Autore: Helly

  • Mercato delle auto elettriche, c’è il boom ma non per tutti

    Nonostante si continui a parlare del boom del mercato delle auto elettriche, i metalli più direttamente coinvolti da questa situazione non stanno certo passando un buon momento. Litio e cobalto infatti hanno tradito le aspettative degli investitori, e sono interessati da un calo perdurante delle quotazioni.

    Litio, cobalto e mercato delle auto elettriche

    mercato delle auto elettricheSebbene si tratti di un segmento meno noto tra le commodities – gli investitori sono più interessati a petrolio, oro e altre materie prime più note – la loro dinamica è finita nel mirino di molti analisti. Litio e cobalto infatti sono due materiali che, per loro natura, dovrebbero avere un grosso impiego nel mercato delle auto elettriche. Giacché si è capito che proprio questo sarà il futuro del mercato automobilistico, non ci sarebbe ragione per assistere a una improvvisa inversione di tendenza al ribasso delle quotazioni di questi due metalli. Eppure è successo.

    Fino a circa un anno fa, i prezzi di litio e cobalto sembravano vivere una marcia inarrestabile, con il relative volatility index RVI che schizzava verso l’alto vista la vivacità del momento. Erano infatti trascinati dalla spinta di ottimistiche previsioni sull’andamento della domanda, ma poi tutto si è bloccato. E dopo poco la marcia ha invertito direzione ed ha cominciato a spingere al ribasso. I prezzi delle due materie prime sono andati a picco, facendo capire che non si trattava solo di una semplice inversione fisiologica.

    Cosa è cambiato nell’ultimo anno

    Cosa è accaduto allora? Probabilmente ad essere cambiata è la percezione delle possibilità di utilizzo di questi due metalli. Avrebbero dovuto essere i più utilizzati in futuro, sulla spinta del boom del mercato delle auto elettriche. Questo, unitamente alla strutturale scarsità di queste materie prime, avrebbe dovuto sostenere i prezzi. E invece oggi la scarsità di litio e cobalto non è più avvertita come un problema. Segno chiaro che non sono ritenuti più così necessari per il mercato delle auto elettriche, e che il comparto crescerà ad un ritmo tale da non mettere a dura prova le riserve di metalli.

    La reazione dei prezzi è stata quindi logica. Il cobalto è scivolato a meno di terzo dei 100mila dollari per tonnellata di aprile 2018. Ha perso circa il 40% per cento del suo valore in pochi mesi, con l’Adx indicatore trading che punta ancora al ribasso. Anche il mercato del lito se la passa maluccio. La sua quotazione infatti è precipitata ai livelli minimi degli ultimi tre anni.

  • Valute digitali, boom in Africa. Ecco i perché di questo exploit

    Sebbene l’ultimo anno sia stato molto deludente per le valute digitali, alcuni interessanti sviluppi stanno emergendo dall’Africa, ovvero da un posto tradizionalmente molto lontano dagli ambienti dell’alta finanza.

    Il passato e il futuro delle valute digitali

    valute digitaliAnzitutto occorre fare un quadro della situazione. Nel 2018 il mercato della monete digitali è stato caratterizzato da un segno rosso evidente. Come altrettanto evidente è lo strascico che si sta portando dietro anche in questo avvio di 2019. Un mercato anemico, con volumi deboli di scambi e una capitalizzazione in progressivo assottigliamento. In appena un anno infatti è crollata di circa 400 miliardi di dollari. Se consideriamo la sola regina della valute virtuali – il Bitcoin – possiamo evidenziare che dai massimi di fine 2017 ha perso l’82%, con la media mobile RSI in continuo posizionamento ribassista.

    Sono passati 10 anni dalla prima transazione sulla blockchain, che è il nucleo centrale di tutte le valute digitali. Malgrado ormai di tempo ne sia trascorso, il Bitcoin e le sue sorelle vengono ancora considerate come una scommessa. Il vero oro digitale rimane ben altro… ovvero Visa, Mastercard o PayPal. La creatura di Satoshi Nakamoto vede ancora come un miraggio l’adozione globale. Nonostante tutto, però, in alcuni ambiti le valute digitali sono effettivamente usate non come strumento di mera speculazione, ma in modo assai più affine a veri e propri mezzi di pagamento. Ed è l’Africa.

    L’Africa crypto-territorio fertile

    Siamo molto lontani dai quartieri alti della finanza globale, più precisamente in SudAfrica e Zimbawe. Qui una società peer-to-peer nata nel 2015 – la Paxful – che permette di comprare bitcoin con oltre 300 opzioni di pagamento, ha pubblicato dei dati sorprendenti. Nonostante le clamorose fluttuazioni del BTC, la domanda della criptovaluta nel continente africano è cresciuta del 130%, con picchi in SudAfrica e Zimbawe. Qui il three white soldiers pattern (tipica formazione che indica un trend al ribasso) non si è mai visto.

    La ragione di questo boom è che le crypto rappresentano un’alternativa finanziaria seria all’iperinflazione, alla carenza di liquidità e all’impossibilità di accesso ai servizi bancari. Inoltre mettono in parte al riparo dalle forti instabilità che accusano le monete fiat locali. Sono tutti fattori che interessano fette importanti (soprattutto le benestanti) della popolazione. Inoltre mancano spesso delle infrastrutture capillari per ricevere e inviare denaro in modo sicuro. Questo spiega perché avvengono in media 17.351 transazioni al giorno. Gli africani stanno quindi usando le criptovalute per soddisfare sia le esigenze di finanza personale e imprenditoriale. Sono solo in pochi a usarle a scopo speculativo.

  • Mercato dell’argento, l’incremento di offerta può frenare lo slancio

    La maggiore attività estrattiva potrebbe dare impulso al mercato dell’argento ma non alla sua quotazione. Il metallo bianco ha vissuto un 2018 tutt’altro che semplice, perché analogamente alle altre commodities, è stato anch’esso penalizzato dagli eventi.

    I fattori che hanno inciso sul mercato dell’argento

    mercato dell'argentoDue sono stati i fattori che hanno zavorrato i mercati. In primo luogo la crescita del dollaro, innescata dalla guerra dei dazi con la Cina. In secondo luogo la pressione delle forti svendite sul mercato statunitense. Fattori che hanno agito in modo congiunto. Soltanto a partire da dicembre scorso si è assistito a una ripresa del metallo bianco, che era giunto sotto il livello dei 15 dollari per oncia. A dare il senso delle difficoltà del mercato dell’argento, ci pensa il “gold/silver ratio”, ovvero il rapporto tra i due più noti metalli preziosi. Erano 25 anni che questo “ratio” non toccava il rapporto di 1 oncia d’oro per 85 di argento..

    Lo scorcio finale del 2018 ha regalato un dicembre positivo (+10%), grazie alla forte correlazione con il dollaro. Ma non si vedono ancora buone prospettive per l’anno in corso. Va però ricordato che il prezzo dell’argento – come altre materie prime – è molto più volatile rispetto a quello dell’oro. I suoi indicatori di volatilità infatti sono frequentemente più “isterici” rispetto a quelli del metallo giallo. Ciò dipende in buona parte dal fatto che si stratta di un bene soggetto sia alla domanda degli investitori (a fini speculativi) che alla domanda del settore industriale (cui è destinato oltre il 50% dell’estrazione).

    L’offerta industriale in aumento

    Proprio la crescita dell’offerta a fini industriali potrebbe incidere sulle quotazioni. Non ci sono infatti segnali affidabili che possa esserci una ripresa, visto che secondo alcuni esperti infatti, l’offerta di argento potrebbe iniziare ad aumentare per effetto della maggiore attività estrattiva. Questo comporterebbe un freno a ogni tentativo di ripresa dei prezzi, che potrebbero rimanere stabili verso i 16 dollari l’oncia. Sembrano così sempre più lontani i tempi in cui l’argento era giunto a 50 dollari l’oncia, eppure era solo aprile 2011.

  • Mercato del nichel in attesa del boom di auto elettriche, ma quando arriverà?

    Per tutte le materie prime il 2018 è stato un anno irto di difficoltà. La guerra commerciale tra USA e Cina, l’ascesa del dollaro e i segnali di rallentamento dell’economia globale, hanno spinto giù la domanda e i prezzi. In questo quadro poco entusiasmante, non ha fatto eccezione il mercato del nichel, che come gli altri metalli di base ha subito pesanti cadute.

    Le montagne russe del mercato del nichel

    nichelIl mercato del nichel era soprattutto aggrappato alla diffusione delle auto elettriche, e alla conseguente crescita della domanda di batterie. Il tanto atteso boom però al momento non c’è stato, e secondo molti analisti non avverrà neppure nel breve termine. Una importante “spalla” per il nichel quindi mancherà all’appello ancora per un po’. Si sono altresì esauriti gli effetti (benvoli) della minore offerta, dovuta ai problemi delle miniere nelle Filippine e al naufragio di alcuni progetti in Australia. Meno offerta significa prezzi più elevati. Così era accaduto infatti a inizio 2018, con una quotazione in crescita fino al 14% nel primo semestre e i migliori indicatori di volatilità trading che invogliavano gli investitori a puntare sul metallo (che non a caso toccò un massimo di quasi 15.645 dollari a tonnellata a inizio giugno).

