituzione del mutuo.»

    Effettivamente, considerando lo stesso lasso di tempo, se si guarda alle erogazioni di mutuo la percentuale di surroghe rappresenta solo il 7,7% del totale.

    Dall’analisi delle domande arrivate ai siti nel periodo considerato, emerge l’identikit di un soggetto dall’età media di 41 anni, che punta ad ottenere circa 130.000 euro da rimborsare in poco più di 20 anni, a riprova del fatto che si tratta di sottoscrittori di mutui recenti, quindi con spread elevati; per quanto riguarda il tasso scelto, a prevalere è quello variabile (puro o con cap), preferito dalla maggioranza del campione (67%), mentre solo il 26% vorrebbe un tasso fisso.

    Gli importi erogati vedono una contrazione, rispetto alla domanda, di circa il 15%: il mutuo medio concesso è pari a poco più di 113.000 euro, con cui si va a rifinanziare il 43% del valore complessivo dell’immobile.

    Se questi sono i dati nazionali, cosa accade nelle diverse regioni italiane? Il desiderio di cambiare mutuo non è lo stesso in ogni zona d’Italia: le regioni in cui questa tipologia di mutuo rappresenta una fetta più alta della media dei finanziamenti che si cercano di ottenere arrivando a superare il 17% del totale, sono Abruzzo, Umbria e Sardegna; per quanto riguarda invece gli importi, le regioni da cui arrivano le richieste più cospicue sono il Lazio (131.500 euro), la Liguria (130.000 euro) e l’Emilia Romagna (129.500 euro). Importi più piccoli, di contro, nelle Marche e in Puglia.

  • Le bollette della Lombardia sono tra le più care in Italia

    Il 2013 è stato un anno duro per i lombardi alle prese con le bollette: luce e gas, insieme, sono costate alla famiglia media 1.620 euro, decisamente più dei 1.500 euro spesi mediamente in Italia. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html): il comparatore ha analizzato il consumo annuo dichiarato dai clienti del portale, scoprendo che la Lombardia è la quarta regione più cara in Italia per quanto riguarda i consumi. La provincia lombarda che, in assoluto, ha fatto registrare i costi più alti è Pavia (1.747 euro all’anno), mentre ha sorpreso Milano dove, per pagare le bollette, si è speso meno che in ogni altra provincia della regione (1.441 euro medi annui).

    Quanto costa il gas in Lombardia

    Nel 2013 è stata la spesa relativa al gas quella ad avere un impatto maggiore sul budget familiare: 1.131 euro la media regionale, a cui i lombardi hanno cercato di far fronte cambiando operatore nel 4,6% dei casi. Rispetto alla media nazionale che si è fermata a 990€, la spesa della Lombardia risulta tra le più alte del Paese. E questo vale per tutte le dodici province: la più cara, sempre per il gas, è risultata essere Sondrio, con una spesa media pari a 1.243 euro, mentre quella dove si è speso meno è Milano con 1.018 euro. Nonostante ciò, è proprio nel capoluogo lombardo che i cittadini hanno scelto maggiormente di rivolgersi a un altro operatore, cambiando nel 7,6% dei casi; mentre a Sondrio, nonostante la spesa più alta, si è rimasti più “fedeli” al proprio fornitore e solo il 2,8% degli utenti ha deciso di cambiare.

    Quanto costa la luce ai lombardi

    Per quanto riguarda le spese sostenute dalle famiglie lombarde per l’ energia elettrica, la media è pari a 493 euro annui, al di sotto di quella nazionale che è arrivata a 500 euro. Pur pesando questa voce in misura minore, Facile.it registra una volontà di risparmio più decisa: la percentuale di famiglie lombarde che hanno cambiato fornitore nel corso dell’anno è stata del 5,8%, che arriva fino al 9,8% nella provincia di Milano. Minore interesse a cambiare, ancora una volta, hanno dimostrato gli abitanti della provincia di Sondrio (4,1%). Guardando, poi, alla spesa annua media, Cremona è prima in classifica per costi elevati (548 euro annui). A spendere meno per l’energia elettrica, compensando i costi record per la fornitura di gas, sono gli abitanti della provincia di Sondrio con una media di 392 euro all’anno.

  • Le bollette dei siciliani sono tra le più economiche del Paese

    Il 2013 è stato un anno in cui i siciliani sono stati molto fortunati rispetto agli altri italiani e si sono trovati a pagare le bollette meno care del nostro Paese: luce e gas, insieme, sono costate alla famiglia media 1.260 euro, contro la media nazionale che è arrivata a 1.500. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html): il comparatore ha analizzato il consumo annuo dichiarato dai clienti del portale, scoprendo che la Sicilia è la seconda regione più economica in Italia per quanto riguarda i consumi, dopo la Liguria. La provincia siciliana che, in assoluto, ha fatto registrare i costi più alti è Catania (1.450 euro all’anno), mentre a Siracusa, per pagare le bollette, si è speso meno che in ogni altra provincia della Regione con 1.038 euro medi annui.
    Quanto costa il gas in Sicilia
    Come nel resto d’Italia, nel 2013 è stata la spesa relativa al gas quella ad avere un impatto maggiore sul budget familiare: 778 euro la media regionale, a cui i siciliani hanno cercato di far fronte cambiando operatore nel 3,7% dei casi. I più fedeli sono stati i ragusani che hanno deciso di stipulare un nuovo contratto di fornitura elettrica solo nel 2,3% dei casi. Rispetto alla media nazionale che ha toccato i 990 euro, la spesa della Sicilia è stata la più economica del Paese dopo quella della Campania, complice il clima mite dovuto alla presenza del mare. E questo vale per tutte e nove le province: Enna, essendo molto montuosa rispetto alle altre, è risultata la più cara per il gas con una media di 950 euro, dato che ha portato gli abitanti di quest’area a cambiare maggiormente operatore rispetto ai conterranei (6,9%). Palermo è la provincia più economica con 732 euro.
    Quanto costa la luce ai siciliani
    Per quanto riguarda le spese sostenute dalle famiglie siciliane per l’energia elettrica, la media è pari a 486 euro annui, anche in questo caso inferiore a quella nazionale che si è attestata a 500 euro. Pur pesando questa voce in misura minore, Facile.it registra una volontà di risparmio più decisa: la percentuale di famiglie siciliane che hanno cambiato fornitore nel corso dell’anno è stata dell’8%, con picchi del 10,6% a Ragusa, dato di molto superiore al resto d’Italia dove si è scelto un nuovo operatore solo nel 6% dei casi. Per quanto riguarda l’energia elettrica la provincia più cara si è rivelata essere Catania (557 euro), mentre quella con i costi più abbordabili è stata Enna (412 euro).

  • Prestiti, richiedenti sempre più anziani: dagli over 60 arriva il 9% delle domande

    Il credito al consumo è uno strumento che richiede tranquillità economica e sarà per questo che la percentuale di over 60 che fanno domanda di prestiti è passata, in due anni, dal 6,5 al 9% del totale delle richieste di finanziamento. È questa, in breve, la maggiore evidenza emersa dall’ultima analisi condotta dal portale Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) che, in collaborazione con Prestiti.it (www.prestiti.it), ha monitorato oltre 30.000 richieste di prestito presentate in Italia nel secondo semestre 2013.
    L’aumento della fetta degli over 60 che chiedono un prestito, sul totale delle domande è comprensibile considerando che, in un periodo di crisi in cui anche i prestiti personali si fanno “piccoli”, tanto per importo quanto per numero di richieste, per questa fascia di popolazione sia più semplice chiedere ed ottenere la rateizzazione dei pagamenti. «Un lavoro stabile o la pensione – spiega Lorenzo Bacca, Responsabile Business Unit Prestiti dei due broker online – tranquillizzano tanto il richiedente, che può permettersi di pianificare le spese, soprattutto se ingenti, quanto le banche che, offrendo strumenti di credito come la cessione del quinto della pensione, possono dare liquidità anche a chi ha avuto, in passato, problemi di insolvenza».
    Nel dettaglio, la domanda media di prestito da parte degli italiani con più di 60 anni è piuttosto elevata: vengono richiesti 10.500 euro da restituire in un periodo di tempo abbastanza lungo, 67 mesi, equivalenti a cinque anni e mezzo. La somma richiesta e la durata si convertono in una rata mensile pari a circa 200 euro, da rimborsare con uno stipendio (o pensione, visto che l’80% del campione non lavora più) di circa 1.500 euro. Le domande arrivano nel 75% dei casi dagli uomini, a conferma di una maggiore dimestichezza con il credito al consumo da parte dell’universo maschile.
    Ma per quale motivo gli over 60 hanno chiesto un prestito nel 2013? Nel 23% dei casi, per avere liquidità da gestire come si preferisce; seguono, al secondo e terzo posto, la ristrutturazione di casa (22%) e l’acquisto di auto usate (18%). Da notare, poi, che i prestiti per le spese mediche superano il numero dei finanziamenti richiesti per comprare un’auto nuova. Curiosamente, oltre il 3% delle domande di prestito è finalizzato a matrimonio e cerimonie.
    «L’analisi delle finalità delle richieste – continua Bacca – è emblematica di come sempre di più gli over 60 che chiedono un prestito lo fanno per offrire a figli e nipoti un sostegno: in confronto alla loro precarietà lavorativa, la pensione si rivela un appiglio solido a cui riferirsi in caso di necessità».
    Per quanto riguarda le differenze tra le regioni, quelle in cui la compagine degli over 60 rappresenta una fetta più ampia dei richiedenti prestito sono la Sicilia (si arriva al 13,1%), la Campania (12,2%) e la Calabria (11,3%), mentre è ai minimi in Basilicata (5,7%) e in Emilia Romagna (5,9%). Gli importi più elevati vengono richiesti in Friuli Venezia Giulia (11.600 euro), Molise e Calabria (11.500 euro), mentre le cifre più basse le troviamo in Toscana (9.100 euro) e Basilicata (7.500 euro).

