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11 Aprile 2021

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Per una finanza rispettosa dei valori umani : l’incontro con Laura Panizutti








Spesso l’attività finanziaria viene bollata come desiderio di lucro egoistico.

Esiste però un settore della finanza che mette le persone e l’ambiente al centro dell’attività d’investimento e dell’attività creditizia e che quindi vale la pena di esplorare perché può essere una importante leva economica per una pronta ripresa, una volta che, auguriamoci presto, avremo sconfitto questo dannato virus che ci sta affliggendo, bloccando ogni attività economica.

Di questa specifica impostazione sostenibile dell’attività finanziaria ci aveva già parlato in occasione del primo numero di questa nostra pubblicazione Laura Panizutti, consulente finanziaria e patrimoniale di Conegliano (TV). Abbiamo perciò pensato di rivolgerci a lei per un approfondimento dell’argomento, particolarmente in relazione alla difficile condizione economica del Paese.





“Esiste in effetti tutto un settore della finanza che mette le persone e l’ambiente al centro dell’attività dell’attività creditizia e d’investimento – ci ha risposto – Essa comporta un’accurata e attenta valutazione su come e dove allocare le risorse, in base a precise valutazioni etiche e morali, oltre naturalmente ad un’attenta valutazione del rischio.

Questa è la finanza etica e mutualistica, basata sul principio della solidarietà soprattutto in campo sociale ed economico. Tale impostazione si è diffusa prevalentemente nelle economie avanzate con lo scopo di includere, nel mondo finanziario stesso le categorie sociali più fragili, permettendo loro l’accesso al credito.

Quando poi la finanza etica persegue uno sviluppo sostenibile, ovvero un programma etico di investimenti che tenga conto del benessere delle future generazioni, tutelando anche l’ambiente naturale allora la finanza diventa veramente sostenibile”.

– E come si può sviluppare questa attività nello specifico contesto economico attuale?

Il momento storico che tutti noi stiamo vivendo, rappresenta un cambiamento epocale, nel quale la nostra vita è davvero cambiata da un momento all’altro; queste condizioni, sviluppatesi a seguito della pandemia, hanno impattato prima di tutto sulla salute delle persone ed inevitabilmente sul lavoro mettendo in ginocchio in particolare il comparto turistico, della ristorazione, dello spettacolo e della cultura, che sono alla base dell’identità del nostro Paese. Tutta la filiera turistica, dalla capacità di una località di accogliere e ospitare i turisti alla ristorazione, dai tour Operator alle agenzie di viaggio, ai servizi spiaggia ecc.; tutto il settore è fermo e sull’orlo di una crisi irreversibile.

Ma pensiamo un momento: quanto può valere l’emozione che scatena dentro di noi l’ascolto di un concerto dal vivo? Oppure l’attesa di un nuovo film da vedere all’interno di una sala cinematografica? O l’emozione di vedere da vicino un’opera d’arte all’interno di un museo? Sono cose veramente importanti e solo ora che ne abbiamo consapevolezza. Vorrei inoltre ricordare lo stato d’animo di tutti gli operatori e le operatrici che rischiano di perdere la propria attività professionale, il proprio patrimonio di competenze. Se ci renderemo conto del valore di tutto ciò, che rischiamo di perdere, capiremo quanta importanza e quanto contributo prezioso rappresenti per la nostra nazione Nazione questo capitale umano e comprenderemo che non potremo assolutamente rischiare di perderlo rimanendo indifferenti a quanto sta succedendo”.

E come si potrà concretamente intervenire per prevenire questa perdita irreparabile?

”Il ruolo che hanno Banche, Società di gestione del risparmio, Assicurazioni e tutta la finanza, è determinante per incidere in maniera importante sulla ripresa degli apparati più fragili e nello stesso tempo “motori dell’economia”, così da indurre tutte le aziende finanziarie a rivedere il proprio core business in un’ ottica sostenibile.

Credo che in un contesto delicato come questo, i protagonisti in ambito finanziario debbano essere sostanzialmente 2: da una parte la finanza etica, senza dimenticare i componenti base della finanza stessa (quello che definiamo intermediazione bancaria: raccolta di denaro e di conseguenza il credito) , ma dando vita ad un approccio diverso, con nuovi valori di riferimento: la persona anziché il capitale, l’idea e non il patrimonio, la giusta remunerazione dell’investimento e non la speculazione.

In questo modo gli investimenti verranno attentamente selezionati oltre che sulla base dei rendimenti realizzati anche in considerazione dell’impatto sociale ed ambientale che i Progetti di investimento hanno, mettendo al centro della propria operatività la responsabilità sociale ed ecologica degli investimenti stessi, incoraggiando anche l’innovazione digitale.

