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La cremazione e i passaggi per poterla richiedere

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  • 26 Ottobre 2016

Nella Capitale cosi come negli altri paesi italiani l’atto della cremazione Roma è in continua crescita. Una crescita che ormai avviene in pianta stabile da alcuni anni e non sembra indirizzata ad avere ripercussioni negative da qui a breve tempo. Ragion per cui molte persone, per lo più chi sta male ed è consapevole di non poter trascorrere ancora molto tempo nella vita terrena, pensano a questa soluzione e spesso decidono di investire i propri familiari del ruolo di decidere per la cremazione una volta che questi abbiano esalato l’ultimo respiro. Ma quale è stato il motivo scatenante di tutto questo successo? In molti sostengono che la crescita di questo fenomeno abbia preso un certo ritmo dopo che la Chiesa Cattolica ha deciso di togliere il divieto canonico che ne impediva l’esecuzione verso le persone cristiane.

I passaggi per richiedere la cremazione

Per far si che tutto si svolga secondo le regole, è necessario che per praticare la cerimonia della cremazione questa venga autorizzata dal Sindaco del Comune dove avviene il decesso della persona che dovrà subire l’atto. Sembra scontato ma è bene ribadirlo onde evitare incomprensioni, ma di solito la decisione di cremare il corpo spetta alla stessa vittima che, magari consapevole di non aver più alcuna speranza di restare in vita, esprime la propria volontà di essere cremato. Questa volontà può essere recapitata dal futuro defunto a un soggetto a lui vicino mediante una disposizione testamentaria o anche a voce, qualora a riportare le intenzioni sia il coniuge o al massimo il parente più prossimo della stessa persona che ne ha avanzato la richiesta. Il familiare, a questo punto, dovrà compilare alcuni moduli che verranno forniti dall’agenzia funebre cui si decide di affidare le esequie del proprio caro, allegando a questi la copia di un personale documento di identità. In secondo luogo sarà compito dell’agenzia eseguire tutte le pratiche burocratiche necessarie tra cui fissare l’appuntamento con il responsabile del forno crematorio, che nella Capitale è presente all’interno del cimitero Flaminio. Una volta terminata la cremazione, l’agenzia funebre si assumerà la responsabilità di riporre le ceneri all’interno dell’urna, cosicché poi si possa decidere se queste saranno tumulate in una tomba di famiglia, in un loculo cinerario, affidate alla famiglia che li terrà all’interno della propria abitazione oppure, infine, disperse in mezzo alla natura o all’interno degli spazi dedicati all’interno dei vari cimiteri.  

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La chiesa e il travagliato rapporto con la cremazione dei corpi

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  • 16 Maggio 2016

Uno dei tanti argomenti che più ha fatto discutere e fa discutere tutt’oggi è sicuramente quello della cremazione. Per anni la Chiesa si è sempre opposta a questa tipologia di sepoltura, spesso e volentieri richiesta dallo stesso soggetto poco prima di spirare. Ma perché la Chiesa si è sempre opposta? Stando alle tante dichiarazioni riportate da vari rappresentanti della stessa, il sistema ecclesiastico avrebbe obiettato tale criterio non tanto per la cremazione in sé quanto per l’ideologia anticristiana e antireligiosa che la caratterizzava.

La chiesa apre alla cremazione

In passato la chiesa permise l’incenerimento dei corpi per una questione di sicurezza delle persone in vita quando si diffusero malattie contagiose come la peste, il tifo o altre situazioni di emergenza come sono state le guerre, ma in generale vietò sempre questa usanza in quanto l’inserimento della stessa faceva crescere spropositatamente una pubblicità critica nei confronti del rito della sepoltura, da sempre il principale metodo di celebrare le esequie dei paesi europei.

