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Saturimetri, partita la distribuzione gratuita di 30 mila dispositivi in 1200 farmacie

Saturimetro o Pulsossimetro

Saturimetri, partita la distribuzione gratuita di 30 mila dispositivi in 1200 farmacie

Roma, 12 gennaio – Con l’avvio della distribuzione gratuita dei primi 30 mila saturimetri acquistati grazie alle donazioni fatte alla Società italiana di pneumologia (Sip). è partita ieri la campagna promossa dalla stessa società scientifica per “far conoscere questo dispositivo, che serve a misurare il grado di ossigenazione del sangue e che può essere un alleato prezioso per prevenire le complicanze gravi da Covid”.

I saturimetri rappresentano uno strumento fondamentale per monitorare le condizioni dei pazienti con Covid-19 e per prevenire le gravi complicanze respiratorie legate a questa patologia: da qui la decisione della Sip, presieduta da Luca Richeldi (nella foto a sinistra), che è anche componente del Comitato tecnico scientifico (Cts), di dare vita a una campagna, in collaborazione con Federfarma, per dare impulso alla loro conoscenza e al loro uso (RIFday ne ha ampiamente riferito il mese scorso in questo articolo).

Dopo la prima fase, svoltasi nello scorso mese di dicembre e consistita nella misurazione gratuita in farmacia della saturazione dell’ossigeno nel sangue, raccogliendo dati preziosi che saranno la base per uno studio a cura della stessa Sip, ieri è cominciata la fase 2, con la distribuzione gratuita dei dispositivi sul territorio, nelle farmacie che hanno aderito all’iniziativa. Si punta a distribuire i primi 30 mila saturimetri nell’arco di uno-due mesi. Proprio i farmacisti, chiarisce Richeldi, “saranno preziosi, grazie ai loro contatti e la conoscenza del territorio, per individuare i soggetti o le famiglie che potranno ricevere il dispositivo gratuitamente”.

I dispositivi, infatti, andranno ovviamente affidati a soggetti con malattie respiratorie,  più esposti al rischio di complicanze gravi se infettati da SarsCov2. “Proprio il ridotto livello di ossigeno nel sangue, causato da disturbi respiratori e che il saturimetro è in grado di rilevare” spiega Richeldi  “è indice infatti del rischio di polmonite interstiziale che rappresenta una complicanza grave del Covid. Questi pazienti possono andarvi incontro se infettati e il saturimetro migliora il loro monitoraggio”.

In caso di Covid, disporre di questo dispositivo è fondamentale anche per identificare i pazienti per i quali è necessario il ricovero in ospedale. “Se il valore segnalato è sotto il 92%”  afferma Richeldi “va avvertito subito il medico e si può rendere necessario il ricovero”. In questo modo, aggiunge, “anche per il medico è più facile monitorare i pazienti. Inoltre, consigliamo ai pazienti Covid di monitorare le proprie condizioni con il saturimetro anche in assenza di problemi respiratori. Può infatti verificarsi una condizione di ipossia silente in cui l’ossigeno diminuisce nel sangue ma il paziente non se ne rende conto e quindi ritarda l’andata in ospedale. Il monitoraggio può evitare che ciò accada”.

Al contrario, rileva lo pneumologo, “il controllo tramite il dispositivo può anche evitare ricoveri inutili. Insomma, riuscire a dare una maggiore tranquillità ai pazienti rispetto al rischio di sviluppare la polmonite grave è importante e ciò è cruciale anche per il medico che deve monitorare a distanza il malato”.

Questa iniziativa, aggiunge il presidente di Federfarma Marco Cossolo (nella foto a destra), “punta ad educare i cittadini sull’importanza dell’utilizzo del saturimetro, ancora poco conosciuto. La dotazione che abbiamo è di 30mila apparecchi, circa 22 per ognuna delle 1.200 farmacie impegnate nella campagna, ma speriamo di poterne avere ancora in seguito”.

Il saturimetro verrà distribuito in questa fase principalmente a pazienti con asma e Bpco, “maggiormente a rischio e che in Italia – conclude Cossolo – in totale rappresentano circa un milione di persone”.

All’interno della categoria non sono però mancate le polemiche nei confronti delle modalità di realizzazione e comunicazione dell’iniziativa, che è stata ampiamente ripresa dai mezzi di informazione, generando in molti cittadini l’erronea convinzione che i saturimetri (30 mila per l’intero territorio nazionale, come già riferito) fossero disponibili gratuitamente in tutte le farmacie e, addirittura, per tutti. Inevitabilmente, le richieste sono state moltissime e la stragrande maggioranza dei farmacisti si è ovviamente trovata nella condizione di dover dire no e di spiegare il motivo del diniego.

Su chat e piattaforme di discussione di categoria, al riguardo, si è abbattuto un diluvio di critiche: tra le osservazioni prevalenti, quella relativa a presunti deficit di comunicazione dell’iniziativa all’interno della stessa categoria. In realtà, le circolari di Federfarma sul tema non sono mancate ed è ragionevole ritenere che le associazioni provinciali abbiano poi provveduto a inoltrarle ai loro associati. Può essere, dunque, che le comunicazioni (come accade) non siano state molto lette. Era chiaro fin da novembre, ad esempio (circolare Federfarma n. 16207 del 27 novembre ai presidenti dei sindacati provinciali),  che la fase 2 dell’iniziativa avrebbe riguardato un numero necessariamente ridotto di farmacie: la nota conteneva infatti l’invito esplicito al presidente provinciale di indicare  “n. 10 farmacie della tua provincia, al fine di coinvolgerle nella seconda fase del progetto”, alle quali far pervenire circa 20 saturimetri (consegnati “dalla rete delle aziende di distribuzione aderenti a Federfarma Servizi”).  Qui, semmai, si è innescato un altro motivo di polemica, relativo ai criteri (non resi noti) utilizzati per scegliere le dieci farmacie da ammettere alla fase 2.

Sia come sia, dai molti commenti pubblicati in rete emerge una scarsa conoscenza dell’iniziativa e molta irritazione per aver esposto ancora una volta la grande maggioranza delle farmacie a una figura che avrebbe certamente potuto essere evitata. “Un’iniziativa che poteva essere valida si è trasformata in un boomerang” sintetizza al riguardo un farmacista in una chat associativa, restituendo fedelmente un pensiero largamente condiviso  nel gurgite vasto ambito dei “malpancisti”.

FONTE:  rifday.it
FOTO:  amazon.it

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Attualità e News Notizie dal mondo

Covid-19 – Donald Trump si lancia contro Obama dopo le critiche al comportamento contro l’epidemia

Donald Trump arriva alla Casa Bianca su Marine One dopo un fine settimana a Camp David

Covid-19 – Donald Trump si lancia contro Obama dopo le critiche al comportamento contro l’epidemia

“Obama è stato un presidente incompetente”: Trump si lancia contro l’ex presidente dopo le critiche al comportamento contro l’epidemia
Trump afferma di aver sentito i commenti negativi di Obama solo dopo le osservazioni fatte sul suo predecessore

IMMAGINE IN EVIDENZA: Donald Trump arriva alla Casa Bianca su Marine One dopo un fine settimana a Camp David (AFP via Getty Images)

Di ritorno da un fine settimana a Camp David, il presidente, Donald Trump , rispondendo ai giornalisti se avesse avuto qualche reazione alle critiche mosse sabato dal suo predecessore, Barack Obama .
Trump ha affermato di non aver ascoltato i commenti, ma ha dichiarato di Obama: “Era un presidente incompetente. Questo è tutto ciò che posso dire. Gravemente incompetente. ”
Il presidente non ha fatto ulteriori domande ed è entrato  rapidamente nella Casa Bianca,  dopo essere sceso un momento prima dal Marine One (Elicottero presidenziale .
Sabato scorso Obama si è rivolto ai laureati di college e università storicamente neri. Ha rimproverato l’attuale presidente per il comportamento in  risposta al coronavirus , dicendo che ha rilevato delle inettitudini nel cuore del governo.