  • Le bollette del Veneto superano la media nazionale

    Il 2013 è stato un anno in cui i veneti hanno dovuto stringere la cinghia per pagare tutte le bollette: luce e gas, insieme, sono costate alla famiglia media 1.596 euro, al di sopra della media nazionale che si è fermata a 1.500. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html): il comparatore ha analizzato il consumo annuo dichiarato dai clienti del portale, scoprendo che il Veneto è tra le cinque regioni più care in Italia per quanto riguarda i consumi. La provincia veneta che, in assoluto, ha fatto registrare i costi più alti è Belluno (1.698 euro all’anno), mentre ha sorpreso Venezia dove, per pagare le bollette, si è speso meno che in ogni altra provincia della Regione con 1.453 euro medi annui, perfino al di sotto della media nazionale.
    Quanto costa il gas in Veneto
    Nel 2013 è stata la spesa relativa al gas quella ad avere un impatto maggiore sul budget familiare: 1.073 euro la media regionale, a cui i veneti hanno cercato di far fronte cambiando operatore nel 4,2% dei casi. Rispetto alla media nazionale che si è fermata a 990 euro, la spesa del Veneto risulta tra le più alte del Paese, insieme a quelle delle altre regioni del Nord dove c’è chiaramente maggiore necessità di riscaldarsi. E questo vale per tutte le sette province, tranne Venezia: il capoluogo regionale è risultato non solo la provincia più economica del Veneto, ma anche l’unica ad avere una spesa media (954 euro) al di sotto di quella nazionale. Mentre la più cara, sempre per il gas, è risultata essere Belluno, la provincia montana per antonomasia, con una spesa media pari a 1.253 euro. Nonostante abbiano pagato le bollette del gas più care di tutti, sono comunque gli abitanti del bellunese quelli che si sono dimostrati più restii a provare a cambiare fornitore, facendolo solo nell’1,6% dei casi.
    Quanto costa la luce ai veneti
    Per quanto riguarda le spese sostenute dalle famiglie venete per l’energia elettrica, la media è pari a 523 euro annui, anche in questo caso superiore a quella nazionale che si è fermata a 500 euro. Pur pesando questa voce in misura minore, Facile.it registra una volontà di risparmio più decisa: la percentuale di famiglie venete che hanno cambiato fornitore nel corso dell’anno è stata del 4,8%, che sale fino al 6% nelle province di Treviso, Padova e Verona. Come per il bellunese nel caso del gas, anche per l’energia si registra un minore interesse a cambiare operatore proprio nella provincia più cara: parliamo di Vicenza, dove la spesa media per la luce è arrivata a 561 euro e soltanto il 2,8% degli utenti ha provato un altro fornitore. A spendere meno per l’energia elettrica sono stati invece gli abitanti della provincia di Belluno con una media di 445 euro.

  • Le bollette del Piemonte sono tra le più care in Italia

    Il 2013 è stato un anno in cui i piemontesi hanno stretto la cinghia per pagare tutte le bollette: luce e gas, insieme, sono costate alla famiglia media 1.740 euro, decisamente più dei 1.500 euro spesi in media in Italia. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html): il comparatore ha analizzato il consumo annuo dichiarato dai clienti del portale, scoprendo che il Piemonte è tra le regioni più care in Italia per quanto riguarda i consumi, secondo soltanto alla Valle d’Aosta. La provincia piemontese che, in assoluto, ha fatto registrare i costi più alti è Asti (1.898 euro all’anno), mentre ha sorpreso Torino dove, per pagare le bollette, si è speso meno che in ogni altra provincia della Regione (1.594 euro medi annui).

    Quanto costa il gas in Piemonte

    Nel 2013 è stata la spesa relativa al gas quella ad avere un impatto maggiore sul budget familiare: 1.255 euro la media regionale, a cui i piemontesi hanno cercato di far fronte cambiando operatore nel 5,2% dei casi. Rispetto alla media nazionale che si è fermata a 990€, la spesa del Piemonte risulta tra le più alte del Paese. E questo vale per tutte le otto province: la più cara, sempre per il gas, è risultata essere Vercelli, con una spesa media pari a 1.374 euro, mentre quella dove si è speso meno è Cuneo con 1.121 euro. Ed è proprio nel cuneese che i cittadini si sono dimostrati meno propensi a cambiare operatore: l’hanno fatto solo nel 2,8% dei casi.

    Quanto costa la luce ai piemontesi

    Per quanto riguarda le spese sostenute dalle famiglie piemontesi per l’ energia elettrica, la media è pari a 484 euro annui, al di sotto di quella nazionale che è arrivata a 500 euro. Pur pesando questa voce in misura minore, Facile.it registra una volontà di risparmio più decisa: la percentuale di famiglie piemontesi che hanno cambiato fornitore nel corso dell’anno è stata del 6,6%, che sale fino all’8,8% nella provincia di Novara. Minore interesse a cambiare, ancora una volta, hanno dimostrato gli abitanti della provincia di Cuneo (4,6%). Guardando, poi, alla spesa annua media, Biella è prima in classifica con 542 euro all’anno. A spendere meno per l’energia elettrica sono invece gli abitanti della provincia di Verbano-Cusio-Ossola con una media di 417 euro.

  • Nel 2013 gli italiani hanno speso 1.500 euro per luce e gas

    Il 2013 è stato un anno in cui gli italiani hanno stretto la cinghia, pur di pagare tutte le bollette: luce e gas, insieme, sono costate alla famiglia media quasi 1.500 euro. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html): il comparatore ha analizzato il consumo annuo dichiarato dai clienti del portale, scoprendo che nelle diverse regioni d’Italia non solo cambiano le spese, ma anche la voglia di cambiare operatore per cercare un risparmio maggiore.

    Quanto costa il gas

    Nel 2013 è stata la spesa relativa al gas quella ad avere un impatto maggiore sul budget familiare: 990 euro la media nazionale, a cui gli italiani hanno cercato di far fronte cambiando operatore nel 4,5% dei casi. Non tutta l’Italia, ad ogni modo, si trova nelle stesse condizioni, anche perché le differenze climatiche determinano un bisogno differente di riscaldamento dell’abitazione. Le regioni che hanno dovuto pagare di più sono a Nord: in Valle d’Aosta sono stati spesi quasi 1.500 euro, mentre in Piemonte circa 1.250 ed in Emilia Romagna 1.160 euro. Fanalino di coda nella classifica delle spese per il gas le regioni del Sud Italia: in Sicilia e in Campania si spendono mediamente 780 euro all’anno, mentre la regione Sardegna è esclusa dalla classifica perché non è metanizzata.

    Se questi sono i costi come reagiscono gli italiani? A fronte di un tasso di cambio operatore pari al 4,5%, le regioni che mostrano una propensione maggiore a scegliere un operatore diverso sono la Toscana, l’Umbria, l’Abruzzo e il Molise, tutte attorno al 6%. Più restii al cambiamento, di contro, sono il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta: sottoscrivono contratti con un nuovo fornitore solo il 2% delle famiglie di queste regioni.

    Quanto costa la luce

    Per quanto riguarda le spese da sostenere per usufruire di energia elettrica la media nazionale è pari a circa 500 euro annui. Pur pesando questa voce in misura minore, Facile.it registra una volontà maggiore di risparmio: la percentuale di famiglie che hanno cambiato nel corso dell’anno è del 6%, che sale fino all’8% in regioni come Calabria e Sicilia, in cui il peso delle bollette salate si ripercuote su stipendi mediamente più bassi che altrove. Minore interesse a cambiare, ancora una volta, in Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta (4%). Guardando, poi, alla spesa annua media, giocoforza è la Sardegna a svettare prima in classifica: non essendo metanizzata, sopperisce alla mancata presenza di gas con un uso più elevato di energia elettrica, che implica un costo pari a 630 euro annui. La seguono, a lunga distanza, le Marche (540 euro annui) e il Lazio (530 euro). Spendono meno Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, a spiegazione del loro scarso interesse a testare operatori diversi.

    Ma perché si cambia operatore? Per quanto determinante, non sempre la spesa media della bolletta, in termini assoluti, è l’unico fattore a indurre al cambio del fornitore: incidono la fiducia nelle offerte vantaggiose del mercato, l’insoddisfazione nei confronti dell’attuale operatore, la capacità di convincimento della forza vendita di un’azienda e la pubblicità.

    «La maggiore propensione a cambiare il fornitore di energia elettrica, rispetto al gas – sostiene Paolo Rohr, Responsabile Business Unit Energia di www.facile.it è legata alla diffusione del riscaldamento centralizzato in moltissime abitazioni: questo “tranquillizza” le famiglie, che puntano a risparmiare altrove. Si cambia, ad ogni modo, lì dove c’è più concorrenza tra gli operatori e, in questo senso, alcune regioni hanno maggiori opportunità rispetto ad altre».

  • Mutui: cala del 4% l’erogato medio, ma il finanziamento per la prima casa cresce del 3,5%

    Nonostante le buone intenzioni e le belle notizie sul fronte della domanda di finanziamento, le erogazioni per l’acquisto di casa continuano a rimpicciolirsi, ridimensionando la crescita registrata sei mesi fa: secondo l’Ufficio Studi di Mutui.it ad ottobre la somma media che gli italiani sono riusciti ad ottenere per l’acquisto di una casa ammonta a 117.000 euro, ed il timido passo in avanti compiuto nella rilevazione di aprile (122.000 euro) non è servito ad ingranare la marcia.

    Analizzando le richieste di preventivo di mutuo registrate a ottobre 2013 sui portali Mutui.it (www.mutui.it) e Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), e confrontandole con quelle di  aprile, scopriamo che in sei mesi si è ridotto tanto il valore medio richiesto (-7%), quanto il valore erogato (-4%) e, anche, il valore medio dell’immobile che si intende acquistare (-5%, pari a 223.000 euro). Questa contrazione generalizzata va a ridurre, anche se di poco, il divario tra la somma media richiesta e quella effettivamente erogata, che passa dall’8% al 5%. Il cosiddetto loan to value, vale a dire la percentuale erogata in rapporto al valore dell’immobile, resta stazionaria al 52%.

    «Se i dati di CRIF ci hanno fatto ben sperare, visto che per tre mesi consecutivi hanno mostratoun segno positivo davanti alla domanda di mutuo degli italiani spiega Lorenzo Bacca, responsabile della business unit Mutui dell’azienda le risultanze della nostra analisi rivelano come gli italiani abbiano ormai livellato verso il basso le loro richieste di finanziamento, puntando ad immobili meno costosi. Da segnalare che, per la prima volta negli ultimi quattordici mesi, il valore medio degli immobili è sceso sotto i 230.000 euro, segno che la crisi del mattone sta facendo veramente scendere i prezzi».

    Il mutuo prima casa

    Se questi sono i dati complessivi, cosa cambia quando si prendono in considerazione solamente le richieste e le erogazioni di mutui per l’acquisto della prima casa? Dopo la leggera crescita rilevata nello scorso semestre in relazione all’ammontare richiesto, ad ottobre si cala nuovamente e si passa da 137.000 a 129.000 euro in sei mesi (-6%). La cifra media erogata, però, cresce e torna ai livelli di un anno fa, circa 127.000 euro (+2%): in breve, assistiamo ad una progressiva riduzione del divario tra richiesta ed erogazione, complice anche una migliore disponibilità delle banche, più pronte a finanziare una percentuale maggiore dell’immobile. Non a caso, il loan to value torna ai livelli di un anno fa e si assesta al 62%.