    La guerra commerciale

    A compensare alcune spinte positive al mercato, ci ha pensato l’escalation – tra giugno e luglio scorso – della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. Da lì in poi è cominciata una discesa ripida dei prezzi, proseguita fino alla fine dell’anno. L’avversione al rischio che s’è respirata sui mercati ha messo le ali al dollaro USD, che per alcune settimane è stato caposaldo delle strategie trading intraday forex giornaliero degli operatori finanziari. Tutto questo ha depresso il valore delle merci. Non è servito a nulla neppure il crollo delle scorte (al London Metal Exchange quelle di nichel sono passate da 350.000 tonnellate a 209.000 tonnellate, -40%), un segnale che normalmente evidenzia un deficit di approvvigionamento, e che in teoria dovrebbe far schizzare i prezzi.

    Lo scenario futuro

    Anche questo 2019 per il mercato del nichel s’è aperto con molte incognite e poche certezze. Più difficile immaginare un improvviso boom dei veicoli elettrici. Gli analisti ricordano inoltre che anche per quest’anno, la maggiore richiesta di nichel arriverà ancora dal comparto metallurgico. L’acciaio inossidabile continuerà ad essere il primo utilizzatore di nichel per ancora molto tempo. Secondo gli analisti i prezzi continueranno quindi a soffrire, a meno che non ci siano significativi miglioramenti nella guerra commerciale tra USA e Cina. Il mercato… fa il tifo per Pechino.

  • Mercati emergenti, il 2019 presenta molti rischi ma anche opportunità

    Quando si arriva a fine dicembre, assieme ai bilanci dell’anno che sta finendo gli investitori sono chiamati anche a ipotizzare gli scenari di mercato per l’anno che sta arrivando. L’outlook sugli emergenti per il 2019 presenta molti spunti di riflessione.

    Il focus per i mercati emergenti

    mercati emergentiIl tema più caldo senza dubbio è la tensione commerciale tra Stati Uniti e Cina, e l’impatto che essa avrà sui mercati. Nei giorni immediatamente successivi al G20 di Buenos Aires, c’era stata una certa euforia grazie alla tregua sancita dai due presidenti. Ma quell’entusiasmo dei mercati si è esaurito in fretta. S’è infatti capito che malgrado le dichiarazioni molto concilianti, le posizioni di USA e Cina rimangono distanti su temi cruciali. Questo significa che una riduzione dei dazi esistenti è improbabile, mentre resta più concreto il rischio che i negoziati falliscano e che i dazi aumentino ulteriormente nel 2019. L’unico aspetto positivo è che l’impatto economico di questa guerra dovrebbe essere gestibile, almeno per il primo periodo, dal momento che i Paesi hanno economie che dipendono molto di più dalla domanda interna che da quella esterna.

    Gli effetti sui mercati emergenti potrebbero essere bidirezionali. Se la tensione infatti in generale li penalizza, alcuni di essi potrebbero avere dei piccoli benefici. La riduzione delle importazioni dalla Cina, ad esempio, potrebbe spingere in aumento invece quelle da altri paesi (ad esempio il Vietnam), creando quindi una conseguenza negativa. Un altro fattore positivo potrebbe essere il probabile deprezzamento del dollaro, che in questo periodo sta formando pattern homing pigeon e descending hawk. La valuta USA nel corso del 2018 è andata in costante rialzo, ma ormai la crescita degli Stati Uniti ha raggiunto il picco e ci si aspetta ora un rallentamento, che andrà a ridurre anche l’appeal del dollaro.

    Le opportunità

    Ecco perché in generale ci si attende una crescita dei Mercati Emergenti su livelli simili al 2018, ovvero attorno al 4,7%. Forse ad alcuni andrà anche meglio. Paesi come Brasile, Argentina e Turchia hanno registrato una contrazione economica negli ultimi 12-18 mesi, per cui il potenziale di crescita potrebbe essere più grande. Il discorso vale soprattutto per il Brasile, dove il Presidente neoeletto si propone di adottare politiche economiche ortodosse e può contare su una squadra di economisti relativamente solida. Non a caso secondo molti analisti le previsioni andamento real brasiliano dollaro puntano al rialzo della valuta. Anche l’Argentina e l’Egitto hanno un’arma preziosa, ovvero il supporto di programmi del Fondo Monetario Internazionale. Ulteriori opportunità sono offerte dal Medio Oriente, ma anche l’Asia (specie Indonesia e India).

  • Materie prime, un anno orribile tra volatilità choc e ribassi record

    Dopo aver vissuto un 2017 all’insegna dei rialzi (in alcuni casi anche in doppia cifra), per il mercato delle materie prime il 2018 è stato un duro colpo. Complice la frenata economia globale, la guerra dei dazi USA-Cina e l’aumento del dollaro, l’intero settore ha vissuto periodi di vera bufera.

    I numeri deludenti sono evidenziati dagli indicatori di performance, che nel corso di quest’anno che volge ormai al termine hanno accumulato perdite superiori al 7%. Peraltro il trend ribassista è andato in crescendo nelle ultime settimane. A fungere da traino sono stati i metalli, combustibili e molti prodotti agricoli.

    La volatilità delle materie prime

    materie primeQuello che lascia perplessi è soprattutto l’estrema volatilità che ha riguardato il settore energetico. Tanto il petrolio quanto il gas hanno avuto delle oscillazioni di prezzo molto violente, che hanno messo in difficoltà anche gli investitori più navigati. La volatilità, che normalmente è amica degli speculatori, stavolta ha fatto danni. Anche calcolare supporti e resistenze trading è diventato esercizio complicato, tanto oscillano i prezzi nel medio lungo periodo.

    Il caso più eclatante riguarda l’estrema volatilità che si è scatenata sul mercato del petrolio. Da ottobre a novembre le quotazioni del barile sono passate dai record pluriennali ad accusare perdite del 25%. Per tre volte durante questo lasso di tempo, si sono viste sedute in cui le perdite si sono aggirate intorno al 7%. In media gli hedge funds specializzati in materie prime sono scesi del 4% nel 2018. A tal proposito è stato virale il video di James Cordier, fondatore di OptionSellers.com, che ha ammesso di aver bruciato 150 milioni di fondi dei clienti per colpa delle violente oscillazioni del petrolio e del gas. Non parliamo di piccoli trader che fanno operazioni di piccolo importo su piattaforme forex online italiane, ma di società che investono milioni di dollari.

    Un altro esempio concreto riguarda il gas. Al Nymex non si vedevano oscillazioni violente come quella del 2018 da un decennio. Quella implicita infatti è schizzata da 30 a 130. Si può quindi ben parlare di bufera sugli energetici e in generale sul mercato delle materie prime. Il guaio è che se pochi immaginava che sarebbe successo, quasi nessuno sa come finirà.

  • Petrolio, l’OPEC deve intervenire per evitare un nuovo tracollo

    Le settimane trasversali tra ottobre e novembre saranno ricordate come il periodo più nero della storia recente del petrolio. Durante questo lasso di tempo la quotazione dell’oro nero è scesa del 20%, schiacciata dal timore di una nuova e incontrastabile eccedenza di offerta rispetto alla domanda.

    La nuova crisi del petrolio

    petrolioLa boccata di ossigeno è giunta lunedì 12 novembre, dopo l’intervento dell’OPEC. Il cartello – per bocca del ministro per l’energia dell’Arabia Saudita – ha preannunciato un possibile taglio alla produzione di greggio. Anche l’altro big del mercato, la Russia, acconsentirà a rallentare la produzione. Questo nuovo assetto dovrebbe essere sancito quando i paesi produttori si incontreranno il prossimo mese. Dovrebbe quindi ripetersi quella stessa alleanza che procedette al taglio della produzione da gennaio 2017, e che ha consentito alla quotazione del petrolio di risalire fino ad oltre gli 80 dollari al barile.

    Quell’intesa però non è bastata a far sì che il mercato si reggesse in equilibrio sulle sue sole gambe. Da ottobre in poi i futures del greggio sono calati bruscamente. Adesso gli investitori non cercano neppure più segnali di inversione del trend, ma le figure di continuazione trading perché considerano un nuovo trend (stavolta ribassista) già in corso.

    La botta definitiva agli equilibri di mercato l’hanno data due fattori. L’incremento dell’offerta generato dall’aumento delle forniture di petrolio dagli Stati Uniti, dall’OPEC e dalla Russia. Dal lato l’indebolimento della domanda.

    Quotazioni in discesa verticale

    Se un mese fa il clima totalmente diverso che si respirava aveva portato la quotazione ai massimi di quattro anni, adesso lo scenario è del tutto diverso. Basta una qualsiasi piattaforma di trading online gratuita per vedere i dati: il greggio Brent è attorno quota 70 dollari, dopo che era arrivato anche a 84. Il greggio intermedio del West Texas è sui 60 dollari, dopo essere giunto a 75. Peraltro a inizio novembre il WTI ha registrato la sua più lunga serie di sconfitte in oltre 34 anni, scendendo per 10 giorni consecutivi.

    Questi fattori hanno spinto l’OPEC e la Russia a incaricare un comitato di monitorare il mercato. Le conclusioni sono che le forniture di petrolio stanno crescendo più velocemente della domanda, minacciando di lasciare il mercato in eccesso. Da qui la necessità di un nuovo accordo sui tagli. Presumibilmente servirà una sforbiciata di circa un milione di barili. Almeno per ora.

