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  • Handicap e reti digitali

    Handicap in linea

    In rete c’è spazio anche per i progetti indirizzati ai portatori di handicap. Il portale del Dipartimento per gli Affari Sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri  www. affarisocialihandicap. It  è un buon punto di partenza per cercare proposte di formazione e di inserimento nel mondo produttivo, grazie anche al telelavoro. Utili i link sulle pagine dell’Università di Bologna alma2000.unibo.it/handicap/link/ didform. Htm  e le iniziative di ASPI II Onlus, Associazione per lo Sviluppo di Progetti Informatici per gli Handicappati  www.asphi.it  che (per il momento soltanto a Milano e Bologna) ha avviato corsi per far conseguire la patente europea per il computer anche alle persone svantaggiate. ASPHI mette a disposizione dei frequentatori del sito una bacheca con offerta e domanda di telelavoro. In Emilia Romagna c’è una Rete Regionale dei Centri di Documentazione per l’Integrazione  www.accaparlante.it/cdri/centri/index.htm  e in Friuli Venezia Giulia il portale della solidarietà e del sociale No Profit FVG  www. impresasociale. it .

    Nelle Marche è attiva la cooperativa sociale Service Coop  www.servicecoop.it  mentre più a sud, in Calabria, la cooperativa sociale Mistya  web.tiscali.it/mistya  ha avviato il progetto H.T.M.L. (Handicap Tele Multi-opportunità Lavoro). Iniziative analoghe sono ovviamente in corso o in programma in moltissime altre località, ma la promozione e l’informazione sul Web è assente o limitata, né le indicazioni riportate fin qui possono essere considerate esaustive. Una rassegna approfondita di link a questo tema specifico è stata raccolta da Clarence sulla pagina www.clarence.com/ contents/societa/handicap.

    Il primo ostacolo da superare per rendere accessibile il Web anche ai disabili, per evitare un ulteriore divario digitale, è rendere amichevole l’approccio alle tecnologie informatiche. Ungrammati e gestiti a distanza. Aspirapolvere che lavorano da soli, come quello prodotto dall’inglese Dyson   Ide06. dyson . com che sale le scale e sfiora una velocità di quasi mezzo metro al secondo. E una macchina dotata di cinquanta sensori, presentata al Museo delle Scienze di Londra. Secondo i suoi inventori, può pulire la casa senza sbattere contro oggetti o esseri umani. E alimentata a batterie e usa filtri speciali per raccogliere la polvere. Ci sono poi forni e lavatrici che entrano in azione quando inviamo un comando con il telefono cellulare, segnalano i guasti e si collegano automaticamente con il supporto tecnico per la diagnosi. C’è un’azienda italiana, la Ariston del gruppo’ Merloni  www.merloni.it che ha creato una linea di elettro-domestici “intelligenti”, capaci di dare informazioni sul proprio funzionamento attraverso la linea elettrica e quella telefonica. Insomma, rivela il sondaggio, ben vengano tutte quelle novità che semplificano l’esistenza e fanno risparmiare tempo e denaro.

    Certo, le applicazioni della domotica riguarderanno al principio soltanto una percentuale molto ridotta di cittadini, ma non è cominciata così, solo pochi anni fa, l’avventura della telefonia mobile? All’inizio pochi terminali, ingombranti e molto costo-si, poi la diffusione capillare. Si può dire lo stesso dei sistemi di navigazione satellitare, un tempo riservati a chi poteva permettersi di acquistare vetture di gran lusso e oggi installati di serie anche su molte automobili di piccola e media cilindrata. Come  l’integrazione dei sistemi di antifurto con il controllo delle luci e del riscaldamento/condizionamento, consente di ottimizzare le risorse energetiche e adattare temperatura e illuminazione delle camere alla effettiva presenza di persone al loro interno e al tipo di attività che in quel momento stanno svolgendo. L’introduzione dei comandi vocali rappresenta un valido se non insostituibile aiuto per anziani, malati e portatori di handicap, mentre la connessione dell’impianto domestico con l’esterno (via Internet) permette di tenere tutto sotto controllo e di intervenire rapidamente in situazioni di emergenza  www.domotica. it

     