L’articolo continua dopo l’immagine



“Più di ogni altra cosa, questa pandemia ha completamente, finalmente, fatto cadere il sipario sull’idea che così tanti addetti ai lavori sanno cosa stanno facendo”, ha detto l’ex presidente.
“Molti di loro non stanno nemmeno fingendo di essere al comando.”
Obama ha detto ai laureati: “Quindi, se il mondo migliorerà, dipenderà da voi”.
Sabato scorso, l’ex presidente ha tenuto un discorso separato agli anziani delle superiori durante una cerimonia di inizio virtuale ampiamente trasmessa  in streaming, durante la quale è apparso anche per parlare rivolgendosi al signor Trump.

“Sfortunatamente, molti cosiddetti adulti, compresi alcuni con titoli fantasiosi e lavori importanti, pensano ancora cose che finiscono per non far capire più nulla”.

Domenica mattina, anche il consigliere della Casa Bianca Peter Navarro ha risposto al discorso, dicendo che era contento che Obama avesse un nuovo lavoro come segretario stampa del candidato presidenziale Joe Biden , prima di riferirsi alla precedente amministrazione come “kumbaya di incompetenza”.

È la seconda volta in altrettante settimane che Obama ha criticato pubblicamente l’attuale amministrazione, dopo che è trapelato l’audio di lui che ha definito la risposta della Casa Bianca a Covid-19 un “disastro assoluto caotico”
Trump ha reagito furiosamente cercando di produrre per rappresaglia uno scandalo  parlando di uno pseudo ” Obamagate “.

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Attualità e News

Giulietto Chiesa, giornalista e scrittore è morto il 26 aprile 2020

Giulietto Chiesa, giornalista e scrittore è morto il 26 aprile 2020

Giulietto Chiesa, nato ad Acqui Terme (Alessandria) il 4 settembre 1940, si era iscritto all’Università di Genova come studente di fisica, ma non terminò gli studi.
Dal 1989 al 990 è stato Fellow presso il Kennan Institute for Advanced Russian Studies di Washington
Lunga esperienza di attività politica che iniziò a Genova come capo di una sezione locale dell”organizzazione studentesca Unione Goliardica Italiana (UGI) e poi come vicepresidente nazionale.
Poi leader nazionale della FGCI (Federazione giovanile comunista italiana) e per finire capo della sezione genovese del PCI (Partito comunista italiano) tra il 1970 e il 1979.
Presidente per conto del PCI nel consiglio comunale di Genova dal 75  al 79, quando abbandonò la politica per diventare giornalista.

Scrisse inizialmente per il quotidiano comunista  L’Unità e poi come corrispondente di Mosca dal 1980. Relatore di conferenze in quindici istituti di ricerca e università negli Stati Uniti, al Dipartimento di Stato, alla Rand Corporation ed altre. Nel 1991 fu nuovamente corrispondente da Mosca per La Stampa di Torino – rimanendo in Russia fino alla fine del 2000.
A Mosca collaborò con Radio Liberty. Editorialista politico e commentatore sempre per La Stampa fino al 2005 ma con diminuita frequenza.
Contemporaneamente scriveva anche per Il Manifesto e altri giornali e riviste italiani. Varie rubriche come La Voce delle voci e Missioni della consolata .
Ha scritto anche per altre riviste europee, americane e russe.
Altre collaborazioni dal 1990 con la varie emittenti televisive italiane,, con Radio Vaticana,  con il canale russo BBC-World Service , con International Swiss Radio e  con le televisioni russe ORT , RTR e NTV e con Deutsche Welle . Invitato spesso ai programmi RAI News 24 e RAI, da Omnibus, programma televisivo su La Sette .
Ha curato una rubrica per Photo e per quattro anni  per il mensile europeo Galatea, poi una rubrica periodica su Kompania , un settimanale russo per i circoli aziendali.




Ha scritto vari libri, dalla storia e notizie sui reportage sull’Unione Sovietica e la Russia. Il suo primo libro, tuttavia, ricorda i suoi primi mesi come giornalista in Italia. È una ricostruzione accurata degli eventi che descrivono il fallito tentativo di salvare gli ostaggi americani dall’ambasciata di Teheran nel 1979, Operazione Teheran ( Operazione Teheran , 1980). In seguito, da Mosca, ha scritto L’URSS che cambia ( The Changing URSS, 1987) insieme a Roy Medvedev, all’epoca dissidente politico russo.
È stato il fondatore dell’associazione culturale Megachip. Democrazia nelle comunicazioni . Era il caporedattore della web TV Pandora TV .

Nel 1990, in Italia, fu pubblicata Transizione alla Democrazi a ( Transition to Democracy ). Una nuova edizione di Transition to Democracy – ampiamente rivista e aggiornata – è stata stampata nel 1991 negli Stati Uniti – con la collaborazione di Douglas Northrop – e successivamente in Russia.
Seguirono altri due libri: il primo era Cronaca del Golpe Rosso ( Cronaca del colpo di stato rosso , 1991) e l’altro era Da Mosca, Cronaca di un colpo di stato ottenuto ( da Mosca. Cronaca di un colpo di stato predetto 1995).
Altri due libri sugli eventi russi furono pubblicati: Russia Addio ( Arrivederci Russia, 1997) la cui edizione russa Proschaj Rossija ebbe un enorme successo – oltre 80.000 copie vendute – e che fu anche tradotto in cinese e in greco; e la roulette russa che, con lo stesso titolo – Russkaja Ruletka – è stata pubblicata in Russia nel luglio 2000.
Chiesa veniva da una famiglia di Berga,  Carrega Ligure,ed era affezionato alla val Borbera. Nel 2002 aveva invitato il suo amico Michail Gorbačiov a visitare il monumento eretto a Cantalupo Ligure in onore del militare russo Fiodor Poletaev, morto  in battaglia nella seconda guerra mondiale.
Nello stesso giorno si rese omaggio omaggio anche alle stele dei partigiani di Pertuso.

Giulietto Chiesa accompagna Michail Gorbačëv a Cantalupo Ligure

Giulietto Chiesa e Michail Gorbačëv a Cantalupo Ligure nel 2002. Foto Credits Dino Ferretti | ilpiccolo.net

Negli anni in Russia aveva scritto L’Urss che cambia (Editori Riuniti, Roma 1987) con lo storico russo, allora dissidente, Roy Medvedev e, in forma di dialogo con Medvedev, nel 1990, per Garzanti, La rivoluzione di Gorbaciov, che viene edita negli Usa, da Pantheon Books, col titolo Time of Change.
L’amicizia con Gorbaciov, che Chiesa ha ripetutamente intervistato, era nata negli anni in cui era inviato per quotidiani e televisioni italiane nell’allora Unione Sovietica.
Chiesa era ben conosciuto in Russia, dove era stato giornalista per varie testate ed aveva assistito ai dolorosi eventi associati al crollo dell’Unione Sovietica.




Nel 2014 avvenne un curioso incidente in Estonia dove Chiesa viene prima arrestato ma poi rilasciato ed accusato di posizioni pro-Cremlino

Ecco la cronaca di quell’episodio che può aiutare a illustrare il ruolo internazionale di Chiesa sia come politico che giornalista ma anche come osservatore economico verso i paesi dell’est.

BRUXELLES, 17. DIC 2014, 09:30
Un giornalista italiano filo-Cremlino ed ex deputato al Parlamento europeo arrestato in Estonia martedì (16 dicembre) dopo aver violato il divieto di ingresso emesso dal ministero degli interni.
Il giornalista Giulietto Chiesa è stato arrestato lunedì all’aeroporto di Tallinn e portato alla stazione di polizia per essere interrogato. Rilasciato più tardi lo stesso giorno, è partito per Mosca in treno la mattina successiva.
“Sono qui [in Estonia] per non sostenere gli interessi della Russia. L’isteria contro la Russia non ha nulla a che fare con gli interessi dell’Europa, è contro di loro “, ha detto ai giornalisti prima di lasciare il Paese.“La Russia è nostra amica, mai nemica. È un mercato colossale per vendere prodotti europei.
Quindi, sto sostenendo gli interessi europei, e quelli che mi chiamano pro-Cremlino, in realtà, si prendono cura degli interessi americani.