  • Brasile, svolta storica con Bolsonaro. Ma la crisi non è ancora sconfitta

    Il destino del Brasile adesso è nelle mani di Jair Bolsonaro. Alla fine di ottobre la quarta democrazia più grande del mondo ha finalmente scelto il proprio presidente, al termine di una battaglia elettorale ricca di colpi di scena e mai così incerta. Candidato di destra, ex ufficiale dei paracadutisti che viene accusato dall’opposizione di essere una “minaccia fascista”, Jair Bolsonaro ha vinto il ballottaggio con Fernando Haddad. E neppure di poco: 55,20% contro il 44,80%.

    La svolta storica del Brasile

    brasile bolsonaroLa vittoria di Bolsonaro segna un passaggio storico per il Brasile, visto che gli ultimi 4 governi erano stati tutti del Pt. Ha incassato le congratulazioni da Trump, con l’impegno che la Casa Bianca lavorerà fianco a fianco per migliorare le vite di americani e brasiliani. Inoltre il successo della destra in Brasile si muove lungo il solco già tracciato dai successi del centrodestra in Argentina, Cile, Perù e Colombia. Bolsonaro, personaggio eccentrico che in passato aveva scatenato polemiche con dichiarazioni a favore della dittatura militare e la tortura e contro le donne e le minoranze razziali, ha cavalcato il crescente malessere della società brasiliana, alimentata dalla crisi economica iniziata nel secondo governo di Dilma Rousseff.

    La crisi economica

    Tra scandali, corruzione e una forte escalation di violenze, il paese ha dovuto fare i conti con una fortissima svalutazione del Real brasiliano. Basta una qualunque piattaforma online trading forex per vedere che nel 2011 il Real scambiava a 1,549 contro il dollaro, mentre a febbraio 2016 era arrivato a quota 4,01. Il valore del dollaro quindi è quasi triplicato.

    Non è stato diverso lo scenario contro l’euro. A inizio 2011 il cambio euro real brasiliano era a 2,203 mentre nel 2016 è arrivata a lambire il livello di 4,40. Soltanto dalla metà del 2016 le cose hanno cominciato a cambiare. L’economia ha intrapreso un percorso di riforme e crescita che ha allontanato la recessione. Il PIL è tornato a salire e la disoccupazione a scendere. Anche l’inflazione è rientrata nel target accettabile per la Banca del Brasile.

    Ma nonostante gli sforzi per tornare alla normalità, la più grave crisi della ha alimentato un sentimento di esasperazione diffusa, al punto da spingere più di ogni altra cosa la scelta di un candidato “nemico” dell’establishment politico, e più precisamente del Pt. Ma adesso tutti si chiedono come Bolsonaro intende gestire il futuro del Brasile.

  • Argento, il mercato soffre la ritrovata forza del dollaro USA

    Qualche giorno fa la Federal Reserve ha deciso, come da copione, di alzare i tassi di interesse dando così luogo alla terza manovra restrittiva del 2018. E il mercato dell’argento è tornato a incupirsi. Peraltro ha confermato che quella appena effettuata potrebbe non essere l’ultima stretta monetaria, visto che a dicembre si preannuncia un nuovo ritocco.

    Le mosse della FED e il mercato dell’argento

    argentoAndiamo per ordine, perché per capire le dinamiche del mercato dell’argento occorre capire cosa accade al dollaro. Come detto, la Federal Reserve americana ha deciso di portare i tassi al 2,25%. Questo annuncio non segna l’addio definitivo all’era della politica monetaria “accomodante“, ma di fatto spiana la strada a questo momento che arriverà nel 2019. L’anno prossimo infatti dovrebbero esserci altri 3 ritocchi al costo del denaro, in barba alle critiche di Trump. Il presidente USA infatti ha apertamente detto di sperare che la Fed non sia troppo solerte nel battere il percorso di normalizzazione. Una richiesta evidentemente caduta nel vuoto.

    Negli ultimi due anni la banca centrale americana ha aumentato i tassi per otto volte. Non senza ragione, visto che l’economia a stelle e strisce marcia a vele spiegate. Ogni ritocco ha fatto balzare il dollaro, he anche stavolta è scattato al rialzo. Se fino a poche settimane fa l’euro-dollaro viaggiava verso quota 1.18, immediatamente si sono manifestati pattern e figure inversione trend, che è puntualmente hanno avuto conferma dai fatti. L’euro-dollaro infatti è sceso fin sotto quota 1.16 toccando i minimi dall’estate.

    Le ripercussioni sui metalli preziosi

    L’effetto collaterale è stato il calo delle quotazioni dell’argento. Nel 2018, il metallo bianco ha subito diverse cadute come conseguenza di un’economia statunitense sempre più positiva, di aspettative di maggiori tassi di interesse e di timori di una guerra commerciale globale. Già perché ormai i mercati sono propensi a considerare un rifugio sicuro il dollaro piuttosto che i metalli preziosi (discorso che vale anche per l’oro). Per questo motivo anche chi sta puntando sulla ripresa dell’argento, si cautela comunque con strumenti di protezione. Chi sa cos’è lo Stop Loss trading ben comprende la situazione.

    In tutto questo scenario infatti, alcuni analisti ritengono che la corsa del biglietto verde presto potrebbe subire una battuta d’arresto, con la conseguenza che i metalli preziosi torneranno a vivere una stagione propizia. Ma il mercato al momento non manda grandi segnali in questo senso.

  • Grano sul mercato a livelli record, colpa del caldo e della siccità

    Non bastassero le tensioni che si respirano sui mercati per via della guerra commerciale, ci si mette anche il caldo torrido a rovinare i piani degli investitori. La quotazione del grano infatti è balzata a ritmi storici a casua delle pesanti ondate di caldo che stanno danneggiando molti raccolti in tutte le aree del globo. Non a caso, il presidente Trump ha promesso 12 miliardi di dollari sotto forma di aiuti di stato ai coltivatori americani per contrastare i dazi. Ma si tratta di un provvedimento che potrà compensare solo in parte i danni già subiti.

    L’andamento del grano

    granoA Parigi il prezzo del grano è schizzato al record da tre anni, superando 200 euro per tonnellata. L’analisi grafica della quotazione evidenza una figura 123 pattern (uncino) di Ross, che fornisce un segnale di ulteriore rialzo. Ma anche i fondamentali non sono da meno, tenuto conto della prolungata siccità e delle temperature elevate che costringono ad una costante revisione al ribasso delle stime di produzione (meno si produce, più il prezzo sale).

    L’ultima previsione sul grano tenero nell’Unione europea parla di un output di meno di 130 milioni di tonnellate. Se dovesse essere davvero così, sarebbe il livello produttivo minore dal 2012 (-10% rispetto alla passata stagione). Il caso più eclatante è quello della Russia, che ha conquistato il primato mondiale nell’export di grano lo scorso anno, ma prevede che possa crollare la produzione del 25% a 64,4 milioni di tonnellate.

    Frumento, mais e cotone

    Ma non c’è solo il grano sotto i riflettori. Anche il frumento va in crescita. Le quotazioni sono salite ai massimi da due mesi, vicino a 540 cents/bushel, con l’Indicatore Parabolic Sar trading system che suggerisce ulteriore spinta rialzista. E senza che questo prodotto sia nel mirino dei controdazi cinesi. I timori riguardo l’impatto del clima torrido stanno guidando al rialzo anche il mais e il cotone, altri prodotti colpiti dai dazi cinesi. Crescono pure loro, anche se a ritmo molto più contenuto. La quotazioni della fibra in particolare sono tornate in tensione, vicino a 90 cents per libbra all’Ice, per le devastazioni che la mancanza di pioggia sta provocando nel Texas occidentale.

  • Rame, mercato in crisi a causa delle tensioni USA-Cina

    Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina stanno facendo una vittima illustre nel panorama delle commodities. Stiamo parlando del rame, il cui mercato sembra avere innestato la retromarcia da un bel po’ di settimane, al punto che i prezzi sono arrivati a valori che non si vedevano dall’autunno del 2017.

    Il rame e il mercato cinese

    rameCome detto, la causa principale di questo scivolone sono le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti. Infatti il paese orientale consuma ogni anno 24 milioni di tonnellate di metallo rosso, quasi la metà del consumo globale. Se le esportazioni dei prodotti cinesi caleranno, inevitabilmente i prezzi del rame scenderanno ancora tanto come sta già succedendo. Nelle ultime settimane i prezzi al London Metal Exchange (LME) sono arrivati a toccare i 7.316 dollari a tonnellata. Un calo di oltre il 12% con l’indicatore OBV trading on balance volume che spinge verso il basso. Come detto, è dallo scorso ottobre che non si vedevano prezzi simili. Ad aggravare il quadro c’è il fatto che in estate la domanda si indebolisce ulteriormente.

    La prudenza degli investitori

    La situazione sta coinvolgendo anche gli investitori. Chiaramente chi opera a livello speculativo sul rame, in questi periodi gli sta alla larga per ridurre il rischio fino a quando la tensioni commerciali non scenderanno e non si vedrà l’indicatore TRIX (Trading triple Exponential Average) dare dei segnali concreti di inversione di tendenza. Questo finisce inevitabilmente per aumentare la pressione al ribasso sul metallo rosso.

    La speranza di chi opera su questi mercati è aggrappata al trend a lungo termine, dove la dinamica dei prezzi è ancora fortemente rialzista. Ma molto dipenderà dall’ulteriore escalation delle tensioni commerciali tra USA e Cina. Se caleranno, allora potrebbero manifestarsi buone occasioni di acquisto.

