Mentre il Governo ha introdotto con una legge il cosiddetto “prestito vitalizio ipotecario”, destinato agli over 60 che vogliono ottenere un finanziamento sfruttando il valore della propria abitazione, nel settore del credito al consumo tradizionale le domande dei più anziani continuano ad essere tantissime: oltre il 9% del totale, con un importo medio di 13.400 euro. È questo che emerge nell’ultima analisi condotta dal portale Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) che, in collaborazione con Prestiti.it (www.prestiti.it), ha monitorato oltre 30.000 richieste di finanziamento – prestiti personali e cessioni del quinto – negli ultimi sei mesi (da settembre 2014 a febbraio 2015).
Se la richiesta media ammonta a 13.400 euro, il tempo per la restituzione è abbastanza lungo, 67 mesi (equivalenti a cinque anni e mezzo) da rimborsare con uno stipendio o pensione di circa 1.600 euro. Le domande arrivano nel 72% dei casi dagli uomini, a conferma della maggiore dimestichezza con il credito al consumo da parte loro. Interessante sottolineare che, tra tutte le domande pervenute ai siti, ben il 36% riguarda richieste di cessione del quinto dello stipendio (o della pensione): una forma di finanziamento che permette anche ai protestati di ottenere denaro, anche se a tassi di interesse meno convenienti dei prestiti personali.
Isolando solo questi ultimi, le motivazioni che spingono gli over 60 a contattare gli istituti finanziatori sono diverse: uno su tre punta ad ottenere liquidità (32,6%) da gestire in autonomia, mentre uno su 5 (il 19,2% del campione) vuole ristrutturare casa, complici i bonus governativi in vigore da tempo. Il consolidamento debiti – tipologia di prestito che punta ad unificare tutti i debiti in corso sostituendoli con un solo finanziamento, ottenendo se necessario altra liquidità – arriva al 13,4%, soppiantando sul podio il prestito per l’acquisto di un’auto usata che solo qualche anno fa rientrava tra le motivazioni più comuni, anche tra gli ultrasessantenni.
Alcune curiosità: i prestiti per le spese mediche (5,9%) superano il numero dei finanziamenti richiesti per comprare un’auto nuova (4,7%); quasi il 3% delle domande che esprimono una finalità punta ad un prestito per matrimonio e cerimonie.
Quanto alla concessione del finanziamento, «gli over 60 sono mediamente più facilitati rispetto agli altri – spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it – perché un lavoro stabile o la pensione tranquillizzano non solo il richiedente, che può quindi pianificare le spese più ingenti, ma anche le banche, che possono dare liquidità persino a chi ha avuto problemi di insolvenza».
Per quanto riguarda le differenze a livello regionale, sono Marche e Molise le regioni in cui la fetta degli over 60 raccoglie la percentuale più ampia del totale dei richiedenti prestito, rispettivamente con il 13,6% e il 13%; di contro, siamo ai minimi in Trentino Alto Adige (5,4%) ed Emilia Romagna (6,3%). Gli importi più elevati vengono richiesti in Basilicata (17.300 euro), mentre le cifre minori in Friuli Venezia Giulia (10.900 euro).
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Prestiti: dagli over 60 arriva il 9% delle domande
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Rc Auto, scendono i premi: -9,4% in sei mesi
Si prospetta una primavera serena per gli italiani che assicurano le proprie automobili: secondo le rilevazioni dell’Osservatorio RC Auto di Facile.it (http://www.facile.it/assicurazioni.html) e Assicurazione.it il costo di una polizza auto in Italia, a febbraio 2015, è stato pari a 586,46 euro, in contrazione del 9,4% nell’ultimo semestre e del 17,4% in un anno.
L’analisi può essere approfondita nella sua versione integrale al link http://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-italia.html ed è il risultato di un monitoraggio dei prezzi praticati dalle compagnie assicurative italiane e dei preventivi degli utenti.
Tre profili analizzati
I cali di quest’ultimo periodo si riflettono su tutti e tre i profili “tipo”* analizzati dai due portali per la comparazione di tariffe Rc auto. Per il primo – automobilista di 40 anni che vanta la prima classe di merito – assicurare un’automobile a febbraio 2015 è costato 317,25 euro, vale a dire il 6,4% in meno rispetto a tre mesi fa (a novembre servivano 337,70 euro). I più virtuosi, o quelli che comunque beneficiano della migliore classe, sono stati i più premiati. Se ci spostiamo all’analisi del secondo profilo, ossia quello di una donna di 35 anni che guida in quarta classe di merito, il premio medio registrato in Italia a febbraio 2015 è stato di 352,22 euro, il 3,7% in meno nell’ultimo trimestre. Più forte il calo per i giovani neopatentati (in quattordicesima classe) che recuperano dall’ultima rilevazione che li vedeva penalizzati da un aumento dei premi (+3,3% nel semestre): nel loro caso, da novembre 2014, si è registrata una riduzione dei prezzi pari al 4,3% e per assicurare l’auto a febbraio 2015 a loro sono serviti 1.453,63 euro.
«L’inizio dell’anno è stato caratterizzato da una forte riduzione del costo delle polizze Rc auto – afferma Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di www.facile.it – anche perché le compagnie cercano sempre più di studiare nuovi prodotti che rispondano alle esigenze di ogni assicurato e il regime di concorrenza che si è stabilito in Italia incoraggia senz’altro a promuovere tariffe piuttosto competitive. Proprio alla luce di questo nuovo trend positivo per i consumatori, comparare quello che il mercato offre diventa fondamentale, considerato che il confronto permette di risparmiare fino al 68,9% della spesa annuale».
Le Garanzie accessorie
Per quanto riguarda le garanzie accessorie, ossia quelle che coprono i danni normalmente non contemplati dall’Rc auto, la più richiesta resta l’assistenza stradale, benché queste domande siano in calo: a febbraio 2015 questa opzione è stata scelta dal 28,46% (era il 34,44% a novembre 2014) degli italiani che hanno richiesto un preventivo. A seguire, ancora una volta, la infortuni conducenti, scelta dal 27,99% degli utenti. Ultima sul podio la tutela legale, con il 15,32% delle preferenze. Nonostante gli ultimi dati parlino di un calo del numero dei furti d’auto in Italia, è raddoppiato in tre mesi il numero degli italiani che vorrebbe la polizza di furto e incendio, scelta dal 13,16% di chi ha richiesto un preventivo (era il 6,99% a novembre 2014). Stessa crescita per la richiesta di copertura cristalli (raddoppiata in tre mesi).
Le variazioni regionali
Nonostante cali molto accentuati nelle regioni contraddistinte dai premi più cari del Paese, rimane netto il divario tra il Nord e il Sud. La Campania è sempre la regione dove per assicurare l’auto si deve pagare di più: quasi 1.050 euro che, però, sono oltre il 20% in meno del premio medio di sei mesi fa. Seguono la Puglia (796,75 euro) e la Calabria (769,05 euro). Si confermano le regioni più convenienti per chi deve assicurare un’auto la Valle d’Aosta con premi medi pari a 390,39 euro, il Friuli Venezia Giulia (402,71 euro) e il Trentino Alto Adige (421 euro). Se si guarda al confronto annuale dei premi, il calo è stato a doppia cifra in tutte le aree del Paese, con una forbice che va dal -28,30% in Puglia al 13,40% della Valle d’Aosta. -
Nel 2014 le famiglie italiane hanno speso 503 euro per l’energia elettrica
Se l’Italia non è ancora pronta a salutare il regime di maggior tutela per gas e luce, e il passaggio definitivo al mercato libero è rinviato al 2018, quanto hanno speso, nel 2014, le famiglie italiane per le bollette della luce? A fare qualche calcolo è l’Osservatorio sull’energia elettrica di Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas/osservatorio/energia-elettrica-italia.html): sulla base dei preventivi calcolati sul portale, Facile.it ha rilevato che la spesa media annua delle famiglie italiane è stata di 503 euro, a fronte di un consumo di 2.579 KWh.
Rispetto al 2013 il costo sostenuto è aumentato leggermente, registrando un incremento medio pari al +0,86%; un anno fa la cifra spesa dalle famiglie ammontava a 499 euro. Variazioni minime, queste, legate ad una generale stabilità dei consumi, che non sono però uniformi a livello regionale.
Secondo l’Osservatorio Facile.it, i consumi sono inferiori al nord e superiori al centro sud, con il picco registrato in Sardegna. Questa regione non dispone di una capillare rete di distribuzione del gas e, di conseguenza, il suo consumo di elettricità arriva ben oltre la media nazionale: in media 3.157 KWh, a cui corrisponde una spesa media annuale di ben 632 euro. Seguono, in seconda e terza posizione, le Marche – con un consumo di 2.805 KWh e una spesa annua media di 545 euro – e il Lazio, in cui si consumano 2.760 KWh e ogni anno si spendono 535 euro.
Di contro, è la Valle d’Aosta la regione che presenta il consumo medio più basso, con 2.065 KWh l’anno, che in soldi diventano 413 euro annuali; molto bassi i consumi anche in Trentino Alto Adige: 2.123 KWh l’anno, a cui corrisponde una spesa media complessiva di 423 euro.
Quello che in molti hanno imparato è che è possibile ridurre le spese approfittando dei margini di risparmio garantiti dal cambio di fornitore energetico. Stando ai calcoli dell’Osservatorio, la bolletta elettrica potrebbe calare mediamente di 57 euro l’anno (che diventano anche 69 euro dove si spende di più, in Sardegna), con un risparmio complessivo dell’11,27%. Questa percentuale è stata calcolata rapportando la spesa media annua sostenuta con un fornitore in regime di maggior tutela e la migliore offerta del mercato libero presente sul comparatore di Facile.it nel periodo considerato (febbraio 2015). -
Donne e cellulari: non spendono cifre folli e preferiscono la tradizione
Più di una donna su quattro (26%) usa due numeri di cellulari diversi e nel 90,4% dei casi le esponenti del gentil sesso scelgono schede ricaricabili. È falso lo stereotipo che le dipinge come responsabili di spese telefoniche altissime e, ancora, continuano ad amare i telefoni tradizionali senza essere troppo affascinate dagli smartphone. Questi sono alcuni dei risultati emersi dall’indagine* condotta dall’Istituto di ricerca Demoskopea per Facile.it, sito specializzato anche nella comparazione di tariffe telefoniche (http://www.facile.it/telefonia-mobile.html). Scorrendo i dati dell’indagine si scopre che il 53% dei conti telefonici femminili non supera i 10 euro al mese.
Il profilo delle donne al cellulare tracciato da Demoskopea e Facile.it grazie alle interviste condotte su un campione rappresentativo della popolazione italiana, evidenzia come esse non siano assolutamente tecnomaniache e se, a livello nazionale, il 20% degli utenti di telefonia usa ancora un cellulare tradizionale, quando si centra l’analisi sul solo universo femminile, continua a preferire la tastiera il 24,2% del campione.
Escludendo WhatsApp, usata dal 58,1% delle donne al telefono rispetto al 57,8% del totale nazionale, le donne sembrano essere meno amanti delle tecnologie legate al mondo degli smartphone: il 63,5% naviga in Internet dal cellulare (contro il 67,8% del campione totale); usa la posta elettronica da telefono il 55% delle intervistate (60,8% il campione totale); si collega ai social network dal cellulare il 45,4% (vs 49%); utilizza Skype su mobile appena il 17,7% (vs 20,4%). È soprattutto nell’uso delle app che si allarga il divario fra l’universo totale e quello femminile: se a livello nazionale scarica applicazioni sul telefono il 55,2% degli intervistati, la percentuale scende al 48,1% fra le donne e risale al 62,9% fra gli uomini. Da evidenziare, invece, come le signore continuino ad amare SMS ed MMS (92,3% contro l’87,9% dei maschi).
