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Natura & Architettura a prova di “Magma” 

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  • 18 Giugno 2018

Energia green e design di ultima generazione. La nuova Centrale Geoterminca MAGMA Energy rappresenta l’integrazione perfetta tra architettura, paesaggio e avanguardie tecnologiche. A firmarla è l’architetto Emanuele Svetti.

A differenza delle altre centrali geoterimiche, l’impianto è perfettamente integrato nell’ambiente circostante in modo naturale. Il “cuore e il cervello” della centrale geotermica sono protetti da un guscio verde che dialoga con le essenze boschive tipiche del paesaggio toscano. L’impianto, la cui costruzione è iniziata nell’aprile 2017 è ora pienamente in funzione, ed è il primo a impiegatre la geotermia a media entalpia con temperatura del fluido tra 90 e 150 gradi (forma di energia che è classificata tra le fonti di energia rinnovabile).

Il progetto rappresenta perfettamente lo stile dell’architetto Svetti, impegnato nel fondere moderne tendenze a stili tipici della moda e del design, mesciando la rigorosità spaziale a colpi di glamour, fatti di materia e di colore. E al centro di ogni sua creazione c’è l’uomo. L’anima, il carattere che lo lega alla sua terra, la Toscana gravida di rimandi alla natura tanto che definisce il suo stile “New Tuscan Style”.

Ogni progetto è un viaggio, come ogni viaggio è un progetto – afferma Svetti – l’incontro con nuove culture, le esperienze e le mie passioni personali si riflettono sul concepimento di un nuovo lavoro così come tutto quello che accade nel mondo: un progetto è una miscela sapiente di sensazioni, di elementi, di forma e materia, di colori ed intelligenza emotiva”.

L’attività professionale di Svetti si sviluppa a livello nazionale e internazionale: dalla progettazione di spazi ricettivi, direzionali e commerciali all’architettura residenziale e al retail. Dal 2009 ha realizzato progetti in California, Africa del Nord, Russia e Cina, aprendo, nel 2016, una sede a Londra. Cogliendo i segnali del cambiamento degli stili di vita, Emanuele Svetti anticipa alcune tendenze nell’interior delle strutture ricettive e commerciali, realizzando tra gli altri, Akademy Lounge & Restaurant a San Pietroburgo (Russia 2010) per Elba Group, il ristorante Saffron ad Arezzo (2011), l’Unicorno Palace Hotel a Firenze ed il 93 Loft (Camucia – Arezzo 2013), ad oggi il manifesto del suo credo architettonico oltre ad essere un eccellente esempio di riuso urbano.

Tra i clienti più importanti nel portfolio dello studio ci sono:  Mass Beverly, la società Statunitense con base a Los Angeles leader nelle forniture per residenze di lusso, Graziella Group, una delle realtà industriali più importanti nel campo dell’alta oreficeria in Italia e nele Medioriente, Aglini, il brand di camiceria toscano, Poltrona Frau CG, il grande gruppo industriale nel panorama del design d’arredo, Del Tongo Industrie SpA, la storica Azienda di Cucine Toscana, il Gruppo 24 (Sole 24 Ore), Elba Group, la società con base a San Pietroburgo leader nell’organizzazione di eventi in Russia e Silvia Bini, la nota imprenditrice del fashion luxury.

 

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Bernard Tschumi «L’architettura è antifunzionale. E l’architetto deve esercitare violenza sullo spazio»

Non sono un’archistar, ma non sono d’accordo con l’architetto Enzo Eusebi. Sono favorevole alle architetture totemiche perchè danno visibilità alle piccole città

Che cosa pensa del dibattito sulle archistar?
Questo dibattito è sia positivo che negativo. È molto positivo poiché focalizza sull’architettura l’attenzione dei media ma anche delle persone. Il pubblico sta iniziando a capire che l’architettura è viva, è l’architettura che disegna le nostre città. Ecco la parte buona o positiva di questo dibattito. Ciò che non è positivo, invece, è il fatto che spesso l’enfasi viene posta sulla persona e non sull’architettura. Mettiamola così: puoi amare un film con un grande attore come protagonista ma potrebbe non interessarti sapere i dettagli della vita amorosa del grande attore in questione.

Lei è un’archistar?
Non sta a me dirlo, ma alcune persone mi reputano un’archistar.

E lei? Non si considera come tale?
No, non sono un’archistar. Mi reputano un’archistar, ma non lo sono. Non mi interessa essere sotto i riflettori.