  • Prestiti personali: la richiesta media italiana si è ridotta del 23% in un anno

    Il 2013, per ciò che riguarda il mondo del credito al consumo, è contraddistinto dalla progressiva riduzione degli importi richiesti dagli Italiani. I risultati dell’Osservatorio di Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) e Prestiti.it (www.prestiti.it), realizzato analizzando un campione di circa 40 mila richieste, mostrano come la domanda media di prestito si sia ridotta del 23% in un anno, arrivando a poco più di 10.000 euro, contro i 12.500 di ottobre 2012.
    Già nello scorso marzo si era evidenziata una prima riduzione degli importi richiesti, confermata anche nell’ultimo semestre, ma l’identikit di chi intende sottoscrivere un finanziamento è mutato: la domanda di denaro alle banche resta affare da uomini – sono il 74% di tutto il campione – mentre l’età sale ancora ed arriva a 42 anni; l’importo medio, come detto, è sceso a circa 10.000 euro (erano 11.000 a marzo) mentre lo stipendio dichiarato in fase di preventivo è pari a 1.700 euro mensili. La durata del finanziamento resta superiore ai cinque anni, occorreranno 63 mensilità per ripagare il prestito.
    Il prestito si fa sempre più piccolo, quindi: questo perché, da un lato, le banche sono sempre più restie a concedere finanziamenti di importo elevato e, dall’altro, si riduce progressivamente il numero delle richieste di prestito per comprare automobili, spesa dall’importo ingente di cui, però, gli italiani sembrano poter fare a meno.
    «Anziché rispondere – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile della Business Unit Prestiti di Facile.it – come spesso accadeva in passato, alla necessità di una spesa saltuaria ma ingente, come l’acquisto dell’auto o degli arredi, la ristrutturazione di casa o l’acquisto di un piccolo immobile, nel 2013 il prestito personale serve ad ottenere liquidità, con cui far fronte alle spese più disparate».
    La percentuale di richieste di liquidità è pari al 40% del totale; le altre finalità più ricorrenti (ma in misura minore) restano l’acquisto di veicoli usati – in progressiva contrazione, visto che oggi rappresenta la motivazione addotta dal 19% del campione (solo un anno fa era il 27%) – e la ristrutturazione di casa: questa finalità, in particolare, cresce leggermente passando dal 10% al 12% del totale.
    Per quanto riguarda le differenze regionali, si registra un calo generale valido per tutto il territorio nazionale. Ad ottobre 2013 gli importi maggiori sono stati richiesti nelle regioni del Sud Italia, con la Sardegna che primeggia anche in questo semestre (come nel precedente, seppur con importo più basso). Liguria ed Emilia Romagna, invece, si trovano in fondo alla classifica con una richiesta che si ferma a circa 9.500 euro. L’età media più elevata la troviamo in Trentino Alto Adige (45 anni), mentre il prestito medio di più lunga durata lo troviamo in Molise (67 mensilità).

  • Si accendono i riscaldamenti e chi ha le termo valvole risparmierà fino al 23%

    In molte regioni oggi si accendono i termosifoni, ma alcuni italiani spenderanno meno di altri per riscaldare la propria casa: il loro risparmio potrà superare il 23%. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html), comparatore leader del settore, che ha confrontato le spese necessarie a riscaldare un appartamento di 80 metri quadri con impianto autonomo tradizionale, centralizzato tradizionale, autonomo con termo valvole o centralizzato con termo valvole.
    «È nei mesi invernali che si concentra oltre l’80% dei consumi di gas delle famiglie italiane – sostiene Paolo Rohr, Responsabile Business Unit Energia di www.facile.it – e proprio per questo bisogna scegliere con attenzione non solo il migliore operatore, ma anche il tipo di impianto più adatto alle nostre esigenze».
    Secondo l’analisi fatta da Facile.it, che ha considerato il consumo standard di un nucleo familiare composto da 3 elementi, chi ha in casa un impianto centralizzato spende mediamente 1.120€ all’anno per riscaldare gli ambienti; la spesa scende a 1.008€ se lo stesso impianto viene dotato di termo valvole. Guardando al segmento di utenti che hanno in casa un riscaldamento autonomo, la spesa è di 952€ annui che diventano 857€ se si aggiungono le termo valvole.
    Passando quindi da un riscaldamento centralizzato tradizionale ad uno autonomo con termo valvole (già rese obbligatorie in Lombardia e Piemonte dallo scorso 1 agosto per moltissimi impianti, e imposto in maniera progressiva su tutto il territorio nazionale dal 1 settembre 2014), le bollette diminuirebbero subito di 263€ all’anno. I costi da sostenere per trasformare l’impianto (compresi, per il tipo di immobile preso in esame, fra i 3.000 e i 5.000€) comincerebbero subito ad essere ammortizzati, anche perché detraibili nella misura del 65%.
    Basterebbero poi alcuni semplici accorgimenti per risparmiare ancora di più: non coprire i termosifoni con copri-termosifoni e usare pannelli termo-riflettenti sul muro porterebbe ad un risparmio del 7%, utilizzare finestre isolanti o con doppi vetri e eliminare gli spifferi abbasserebbe i costi della bolletta dell’8%, rinunciare a qualche grado, abbassando la temperatura impostata col termostato dai 21° ai 19°, infine, equivarrebbe a 114€ di risparmio all’anno.

  • Andrea Piccioni fra i relatori del NOAH 2013

    Fra pochissimi giorni cominceranno a Londra i lavori del NOAH 2013 e in occasione della più importante fiera internazionale dedicata alle aziende Internet, l’Italia sarà rappresentata anche da Andrea Piccioni, Fondatore e Presidente di Real Web, azienda che ha seguito e finanziato la nascita di alcune delle realtà di maggior successo del web italiano come Immobiliare.it e Facile.it e ha avviato iniziative di pari successo anche in Spagna e Polonia.
    Il NOAH Conference 2013 si terrà all’Old Billingsgate Market di Londra il 13 e 14 novembre prossimi e l’intervento di Andrea Piccioni avrà luogo alle ore 10:00 del giorno di inaugurazione.

    «Ogni anno – ha dichiarato Andrea Piccioni – il NOAH conference presenta le migliori esperienze internazionali nel mondo del web; le start up più innovative, ma anche le aziende che hanno saputo creare un business di successo. È un onore rappresentare in un evento così importante l’Italia, con tutta la sua capacità creativa ed imprenditoriale.».

    NOAH Conference è un incontro dedicato agli operatori professionali in cui vengono presentate ad una platea di oltre 2.000 manager internet di alto livello e provenienti da più di 25 nazioni diverse, le principali aziende internet, tanto pubbliche quanto private. All’evento partecipano più di 80 capi di azienda che affrontano o lo stato di Internet in Europa attraverso dibattiti, interviste, tavole rotonde, presentazioni e sessioni di domane e risposte col pubblico in sala. IL tema della conferenza di quest’anno è “Quanto può diventare grande”, e si pone l’obbiettivo di definire il potenziale di alcune nicchie di mercato così come delle opportunità per aziende specifiche. Oltre ad Andrea Piccioni, fra i Relatori di quest’anno: Klaus Hommels, Oliver Samwer, Martin Enderle (Scout24), Oleg Tscheltzoff (Fotolia), Rolv Erik Ryssdal (Schibsted), Errol Damelin (Wonga), Jean-Baptiste Rudelle (Criteo), Carl Shepherd (homeaway), Stan Laurent (Photobox), Tobias Ragge (Hotel Reservation Systems), Uri Levine (Waze), Jens Begemann (Wooga), Rubin Ritter (Zalando).

    Per partecipare al NOAH Conference 2013 e assistere all’intervento di Andrea Piccioni è possibile utilizzare il codice
    NOAH13-RealWeb completando l’iscrizione attraverso il seguente link: http://www.noah-conference.com/2013/london13/registration (Il costo del biglietto per i due giorni è pari a 650 sterline + IVA). Per alcune categorie (investitori professionisti, banchieri, avvocati, giornalisti, addetti stampa o head hunters) è prevista una registrazione dedicata che va completata mandando una richiesta all’indirizzo [email protected] e menzionando esplicitamente l’interesse ad assistere alla presentazione di Real Web.

  • Il 57% degli italiani non rinuncia al telefono fisso

    L’Italia è uno dei Paesi con la maggiore diffusione di telefoni cellulari, ma non ha alcuna intenzione di mandare in pensione il telefono fisso: secondo una ricerca condotta da Facile.it (http://www.facile.it/adsl.html), comparatore leader del settore, il 57% degli italiani non è disposto a rinunciare alla linea casalinga, ma a patto che abbia anche l’ADSL.

    Nonostante sarebbe stato lecito attendersi il contrario, in tempi di crisi economica, in base alle risposte date dal campione dei mille intervistati, chi sceglie una linea ADSL non lo fa in base al prezzo, ma alle prestazioni: cerca in primis un’alta velocità di connessione (48%) e solo in seconda battuta preferisce un operatore per la tariffa che propone (40%). Contrariamente agli stereotipi, gli italiani sono molto poco influenzabili dalle promozioni speciali e appena il 12% del campione dichiara di cambiare linea ADSL o fa il primo contratto per una pubblicità o una offerta particolare.

    Chi decide di sottoscrivere un contratto telefonico attivando una linea ADSL o sostituendo quella già attiva ha un’età media di 43 anni e, nel 65% dei casi, è uomo; come detto, rinunciare al telefono di casa è molto difficile, ma la connessione wi-fi diventa sempre più importante e il 43% del campione dichiara di non volerne fare a meno.

    Continuando a scorrere i dati ricavati dalle interviste fatte da www.facile.it nel periodo compreso fra il 30 giugno ed il 31 luglio 2013, però, si vede come ad essere influenzate dai prezzi applicati siano più le donne che gli uomini: mentre a livello nazionale fra chi sceglie un nuovo operatore ADSL solo il 35% è donna, quando si va a vedere il dettaglio di coloro che cambiano perché il contratto propone tariffe più vantaggiose l’incidenza del campione femminile è più alta, arrivando al 37%.

    Cambiare e confrontare conviene, questo gli italiani ormai lo hanno capito e gli operatori devono tenerne conto. Anche dalle interviste è emerso che fidelizzare un cliente è alquanto difficile; fra chi sottoscrive un contratto ADSL, il 50% ha già cambiato fornitore ed è disposto a farlo ancora se qualcuno gli offrirà prestazioni o prezzi migliori.

  • Prestare la macchina a mia suocera? MAI!