  • Valute digitali di terza generazione all’assalto di Bitcoin

    I rapporti di forza nel mondo della valute digitali stanno cambiando, e quelle di nuova generazione avanzano mettendo in discussione la storica leadership di Bitcoin.

    Declino e risalita delle valute digitali

    valute-digitali-1Il tracollo che si è avuto verso metà dicembre sembra aver innescato una mutazione nel settore. Ad inizio 2018 la capitalizzazione dell’intero comparto era elevatissima, parliamo di oltre 800 miliardi di dollari. Nel giro di poche settimane però questa cifra è crollata, e ad inizio di aprile è giunta a 250 miliardi, ovvero meno di un terzo.

    Parallelamente a questo crollo, c’è stato anche il declino delle quotazioni della singole altcoin. Basta vedere i dati di una qualunque piattaforma online trading forex per notarlo. La regina delle criptovalute – Bitcoin – è collassata dopo aver toccato il record storico di 20.000 dollari a metà dicembre, giungendo a quota 6.000 dollari (prima di risollevarsi). Ma questo andamento ha in generale interessato tutte le criptovalute, che si sono sgonfiate con percentuali talvolta anche peggiori (come il caso di Ripple).

    L’avanzata delle nuove cryptovalute

    Quando nel mese di aprile è ripartita la corsa al mercato, si è capito subito che qualcosa era cambiato. Il denaro ha ricominciato ad affluire sul settore delle cripto, ma in modo differente rispetto a prima. Se è vero che la capitalizzazione mondiale ha ripreso a marciare tornando verso i 400 miliardi, quel che colpisce è che il Bitcoin non è il destinatario preferito (almeno non come prima) dei fiumi di denaro. Prima Bitcoin dominava la scena catturando oltre il 70% dei dollari investiti sul mondo delle cripto, e il suo Aroon indicator trading era sempre più impennato delle altre. Questa quota adesso è scesa drasticamente fino a sotto il 40%. I crypto-trader sembrano quindi aver spostato il mirino verso altre valute digitali, quelle supportate dalle blockchain di terza generazione.

    Le nuove regine di terza generazione

    Anche se le prime tre posizioni della classifica restano uguali (Bitcoin, Ethereum e Ripple), immediatamente dietro molti nomi nuovi avanzano. Come EOS e Cardano, oppure Stellar Lumens. Lo scorso anno non erano neppure tra le prime 10, mentre adesso hanno rosicchiato quote di mercato alle tre più nobili sorelle.

    Le altcoins di terza generazione stanno quindi modificando la composizione e direzione dei nuovi flussi finanziari che si incanalano verso questo tipo di investimenti. Basti pensare che la capitalizzazione di Cardano e Stellar è passata da 5 a oltre 8 miliardi di capitalizzazione nel giro di appena una settimana. Nel frattempo la loro quotazione è raddoppiata in un mese, mentre Bitcoin fa ancora fatica a tenere oltre quota 9.000 dollari. Bitcoin e Company vengono ormai ritenute “superate” da un mondo che ha tante significative potenzialità.

  • Quantitative easing, la BCE si prepara all’uscita graduale

    A metà giugno si deciderà probabilmente il futuro della politica monetaria della UE. Lo ha confermato il capo economista della Banca centrale europea, Peter Praet, in vista della riunione di giugno della Eurotower. In agenda infatti ci sarà la discussione riguardo al termine del quantitative easing, ovvero il piano acquisto titoli che ormai va avanti da alcuni anni per sostenere la crescita dell’economia europea.

    Il futuro del quantitative easing

    quantitative easing bceMai come questa volta c’è la convinzione che qualcosa finalmente possa muoversi. I recenti commenti infatti rafforzano l’opinione secondo cui il Consiglio direttivo potrebbe fissare un termine a breve al piano di acquisto di titoli di debito. Forse al termine del meeting potrebbe esserci anche un annuncio in tal senso. Il consiglio dovrà valutare se i progressi fatti finora sono sufficienti a garantire che l’abbandono del quantitative easing non provocherà grossi contraccolpi all’eurozona. In special modo il riferimento è all’inflazione, che rimane comunque sotto il target del 2% ma finalmente sta crescendo.

    Al momento il quantitative easing è programmato per rimanere in vigore almeno fino a settembre, ma seppure non dovesse esserci un annuncio formale, il solo fatto che se ne parli viene preso in grande considerazione da parte dei mercati, visto che sono mesi che la BCE ha evitato di affrontare la questione. Non a caso l’euro ha ricevuto una spinta immediata non appena è trapelato qualcosa. Se seguiamo la guida ichimoku trading system possiamo vedere come il prezzo abbia evidenziato una improvvisa spinta all’apprezzamento.

    La mossa tanto attesa dalla BCE

    Giugno potrebbe così essere l’occasione per la BCE di far capire ai mercati che fiducia c’è nella solidità dell’economia dell’area dell’euro. Non sembrano esserci neppure grandi preoccupazioni riguardo all’Italia, la cui crisi ha provocato un balzo dello spread (si veda in proposito l’andamento della strategia bande di Bollinger sul BTP) ma che non dovrebbe avere influenze sulle scelte di politica monetaria.

    In definitiva, anche se la BCE sembra orientata a continuare il quantitative easing senza ritocchi, a un ritmo di 30 miliardi di euro al mese, potrebbe cominciare a inviare segnali di normalizzazione al mercato. La riduzione progressiva del programma entro la fine dell’anno comincia ad essere sempre più probabile.

  • Oro sotto pressione, sul futuro pesano dollaro e inflazione

    Dollaro e oro sembrano essere ancora più intrecciati rispetto al solito. In particolare, se da un lato il rally del biglietto verde sta spingendo al ribasso le quotazioni del metallo giallo, alcuni fattori di rischio che emergono a livello internazionale potrebbero frenare la propensione al rischio degli investitori.

    oroLa combinazione di un dollaro forte e dei rendimenti dei Treasures elevati oltre il 3% hanno indebolito l’oro. Abbiamo visto formarsi sia figure tipo triplo massimo e triplo minimo trading sui grafici, ma poi è arrivata la rottura al ribasso dell’importante quota 1.300 dollari. Un supporto importante, che ha innescato ulteriori vendite.

    La possibile spinta all’oro

    Tuttavia il perdurare di condizioni finanziarie rigide potrebbe creare tensioni sulle valute dei mercati emergenti. Questo finirebbe per spingere l’oro, se i timori di contagio si estenderanno anche ad altri mercati. Del resto l’oro è sempre il bene rifugio per eccellenza.

    Gli occhi dei trader saranno puntati soprattutto però sulle mosse della Federal Reserve. I verbali dell’istituto centrale americano – relativi alla riunione di maggio – potrebbero fornire una indicazione importante sia sul dollaro che sui rendimenti USA. Una dichiarazione dal tono “hawkish” potrebbe accelerare la marcia del biglietto verde, spingendo l’indicatore OBV trading on balance volume verso l’alto. Così come le dichiarazioni riguardo le aspettative di inflazione saranno importanti per il sentiment e per le potenziali implicazioni sull’oro.

    Se la Fed sembrerà più disponibile a tollerare un modesto aumento dell’inflazione, allora il prezzo dell’oro potrebbe riprendere la marcia al rialzo. Analogo discorso nel caso in cui il prezzo del petrolio – ai massimi di tre anni – dovesse andare ancora su. Ulteriori aumenti del greggio infatti farebbero crescere le paure di un’inflazione in salita e quindi l’oro potrebbe salire a sua volta.

  • Brexit, i mercati l’hanno dimenticata troppo presto?

    Anche se i mercati per un bel po’ hanno snobbato il tema Brexit, questo non vuol dire che debba essere sottovalutato. Il tema è presente e ancora caldissimo, e specie chi fa investimenti deve tenerlo bene a mente. Il tempo in cui la partita che si gioca tra Bruxelles e Londra sarà chiusa non è ancora arrivato. E non siamo neppure vicini. Ecco perché gli effetti negativi della Brexit potrebbero non essere affatto finiti.

    brexitFino ad oggi il Regno Unito si è seduto al tavolo con Bruxelles con lo scopo di guadagnare tempo. La premier May ha cercato di rinviare il più possibile la discussione sui temi più divisivi, quelli che potenzialmente potrebbero innescare grosse ripercussioni sul mondo finanziario. Adesso però il tempo è quasi esaurito, e quei temi devono essere affrontati. C’è infatti la necessità di arrivare al Consiglio europeo di giugno (o tuttalpiù a quello di ottobre) con un accordo fatto e chiuso. Per questo la strategia attendista della May non è più valida.

    Torna l’incubo della Brexit

    Nei giorni scorsi il comitato ministeriale su Brexit ha respinto un piano proposto dal governo, che dovrebbe ritentare questa carta apportando qualche modifica. Se non fosse approvato neppure la seconda volta sarebbe un bel guaio. Immaginiamo già il pound scivolare nel mercato valutario, con l’Adx indicatore trading che segnalerebbe subito una spinta al ribasso. Il governo UK si troverebbe a fronteggiare non solo l’ostilità di Bruxelles, ma soprattutto quella sul fronte interno. Le spinte del fronte anti-Brexit infatti non sono mica sopite, anzi.