    Come funziona questo congegno che aiuta l’automobilista a pianificare il suo viaggio oppure i suoi percorsi in città? Il sistema è composto dai sensori installati nella vettura, dal processore, dal lettore di CD-ROM (o DVD) e dal monitor. L’apparato riceve il segnale della rete satellitare GPS e trasforma le informazioni in indicazioni visive e vocali che permettono al conducente di conoscere il punto esatto in cui si trova e individuare il giusto itinerario per qualsiasi meta. I dischi che contengono le informazioni sono aggiornati di anno in anno, per adeguare i dati alla nuova realtà del territorio (nuove strade, svincoli auto-stradali, raccordi, modifiche ai sensi unici e zone pedonali nelle città). Le ultime versioni dei sistemi in commercio per-mettono anche di localizzare porti, aeroporti, alberghi, ristoranti, teatri, monumenti, banche, ospedali, stazioni di servizio. In Germania è attivo un servizio (TMC, Dynamic Navigation) che avverte in tempo reale l’automobilista su eventuali ostacoli alla circolazione (incidenti, frane, incendi, ingorghi) e propone itinerari alternativi. La navigazione satellitare è una tecnologia in continua evoluzione, destinata a rivoluzionare l’intero sistema dei trasporti quando entrerà in funzione il programma Galileo.” Non saremo più costretti a restare ore e ore imbottigliati nel traffico, e i tempi medi di percorrenza si ridurranno, con un grande risparmio di carburante (e un beneficio per l’ambiente). Le autoambulanze, i mezzi di soccorso e delle forze dell’ordine, potranno intervenire con maggiore rapidità e precisione.

    I più importanti produttori di sistemi di navigazione satellitare sono
    Clarion
    www.clarion.it),
    Alpine www.alpine-europe.com
    Garmin  www.garmin.com/products/spIII
    VDO Dayton   www.vdodayton.com
    Becker  www.traffic-pro.com
    Blaupunkt  www.blaupunkt.de
    Magneti Marelli  www.marelli.it

     

    Un esempio da imitare: la Regione Basilicata

    La Basilicata è stata la prima regione europea ad adottare un progetto per rendere concreto l’approccio alle tecnologie digitali per tutti i suoi cittadini. “Un computer in ogni casa” è il nome del piano regionale per lo sviluppo della società dell’informazione (BASITEL), approvato dal Consiglio Regionale e inserito nel Piano Operativo Regionale 2000-2006.

    Il piano è stato finanziato anche dall’Unione Europea e prevede la realizzazione di una infrastruttura telematica diffusa sull’intero territorio regionale. Si parte dalla rete unitaria della Pubblica Amministrazione regionale (RUPAR), che si propone di alimentare e diffondere nuovi servizi, investimenti e opportunità per tutte le componenti della società lucana.

    Il progetto “Un computer in ogni casa” consente di attivare un servizio universale di alfabetizzazione informatica e di accesso alle opportunità informatiche delle reti telematiche per tutti i cittadini lucani. Ogni nucleo familiare sarà economicamente motivato ad acquisire, a condizioni di particolare vantaggio, la disponibilità di un PC e l’accesso alla rete Internet e alla pluralità di servizi utilizzabili tramite il portale della Pubblica Amministrazione Regionale e attraverso un portale nazionale multiservizio (comprensivo anche di servizi commerciali). Saranno anche promossi servizi di autenticazione delle transazioni elettroniche fatte dal cittadino o dall’impresa per l’accesso ai servizi transazionali di rete (certificazione., prenotazione, autorizzazione, pagamenti, ecc.) e allo sviluppo di servizi di commercio elettronico per il sistema produttivo lucano. “Un computer in ogni casa” si intreccia con un altro piano strategico della Regione, dedicato all’occupazione giovanile, con l’avvio di progetti di formazione e sviluppo professionale per 7.500 giovani lucani nel settore specifico della Società dell’Informazione. Il progetto dovrebbe essere completato entro l’aprile 2003. Ogni famiglia residente in Basilicata può richiedere un buono per l’acquisto di una stazione informatica completa (computer, modem, stampante), pari all’ottanta per cento del costo sostenuto. I dettagli sono indicati sul sito  www.basilicatanet.it. Il rapporto cittadino-istituzione è particolarmente “amichevole”: le pagine chiariscono gli scopi del progetto, ospitano una sezione di risposte alle domande più frequenti e tutti i moduli necessari per ottenere il finanziamento. E anche possibile conoscere online, digitando il proprio codice fiscale, lo stato di avanzamento della pratica. Per chi è ancora poco pratico della tastiera, c’è un numero verde, attivo nei giorni feriali dalle nove alle diciannove. Partner tecnologico dell’iniziativa è Ksolutions, l’azienda del gruppo KataWeb  www. kataweb. it che ha vinto l’appalto-concorso della Regione. Ksolutions sta realizzando i servizi di accesso alla rete, attiverà un portale integrato con quello della regione e si occuperà dell’assistenza tecnica agli utenti. Uno dei punti di forza del progetto è quello della formazione a distanza, che prevede un piano di addestramento professionale dei privati e delle aziende.