Tallinn capitale dell'Estonia Tallinn, capitale dell?estonia

Chiesa doveva parlare a un evento a Tallinn chiamato “L’Europa deve temere la Russia?”.
Deputato europeo dal 2004 al 2009, inizialmente come liberale, prima di passare al gruppo S&D di centrosinistra nel 2006.
Vicepresidente della commissione per il commercio internazionale e membro della delegazione della commissione parlamentare di cooperazione UE-Russia.
Nonostante le sue opinioni, l’arresto di Chiesa è visto come parte di una crescente guerra di propaganda in Europa tra i difensori russi e quelli che vedono il Cremlino come una minaccia.
Un portavoce del ministero degli interni dell’Estonia ha affermato che Chiesa aveva fatto numerose osservazioni ostili sul paese e lo ha descritto come una minaccia all’ordine pubblico.
“Ha difeso e giustificato gli atti di Arnold Meri, che era sotto processo per crimini contro l’umanità, deportazioni sovietiche in Siberia negli anni Quaranta”, ha detto il portavoce.
Il ministero ha fornito altri esempi, rilevando che Chiesa è un membro dell’organizzazione  pro-Cremlino nota come Gongo Mir Bez Natsizma (MBN), considerato uno strumento di propaganda russo.  “C’è una ragione per credere che sia coinvolto nelle operazioni di influenza russa, a causa delle quali il suo soggiorno in Estonia potrebbe costituire una minaccia per la sicurezza della Repubblica di Estonia, il suo ordine pubblico e la pubblica sicurezza”, ha detto il portavoce.




Proprio in relazione al suo ruolo anche come attento osservatore economico, molto recentemente, il 21 febbraio 2020, aveva rilasciato dichiarazioni ad un giornale azero circa la imminente visita in Italia del Presidente della nazione. Ecco il testo delle dichiarazioni:

Giulietto Chiesa: visita del presidente azero in Italia – evento simbolo di Baku, Roma
BAKU, Azerbaigian, 21 febbraio 2020

La visita di stato del presidente azero Ilham Aliyev in Italia è un evento emblematico e senza dubbio darà un forte impulso allo sviluppo e al rafforzamento delle relazioni tra Baku e Roma, ha detto  Giulietto Chiesa, famoso giornalista, scrittore, politico di spicco e personaggio pubblico italiano Tendenza 21 febbraio.
Chiesa ha affermato che la visita del presidente dell’Azerbaigian in Italia apre una nuova pagina nello sviluppo delle relazioni bilaterali.
“La cooperazione tra Azerbaigian e Italia si è recentemente sviluppata in modo dinamico, il che indica l’interesse reciproco degli Stati”, ha osservato Chiesa. “L’Italia è al primo posto tra i partner commerciali dell’Azerbaigian. Grandi volumi di petrolio azero vengono trasportati in Italia e l’Azerbaigian si colloca al primo posto nelle importazioni di petrolio del nostro paese, ed è stata stabilita la cooperazione nelle infrastrutture, nell’edilizia, nei trasporti, nell’agricoltura e nella produzione industriale. Allo stesso tempo, l’Azerbaigian collabora strettamente con le aziende italiane che operano in questi settori “.

“La Dichiarazione sul partenariato strategico tra Azerbaigian e Italia, firmata diversi anni fa, ha dato un forte impulso alla cooperazione e ha portato le relazioni bilaterali a un livello superiore”, ha aggiunto il politico. “Di conseguenza, i nostri paesi hanno instaurato relazioni bilaterali affidabili nei principali settori dell’economia, in particolare nel settore energetico. La cooperazione umanitaria migliora ogni anno, si stanno sviluppando legami culturali. Credo che i legami bilaterali nel settore energetico saranno ulteriormente intensificati con la piena attuazione del Southern Gas Corridor, un progetto su larga scala. ”

Chiesa ha osservato che la gamma di cooperazione bilaterale tra Baku e Roma si espanderà e porterà benefici in linea con gli interessi di Italia e Azerbaigian.
Inoltre, il politico europeo ha affermato che l’Azerbaigian svolge un ruolo attivo nel garantire la cooperazione e la sicurezza regionali, che è un indicatore di una ben ponderata strategia esterna dello stato.

Anche l’attuale  rappresentante ufficiale del ministero degli esteri russo Maria Zakharova ha postato su facebook il suo rincrescimento per la morte di Giulietto Chiesa,
” Condoglianze, è un conversatore interessante e un uomo straordinario”. ha scritto sulla sua pagina Facebook.

Maria Zakharova ha postato su fb alla morte di Giulietto Chiesa Maria Zakharova

Il famoso giornalista, pubblicista, personaggio politico e pubblico italiano Giulietto Chiesa è morto ieri sera per un attacco di cuore. Questa informazione è stata confermata all’agenzia  TASS domenica, da sua moglie Fiammetta Cucurnia.
Il giornalista, ex deputato europeo, ha dichiarato che il 4 settembre 2020, i media italiani in Russia avrebbero compiuto 80 anni.

FONTE:  en.trend.az | euobserver.com | ilpiccolo.net | wikipedia.org
IMMAGINI: Dino Ferretti | ilpiccolo.net | euronews.com | euobserver.com | wikipedia.org
Video: youtube.com

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Attualità e News Salute e Benessere

Covid-19 Arcuri contro le polemiche sul prezzo fisso delle mascherine

Polemiche sul prezzo fisso delle mascherine per covid-19

Covid-19 Arcuri contro le polemiche sul prezzo fisso delle mascherine: “Le sollevano i liberisti da divano”

Roma, 29 aprile – Il commissario straordinario all’emergenza Covid Domenico Arcuri (nella foto)  è andato giù pesante, nel corso del punto stampa sulla situazione dell’epidemia tenutasi ieri  nella sede della Protezione civile, puntando il dito contro quei “liberisti che emettono sentenze quotidiane da un divano con un cocktail in mano” e polemizzando con chi “dice che il
prezzo delle mascherine lo fa il mercato, sorseggiando i loro centrifugati”.

Una bacchettata (singolarmente simile, per  stile e lessico, alle “tirate” del segretario della Lega Matteo Salvini contro i radical chic e la sinistra “salottiera”) ovviamente originata dalla molte polemiche sollevate sull’ordinanza n.11 firmata dallo stesso Arcuri che due giorni fa ha stabilito che le mascherine chirurgiche debbano essere vendute al prezzo fisso di 50 centesimi di euro (al netto dell’Iva) su tutto il territorio nazionale.

“Lo Stato deve acquistare tutte le mascherine che trova. Io non ho emanato un’ordinanza che ha fissato il prezzo massimo di vendita delle mascherine ha affermato Arcuri, “nell’esclusivo interesse dei cittadini io ho fissato il prezzo massimo di acquisto. Credo che sia importante comprendere questa differenza”.




“Abbiamo rassicurato i produttori che compreremo tutto quello che produrranno” ha quindi proseguito il commissario. “In 105 ci hanno ringraziato, solo uno ha avuto qualche dubbi. Lo Stato deve produrre tutte le mascherine che può e incentivare la produzione come con il ‘Cura Italia’, l’idea che fissare un prezzo massimo abbatta la capacità dell’impresa italiana di produrne è superficiale o assai poco informata. È economia di guerra? No, è senso civico. È per sempre? No, finché il mercato non sarà libero. È un danno per i vergognosi speculatori, lo rivendico. Non ci saranno più le mascherine nelle farmacie e nei supermercati? Certo, nessuna che costi più di 0,50 euro”. E ancora: “Un genitore con un euro compra due mascherine per i figli e se lo fa in silenzio siamo contenti lo stesso”.