    Se dovesse crearsi uno scenario molto teso, è chiaro che la prima a risentirne sarebbe la sterlina. Chi sa come usare indicatore momentum trading può vedere che le tensioni cominciano già a essere visibili di tanto in tanto. Ma non sarebbe nulla nel caso si alimentasse un forte contrasto interno sulla Brexit. Peraltro sul pound si sta già abbattendo l’effetto sfavorevole del rinvio del rialzo dei tassi di interesse di riferimento, inizialmente previsto a maggio della Bank of England. Ce n’è abbastanza per tenere le antenne dritte perché la faccenda Brexit è tutt’altro che spenta.

  • Valute digitali, anche il magnate Warren Buffet gli volta le spalle

    Continua il valzer delle illustri opinioni riguardo alla valute digitali. L’ultimo che in ordine di tempo ha preso le distanze da Bitcoin e compagnia è stato Warren Buffet. Il ricchissimo finanziere di recente ha detto che rimarrà alla larga dalle monete virtuali, ed è tra quelli che nell’ultimo anno non ha mai fatto passi indietro rispetto alla sua posizione. Certo non è il solo ad aver sempre voltato le spalle a Bitcoin, ma senza dubbio è tra i più influenti membri della comunità finanziaria globale.

    valute digitaliMa come mai questa intransigenza? Warren Buffett non è affatto prevenuto contro il settore delle valute virtuali. La sua posizione è frutto di una valutazione che prende le mosse da un’analisi concreta. Secondo lui non ha alcun senso a studiare un settore che non ha futuro. Inutile valutare se si formano segnali al rialzo oppure no, inutile vedere se si formano three white soldiers pattern per il semplice motivo che a breve il mondo delle criptovalute sarà rivoluzionato dall’introduzione di regole severe.

    Il dibattito sulle valute digitali

    Secondo Buffet infatti il successo di Bitcoin e compagnia è stato propiziato dall’assenza di regolamentazione, che l’ha reso un asset per certi versi rivoluzionario. E questo ha accresciuto fin troppo la sua popolarità. Anche il premio Nobel Joseph Stiglitz, ex Chief Economist della Banca Mondiale, ha sempre sostenuto questa posizione. Il Nobel ritiene quindi che non appena il settore delle criptovalute verrà regolamentato, BTC & Co finiranno tra gli asset in assoluto meno appetibili. Se fino a dicembre scorso tali posizioni erano viste come bigotte, adesso non più. Quando Bitcoin cavalcava verso i 20mila dollari in tanti ci scommettevano ad occhi chiusi.  Chi conosce come funziona strategia Fibonacci Forex trading ha visto costantemente la quotazione superare i massimi precedenti ad ogni ritracciamento. Tuttavia a metà dicembre l’incantesimo si è spezzato, e adesso dopo moltissime difficoltà il Bitcoin ha faticosamente ritrovato la via degli 8mila dollari (-60% in meno in 100 giorni).

    Va detto però che tantissimi grandi “vecchi” della finanza, che pure all’inizio erano scettici, dopo aver strizzando l’occhio alle valute digitali non hanno cambiato idea. Appena qualche mese fa invece erano ancora viste come la peste dai grandi investitori e speculatori. Il magnate George Soros oppure la famiglia RockeFeller hanno cambiato idea. A chi dare retta allora?

  • Oro unico vincitore della guerra commerciale tra Trump e la Cina

    Se dovesse scoppiare una guerra commerciale, l’unico vincitore potrebbe essere l’oro. Il metallo giallo sta già vivendo una fase rialzista prolungata sulla scia delle scaramucce tra USA e Cina. Anche se le tensioni si sono leggermente affievolite rispetto ai primissimi giorni di aprile, la sensazione è che l’annuncio di nuove tariffe da entrambe le parti potrebbe portare ancora ad una escalation di ripicche reciproche e dannose. Con conseguenze pesantissime sul piano del commercio internazionale.

    La nuova corsa all’oro

    oroA beneficiare di tutto ciò è il mercato dell’oro, che potrebbe salire a livelli che non si vedevano da diversi anni, forse fino a 1,400 dollari l’oncia. Chiunque conosce il forex trading come funziona, sa bene che gli investitori in tempi di incertezza scappano dalle valute e cercano un rifugio sicuro altrove. In cima alla lista c’è proprio il metallo giallo, tenuto anche conto del fatto che il “toro” trentennale obbligazionario è ormai giunto al capolinea e non può essere certo cavalcato all’infinito.

    In quest’ultimo periodo l’oro si sta consolidando oltre quota 1,300 dollari, dopo aver vissuto tre trimestri consecutivi di guadagni (una cosa che non si verificava dal 2011). Le posizioni in fondi scambiati in borsa sono arrivate ai massimi da mezzo decennio. Inoltre i grafici degli analisti mostrano che l’indicatore chaikin money flow segnala una persistente spinta rialzista. Il quadro insomma è tutto a favore dell’oro. Tuttavia, saranno determinanti gli sviluppi delle relazioni commerciali internazionali. La guerra commerciale è già avviata, bisogna capire chi tra Trump e la Cina farà un passo indietro per spegnere le tensioni. I mercati hanno compreso che una battaglia commerciale a somma zero (cioè senza vincitori) è qualcosa di negativo per tutti nel mondo, e non solo negli Stati Uniti.

  • BCE, il “falco” Weidmann già progetta il suo mandato

    La Germania sta già lavorando sotto traccia al futuro della BCE. Alla fine del 2019 scadrà il mandato di Mario Draghi alla guida dell’istituto europeo e la “campagna” per la sua successione è cominciata. Il nome caldo – se non caldissimo – è quello del falco tedesco Jens Weidmann, presidente della Bundesbank. Anche per una questione di tempistica, il suo nome si incastrerebbe alla perfezione con il crono-programma della banca centrale europea. Per qualche mese ancora infatti i tassi di interesse e la politica monetaria europea non cambieranno.

    Lo scenario futuro della BCE

    bce draghi widmannDal 2019 invece dovrebbe aprirsi uno scenario completamente nuovo per la BCE. Proprio per questo Weidmann quando pochi giorni fa ha presentato il bilancio della Banca centrale tedesca 2017 ha gettato uno sguardo sul futuro. Preannunciando che all’epoca i tempi potrebbero essere maturi per una stretta monetaria. Secondo lui la posizione le prospettive economiche e le proiezioni sull’andamento dei prezzi sono molto positive.

    In special modo l’inflazione dovrebbe avvicinarsi decisamente al target del 2%. Questo potrebbe dare il via libera al percorso di normalizzazione della politica monetaria, anche se significherebbe un euro con un relative volatility index RVI più forte rispetto al dollaro (cosa poco positiva nell’ottica di competitività commerciale).

    Le mosse di Wiedmann

    Weidmann comunque è stato abbastanza esplicito: “Se la spinta economica continuerà e i prezzi cresceranno conformemente, dal mio punto di vista non ci sono motivi per cui la Bce non debba chiudere gli acquisti netti dei titoli quest’anno. La normalizzazione della politica monetaria dovrà però essere graduale e affidabile e tenere conto dell’inflazione”. In sostanza il capo della Bundesbank ha sposato la linea Draghi, ma è pronto a cambiarla appena gli verrà lasciato il testimone del comando, tant’è che gli analisti delle piattaforme di trading stanno già prezzando l’evento. Tutto questo dopo aver beneficiato proprio del quantitative easing. Il piano di acquisto titoli infatti ha fatto benissimo ai conti della Bundesbank. Lo scorso anno la banca centrale tedesca ha chiuso con un utile di 2 miliardi, trasferiti quasi interamente allo Stato federale (1,9 miliardi).

  • Investitori paralizzati dall’incertezza post-elettorale Italiana

    La domanda che si pongono i mercati riguardo l’Italia è che tipo di governo verrà fuori dopo le ultime elezioni. Se mai riuscirà a venirne fuori davvero uno. Malgrado siano due domande generalmente deleterie per i mercati, finora l’impatto dell’esito elettorale è stato blando. Da una parte infatti il raggiungimento di una intesa in Germania ha contribuito a rasserenare gli animi sul futuro dell’Europa, dall’altra c’è il paradosso che la situazione Italiana è talmente così confusa che nessuno azzarda una mossa. L’incertezza è cioè talmente grande da paralizzare gli investitori.

    elezioni italia 2018Se andiamo a vedere quale sia stato l’andamento dell’euro il lunedì post-elettorale, ci accorgiamo che la tendenza è stata abbastanza stabile. La valute unica non ha subito quindi grossi contraccolpi e i segnali ichimoku trading system sono stati abbastanza stabili. Nonostante il successo indiscutibile dei partiti più anti-establishment e euroscettici in Italia (M5S e Lega), la valuta unica è sembrata immune dall’incertezza politica nella terza più grande economia dell’euro.

    L’effetto ritardato per gli investitori

    Più che di un effetto blando, forse però sarebbe più giusto parlare di un effetto ritardato. Quando si comprenderà il destino politico dell’Italia infatti, è plausibile che anche i mercati si schiereranno. E’ inimmaginabile che un governo targato M5S non avrà un impatto negativo sull’Euro, con le strategie Parabolic Sar forex da tenere sotto controllo. La presenza del “rassicurante” Berlusconi nell’altro polo invece potrebbe attenuare i timori circa un governo Salvini. Lo scenario meno probabile, ovvero un governo M5S + Lega, è quello che fa tremare i polsi all’Eurozona. Resta comunque il fatto che gli investitori attendono una maggiore chiarezza sulla composizione del prossimo governo, e quindi rimarranno spettatori delle presumibili settimane di negoziati tra i partiti politici.