Chi sono le archistar?
Beh, vediamo… il miglior esempio è Zaha Hadid. Brava e importante, conosciuta da tutti, è sempre sotto i riflettori, al centro dell’attenzione.

Mi ha citato una donna. E un uomo?
Sicuramente Frank O. Gehry.

Perché?
Frank O. Gehry e Zaha Hadid sono i due architetti più famosi al mondo. Vogliono però essere noti e conosciuti, si rendono accessibili ai media e alla stampa.

Gli architetti Vittorio Gregotti, Paolo Portoghesi e Mario Botta dicono che l’appellativo archistar sia un po’ offensivo. Lei cosa pensa?
È molto interessante il fatto che questi architetti, che ritengono l’appellativo offensivo, appartengano in realtà a un’altra era, a un altro periodo.
Cosa intende?
Oggi siamo nell’era della cultura globale, nell’epoca di internet. Gli architetti Gregotti, Portoghesi e Botta, invece, appartengono all’era della cultura locale, un’epoca diversa, in contrapposizione rispetto a quella moderna.
Sono rimasti indietro?
È il mondo che è progredito. Questi architetti sono molto bravi, il loro lavoro è buono, ma oggi l’architettura solleva nuove questioni, diverse, di carattere globale. Loro, invece, si approcciano all’architettura ancora in modo tradizionale.

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Edoardo Salzano, Italia, un Paese di commedianti

La voce critica di Eddyburg, Piano Casa, Housing sociale e progetti delle Archistar.
L’urbanistica democratica, gli abitanti hanno diritto a vivere in città possibili
Edoardo Salzano, professione urbanista. Una vita da intellettuale comunista, un cattolico laico che vive la politica come attivazione morale e che ha difeso, come amministratore, l’urbanistica dall’assalto di una politica senza più etica. Dal 2003, dopo aver redatto piani regolatori in tutta Italia e dopo aver insegnato all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia per oltre due decenni, Salzano dedica la sua vita alla divulgazione di un’urbanistica del piano, soprattutto attraverso eddyburg.it, dove vengono lanciate anche campagne contro lo sfruttamento del suolo e il consumo dello spazio pubblico. Oggi, dopo il significativo contributo del 2007 con la pubblicazione di Ma dove vivi? La città raccontata Editore Corte del Fontego, 2007 – ottuagenario ci lascia le sue Memorie di un UrbanistaEditore Corte del Fontego, 2010 – per ricominciare con nuovo slancio l’impegno della vita, è stato appena eletto presidente della Rete dei comitati e delle associazioni per la difesa del territorio e dell’ambiente del Veneto.
Lo hanno spesso etichettato quale illuminista giacobino insomma un ispiratore, in urbanistica, del Regime del Terrore – ma per dirla con Michel Foucault – Il terrore non esiste solo quando alcune persone comandano altre e le fanno tremare, ma regna quando anche coloro che comandano tremano, perché sanno di essere presi a loro volta, come quelli su cui esercitano il potere, nel sistema generale dell’obbedienza. A questo proposito vi invitiamo a leggere un illuminante articolo del 1992 Affari & Urbanistica. Gli strumenti urbanistici di Tangentopoli che ci racconta una storia attualissima dell’urbanistica italiana, un attraversamento guidato nell’Italia da prima delle “mani sulla città” allo “svillettamento” padano; dalla proposta di legge Sullo alla urbanistica contrattata; dall’idea di piano agli immobiliaristi, al pari del suo ultimo saggio Memorie di un Urbanista.
Ma chi è Edoardo Salzano, è un uomo che pensa il mestiere dell’urbanista come quello del diplomatico, non ammette l’esistenza di interessi privati. Ha un’idea precisa: la città, le decisioni sulle trasformazioni territoriali vanno sottoposte a processi decisionali pubblici. La stessa idea della pianificazione urbanistica è evaporata. Se l’am­biente continua a essere propizio al maturare di una nuova Tangentopoli e al suo rapido diffondersi, artificial­mente costruito mediante la delegittimazione dell’urbanistica, lo svuotamento della pianifi­cazione e la demolizione delle leggi della politica fondiaria. Occorre in primo luogo – il vulnus del pensiero di Salzano – che la pianificazione territoriale e urbana diventi il metodo ge­nerale che la pubblica amministrazione adotti, a tutti i livelli (comunale, provinciale e me­tropolitano, regionale, nazionale) per decidere quantità, qualità e localizzazione degli in­terventi sul territorio, secondo procedure trasparenti.

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