Poi l’annuncio: “Da lunedì distribuiremo 12 milioni di mascherine al giorno, tre volte l’attuale fornitura”
ha detto il commissario straordinario, insistendo molto sul refrain
“Sulla salute non si specula”.“Dal mese di giugno arriveremo a 18 milioni, dal mese di luglio 25 milioni e quando inizieranno le scuole a settembre potremmo distribuire 30 milioni di mascherine al giorno, undici volte quel che distribuivamo all’inizio dell’emergenza”.

Ciò non toglie che le perplessità sulla misura dell’ordinanza siano molte, anche tra gli stessi farmacisti, e al riguardo è stato lasciato intendere che nella giornata di oggi ci potrebbe essere un incontro tra il commissario e le rappresentanze di categoria.
Intanto, secondo quanto riferisce l’agenzia Agi, coloro che hanno contattato le cinque aziende italiane (Fab, Marobe, Mediberg, Parmon e Veneta Distribuzione) che hanno sottoscritto il contrattoc il commissario straordinario  si sono sentiti rispondere che non è prevista alcuna vendita diretta per i privati e le aziende.
Il ponte, quindi, è direttamente con chi sta gestendo per il governo questa emergenza sanitaria, che poi a sua volta distribuirà  i dispositivi sanitari.

Protestano soprattutto le aziende che hanno convertito la propria produzione. Ma dubbi sulla decisione di fissare il costo delle mascherine a 0,50 vengono avanzati anche dai partiti dell’opposizione e della stessa  maggioranza (Italia viva).
“I punti di distribuzione di mascherine sul territorio confidiamo possano crescere, e più saranno più semplice sarà la diffusione” ha tagliato corto Arcuri, sorvolando su alcune domande.




In ogni caso, sempre a proposito delle mascherine ieri è arrivata un’altra importante notizia dal ministro dell’Economia e delle finanze Roberto Gualtieri, audito in Parlamento sul Def: “Niente Iva per tutto il 2020“, ha annunciato il titolare del Mef, senza però fornire ulteriori dettagli su quando andrà in vigore la misura nè sui suoi dettagli applicativi.

FONTE: rifday.it
IMMAGINE: pixabay.com

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Musica e Video

Covid-19 – “Trova ‘sto Vaccino” canzone per finanziare l’Unicef

PENISOLAMENTO - "Trova Sto Vaccino" - official-video 2020

Covid-19 – “Trova ‘sto Vaccino” canzone per finanziare l’Unicef

Trova ‘sto Vaccino di Penisolamento!
Marzo 2020. Il mondo è sconvolto dal virus del Covid 19 che si è propagato a macchia d’olio in ogni nazione terrestre contagiando centinaia di migliaia di persone.
L’ Italia è stata la prima nazione europea infettata e il governo per cercare di arginare l‘epidemia, che a oggi conta decine di migliaia di contagiati, ha chiuso le attività economiche blindando a casa milioni di italiani. La storia la sappiamo perchè la stiamo vivendo personalmente giorno dopo giorno.
“Io resto a casa” è diventato il motto di ognuno di noi, prigionieri dorati tra le nostre amate mura domestiche.
Da questa quarantena nasce l’idea di una brano …”trova sto vaccino”, un rap old school interpretato da artisti, giornalisti e addetti ai lavori del mondo dello spettacolo, provenienti da ogni parte d’ Italia che rimanendo a casa e senza incontrarsi, hanno aderito a questa iniziativa.
La produzione musicale , che ha dovuto affrontare le grandi difficoltà della distanza dei propri creatori, è tutta rigorosamente “home”e le voci sono state registrate tramite telefono mobile, sfruttando applicazioni telefoniche e con lo stesso procedimento si è realizzato il video.




“Abbiamo deciso di devolvere i proventi di questo pezzo rap alla raccolta fondi di UNICEF per L’emergenza Coronavirus.
UNICEF lavora in Italia e nel mondo per distribuire materiali di protezione per operatori sanitari e per proteggere i bambini fragili e svantaggiati.
Se volete farlo anche voi andate su www.unicef.it oppure donate all’iban IT98 C050 1803 2000 0001 5100 514.”
“Trova sto vaccino” è un inno di speranza…. È un augurio rivolto sia alla popolazione italiana che a quella di tutto il mondo che possa presto tornare alla sognata normalità. Alla realizzazione del brano che nasce da un idea di Marco De Antoniis della Flender Produzioni di Roma e in distribuzione digitale della Wondermark di Brescia con la promozione radio di DCOD Comunication. Il video è stato realizzato con la regia di Marco D’Andragora.
Il video è disponibile su you tube https://youtu.be/0pXtkc0IfqI
“Trova ‘sto vaccino” scritto, composto e prodotto da Marco De Antoniis e Flavio Mazzocchi che ne ha curato l’arrangiamento con la collaborazione del producer DJ Tafta.




E con le voci straordinarie di:

Piero Mazzocchetti – tenore crossover da Montesilvano
Mauro Marino – speaker radio/tv di Radio Italia Solo Musica Italiana da Milano
Sergio Friscia – entertainer televisivo e radiofonico di Radio Dimensione Suono da Roma
Roberta Ammendola – giornalista e conduttrice televisiva Rai da Roma
Gabriele Manzo – giornalista di Rtl 102,5 da Roma
Marco D’Andragora – regista videoclip da Pescara
Mizet – Cantante da Roma
Sylvia Meritano – cantante da Asti
Vito Fullone – rapper da Potenza
Gianluca Giudici – Promoter teatrale da Anagni
Con le chitarre e il basso di
Max Rosati da Civitavecchia e Pierpaolo Ranieri da Roma

 

FONTE: bellacanzone.it
VIDEO: youtube.com

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Etica e Società

Covid19: Libera Puoi è la campagna social contro la violenza sulle donne


Nuova campagna social “Libera puoi”, promossa dal Dipartimento per le Pari opportunità a favore delle donne vittime di violenza durante l’emergenza Covid19.
Video realizzato con la partecipazione di diversi artisti: Caterina Caselli Anna Foglietta, Marco D’Amore, Paola Cortellesi, Emma Marrone, Fiorella MannoiaGiuliano Sangiorgi, Paola Turci, Vittoria Puccini,  su invito della ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, per inviare il messaggio che purtroppo anche il problema  coronavirus non ferma  le violenze ma è possibile  chiedere aiuto rivolgendosi al numero 1522.




«Restare a casa e rispettare le regole imposte per il coronavirus, », raccomanda Emma. «Ma per molte donne la casa non è un luoo sicuro», dice Paola Turci. «In questi giorni di emrgenza non sei sola. Le case rifugio e i centri antiviolenza restano operativi per aiutarti», ricorda Fiorella Mannoia.
#Mascherina 1522, il nome in codice in Italia per denunciare la violenza

Gratis la App che difende le donne da violenze e stalker per il periodo della quarantena

« Le donne devono sapere che non sono sole. Soprattutto in questi giorni, che le istituzioni sono operative e c’è una comunità intera ad aiutarle, dice  Bonetti. La rete antiviolenza è rimasta attiva 24 ore su 24  per garantire a ciascuna donna, un aiuto. Si può uscire di casa, la porta per uscire dalla violenza è, e rimarrà sempre aperta. Non ci stancheremo di ripeterlo».
Dalla ministra il ringraziamento agli artisti che “hanno reso possibile questo nuovo appello e che dall’inizio dell’emergenza hanno condiviso la nostra preoccupazione per la situazione di tante donne costrette in questi giorni di isolamento a rimanere in casa accanto a chi le maltratta e aggredisce”.