Come detto, lo stereotipo che dipinge le donne come responsabili di grandi costi telefonici si è rivelato sbagliato e, anzi, la loro attenzione alle spese del cellulare è dimostrata anche dal fatto che, nei 12 mesi precedenti alla rilevazione, oltre il 94% delle intervistate abbia valutato di sottoscrivere un piano telefonico diverso o migrare verso un altro operatore. Nel 77% dei casi, fra l’altro, a spingere al cambiamento è stata proprio la volontà di risparmiare. Risparmio che, sempre secondo l’indagine, è stato effettivamente conseguito dal 90,4% di chi ha cambiato. -
Car Sharing: ecco come gestire gli imprevisti al volante
Il car sharing è una realtà talmente popolare in Italia che l’Istat ha modificato il suo storico paniere dei consumi inserendo anche la condivisione dell’auto fra le spese necessarie per calcolare l’inflazione. Eppure pochi sanno come comportarsi in caso di imprevisti occorsi al volante di un’auto condivisa. Per questo motivo Facile.it, primo comparatore italiano di assicurazioni auto (http://www.facile.it/assicurazioni.html), ha stilato un vademecum in 10 punti per orientarsi al meglio ed evitare spese aggiuntive.
Ecco come comportarsi se:
1) Mentre si guida un’auto in car sharing si tampona un altro veicolo o si viene tamponati. Se vi capita di causare un incidente, la prima cosa da fare è quella di mettersi in contatto con il call center della società con cui avete sottoscritto il contratto di car sharing e denunciare l’accaduto. Dovrete compilare la constatazione amichevole (o comunque far redigere un verbale dalle forze di polizia) e l’iter del sinistro procederà naturalmente, ma con una differenza rispetto a quello che accadrebbe se foste alla guida della vostra auto: non vedrete peggiorare la vostra classe di merito, anche se la compagnia con cui la società di car sharing ha sottoscritto la copertura potrà rivalersi su di voi per i danni al veicolo o a terzi. Attenzione! Richiedere il soccorso stradale, con o senza controparte, è a pagamento. Se invece, mentre si guida un’auto in car sharing si viene tamponati, bisogna comunque avvertire subito il call center e compilare una constatazione amichevole o sottoscrivere un verbale. La compagnia di chi ha causato il sinistro si farà carico dei danni e voi, se necessario, verrete risarciti. Ammaccature o altri problemi procurati alla vettura saranno pagati dall’assicurazione di chi era al volante dell’auto responsabile dell’incidente.
2) Dopo aver lasciato l’auto in sosta questa viene rubata. Facile farsi prendere dal panico in una situazione del genere, ma se vi siete comportati in modo responsabile non dovrete preoccuparvi. Le auto in car sharing sono coperte anche per il furto, ma per non incorrere in alcun problema, oltre ad avvertire tempestivamente il call center, dovrete anche riconsegnare le chiavi per dimostrare che non avete lasciato il veicolo incustodito e con la chiave inserita nel quadro. In caso contrario, ahi voi, sarete tenuti con molta probabilità a risarcire l’intero valore del veicolo.
3) Dopo aver lasciato in sosta l’auto, al ritorno ci si accorge che è stato rotto un vetro ed è stato rubato il navigatore. Anche in questo caso non è necessario preoccuparsi. Le automobili date in car sharing sono coperte da polizze kasko e contro gli atti vandalici; pertanto non vi verrà chiesto di ripagare il danno. Avvertite comunque il call center che vi potrà indicare quale è il veicolo sostitutivo più vicino.
4) Avete preso una multa mentre guidavate o dopo aver parcheggiato. Guidare un’auto condivisa non equivale ad essere autorizzati ad ignorare il codice della strada: ad esempio dovrete comunque rispettare i limiti di velocità, non potrete parcheggiare sulle strisce pedonali o, ancora, imboccare una via in senso vietato. Se lo farete ne sarete responsabili e spetterà a voi pagare la multa, ma con la penale per le spese di notifica che, a seconda della società di cui avete preso l’automobile, variano fra i 20 ed i 50 euro. Ricordate, inoltre, che in caso di effrazioni che lo determinino, perderete anche punti della patente.
5) Trovate in auto qualche oggetto dimenticato. Aprite l’auto che avete prenotato e dentro ci trovate una sorpresa: che sia una scarpa, un cappotto o una valigia con denaro contante dovete rivolgervi non al call center, ma alle forze dell’ordine denunciando il ritrovamento. Saranno poi queste a risalire al proprietario e, se questi ha denunciato lo smarrimento, fargli riavere gli oggetti persi.
6) Non si vuole incorrere in sanzioni da parte della compagnia di car sharing con relative spese. Nonostante i pochi centesimi da pagare al minuto, ricorrere ad un servizio di car sharing può essere più costoso di quanto pensiamo. Attenzione quindi, a quei comportamenti passibili di sanzione, che fanno lievitare tantissimo il costo delle auto in condivisione: è vietato fumare all’interno del veicolo (la sanzione media è di 50 euro), far guidare qualcuno diverso da chi ha prenotato la macchina (100 euro), parcheggiare fuori dagli spazi consentiti (50 euro di multa). Persino lasciare i finestrini abbassati di qualche centimetro, o dimenticare le luci accese può costare caro: fino a 50 euro.
7) Volete portare con voi il vostro cane. Purtroppo la maggior parte dei regolamenti delle società di gestione di queste auto vieta (e sanziona!) il trasporto di animali.
8) Siete rimasti senza benzina. Rassegnatevi, il rifornimento è a carico vostro. Ad ogni modo, è molto semplice valutare il rischio di un inconveniente di questo genere, visto che all’atto della prenotazione vi viene detto qual è il livello di carburante nel serbatoio; se dovete fare molta strada, meglio scegliere un veicolo con benzina sufficiente.
9) Avete perso le chiavi. Mettetevi l’animo in pace e la mano nel portafogli: se avete smarrito le chiavi dell’auto presa in condivisione sarete voi a dover risarcire il danno e vi costerà un bel po’. Le tariffe che si applicano come penale per avvenimenti di questo tipo variano da società a società, ma si aggirano tutte attorno ai 250 euro.
10) Avete bucato una ruota o l’auto è rimasta in panne. Chiamate il servizio clienti, comunicate con chiarezza la vostra posizione e un operatore arriverà in vostro aiuto. In questo caso senza costi. -
Consumi: cambiando fornitore si risparmiano fino a 580 euro all’anno
Cambiare conviene: è questa la sintesi dell’analisi condotta dal comparatore Facile.it (http://www.facile.it), che ha evidenziato come optando per un altro fornitore di servizi ogni famiglia italiana potrebbe risparmiare fino a 580 euro in un anno.
Il calcolo è stato effettuato focalizzando l’attenzione su alcuni consumi, comuni a tutti i nuclei familiari: l’energia elettrica, il gas, la telefonia mobile, le linee ADSL e l’assicurazione auto; per ciascun servizio, il portale ha verificato quanti italiani hanno scelto, negli ultimi 12 mesi, di cambiare azienda fornitrice e a quanto ammonta il risparmio medio ottenuto.
«Il numero dei consumatori che ogni anno decidono di migrare verso un altro fornitore – ha dichiarato Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it – è altissimo: se per la sola telefonia mobile parliamo di 16 milioni di italiani, sommando questo numero a quelli ricavati dagli altri settori analizzati, arriviamo a ben 23 milioni di contratti. A spingere i consumatori verso nuove controparti nei loro contratti di utenza è senza dubbio la grande concorrenza fra le aziende, ma anche la sempre maggiore confidenza che stanno acquisendo con la comparazione online».
Nel 2014 sono stati circa 2 milioni gli italiani che hanno perfezionato online il cambio di fornitore; numero, questo, che aumenta vertiginosamente se si considerano anche quelli che hanno confrontato tariffe e preventivi sul web, sottoscrivendo poi il contratto attraverso un canale tradizionale.
Ma quanto si risparmia “tradendo” il proprio operatore per un nuovo contratto? Secondo le stime di Facile.it risparmiamo 50 euro all’anno cambiando contratto di fornitura di energia elettrica, 100 euro per il gas e altrettanti con una nuova compagnia assicuratrice di auto o moto, 150 euro per la telefonia mobile e 180 euro nel caso in cui si scelga un nuovo fornitore per la linea ADSL. -
Cellulari: il 20% degli italiani usa ancora quelli tradizionali
Tutti pazzi per gli smartphone? A ben guardare forse no. Secondo l’indagine condotta da Demoskopea per Facile.it (http://www.facile.it/telefonia-mobile.html), comparatore specializzato anche nel settore delle tariffe telefoniche, il 20,5% degli italiani usa ancora un telefono tradizionale e non cede al fascino di quelli di nuova generazione. A preferire i tasti al touch screen sono soprattutto le donne: fra di loro la percentuale di chi ha ancora un telefono tradizionale è il 24,2% , mentre ci si ferma al 16,3% se si guarda all’universo maschile.
L’istituto di ricerca ha intervistato per conto del portale un campione rappresentativo dell’universo degli italiani che hanno già compiuto i 15 anni* – equivalente a circa 40,5 milioni di individui – mettendo in luce molti dettagli particolarmente interessanti riguardo al rapporto dei nostri connazionali con il proprio cellulare.
Nonostante l’opinione diffusa e lo stereotipo comune che dipinge l’italiano medio come un cellulare-dipendente il 66% del campione ha dichiarato di possedere un unico numero di cellulare (la percentuale di chi tiene in tasca un solo telefono sale ancora di più al Nord Est, dove arriva addirittura al 71,5%) per il quale spende in media molto poco. Il 67% del campione totale non supera la soglia dei 15 euro mensili e addirittura un italiano su 3 (33,2%) riesce a spendere una cifra compresa fra i 9 e i 10 euro, che si riducono a meno di 8 euro per il 16,6% degli intervistati (19,2% nel Nord Ovest).
Siamo un popolo di risparmiatori telefonici? Forse sì, dato che nel mercato italiano, sempre secondo i dati ricavati dall’indagine condotta da Demoskopea per Facile.it, l’89% degli utenti preferisce ancora la scheda ricaricabile al contratto, riuscendo così a limitare eventuali “sforamenti” di budget che potrebbero verificarsi con un abbonamento. Comportamento, questo, in linea con l’orientamento degli italiani anche in fatto di devices: secondo i dati di mercato, nell’ultimo anno le vendite di smartphone di prezzo compreso tra 85 e 130 euro sono cresciute del 65%.
«Sono molti i fattori che hanno contribuito a ridurre le spese di telefonia cellulare degli italiani – ha dichiarato Paolo Rohr, Direttore BU Utilities e Telefonia di Facile.it. – Da un lato la forte concorrenza e la riduzione delle tariffe offerte sul mercato che, è bene ricordarlo, in un tempo relativamente breve si sono ridotte di quasi il 20%, ragion per cui diventa ancora più importante confrontare le proposte delle compagnie; dall’altro la diffusione sempre più massiccia di strumenti di messaggistica gratuita. Dall’indagine – continua Rohr – è emerso, ad esempio, che quasi il 58% degli intervistati usa abitualmente Whatsapp, con evidenti vantaggi sulle spese». -
Prestiti: crescono del 14% gli importi medi richiesti, ma calano gli stipendi e si allungano i tempi di restituzione
I primi segnali positivi in merito alla domanda di prestiti registrati ad ottobre 2014 fanno il paio con una crescita degli importi medi richiesti: l’Osservatorio sul credito al consumo di Prestiti.it (www.prestiti.it) e Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) ha rilevato una crescita delle cifre medie richieste pari al 14% in sei mesi, confermando il trend positivo della precedente rilevazione (+8%). Oggi si richiedono quasi 13.000 euro, contro i 10.000 di ottobre 2013 (+22% in un anno).