    La riservatezza

    La crescita della società dell’informazione ha un tallone di Achille: la tutela della riservatezza. C’è un film di successo di pochi anni fa, “Nemico pubblico n.1”, in cui il pericolo viene esasperato fino alla paranoia e dove i soliti servizi segreti deviati riescono a “tracciare” la vita del protagonista-vittima fino ad annullarla. La privacy ha molti nemici in rete, a cominciare dagli hacker, i pirati telematici che agiscono con le motivazioni Nemico Pubblico (Enemy of the State), di Tony Scott, 1999, con Gene Hackman, Will Smith e Jon  www.tempimoderni.com/1999/nemico/nemico.htm

    Ho usato il verbo tracciare per tradurre il concetto di tracking, che nel gergo telematico significa seguire le tracce digitali di un’operazione fatta in rete. E così possibile ricostruire ogni movimento di una persona attraverso le telefonate fatte con un cellulare (luogo, orario), oppure dopo un’operazione al bancomat, in banca o all’ufficio postale, al casello autostradale. Nei paesi in cui non c’è democrazia, la polizia controlla ogni movimento degli utenti di Internet, per impedire loro di frequentare siti “politicamente scorretti”  Nel resto del mondo il controllo delle attività in rete dovrebbe limitarsi alla prevenzione e alla repressione delle attività illegali (transazioni economiche per riciclare denaro sporco, pedofilia, terrorismo). In realtà gli attentati dell’ 11 settembre 2001 negli Stati Uniti hanno rivelato i limiti di apparati complessi come Echelon,” che non sono riusciti a impedire la strage delle Twin Towers. Un fallimento che ha determinato un ulteriore giro di vite per la libertà della Rete, visto che 1’FBI ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione all’uso di Carnivore,’= un nuovo sistema di spionaggio digitale.

    Il dibattito su questo tema ha caratterizzato Internet fin dai primi vagiti del Web. E lecito l’anonimato? Come ci si difende?

     

  • “Baci da sarajevo” – SOS Villaggi dei Bambini

    In Bosnia, oltre 100 mila bambini vivono in condizioni di povertà e rischiano di perdere le cure familiari. Proteggere i bambini bosniaci e sostenere le famiglie per assicurare un futuro ai loro figli, garantendo istruzione scolastica e accesso alle cure mediche: questi sono gli obiettivi
    della campagna di raccolta fondi ‘Baci da Sarajevo’ di SOS Villaggi dei Bambini Italia a cui si può contribuire dal 22 novembre al 5 dicembre con sms o chiamata da rete fissa al 45593 Hashtag della campagna #bacidasarajevo.
    A 20 anni dalla fine del conflitto, la Bosnia ha ancora un tasso di povertà elevatissimo che si attesta al 70%. 6 bambini su 10 sono a rischio povertà assoluta. Sono più di 100mila quelli che rischiano di perdere le cure familiari e 2.661 i bambini e ragazzi che vivono in accoglienza etero-familiare. Troppi ancora gli orfanotrofi. Moltissimi i bambini vivono in condizioni di trascuratezza e a rischio di grave pregiudizio. La scarsità delle risorse economiche ostacolano lo sviluppo di servizi in grado di proteggere e tutelare bambini e ragazzi. Accogliere i bambini che hanno perso la loro famiglia e assicurare loro protezione e istruzione è l’obiettivo della campagna di raccolta fondi ‘Baci da Sarajevo’ lanciata, oggi, da SOS Villaggi dei Bambini con il sostegno della storica testimonial dell’Associazione, La Pina, e a cui si può contribuire con un sms o chiamata da rete fissa al 45593 dal 22 novembre al 5 dicembre. ‘Vado sempre nei luoghi di cui nessuno parla. Vado a dare voce ai bambini che non ce l’hanno. Questa volta sono partita per la Bosnia. È un Paese che è stato devastato dalla Guerra, 20 anni fa. Vediamo sempre cosa accade nel momento in cui scoppia il conflitto, ma quello che rimane dopo? Quello di cui c’è realmente bisogno? Là ci sono migliaia di bambini in difficoltà. Hanno bisogno di aiuto e sostegno, insieme alle loro famiglie, quelle spezzate e vulnerabili!’ – racconta La Pina.

    Tanti i bambini di strada che vivono elemosinando. ‘Il nostro obiettivo sarà molto importante. Dobbiamo aiutare i bambini vulnerabili per evitare che vengano abbandonati o finiscano negli orfanotrofi e, parallelamente, dobbiamo sostenere i nuclei familiari in maggiore difficoltà economica e sociale. Solo così potremo garantire ai bambini uguali opportunità di istruzione, educazione e integrazione’ – dichiara Maria Grazia Lanzani Rodriguez Y Benea presidente SOS Villaggi de Bambini Italia.