Dal 1963 in poi, però, l’addio alle ideologie di ‘odio contro la fede’ ammorbidirono non di poco la posizione ecclesiastica nei confronti della cremazione Roma (La questione della Capitale è meritevole di citazione vista la presenza fisica della Santa Sede) e della cremazione in generale, che da allora in poi verrà considerata come una modalità di sepoltura rispettosa del cadavere allo stesso livello dell’inumazione . Questo perché, secondo la chiesa, il fuoco non tocca l’anima ma distrugge più velocemente la parte maggiormente corruttibile delle persone, cioè la carne. Non è assolutamente coinvolta la questione della resurrezione dei corpi, per la quale non fa alcuna differenza lo stato carnale del defunto, che sia esso cenere o polvere. La chiesa tiene a precisare, però, che bisogna fare attenzione a celebrare riti come la dispersione delle ceneri. E’ risaputo come disperdere le ceneri di un cadavere nei boschi, nel mare o nel vento sia un’usanza molto suggestiva, ma lo stato ecclesiastico vuole precisare la pericolosità che questo atto venga interpretato come appartenente a una nuova forma di religione new age, che nulla a che vedere con il cristianesimo spostandosi verso delle credenze cosmiche e impersonali totalmente estranee a quest’ultimo. Tornando alla cremazione infine, è un bene che la chiesa la consideri come un criterio paritario alla classica sepoltura, ma c’è da spendere qualche parola a favore di quest’ultima, la quale rimane ancora oggi il metodo preferito dalla maggior parte della popolazione europea perché ci permette di rimanere a stretto contatto con i defunti tramite la presenza dei cimiteri e, nello specifico, dell’esistenza dei resti del corpo corredati da nome, cognome, foto e, sovente, anche di frasi che ricordano le gesta compiute dal defunto quando era in vita.

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Al Tanexpo 2014 il Gruppo Valnico presenterà il nuovo cofano eco-friendly

La partecipazione del Gruppo Valnico alla prossima edizione del TANEXPO sarà una di quelle che lasceranno il segno. L’azienda osimana ha infatti preannunciato una vera e propria “rivoluzione” del settore funerario.

Le dichiarazioni di Paolo Recantini, patron della storica azienda produttrice di bare in legno, sono chiare: verrà realizzato un cofano funebre costituito da uno speciale polimero che garantirà la piena compostabilità e biodegradabilità secondo la direttiva europea EN 14995.

Una svolta epocale. Un cofano funebre che rivoluzionerà il mercato in quanto utilizzabile sia per la sepoltura in unamazione e per la tumulazione in loculi tradizionali e areati, che per la cremazione: e non stiamo parlando del già noto cofano in cartone low-cost – peraltro vietato nel nostro paese – ma di una bara costruita con materiale bio-polimerico.

Come è nata l’idea di questo nuovo prodotto? Ci siamo rivolti direttamente al patron Recanatini per maggiori informazioni

“Come imprenditore ma soprattutto come uomo e padre, ho cercato nei limiti della mia professione di partecipare alla tutela del pianeta e delle generazioni future. Le emissioni e lo smaltimento di colle, vernici e resine nella cremazione e i tempi di rigenerazione del legno, comportano un elevato costo ambientale soprattutto per chi come il Gruppo Valnico, ha da sempre prodotto bare in legno nel massimo rispetto della natura. Abbiamo così deciso di investire tempo e denaro nella ricerca del materiale più funzionale alla produzione di cofani non inquinanti, interamente biodegradabili e conformi alle norme vigenti. Questo materiale ha tempi di rinnovamento inferiori al legno e può essere impiegato immediatamente in produzione dopo l’acquisto dimezzando i tempi del ciclo produttivo, così da garantire la massima soddisfazione del cliente.”

Il progetto annovera anche importanti collaborazioni, giusto?

“Confermo: la ricerca è stata condotta in ambiente universitario da un prestigioso ateneo nazionale, mentre la fase di lavorazione del biopolimero è stata curata da una multinazionale tra le più competenti e affidabili del settore. Processi, materiali e biopolimero sono coperti da brevetto internazionale.”

I vostri nuovissimi cofani ecologici: altre caratteristiche da menzionare?

“L’impermeabilità e la tenuta stagna dei cofani ecologici è garantita dal polimero con cui sono realizzati i cofani ecologici; il materiale si comporta come un contenitore di liquidi.”

Il prodotto è valido sia per la cremazione che per la sepoltura, ci conferma questa cosa?

“Proprio così: i vantaggi sono evidenti in entrambe le situazioni. La particolare struttura del biopolimero accelera i tempi di decomposizione nella tumulazione e inumazione, risolvendo conseguentemente problematicità legate allo spazio; nella cremazione è ridotto drasticamente il dispendio energetico per lo spessore ridotto del cofano e non vengono bruciate ulteriori sostanze ottenendo una riduzione delle emissioni di anidride carbonica.”

L’obbiettivo ci sembra evidente: la produzione di un cofano funebre ecologico, non economico.

“Esattamente. E’ evidente la tecnologia dietro a questo progetto: una bara che abbia cura dell’ambiente e che porti investimenti ed occupazione in Italia, in quanto la produzione rimane sul territorio. Era anche giunto il momento di dare una svolta ad un settore che era ormai fermo dal punto di vista tecnologico.”

Non ci resta che attendere con trepidazione TANEXPO 2014 il 21 Marzo per quella che sicuramente sarà l’innovazione 2014 del settore funerario!

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