    Uno degli aspetti che vengono presi in considerazione nel formulare il prezzo di una polizza RC è se il contraente sia o meno l’unico guidatore del veicolo: a volte, per scelta o per necessità, si fa guidare la propria auto ad altri. In certi casi con serenità, in altri a malincuore. Facile.it (www.facile.it) – sito leader nella comparazione di polizze assicurative, ma anche di mutui, prestiti e tariffe energia – ha chiesto ai suoi utenti a chi, in caso di bisogno, farebbero guidare la propria auto e la risposta è stata abbastanza decisa: il partner è l’unico a cui si è disposti a cedere il volante, mentre quasi il 20% degli intervistati lascerebbe la macchina parcheggiata e chiamerebbe un taxi, piuttosto che lasciare ad altri la guida.

    Andando a scorrere il dettaglio delle risposte date dai 5.000 utenti a cui è stato inviato il sondaggio, si scopre che l’auto è percepita come uno spazio privato da non condividere: se si è disposti a chiudere un occhio per quanto riguarda il partner (risposta data nel 48% dei casi) o il proprio figlio (19%), nessun altro componente della famiglia sembra godere della stima necessaria al passaggio delle chiavi. Le differenze tra uomo e donna, poi, amplificano la questione: se il 69% delle donne indica il proprio compagno come secondo pilotaideale, la percentuale scende drasticamente quando la stessa domanda viene fatta agli uomini; solo il 45% di loro farebbe guidare la compagna e oltre il 23% dei maschi intervistati, semplicemente, non accetta che la sua auto venga guidata da altri.

    Ma chi è, in assoluto, la persona a cui non farebbero mai guidare la loro macchina? Stando al sondaggio, non esiste una risposta unica: nel 19,5% dei casi non sarebbero mai disposti a farla guidare proprio al partner, mentre per il 17% del campione sono i figli che devono stare alla larga del volante. Evidentemente, per i genitori i figli restano sempre dei bambini e la paura che distruggano l’auto o che il veicolo sia troppo potente per le loro capacità di guida, vince su ogni pensiero razionale.

    Il rapporto con la suocera non è mai semplice, fin troppo facile prevedere che siano in pochi quelli disposti a far guidare la propria vettura alla madre del partner: appena lo 0,2% degli intervistati. Molto meno netta, invece, l’opposizione nei confronti del suocero; solo il 5,5% di chi ha partecipato al sondaggio ha dichiarato che non gli farebbe mai guidare la propria auto. Forse è per il timore reverenziale che si ha nei confronti del padre del partner, ma il dato inequivocabile è che il suocero, almeno in fatto di guida, ispira più fiducia rispetto al proprio genitore: il 6% degli intervistati non farebbe mai guidare la propria auto a papà.

    E che dire di fratelli o sorelle? Anche nel loro caso la fiducia automobilistica è scarsa: quasi il 10% degli intervistati non presterebbe mai loro la macchina; esattamente la stessa percentuale riscontrata per il capo ufficio. E questo, forse, dovrebbe far riflettere sulle dinamiche (del volante) nelle famiglie italiane.

  • Prestiti e cure mediche: 6.600 euro la richiesta media in Italia

    La salute ha un costo e sono in tanti quelli che, in tempi di crisi, scelgono di rateizzare i pagamenti per le spese sanitarie: il comparatore Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) ha analizzato, in collaborazione con Prestiti.it (www.prestiti.it), oltre 60.000 richieste di prestito presentate in Italia da gennaio a giugno 2013, scoprendo che i prestiti per le spese mediche rappresentano quasi l’1% delle domande di prestito personale (0,84%).
    Chiedere un finanziamento per pagare le spese mediche non sembra più così strano: se garantire cure sanitarie e assistenziali adeguate per sé e i propri figli è ogni giorno più difficile – e sono tante le analisi che raccontano come si arrivi a tagliare anche sugli interventi indispensabili – non è più un’eccezione gestire le spese primarie dilazionandole nel tempo.
    Nel dettaglio, la richiesta media per questo tipo di finanziamento è piuttosto elevata: siamo a circa 6.600 euro, da restituire in un periodo di tempo particolarmente lungo, 56 mesi, quasi cinque anni. L’età media al momento della richiesta è di 44 anni, in linea con le richieste standard di credito al consumo. Stupisce, però, che la percentuale di richieste provenienti da donne sia molto più elevata del solito: se normalmente 3 domande su 4 arrivano da uomini quando parliamo di prestiti per le spese mediche il gap si riduce di parecchio. È composto da donne ben il 42% del campione analizzato.
    Per quanto riguarda la professione svolta da chi chiede un finanziamento per pagare le spese sanitarie si rileva come una domanda su due (il 53% del totale) arrivi da un dipendente privato, il 12% da un lavoratore autonomo mentre oltre il 10% da un pensionato. Lo stipendio medio dichiarato al momento della richiesta è di 1.700 euro.
    Per quanto riguarda le differenze tra le regioni, l’incidenza di questa tipologia di finanziamento sul totale dei prestiti personali è più alta in Toscana (qui arriviamo all’1,36%) e in Abruzzo (1,33%), mentre è ai minimi in Puglia e in Sardegna (entrambe con lo 0,34%). Gli importi più alti vengono richiesti in Piemonte (9.400 euro), Liguria (8.800 euro) e Lazio (7.800 euro), le cifre più basse prevalentemente al centro-sud: Umbria (4.500 euro) e Basilicata (4.000 euro) si trovano in fondo alla classifica nazionale.
    Ma per cosa si chiede un finanziamento di questo tipo? Si va dai trattamenti di bellezza alle operazioni di chirurgia estetica, dagli impianti di ortodonzia per sé o per i figli alla gestione di terapie di lunga durata.
    «Quel che è certo – dichiara Lorenzo Bacca, Responsabile Business Unit Prestiti dei due broker online – è che si tratta di una risposta alla crisi, che ha visto le famiglie italiane ridurre la spesa sanitaria in maniera spesso drastica. Le ultime stime del Censis hanno rivelato che ci sono 9 milioni di italiani che non hanno potuto accedere a prestazioni sanitarie più o meno essenziali per mancanza di liquidità. Finanziare anche le spese mediche è spesso l’unica soluzione per la gestione di questi bisogni».

  • Mutui seconda casa in crescita di due punti percentuali

    In un periodo in cui il mercato dei mutui conosce cali a doppie cifre, e il dibattito sull’Imu imperversa senza freni, parlare di seconde case sembra quasi anacronistico. Eppure, il mercato di chi compra l’abitazione per le vacanze, o quella da mettere a reddito, tiene, anche se i numeri si sono rimpiccioliti rispetto al passato. È questo, in breve, il risultato dell’indagine svolta dal portale Mutui.it (www.mutui.it), in collaborazione con Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html): i mutui seconda casa passano, in un anno,dal 4% al 6% del totale dei finanziamenti erogati.

    «Che la percentuale di erogazioni per l’acquisto di una seconda abitazione sia in leggero aumento rispetto allo scorso anno – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile business unit mutui dell’azienda è interpretabile da un lato alla luce del calo dei prezzi del mattone, forte soprattutto in alcune zone d’Italia, e dall’altro perché resiste una piccola percentuale di italiani che non ha problemi ad ottenere un mutuo e, sfruttando la propria storia creditizia e i propri risparmi, investe ancora negli immobili.»

    L’analisi ha messo a confronto il numero delle erogazioni di mutui nel periodo gennaio-giugno2013 con quelle del primo semestre del 2012, evidenziando come – in un contesto di sofferenza del mercato – anche i mutui per l’acquisto della seconda casa vedano una riduzione tanto dell’importo richiesto quanto del valore erogato: l’importo medio che si cerca di ottenere si ferma a circa 125.000 euro, il 10% in meno rispetto al 2012, mentre il valore concesso mediamente dalle banche scende a soli 98.000 euro, ben il 18,6% in meno.

    Il mutuo accordato dalle banche andrà a coprire una percentuale che non arriva nemmeno alla metà del valore dell’immobile: il cosiddetto loan to value, il rapporto tra la cifra erogata e il valore dell’abitazione, si ferma al 47% (era il 51% un anno fa). Viste le cifre, si capisce come gli immobili oggetti di acquisto non siano certamente di lusso: anche il valore medio degli immobili si è contratto, in un solo anno, del 9%, dato che conferma l’idea si tratti di investimenti di medio livello.

    La durata dei mutui seconda casa, stando ai dati, è più bassa di un anno fa: 19 anni contro i 21 del primo semestre 2012; l’età del richiedente, invece, resta stabile: chi compra una seconda abitazione ha, mediamente, 43 anni.

    «Chi oggi compra una seconda abitazione – conclude Baccalo fa perché già dispone di liquidità, ma ha altro capitale “bloccato” sotto forma di investimenti; pertanto, preferisce chiedere un mutuo anziché svincolare azioni e obbligazioni. Il vero problema è la progressiva chiusura del mercato dei finanziamenti nei confronti di chi, invece, non ha la stessa tranquillità economica e punta piuttosto all’acquisto della sua prima casa.»

  • Mutui: in Italia approvati solo 7 ogni 100

    Il mutuo resta affare difficile per gli italiani, ma l’impresa è decisamente più ardua in alcune regioni e più semplice in altre. Mutui.it (www.mutui.it), in collaborazione con Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), ha analizzato oltre 5.000 fra richieste di finanziamento presentate e mutui erogati nel periodo gennaio-maggio2013, rilevando un leggero aumento della percentuale di ottenimento del finanziamento; rispetto alla rilevazione precedente si passa dal 5% al 7%: pur in salita continua ad essere molto basso il numero delle domande presentate che si concretizzerà in un mutuo casa.

    Questo il dato generico, che varia guardando alle regioni di residenza di chi effettua la richiesta. «L’analisi della distribuzione dei finanziamenti per l’acquisto della casa lungo il territorio nazionale – spiega Lorenzo Bacca, responsabile business unit mutui dell’azienda è uno specchio delle differenze tra gli italiani in termini di distribuzione di lavoro, risorse e opportunità: il Sud si trova ad avere un terzo delle già scarse possibilità di ottenere un mutuo per l’acquisto di una casa che si hanno nel Nord del Paese. Il fenomeno rappresenta la prova del fatto che l’Italia continua a viaggiare a due velocità.»

    I più avvantaggiati sono, in assoluto, i cittadini delle Marche, della Lombardia e della Liguria: qui siamo al di sopra della media nazionale, con percentuali di approvazione prossime o superiori al 10%. Seguono, sempre con cifre più alte della media nazionale, regioni come Piemonte (8,7%), Lazio e Umbria (entrambe al 7,5%). Per trovare una regione del Mezzogiorno occorre andare oltre la metà della classifica, e scendere sotto la media italiana: in Campania ottiene il mutuo solo il 5,0% dei richiedenti, in Basilicata il 4,8%, in Puglia il 4,7%, mentre il fanalino di coda della classifica è rappresentato dalla Calabria, dove nemmeno 4 richieste su cento vengono accordate.