Se queste risorse, poi, contribuiranno alla realizzazione di nuovi progetti, aiutando concretamente tutti i settori più’ fragili, allora potremo dire che finanza etica e quindi sostenibile, può diventare attori chiave per rilanciare la crescita economica

Il secondo protagonista, ma non meno importante, è la Famiglia. Bisogna potenziare l’educazione finanziaria, partendo dalla scuola. L’educazione finanziaria è fondamentale proprio in un momento di crisi quando le persone potrebbero cedere inconsapevolmente a scelte irrazionali, compromettendo così le scelte finanziarie fatte per il raggiungimento dei propri obiettivi pianificati nel corso del proprio ciclo di vita.

Il risparmio è una componente fondamentale nella vita di ciascuna famiglia, contribuisce alla crescita di uno Stato e alla sua crescita economica. Molto spesso però questo risparmio è stato “tradito”, non dimentichiamo tutti i casi eclatanti che dimostrano, la natura sbagliata di certe scelte finanziarie puramente speculative.

La tutela per il risparmiatore richiede delle regole severe, nonché sanzioni certe, per banche e per tutti gli intermediari, ma ciò non può esonerare il risparmiatore da un adeguato livello di autoresponsabilità.

La direttiva dell’Unione Europea MIFID (Markets in Financial Instruments Directive) è volta proprio a questo: a disciplinare i servizi di investimento ma anche a consapevolizzare e informare adeguatamente l’investitore. Oggi, più’ di ieri, per lo stesso risparmiatore (e quindi per le famiglie) avere la possibilità e consapevolezza di finanziare iniziative sociali, progetti di crescita e di ripresa economica attraverso un’attenta selezione dell’investimento (con particolare riguardo al suo aspetto etico), lo rende responsabile moralmente e richiede una sua particolare attenzione al risvolto sociale che possono avere le sue azioni”.


Ringraziamo la Sig.ra Panizutti ed usciamo dal suo ufficio, fiduciosi che un nuovo afflato morale nelle attività economiche e finanziarie ci possa veramente salvare da questo disastro economico che ci minaccia.


Gianluigi Pagano


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Giulio Turcato alla Galleria d’Arte Marchetti di Roma: i “colori mai visti” di un grande pittore del ‘900