Ecco il testo dello spot:

Forse non tutti sanno che in italia ogni tre giorni che non ci sia una donna in questi giorni dobbiamo stare a casa rispettando le regole che sono necessarie per gestire l’emergenza del
corona blues rispettare le regole questo è un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri ma sappiamo bene che per molte donne la casa non è il luogo della sicurezza
dal 2000 a oggi i femminicidi sono stati 3.230 1564 per mano dei propri partner o ex partner:




Hai la possibilità di dire no a tutto questo anche in questi giorni di
emergenza non sei sola le case rifugio e centri antiviolenza sono aperti per proteggerti e non farti perdere la speranza bisogna stare a casa ma se la casa per voi e per i vostri figli e sono un luogo
di violenza e paura potete chiedere il voto alza il telefono e chiama il 15 22 dove ci siamo siamo insieme comunque sempre se hai bisogno chiama oppure scarica l’app per chattare con
un’operatrice la porta per uscire dalla violenza si può sempre aprire libera puoi di me libera poi libera libera fuori libera cuore libera poi libera poi di quel che è stato non resta
nessuna conseguenza nessuna conseguenza

 

FONTE: messaggero.it | youtube.com

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Salute e Benessere Volontariato e società

L’assistenza sanitaria italiana non funziona senza l’aiuto del Terzo Settore

Assistenza sanitaria italiana non funziona senza aiuto del terzo settore

L’assistenza sanitaria italiana non funziona senza l’aiuto del Terzo Settore

Il 2020, lo sa chi si occupa di welfare, è il quarantaduesimo compleanno del nostro Sistema Sanitario Nazionale, che fu istituito con la legge 833 votata dal Parlamento il 23 dicembre 1978. Una scelta che dava finalmente attuazione all’articolo 32 della Costituzione (della cui entrata in vigore festeggiamo quest’anno il settantaduesimo anniversario), in cui si legge:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

E per gli amanti del genere non è banale ricordare anche che giusto trent’anni prima, il 5 luglio 1948, mosse i primi passi il National Health Service britannico, ovvero il punto di origine dei sistemi sanitari universalistici (gratuiti e per tutti) sorto sulla scorta delle indicazioni contenute dal famoso Rapporto Social Insurance and Allied Services curato da Sir William Beveridge (economista e politico liberale) nel 1942.

Grazie a queste ricorrenze storiche ed alla Pandemia in corso, il 2020 è l’anno che si presta benissimo per interrogarsi sullo stato di “salute” dei sistemi di welfare nel loro complesso e in particolare su quello del sistema sanitario, che come noto si presenta sempre più come uno degli snodi critici più acuti dovendo coniugare l’insorgenza di nuove malattie, i bisogni crescenti di una popolazione che invecchia e le necessità di contenimento della spesa pubblica.
La riforma dei sistemi sanitari non può certamente essere considerata esclusivamente in un’ottica economica e politica. Essa va interpretata anche alla luce degli scopi stessi della medicina, soprattutto in un contesto di forte innovazione tecnologica a sostegno dei meccanismi di diagnosi e di cura.

Nelle attuali società liberal-democratiche, con i pesanti vincoli di finanza pubblica, è ancora possibile fornire beni e servizi “a tutti” sulla base dei diritti di cittadinanza, così come sono stati organizzati fino ai nostri giorni, a partire dal secondo dopoguerra del secolo scorso, i Paesi sviluppati attraverso una logica universalistica incondizionata?




La sfida dei governi si gioca sulla possibilità di salvaguardare congiuntamente autonomia individuale e sanità pubblica, esaltare la fiducia in sé e la responsabilità individuale con le virtù pubbliche quali la cooperazione e la giustizia sociale. Probabilmente il tema principale è legato alla sostenibilità di un accesso indiscriminato ai servizi sanitari a prescindere dal livello di reddito, dai tipi di patologie, dall’età del paziente, dalla qualità della vita residua, dai benefici attesi e, da ultimo ma non meno importante, dagli stili di vita individuali.
A questo problema si associa direttamente quello dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza), rispetto ai quali ci si domanda se debbano essere garantiti a tutti gli individui oppure soltanto a quelli maggiormente svantaggiati in termini economici. Occorre conciliare, nella misura del possibile, i diritti e gli interessi presi separatamente e il bene degli individui considerati nel loro insieme.

I dati presentati nel 2018 (Fonte Avvenire) dall’Osservatorio Donazione Farmaci della Fondazione Banco Farmaceutico parlano di 580mila persone che si sono rivolte ai 1.800 enti caritativi capaci di far fronte a esigenze sanitarie e farmaceutiche. Si tratta di una popolazione che nello schema della sanità universalista dovrebbe risultare coperta in ogni bisogno. Tuttavia la consistenza sociologica di questa popolazione rappresenta un problema non rinviabile.

Come si risponde dunque a questa nuova emergenza sociale?

Sicuramente attività di Fundraising come quelle avviate da influencer di fama mondiale possono segnalare ed iniziare ad arginare il problema. Successive iniziative di raccolta delle donazioni mediante un’unica piattaforma dedicata come #sostieniunospedale, avviata da Italia Non Profit, possono facilitare le moltissime persone che si stanno mobilitando per sostenere il sistema sanitario duramente messo alla prova dall’emergenza Coronavirus, permettendo di trovare un elenco di Ospedali a cui donare direttamente con le campagne di raccolta fondi autorizzate dalle strutture sanitarie.

Ma passata l’emergenza saranno sostenibili e costanti queste raccolte di fondi?

Forse il passo successivo sarà quello di mettere in pratica il concetto, utilizzato spesso retoricamente da un ventennio, di “sussidiarietà” come meccanismo per il ripensamento della governance e le buone pratiche che ne sono conseguite per la creazione di sistemi integrati tra politiche pubbliche e welfare privato sociale (soprattutto nel campo delle politiche socio-assistenziali). Il sistema sanitario pubblico e quello costruito da queste realtà del mondo Non Profit, invece, spesso continuano a correre su binari paralleli.

E’ ancora possibile non riconoscere che i servizi sanitari offerti dal variegato mondo del terzo settore possono (e forse devono) essere riconosciute pienamente come parte di una complessiva offerta pubblica, specificamente rivolta alle fasce sociali più basse?

Gli anniversari di questo lungo 2020 possono essere l’occasione per provare a dare concrete risposte a questa rilevante domanda.

FONTE: confinionline.it
IMMAGINE: avvenire.it

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Polonia e minacce allo stato di diritto – Unione Europea invia funzionario

Polonia 2020 limitazione esercizio giustizia

Polonia e minacce allo stato di diritto – – Unione Europea invia funzionario

VARSAVIA, Polonia  – Martedì scorso il vicepresidente della Commissione europea ha incontrato parlamentari polacchi e funzionari della giustizia per discutere di nuove leggi che limitano i giudici nel mezzo del crescente conflitto in Polonia mentre il governo prende provvedimenti per controllare il sistema giudiziario.

Polonia 2020 limitazione esercizio giustiziaPartecipanti a una protesta contro gli sforzi del governo polacco per controllare il sistema giudiziario di fronte alla Corte suprema, dove il vicepresidente della Commissione europea Vera Jourova stava incontrando il capo della corte, Malgorzata Gersdorf, per discutere della situazione di i giudici, a Varsavia, in Polonia, martedì 28 gennaio 2020.

Vera Jourova, responsabile dei valori e della trasparenza dell’UE, ha dichiarato di voler discutere direttamente con i funzionari polacchi per “comprendere meglio” la situazione e riferirla al presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Organismi internazionali tra cui l’UE e le Nazioni Unite ed esperti di diritto europeo hanno condannato i cambiamenti che il partito di destra per la legge e la giustizia ha apportato ai sistemi giudiziari e giudiziari della Polonia.

A Strasburgo, il Consiglio d’Europa ha discusso una relazione sulle condizioni del sistema giudiziario polacco. Ha rilevato la necessità di miglioramenti nell’area e ha messo in guardia dal portare la magistratura “sotto il controllo dell’esecutivo o del legislatore, o peggio ancora, sotto il controllo politico della maggioranza al potere”.

La Jourova ha affermato a Varsavia di essere a favore del dialogo e di trovare una soluzione congiunta alla situazione che, a suo avviso, sta influenzando negativamente il sistema giudiziario polacco. “Vorrei fare di più per proteggere i giudici dalla campagna contro di loro”, ha detto Jourova, sottolineando che l’atmosfera è stata negativa per i giudici che svolgono il loro “lavoro impegnativo”.