    Riguardo invece al comparto obbligazionario, si presume che l’effetto arriverà forte e immediato. Il risultato elettorale non è positivo per gli spread periferici. Dovrebbe assistersi a una perdita di terreno rispetto a Spagna e Portogallo, ma anche agli altri mercati principali dell’Eurozona, soprattutto riguardo ai bund tedeschi. L’incertezza politica e la probabilità di una politica fiscale più flessibile potrebbero dare una spinta forte al rendimento dei titoli di Stato, con i decennali in aumento verso 2,75% entro la fine dell’anno. O forse anche più.

  • Tassi di interesse USA: rimane in bilico l’ipotesi 3/4 rialzi

    Le aspettative riguardo la politica monetaria degli USA continuano a oscillare tra diverse previsioni. L’ultima riunione della Federal Reserve svoltasi sotto la guida del presidente Janet Yellen, qualche settimana fa, non fu particolarmente significativa. La banca centrale americana è rimasta ancora in sospeso tra l‘ipotesi di 3 o 4 rialzi dei tassi di interesse nel corso del 2018. L’ultimo dato sull’inflazione, che è stato migliore delle attese, invece ha dato maggiore impulso all’ipotesi di una stretta più rapida.

    tassi fedAnche se l’incertezza resta, tuttavia ci sono delle implicazioni a breve, medio e lungo termine che possono essere tratte. L’ultima riunione della FED aveva già ampliato le aspettative di inflazione in aumento, sottolineando che un aumento era comunque atteso. Ciò dovrebbe rendere scontato l’incremento di 25 punti base (+0,25%) dei tassi a marzo. E di conseguenza dovrebbe accendersi la spia rossa per chi fa investimenti sull’euro-dollaro, la maggiore delle coppie di valute più volatili forex.

    Medio e lungo termine per i tassi

    E a medio termine? Qui il discorso cambia. La Fed non dovrebbe avere alcuna fretta di incrementare il costo del denaro in modo più veloce. Questo perché se da un lato l’inflazione marcia meglio del previsto, dall’altro il dato core rimane ancora lontano dal target del 2%. Questo fa pensare che i tre i rialzi dei tassi USA nel 2018 restino ancora l’ipotesi più probabile (e di conseguenza non avremo scossoni nell’indicatore MFI Money Flow index trading dell’euro-dollaro). Ribadendo comunque che ulteriori forti slanci potrebbero lasciare spazio anche per un eventuale quarto ritocco.

    Riguardo al lungo termine invece, bisogna sottolineare che la Fed è stata appena interessata da un passaggio di consegne tra presidenti: dalla Yellen a Powell. Difficilmente quest’ultimo si presenterà al suo primo anno di mandato sprintando sul percorso di normalizzazione. Semplicemente perché non è necessario farlo. A meno che l’ambiente non viva un significativo cambiamento, l’ipotesi di 3 ritocchi rimane quindi la più concreta.

  • Valute digitali, governi e imprese adesso puntano su IOTA

    Il mondo delle valute digitali è ormai sempre più al centro di dibattiti e polemiche. Per lo più il mondo della finanza non vede di buon occhio questo tipo di asset, anche se ci sono delle eccezioni. Una di questa è la IOTA, una valuta digitale che di recente si sta espandendo a macchia d’olio e che suscita l’interesse di Governi e imprese. In realtà IOTA è al tempo stesso una valuta, una piattaforma di criptovaluta e anche una fondazione che fornisce soluzioni all’avanguardia in ambito tecnologico. Proprio per questo lo scorso anno la città di Haarlem – Olanda – ha implementato lo IOTA per amministrare e verificare i documenti legali, attraverso la rete open source “Tangle” creata proprio dalla fondazione IOTA.

    iota valute digitaliL’esempio di Haarlem sta per essere seguito anche da altre città olandesi, come Amsterdam e Rotterdam. E qualcosa in tal senso potrebbe presto vedersi anche su spinta del governo giapponese. Ma anche la Germania ha riconosciuto la fondazione IOTA come fornitore ufficiale di tecnologie blockchain in Germania. In Svezia invece studiamo questa valuta come alternativa digitale alla loro numismatica. Adesso deve essere chiaro chi sa il forex trading come funziona, conosce benissimo che le valute digitali in realtà poco hanno in comune con le valute tradizionali. Ma qualcosa in tal senso comuque si muove.

    L’interesse di aziende verso le valute digitali

    Se i governi sono molto interessati allo sviluppo della valuta digitale, ancora di più lo sono le imprese. Microsoft, BOSCH, Volkswagen, Samsung, Huawei stanno studiando le possibili applicazioni della tecnologia basata su blockchain, quella che è diventata famosa per le criptovalute. Tali tecnologie stanno prendendo piede in quasi tutti i settori industriali, ovviamonte finanza in primis.

    Quel che rende IOTA un progetto unico nel suo genere però è la sua struttura. IOTA ha una propria rete chiamata “The Tangle”. Inolttre a differenza delle altre criptovalute è un token pre-minato, cioè ogni utente convalida due transazioni precedenti per essere promosso, in attesa che l’utente successivo convalidi rispettivamente le sue transazioni e quelle di un altro utente. Chi conosce il tading con i Bitcoin, come funziona e dove farlo in Italia sa benissimo che questa differenza è estremamente importante perché incide su velocità e efficienza delle transazioni. Inoltre IOTA ha zero commissioni di transazione, visto che non ci sono minatori tra gli utenti.

    Per questi motivi i principali governi stanno guardando con attenzione a questo sistema. Il futuro potrebbe essere molto più vicino di quanto si pensi.

  • Euro, quanto durerà la prova di forza sui mercati?

    Il 2017 è stato senza dubbio un anno molto positivo per l’euro. E dire che all’inizio dello scorso anno molti pronosticavano un probabile arrivo alla parità da parte del dollaro. Invece è accaduto il contrario, con la valuta comunitaria che ha messo il piede sull’acceleratore nell’ultimo trimestre, arrivando a valori che non si vedevano da anni. C’è da dire che l’euro non si è limitato a guadagnare solo contro il dollaro, ma in generale ha macinato terreno contro quasi tutte le altre valute. Ma questa tendenza positiva fino a quando durerà?

    euroNon tutti sono convinti che l’euro potrà ancora andare così forte a lungo. del resto se adottiamo delle strategie Parabolic Sar Forex possiamo vedere che qualche scricchiolio si avverte di tanto in tanto. Anzitutto nel breve periodo i mercati potrebbero aver bisogno di “digerire” i recenti guadagni. E poi non è detto che così come ci sono stati fattori che hanno spinto l’euro, altri sono pronti per spingerlo in senso contrario.

    Quanto durerà la spinta dell’euro

    In primo luogo si può dire che c’è una sostanziale sottovalutazione del dollaro USA come potere d’acquisto. In secondo luogo la crescita economica della UE è stato notevole, forse anche troppo e quindi potrebbe rallentare. Infine si è ridotto il rischio politico percepito qualche mese fa, ma che comunque è ancora presente (vedi elezioni italiane, l’empasse in Germania e il punto interrogativo sulla Catalogna). A tutto questo si aggiunge la considerazione che il biglietto verde risulta ipervenduto, e sapendo come funziona indicatore Supertrend (strategia e parametri) possiamo ipotizzare che la direzione possa cambiare presto. Infine le previsioni di crescita economica degli USA sono smorzate, lasciando spazio a sorprese positive.

    Per questo motivo c’è chi ritiene che il valore equo del cambio euro dollaro si possa collocare nel range da 1.10-1.15. Sì, magari la valuta unica potrà continuare ancora un po’ il suo movimento al rialzo, complice l’attuale surplus delle partite correnti dell’Eurozona. Ma le prospettive sono meno rosee e potrebbero vivere una nuova spinta del dollaro.

  • Il Sud Africa instabile mette paura agli investitori? Ancora no, per ora…

    La situazione del Sud Africa sta creando non poche preoccupazioni agli investitori. La turbolenza politica si somma ad una crescita economica tutt’altro che solida. Fattori questi che normalmente mettono sull’allerta i mercati finanziari. Vanno poi aggiunti anche la bassa fiducia dei consumatori e l’aumento del deficit. Un quadro poco incoraggiante, che non ci fa sorprendere del fatto che il merito di  credito del paese sia in dubbio. Già si è abbattuta la scure di Standard & Poors, che ha tagliato il suo giudizio sulla carta governativa sudafricana portandolo a junk (spazzatura). Per adesso invece Moody’s si è limitata a prendere in considerazione una mossa analoga.

    Valuta ed economia del Sud Africa

    sudafrica ramaphosaEppure il Sudafrica non fa ancora sudare freddo gli investitori. Chi adotta tecniche trading per Forex intraday ha potuto assistere ad un forte apprezzamento della valuta sudafricana. Soltanto da metà novembre addirittura ha messo su il 10% nei confronti del dollaro USA. Il motivo? Un grosso segnale incoraggiante giunto dalla elezione – avvenuta a metà dicembre – di Cyril Ramaphosa quale nuovo presidente dell’African National Congress (Anc), il partito che fu di Nelson Mandela e che governa il Sudafrica. Il fatto è che questa nomina di solito precede quella a presidente del Sud Africa, e Ramaphosa potrebbe diventarlo molto presto.