    L’età dei richiedenti: a fronte di un’età media nazionale di 39 anni, i più giovani a presentare domanda di mutuo sono i cittadini del Friuli Venezia Giulia, che hanno mediamente 37 anni quando si presentano in Banca, mentre i più attempati sono quelli di Umbria, Calabria e Campania, che provano ad ottenete il finanziamento quando hanno già compiuto 41 anni. La durata media (che a livello nazionale è di 22 anni) sale a 26 anni in Abruzzo e scende sotto i 19 anni in Toscana.

  • Prezzi RC auto: nell’ultimo trimestre aumenti superiori all’11%

    A Palermo i premi RC auto sono cresciuti fino all’11,4%, a Torino si sono ridotti anche del 13,8%, Napoli fa registrare diminuzioni che arrivano all’8,5%; poco cambia per i neopatentati e, in generale, per i giovani automobilisti italiani. Questi, in estrema sintesi, i risultati del Focus trimestrale sui costi RC auto condotto da Facile.it, sito leader nella comparazione di polizze, che ha preso in esame alcuni profili di automobilista* in 8 delle principali città italiane (Milano, Torino, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo) confrontando le tariffe in vigore a maggio con quelle di febbraio 2013.

    «Nell’ultimo trimestre – afferma Mauro Giacobbe, Responsabile business unit assicurazioni di www.facile.iti premi RC auto si sono mossi con due velocità. In linea generale le variazioni sono state molto più contenute rispetto alla rilevazione precedente, ma evidenziamo da un lato l’inizio di una rimodulazione al ribasso delle tariffe in vigore a Napoli e, dall’altro, un forte aumento per i profili più virtuosi a Palermo».

    L’indagine di Facile.it registra una sostanziale immobilità dei premi riservati al profilo 3, quello di giovani e neopatentati: solo Roma fa segnare un +2,5% nelle tariffe dedicate a questa tipologia di automobilista che, nelle altre città campione, o non ha subito alcuna variazione nel miglior premio disponibile o un ribasso di appena lo 0,3%.

    Le compagnie, invece, hanno imposto variazioni radicali (in positivo o in negativo in base alla città) sia al profilo maschile sia a quello femminile. Nei capoluoghi settentrionali presi a campione, al profilo maschile (profilo 1) sono stati riservati sconti tariffari in percentuali comprese fra il 3,3% di Bologna ed il 5% di Verona, con riduzioni del 4,9% a Milano. D’altro canto, e nonostante si tratti di una categoria virtuosa, i costi della copertura RC auto sono aumentati per loro del 4,2% a Firenze e addirittura dell’11,4% a Palermo. Unica eccezione nel meridione è Napoli, dove il miglior premio disponibile a maggio è inferiore dell’8,4% rispetto a quello acquistabile a febbraio.

    Per quanto riguarda i premi riservati alle automobiliste che rientrano nel profilo campione (profilo 2), Facile.it ha rilevato oscillazioni ancora più ampie. Milano e Verona non hanno registrato alcuna variazione nel miglior prezzo disponibile, mentre lo stesso è diminuito a Firenze (-2,6%), Napoli (-8,5%) e Torino (-13,8%) ed aumentato a Roma (+1,6%) e, ancora una volta, a Palermo (+8,5%).

    Dal Focus di Facile.it (la cui infografica riassuntiva è disponibile a questo indirizzo: http://www.facile.it/infografica/premi-rc-auto-a-due-velocita.html) emerge come la cresciuta età media del parco auto italiano influenzi la scelta di ricorrere o meno a coperture aggiuntive.  Quella su furto e incendio, chiaramente più adatta ad auto nuove, arriva quasi a dimezzarsi passando dal 21,18% di febbraio al 12,86% di maggio; quella sull’assistenza stradale, più comune fra i veicoli circolanti da diverso tempo, continua a crescere e viene richiesto oggi da quasi il 49% degli automobilisti che vogliono completare la loro polizza auto con una copertura aggiuntiva.

    * Il Focus Facile.it ha preso in esame i prezzi disponibili sul mercato il 27/05/2013 e il 27/02/2013 per i seguenti profili:

    1) Uomo/40 anni/Diplomato/Sposato/Guida una Ford Focus 1.6 Diesel/Prima classe di merito/Nessun sinistro denunciato negli ultimi 5 anni.

    2) Donna/35 anni/Diplomata/Sposata/Guida una Opel Corsa 1.4 Benzina/Quarta classe di merito/Nessun sinistro denunciato negli ultimi 5 anni.

    3) Uomo/19 anni/Studente/Single/Guida una Fiat Punto 1.3 Diesel/Neopatentato quattordicesima classe di merito/prima assicurazione.

  • Facile.it in campagna TV con una danza propiziatoria firmata PicNic

    Facile.it (www.facile.it), il comparatore leader in Italia per le principali spese della famiglia, si ripresenta in televisione con il suo quarto spot firmato, come tutti i precedenti, dall’agenzia creativa PicNic (www.sitodipicnic.com).

    Il nuovo episodio è molto diverso da quelli già andati in onda che, tramite le esperienze dei componenti di una tipica famiglia italiana hanno portato al successo il celebre tormentone “Facile.it. Facile.it.Facile.it” insegnando ai consumatori il valore di una scelta corretta e del confronto. Nella campagna in onda da ieri e programmata sulle reti Mediaset, Rai, Sky e Discovery per quattro settimane, si parte ancora dal ramo delle assicurazioni auto.

    Una famiglia, diversa da quella protagonista degli scorsi episodi, è disperata e non sa più cosa fare per risparmiare sulla polizza auto. Scende in strada e, come una tribù indiana, si mette a fare una danza propiziatoria affinché il prezzo della polizza si abbassi. Ovviamente non funziona, falliscono nel tentativo di ridurre il prezzo e addirittura succede quello che non succede mai in questi riti…piove davvero!!!

    Ma ecco che arriva il consiglio giusto: per risparmiare su bollette e assicurazione solo una formula funziona davvero…“Facile.it. Facile.it.Facile.it”

    “Le prime creatività erano state molto apprezzate dagli utenti e sono state un valido aiuto per presentare sia noi sia il nostro modo di lavorare.”– ha dichiarato Marco Giorgi, Responsabile Marketing di Facile.it – “Facile.it nel corso degli anni è cambiato ed ha allargato il suo ramo di azione ad altri settori come i mutui, i prestiti, le tariffe di luce e gas o i conti correnti; per questo abbiamo scelto di evolvere anche il nostro stile di comunicazione.”

    “Con questo spot, realizzato nei formati 30” e 15’’ – ha spiegato Niccolò Brioschi direttore creativo della campagna e partner di PicNic – “abbiamo raccolto la sfida lanciataci da Facile.it: mettere in scena con ironia il desiderio concreto e di tutti i giorni delle famiglie italiane: risparmiare.”

    Girato a Roma, il film nasce con la direzione creativa di Niccolò Brioschi e la regia di Riccardo Paoletti.  Prodotto da Cow&Boys. Lorenzo Borsetti ne è produttore esecutivo, direttore della fotografia è Alessandro Pavoni. Federica Guidolin è il copywriter e Riccardo Colombo l’art director. Lo spot è disponibile anche sulla homepage di Facile.it al link: http://www.facile.it/spot-tv.html

    Scheda Tecnica:

    Agenzia: PicNic

    Direttore Creativo: Niccolò Brioschi

    Casa di produzione: Cow&Boys

    Produttore esecutivo: Lorenzo Borsetti

    Regista: Riccardo Paoletti

    Direttore Fotografia: Alessandro Pavoni

    Copywriter: Federica Guidolin

    Art: Riccardo Colombo

    Post-Produzione video: Videozone

    Post-Produzione audio: Top Digital

    Musica Originale: Fabrizio Campanelli

  • Mutui: si torna ai livelli di un anno fa

    Domanda debole e cautela delle banche “congelano” le erogazioni dei mutui: secondo l’Ufficio Studi di Mutui.it negli ultimi sei mesi la somma che gli italiani sono riusciti ad ottenere per l’acquisto di una casa è rimasta bassa, ma è perlomeno tornata ai valori di un anno fa. Ammonta a 122.000 euro l’erogato medio delle banche, in salita di 4,5 punti percentuali rispetto allo scorso semestre.

    Analizzando le richieste di preventivo di mutuo registrate a ottobre scorso sui portali Mutui.it (www.mutui.it) e Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), e confrontandole con quelle di  aprile 2013, si è registrata una generale stazionarietà dal punto di vista delle richieste, ed un leggero aumento per quel che riguarda le erogazioni. In particolare diminuisce, anche se di poco, il divario tra la somma media richiesta e quella effettivamente erogata, percentuale che passa dall’11 all’8%. Il cosiddetto loan to value, vale a dire la percentuale erogata in rapporto al valore dell’immobile cresce di poco, passando dal 50% al 52%.

    «Gli Italiani che aspirano a un finanziamento per acquisto casa – spiega Lorenzo Bacca, responsabile della business unit Mutui dell’azienda hanno imparato a richiedere cifre contenute, sapendo che dovranno attingere ai propri risparmi perché il mutuo potrà coprire circa metà del valore dell’immobile. Prosegue come nel semestre precedente, poi, il paradosso per cui i prezzi degli immobili acquistati, nonostante la crisi del mattone, non sembrano ridursi: il valore medio delle case da comprare resta stabilmente attorno ai 235.000 euro».

    Il mutuo prima casa

    Se questi sono i dati complessivi, quando si prendono in considerazione solamente le richieste e le erogazioni di mutui acquisto prima casa, lo scenario cambia. Dopo un anno di calo costante dell’ammontare richiesto, ad aprile si prende fiato: si passa da 135.000 a 137.000 euro in sei mesi (+2%). Di contro, cala la cifra media erogata,che passa da 127.000 a 125.000 euro (-2%): un gioco a somma zero che rende il settore congelato anche nel 2013. Mentre il divario tra richiesta ed erogazione si allarga (i due numeri divergono del 10%) la percentuale finanziata scende al 58% (era al 61% nella rilevazione precedente). Questo calo è dovuto, in parte, al leggero aumento del valore medio degli immobili acquistati attraverso il finanziamento per la prima casa (+3% in sei mesi).