Il conflitto intorno alla magistratura polacca si è intensificato la scorsa settimana quando i legislatori hanno approvato una legge che consente ai politici di licenziare i giudici e il governo ha minato pubblicamente l’autorità della Corte suprema, che ha in gran parte preservato la sua indipendenza.

La legge restrittiva, definita dai critici una “legge museruola”, ha ancora bisogno della firma del presidente Andrzej Duda per entrare in vigore. Jourova ha incontrato la portavoce del Parlamento Elzbieta Witek, del partito al potere, la portavoce del Senato Tomasz Grodzki, dell’opposizione e il principale funzionario polacco per i diritti umani.

Grodzki ha definito la situazione nella magistratura un “vicolo cieco”. Ha affermato di aver sentito che i fondi dell’UE nel prossimo quadro finanziario saranno legati al livello di rispetto dello stato di diritto nei paesi membri.

Jourova ha dichiarato a Grodzki che un organo internazionale speciale deve effettuare controlli regolari sull’adesione dei membri ai principi dello stato di diritto. Il portavoce del partito al potere Radoslaw Fogiel ha affermato di sperare che Jourova possa mostrare “maggiore comprensione” per il ragionamento del governo rispetto ai suoi predecessori, che hanno avviato procedure sanzionatorie dell’UE contro la Polonia.

Ha insistito sul fatto che la forma della magistratura è interamente sotto l’autorità delle nazioni membri, non degli organi dell’UE. Jourova doveva anche incontrare il capo della Corte suprema, Malgorzata Gersdorf, e il ministro della giustizia Zbigniew Ziobro.

FONTE:  mail.com | apnews.com
IMMAGINI: mail.com | apnews.com

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Farmacista salva la vita a un anziano colpito da attacco cardiaco a Ostia – Roma

Farmacista salva la vita a un anziano colpito da attacco cardiaco a Ostia – Roma

Roma, 19 dicembre – La vicenda, a volerla caricare di significati che vadano oltre quello immediato e fondamentale (il salvataggio della vita di una persona altrimenti condannata con ogni probabilità a morire), può essere assunta a paradigma di cosa un medico, un farmacista e un infermiere possano fare quando – senza tanti se e ma – collaborano con l’unico obiettivo di risolvere i problemi di salute del cittadino.

Il fatto si è svolto a Roma qualche giorno, segnatamente a Ostia, il lido della capitale, dove in un bar di via delle Canarie un anziano signore in procinto di fare la sua colazione si è improvissamente accasciato a terra. Una delle clienti, compresa la gravità del malore, si è precipitata nella farmacia prospiciente (la Farmacia delle Antille, della Farmacap) per chiedere soccorso. Il direttore dell’esercizio, Marco Santi Laurini, farmacista 54enne iscritto all’Ordine di Roma, freschissimo di un refreshment del corso di formazione di primo soccorso in emergenza che l’azienda delle farmacie comunali organizza periodicamente per i suoi dipendenti, si è precipitato nel bar per prestare soccorso.

Alla persona colpita da arresto cardiaco,  in stato di incoscienza, già si erano precipitate a fornire le prime cure due donne, una medico e l’altra infermiera, casualmente e fortunatamente presenti nel bar, avviando le prime manovre di rianimazione cardiopolmonare. Alle quali, sorretto dalla sua specifica formazione al riguardo, si è subito unito Santi Laurini, alternandosi con le due professioniste, piuttosto mingherline e dunque visibilmente provate dalle impegnative manovre (massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca) messe in atto per rianimare il paziente.

Manovre che sono proseguite a lungo, fino all’arrivo dei soccorsi (che a Roma, per usare un eufemsmo, non sono mai immediati…) e anche oltre: i sanitari dell’ambulanza, verificata l’efficacia delle cure prestate, hanno infatti invitato a Santi Laurini (in possesso, per fortuna, del physique du rôle per continuare nella sua opera) a continuare ad alternarecompressioni cardiache e insufflazioni, così da poter predisporre l’intervento con il defribillatore e procedere poi alla stabilizzazione del paziente.

Tutto, grazie al farmacista, alla dottoressa e all’infermiera, si è risolto nel miglior modo possibile:  l’anziano signore è stato portato in ospedale e (a queanto si è appreso il giorno dopo) ha superato la grave crisi cardiaca.

“Mentre mi adoperavo nella serie alternata di compressioni e insufflazioni” racconta santi Laurini al nostro giornale “ho potuto comprendere lo straordinario valore degli insegnamenti appresi nel corso di formazione Farmacap: tutto ciò che il docente, un medico, ci aveva spiegato per filo e per  segno si ripeteva lì, esattamente come ci era stato raccontato. E devo dire che registrare l’assoluta corrispondenza tra  quanto avevo appreso, quanto stavo facendo e ciò che stava avvenendo, anche in termini si reazioni del paziente, ha rappresentato per me un’emozione davvero fortissima, che non so neanche bene come descrivere”.

Quello di Ostia non è il primo caso, e non sarà l’ultimo, in cui la farmacia e il farmacista, presidio e professionista sanitari di prossimità, salvano la vita a una persona: nel corso di quest’anno, le cronache hanno registrato diverse vicende simili, in diverse città del Paese. In quanto accaduto a Ostia, però, ci piace scorgere – anche a costo di fare una piccola forzatura – il valore aggiunto di quella collaborazione piena, immediata e spontanea tra i  tre professionisti sanitari della prossimità (medico, farmacista e infermiere) che è la chiave di lettura per dare concretezza al potenziamento dell’assistenza sanitaria sul territorio. Il fatto che, di questa cornice, la farmacia e il farmacista siano componenti imprescindibili, è di manifesta evidenza, anche se ricordarlo e sottolinearlo (soprattutto a beneficio di chi, il più delle volte strumentalmente, continua a considerare le farmacie solo esercizi che “vendono” farmaci e altri prodotti) continua purtroppo a essere una necessità.

Nel caso di specie, poi, c’è anche un altro lato che merita di essere ricordato e che si riferisce alla neverending story di Farmacap, l’azienda speciale delle farmacie comunali capitoline, sul cui futuro pendono molte e preoccupanti incognite, tutte dovute all’irresolutezza e alle insufficienze dell’amministrazione comunale. La vicenda di Ostia, per chiunque voglia leggerne tutti i significati (a partire dalla scelta di promuovere costantemente l’aggiornamento professionale dei propri dipendenti con corsi di alto valore professionalizzante) è lì a dimostrare che sottoutilizzare o addirittura dismettere una rete di presidi di salute come quella rappresentata dalle 43 farmacie comunali di Roma, in termini di considerazione dell’interesse pubblico, non sembra davvero rientrare tra le migliori scelte possibili.

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Ricetta del panforte di Siena secondo Rachel Roddy

Panforte di Siena

Ricetta del panforte di Siena secondo Rachel Roddy

Prova questo “pane forte” senese, ricco di frutta secca e spezie, in alternativa alla torta di Natale.

Il panforte di Rachel Roddy: “Non mi fa pensare tanto al pane come a un torrone incrociato con una torta di frutta densamente speziata”.
Fotografia: Rachel Roddy / The Guardian

Sono arrivati ​​la scorsa settimana: la parte superiore del frigorifero nel forno nella parte inferiore del mio edificio ora ha una corona di cartone, metà contenente pandoro , l’altra metà panettone. “Sono quelli di lunga durata”, mi ricorda Angela dietro la cassa, prima di scartare un dolce: “Dureranno fino al prossimo giugno.”

“Potrei essere morto entro giugno!” Dice una signora che paga un pacchetto di ceci. “Beh, dovresti aspettare e comprare uno di quelli che cuociamo a dicembre,” rise Angela. “Non dureranno fino a giugno, e sono migliori per questo.”

