Milano, Per il settanta per cento dei lavoratori, le donne sono piu’ calzanti degli uomini per il ruolo dirigenziale in un’azienda; mentre per l’ottanta per cento dei lavoratori, il sesso cosiddetto “debole” e’ imprescindibile se si vuol creare un team ad alto profilo qualitativo. Questo e’ quanto emerso da una ricerca sul mondo lavorativo condotta da Randstad, gruppo leader nel mercato del lavoro interinale. Il problema e’ che, secondo il 69% dei lavoratori, per le donne ci sarebbero maggiori impedimenti ad accedere ai posti di comando. Inoltre, la maggior parte degli italiani e’ favorevole ad aumentare anche a livello legislativo la presenza di donne in azienda.
I lavoratori italiani, grazie alla ricerca che ha avuto il suo focus sulla parita’ di sessi nella leadership, hanno consapevolezza sull’arretratezza del mercato e della formazione lavoro circa questo argomento. In definitiva, gli intervistati giudicano le donne adatte a ricoprire ruoli nevralgici nelle aziende e denunciano la presenza di ostacoli nell’aggiungere quote rosa nei settori dirigenziali. Tali idee sono portate avanti da entrambi i generi. C’e’ da registrare, purtroppo, lo scoraggiamento da parte delle donne per tale emancipazione professionale, dovuto anche alla crisi economica globale.
Nel resto del mondo, non e’ cosi’ spiccato come in Italia il fatto che i lavoratori indichino le donne piu’ propense a ricoprire i ruoli manageriali. Negli altri paesi, infatti, viene preferita una leadership prevalentemente maschile. In Italia, pero’, l’input alla carriera femminile e’ molto basso; e, in tal senso, il Bel Paese si colloca al 29esimo posto in una graduatoria totale di 32 paesi. Per quanto riguarda la presenza maschile nei ruoli chiave, invece, il nostro paese si colloca al sesto posto. Come detto precedentemente, tutte queste analisi e statistiche provengono da uno studio portato avanti da Randstad, azienda che si occupa di chi cerca lavoro.
Luther Blissett