«Se gli ultimi dati del Crif – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile della Business Unit Prestiti di Facile.it e Prestiti.it – riportano la prima crescita in due anni del numero di domande di prestiti (+7,6% a ottobre), la nostra analisi delle richieste rivela che chi, in questi mesi, ha avuto bisogno di un prestito ha cercato di ottenere cifre ben più alte che in passato, nonostante continui a diminuire il reddito medio con cui rimborsarle; si allungano, di conseguenza, i tempi di restituzione della somma».
Lo studio, realizzato a partire dall’analisi di circa 40 mila domande di prestito presentate nel periodo compreso tra aprile e settembre 2014, offre l’identikit del richiedente: è un uomo – stabilmente il 74% di tutto il campione – di 42 anni (erano 41 sei mesi prima) che punta a circa 13.000 euro, da restituire contando su uno stipendio di circa 1.500 euro mensili (erano 1.700 un anno fa). Cresce il numero di mensilità necessarie per concludere il rimborso, siamo arrivati a 66 mesi, cinque anni e mezzo esatti (63 nella rilevazione di ottobre).
Oltre una richiesta su 5 è indirizzata all’ottenimento di liquidità (indicata dal 22,3% di chi esplicita la finalità del prestito); segue l’acquisto di auto usate (19,9%). Crescono, trainate dagli incentivi e dagli sconti offerti dallo Stato, le richieste di prestito per ristrutturazione di immobili (15,4%) e per acquisto arredamento (passati dall’8% al 9,8% del totale) mentre va segnalato il netto calo di domande di prestito per consolidamento di altri debiti esistenti: rappresentavano il 14,1% di tutte le motivazioni di prestito della precedente rilevazione, adesso si fermano al 9,2%.
La crescita degli importi medi richiesti è abbastanza omogenea su tutto il territorio nazionale, anche se spiccano alcune regioni che hanno visto una crescita degli importi medi richiesti di oltre il 20%: parliamo di Calabria (che richiede 14.400 euro, il 22% in più di sei mesi fa), Liguria (+21% con 13.200 euro di richiesta media) e Sicilia (+20,2%, 14.100 euro richiesti). In termini assoluti, si conferma anche in questa rilevazione il trend di richieste più cospicue a Sud del Paese: al vertice troviamo la Calabria (con 14.400 di richiesta media), mentre la Sardegna perde il suo primato in classifica ma è comunque seconda (con 14.300 euro). L’età media, anch’essa cresciuta uniformemente, vede l’Emilia Romagna come unica regione in cui questa si ferma a 40 anni. Per quanto riguarda la durata, l’unica regione a raggiungere i 70 mesi è la Sardegna, mentre il Molise è la regione con la media più bassa (64 mensilità). -
Tasse sull’RC auto: nel 2014 lo Stato incasserà dalle polizze 3,8 miliardi di euro
L’anno volge al termine ed è tempo di bilanci per lo Stato, ma anche per i cittadini. Secondo i calcoli di Facile.it (http://www.facile.it), nel 2014 gli italiani verseranno ben 3,8 miliardi di euro di tasse attraverso il pagamento delle polizze RC auto. Di questi, il 60% sarà destinato a rimpinguare le casse delle Province, organi che fino a non molto tempo fa sembravano destinati all’abolizione. Il portale, leader per la comparazione di assicurazioni, ha definito il gettito complessivo partendo dai dati ANIA relativi al 2013 e rielaborandoli in base alle rilevazioni pubblicate nell’Osservatorio RC auto di ottobre 2014 (http://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-italia.html).
In Italia, su ogni polizza corrisposta alle compagnie per assicurare un’automobile, il peso delle imposte arriva a gravare fino al 26,5%. Di questo, il 10,5% è destinato al Servizio Sanitario Nazionale, che così quest’anno riceverà un gettito pari a poco più di 1,5 miliardi di euro; il restante 16% viene assorbito dalle Province che, nonostante l’essere state ritenute organi da abolire, continuano a svolgere le loro attività, compresa quella di incassare le tasse dei cittadini. Secondo i calcoli del comparatore di RC auto, nel 2014 gli italiani pagheranno alle loro province 2,3 miliardi di euro tramite le polizze assicurative per le loro quattro ruote.
«Stando a quanto si sa attualmente sulla prossima Riforma dell’RC auto, non sembra che lo Stato sia intenzionato a tagliare i costi delle imposte che gravano sulle polizze – sostiene Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it. Il maggiore obiettivo della Riforma è quello di combattere le frodi assicurative ricorrendo a strumenti come le scatole nere, che dovrebbero contribuire a far abbassare i premi. Ma nessuna riduzione delle aliquote è al momento al vaglio del Governo.»
Naturalmente non tutte le regioni contribuiscono allo stesso modo al gettito fiscale, sia per il diverso numero di polizze stipulate, sia per l’importo medio del premio per l’assicurazione che varia di provincia in provincia. La Lombardia, la regione in cui si registra il maggior numero di contratti di polizze RC auto, è quella che verserà l’importo più grande nelle casse delle sue province e del Sistema Sanitario Nazionale, pari a circa 605 milioni euro; seguono il Lazio con un gettito di 450 milioni e la Campania che, con i suoi premi particolarmente alti, verserà allo Stato 362 milioni di euro.
Considerando le aliquote applicate in ogni Provincia italiana, Facile.it ha stilato anche la graduatoria delle 20 Province che riceveranno i contributi maggiori attraverso l’RC auto. A dominare la classifica è Roma (quasi 200 milioni di euro); seguono Milano e Napoli che verseranno ai rispettivi organi provinciali 128 e 105 milioni di euro. -
RC Auto: il Friuli Venezia Giulia ha premi fra i più bassi d’Italia
A settembre 2014 il costo medio dell’ RC auto in Friuli Venezia Giulia è stato pari a € 458,37 con una diminuzione del 10,6% rispetto ad un anno prima. Il calo, che è del tutto allineato alla media nazionale (-10,5%), ha fatto in modo che i prezzi nella regione rimanessero fra i più bassi di tutto lo stivale. Questo il quadro emerso nell’Osservatorio RC Auto condotto da Assicurazione.it (http://www.assicurazione.it) in collaborazione con Facile.it.
Lo studio, i cui risultati per il Friuli Venezia Giulia sono consultabili al link http://www.assicurazione.it/assicurazione-auto/osservatorio-friuli-venezia-giulia.html, ha preso in esame i prezzi offerti per le assicurazioni auto agli abitanti della regione e le caratteristiche dei preventivi da loro compilati, consentendo di evidenziare comportamenti e caratteristiche degli automobilisti del Friuli Venezia Giulia.
Il confronto tra le quattro province
Se si guarda al valore medio dei premi, è Pordenone la provincia più economica, con un costo della polizza auto pari a € 437,46, quasi 100 euro in meno rispetto al Capoluogo di Regione, Trieste, che è anche l’unica provincia in cui si superano i 500 euro (€ 520,11, per l’esattezza). In tutti i casi, però, siamo ben lontani dal dato medio nazionale, che supera i seicento euro.
Pur con i premi RC auto in calo, il confronto dei prezzi prima di comprare l’assicurazione resta, anche in Friuli-Venezia Giulia, uno strumento indispensabile per risparmiare ulteriormente: scegliendo la polizza assicurativa più conveniente tra le diverse proposte sul mercato, a settembre 2014 nella regione il risparmio medio possibile è stato del 62,8%, con il picco del 65,8% nella provincia di Trieste.
L’indagine ha poi preso in considerazione tre profili “tipo”, a cui corrispondono classe di merito ed età differenti*. Nel dettaglio, per il primo profilo – relativo ad un guidatore di 40 anni in prima classe di merito – l’assicurazione auto costa maggiormente a chi risiede nella provincia di Gorizia (€ 263,39), mentre i più fortunati sono a Pordenone, in cui bastano € 234,45. Tutte le province hanno, per questo profilo, premi inferiori della media nazionale.
Pochissime le differenze tra le province per quanto riguarda i premi medi del secondo profilo –donna di 35 anni in quarta classe di merito: a fronte di una media regionale pari a € 274,35, la provincia con i premi più alti è Trieste € 279,16.
Per il terzo profilo – un giovane neopatentato in quattordicesima classe di merito – la differenza con la media italiana è ancora più evidente, visto che anche il dato medio regionale è inferiore del 35% rispetto alla media nazionale. Addirittura sotto i mille euro il dato medio della provincia di Pordenone.
I dati di Facile.it rivelano che la situazione della RC auto in Friuli-Venezia Giulia resta fra le più convenienti in assoluto, anche in virtù del calo annuale dei prezzi: Gorizia è la provincia dove i premi si sono abbassati più della media nazionale (-11,8%), mentre la minore contrazione si è verificata a Trieste (-9%).
Per quel che concerne le garanzie accessorie, vale a dire quelle che tutelano in caso di eventi non coperti dalla normale RC auto, la più scelta nel mese di settembre in Friuli-Venezia Giulia è stata l’assistenza stradale (36,76%), seguita dalla infortuni conducente (28,81%) e dalla tutela legale (21,16%). -
Cellulari: negli ultimi tre anni il 29% degli italiani ha cambiato operatore telefonico
La volontà di risparmiare rende gli italiani un popolo di “traditori”, anche al telefono: se c’è la possibilità di ridurre le spese siamo pronti a rinunciare al nostro operatore di telefonia mobile per sfruttare iniziative e promozioni. È questa l’evidenza più significativa risultante dall’ultima indagine di Facile.it (http://www.facile.it), principale sito di comparazione specializzato anche nel confronto delle tariffe telefoniche.
Il portale ha chiesto all’istituto di ricerca Demoskopea di intervistare un campione rappresentativo dell’universo di riferimento in Italia, pari a circa 40,5 milioni di individui di età superiore ai 15 anni*. Le loro risposte parlano chiaro: negli ultimi 36 mesi il 67% degli italiani ha valutato l’ipotesi di un cambio nel suo piano tariffario e il 52% l’ha effettivamente sostituito, cambiando compagnia telefonica nel 29% dei casi.
La motivazione più ricorrente che spinge alla valutazione di un nuovo piano tariffario o di una nuova compagnia è il risparmio: l’85% di chi ha cambiato operatore l’ha fatto perché attratto da prezzi più vantaggiosi. Segue il bisogno di trovare una tariffa più conveniente per la navigazione, legata magari all’acquisto di uno smartphone (27%) e solo in terza battuta la ricerca di una migliore ricezione o copertura di rete (23%). Anche chi si è limitato a cambiare soltanto la tariffa, e non l’azienda, l’ha fatto ugualmente per risparmiare (66%) ma anche perché, nel tempo, sono mutate le esigenze legate all’utilizzo del telefono (motivazione riportata nel 30% dei casi).
Cambiare conviene? Evidentemente sì, se addirittura il 93% di chi ha una nuova tariffa e/o operatore si reputa soddisfatto della sua scelta: di questi, il 61% quantifica in termini significativi il risparmio ottenuto.