    Dal 22 novembre al 5 dicembre, la campagna di raccolta fondi ‘Baci da Sarajevo’ di SOS Villaggi dei Bambini si potrà sostenere attraverso il numero solidale 45593 per aiutare oltre 1.000 bambini e ragazzi in Bosnia. Sarà possibile donare 1 euro con un SMS da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce. La donazione potrà essere di 2 euro chiamando da rete fissa Fastweb, Vodafone e TWT. Le donazioni permetteranno di sostenere le fasce più disagiate della popolazione bosniaca che vivono ancora in situazione di marginalità sociale ed economica. I beneficiari sono: 100 bambini e ragazzi accolti e supportati dal Villaggio SOS di Sarajevo; oltre 400 bambini e 190 famiglie in grave difficoltà economica e sociale; circa 500 bambini e ragazzi a rischio di esclusione sociale e oltre 40 famiglie e 100 bambini di Srebrenica.
    L’accesso all’istruzione viene parzialmente precluso ai bambini delle aree rurali, ai bambini Rom e ai disabili. ‘Abbiamo visitato il Villaggio SOS di Sarajevo. Una città che mi ha spezzato il cuore. E’ come se avessero smesso di sparare ieri. Sono passati anni ma per terra ci sono ancora i buchi delle granate, i palazzi massacrati dai cecchini’ – continua La Pina – ‘C’è voglia di rinascere ma tanta sofferenza, violenza, povertà. Il Villaggio SOS è un oasi di pace in questa terra. I bambini stanno bene, sono protetti, studiano e possono immaginare un futuro. E’ un miracolo e dobbiamo fare in modo che continui!’
    Dal 1996 SOS Villaggi dei Bambini in Bosnia accoglie i bambini privi di cure familiari o a rischio di perderle nei Villaggi SOS, offrendo assistenza e supporto alle famiglie che rischiano di abbandonare i loro figli e favorendo il percorso di inclusione sociale di ragazzi e ragazze attraverso i Centri di Sviluppo Sociale e il progetto SuperBus, un programma di prevenzione mobile che in 10 anni ha raggiunto circa 70.000 bambini e ragazzi. ‘Nel 2016, inoltre, SOS Villaggi dei Bambini avvierà un nuovo programma di Rafforzamento Familiare a Srebrenica con l’intento di migliorare le condizioni di vita delle famiglie più vulnerabili del territorio che sono a grave rischio di marginalizzazione. Verrà garantita alla famiglia la sussistenza minima per vivere dignitosamente, verranno migliorate le condizioni igieniche dei bambini e garantite le cure mediche necessarie’ – conclude Maria Grazia Lanzani Rodriguez Y Benea.
    Anche Baci Perugina sceglie di ‘Donare il futuro ai bambini della Bosnia’ sposando la campagna #BaciDaSarajevo. Alcuni bambini, accolti e sostenuti da SOS Villaggi dei Bambini a Sarajevo, hanno creato emozionanti disegni che, riprodotti sui mitici cartigli, entreranno a far parte di un’edizione limitata Baci Perugina dedicata al Natale. ‘Maestra’ d’eccezione, La Pina, che è stata accanto ai bimbi mentre disegnavano i loro piccoli capolavori.
    Per sostenere #BaciDaSarajevo: http://bit.ly/BACIDASARAJEVO
    SOS Villaggi dei Bambini in Bosnia. C’era ancora la guerra quando all’inizio del 1994 SOS Villaggi dei Bambini contatta le autorità bosniache per intervenire nel Paese. Tra il 1991 e il 1995, durante la guerra, molti bambini perdono i genitori e i Villaggio SOS di Sarajevo e Gracanica diventano per alcuni di loro una vera e propria famiglia. Oggi SOS Villaggi dei Bambini è presente in Bosnia con 2 Villaggi SOS e 3 Programmi di Rafforzamento Familiare a Mostar, Sarajevo e Gorazde. Inoltre gestisce 2 Asili SOS, 5 Centri di Sviluppo Sociale SOS e il programma di prevenzione mobile ‘SuperBus’ che in 10 anni ha raggiunto circa 70.000 bambini e ragazzi.

    Rassegna stampa da Associazione SOS Italia Onlus

  • L’Italia e l’alfabetizzazione informatica

    Ben altro ruolo ha giocato in Italia la televisione negli anni Sessanta, quando l’insegnante bolognese Alberto Manzi ha utilizzato il piccolo schermo (allora in bianco e nero, con un solo canale disponibile) per far prendere la licenza elementare a oltre un milione di analfabeti.

