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  • Ritratti di Poesia, una giornata in compagnia della parola

    A Roma, il 26 gennaio, presso il Tempio di Adriano, in Piazza di Pietra, la VI edizione.

    Interviene il premio Pulitzer Jorie Graham. In chiusura, le note di Francesco De Gregori

     

    Si svolgerà a Roma il prossimo 26 gennaio, presso il Tempio di Adriano, in Piazza di Pietra, la sesta edizione di “Ritratti di Poesia”, la manifestazione promossa dalla Fondazione Roma che nel corso degli anni si è imposta come uno dei principali eventi culturali dell’inverno capitolino, grazie alla partecipazione di importanti autori, italiani ed internazionali, e giovani promesse. Quest’anno, tra i protagonisti, il premio Pulitzer Jorie Graham e Francesco De Gregori.

     

    La rassegna, organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei con InventaEventi, si snoderà nell’arco dell’intera giornata e sarà dedicata al tema della lettura, vista sia come occasione di riflessione intima ed individuale, sia come momento di ascolto e di fruizione collettiva. Il fitto programma mostrerà quanto la poesia possa essere accessibile al grande pubblico, approfondendo i nessi con le altre forme d’arte, dalla musica al teatro, dalla fotografia alla pittura.

     

    Dopo l’incontro introduttivo A che serve la poesia? Istruzioni per l’uso del superfluo, in cui il poeta diciannovenne Luca Manes affronterà, assieme a Maria Grazia Calandrone, una platea particolare, quella degli studenti dei licei romani, ad aprire ufficialmente la giornata sarà il Presidente della Fondazione Roma, Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, ideatore dell’iniziativa, che dichiara: “Nel corso del tempo ‘Ritratti di Poesia’ ha ottenuto un crescente successo, sia a livello di pubblico sia tra gli addetti ai lavori, a tal punto da diventare un ‘classico’, un appuntamento fondamentale del panorama culturale italiano”. “Siamo orgogliosi – prosegue Emanuele – di continuare sulla strada tracciata nelle precedenti edizioni, valorizzando, ad esempio, il rapporto dialettico con gli studenti delle nostre scuole, coerentemente con l’impegno della Fondazione Roma nel settore dell’istruzione e della formazione, per il futuro delle giovani generazioni”. “Abbiamo inoltre deciso di proseguire il nostro viaggio alla scoperta delle altre culture – conclude il Presidente della Fondazione Roma – dall’Iraq all’Irlanda, dal Messico agli Stati Uniti, grazie alla rassegna di poesia internazionale, e abbiamo sottolineato ancora una volta il nesso inscindibile tra la parola e la musica, con il concerto finale di Francesco De Gregori”.

     

    All’apertura ufficiale della manifestazione seguirà la lettura, da parte dell’attore Ugo Pagliai, di alcune poesie sulla Shoah tratte dal libro La notte tace (Belforte editore), alla vigilia della Giornata della Memoria. Nel corso della rassegna, curata da Vincenzo Mascolo, si confronteranno molti dei principali poeti italiani, come Giorgio Linguaglossa, Irma Immacolata Palazzo, Roberto Piperno, Massimo Gezzi, Luigia Sorrentino, Anna Toscano, Daniela Attanasio, Carlo Carabba, Paolo Febbraro, Mariangela Gualtieri, Anna Maria Carpi, Claudio Damiani e Alba Donati. Il fotografo Dino Ignani mostrerà le immagini di celebri poeti, colti nel loro privato. Max Ciogli presenterà la propria installazione, “Parole a Colori”. Paolo Albani, membro dell’OpLePo (Opificio di Letteratura Potenziale), ispirato allo storico gruppo francese dell’OuLiPO, indagherà i rapporti tra la poesia visiva e quella sonora.

     

    Le conversazioni con i vari poeti saranno curate dallo stesso Mascolo e dal giornalista e critico letterario Stas’ Gawronski. Tra i momenti più attesi, la consegna del Premio Fondazione Roma – Ritratti di Poesia – che ogni anno viene assegnato a un poeta che abbia contribuito all’affermazione della cultura italiana al di fuori dei confini nazionali – la performance di teatro poesia di Mariangela Gualtieri e la rassegna di poesia internazionale, con la partecipazione di grandi autori, come l’irachena Dunya Mikhail, l’irlandese Bernard O’Donoghue, il messicano Jorge Esquinca e soprattutto la statunitense Jorie Graham, premio Pulitzer per la Poesia nel 1996.

