Il “monte” dei Geraseni
Nella regione dei Geraseni che, secondo la testimonianza di Luca, “sta di fronte alla Galilea” (Lc 8,26) e secondo la testimonianza di Marco all’altra sponda del mare di Galilea, cioè del lago di Tiberiade (Mc 5,1), sul monte si riversano nei buoi gli spiriti immondi:
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: Mandaci da quei porci, perchè entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare (Mc 5,11-13).
Tale regione, comprendendo il territorio della Decapoli, si estende al di là del Giordano, confinando a nord con il lago di Genezareth e l’Auranitide, nella quale è collocata Betsaida dalla parte nord-ovest del lago di Tiberiade , mentre a sud con la Perea. Questa regione prende il nome da Gerasa, “città della Decapoli vicino allo Yabboq, ad alcuni km a sud-est del lago di Kinneret, identificata con l’attuale Jerach”. La città di Gerasa, dal quale la regione prende il nome, si colloca a “sud-est del Lago di Tiberiade, nelle montagne di Galaad”. Secondo la testimonianza di Marco l’indemoniato stava presso i monti e di lì saliva e scendeva: “Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre” (Mc 5,5).
Molto probabilmente il monte di cui parla sia Marco che Luca è collocato nella catena montuosa dei monti Galaad e i monti, verosimilmente, vengono riferiti a quelli della medesima cordigliera montuosa. Si può supporre che il luogo dove Gesù abbia espulso la legione dei demoni dall’indemoniato fu El Kursi, l’antica Gadara, che “si trova circa 10 km a sud-est del Lago di Tiberiade”.
Tale monte è non solo il luogo del pascolo – dal momento che sul monte pascolava un copioso branco di porci -, ma anche il luogo in cui Gesù, su richiesta degli spiriti immondi che abitavano nell’indemoniato geraseno, permise con la sua potenza divina a tali spiriti di impossessarsi dell’anima dei porci:
Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perchè entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare. I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto (Mc 5,12-13).
Il monte è il luogo in cui viene attestato il potere di Gesù di sottomettere alla sua volontà o meglio ai suoi ordini gli spiriti immondi, perchè a lui solo questi obbediscono: infatti quando questi, sul permesso di Gesù, entrarono nei porci, questi ultimi precipitarono nel lago e lì annegarono.
Sulla base di questi fatti il monte non solo diviene il luogo preferito per il pascolo degli animali, perchè i porci erano lì tranquilli a pascolare, in quanto per loro il monte rappresenta un oasi di pace e di vita, dal momento che lì trovano il cibo adatto alle loro esigenze, ma anche il luogo di turbamento, causato dall’entrata nei loro corpi degli spiriti maligni che, turbando l’anima dei porci, li fecero divenire frenetici, tanto che gli spiriti immondi pilotarono l’anima e il corpo dei porci verso il lago, cioè verso la morte.
Da luogo di tranquillità e di vita, il monte quindi cambia volto divenendo per i porci luogo di inquietudine e di furore, dal momento che i porci intrapresero la strada della discesa per annegare nel lago di Tiberiade: la discesa dal monte divenne causa della loro morte.
Quello che Marco ci vuole dire è che agli occhi di Dio e per volontà sua il monte è un oasi di felicità e di pace per i porci, ma quando questi vengono aizzati dagli spiriti maligni, i monti da luogo di refrigerio divengono l’anticamera della morte, perchè la loro anima e i loro corpi, pilotati dagli spiriti maligni, sono votati all’autodistruzione: infatti i porci da sé hanno compiuto un improvviso suicidio nelle acque del lago.
Il “monte” dei Samaritani
Nella regione di Samaria Giovanni menziona la città di Sicar, dove era ubicato il pozzo di Giacobbe, in prossimità del quale Gesù si fermò stanco del viaggio, perchè diretto verso la Galilea:
Si diresse di nuovo verso la Galilea. Doveva perciò attraversare la Samaria. Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua (Gv 4,3-7).
Gesù si fermò a Sicar perchè stanco del viaggio. Sicar, nota città della Samaria è posta nel frammezzo tra i monti Ebal e Garizim e ivi Gesù incontrò la samaritana (Gv 4,2-24).
Il monte Garizim è un massiccio monte (853 m s.l.m.) di fronte all’Ebal nelle alture centrali della Samaria (…) Per i samaritani il Garizim è la montagna più alta di tutte, il luogo del culto divino (Gv 4,20). Flavio Giuseppe, lo storico ebreo del I secolo e.v., narra che i samaritani vi costruirono un tempio nel IV secolo.
Durante il colloquio di Gesù con la samaritana, questa scopre che Gesù è il messia atteso, il quale la informa che né sul monte né in Gerusalemme è possibile adorare il Padre: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre” (Gv 4,21). Il monte a cui Gesù fa riferimento è molto probabilmente il monte Garizim, perché su tale monte i samaritani avevano adorato Dio, avendone costruito un tempio in suo onore:
Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare» (Gv 4,19-20).
Con ciò Gesù ha voluto dire alla samaritana che il vecchio culto è stato sostituito con questo nuovo, in quanto è solo possibile adorare il Padre in spirito e verità:
Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità (Gv 4,23-24).
Gesù dunque mostra alla samaritana che il monte Garizim non è più un luogo di culto, secondo la volontà del Padre, perché egli predilige che lo si adori nel profondo del cuore. Questo testo è al fondamento della nascita del nuovo culto spirituale, ovvero del nuovo culto “sabbatico” che ha il suo massimo compimento nel sabato pasquale, dove Gesù depone il suo spirito nelle mani del Padre.
Cinzia Randazzo