    E stata una esperienza avvincente, quella di “Non è mai troppo tardi”, la trasmissione condotta dal maestro Manzi, che teneva incollati grandi e piccoli davanti al televisore. Per la prima volta nella storia dei mezzi di comunicazione, si sperimentava un progetto di formazione a distanza che coinvolgeva un’intera nazione. Chi ha più di quarant’anni può ripetere l’emozione di ascoltare la voce di Alberto Manzi sul sito della fondazione a lui dedicata dalla Regione Emilia Romagna

    www.centrostudialbertomanzi.it Un consiglio che va esteso anche ai più giovani, costretti oggi all’autoformazione a causa di una scuola ancora refrattaria all’innovazione tecnologica. Bambini e ragazzi hanno un approccio intuitivo alle tecnologie. Sanno usare un videoregistratore oppure un telefono cellulare, senza aver bisogno di leggere i complicati libretti di istruzione. Quanto al computer, spesso il primo passo è quello dei videogiochi. Questa competenza innata dei più giovani potrebbe essere messa al servizio degli adulti e degli anziani. I laboratori informatici delle scuole (spesso sotto utilizzati o mal utilizzati) potrebbero essere aperti e affidati a studenti esperti, che diventerebbero così insegnanti in erba. L’esperimento avrebbe una valenza didattica e sociale allo stesso tempo. I ragazzi-tutor potrebbero essere gratificati con gad-get di eventuali sponsor e con crediti formativi. In questo campo la creatività e la voglia di fare potrebbero contribuire ad abbattere o superare ostacoli burocratici ed economici.

    L’esigenza di alfabetizzazione informatica è molto avvertita dal mercato del lavoro. La domanda di personale qualificato è in continua crescita e non riesce a essere soddisfatta. I progetti di formazione diventano sempre più diffusi. Non a caso Italia Lavoro www.italialavoro.it l’agenzia pubblica

    che interviene in questo settore, ha dato il via a un piano di Alfabetizzazione informatica e linguistica che si rivolge a sessantamila giovani disoccupati tra i 16 e i 32 anni, che vivono in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il finanziamento iniziale è di circa 130 milioni di euro (250 miliardi di vecchie lire). Nei tre anni successivi, si pensa così di avviare a formazione circa 600mila giovani. Il Ministero del Lavoro, che ha promosso il progetto, ha adottato la certificazione Microsoft Office User Specialist (MOUS)” come standard per attestare le reali capacità di utilizzo del personal computer e delle principali applicazioni di informatizzazione del lavoro di ufficio.

    ” La certificazione Microsoft Office User Specialist (PIOUS), riconosciuta dalle aziende di tutto il mondo, attesta la perfetta conoscenza delle applicazioni del pacchetto Office (Word, Excel, PowerPoint, Access and Outlook).

    Nel Rapporto e-Italia del Forum per la Società dell’Informazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri www.governo.it/fsi/doc_piano/index.htm c’è un approfondito capitolo dedicato alla domanda di cultura digitale.

    “La diffusione della conoscenza aumenta le possibilità occupazionali e dà vita a forme di lavoro più dinamiche, aperte e flessibili, in cui si valorizzano gli elementi di integrazione e creatività. Emergono nuovi profili professionali, si sviluppano competenze e capacità innovative, si affermano diversi diritti e bisogni. Così molti giovani si aspettano di superare gli ostacoli che si frappongono al loro inserimento nel mondo del lavoro e delle professioni, proprio grazie allo sviluppo delle tecnologie digitali. Le tecnologie dell’informazione modificano le modalità di relazione sociale fra i giovani, sviluppano spazi di partecipazione, fanno evolvere i modi di comunicazione e le forme del tempo libero. Il mancato accesso alle tecnologie dell’informazione invece determina nuove forme di esclusione sociale. La net-generation esprime autonomia e voglia di cambiamento e l’impegno per un modello sociale consapevole e solidale di cittadinanza e consumo. La creatività giovanile si esprime anche in ambito multimediale, come dimostrano sia la sperimentazione attuata in alcune scuole – dove negli ultimi anni si sono realizzati progetti di grande qualità – che la nascita di nuove imprese guidate da giovani”.