     

    La giornata, che prevede anche un interessante confronto con le case editrici e le riviste di poesia, sarà chiusa dall’esibizione di Francesco De Gregori, che canterà alcuni storici pezzi dopo essere stato intervistato dalla giornalista Federica Gentile.

     

    La manifestazione è aperta al pubblico con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

     

     

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  • Oulipo

    Novembre 1960 ,un giovedì sera nella cantina del “Vero Guascone” si ritrovarono alcuni amici dagli interessi comuni e complementari: matematici con la passione per la letteratura, uomini di lettere con l’amore per le scienze esatte. Così nacque l’Oulipo, “Ouvroir de Littérature Potentielle”, ovvero un “opificio” che si occupa di letteratura potenziale.

    A fondarlo fu il matematico-scacchista François Le Lionais, a cui si unì immediatamente lo scrittore Raymond Queneau insieme ad altri: Jacques Bens, Claude Berge, Jacques Ducheteau, Jean Lescure e Jean Queval.

    Il gruppo indagava, e tuttora indaga, sulle potenzialità della parola, utilizzata come materia informe da forgiare, distorcere e quasi torturare, allo scopo di creare nuove forme letterarie che prescindono dalla libera ispirazione attenendosi, invece, a regole ferree. Quelli che solitamente si ritengono divertenti giochi di parole come l’acrostico, il lipogramma, il palindromo, l’olorima, vengono presi molto sul serio dagli oulipiani.

    Raymond Queneau nei suoi “cent mille milliards de poèmes“, per esempio, compose dieci sonetti con le stesse rime e con una struttura grammaticale tale che ogni verso di ciascun sonetto risulta intercambiabile con ogni altro verso situato nella stessa posizione. Per ciascun verso quindi si avranno così dieci possibili scelte indipendenti; poiché i versi sono 14, si otterranno in totale 1014 sonetti, cioè un numero incredibile di poesie.

    Lo scrittore Georges Perec ne “La Disparition“, un suo romanzo, non utilizzo mai la lettera “e”. I critici neanche se ne accorsero e ritennero l’opera “normale”, in realtà si trattava di un testo, che faceva totalmente a meno di una vocale che nella lingua francese è molto frequente. In seguito lo stesso Perec superò una prova ancora più ardua con un altro romanzo, “Les Revenentes“: 127 pagine scritte usando come vocale soltanto la “e”. Le poesie della raccolta “Alphabets“, invece, offrono, nella stessa pagina, su di un lato un quadrato di undici lettere per undici e sull’altro le stesse lettere scritte per esteso, inframmezzate da spazi. Ciascuno dei 176 testi della raccolta è una poesia di undici versi e ha undici lettere e utilizza una stessa serie di lettere diverse tra loro. Inoltre tutte le poesie hanno in comune le dieci lettere più frequenti dell’alfabeto francese: E-S-A-R-T-I-N-U-L-O. L’undicesima lettera è una delle rimanenti. Ci sono così undici poesie in B, undici poesie in C e così via. In totale 16 x 11 = 176 poesie.

    Italo Calvino tentò di trasportare questo tipo di esperienze nella nostra lingua, dove le difficoltà risultavano maggiori a causa della modesta possibilità di varianti fonetiche.

    Tra i suoi scritti è notissimo quello che riferisce un dialogo tra una spogliarellista e il proprietario di un night club per una scrittura: “Sa? Sessi isso su!”, frase che si regola sulla successione fonetica SA-SE-SI-SO-SU. Dello stesso genere è la storia di una portinaia, la quale ogni giorno deve rispondere alla medesima domanda di un amico della signorina del terzo piano: “Sa se c’è in casa…?”. Il discorso tra i due diviene sempre più conciso fino allo scambio lapidario: “Sa se?..” – “Sì, so: su!”.