La soddisfazione di aver tagliato i costi ripaga il tempo speso a cercare la proposta migliore, confrontando le diverse offerte delle aziende sul mercato: lungi dall’essere una scelta istintiva, quella del cambio di tariffa e/o operatore è invece ponderata a lungo, visto che il 63% degli italiani che hanno valutato modifiche negli ultimi tre anni ci ha pensato per almeno qualche giorno (il 13% addirittura più di una settimana). La percentuale sale al 71% tra chi poi ha cambiato operatore e al 70% tra chi invece alla fine ha scelto di non cambiare nulla nel suo piano tariffario.
I canali utilizzati per il cambio del piano tariffario sono sostanzialmente tre: i siti internet degli operatori telefonici (58%), i punti vendita sul territorio (39%) e i portali di comparazione delle tariffe (27%), che nonostante la loro relativa novità battono già il tradizionale passaparola tra amici e conoscenti (25%).
Se la fedeltà è virtù di pochi, anche tra coloro che negli ultimi tre anni non hanno mai valutato l’ipotesi di un cambio la variabile determinante è il risparmio: nel 78% dei casi non vi sono state modifiche perché l’attuale tariffa si reputa già vantaggiosa, anche se non manca un 13% di utenti che non cambia nulla perché non ha voglia o tempo di ipotizzare una modifica al suo piano tariffario.
«Questa indagine – dichiara Paolo Rohr, responsabile Business Unit Telefonia di Facile.it – ha messo in luce la costante volontà degli italiani di risparmiare, pur senza rinunciare al telefono cellulare, che diventa sempre più evoluto e necessario alla propria vita quotidiana. Non è un caso che l’ultimo Osservatorio AGCOM abbia rivelato che negli ultimi mesi sono diminuite le sim in circolazione ma è aumentato il traffico telefonico mobile: questi due comportamenti contrapposti sono sintomatici di una progressiva maturazione tanto del mercato della telefonia quanto del comportamento degli italiani nella gestione del telefono cellulare».
«Nell’ambito dell’indagine realizzata per Facile.it – ha dichiarato Stefano Carlin, Amministratore Delegato di Demoskopea – abbiamo potuto sottolineare come tra i più giovani vi sia una maggiore attitudine al cambiamento: tra i nativi digitali, vale a dire gli under 24, la percentuale di soggetti che ha cambiato operatore telefonico sale al 36%, contro il 24% registrato tra chi ha più di 55 anni. Per quel che concerne l’uso degli strumenti di comparazione di tariffe, la fascia d’età che mostra una maggiore dimestichezza è però quella compresa tra i 45 e i 54 anni: tra di loro, l’uso dei comparatori sale al 38%.»*Indagine condotta basandosi su 500 interviste online con sistema C.A.W.I effettuate a individui di età superiore ai 15 anni, possessori di telefono cellulare personale (non sim aziendale) con spesa sostenuta dall’intervistato o da un suo famigliare o intestata alla propria partita iva (universo di riferimento pari a circa 40,5 milioni di individui). Periodo di rilevazione: 29 settembre – 1 ottobre 2014.
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Assicurazione Auto: la Sardegna ha premi più bassi della media italiana
Il premio RC auto medio registrato in Sardegna a settembre scorso è stato di € 566,44 equivalente ad una variazione del -7% in confronto a settembre 2013. Il calo, comunque inferiore alla media nazionale (-10,5%), ha fatto sì che i prezzi per assicurare le auto immatricolate in Sardegna siano sempre tra i più bassi di tutto lo stivale. Questo il quadro relativo alla Regione emerso nell’Osservatorio RC Auto condotto da Assicurazione.it (http://www.assicurazione.it) assieme a Facile.it.
Lo studio, i cui risultati e i dettagli per la Sardegna sono consultabili al link http://www.assicurazione.it/assicurazione-auto/osservatorio-sardegna.html, ha preso in esame i prezzi offerti per le assicurazioni auto agli abitanti della Sardegna e le caratteristiche dei preventivi compilati dagli utenti di questa regione, per indagarne comportamenti e caratteristiche.
Il confronto tra le otto province
Se si guarda al valore medio dei premi, è Oristano la provincia più economica, con un costo della polizza auto pari a € 447,01, unico premio medio regionale al di sotto dei 500€; al di sopra di questa soglia le più economiche sono risultate le provincie dell’Ogliastra (€ 522,24) e quella di Olbia-Tempio (€ 555,98). Sassari, invece, è quella in cui si registrano i prezzi più cari, con una media di € 583,30: in tutte le province sarde, comunque, i premi medi rimangono al di sotto del valore nazionale (€ 643,69).
Pur con i premi RC auto in calo, il confronto dei prezzi prima di comprare l’assicurazione resta, anche in Sardegna, uno strumento indispensabile per risparmiare ulteriormente: scegliendo la polizza assicurativa più conveniente tra le diverse proposte sul mercato, a settembre 2014 in Sardegna il risparmio medio possibile è stato del 66,95%, con il picco del 70,45% nella provincia dell’Ogliastra.
L’indagine ha poi preso in considerazione tre profili “tipo”, a cui corrispondono classe di merito ed età differenti*. Nel dettaglio, per il primo profilo – relativo ad un guidatore di 40 anni in prima classe di merito – l’assicurazione auto costa maggiormente a chi risiede nella provincia di Cagliari (€ 365,37), mentre per i più fortunati di Oristano ne bastano € 255,07.
Guardando i premi medi relativi al secondo profilo – una donna di 35 anni in quarta classe di merito, la provincia con i premi più alti, Sassari (€ 401,59), paga un premio notevolmente maggiore rispetto a quella con i prezzi più bassi, ancora una volta Oristano (€ 284,89).
Per il terzo profilo – un giovane neopatentato in quattordicesima classe di merito – la differenza con la media italiana è presente, ma meno evidente, visto che anche nella provincia con i premi più elevati (ancora Sassari, con € 1.580,01) il prezzo da pagare è inferiore del 2% rispetto alla media nazionale. Segno che, in Sardegna, i più giovani possono dormire sonni tranquilli, ma non troppo.
La situazione della RC auto in Sardegna rimane comunque fra le più convenienti per gli automobilisti. E questo anche in virtù del calo annuale dei prezzi: Olbia – Tempio è la provincia dove i premi si sono abbassati di più (-15,46%), mentre la minore contrazione si è verificata a Oristano (-6,67%); calo rilevante anche a Cagliari (-9,52%).
Per quel che concerne le garanzie accessorie, vale a dire quelle che tutelano in caso di eventi non coperti dalla normale RC auto, la più scelta nel mese di settembre in Sardegna è stata l’assistenza stradale (34,14%), seguita dalla infortuni conducente (33,76%) e dalla tutela legale (20,74%). -
In Italia luce e gas costano alle famiglie oltre 200€ all’anno in più che in Europa
Come comunicato dall’Autorità per l’Energia, da domani saranno in vigore le nuove tariffe di luce e gas che prevedono rincari, rispettivamente, del 1,7% e del 5,4% sulle bollette degli italiani. Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html), principale sito di comparazione delle tariffe energia, ha messo a confronto i costi delle forniture in Italia con quelle applicate nel resto d’Europa evidenziando come le tariffe in vigore nel nostro Paese diventeranno così più alte del 8,9% per l’energia elettrica e del 18,7% per il gas rispetto alla media UE.
Nello specifico i consumatori italiani pagano 19,71 centesimi di euro/kWh per l’energia elettrica (rispetto a 18,09c€/kWh della media UE) e 90,02 c€/standard metro cubo per il gas (rispetto a 75,83c€/smc della media UE). Se le tariffe unitarie fossero in linea con quelle del resto dell’Unione Europea il risparmio di una famiglia italiana sarebbe di oltre 200€ circa all’anno.
L’analisi ha però evidenziato anche come, se confrontate con le tariffe in vigore nelle quattro principali nazioni europee (Germania, Regno Unito, Francia e Spagna), quelle italiane siano notevolmente maggiori per quello che riguarda il gas (+15,3%), ma inferiori per quanto riguarda l’energia elettrica (-9,3%).
Mentre per quanto riguarda l’energia elettrica l’Italia è più fortunata rispetto alle altre grandi nazioni del Vecchio Continente – soprattutto in confronto alla Germania dove le tariffe sono più alte principalmente per via della tassazione (che in quella nazione incide per il 45% rispetto al 13% dell’Italia) – la differenza maggiore tra il nostro Paese e il resto d’Europa si verifica per il gas.
In questo mercato i consumatori italiani si confermano i meno favoriti, con delle tariffe superiori del 28% rispetto al Regno Unito, del 24% circa rispetto alla Francia, del 19% rispetto alla Germania e del 9% rispetto alla Spagna.
Tutto ciò pur essendo il costo della materia prima e della distribuzione in linea, se non più bassi, di molti Paesi, come dichiarato dall’Autorità per l’Energia. In Italia pesano eccessivamente tasse e imposte che rappresentano ben il 37% della spesa totale (contro, ad esempio, l’11% del Regno Unito).
Contenere le spese è comunque possibile. «È importante considerare le offerte che arrivano dal mercato libero, grazie a cui si può arrivare a risparmiare, ogni anno, mediamente 150€ per il gas e 50€ per la luce – sostiene Paolo Rohr, responsabile Business Unit Energia di Facile.it – Oltre a ciò, è possibile ridurre le spese monitorando i consumi dei propri elettrodomestici in casa, grazie a semplici dispositivi in commercio (a prezzi variabili da 15€ a 100€) che consentono di correggere abitudini di consumo errate, oppure ancora sostituendo elettrodomestici particolarmente energivori (in questo modo si può arrivare a risparmiare fino a 400€ all’anno)». -
RC Auto: il prezzo medio in Italia è calato del 13,7% in un anno
Il premio RC auto medio in Italia ad agosto è stato di 630,51€, con una variazione del -8,60% rispetto a sei mesi prima (689,87€) e del -13,71% rispetto allo stesso mese del 2013 (730,71€): questa la principale risultanza dell’Osservatorio RC Auto condotto da Facile.it in collaborazione con Assicurazione.it.
Lo studio, i cui risultati completi sono consultabili a questo link (http://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-italia.html) ha monitorato i prezzi offerti dalle compagnie assicurative e le caratteristiche dei preventivi compilati dagli utenti per scoprire comportamenti, caratteristiche e tariffe medie.
I profili analizzati
L’indagine ha preso in considerazione tre profili “tipo”, a cui corrispondono classe di merito ed età differenti*. Per il primo profilo – relativo ad un guidatore di 40 anni in prima classe di merito – l’assicurazione auto media ad agosto è stata di 329,55€, con un calo del 4,2% rispetto a tre mesi prima. Va meglio per il secondo profilo – una donna di 35 anni in quarta classe di merito – il premio medio in Italia registrato nel mese di agosto è stato di 359,37€, con una contrazione trimestrale pari all’11,5%. Variazione più contenuta nel caso del terzo profilo – un giovane neopatentato in quattordicesima classe – a cui corrisponde nel mese di agosto 2014 un premio medio di circa 1.420,67€ (solo -3,4% in tre mesi).
«I numeri del nostro Osservatorio mostrano il progressivo calo dei premi RC auto in Italia. – afferma Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di www.facile.it – Questa contrazione potrebbe aumentare ancora con un maggior ricorso alla comparazione delle tariffe proposte dalle compagnie. Già adesso, secondo i nostri dati, scegliendo la polizza assicurativa più conveniente tra le diverse offerte presenti sul mercato, ad agosto il risparmio medio possibile è arrivato al 68%.».