Il pandoro a forma di stella, o pane dorato, è originario di Verona, mentre il panettone a cupola è una specialità di Milano. Le origini di entrambi sono circondate da leggende urbane. Ciò che è certo, tuttavia, è che sono entrambi pani festivi che sono nati perché un cibo normale, vale a dire il pane, è stato arricchito con uova, burro, zucchero e forse spezie e frutta candita simile a un gioiello, che lo ha trasformato in un cibo celebrativo. Mentre i cibi hanno sempre viaggiato per i ricchi, fu l’unificazione dell’Italia nel 1861, insieme all’industrializzazione e ai trasporti, che vide la diffusione del cibo regionale per altre classi. Nel 1931, nella loro Guida Gastronomica d’Italia, il Touring Club d’Italia ha dichiarato il panettone di Milano il dolce natalizio nazionale. Questo non vuol dire che la lealtà ai pani festivi locali non è rimasta forte: i romani nei confronti del loro pangiallo (pane giallo) e del panpepato altamente pepato ; i toscani al loro panforte ; i bolognesi il loro panone . Ma, a Natale, anche le persone che potevano permetterselo acquistavano un panettone.

Un panettone ha fatto parte della nostra famiglia inglese di Natale come una torta di frutta fortemente iniettata dalla metà degli anni ’80. Una torta italiana gonfia che puoi strappare è come la ricordo per la prima volta, raccogliendo e togliendo i pezzi lasciati sul foglio. Ad un certo punto, è diventato il nostro Natale Torta per la colazione del giorno, un’abitudine che è rimasta: i bocconi mangiati tra i regali di apertura, l’involucro del panettone si aggrovigliano con la carta da imballaggio e le cinture della vestaglia. Ora il mio compito è di riportare un panettone (o tre) con me da Roma, il che significa che sono inevitabilmente un po ‘schiacciati. Sono fedele alla panetteria nella parte inferiore del nostro edificio e al loro classico panettone ricoperto di castagne. Inoltre, poiché non ho intenzione di morire prima di giugno, ne compro uno di lunga durata da mettere nell’armadio, che mangio a colazione per una settimana a marzo.

La sorpresa quest’anno sarà un panettone della Mammamassaia in Abruzzo, realizzato con i migliori ingredienti con metodi tradizionali, quindi ha permesso una lunga lievitazione e un invecchiamento di 100 giorni: questi panettoni iniziano la loro vita ad ottobre per essere pronti per Natale. L’etichetta suggerisce di lasciarli in un luogo caldo per alcune ore – vicino a un fuoco o una cucina calda – prima di tagliarli con un coltello seghettato. Oltre a colazione, mi piace il panettone per la cena del Santo Stefano, scaldato in forno per alcuni minuti, quindi servito con una grossa chiazza di mascarpone che si scioglie in modo compulsivo.

Avendo comprato il panettone, farò il panforte: un pane forte che non mi fa pensare al pane come un torrone incrociato con una torta di frutta densamente speziata. Le ricette classiche senesi, o almeno quelle non coperte dal segreto, richiedono 300 g di arancia candita e limone. Ne uso un terzo, quindi 100 g di frutta candita e poi 200 g di fichi secchi e prugne secche.

Panforte di SienaGrazie al miele, alle spezie e alla natura elastica della frutta secca e delle noci, il panforte durerà fino a quando la corona della scatola sopra il frigorifero, ma è meglio dopo due settimane. Conservare in una scatola e, poco prima di servire, spolverare generosamente con più glassa, prima di tagliare a fette forti.

Panforte

Prep 20 min
Cuocere 10 min
Produce 16 fette

200 g di miele
250
g di zucchero semolato 300 g di arancia candita, cedro, datteri snocciolati, prugne o uva sultanina
250 g di mandorle tostate o nocciole
 o un mix di due
100 g di farina semplice
½ cucchiaino di cannella in
polvere ½ cucchiaino di chiodi di garofano macinati
½ cucchiaino di noce moscata
in polvere Zucchero a velo , polvere

Fodera la base e i lati di una tortiera da 20 cm con carta da forno. Riscalda il forno a 220 ° C (ventola 200 ° C) / gas 7. In una padella a fuoco basso, riscalda il miele e lo zucchero fino a quando lo zucchero non si è completamente sciolto. Versare in una ciotola.

Tritare grossolanamente la frutta secca e le noci e aggiungere alla ciotola, seguita da farina e spezie, mescolando il più possibile.

Scape il composto nella latta foderata, quindi usa un coltello immerso in acqua calda per lisciare la parte superiore. Spolverare con zucchero a velo, quindi infornare per 10 minuti.

Lasciare raffreddare prima di rimuovere dalla scatola, quindi spolverare con più zucchero a velo e servire.

 

FONTE: www.theguardian.com
Fotografia: Rachel Roddy / The Guardian

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Farmacie ospedaliere, orari e informazione da migliorare

Robot farmacia ospedaliera Monselice

Robot farmacia ospedaliera Monselice“Farmacie ospedaliere, orari e informazione da migliorare” studio di
Cittadinanzattiva

Roma, 22 novembre –  Oltre il 70% dei cittadini si dichiara soddisfatto del servizio pubblico di farmacia ospedaliera, perché giudica professionale e disponibile il personale preposto e sufficientemente garantito l’accesso ai farmaci. Questo il dato che emerge dal “Monitoraggio civico delle farmacie ospedaliere. Focus sulla distribuzione dei farmaci”, realizzato da Cittadinanzattiva e presentato ieri a Genova nella cornice del XL congresso della Sifo, la Società italiana di Farmacia ospedaliera.

Un rapporto dal quale sono però emerse aree di criticità, come gli orari di apertura delle farmacie ospedaliere e l’informazione e comunicazione al momento della consegna delle terapie, ambiti sui quali cui si dovrebbe intervenire per una maggiore garanzia dei diritti dei pazienti. Emerge infatti che anche se più di una farmacia su tre è aperta almeno sei giorni a settimana (dato che, letto al contrario, significa peraltro che quasi due su tre non lo sono), soltanto una su quattro garantisce l’orario continuato.
Sul fronte dell’informazione, ritenuta dagli stessi farmacisti parte fondamentale del proprio ruolo, il cittadino afferma di riceverla più dal proprio medico (nel 52% dei casi) che dal farmacista (38%).

Farmacia Ospedaliera NotiziarioSu entrambi gli aspetti, rileva il monitoaggio di Cittadinazattiva,  pesa sicuramente la carenza di personale, denunciata dai direttori responsabili del servizio, che interessa per il 43% il servizio di erogazione al pubblico e per il 63% le aree di counseling, informazione e comunicazione.

A fornire un ampio resoconto dell’iniziativa è l’agenzia Dire, che riporta i commenti e le valutazioni di Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva,  e Simona Serao Creazzola, presidente della Sifo (insieme nella foto della stessa Dire).

Con questo primo monitoraggio, Cittadinanzattiva contribuisce a dare una fotografia, dal punto di vista dell’organizzazione e del funzionamento, del servizio di farmacia ospedaliera perché solo partendo dai dati possiamo capire gli elementi di forza e i punti di debolezza e ragionare su standard di qualità” ha spiegato Gaudioso. “Quello che sta a cuore alla nostra organizzazione è che, durante tutto il percorso di cura, sia garantito l’accesso alle terapie farmacologiche in qualità, in sicurezza e in tempi certi e celeri. Dai dati abbiamo rilevato che ci sono fattori che ostacolano e rallentano l’accesso ai farmaci e ai dispositivi; è prioritario, quindi, attivare azioni di miglioramento che puntino a costruire un servizio sempre più attento e più a misura di cittadino. Perché ciò si realizzi, e questo è un obiettivo su cui la nostra organizzazione lavora ed è impegnata da anni, è fondamentale che ci sia una integrazione tra tutte le professionalità coinvolte, sia il farmacista ospedaliero sia quello di comunità”.