  • Prestiti personali: crescono quelli richiesti per matrimoni e cerimonie

    Maggio è per antonomasia il mese dei matrimoni le cui spese, in periodo di crisi economica, si affrontano sempre più spesso richiedendo un prestito. Il comparatore  Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html), con la collaborazione di Prestiti.it (www.prestiti.it), ha analizzato oltre 20.000 richieste di finanziamento presentate negli ultimi 6 mesi in Italia scoprendo che, se nel 2011 la percentuale rappresentata dai prestiti per i matrimoni sul totale di quelli richiesti era dell’1,7%, oggi è arrivata al 2,4%, vale a dire un incremento del 41% in appena due anni.

    Se è vero che proporzionalmente i prestiti finalizzati al pagamento di matrimoni e cerimonie sono cresciuti, va evidenziato come, rispetto alla rilevazione del 2011, si sia notevolmente ridotto l’importo richiesto che è passato da una media di 16.000 euro ad appena 9.000. Gli importi maggiori vengono richiesti nel Lazio (12.570 euro in media), che precede la Calabria (11.700 euro) e la Puglia (10.450 euro); prima regione del nord il Veneto, dove la richiesta media si attesta a 9.925 euro. Importi decisamente più contenuti nelle Marche, in Liguria ed in Sardegna dove non si superano i 6.000 euro.

    Il maggior numero di richieste per i prestiti finalizzati a matrimoni o cerimonie arriva dalla Campania che, da sola, rappresenta circa il 17% del totale; da notare come, in questa regione, i prestiti per matrimoni siano più del 4% di quelli richiesti, dato quasi doppio rispetto a quello nazionale; a seguire si trovano la Lombardia (14,7%), la Sicilia (10,8%) ed il Lazio (8,3%).

    A richiedere un prestito personale finalizzato al matrimonio sono principalmente dipendenti privati, ma il 6,5% di chi fa domanda è pensionato; più che a fiori d’arancio sbocciati in tarda età, però, questo è dovuto alla volontà di regalare ai propri figli un matrimonio da favola.

    I richiedenti più giovani sono gli umbri (30 anni), i marchigiani e i sardi (32 anni), i più anziani i lombardi (37 anni), gli abruzzesi (39,5) ed i campani (40 anni). Chi ha presentato una richiesta di prestito per matrimonio ha intenzione di restituire il finanziamento in circa 58 rate, ma dove gli importi richiesti sono maggiori anche il piano di restituzione si allunga, arrivando a sfiorare i 6 anni (Lazio; 69 mesi  – Calabria; 68).

  • Punti patente, li hanno persi quasi 3 milioni di italiani

    La patente a punti entra nel suo undicesimo anno di vita e Facile.it, comparatore leader del settore RC auto, ha calcolato che sono circa 2,8 milioni gli italiani che, nell’ultimo quinquennio, si sono visti sottrarre punti dalla patente.

    «Da una recente indagine ACI-Istat – sostiene Mauro Giacobbe, Responsabile Business Unit Assicurazioni di www.facile.it è emerso come molti italiani vorrebbero che il premio RC auto fosse legato anche ai punti della patente; in linea teorica potrebbe essere un’opzione interessante, ma allo stato attuale utilizzare il saldo punti o specifiche infrazioni alla guida come parametri di buona condotta dell’automobilista è piuttosto difficile dato che non tutte le informazioni necessarie sono facilmente reperibili o verificabili».

    Stando ai numeri emersi dall’indagine, compiuta su un campione di oltre 6,5 milioni dipreventivi RC auto e moto presentati negli ultimi 12 mesi, se a livello nazionale gli automobilisti incorsi in sanzioni di gravità tale da comportare la perdita di punti sono stati il 6,3% del totale e, per i motociclisti, il 5,4%, molto peggio è andata ai patentati di Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto dove hanno subito sottrazioni di punti, rispettivamente, l’8,6%, 8,3% e 8,1%  dei patentati. Numeri decisamente più alti delle regioni meridionali. Solo per citare alcuni esempi, in Puglia hanno visto scendere il proprio saldo punti solo il 3,8% degli automobilisti, in Calabria il 4,15% e in Sicilia il 4,3%.

    Con l’aumentare dell’età del conducente cresce anche la sua prudenza e se fra i più giovani (18-24 anni) la percentuale di automobilisti che ha perso punti della patente è addirittura del 10,27%, fra chi ha un’età compresa tra i 25 ed i 35 anni la percentuale è pari al 6,93%, diventa il 5,97% fra i 36 e i 50 anni per diminuire ancora, 5,33%, fra gli over 50.

    Confermata anche la migliore guida delle donne. Solo il 5,7% delle automobiliste ha subito la decurtazione dei punti, fra gli uomini il dato diventa del 6,7%. Guardando al campione relativo ai motociclisti, le donne che hanno dovuto rinunciare a punti della patente sono il 4,92%, gli uomini il 5,44%. Quanto alle fasce d’età, i centauri fra i 18-24 anni hanno dovuto cedere punti nel 10% dei casi, quelli con età fra i 25 ed i 35 anni nel 5,33%, quelli fra i 36 ed i 50 nel 5,04% e, in ultimo, quelli con più di 50 anni nel 4,65% dei casi.

     

    Ecco di seguito la percentuale di automobilisti che, in ciascuna regione italiana, ha subito la decurtazione di punti della patente negli ultimi 5 anni:

     

    Regione

    % automobilisti sanzionati

    Trentino AA

    8,60%

    FVG

    8,30%

    Veneto

    8,10%

    Emilia R

    8,00%

    Lombardia

    7,80%

    Marche

    7,50%

    Umbria

    7,40%

    Piemonte

    6,93%

    Liguria

    6,81%

    Valle d’Aosta

    6,54%

    Toscana

    6,43%

    Sardegna

    6,21%

    Lazio

    5,77%

    Abruzzo

    5,74%

    Campania

    5,07%

    Basilicata

    4,81%

    Molise

    4,70%

    Sicilia

    4,34%

    Calabria

    4,15%

    Puglia

    3,82%

  • Mutui più facili per insegnanti e funzionari

    Se ottenere un mutuo è impresa ardua, non per tutte le categorie professionali la situazione è contraddistinta dalle stesse difficoltà. Mutui.it, in collaborazione con Facile.it, ha analizzato richieste di finanziamento e mutui erogati nel periodo compreso tra ottobre 2012 e marzo 2013, evidenziando come appena più del 5% delle domande presentate si concretizzerà in un mutuo casa.

    Questo il dato generico, che varia scendendo nel dettaglio delle professioni di chi effettua la richiesta. I più avvantaggiati sono, in assoluto, i cittadini assunti come quadri o funzionari: tra di loro la percentuale sale oltre il 14%; li seguono, poi, gli insegnanti, che vantano un 10,7% di richieste accolte. Sopra la media anche i medici (con il 7,6%), i pensionati (7%) e i dirigenti (6,6%). In perfetta media nazionale, invece, le categorie che raccolgono il maggior numero di preventivi: impiegati e liberi professionisti, lo zoccolo duro della classe media italiana, si attestano attorno il 5%. Drasticamente sotto la media, con percentuali minime, gli operai e gli appartenenti alleforze armate, rispettivamente con il 3,5% e il 4,4%.

    «Non tutti gli italiani, di fronte alla crisi, dispongono degli stessi strumenti per affrontare questa congiuntura economica – spiega Lorenzo Bacca, responsabile business unit mutui dell’azienda ed è chiaro che alcune categorie professionali possano con più agio gestire la richiesta di mutuo; desta stupore, tuttavia, che la figura dell’insegnante risulti tra le più facilitate ad ottenere il finanziamento. Evidentemente, più che gli stipendi bassi, a loro favore giocano i contratti statali e, per le banche, più sicuri.»

    Ma a quali professioni vengono erogati gli importi più elevati? I dirigenti, innanzitutto (con 140.000 euro), seguiti dai liberi professionisti (131.000 euro) e, di nuovo, gli insegnanti (129.000 euro). Operai e pensionati si trovano, di contro, in fondo alla classifica: i primi per limiti di età, i secondi per disponibilità economica e stipendi medi, si accontentano di cifre minime (rispettivamente 108.000 e 100.000 euro).

    Per quanto riguarda il loan to value, vale a dire la percentuale finanziata attraverso il mutuo sul valore totale dell’immobile, le categorie che hanno più difficoltà ad ottenere il finanziamento sono anche quelle che hanno bisogno di una percentuale maggiore. I membri delle Forze Armate chiedono e ottengono, mediamente, il 63% del valore della casa acquistata; li seguono, a stretto giro, gli operai, con il 61%, e gli impiegati (58%). Fanalino di coda nelle percentuali richieste ed ottenute – perché categorie professionali che dispongono di maggiore liquidità – sono i medici (33%), i pensionati (34%) e i dirigenti (38%).

    Sull’età media emergono poche sorprese: i pensionati sono i più anziani al momento della richiesta del finanziamento (ma tra di loro la durata del mutuo è pari a soli 16 anni), mediamente hanno 58 anni; i più giovani, di contro, sono gli operai e gli appartenenti alle Forze Armate, con 36 anni. Gli operai, poi, sono la categoria professionale contraddistinta dalla durata media più alta in assoluto: per loro occorreranno ben 28 anni per rimborsare completamente l’acquisto della casa.

    Di seguito l’elenco delle professioni in base alla percentuale di ottenimento del mutuo e in base al loan to value dell’erogato:

     

    Professione

    Percentuale di mutui ottenuti sul totale delle domande

    Quadro

    14,3%

    Insegnante

    10,7%

    Medico

    7,6%

    Pensionato

    7,0%

    Dirigente

    6,6%

    Libero professionista

    5,5%

    Impiegato

    5,3%

    Forze Armate

    4,4%

    Operaio

    3,5%

    Professione

    Percentuale erogata sul valore totale dell’immobile

    Forze Armate

    63%

    Operaio

    61%

    Impiegato

    58%

    Insegnante

    54%

    Libero professionista

    39%

    Quadro

    39%

    Dirigente

    38%

    Pensionato

    34%

    Medico

    33%

  • Energia: ogni famiglia spreca 200 euro all’anno

    Cuocere senza coperchio? 5€. Lasciare scorrere l’acqua calda a vuoto mentre ci si fa la barba? 36€. Rinfrescare l’ambiente col condizionatore invece che deumidificare? 85€. Questi sono solo alcuni dei costi legati alle cattive abitudini energetiche degli italiani. Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html), comparatore leader del settore, ne ha stilato un elenco, calcolando che la famiglia italiana tipo spreca, in media, 200€ l’anno tra luce e gas.

    «È ovvio che le bollette siano un problema per molti italiani – sostiene Paolo Rohr, Responsabile Business Unit Energia di www.facile.itma cambiare alcune piccole abitudini potrebbe consentire risparmi notevoli. Basta riflettere, senza bisogno di rinunciare alle comodità».