Le Garanzie accessorie più scelte
Per quel che concerne le garanzie accessorie, vale a dire quelle che tutelano in caso di eventi non coperti dalla normale RC auto, la più scelta nel mese di agosto è stata la infortuni conducente, richiesta dal 32,07% degli utenti che hanno calcolato un preventivo. Segue, con il 31,52%, l’assistenza stradale e, con il 18,01%, la tutela legale.
La classe di merito più ricorrente è la prima: si dichiarano “virtuosi” ben il 46,46% degli italiani che calcolano la loro polizza. Il dato è, chiaramente, frutto anche del ricorso alla legge Bersani, che consente a neopatentati di acquisire la classe di merito di uno dei genitori conviventi.Le differenze regionali
Questo il resoconto nazionale: ma cosa varia a livello regionale? Dal punto di vista dei prezzi, nessuna sorpresa: le regioni in cui il premio medio pagato per l’assicurazione auto è più alto in assoluto sono la Campania (1.169,40€), la Puglia (1.022,11€) e la Calabria (929,15€), tutte con premi che doppiano le Regioni con i valori più bassi, vale a dire Valle d’Aosta (438,20€) e Friuli Venezia Giulia (446,41€). Rispetto ad agosto 2013, le regioni che hanno registrato i cali più consistenti, invece, sono state Marche (-18,35%), Puglia (-18,33%) e Toscana (-18,07%).* Il Focus Facile.it ha preso in esame i prezzi disponibili sul mercato per i seguenti profili:
1) Uomo/40 anni/Diplomato/Sposato/Guida una Ford Focus 1.6 Diesel/Prima classe di merito/Nessun sinistro denunciato negli ultimi 5 anni.
2) Donna/35 anni/Diplomata/Sposata/Guida una Opel Corsa 1.4 Benzina/Quarta classe di merito/Nessun sinistro denunciato negli ultimi 5 anni.
3) Uomo/19 anni/Studente/Single/Guida una Fiat Punto 1.3 Diesel/Neopatentato quattordicesima classe di merito/prima assicurazione. -
Rimini e Bologna le province più care per gli automobilisti
Vivere nella provincia di Bologna, per gli automobilisti alle prese con l’assicurazione, non è un buon affare: il capoluogo si è rivelato, con Rimini, la provincia con i prezzi più alti. Questo è quanto emerso dal focus sulla RC auto in Emilia Romagna realizzato da Facile.it (www.facile.it), sito leader nella comparazione di polizze assicurative e prodotti finanziari.
Per ciascuna delle nove province dell’Emilia Romagna, Facile.it ha confrontato le tariffe riservate a tre profili di automobilista*. Ebbene, per due dei profili esaminati i premi assicurativi più alti si concentrano nella provincia di Bologna. Per i neopatentati, ad esempio, che si trovano a dover pagare il premio per la loro automobile trovandosi in quattordicesima classe di merito, la media è di 1.374 euro l’anno. In ogni caso, in nessuna delle nove province si sono rilevati costi per i giovani al di sotto dei 1.000 euro, a eccezion fatta di Modena dove si è registrato il premio medio più contenuto che si ferma a 977 euro.
Guardando al secondo profilo preso in analisi da Facile.it, Rimini toglie a Bologna il primato di provincia più cara e fa registrare un premio medio per una donna in quarta classe pari a 402 euro. Le più fortunate dell’Emilia Romagna sono, invece, le automobiliste di Parma a cui è richiesto un premio medio di 276 euro, seguite da quelle di Piacenza che ne versano 295.
Infine, se si parla di automobilisti virtuosi che si sono conquistati con la loro diligenza la prima classe di merito, ancora una volta, sul podio dei costi più alti troviamo Bologna con premi medi annui di 363 euro. Chi beneficia dei migliori prezzi dell’Emilia Romagna sono i cittadini della provincia di Ferrara a cui bastano 235 euro, seguiti da quelli di Modena (253 euro), che si distingue ancora una volta per i premi più bassi della regione. -
Gli italiani presterebbero i propri soldi ad Alberto Angela e Pif, ma non farebbero credito a Balotelli, Angela Merkel e Gigi d’Alessio
La crisi economica ha costretto tutti a tirare la cinghia, persino i nostri vip. Ma chi si meriterebbe un tuo aiuto in un eventuale periodo di difficoltà? E a chi non daresti mai del denaro in prestito? Questa è la domanda che Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html), in collaborazione con Prestiti.it (www.prestiti.it), ha posto nelle scorse settimane ad un campione di 1.500 utenti che attraverso un sondaggio online hanno dato un verdetto molto netto: la cultura e il talento vanno aiutati e quindi presterebbero il loro denaro ad Alberto Angela (che ha raccolto da solo il 32% delle preferenze) e a Pif (secondo con il 22%); di contro, è molto difficile perdonare chi ha dato delusioni e grattacapi, motivo per cui Mario Balotelli (primo fra i vip cui nessuno darebbe mai credito con il 30,5%) e la cancelliera tedesca Angela Merkel (seconda con il 16%) in caso di necessità economiche dovrebbero bussare altrove.
Sono questi i vip più ricorrenti nella classifica emersa dal sondaggio: fra i 10 personaggi famosi cui gli italiani presterebbero denaro, il terzo posto è occupato da Maria de Filippi (16%). Della conduttrice si apprezza soprattutto la capacità di far fruttare gli investimenti e, hanno affermato alcuni, con buona probabilità restituirebbe persino più di quanto prestatole. Quarto posto per il capo del Governo Matteo Renzi (8%), seguito da Beppe Fiorello (7,5%) e J-Ax (5%).
Anche fra i personaggi cui gli italiani non concederebbero un prestito i nomi sono di tutto rispetto. Se, come detto, il primo posto è di Mario Balotelli (“sono certa li spenderebbe in auto di lusso e parrucchiere” la giustificazione di una delle persone che hanno risposto al sondaggio) e il secondo di Angela Merkel (“non può chiedermi altri soldi”), al terzo posto troviamo un divo della canzone di casa nostra, Gigi d’Alessio, che raccoglie il 12% dei voti con giustificazioni come “non vorrei il prestito servisse a finanziare un altro suo disco”, e al quarto la più giunonica delle dive della tv italiana, Valeria Marini (9%). Per quanto riguarda la soubrette sarda, evidentemente molto ha giocato la sua recente cronaca matrimoniale visto che, fra gli intervistati, qualcuno afferma: “se ha negato di aver consumato il matrimonio negherebbe anche di aver ricevuto un prestito”.
A mezza incollatura dalla Marini l’altro grande accusato del mondiale di calcio appena passato, l’ormai ex allenatore della nazionale Cesare Prandelli che raccoglie l’8,5% dei voti e qualche ultimo strascico di livore calcistico con giustificazioni riferite all’esperienza brasiliana (“visto l’esito dei mondiali non se li meriterebbe proprio”).
Unici nomi stranieri finiti nella classifica sono quelli del giudice di Masterchef Joe Bastianich (ottavo fra i vip cui non si è disposti a prestare denaro) e della terribile Miley Cyrus (decima nella stessa classifica). -
Cellulari e vacanze: 10 consigli per risparmiare anche centinaia di euro
Le vacanze stanno ormai entrando nel vivo e gli italiani le passeranno… al cellulare, che però, se non usato con attenzione, potrebbe costare più della vacanza stessa. Ecco perché Facile.it, comparatore leader del mercato italiano attivo anche nel confronto delle tariffe per la telefonia mobile (http://www.facile.it/telefonia-tariffe-cellulari.html), ha creato un breve vademecum per aiutare gli utenti a risparmiare sui costi del cellulare, soprattutto se si è deciso di trascorre le ferie all’estero, in alto mare o persino nella giungla. Ecco, in 10 punti, le cose da sapere, i comportamenti da mettere in atto e quelli da evitare.
1) Un SMS può bastare? Quando si viaggia all’estero il cellulare si connette a reti diverse da quella della compagnia che ha emesso la SIM. Tale operazione è detta roaming e ha costi variabili a seconda dell’operatore cui ci si appoggia e della nazione in cui ci si trova. Quando si è all’estero si paga anche per ricevere le chiamate, mentre non si paga nulla per ricevere SMS: meglio preferire quelli quando possibile.
2) Attenti a WhatsApp. Viaggiando all’estero, se non si ha attivato un piano che includa l’uso della connessione dati, una delle maggiori fonti di spesa può diventare la connessione ad Internet che può arrivare a consumare in pochi giorni anche 200 euro di traffico. Diverse app, ad esempio quelle di instant messaging come WhatsApp o WeChat, si connettono periodicamente per controllare la presenza di nuovi messaggi o aggiornamenti. In questo caso può convenire disattivare la connessione dati in roaming e accedere a Internet solo quando è presente una connessione WiFi, spesso offerta gratuitamente dagli hotel e nei principali luoghi pubblici.
3) Occhio alla Svizzera. Si è molto parlato dell’Eurotariffa, vale a dire quella che impone un costo massimo per la comunicazione in roaming (per le chiamate, IVA inclusa, al massimo 23,18c/minuto senza scatto alla risposta, per ricevere 6,10c/minuto, per mandare un SMS 7,32c e 24,4c/MB per connettersi alla rete dati). L’Eurotariffa, però, è legata non ai paesi europei in genere, ma solo a quelli facenti parte dell’Unione europea. Paradossalmente, quindi, viene applicata in Martinica, nella Guyana francese e nell’isola di Réunion, tutte legate alla Francia, ma non necessariamente nella vicinissima Svizzera o in Albania.
4) Meglio una SIM locale. Come detto, le tariffe di roaming esterne all’UE dipendono dagli accordi che il proprio operatore ha con quelli esteri e sono in genere piuttosto elevate. A livello di voce possono variare da 1€/minuto fino a 6€/minuto per i paesi più esotici. Per la connessione dati le tariffe sono alquanto proibitive, variando da 1€/MB fino a quasi 30€/MB. Ecco perché, se si prevede di restare in un paese estero per un periodo prolungato e di chiamare i numeri di quel Paese (anche solo l’albergo), può convenire attivare una SIM locale. Sarà possibile stipulare un contratto ricaricabile con minuti di conversazione, SMS e dati a costo fisso. Per gli abbonamenti è invece necessario essere intestatari di un conto corrente o una carta di credito del paese ospite.
5) Chiamare dalla nave. Avete in programma di passare le ferie in barca o in crociera? Allora sappiate che, se si naviga, già a pochi chilometri dalla riva il segnale diventa troppo debole per chiamare. Non è detto, però, che dobbiate rinunciare al cellulare mentre sarete in mezzo alle onde. Su alcune navi da crociera e traghetti è possibile connettersi alla rete cellulare della nave, in roaming marittimo. Le tariffe dipendono dagli accordi tra il proprio operatore e quello presente sulla nave, e variano tra 1,67€ e 3€ al minuto per le chiamate effettuate, 30c e 3€/ minuto per le chiamate ricevute, 26c e 90c per SMS inviato.
6) Marcare a Zona la tariffa. Se di desidera usare il telefono all’estero per periodi brevi, tutti i principali operatori propongono offerte per comunicare che, attivate in aggiunta al proprio piano, includono soglie di traffico ad un costo fisso che dipende dal Paese in cui ci si reca. Alcuni pacchetti valgono per l’Europa, altri anche per diverse zone del mondo. Attenzione però ad attivare la promozione giusta! Ogni operatore divide il mondo in Zone, non necessariamente identiche a quelle geografiche: verificate prima sul sito dell’operatore quale sia quella in cui vi recherete.