    Quanto alla capacità di utilizzo delle tecnologie digitali, il Rapporto e-Italia sottolinea come “le tecnologie digitali offrono molto di più della posta elettronica o dei motori di ricerca con i quali si può facilmente reperire un’informazione su Internet. Eppure l’uso che se ne fa è ancora parziale, spesso maldestro. Così gli utenti pagano in difficoltà di accesso e povertà di dialogo le carenze di progettazione tecnologica, con interfacce spesso inadeguate. Obiettivo prioritario è quello di

    creare i presupposti affinché i cittadini abbiano a disposizione gli strumenti per cogliere le opportunità della Società dell’informazione. Questa azione deve essere promossa non solo nella scuola per i giovani, ma anche nei luoghi di lavoro con la promozione di programmi di educazione permanente per gli adulti. La facilitazione dell’accesso alle nuove tecnologie non è questione soltanto di formazione delle persone. II raggiungimento di questo fine prevede anche il potenziamento di biblioteche e strutture pubbliche come possibili centri di formazione permanente. Una funzione decisiva può e deve essere svolta anche dal sistema pubblico radiotelevisivo”.

    Purtroppo, come abbiamo rilevato a proposito di “Non è mai troppo tardi” del maestro Alberto Manzi, il sistema pubblico radiotelevisivo non sembra ancora aver raccolto questo appello. Le iniziative di alfabetizzazione informatica in corso sono tantissime. In questo senso il nostro Paese è un vero e proprio cantiere aperto. A Milano, per esempio, c’è ReMida 21

    www. remida2l. it  una comunità di scuole di tutta la provincia, enti, università e aziende.

    Un progetto di formazione a largo raggio, indirizzato a studenti, insegnanti e famiglie. Gli obiettivi sono ambiziosi: “rendere Milano un punto di riferimento per il mercato dei servizi di rete e dei contenuti multimediali per la didattica; fare di Milano un luogo di eccellenza per le strategie educative, utilizzando Internet per la teledidattica e l’accesso ai contenuti educativi; diffondere nelle famiglie la consapevolezza del valore dell’utilizzo delle reti e dei relativi servizi”.

    ReMida 21 ha cominciato con “Internet per tutti”, un corso che si sviluppa su moduli di quattro ore di lezione e si rivolge a studenti, insegnanti, genitori, personale non docente. Altri progetti riguardano l’apprendimento dell’uso del computer, la realizzazione di siti Web scolastici, la patente europea per l’uso del PC (European Computer Driving Licence).”

    Le proposte più avanzate nel settore della formazione di figure professionali ad alta specializzazione tecnologica vengono dal set-tore privato. Le segnala il sito del Forum per la società dell’informazione, in continuo aggiornamento:

    www. palazzochigi.it/fsi/ita/giovani/conigiovani_ita_formazione.html.

    Sviluppo Italia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo economico e imprenditoriale del Mezzogiorno e delle altre aree svantaggiate, ha creato una vera e propria città delle opportunità

    www. opportunitalia. it), un portale di servizio e di informazione dedicato a quanti vogliono avviare un’attività economica in proprio, grazie a incentivi pubblici. C’è inoltre un avanzato progetto di e-learning per le piccole e medie imprese, italiane e greche, proposto da una net company del

     

    Mezzogiorno, Blue Web  www.blueweb.it  che si basa su piattaforme software personalizzate e particolarmente user friendly, cioè di facile accesso. Nell’autunno 2000 Blue Web ha realizzato un piano di lavoro per perfezionare le competenze degli imprenditori e dei responsabili del settore export delle aziende pugliesi interessate al mercato ellenico. Seicento ore di lezioni e stage in Italia e in Grecia, quattrocento delle quali grazie alla formazione a distanza, hanno consentito ai partecipanti di verificare i grandi vantaggi dell’uso sapiente del Web per il marketing e le attività aziendali.

    ” Si tratta di un certificato, riconosciuto a livello internazionale, che attesta, per chi Io possiede, l’insieme minimo delle abilità necessarie per poter lavo-rare col personal computer – in modo autonomo o in rete – nell’ambito di un’azienda, un ente pubblico, uno studio professionale. In altre parole, questa “patente” definisce la capacità di una persona di usare il computer, così come quella di guida per quanto riguarda l’uso dell’automobile. L’ECDL si sta diffondendo rapidamente in molti paesi europei. Come si ottiene la patente europea del computer? Il candidato deve acquistare da un qualsiasi Centro accreditato (Test Center) una tessera (Skills Card) su cui verranno via via registrati gli esami superati. Gli esami sono in totale sette, di cui uno teorico mentre gli altri sono costituiti da test pratici  www.eccil.it.

     

    E un business game, un gioco di economia, al quale partecipano studenti di varie università e scuole di economia in collegamento diretto via satellite. La centrale operativa del gioco è all’interno di Smau, collegata al calcolatore della Honeywell a Cleveland, nell’Ohio, dove si elaborano i dati inviati dalle squadre. Il successo dell’iniziativa permette di proporre nuovi progetti negli anni successivi. La mostra del 1987 dedicata alla storia della scrittura e quella sull’evoluzione della tecnica di calcolo, “Dal quipuj5 al chip” e poi “Computer play”, concorso per giovani programmatori di software.