    Il risparmio sulle bollette è possibile in ogni stanza della nostra abitazione. Cominciando dalla cucina, utilizzare la pentola a pressione invece di una tradizionale consentirebbe di risparmiare 8€. Poco? E che dire allora dei 23€ che si potrebbero evitare di spendere semplicemente staccando il frigo di qualche centimetro dal muro? Tenere aperto o chiudere male frigo e freezer fa sprecare ogni anno 21€,usare un piano cottura elettrico invece che uno a gas ci costa 19€, asciugare i piatti con il programma della lavastoviglie invece che naturalmente 18€, mentre scaldare il latte o fare il tè sul gas invece che nel microonde equivale a 16€ in più in bolletta. Proprio il microonde è uno dei maggiori alleati del risparmio: scongelando o riscaldando i cibi con questo elettrodomestico e non nel forno tradizionale, ad esempio, si arrivano a risparmiare 33€.

    Continuando nel nostro viaggio fra gli sprechi energetici delle case italiane, un capitolo importante è quello legato al riscaldamento. Evitare di tenerlo programmato a 20°/21°, preferendo invece una temperatura costante inferiore di un solo grado fa risparmiare 120€ all’anno, mentre spegnerlo del tutto se si va via per la settimana bianca o anche solo un week end consente di tenersi in tasca una decina di euro. Siete indecisi se sostituire il vostro scaldabagno elettrico con uno a gas? Sappiate che, a parità di utilizzo, state spendendo 176€ in più ogni anno.

    Il risparmio parte anche dai piccoli gesti, eccone alcuni che sembrano poca cosa se presi singolarmente, ma sommati rappresentano quasi 150 euro di risparmio: eliminare lostand by di alcuni elettrodomestici (microonde, lettore DVD, computer, macchina del caffè elettrica, televisore) constano 56€; programmare il condizionatore (specie nelle ore notturne) piuttosto che lasciarlo andare in modalità continua: 54€; spegnere le luci nelle stanze anche solo un’ora al giorno, quando non necessario: 30€;usare per l’albero di Natale luci a LED invece che ad incandescenza: 4€; staccare il caricatore del cellulare dalla presa una volta che il telefono ha raggiunto la carica o se il telefono non è collegato al cavo: 1,5€. Il risparmio, state attenti, si fa anche così.

    «Lo scopo della nostra ricerca– continua Rohr è quello di sensibilizzare gli italiani sull’importanza di scegliere e diventare parte attiva nella gestione dei propri costi. Se non si è soddisfatti del proprio operatore se ne deve cercare uno migliore fra i tanti presenti sul mercato e, se davvero si vuole risparmiare, basta prendere coscienza dei propri comportamenti sbagliati e usare il buon senso».

    Ecco di seguito alcuni comportamenti virtuosi e quanto ci farebbero risparmiare in un anno:

    Comportamento

    Risparmio annuale possibile

    Mantenere il riscaldamento a 19° e non a 20°/21°

    120€

    Deumidificare invece che condizionare

    85€

    Eliminare lo stand by di piccoli elettrodomestici

    56€

    Programmare il condizionatore

    54€

    Non far scorrere acqua calda a vuoto mentre si fa la doccia o la barba

    36€

    Spegnere le luci non necessarie nelle stanze

    30€

    Scongelare/scaldare nel microonde

    33€

    Staccare di 10 centimetri il frigo dalla parete

    23€

    Chiudere bene frigo e freezer

    21€

    Non asciugare i piatti con la lavastoviglie

    18€

    Usare una pentola a pressione

    8€

    Spegnere totalmente il riscaldamento quando si è via

    8€

    Coprire la pentola che bolle

    5€

    Usare luci dell’albero di Natale a LED

    4€

    Staccare il caricatore quando il cellulare è carico

    1,5€

  • Prezzi RC auto diminuiti per donne e neopatentati

    Ormai anche gli italiani lo hanno imparato: i costi dell’RC auto variano notevolmente da un mese all’altro, ma non sempre questo equivale ad avere brutte notizie. Facile.it, sito leader nella comparazione di polizze RC auto, con la prima uscita del suo neonato Focus periodico – che ha preso in esame alcuni profili di automobilista* in 8 delle principali città italiane (Milano, Torino, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo) – ha rilevato, confrontando le tariffe in vigore a febbraio con quelle di dicembre 2012, riduzioni fino al 15,8% nei premi riservati ai neopatentati.

    «Le compagnie assicurative– sostiene Mauro Giacobbe, Responsabile business unit assicurazioni di www.facile.itspinte anche dalle novità normative introdotte di recente, tra cui l’abolizione del tacito rinnovo e l’introduzione del contratto base, stanno rivedendo le proprie politiche di prezzo, anche riconsiderando le rischiosità dei profili fino ad oggi maggiormente penalizzati in termini di costi».

    Il focus di Facile.it conferma l’interesse delle compagnie assicurative per il target femminile: per le donne, solitamente più attente alla guida e molto meno coinvolte in incidenti con colpa rispetto a quanto non accada agli uomini, a febbraio 2013 le riduzioni dei costi RC auto sono state comprese fra il -1,2% di Milano e il -18,1% di Firenze; per le automobiliste diminuzioni a doppia cifra anche sulle piazze di Palermo (-12%) e Napoli (-16,1%).

    «Se qualcuno risparmia, qualcun altro spende di più continua Giacobbee se da un lato sono aumentati, anche se di poco, i premi dei profili migliori, dall’altro si è assistito ad un miglioramento tariffario per i profili fino ad oggi troppo penalizzati; questo, però, non incide in maniera netta sui profili migliori: ad esempio a Milano l’incremento di polizza rilevato sul profilo migliore è stato pari ad appena 18 euro».

    Un altro elemento interessante emerso dal Focus di Facile.it (la cui infografica riassuntiva, che evidenzia le migliori offerte nelle città campione per i diversi profili, è disponibile a questo indirizzo: http://www.facile.it/infografica/assicurazione-auto-prezzi-in-diminuizione-per-i-neopatentati-italiani.html) è il rinnovato interesse degli automobilisti italiani per la copertura aggiuntiva dell’Assistenza stradale. L’età media del parco auto circolante nel nostro Paese cresce costantemente e anche in virtù di questo chi a febbraio ha scelto per la sua polizza auto una copertura aggiuntiva, nel 45,5% dei casi ha sottoscritto proprio l’assistenza stradale; a dicembre era il 36%.

    «I risultati emersi dal Focus– ha concluso Giacobbesono la dimostrazione più lampante di come i prezzi delle polizze auto siano soggetti a molte variazioni, anche da un mese all’altro. Ecco perché, come ha recentemente sottolineato anche l’Antitrust e dato che in assoluto le tariffe applicate in Italia rimangono più alte della media europea, il confronto delle offerte sul mercato è fondamentale per chi vuole risparmiare perché, a conti fatti, pagare meno sulla polizza auto è una cosa fattibile».

  • Energia: in Italia le bollette più care d’Europa

    Non solo integrazione, diritti civili e retribuzione media dei lavoratori: il confronto con l’Europa è impietoso anche quando parliamo di bollette. Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html) ha analizzato le tariffe medie riservate alle famiglie italiane scoprendo che i nostri cugini dell’Unione Europea sono molto più fortunati, visto che possono godere di prezzi ben più bassi.

    Una famiglia media italiana spende circa 1.820 euro all’anno per le utenze di gas e luce, con costi unitari del 20% superiori rispetto a quelli in vigore in Spagna, Germania, Francia e Gran Bretagna: è questo, in breve, il fosco quadro che vede gli Italiani spendere di più anche in questo settore.

    Per quanto riguarda i consumi di gas, una famiglia media italiana spende circa 1.300 all’anno (considerando un consumo annuo medio di 1.400 metri cubi): potrebbe risparmiare ben 260 euro l’anno se avesse le tariffe unitarie in vigore nei principali paesi europei. Il costo medio al metro cubo da noi è pari a 0,93 euro, contro lo 0,75 euro al metro cubo medio di Germania, Inghilterra, Francia e Spagna.

    Per la luce, invece, una famiglia tipo paga in Italia circa 520 euro all’anno (per un consumo annuo medio di circa 2.700 KWh): potrebbe risparmiare 73 euro ogni anno se potesse contare sulle tariffe unitarie in vigore negli altri Paesi considerati. Paghiamo infatti 0,191 euro per KWh, contro gli 0,164 euro per KWh spesi in media da Germania, Inghilterra, Francia e Spagna.

    Ma perché questa differenza? La spesa unitaria varia perché da noi i prezzi della materia prima gas e della quota energia della luce sono tassati maggiormente rispetto all’estero: da qui i rincari, che si ripercuotono sulle bollette. Nel dettaglio, il prezzo della materia prima gas in Italia è in linea con quello pagato dagli altri Paesi europei (0,62 euro/mc in Italia vs 0,62 euro/mc degli altri quattro Stati), mentre è molto forte la differenza di tasse ed imposte sulla bolletta (ben 0,31 euro/mc in Italia, contro uno 0,13 euro/mc per gli altri Paesi).

    Se sull’energia elettrica il prezzo italiano della quota energia è leggermente più alto rispetto alla media altri Paesi analizzati (0,132 euro/KWh in Italia vs 0,122 euro/KWh degli altri Paesi – con l’eccezione della Germania che è di molto sopra la media), è notevole il diverso peso delle tasse e delle imposte applicate alle bollette italiane (0,059 euro/KWh contro lo 0,042 euro/KWh degli altri Paesi considerati).

    «La differenza di prezzi tra l’Italia e molti altri paesi europeiha dichiarato Paolo Rohr, responsabile della Divisione Utilities di Facile.itpuò essere in parte mitigata valutando le offerte del mercato libero per il gas e la luce. Attraverso il confronto delle tariffe gli utenti possono risparmiare sul prezzo della materia prima gas e della quota energia della luce, benché non possano, ovviamente, abbassare i costi addizionali e le tasse riportate in bolletta. Parliamo, ad ogni modo, di un risparmio medio di 150 euro sul gas e di 50 euro sull’energia elettrica».  