7) Avventurosi sì, ma col telefono. State per recarvi in un luogo remoto ed avventuroso? Tranquilli, anche in questo caso potrete rimanere in contatto col mondo e, in caso di pericolo, chiamare col vostro cellulare servendovi dei cosiddetti operatori satellitari. Nelle aree remote, non coperte dalle normali antenne, per connettersi è necessario avere un cellulare particolare o un adattatore per smartphone. Tramite SIM di TIM, Vodafone o Wind è possibile poi connettersi alle reti satellitari, ma i costi sono molto elevati, fino a 6€ al minuto per le chiamate effettuate. Comunque poco se lo considerate in raffronto al pericolo di rimanere bloccati nel mezzo della giungla o in un’isola deserta.
8) Anche in Italia possono esserci problemi. Immaginate di arrivare nel casolare che avete prenotato via web o nella casa al mare che tanto vi piaceva e scoprire che proprio lì il vostro cellulare non prende. Tutto questo potrebbe far cominciare la vacanza col piede sbagliato. Anche viaggiando in Italia, infatti, è possibile che il proprio operatore non fornisca una buona copertura nelle zone rurali e montuose. Gli operatori proprietari di rete permettono di verificare la copertura tramite appositi servizi sui propri siti. È quindi possibile sapere in anticipo se la compagnia cui siamo legati fornisce copertura nel luogo in cui andremo. Per gli operatori virtuali, come PosteMobile o Fastweb Mobile, basta fare riferimento al sito dell’operatore di appoggio.
9) Le tempistiche. Attivare promozioni o condizioni speciali sulla propria utenza può comportare, soprattutto nei periodi di vacanza, tempi variabili. Meglio recarsi in un negozio del proprio operatore telefonico almeno una settimana prima di partire in modo che tutto sia pronto per il giorno in cui lascerete la vostra città.
10) Mappe online e siti mobile. A incidere sui costi sono principalmente i tempi di connessione, ma quando si viaggia talvolta è necessario consultare mappe, liste, guide. Meglio quindi scaricare nel proprio smartphone tutto quello che serve o potrebbe tornare utile e poi consultarlo “offline” nel momento opportuno. Se non lo avete fatto, ricordate comunque che dallo smartphone è bene preferire la navigazione sui siti mobile che comporta tempi di connessione inferiori, browsing più rapido e quindi costi più contenuti. -
Mutui ancora più difficili per gli stranieri. Si punta ad immobili di basso valore
Tempi duri per gli stranieri residenti che vogliono comprare casa in Italia: il portale Mutui.it (www.mutui.it), in collaborazione con Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), ha analizzato circa 10mila preventivi di mutuo compilati nel primo semestre 2014, scoprendo che non solo sono diminuite le loro domande, passate dall’essere l’11% al 9,8% del totale, ma anche le cifre richieste si sono fatte più contenute.
«Se è vero che gli stranieri sono ormai l’8,1% dei residenti in Italia (dati ISTAT) e che il loro processo di integrazione passa anche attraverso l’acquisto della prima casa – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile Business Unit Mutui per entrambi i portali – il cambiamento della richiesta media di mutuo, diminuita del 16% in due anni, evidenzia una grossa difficoltà che li accomuna agli italiani.»
Le domande di mutuo da parte di cittadini stranieri puntano all’acquisto della prima casa: questa, infatti, è la finalità indicata dal 73% del totale di immigrati. La richiesta media è pari a 114.000 euro (era 132.000 euro nel 2011) e si punta a finanziare solo il 63% del valore dell’immobile che si intende acquistare (nella rilevazione precedente si arrivava all’80%). A rimanere stabile è il valore della prima casa: si chiede di meno, ma si punta ad un immobile che costa, stabilmente, circa 163.000 euro. Un valore nettamente più basso rispetto alla richiesta degli italiani, che, sempre in media, vogliono acquistare un immobile del valore di 215.000 euro (fonte Mutui.it – rilevazione aprile 2014). Resta stabile la durata, leggermente inferiore ai 25 anni. Per quel che concerne i tassi, si dà preferenza a quello variabile, richiesto dal 62% degli stranieri alle prese con la prima casa.
«Se confrontati con i valori medi italiani delle richieste di finanziamento per l’acquisto della prima casa – continua Bacca – questi dati evidenziano l’interesse dei cittadini stranieri per immobili di valore inferiore rispetto alla media nazionale: evidentemente, pur di comprare casa si accettano immobili in zone più periferiche, o magari in condizioni peggiori».
Da dove vengono, dove vogliono vivere
Per quanto riguarda la nazionalità degli stranieri alle prese col mutuo, a rappresentare il campione statistico più importante resta la comunità rumena: circa il 17% dei mutui prima casa richiesto da uno straniero vede coinvolto un cittadino nato in Romania. Va detto, ad ogni modo, che solo due anni fa i rumeni rappresentavano addirittura un terzo del campione: segno che – come accaduto per la comunità albanese in passato – anche la comunità rumena (la prima per numerosità) sta normalizzando i suoi flussi migratori e anche la spinta all’acquisto della casa si è ridotta.
Seguono, nella classifica, i cittadini tedeschi (circa l’8%), i moldavi e gli albanesi (7%). Da notare che, pur essendo la comunità marocchina seconda in Italia per numero di immigrati, da loro arrivano solo il 2% delle richieste (sono diciottesimi nella classifica).
In merito alla distribuzione territoriale delle richieste di mutuo, il quadro che emerge tratteggia una condizione identica alla rilevazione precedente: le regioni in cui vi è la richiesta maggiore sono quelle del Nord e del Centro Italia, Lombardia (26%) e Lazio (12%) su tutte. Seguono Emilia Romagna e Veneto (11%),
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Le polizze auto di Siena sono le più economiche della Toscana
Per un giovane neopatentato toscano che comincia la sua scalata alle classi di merito per l’assicurazione auto, risiedere a Siena piuttosto che a Massa Carrara comporta una differenza di prezzo della sua polizza di oltre il 50%. Nella regione, infatti, risulta piuttosto ampia la forbice dei prezzi per l’RC auto che si registra nelle dieci province. Questo è quanto emerso dal focus sulla RC auto in Toscana realizzato da Facile.it (www.facile.it), sito leader nella comparazione di polizze assicurative e prodotti finanziari.
Per ciascuna delle dieci province toscane, Facile.it ha confrontato le tariffe riservate a tre profili di automobilista*.
Per tutte e tre le classi di merito esaminate i premi più alti si concentrano tra le province di Massa Carrara, Prato e Pistoia. Per i neopatentati di Massa, ad esempio, il premio medio è di 2.095 euro l’anno, oltre il doppio di quello che i giovani sono chiamati a corrispondere a Siena per assicurare la loro auto (959 euro). Il premio della città del Palio è davvero esiguo rispetto alla media regionale e lo stacco dal secondo in classifica, ossia i 1.182 euro di Grosseto, ammonta a più di 200 euro. Sopra la soglia dei 2.000 euro sono anche i premi in quattordicesima classe delle province di Pistoia e Prato.
Guardando al secondo profilo preso in analisi da Facile.it, Prato e Massa Carrara sono nuovamente sul podio delle province più care (rispettivamente 560 e 526 euro in media). Siena si conferma la provincia più economica e offre una media di polizze auto pari a 267 euro; segue Arezzo con premi medi annui di 310 euro.
Se si parla di automobilisti virtuosi che si sono conquistati con la loro diligenza la prima classe di merito, Prato è la provincia con i premi più elevati della Toscana (588 euro annui), mentre sul podio della convenienza troviamo nuovamente Siena con una media di 248 euro, seguita da Arezzo e Grosseto dove le polizze si fermano a 298 euro.
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A Torino premi superiori alla media regionale in tutte le classi di merito
Per un giovane neopatentato del Piemonte che vuole cominciare la sua scalata alle classi di merito per l’assicurazione auto, la provincia in cui risiede può portarlo a un risparmio sul premio che supera i 550 euro. Nella regione, infatti, che pure vanta prezzi medi più bassi di molte altre zone d’Italia, risulta piuttosto ampia la forbice dei prezzi per l’RC auto che si registra nelle otto province. Questo è quanto emerso dal focus sulla RC auto in Piemonte realizzato da Facile.it (www.facile.it), sito leader nella comparazione di polizze assicurative e prodotti finanziari.
Per ciascuna delle otto province piemontesi, Facile.it ha confrontato le tariffe riservate a tre profili di automobilista*.
Per tutte e tre le classi di merito esaminate i premi più alti si concentrano nella provincia di Torino. Per i neopatentati del capoluogo, ad esempio, il premio medio è di 1.469 euro l’anno, esattamente 555 euro meno della media più bassa della regione che si è registrata a Cuneo (914 euro annui). Anche nella provincia di Asti i neopatentati non possono certo lamentarsi, pagando un premio medio annuo di 918 euro. Nella classifica delle province più care Novara è sempre seconda a Torino: per l’ultima classe di merito la media provinciale è di 987 euro.
Guardando al secondo profilo preso in analisi da Facile.it, Torino e Novara sono nuovamente sul podio delle province più care (rispettivamente 395 e 287 euro in media), ma insieme a Novara arriva al secondo posto Alessandria con la stessa media. A premiare le donne automobiliste in quarta classe con le polizze più economiche della regione è la provincia di Vercelli che garantisce un premio medio di 228 euro.
Se si parla di automobilisti virtuosi che si sono conquistati con la loro diligenza la prima classe di merito, Torino si conferma la provincia più cara con premi che richiedono in media 377 euro all’anno. Novara è nuovamente sul secondo gradino del podio con polizze da 246 euro. A far risparmiare gli automobilisti più attenti sono le province di Cuneo (176 euro), Asti (194 euro) e Vercelli (199).
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Rc auto: Puglia e Campania sono le regioni dove si richiedono i premi più alti
Quando si parla di RC auto, si sa, il Sud è la parte del nostro Paese in cui i premi sono più alti, ma anche all’interno del Mezzogiorno le differenze tra città e città sono sensibili, persino se si prende in esame lo stesso profilo di automobilista. Per i più virtuosi, per esempio, vivere a Taranto piuttosto che a Enna significherebbe dover pagare un premio RC auto più che doppio. Questo quanto emerso dal focus sulla RC auto nel Sud Italia realizzato da Facile.it (www.facile.it), sito leader nella comparazione di polizze assicurative e prodotti finanziari, che ha evidenziato come Puglia e Campania siano le regioni con i premi RC auto più alti del Paese.
Le cinque regioni di riferimento per lo studio sul Mezzogiorno condotto dal comparatore sono state: Puglia, Calabria, Campania, Basilicata e Sicilia. Per ciascuna di esse Facile.it ha confrontato le tariffe riservate a tre profili di automobilista* e registrando le variazioni di prezzo nelle diverse province.
Nel Mezzogiorno il costo inferiore per gli automobilisti virtuosi (vale a dire quelli in prima classe di merito) è stato registrato ad Enna (290 euro) a Taranto quello maggiore (714 euro). È pugliese anche la provincia che conquista il secondo posto nella classifica delle più care per questo profilo di automobilisti, Foggia, dove il premio arriva a 684 euro.