    Nelle 2019 il paese andrà alle elezioni politiche, ma il presidente Zuma già a quel tempo potrebbe aver abdicato, visto che contro di lui pendono accuse pesanti e l’impeachment incombe. Pur di evitare spiacevoli conseguenze, potrebbe decidere di fare da solo un passo indietro e ciò spianerebbe la strada a Ramphosa. Il che ai mercati piace parecchio. Ecco perché malgrado un quadro globale poco incoraggiante, avere azionario sudafricano non viene considerato così rischioso come si dovrebbe.

    Del resto non dobbiamo dimenticarci che le azioni del paese da gennaio a ottobre 2017 hanno guadagnato (in dollari) il 19,6%, con un Relative volatility index RVI davvero clamoroso. Inoltre la corsa maggiore si è registrata proprio nelle ultime settimane. Questo essenzialmente per due motivi. Anzitutto la maggior parte delle società sudafricane quotate producono i loro guadagni all’estero, il che le rende poco interessate a ciò che succede a livello domestico. In secondo luogo quello sudafricano è un mercato molto concentrato, visto che il 40% del listino è dominato da appena 4 società, che conti alla mano generano il 95% del rendimento dell’indice. Per questo motivo molti fondi di investimento dedicati ai mercati emergenti, sono molto attenti alle vicende sudafricane.

  • Scoppia la Bitcoin-mania dopo il debutto super al CBEO

    La febbre per Bitcoin continua a contagiare sempre più investitori. La capostipite del mondo delle criptovalute, nonché la più famosa e ricca, ha debuttato sulla Cboe Futures Exchange di Chicago. E’ la prima volta in assoluto che una moneta digitale viene accolta formalmente nel mondo della Finanza. Finora si era guardato con estremo sospetto a questo asset, e a dire il vero le polemiche continuano ad essere molto feroci. Già perché le criptovalute sono avvolte da diverse ombre, e a dirla tutta non si sa neppure con esattezza chi sia tale Satoshi Nakamoto che le ha inventate. Ad ogni modo i Bitcoin continuano ad oscillare tra voci di truffe (secondo il Ceo di Jp Morgan) e rischio di bolle speculative.

    Il debutto super di Bitcoin in borsa

    bitcoinNel frattempo però sul mercato finanziario macina record su record. L’ultimo picco di di interesse è stato dettato dalle aspettative di ulteriore rialzo che continuano a caratterizzare questa moneta virtuale. I futures sui Bitcoin sono aumentati di oltre il 20% dopo il loro debutto americano alla Cboe, con l’indicatore l’Zig Zag trading che va su senza fare deviazioni. Al momento dell’apertura il valore di scambio era 15.460 dollari, ma ben presto si è saliti a un massimo di 18.700 dollari, che è valso anche un nuovo record storico. In poche ore c’è stato quindi un rialzo di circa il 20%. Appena poche settimane fa la quotazione era ancora sotto i 10mila.

    Talmente forte è stato il traffico sul sito della Cboe, che nelle prime fasi di scambio addirittura la piattaforma è risultata inaccessibile.  Sui grafici si sono susseguite candele dal corpo lungo, e non s’è vista traccia di candela doji trading (ovvero quelle che indicano equilibrio tra forze rialziste e ribassiste).

    Dati incredibili

    Vale la pena ricordare che la capitalizzazione di Bitcoin (quasi 300 miliardi) ha superato quella dell’oracolo Warren Buffett, di Walt Disney, Goldman Sachs o Ubs. E’ perfino più grande dell’intero PIL di un Paese intero come la Nuova Zelanda.

    Ma il mondo delle criptovalute non è solo Bitcoin. Sulla scia del successo di quest’ultimo infatti, continuano a fiorire divise digitali ogni giorno. Al momento il conto è arrivato a 1330 per un valore di oltre 400 miliardi di dollari, anche se solo 17 sono sopra il miliardo di dollari. Ec’è addirittura chi pensa (il presidente del Venezuela Maduro) di risolvere così i problemi finanziari del suo paese allo sbando.

  • Mercati, ecco i fattori che potrebbero condizionare il 2018

    Il mondo finanziario presenta tantissime connessioni tra fattori e attori. Difficile fare previsioni accurate, ma nel prossimo anno sembrano esserci 4 elementi che più di altri potrebbero incidere sull’andamento dei mercati. Si tratta degli investimenti in conto capitale, il quantitative exit, l’indebitamento privato cinese e i millennials.

    I futuri driver dell’economia

    Le politiche espansive portate avanti da quasi tutte le banche centrali hanno generato un fiume di liquidità disponibile sui mercati a tassi ancora abbordabili. Questo dovrebbe favorire quella voce di spesa in conto capitale (così detti “capex”). Proprio per questo motivo essa potrebbe essere un importante driver della crescita economica nel 2018.

    Ed a proposito di banche centrali, proprio il 2018 dovrebbe essere l’anno in cui anche le ultime roccaforti della politica espansiva potrebbero cadere (prima fra tutte la BCE). Il quantitative exit, ovvero il graduale abbandono delle politiche monetarie ultraespansive, potrebbe modificare gli scenari economici globali. Inoltre potrebbe generare delle sacche di volatilità sui mercati valutari, ma anche su quelli azionari e del credito. Occhio quindi a monitorare sempre l’indicatore Commodity channel index CCI.

    Altri fattori incidenti

    Altro elemento chiave sarà al Cina. L’indebitamento delle aziende cinesi ha spinto le autorità di Pechino ad intervenire per contenere il credito, ma ciò comporta anche qualche rischio per i valori degli asset. Infine, un altro elemento che potrebbe fungere da driver per l’economia globale sono i millennials, ovvero la generazione tra 18-38 anni. Sono loro a determinare una forte influenza in tutti gli ambiti della vita, sia economica che sociale. I loro bisogni daranno nuove opportunità agli investitori, e metteranno anche alla prova i settori tradizionali dell’economia.

    Conoscendo i driver del prossimo futuro, quali sono le aree d’investimento corrispondenti? Secondo Credit Suisse sono cinque, a cominciare dai mercati emergenti, il cui indicatore relative vigor index RVI ha evidenziato grande forza. Passando per l’Eurozona e gli investimenti aziendali, fino a chiudere con i supertrend azionari e il reddito fisso.

  • Investitori, quant’è dura comprare al minimo e vendere al massimo

    I piccoli risparmiatori, specie quelli senza grandi competenze riguardo al funzionamento dei mercati, devono cominciare a fare i conti con dei nuovi principi di investimento. Di solito vorrebbero seguire la regola che prescrive di comprare un asset quando è ai minimi e venderlo quando è ai massimi. Il problema invece è che all’atto pratico si comportano nel modo inverso. Entrano cioè a mercato quando un asset sta viaggiando già a gonfie vele e poi spesso escono in fretta dalla posizione assunta per paura di bruciare i guadagni. In pratica confermano che euforia e timori sono i nemici numero uno degli investitori.

    Gli errori degli investitori

    investitoriL’errore che commettono è frutto di una sottovalutazione del problema. Come capire quando si è arrivati “ad un punto di minimo” o “di massimo”? Solo chi ha una certa esperienza può farlo, e non bastano strumenti classici come le bande di Bollinger oppure sapere come usare Fibonacci trading. Molti analisti sottolineano che quando gli investitori vendono le azioni sopravvalutate, la loro speranza di riprenderle poco dopo a prezzi più bassi di solito viene disattesa. Basterebbe invece rimanere investiti sull’asset originario per ottenere (statisticamente) delle performance più gratificanti.

    Infatti le valutazioni su livelli elevati non è detto che si riallineino subito. Anzi spesso possono persistere per periodi di tempo molto prolungati, mostrando un indicatore ROC rate of change ad altissimi livelli. Pensiamo al Bitcoin: caso estremo, ma comunque indicativo. Molti qualche mese fa non credevano possibile che avrebbe resistito oltre i 1000 euro e hanno venduto. Oggi viaggia sugli 8mila euro. Per fare un esempio più ordinario, se un investitore nel 1992 avesse venduto azioni con valutazioni al novantesimo percentile, avrebbe dovuto aspettare ben 33 mesi prima di vederle tornare alla loro media storica (cinquantesimo percentile).

    Ma c’è di più. La strategia “vendi ai massimi, compra ai minimi” storicamente ha registrato performance inferiori rispetto a una strategia attendista. Infatti se le quotazioni rimarranno elevate a lungo, uscendo troppo presto dal mercato gli investitori rischiano di lasciarsi sfuggire rendimenti interessanti. Peggio ancora se li colpisce la frenesia di rimediare ad una uscita troppo frettolosa rientrando troppo presto sul mercato a prezzi già elevati. La conclusione di questo discorso è che occorre conoscere bene i mercati per capire come attuare in concreto il principio “buy at min, sell at max”. E non è da tutti.

  • Inflazione troppo bassa, siamo nella fase di “repressione finanziaria”

    Se l’inflazione è più forte dei rendimenti, per ogni risparmiatore è un bel problema. Prendete il caso della Germania dove i titoli di Stato sono stati venduti all’asta a un rendimento di -0,39%. Sì avete letto bene: un valore negativo. La cosa peggiore però è che l’inflazione tedesca viaggia sull’1,6%, e tutto questo si traduce in un rendimento reale per il risparmiatore pari a -2%. In pratica l’investimento non produce profitti, ma erode il capitale e spinge il Market facilitation index forex (MFI) all’ingiù.