“Abbiamo partecipato con entusiasmo e convinzione al monitoraggio proposto e realizzato da Cittadinanzattiva” ha sottolineato da parte sua Serao Creazzola.  “La nostra professione da anni sostiene la necessità che tutta la sanità diventi trasparente, per entrare in un rapporto nuovo con le forze sociali e con i diretti interessati, cioè i malati. In questo senso, il Monitoraggio ci indica qualcosa di chiaro perché il paziente e la sua famiglia si attendono cose specifiche dal farmacista ospedaliero, riconoscendogli un ruolo di riferimento nell’ambito del percorso di cura”.

“Come dicono le cifre della ricerca” ha detto ancora la presidente Sifo “i malati si attendono e chiedono al farmacista ospedaliero una maggiore presenza proattiva rispetto all’informazione sull’uso razionale e appropriato del farmaco, all’attività di promozione dell’aderenza alle terapie, al counseling e alla riconciliazione terapeutica. Leggendo i dati di sintesi del Monitoraggio ci conforta poi il giudizio positivo che i cittadini hanno espresso nei confronti della nostra professione: questo significa che nel futuro occorre che i farmacisti ospedalieri si facciano sempre più carico del bisogno conoscitivo e relazionale nei confronti dei farmaci, e che continuino a garantire l’uso razionale e ottimizzato delle risorse per rendere possibile l’accesso alla cura ed all’innovazione sul nostro territorio nazionale. È sempre più evidente, infatti” ha concluso Serao Creazzola “che proprio su questi bisogni si può creare quella nuova fiducia professionale di cui abbiamo tutti bisogno per un Servizio sanitario rinnovato e a misura di persona”.

L’iniziativa ha visto a fianco le due organizzazioni, con il sostegno non condizionato di Teva, con l’obiettivo di individuare insieme le criticità, lavorare per superarle ed investire in un servizio che abbia standard ancora più elevati di efficienza e professionalità e sappia rispondere ai bisogni di cittadini. L’attività è stata realizzata attraverso una fase di osservazione diretta da parte dei volontari del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva e interviste a cittadini e direttori del servizio farmaceutico delle strutture ospedaliere e delle Asl. I cittadini coinvoltisono stati 1233, provenienti da tutta Italia (tranne la Valle d’Aosta) e 69 i direttori responsabili del servizio (163 strutture/punti di erogazione raggiunti). Due terzi del campione di cittadini che ha partecipato all’indagine è rappresentato dagli stessi pazienti, poco meno di uno su tre invece è un familiare. Oltre due terzi ha una età compresa tra i 31 e i 70 anni ed è affetto da una patologia cronica nel 76% dei casi. Il 42% si reca nella farmacia ospedaliera circa una volta al mese, il 30% una volta ogni 2-3 mesi, il 7% circa una volta ogni 15 gg.

Qui di seguito, le principali risultanze del monitoraggio nella sintesi di Dire.

Accesso ai farmaci e dispositivi ospedalieri

L’86% dei cittadini dichiara che farmaci o dispositivi sono stati erogati nei tempi stabiliti dalla prescrizione. Ad uno su due è capitato che gli stessi fossero indisponibili in farmacia ed effettivamente due direttori del servizio su tre dichiarano che talvolta si registrano ritardi, dovuti per lo più a carenze o lentezza degli uffici amministrativi (67%) o ai tempi di inserimento dei prodotti nel Prontuario terapeutico (51%). Soltanto un cittadino su dieci ha dichiarato di aver avuto bisogno di un farmaco o dispositivo in orari di chiusura della farmaci, ma oltre due su tre sono riusciti comunque a reperirlo entro i tempi della prescrizione. E comunque oltre il 60% dei Direttori afferma che le dimissioni sono programmate negli orari di apertura della farmacia ospedaliera. Il 35% delle farmacie è aperto infatti almeno sei giorni a settimana e il 39% almeno cinque. Soltanto una su quattro fa orario continuato e la consegna della terapia al domicilio è attiva nel 58% delle farmacie, sebbene solo nel 37% sia prevista una figura professionale che si reca al domicilio del paziente per la somministrazione o informazione sulla terapia.

Carenza di personale

Risentono maggiormente di carenza di personale le aree/attività di counseling, di informazione e di comunicazione (64%); segue l’allestimento delle terapie (55%); il servizio di erogazione al pubblico (43%); l’attività di gestione del magazzino centrale o periferico (39%), la gestione amministrativa del servizio (32%) e, infine, la preparazione delle consegne ai reparti (26%). Ed infatti, mancano farmacisti ospedalieri (lo dichiara l’83% dei Direttori); c’è carenza di magazzinieri (64%); di personale amministrativo (54) e informatico (42%) per la gestione amministrativa. C’è meno bisogno di infermieri (24%). Oltre il 75% dei Direttori afferma che negli ultimi 3 anni è stata effettuata una ristrutturazione/riorganizzazione del servizio che, a detta degli stessi, in oltre due casi su tre ha prodotto un miglioramento della qualità del servizio e benefici alle persone.

Ruolo del farmacista: sicurezza delle cure

Per oltre il 90% dei Direttori intervistati, l’informazione/comunicazione sul corretto utilizzo del farmaco/dispositivo rappresenta l’attività per la quale il farmacista ospedaliero ha ruolo e una funzione preminenti, oltre al monitoraggio intensivo dei farmaci innovativi e alla compilazione dei registri AIFA (83%); alla garanzia dell’uso sicuro dei prodotti e alla farmacovigilanza (77%). Ed ancora rispetto all’uso razionale e appropriato del farmaco (62%); all’attività di promozione dell’aderenza alle terapie, il counseling (rispettivamente 49% e 38%) e alla riconciliazione terapeutica (36%). Elevata l’attenzione alla prevenzione e gestione del rischio clinico, in particolare, per la conservazione dei farmaci (67%) e per il trasporto appropriato (62%). Anche rispetto alla prevenzione/gestione di errori in terapia, sono previste specifiche procedure come la disposizione separata in magazzino (81%) e nei carrelli (36,2%); la procedura su modalità di scrittura/uso di abbreviazioni (59%) e etichettatura dei prodotti (23%), fino alla verifica dell’associazione paziente-farmaco/dispositivo (46%).

Informazione e comunicazione ai cittadini

Sebbene oltre il 90% dei Direttori del servizio dichiari di svolgere attività di counseling e che a farlo siano quasi sempre gli stessi farmacisti (98%), allo stesso tempo, nel 62% dei casi dichiarano che la struttura non è dotata di un ambiente dedicato. Questa attività risente molto della una carenza di personale (64%). Secondo il 71% dei cittadini intervistati le informazioni che ricevono sulle modalità di assunzione o utilizzo dei farmaci e dispositivi sono esaustive; mentre il 23% dei cittadini dichiara di non ricevere alcuna informazione. Poco meno della metà lamenta che sono poco utilizzati strumenti come promemoria, materiali scritti e di facile comprensione. Bene sui tempi di attesa, infatti, prima di essere ricevuti allo sportello della farmacia ospedaliera/ASL per la consegna del farmaco/dispositivo, il 90% dei cittadini aspetta al massimo mezz’ora.

Umanizzazione e comfort delle strutture

Le strutture sono servite dal trasporto pubblico (97%) e dotate di parcheggi (86%), di cui nel 35% a pagamento. Esiste ancora un 11% di servizi che presenta barriere architettoniche o ostacoli fisici. E all’interno dell’85% delle strutture osservate, non sono presenti percorsi (ad es. tattili) per non vedenti e ipovedenti non accompagnati. Più della metà degli osservatori (62%) constata la presenza di un bagno per disabili nei pressi della farmacia. Dal punto di vista del comfort dell’ambiente in cui attendono le persone, i monitori dichiarano posti a sedere integri (74%) e in numero sufficiente (66%); è presente un sistema di climatizzazione nel 73% dei casi. I monitori hanno osservato segni di fatiscenza alle pareti nel 23% delle strutture.

FONTE: www.rifday.it
IMMAGINI: www.pharmathek.com
www.notiziariochimicofarmaceutico.it

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