Quando si parla di giovani, invece, è in Campania che l’Osservatorio ha rilevato le tariffe più care con Caserta addirittura in cima alla classifica nazionale per i premi più alti legati alla quattordicesima classe, con una media di 3.061 euro. A poca distanza, troviamo le polizze per i neopatentati di Napoli, dove bisogna corrispondere 2.998 euro. Possono, invece, sentirsi privilegiati i giovani di Matera, provincia in cui si registrano i premi più bassi del Sud, fermi a 1.325 euro. A seguire ecco ancora una volta Enna, una delle province più economiche di tutto il Meridione, con 1.387 euro.
RC auto in Puglia
I neopatentati di Lecce saranno felici di sapere che possono considerarsi i più fortunati della regione: per loro i premi RC auto sono risultati i più bassi in Puglia, fermandosi a una media di 2.178 euro all’anno. A seguire troviamo le polizze in quattordicesima classe della provincia di Barletta-Andria-Trani in cui si pagano 2.271 euro. Nelle altre quattro province pugliesi i premi arrivano a 2.656 euro. Anche per il secondo tipo di profilo Lecce si è rivelata la provincia più economica del Tacco d’Italia con un premio medio di 518 euro all’anno; mentre la più cara è risultata Bari, dove si raggiungono i 752 euro. Guardando al profilo più virtuoso, Lecce cede il primato della convenienza a Brindisi (502 euro), mentre Taranto si rivela la più salata per i conti in prima classe con un premio annuo di 713 euro.
RC auto in Calabria
In Calabria, per tutti e tre i profili che Facile.it ha analizzato, la provincia in assoluto meno cara è Cosenza. I giovani cosentini entrano nel mondo RC auto con un premio medio annuo di 2.055 euro, senz’altro invidiati dai corregionali di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia che invece devono sborsare 2.378 euro. Minore, seppur consistente, la differenza tra chi paga meno e chi più nel secondo profilo preso in esame: 394 euro a Cosenza e 668 a Vibo Valentia. Anche i più virtuosi vedono oscillare i loro premi all’interno della Regione tra la provincia più cara (Crotone, 646 euro) e quella più economica (Cosenza, 368 euro).
RC auto in Campania
Alla Campania spetta la maglia nera per i costi RC auto. Dall’Osservatorio di Facile.it è emerso che, per quanto riguarda la categoria dei neopatentati, le province più care d’Italia si concentrano nella regione con un primo posto nazionale per Caserta (3.061 euro annui) e un secondo posto per Napoli (2.998 euro). Come Cosenza per la Calabria, anche in Campania un’unica provincia è risultata essere la più economica per tutti e tre i profili presi in esame nello studio: Benevento. I neopatentati di quest’area si trovano a pagare oltre 900 euro in meno dei giovani casertani, arrivando a un premio di 2.137 euro. Per quanto riguarda il profilo degli automobilisti che pagano la polizza della prima classe di merito, a Benevento i premi si fermano a 418 euro, ma arrivano a 679 se ci spostiamo a Salerno, la provincia più cara della regione per i più meritevoli. Per il secondo profilo, come detto, Benevento rimane la migliore con 437 euro di media annuale, laddove all’opposto troviamo ancora Salerno dove si paga il premio più alto di 770 euro.
RC auto in Basilicata
Nella regione di Matera e Potenza, la prima risulta essere la provincia più economica in assoluto, su tutti e tre i profili che Facile.it ha osservato. Le differenze di prezzo sono consistenti soprattutto per il profilo dei neopatentati che a Matera hanno bisogno soltanto di 1.325 euro per pagare il loro premio annuo, mentre a Potenza devono mettere sul piatto ben 2.075 euro. Più contenute le differenze degli altri due profili (vedi tabella).
RC auto in Sicilia
La differenza dei premi medi annui tra i neopatentati agrigentini e quelli di Enna è decisamente rilevante: 2.535 euro contro 1.387 euro, oltre 1.000 euro di distacco tra la prima e l’ultima provincia siciliana nella classifica dei premi più cari. Anche in Sicilia una sola provincia risulta essere la più economica per i tre profili ed è appunto Enna, dove anche chi è in quarta classe (vedi secondo profilo analizzato) paga i premi più bassi dell’Isola, ovvero 302 euro l’anno. Al primo posto per i prezzi più alti di questo profilo c’è Messina con 542 euro. La città dello Stretto è la più cara anche per gli automobilisti più diligenti che devono sborsare una media di 519 euro l’anno contro i soli 290 di Enna.
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Facile.it: le famiglie italiane spendono 607 euro all’anno per l’uso del cellulare
Gli italiani, si sa, sono grandi amanti della telefonia cellulare tanto che ogni famiglia, escludendo il traffico effettuato con abbonamenti aziendali, spende in media 607 euro all’anno: a fare i calcoli è stato Facile.it, comparatore leader del mercato italiano da poco attivo anche nel mercato della telefonia mobile (http://www.facile.it/telefonia-tariffe-cellulari.html).
Secondo l’indagine resa nota dal portale, nonostante il grande sviluppo degli abbonamenti anche per il settore privato le ricaricabili continuano a rappresentare poco meno dell’80% del mercato. Chi consulta il sito perché vuole cambiare operatore è però più attratto dalle offerte di abbonamento: nel 37% dei casi cerca un contratto che includa anche l’ultimo modello di smartphone, ammortizzando su un periodo di 24 mesi un risparmio medio di 150 euro.
Chi vuole cambiare operatore solitamente cerca la migliore tariffa non solo per sé, ma anche per gli altri componenti del suo nucleo familiare, ha una spesa annua più alta rispetto alla media nazionale (705 euro) e dichiara di passare al cellulare, per le sole chiamate in uscita, oltre 5 ore al mese.
A cercare una migliore tariffa per il proprio cellulare sono in misura maggiore gli uomini (59%) e i residenti nel Nord Italia, mentre l’età media di chi vuole cambiare operatore è di 41 anni.
Facile.it ha anche messo in evidenza come, nonostante la grande diffusione delle app di messaggistica gratuita, gli SMS continuino ad essere utilizzati e, mediamente, se ne continuino a mandare 4 ogni giorno. Importante anche la navigazione da cellulare: chi cerca un nuovo operatore telefonico ha un consumo pari a 0,93 GB di dati al mese.
In ultimo qualche curiosità: fra chi è alla ricerca di una tariffa migliore, oltre uno su tre possiede più di un telefono cellulare, il 17% ha anche un tablet e il 6% è attualmente legato alla tariffa proposta da un operatore “virtuale” come Poste Mobile o Fastweb Mobile.
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Prestiti: cresce del 22% in due anni l’importo richiesto per viaggi e vacanze
Ora che il caldo è arrivato e le scuole hanno chiuso in quasi tutte le regioni, gli italiani pensano alle vacanze che in molti faranno grazie ad un prestito. Secondo quanto evidenziato dall’Osservatorio sul credito al consumo condotto da Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) in collaborazione con Prestiti.it (www.prestiti.it), negli ultimi due anni gli importi richiesti per questo tipo di finanziamento sono cresciuti del 22% passando dai 4.100 euro medi del 2012 ai 5.300 euro delle richieste presentate in Italia fra il 01/12/2013 e il 31/05/2014.
Chi sceglie di ricorrere ad un finanziamento per non rinunciare alle vacanze pianifica una restituzione alquanto lunga: per estinguere il debito occorreranno mediamente tre anni e mezzo e, ogni mese, si dovrà pagare una rata di circa 118 euro.
A colpire, nei dati resi pubblici da Facile.it e Prestiti.it, è anche come chi richiede un prestito per pagare viaggi e vacanze sia molto più giovane di chi, in Italia, ricorre di solito al credito al consumo. A fronte di un’età media di 41 anni fra chi sottoscrive prestiti personali, se ci si limita alla sola finalità viaggi e vacanze l’età scende a 38 anni.
Sommando questo dato a quello dello stipendio medio dichiarato in fase di presentazione della domanda (1.500 euro) è facile ipotizzare che buona parte delle vacanze finanziate, in toto o in parte, grazie ad un prestito siano lune di miele, ma visto l’importo comunque non elevatissimo della richiesta media, tanti sono anche i viaggi, per così dire, familiari e a corto raggio.
Se da Lombardia e Lazio arrivano numericamente il maggior numero di richieste di prestiti per pagare le ferie (rispettivamente queste due regioni veicolano il 22% ed il 17% delle richieste totali), è la Liguria quella in cui, percentualmente, nell’ultimo semestre le richieste di finanziamento per viaggi e vacanze hanno inciso in maniera più forte (1,19% del totale prestiti richiesti nella regione).
A livello nazionale, si evidenzia ancora nell’osservatorio, il peso proporzionale dei prestiti per viaggi e vacanze sul totale del credito al consumo richiesto in Italia continua a crescere e se nel 2012 queste richieste corrispondevano allo 0,7% del totale, negli ultimi sei mesi sono state pari allo 0,87% con un incremento che, sia pure su basi piccole, evidenzia un trend di crescita notevole (24%).
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Mutui: cala ancora l’erogato medio, -10% rispetto a sei mesi fa
Mentre i dati sul numero di erogazioni di mutuo da gennaio ad oggi avevano fatto tornare il sorriso, quando oggetto d’esame sono gli importi erogati, la situazione è meno rosea: secondo l’Ufficio Studi di Mutui.it e Facile.it rispetto a sei mesi fa la cifra che gli italiani sono riusciti ad ottenere dalle banche è calata; l’erogato medio ad aprile 2014 è stato di 106mila euro, dieci punti percentuali in meno rispetto alla rilevazione fatta ad ottobre 2013.
L’analisi tanto delle richieste di mutuo quanto degli erogati registrate nello scorso aprile dai portali Mutui.it (www.mutui.it) e Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), ha messo in luce l’aumento del divario tra quanto gli italiani chiedono e quanto riescono effettivamente ad ottenere dalle banche, ormai giunto al 20% (era solo dell’8% ad ottobre). La richiesta media è salita del 7%: si punta ad ottenere 132mila euro, contro i 123mila dello scorso ottobre; l’erogato medio, di contro, è calato del 10%, fermandosi a poco più di 106mila euro.
Il cosiddetto loan to value, vale a dire la percentuale erogata in rapporto al valore dell’immobile scende drasticamente, passando dal 52% al 44%.
«Nonostante i confortanti dati dell’ABI, che mostrano un aumento nel numero delle erogazioni di mutuo nel primo trimestre dell’anno – spiega Lorenzo Bacca, responsabile della business unit Mutui dell’azienda – gli italiani che aspirano a un finanziamento per comprare casa ottengono meno di quanto chiedano e devono pertanto attingere ai propri risparmi. Va detto, ad ogni modo, che in questo quadro pesa la ripresa della surroga, da cui consegue tanto l’abbassamento del valore medio delle erogazioni quanto il calo del loan to value.»
Il mutuo prima casa
Questo il quadro complessivo, ma cosa accade prendendo in considerazione solo richieste ed erogazioni di mutui prima casa? Mentre salgono gli importi richiesti – si passa da 129.000 a 138.000 euro in sei mesi (+6%) – cala la cifra media erogata, che passa da 129.000 a 117.000 euro (-10%). Mentre il divario tra richiesta ed erogazione si allarga (i due numeri divergono del 17%) la percentuale finanziata scende al 55% (era al 62% nella rilevazione precedente). Questo calo è dovuto, in parte, al leggero aumento del valore medio degli immobili acquistati attraverso il finanziamento per la prima casa (+2% rispetto a sei mesi fa). Stabile a 24 anni la durata media del mutuo prima casa richiesto, cresce a 22 quella del mutuo erogato.
