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Diritti dei disabili: quanto c’è ancora da fare!

Esiste una battaglia spesso silenziosa, ma costante, che pervade tutta la nostra società, e che è animata da un movimento elevato e doveroso: la spinta a far sì che, davvero, a tutti i cittadini siano riconosciuti non solo dei diritti teorici, ma la opportunità pratica di usufruirne. Nello specifico, stiamo parlando del riconoscimento dei diritti dei disabili: e il loro riconoscimento non è una mera questione di installazione di montascale o rampe d’accesso, pur indubbiamente necessari, ma è in realtà un fatto di modo di pensare.

A dover mutare e trasformarsi, in modo profonda e radicale, è in realtà l’ottica quotidiana con cui ci poniamo verso la questione: un’evoluzione di cultura che va a toccare abitudini e meccanismi spesso radicati in maniera profonda, talora difficili da riconoscere e percepire. Il ragionamento che applichiamo normalmente, infatti, è animato da ottime intenzioni : “I disabili si trovano, a causa degli handicap di cui soffrono, a vivere spesso difficoltà e sostenere fatiche e complicazioni che non capitano alle persone fisicamente sane. Per ripagarli di tali sofferenze, è giusto dare loro qualche agevolazione.”

Non sembra errato, non è vero? Anzi, ci appare come un’ottima visione del mondo, generosa verso i più deboli, giusta, e che alla fine ci costa poco: qualche intervento architettonico, qualche parcheggio dedicato, qualche segnalatore sonoro ai semafori. Purtroppo, è una visione comoda ma in realtà assai ingiusta, e perfino superba. La questione infatti viene posta nei termini sbagliati: non si tratta di offrire conforto, o di accordare favori, o di ripagare sofferenze a chi soffre di invalidità: si tratta di realizzare le condizioni fondamentali della società civile.

Quella che invece dovremmo fare nostra è una visione del problema molto diversa, che non vuole apparire – nè è, praticamente – generosa , nobile o buona, potrebbe essere ben rappresentata da un ragionamento di questo tipo: “La nostra società si può dire davvero civile se, fra le altre cose, è in grado di promettere a tutti i suoi cittadini, indistintamente, un godimento reale dei diritti ritenuti irrinunciabili. In quale modo è ragionevole, quindi, assicurare tale dovuta fruizione di diritti e servizi anche a quei cittadini che si trovino a essere ostacolati da qualche tipo di disabilità o handicap?”

Possono sembrare discorsi simili: ma benchè in effetti lo diventino a livello di conseguenze, poichè l’uno e l’altro portano – ad esempio – ad un meticoloso e serio lavoro di ricerca, riconoscimento e abbattimento delle più varie tipologie di barriere architettoniche, la diversità di prospettiva è non soltanto non insignificante, ma addirittura essenziale. Non si tratta, infatti, di una facilitazione, di un regalo, bensì di un rigoroso dovere civile, perchè non stiamo facendo concessioni a degli sfortunati, ma stiamo semplicemente rendendo autenticamente di tutti i diritti che proclamiamo essere tali.

Se quindi, domattina, avremo qualche difficoltà a trovare un posto per parcheggiare la nostra auto, e ci verrà spontaneo un moto di stizza nel vedere inoccupato il posto riservato ai disabili, o ancora se ci infastidirà vedere sommare alle tante spese del nostro condominio quella per sostituire gli ascensori in modo che possano accogliere le sedie a rotelle, ricordiamolo: non stiamo facendo concessioni, ma stiamo – coerentemente – comportandoci da persone civili..

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