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La natura nel pieno della sua potenzialità si esprime anche attraverso oceani verdi

Solo la libertà e la leggerezza di un uccello può permettere di apprezzare la grandezza del Pantanal, la sterminata pianura tra Brasile e Bolivia che ogni anno finisce sommersa e diventa un paradiso naturale popolato da milioni di esseri, la più grande zona umida del mondo, la più vasta riserva di acque interne della terra.

Il Pantanal, “il pantano” si trova nel cuore profondo del Brasile e rappresenta un immenso declivio alluvionale che a Nord sfiora il bacino del Rio delle Amazzoni e varca, verso occidente, oltre i confini politici, la Bolivia e il Paraguay.

Un vero spettacolo della natura dove fiumi e canali sembrano serpenti attorcigliati l’uno all’altro in un gioco inestricabile, creatori di in un labirinto di acque verde-azzurro. Vi sono fiumi che con regolarità, scompaiono e riappaiono una volta ogni sei mesi. Il Pantanal è una piana a geografia mutante: da Aprile a Settembre, le acque del fiume Paraguay e dei suoi affluenti, sotto l’onda d’urto di piogge torrenziali (1500 millimetri ogni anno), si trasformano in un lago senza confini, in un oceano nascosto nella profondità dell’america latina. E’ come se metà della Francia finisse, di colpo, sott’acqua. Nell’estate australe una coltre acquitrinosa, profonda avvolte fino a sette metri, ricopre la geografia umida del Pantanal. Gli indigeni di questa terra acquatica la chiamavano Mar di Xaraes.

Passati i mesi delle tempeste tropicali, il Pantanal riemerge. Le acque si ritirano e lasciano dietro a loro isole sabbiose ricoperte di boschi e savane. E’ un paesaggio di immense pozzanghere rotonde, di lagune salmastre, di praterie intrise di umidità. Per milioni di esseri viventi il Pantanal è un Eden reale. Qui si trovano 3500 specie di piante, 264 di pesci, 652 di uccelli, 102 di mammiferi, 80 di rettili, 40 di anfibi. Un vero portento di biodiversità, un intreccio di ecosistemi da tutelare assolutamente e allo stesso modo da esplorare e contemplare.

Il Pantanal è un piano inclinato appena percettibile e ciò fa sì che le acque, nella stagione della chuva, la piaoggia, esondino senza fretta: ma è un alluvione che non può essere fermata. Solo quando le grandi piogge rallentano nei mesi della seca, si mette in moto il vazante, il deflusso. E’ altrettanto lento ma alla fine i fiumi ritrovano la pace dei loro alvei contorti. Da Nord a Sud il declivio quasi si azzera: non più di due centimetri di dislivello per centinaia di chilometri. Dunque orizzonti che si perdono a vista d’occhio, nessuna collina, nessuna montagnola, l’immensità del “pantano” rimane solo una sensazione per chi non ha le ali…

Nel Pantanal ci sono anche gli uomini: i pantaneiros, poche migliaia dispersi in fattorie isolate e vastissime. La densità degli uomini non arriva a un abitante per chilometro quadrato. La vita di un pantaneiros è dedita ai cavalli robusti e alle grandi mandrie di vacche e zebù. Le giornate, i mesi e gli anni sono scanditi dalle nascite dei vitelli, dalla vaccinazione annuale del bestiame, dai piccoli rodei di fattoria, dalla paura per le malattie e non ultimo dalla transumanza per radunare le vacche brade prima che restino intrappolate dalle acque che inondano il Pantanal…

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