    Sono alcuni esempi di un’attività che cresce di anno in anno e va al di là della tradizionale rassegna autunnale, come dimostrano l’apertura di una sede a Roma, SmauComm Mediterraneo, la sinergia con la Fiera del Levante di Bari per Smau-Tecnorama, Smau Sicilia, EITO (European Information Technology Observatory), l’annuale rapporto europeo che analizza lo stato dell’arte delle nuove tecnologie, e l’Osservatorio sullo “stato dei sistemi informativi nelle aziende italiane”, guida per manager e operatori, realizzato in collaborazione con la SDA Bocconi.

    Smau si propone come un punto di riferimento per il mondo digitale. Un sistema complesso, fatto di rassegne specializzate ma anche di canali di informazione sempre più capillari. Il portale Web si è trasformato in un quotidiano della tecnologia informatica, con rubriche, notizie e approfondimenti sulle manifestazioni in corso. Ci sono poi la rete televisiva satellitare in chiaro, Smau Channel, con i suoi notiziari, interviste e servizi esclusivi, e Smau International, il cui obiettivo è aumentare

    la visibilità del mercato italiano all’estero e offrire supporto alle aziende nazionali che lavorano in altri paesi. L’ultimo servizio attivato è il Congress center di Smau365, un archivio multimediale di convegni e manifestazioni del salone milanese. Gli utenti possono leggere documenti e relazioni, vedere i filmati dei momenti più importanti, ascoltare gli interventi, intervenire sugli argomenti in discussione. Così di ogni manifestazione resta una traccia concreta, a disposizione dei ricercatori e degli operatori economici, e non bisogna più aspettare i tempi lunghi della pubblicazione degli atti di un convegno.

     