    Ricordiamo peraltro che stiamo parlando della Germania, ovvero di uno dei paesi economicamente più solidi che esistano, uno dei pochi con la Tripla A di rating. Se ci spostiamo in altri paesi del mondo la situazione molto spesso è simile. Il controvalore complessivo delle obbligazioni che esprimono tassi inferiori allo zero è infatti pari a circa 11mila miliardi di dollari. Per lo più parliamo di Bond sovrani.

    La repressione scatenata dall’inflazione

    Questo fenomeno per il quale l’inflazione batte i rendimenti si chiama “repressione finanziaria”. Non è un fenomeno nuovo oppure di questi tempi. Già in passato c’erano state situazioni simili. Ad esempio nei casi in cui il debito pubblico si accumulava diventando insostenibile. Ma rispetto al passato, quello che caratterizza fortemente la situazione odierna è che la “repressione finanziaria” si sta manifestando in tutte le principali aree economiche, tanto quelle sviluppate quanto quelle emergenti. Inoltre la vera causa non è l’inflazione, bensì i rendimenti dall’indicatore momentum trading al ribasso. Frutto delle politiche ultra-espansive delle banche centrali.

    Va fatta una considerazione in merito. Le Banche centrali hanno adottato queste politiche per spingere l’inflazione, ma rischiano l’effetto opposto. Già perché la repressione finanziaria favorisce i debitori, e non li incentiva a cambiare la loro struttura eco-finanziaria. Questo significa che possono continuare a far concorrenza ai produttori che invece sono finanziariamente efficienti. La conseguenza è che la battaglia dei prezzi li spinge all’ingiù: deflazione. Ecco perché molti sperano che finisca l’attuale ciclo di “repressione finanziaria”. Tuttavia al momento non sarebbe possibile farlo senza pregiudicare la sostenibilità dei debitori, e di conseguenza senza dare contraccolpi molto violenti alla crescita economica. Agli investitori quindi non resta altro da fare che abituarsi, e cercare altre fonti di rendimento che non siano i classici titoli di stato.

  • Miliardari svizzeri custodiscono i Bitcoin in un bunker

    I nuovi bunker svizzeri custodiscono non più oro, ma Bitcoin. Negli ultimi giorni è venuta fuori la notizia che nei pressi del lago di Lucerna sarebbe nascosto un caveau del tutto particolare, scavato in una montagna di granito, che contiene le criptovalute in possesso dei miliardari svizzeri. Non ci sono più come un tempo soltanto i lingotti d’ oro, le opere d’arte e i gioielli. I tempi cambiano e i ricchi si adeguano. Oggi il Bitcoin tira.

    nullDal punto di vista finanziario non gli si può dare torto, visto che il padre di tutte le valute digitali è arrivato a 6mila dollari, con guadagni del 500% in pochi mesi. Se anche i piccoli privati stanno facendo affari d’oro utilizzando delle comuni tecniche trading forex intraday, figuriamoci quei miliardari che non hanno riescono neppure a contarsi i soldi in tasca, per quanti ne sono.

    Il bunker dei miliardari

    Tornando al bunker svizzero, pare che lo stesso sia custodito 24 ore al giorno e dotato di una serie di misure di sicurezza ineludibili. Ovviamente si pagherà un conto salatissimo per avere questo tipo di servizio di custodia, ma figuriamoci se sarà un problema per i miliardari elvetici. Chiaramente trattandosi di valute digitali, non sono fisicamente depositati Bitcoin bensì degli hard drive dove sono salvate le criptovalute dei proprietari.

    Intanto anche questa settimana passa agli archivi in guadagno per la cryptocurrency più nota al mondo. Il suo valore infatti ha messo nel mirino un altro record a quota 6000 dollari. Peraltro dopo l’ultimo rally dall’indicatore macd segnali operativi sono arrivati, e sono tutti sull’ulteriore rialzo della criptovaluta. Per la gioia dei piccoli risparmiatori che hanno avuto la vista lunga mesi fa, ma anche dei super-ricchi di Svizzera che custodiscono i loro tesori nei caveau vicino Lucerna.

  • Brexit, gli accordi UE-Londra sono ancora lontani

    Continua ad essere molto delicata la situazione del Regno Unito, sul quale incombe ancora l’incertezza legata ai negoziati sulla Brexit. Con Bruxelles si è giunti al quinto “round” dei negoziati per l’uscita dalla UE. Nonostante il calendario sia stato infittito di summit, non sono stati fatti passi avanti significativi. L’intesa tra Londra e i negoziatori comunitari rimane ancora un miraggio. Con l’aggravante che il tempo continua a trascorrere, e dopo oltre un anno dal referendum ancora non si capisce cosa succederà.

    brexitChiaramente questo ha effetti importanti sull’economia britannica, che viaggia su e giù sulle montagne russe. Ad esempio, la sterlina ha vissuto un momento di forte debolezza a inizio del mese di ottobre, con l’indicatore momentum trading che ha evidenziato una forte volatilità sui mercati finanziari, oltre che una spinta dei venditori. A innescarla è stato il voto dell’Europarlamento (557 voti a favore, 92 contrari e 29 astenuti) sulla risoluzione di Juncker che ha rifiutato la proposta britannica.

    I punti controversi sulla Brexit

    Il negoziatore per l’UE Michel Barnier ha spiegato che uno dei punti critici è che i 27 Paesi non ci pensano nemmeno a pagare per ciò che si è deciso quando si era in 28. In pratica ha chiamato in causa le responsabilità finanziarie del Regno Unito. Qualche passo avanti è stato fatto circa i diritti dei cittadini europei, ma manca da concordare il ruolo della Corte europea di giustizia. E poi resta sempre aperta la questione Irlanda del Nord. In tutto questo quadro non va trascurato che Theresa May, primo ministro britannico, sta subendo un assedio interno da parte di molti parlamentari (e anche da qualcuno della sua stessa corrente).

    Non stupisce quindi che si faccia strada sui mercati l’idea di un divorzio senza accordi o comunque non così vantaggiosi per il Regno Unito, e che giungano dall’indicatore MACD segnali operativi che non sono certo rialzisti. Il pound inglese si indebolisce nei confronti della moneta unica europea, e questo crea altre tensioni sui mercati.

    Fatto insolito: questo accade mentre si è sempre più convinti che la Bank of England procederà con l’aumento del costo del denaro di qui a breve, forse a dicembre. Normalmente questo dovrebbe dare una spinta alla sterlina sui mercati, ma così non sta succedendo. La circostanza insolita tradisce quindi ancora di più la situazione anomale del mercato. Ma del resto, nessuno prima ad ora aveva mia fatto i conti con una Brexit.

  • Finanza incuriosita da Blockchain, il fulcro delle criptovalute

    Dopo essere stato chiacchierato per tanto tempo, adesso il Blockchain non viene più visto come l’intruso del settore finanziario, ma come una concreta opportunità tecnologica. Facciamo un passo indietro: il blockchain (letteralmente “catena di blocchi”) è la struttura sulla quale si fondano le criptovalute, la più famosa delle quali è Bitcoin. Chi fa trading online spesso ignora cosa ci sia dietro al funzionamento delle valute digitali, ma si preoccupa soltanto di fare l’analisi fondamentale forex oppure di studiare i grafici. Ma al di là di questo c’è appunto il blockchain, che in realtà è un protocollo virtuale che crea dei “nodi” e su cui si possono costruire contratti, reti e sistemi di scambi trasparenti. Questi scambi sono potenzialmente applicabili in tantissimi settori, e chiaramente anche quello finanziario e bancario (ma anche energetico, sanitario, ecc).

    blockchain finanzaIl mondo della finanza è stato sempre diffidente, ma al tempo stesso estremamente attratto dall’hi-tech. Basti pensare a come internet abbia aperto loro nuove e molto remunerative opportunità. La tecnologia Blockchain potrebbe muoversi lungo questo filone, e diventare la base delle future transazioni finanziarie. Molti pronosticano che avrà lo stesso effetto di internet. Tutte le authority internazionali lo stanno monitorando e studiando, inclusa la Banca d’Italia. Da settembre la commissione Finanze della Camera ha addirittura avviato una indagine sulla finanza tecnologica.

    Perché blockchain comincia a piacere alla finanza

    Dobbiamo prepararci a una nuova rivoluzione? E’ prestissimo per dirlo, ma sicuramente è una tecnologia che affascina. Il suo sistema infatti garantisce l’identità digitale di chi ha autorizzato gli scambi, e inoltre il suo funzionamento non è garantito da un ente centrale, bensì la validazione avviene grazie all’interazione di tutti i nodi che vi prendono parte. Per questo la Banca d’Italia ha chiarito che gli ambiti di applicazione della blockchain potrebbero essere anche per l’amministrazione di pubblici registri, “come ad esempio il catasto e l’anagrafe”, e inoltre con il blockchain il trasferimento di denaro e i pagamenti diventerebbero più sicuri e certificati, più veloci e meno costosi.

    E’ presto per dire se si arriverà a questo mondo iper-digitalizzato della finanza. Al momento dovremo ancora pensare al blockchain come elemento fondante del Bitcoin, Ethereum e compagnia bella. Dovremo ancora associare questo nome alle operazioni di trading online, all’oscillatore stocastico analisi tecnica e alle Bande di Bollinger. Per scoprire se farà invece parte più attivamente delle nostre vite dovremo ancora aspettare un bel po’.