    Di seguito il dettaglio delle tariffe in vigore per il Gas nei cinque Paesi europei presi in considerazione da Facile.it:

    Nazione

    tariffe unitarie in vigore (€/mc)

    Tasse e imposte sulle bollette (€/mc)

    Costo materia prima (€/mc)

    Italia

    0,93 €

    0,31 €

    0,62 €

    Spagna

    0,82 €

    0,13 €

    0,69 €

    Germania

    0,77 €

    0,20 €

    0,57 €

    Francia

    0,76 €

    0,12 €

    0,64 €

    Gran Bretagna

    0,63 €

    0,03 €

    0,60 €

    Queste, invece, le differenze per l’energia elettrica:

    Nazione

    tariffe unitarie in vigore (€/KWh)

    Tasse e imposte sulle bollette (€/KWh)

    Costo materia prima (€/KWh)

    Germania

    0,227 €

    0,099 €

    0,128 €

    Italia

    0,191 €

    0,059 €

    0,132 €

    Spagna

    0,159 €

    0,029 €

    0,130 €

    Gran Bretagna

    0,147 €

    0,005 €

    0,142 €

    Francia

    0,123 €

    0,036 €

    0,087 €

  • Nel solo mese di gennaio l’utilizzo dei comparatori RC auto è cresciuto del 14%

    Quando si dice fare di necessità virtù: secondo i dati elaborati da Facile.it, sito leader nella comparazione di polizze RC auto, a seguito dell’abolizione del tacito rinnovo, il numero di Italiani che si sono rivolti ai comparatori online per trovare una nuova polizza è aumentato del 14%.

    «Rispetto a quanto accadeva in altre nazioni – sostiene Mauro Giacobbe, Responsabile business unit assicurazioni di www.facile.itnel nostro Paese erano ancora pochi gli automobilisti che cercavano una nuova compagnia allo scadere della polizza. Stando ai primi numeri, sembra che lo scopo di incentivare gli Italiani ad essere più attenti alle reali offerte del mercato, che era alla base del provvedimento del Governo, sia stato ottenuto».

    Secondo l’analisi, che ha preso in considerazione oltre 500.000 preventivi compilati nelle prime tre settimane di gennaio 2013, l’incremento del ricorso ai comparatori è stato più sostenuto nel Nord Italia e in quelle regioni in cui era maggiormente radicata l’abitudine a rinnovare per anni la polizza con la stessa compagnia, senza verificare realmente la possibilità di ottenere condizioni migliori da un’altra società.

    Veneto, Trentino Alto Adige, Toscana e Lombardia sono le regioni in cui più è cresciuto l’uso dei comparatori online, con una crescita, rispettivamente, del 31%, 27,9%, 26% e 24,5% rispetto allo stesso periodo del 2012. Imprenditori, artigiani ed impiegati le categorie professionali che più sono ricorse alla comparazione delle tariffe. Mentre, fra i sessi, sono state le donne a guidare la spinta al confronto (+18% vs +12% degli uomini).

    «Non deve sorprendere continua Giacobbeche nel meridione l’incremento sia molto inferiore, se non del tutto assente. Gli alti costi delle polizze hanno spinto fin da subito gli automobilisti del sud a cercare nuove offerte e oggi questa è un’abitudine ormai consolidata».

    Le parole di Giacobbe trovano ulteriore conferma guardando i dati relativi alla classe di merito. Ad aumentare in misura maggiore sono stati i preventivi fatti da chi è in possesso di una classe di merito bassa e, quindi, costosa. A fronte di un aumento medio del 14%, quelli legati ai confronti fatti da automobilisti inquadrati in una classe di merito peggiore della dodicesima sono oltre il 20%. Sempre secondo l’analisi di Facile.it, chi ha cercato una nuova compagnia online ne ha tratto notevole beneficio garantendosi un risparmio fino al 50% rispetto alla polizza con cui circolava l’anno prima.

  • Mutui: dagli under 30 arriva quasi un quarto delle richieste

    Mutui miraggio per i più giovani. Il comparatore Mutui.it, in collaborazione con Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), ha analizzato le richieste di finanziamento per acquisto della prima casa compilate negli ultimi sei mesi, evidenziando come ben il 23% delle domande arrivi da cittadini di età inferiore a 30 anni.

    Quasi un preventivo su 4 arriva da under 30, ma le condizioni economiche dei richiedenti e la precarietà lavorativa in cui si trovano rendono difficile ottenere il finanziamento. Nel arco di tempo preso in considerazione, Luglio 2012- Gennaio 2013, i mutui erogati con un primo intestatario di età inferiore a 30 anni rappresentano solo il 16% del totale. Una differenza notevole, questa, che sottolinea come i progetti di vita adulta siano destinati, per il momento, a restare “progetti”.

    «Il fatto che ben il 23% delle domande di mutuo prima casa sia compilato da persone di età compresa tra 18 e 30 anni – spiega Lorenzo Bacca, responsabile business unit mutui dell’azienda – testimonia come, nonostante la crisi, permanga la voglia di indipendenza dei giovani italiani, ma che questi paghino più di altri gli effetti della contrazione del credito. Quando le banche devono scegliere a chi offrire un finanziamento non guardano unicamente alla solidità professionale ed economica, ma anche alla storia creditizia che ai giovani, per forza di cose, manca.»

    Analizzando il dettaglio dei mutui erogati, poi, si scopre che chi è riuscito nell’ardua impresa è stato “aiutato”: i mutui mono-firma rappresentano solo il 5,7% del totale; quelli ottenuti da una coppia di giovani sono il 4,8%, per raggiungere il 16% del totale bisogna considerare i finanziamenti in cui vi è un garante o cointestatario adulto, quasi sempre un genitore: questi rappresentano quasi il 6% dei mutui stipulati nel periodo preso in esame. Cosa significa questo? Che il 37% degli under 30 che hanno ottenuto un mutuo ci sono riusciti solo perché supportati da un genitore.

    Il mutuo in cifre

    Passando in esame il campione di oltre diecimila domande di mutuo arrivate da luglio ad oggi, si nota come la richiesta tipo fatta dai giovani aspiranti mutuatari sia di valore inferiore rispetto alla media dei finanziamenti richiesti in Italia per l’acquisto della prima casa, ma miri a coprire una percentuale maggiore del costo da sostenere (70% del valore dell’immobile rispetto al 60% registrato a livello complessivo).

    Quanto all’importo del finanziamento, chi ha meno di 30 anni oggi vuole ottenere dalla Banca 122.000 euro (erano 150.000€ a settembre 2011), segno di una buona consapevolezza della crisi di liquidità degli Istituti. Il tasso preferito, in media con le richieste over 30, è quello variabile (49%), mentre il tasso fisso raccoglie solo il 34% delle domande di mutuo.
    Guardando le differenze che emergono a livello regionale va detto che le regioni più “giovani” sono quelle in cui sognare casa è un po’ più semplice: prezzi medi degli immobili più bassi o maggiori opportunità di ottenere un lavoro ben retribuito, spingono gli under 30 di Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Veneto a provare a comprar casa con più convinzione dei loro coetanei che vivono nelle altre regioni italiane. Di contro, gli alti costi degli immobili scoraggiano i giovani cittadini di Lombardia, Liguria e Lazio.

    Se età del mutuatario e durata media del finanziamento richiesto sono uguali in tutta Italia, a cambiare sono gli importi: le regioni da cui provengono le domande più ingenti sono: Trentino Alto Adige (148.000 euro), Valle d’Aosta (142.000 euro), Lazio (137.000 euro) e Emilia Romagna (135.000 euro).

    «I motivi dei rifiuti da parte delle banche – continua Bacca – sono sempre gli stessi: la mancanza di contratti di lavoro stabili, l’assenza di un garante o un cointestatario valido e l’indisponibilità di un profilo creditizio affidabile. La conseguenza peggiore di questo stallo è aver privato un’intera generazione di quel “risparmio forzoso” che è il mutuo, da sempre un punto di forza delle famiglie italiane.»

  • In un anno i costi di luce e gas cresciuti dell’8,5%

    Mentre è allo studio un provvedimento per la riduzione dei costi legati all’energia, Facile.it, sito leader del mercato della comparazione (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html), ha fatto il punto sulla situazione attuale calcolando che, in appena un anno, ogni famiglia italiana ha visto crescere dell’8,5% il peso delle proprie bollette di gas e luce.

    L’indagine, svolta a livello nazionale con focus su 15 province diverse, ha evidenziato che, per quanto riguarda il gas, quelle in cui i costi sono cresciuti in maniera più sostenuta sono tutte al sud e tutte con un consumo notevolmente inferiore a quello medio nazionale, di 1.400 metri cubi: Bari e Napoli, dove ogni famiglia ha utilizzato in media 810 metri cubi di gas, hanno registrato gli aumenti tariffari più alti, rispettivamente dell’8,18% e dell’8,05%, seguite da Palermo e Reggio Calabria, con il 7,96% e il 7,76%.

    «Questi aumenti così sostenuti in regioni con clima mite e, quindi, con consumi mediamente bassi riguardo al gas per riscaldamento ha dichiarato Alberto Genovese, AD di Facile.itsono stati causati soprattutto dalle elevate crescite dei servizi di rete della bolletta del gas per le fasce basse dei consumi, in un anno queste hanno registrato un incremento di circa il 25%».

    Continuando a scorrere i dati dell’analisi svolta da Facile.it e puntando l’attenzione sull’energia elettrica colpisce vedere come gli aumenti abbiano sfiorato anche il 12%: Trieste (11,8%), Bari e Pisa (11,7%) e Milano (11,5%) sono le province in cui i costi sono saliti maggiormente, anche se quella in cui si è registrato il maggiore consumo nazionale è Cagliari (3.200 KWh rispetto ad una media nazionale di 2.700).

    «Per capire il dato di Cagliari ha continuato Genovesebisogna ricordare che la città non è raggiunta dalla fornitura del gas metano, fattore che si aggiunge al suo peculiare sviluppo urbanistico: molte abitazioni, un tempo concepite come case di villeggiatura estiva e quindi pensate senza un impianto di riscaldamento vero e proprio, col crescere della città sono diventate residenze per l’intero anno e sono state dotate di riscaldamenti con pannelli elettrici o con pompe di calore che, ovviamente, consumano molto. Visto il caldo estivo, peraltro, mediamente anche i condizionatori restano accesi più a lungo e questo comporta spese maggiori».

    Dall’analisi emergono anche elementi molto interessanti per leggere i cambiamenti della nostra società: al Nord, dove le case sono più piccole, i nuclei familiari ridotti e il numero di ore passate fuori casa cresce, i consumi di elettricità sono notevolmente più bassi della media nazionale; Torino e Milano, ad esempio, hanno un consumo medio di 2.450 e 2.200 KWh. Roma e Bologna, invece, hanno ancora case di dimensioni maggiori e, ad esempio, meno donne lavoratrici: ecco quindi che aumentano i consumi e si arriva a 2.900 KWh. Bologna ha anche il non invidiabile primato delle spese maggiori: fra luce e gas, ogni famiglia ha speso in media 2.040€.