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Cresce del 10% in due anni il ricorso alla cessione del quinto dello stipendio
Negli ultimi sei mesi le cessioni del quinto dello stipendio sono state più di un quarto delle richieste di prestiti presentate in Italia, crescendo di oltre 10 punti rispetto a due anni fa e arrivando a rappresentare il 26,8% del totale (erano il 16,4% a maggio 2012). Il dato arriva dall’osservatorio periodico sulla cessione del quinto condotto da Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) e Prestiti.it (www.prestiti.it) che hanno analizzato oltre 40.000 richieste di finanziamento presentate fra novembre 2013 e aprile 2014.
«Il numero di chi richiede la cessione del quinto – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile della Business Unit Prestiti di Facile.it – è in leggero ma continuo aumento perché, come ormai molti sanno, è l’unica forma di finanziamento accessibile anche a chi ha subito protesti o ha ritardato a restituire le rate di prestiti o mutui, caso sempre più comune negli ultimi anni».
L’importo medio che si cerca di finanziare con la cessione del quinto dello stipendio è però sensibilmente inferiore rispetto a quello richiesto due anni fa. Se nella rilevazione di maggio 2012 i richiedenti puntavano ad ottenere 20.000 euro, oggi vogliono poco più di 17.000 euro. Appena inferiore l’età media del richiedente: oggi 43 anni, 44 nella rilevazione di due anni fa.
Le donne chiedono mediamente importi più bassi degli uomini (15.500€ vs 17.500€) a fronte di differenze di stipendio proporzionali (1.300€ vs 1.600€). Quasi uguale l’età del richiedente di sesso maschile e di quello di sesso femminile (43 vs 44).
Nell’analizzare la pratica di cessione del quinto le finanziarie considerano non solo il profilo del richiedente, ma anche quello del suo datore di lavoro. Un dipendente pubblico o uno statale, quindi, possono essere avvantaggiati proprio perché impiegati presso un’azienda meno a rischio di insolvenza.
Nonostante questo, a presentare percentualmente il maggior numero di richieste di cessione del quinto nel periodo analizzato sono stati i dipendenti privati (58,6%), mentre i dipendenti pubblici rappresentano il 22% dei richiedenti e i pensionati il 16% .
A richiedere gli importi più alti per la cessione del quinto sono stati i residenti in Sicilia (20.000€ la richiesta media) seguiti dai cittadini del Trentino Alto Adige (19.500€) e della Sardegna (19.000€). Sono 8 le regioni italiane con richieste più alte della media: oltre alle tre già citate anche Umbria, Calabria, Puglia, Campania e Lazio.
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Cambiando classe si risparmiano mediamente 400 euro all’anno
Risparmiare sui consumi di casa è possibile, soprattutto se si migliora la classe energetica degli elettrodomestici più usati: basta questo per risparmiare in media 400 euro ogni anno. Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html), il principale comparatore online italiano di tariffe, ha analizzato il consumo annuo medio di alcuni degli elettrodomestici più diffusi nelle nostre case calcolando quale sia il beneficio derivante dal migliorare, anche di poco, la loro classe energetica.
Quasi 100 dei 400 euro che ogni famiglia italiana potrebbe risparmiare arrivano dalla cucina. Lo studio di Facile.it ha ipotizzato per gli elettrodomestici presenti nelle case italiane una classe energetica media di categoria B: cambiando il frigorifero con uno di classe A+ rimarrebbero in tasca 32 euro, che si potrebbero sommare ai 19 ottenuti cambiando la lavastoviglie con una in classe A. Sempre scegliendo una classe A, quindi non necessariamente la più alta, anche per il forno elettrico, si risparmierebbero altri 18 euro. Questo solo per fare alcuni esempi.
«Nella sostituzione degli elettrodomestici spesso ci si fa scoraggiare dal prezzo del nuovo o anche dal fatto che, semplicemente, quelli che abbiamo in casa funzionino ancora bene – sostiene Paolo Rohr, Responsabile Business Unit Energia di www.facile.it – ma quello che non valutiamo correttamente è il costo nascosto di questi strumenti. Oggi, approfittando anche degli incentivi governativi, sostituire i vecchi elettrodomestici con altri in una classe energetica migliore può essere di grande aiuto all’economia delle famiglie».
Uno degli apparecchi più usati nelle case italiane è il televisore: si stima che, mediamente, sia acceso per 1.500 ore in un anno. Sostituendo l’apparecchio a tubo catodico con uno di pari dimensioni, ma a LED, il consumo di KW ora andrebbe a dimezzarsi facendo risparmiare oltre 35 euro sulla bolletta. Ulteriori riduzioni sulle spese potrebbero arrivare dalla sostituzione della lavatrice: passando da una in classe B ad una in classe A+ e ipotizzando due soli cicli di lavaggio a settimana la bolletta si alleggerirebbe di circa 14 euro, destinati a crescere se i cicli di lavaggio fatti in casa sono più di quelli considerati dallo studio.
In chiusura i risparmi maggiori. A consentire di alleggerire notevolmente la bolletta sarebbe la sostituzione del condizionatore: cambiare le macchine installando quelle di classe A++ riduce il consumo annuo a meno di un terzo del precedente, tradotto in cifre 118 euro in meno in bolletta. Basterebbe invece cambiare 14 lampadine (numero medio considerato per l’abitazione di una famiglia) – di cui 6 ad alto numero di ore di utilizzo (come quelle dei lampadari della cucina o della sala) e 8 a utilizzo medio o basso (come quelle dei bagni o delle abat-jour) – per risparmiare più di 190 euro.
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Prestiti personali: in Piemonte cresce del 10% l’importo medio richiesto
Nonostante in Italia sia diminuito il numero di persone che tenta l’accesso al credito, in Piemonte negli ultimi sei mesi l’importo medio delle richieste di prestito è cresciuto del 10%, oltre la crescita media nazionale che si è fermata all’8%. L’Osservatorio sul credito al consumo di Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) e Prestiti.it (www.prestiti.it), ha evidenziato come la richiesta media di prestito in Piemonte sia perfettamente in linea con quella nazionale, pari a 11.000 euro, contro i 10.000 che si richiedevano sei mesi fa nella regione.
L’indagine, realizzata analizzando le domande presentate dai cittadini piemontesi nel periodo compreso tra ottobre 2013 e marzo 2014, ha messo in luce un grosso divario tra uomini e donne che richiedono un prestito personale: gli uomini rappresentano, nella regione, il 71% di chi cerca di ottenere un finanziamento, dato comunque inferiore alla media nazionale che arriva al 74%. Parlando, poi, dell’età media del richiedente, questa in Piemonte si allinea alla media nazionale di 41 anni.
Con l’importo sono cresciuti anche i tempi di rimborso che, dalle 63 rate mensili di ottobre 2013, sono passati a 65. Questo trova giustificazione nel fatto che la necessità di denaro si fa più ingente ma gli stipendi non aumentano, ed ecco così che per estinguere il debito sono chiaramente necessarie più rate.
Tra i piemontesi che hanno indicato una finalità precisa per il prestito, le motivazioni più ricorrenti sono state l’acquisto di un’auto usata (25%) e il bisogno di liquidità (20%).
Per quanto riguarda le differenze provinciali, gli importi maggiori si richiedono nella provincia di Verbanio-Cusio-Ossola, dove superano anche la media nazionale di 11.000 euro arrivando a 12.500 euro. A Cuneo e a Vercelli, gli importi richiesti sono i più bassi della regione e rimangono fermi a 10.000 euro.
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Prestiti personali: in Emilia Romagna cresce del 10,5% l’importo medio richiesto
Nonostante in Italia sia diminuito il numero di persone che tenta l’accesso al credito, in Emilia Romagna negli ultimi sei mesi l’importo medio delle richieste di prestito è cresciuto del 10,5%, oltre la crescita media nazionale che si è fermata all’8%. L’Osservatorio sul credito al consumo di Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) e Prestiti.it (www.prestiti.it), ha evidenziato come la richiesta media di prestito in Emilia Romagna si riconfermi come quella più bassa di tutto il Paese, fermandosi a poco più di 10.500 euro, contro la media nazionale pari a 11.000 euro.
L’indagine, realizzata analizzando le domande presentate dai cittadini dell’Emilia Romagna nel periodo compreso tra ottobre 2013 e marzo 2014, ha messo in luce un grosso divario tra uomini e donne che richiedono un prestito personale: gli uomini rappresentano, nella regione, il 71% di chi cerca di ottenere un finanziamento, contro un dato medio nazionale che arriva al 74%. Parlando, poi, dell’età media del richiedente, questa in Emilia Romagna si riconferma al di sotto della media nazionale (41) e si ferma a 40 anni.
Con l’importo sono cresciuti anche i tempi di rimborso che, dalle 61 rate mensili di ottobre 2013, sono passati a 63. Questo trova giustificazione nel fatto che la necessità di denaro si fa più ingente ma gli stipendi non aumentano, ed ecco così che per estinguere il debito sono chiaramente necessarie più rate.
Tra coloro i quali hanno indicato una finalità precisa per il prestito, la motivazione più ricorrente in Emilia Romagna è l’acquisto di un’auto usata (30% del totale), seguita dal bisogno di liquidità (19%).
Per quanto riguarda le differenze provinciali, gli importi maggiori si richiedono a Ferrara, dove superano anche la media nazionale di 11.000 euro arrivando a 11.500 euro. A Piacenza, gli importi richiesti sono i più bassi della regione e rimangono fermi a 9.600 euro.
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Prestiti personali in Campania: cresce dell’11,3% l’importo richiesto
Nonostante sia diminuito il numero di persone che tenta l’accesso al credito, in Campania negli ultimi sei mesi l’importo medio delle richieste di prestito è cresciuto dell’11,3%. L’Osservatorio sul credito al consumo di Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) e Prestiti.it (www.prestiti.it), ha evidenziato come la richiesta media di prestito in Campania si fermi a poco più di 10.500, cifra che rimane comunque al di sotto della media nazionale, pari a 11.000 euro.
L’indagine, realizzata analizzando le domande presentate dai cittadini campani nel periodo compreso tra ottobre 2013 e marzo 2014, ha messo in luce un grosso divario tra uomini e donne che richiedono un prestito personale: gli uomini rappresentano, nella regione Campania, il 79,7% di chi cerca di ottenere un finanziamento. Parlando, poi, dell’età media del richiedente, questa in Campania supera la media nazionale che si è fermata a 41 anni, raggiungendo i 43.
Con l’importo sono cresciuti anche i tempi di rimborso che, dai 63 mesi di ottobre 2013, sono diventati 65. Questo trova giustificazione nel fatto che la necessità di denaro si fa più ingente ma gli stipendi non aumentano, ed ecco così che per estinguere il debito sono chiaramente necessarie più rate.
Tra coloro i quali hanno indicato una finalità precisa per il prestito, la motivazione più ricorrente in Campania è la ristrutturazione della casa (23% del totale), seguita dall’acquisto di auto usate (20%).
Per quanto riguarda le differenze provinciali, gli importi maggiori si richiedono a Benevento, dove superano anche la media nazionale arrivando a 13.000 euro; segue Avellino dove se ne richiedono 11.500. A Caserta e Salerno, gli importi richiesti sono in linea con la media italiana di 11.000 euro. A chiedere cifre minori sono, invece, i cittadini residenti nel capoluogo: a Napoli la richiesta media è di 10.500 euro ed è la più bassa di tutta la regione.