  • Reti digitali e telematiche guidano la nostra vita di tutti giorni

    E-governance, e-procurement, e-poli, carta di identità elettronica, firma digitale, sportelli telematici per l’impresa, dichiarazione dei redditi on line. Usiamo le reti telematiche quasi senza accorgercene. Quando preleviamo denaro dal Bancomat, per esempio, oppure facciamo un’operazione in un ufficio postale o ci abboniamo a un fornitore di servizi telefonici. Siamo in rete quando facciamo una telefonata con il cellulare e paghiamo la tassa di circolazione o acquistiamo con la carta di credito, nel senso che i nostri dati personali, il luogo e l’ora in cui eseguiamo l’operazione, sono registrati negli enormi database — archivi computerizzati — delle aziende e degli enti con cui entriamo in contatto. Non a caso la legge sulla privacy impone che il cittadino esprima il suo consenso al trattamento e all’uso delle informazioni che lo riguardano. Con Internet tutti, prima o poi, dovranno confrontarsi, per non essere travolti da quello che gli esperti chiamano “digital divide”, divario digitale. Un incombente nuovo muro che rischia di accentuare la frattura tra il Nord e il Sud del mondo ma anche all’interno dei paesi sviluppati, tra gli “bave” — quelli che sanno usare le nuove tecnologie — e gli “have not”, gli esclusi, i nuovi pària, gli analfabeti dell’era digitale. L’e-government consente ai governi di creare un nuovo rapporto con i governati.
    Maggiore fiducia e partecipazione, si disse a Napoli durante il Global Forum 2001, in cambio di servizi più rapidi ed efficienti. Nel  rapporto dello stesso anno sulle reti civiche e i servizi telematici locali, promosso dalla Rete Urbana delle Rappresentanze, Censis e Formez, si disse che “dal punto di vista quantitativo, i siti delle amministrazioni comunali sono ormai presenti, infatti, in quasi due terzi dei comuni italiani con almeno 5.000 abitanti, mentre i comuni capoluogo e le province si avvicinano alla totalità di presenze, così come accade alle regioni. Dal punto di vista qualitativo, l’analisi registra una generale tendenza verso il miglioramento dell’offerta: il miglior comune classificato lo scorso anno (Bologna) aveva raccolto un punteggio di 70/100 mentre quest’anno arriva al punteggio di 79. Lo stesso vale per la miglior provincia (Modena), che passa da 49 a 68 punti e la migliore regione (Emilia Romagna), che raggiunge 77 punti contro i 60 dello scorso anno”. Insomma, non siamo più soltanto ai “siti vetrina”, ma c’è ancora molta strada da fare per arrivare alla completa disponibilità in rete dei servizi pubblici e, soprattutto, a un riequilibrio omogeneo dell’offerta sul territorio nazionale.
    Occorre parlare dell’impatto delle tecnologie informatiche sull’organizzazione della macchina burocratica dello Stato, nella scuola, nelle aziende, nella vita di tutti i giorni. Si raccontano le esperienze di maggior pregio nelle regioni e nelle città italiane all’avanguardia. Città digitali che distribuiscono servizi concreti; la sanità pubblica che offre ai malati-utenti la possibilità di continuare a essere curati anche grazie a Internet; gli enti pubblici che risparmiano con l’approvvigionamento telematico (e-procurement). Affrontare infine il delicato tema del voto elettronico (e-poli), che fa risparmiare tempo e denaro, con i primi progetti operativi.
    Impossibile essere esaustivi. Internet va più in fretta di qualsiasi tentativo di sintesi. E come tentare di scattare una fotografia a un soggetto che si muove a velocità supersonica.
    Scrivere per quanti sono incuriositi o attratti dal mondo digitale ma ne restano alla larga per timore nei confronti delle tecnologie. Insomma, parlare ai non addetti ai lavori. E un auspicio per tutti noi cittadini: meno file, più file (nel senso di documenti digitali).
    Il cittadino digitale? È una realtà e cresce giorno dopo giorno. Possiamo oggi affermare che la Pubblica Amministrazione non è più un “territorio complesso”, affidato a leggi antiche e a funzionari con mentalità burocratica: il dibattito internazionale si sta finalmente sviluppando e mette in evidenza la determinazione di tutti i Paesi a usare la leva dell’Information Communication Technology nella Pubblica Amministrazione per contribuire allo sviluppo economico e sociale e l’Italia in particolare è riconosciuta come leader in questo settore. Migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione attraverso una diffusione capillare e metodica dell’innovazione gioca oggi un ruolo fondamentale per la competitività del sistema Paese, la qualità della vita e il rapporto tra le Istituzioni e i cittadini: l’e-government diventa quindi un obiettivo politico prioritario.
    Sin dal 1996 Smau ha seguito con attenzione l’evoluzione di questi concetti. Abbiamo visto crescere e affermarsi una nuova Pubblica Amministrazione, capace di reinventarsi in una logica innovatrice di cooperazione. E il risultato è oggi ben visibile: la carta d’identità elettronica è già una realtà per i residenti di diversi comuni italiani e all’ultimo Smau  era sufficiente visitare il padiglione dedicato ai servizi per il cittadino per rendersi conto che il domani va anche più in là: la carta dei servizi diventerà un passepartout per muoverci più agevolmente nelle nostre città, pagare il bollo de-l’auto è ormai questione di un clic, le prime sperimentazioni per il voto elettronico sono già iniziate e la dichiarazione dei redditi on-line è una delle aree in cui il nostro Paese è più avanti degli altri.
    Ma se i temi aperti sono tanti bisogna considerare anche i rischi. Primo tra tutti, il digital divide tra le nazioni, all’interno dello stesso paese e tra le diverse generazioni – che può rappresentare uno dei freni maggiori allo sviluppo della società dell’informazione e all’ammodernamento del sistema Paese. Infatti uno sviluppo disarmonico, un paese a due velocità, costituirebbero un ostacolo alla diffusione dei servizi e alla disponibilità di skills e risorse umane adeguate.
    Altro tema aperto è quello della privacy: l’epoca attuale e gli anni futuri rappresentano un periodo storico nel quale si avverte da parte del cittadino una diffusa esigenza di ricevere una forte tutela della sfera privata. Un uso dell’informazione non oculato e rispettoso dell’individuo potrebbe creare misure difensive fin troppo rigide e lo stesso e-commerce ne potrebbe risentire. Molte cose si possono costruire con interventi finanziari e piani d’intervento, ma non va dimenticato che la materia prima in questi casi è la cultura sociale dell’innovazione: un compito al quale negli ultimi decenni non si è sottratto Smau,  che ha concorso a trasformare i giovani entusiasti di ieri nei professionisti dell’IC”I” di oggi e nei cittadini digitali di domani.
    La nascita del cittadino digitale è stata accompagnata da grandi trasformazioni e grandi numeri: i 25 milioni di navigatori web in Italia, l’elevata penetrazione della telefonia mobile che tra non molto raggiungerà quasi il 100 per cento, sono elementi che 15 anni fa sarebbero risultati inimmaginabili. E quando la tecnologia e i grandi numeri si incontrano, i cambiamenti sono non solo quantitativi ma anche qualitativi. Sorgono nuovi mercati, cambiano quelli tradizionali, mutano gli stili di vita e sono richieste nuove competenze. Accompagnare questa trasformazione con lo spirito necessario per farne una grande occasione di crescita sociale e di sviluppo per il Paese è l’obiettivo che noi tutti, e Smau in prima linea, dovremo perseguire con coerenza.