A partire da giovedì 15 aprile 2021 (compatibilmente con eventuali restrizioni anti-Covid19) la Galleria Marchetti di Roma (Via Margutta 8) ospiterà la mostra Giulio Turcato. Colori mai visti, realizzata in collaborazione con L’Archivio Giulio Turcato. In esposizione 25 dipinti, a delineare un percorso attraverso tutta la parabola creativa dell’artista – nato nel 1912 a Mantova e scomparso a Roma nel 1995 – fra i più significativi interpreti dell’astrazione europea: dalla figurazione stilizzante dei Comizi, delle Rovine di Varsavia, delle “Venezie”, all’astrazione “informale” dei Reticoli e dei Desertici, alla geniale creazione delle Superfici lunari, alla giocosa “cartografia” di Itinerari e Arcipelaghi, al sontuoso e sensuale luminismo dei Cangianti. Aprirà il percorso l’opera cronologicamente più precoce presente nell’Archivio Turcato: l’inedito dipinto bifronte del 1928-30, su un lato del quale un giovanissimo Giulio Turcato dipinge un Interno, e sull’altro un Porto. A concludere il percorso, l’ultima opera pittorica di grandi dimensioni di Turcato: Dune, del 1992, la cui straordinaria qualità e raffinatezza testimonia della forza creativa conservata dall’artista fino ai suoi ultimi anni . Prima di questa, la galleria Marchetti aveva dedicato a Turcato personali nel 2008 e nel 2011, e un omaggio in occasione del centenario della nascita nel 2012, all’interno della mostra A partire da Forma 1 – Percorsi nell’astrattismo . Catalogo in galleria (Grafiche Turato Edizioni, Padova).
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Giulio Turcato ha arricchito il ‘900 artistico del proprio inimitabile linguaggio, facendo del colore la ragione di una ricerca inesausta, di una sperimentazione durata sino ai suoi ultimissimi anni di vita. Chiunque si accosti al corpus delle sue opere può rendersi conto che si tratta di un esploratore straordinario, che ha fatto dell’arte il codice per interpretare il mondo in tutti i suoi aspetti, dalla biologia all’entomologia, dalla fisica all’astronomia: tutto per lui diventa occasione per nuove invenzioni di forme e colori che ridefiniscono l’immaginario umano, individuale e collettivo, nel momento stesso in cui interpretano i vari modelli di conoscenza. Tutto ciò risulta evidente nella mostra in programma presso la Galleria Marchetti di Roma a partire dal 15 aprile prossimo: si tratta di 25 dipinti che coprono tutto l’arco della ricerca artistica di Turcato, a partire da un interessante quadro inedito, dipinto tra i sedici e i diciotto anni di età, sui due lati: un Interno borghese e un Porto con barche, che risentono di influssi post-impressionisti e matissiani e testimoniano già, nei luminosi à plat, della fascinazione del giovane artista per il colore; e ancora, a inizio percorso, un prezioso Comizio del 1948, dove il tema socio-politico si svincola dalle regole della riproduzione del reale per spiccare il volo verso un’astrazione libera e policromatica; un Rio veneziano (1948-49) che è piuttosto una sinfonia musicale di linee rette e curve, con delicati tocchi materici, una sorta di controcanto lirico al maestoso Cantiere navale del ’47 (l’anno del manifesto di Forma1), con i suoi echi di neoplasticismo. Negli anni ’50, il maturarsi della ricerca astratta di Turcato ci colpisce in un bellissimo esemplare della celebre serie Rovine di Varsavia del (1950), e ancor di più nell’armoniosa e magica policromia di uno strepitoso Giardino di Mičurin del ‘53. Segno, colore, materia si alternano, si combinano o si fondono , in questo decennio, nella personalissima ricerca informale di Turcato, dando origine ai Reticoli, ai Desertici, ai Segnici, sino ad aprire il nuovo decennio con l’affascinante Nebuloso (1960). Gli anni ’60 vedono il colore-materia di Turcato aprirsi alla nuova dimensione del collage, con opere che dialogano con il Nouveau Réalisme e con il New Dada, come quelle delle celebri serie dei Tranquillanti o de La pelle (di cui sono qui presenti due importanti esemplari del 1962) o lavori come Arcipelago con moneta (1964). Di questi anni è anche la geniale invenzione delle Superfici lunari (quella in esposizione è del 1968), dove la materia primigenia dell’Informale si trasforma nel materiale industriale delle “gommepiume”, per trasfigurarsi però in inedita e lirica cosmologia . Negli anni ’70 si sviluppa il raffinato studio sul cangiantismo dei materiali in rapporto alla luce e al punto di vista dello spettatore, insieme a una sempre più intensa e complessa interazione tra materia, forma e colore , sino ad arrivare agli inediti prodigi cromatici degli anni ’80-’90, che culminano nel finissimo arabesco materico-cromatico di un dipinto come Dune (1992), dove la sapienza tecnica è tutt’uno con lo slancio poetico. Giulio Turcato Viene considerato uno dei più significativi interpreti italiani dell’astrattismo, ma il suo lavoro è assai articolato e complesso: quello che contraddistingue la sua poetica è un “nomadismo interiore” che gli ha permesso di affrontare l’astrazione con radicalità e anticonformismo, con determinazione e lirismo, senza mai rinunciare alla sperimentazione. E’ viva in lui l’aspirazione a un totalizzante universo pittorico, che gli permette di trasformare in pittura ogni cosa toccata dalla sua immaginazione, al di là di ogni discriminante tecnica ed esecutiva. Il demone eterno e sempre mutevole di Turcato è il colore, che ora fa corpo con la materia profonda e densa dell’opera, ora brilla di un timbro dissonante, svelato dalle diverse incidenze della luce. Come scrive lo stesso artista, nel 1977: “ i colori sono la nostra libertà/ investono la materia e la trasformano/ la nostra fantasia è realtà nuova”.
SCHEDA TECNICA
Mostra: Giulio Turcato – Colori mai visti A cura di: S. Pegoraro, con la collaborazione dell’Archivio Giulio Turcato, Roma Sede: Galleria d’Arte Marchetti Indirizzo: Via Margutta 8, 00187 Roma Periodo espositivo: 15 aprile –17 giugno 2021(compatibilmente con eventuali restrizioni anti-Covid) Ingresso: libero (con mascherina correttamente indossata e rispetto della distanza regolamentare tra le persone, nell’osservanza delle norme anti Covid-19)
Catalogo : Grafiche Turato Edizioni, Padova Orari: LU 16.30-19.30 ; MAR-SA 10.30-13.00 / 16.30-19.30 Informazioni: tel. 06 3204863; www.artemarchetti.it , [email protected]






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Tarocchi e arte della divinazione

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  • 11 Aprile 2021

Le carte dei tarocchi sono composte da 78 carte, suddivise 22 arcani maggiori e 56 arcani minori, che a loro volta si dividono in quattro figure di corte (re, regina, paggio e cavaliere) e quelli che sono stati chiamati “semi” (ori, bacchette, spade e calici). Ogni carta ne rappresenta un archetipo diverso, che può essere inerente alla vita di ogni essere umano indipendentemente dalla sua origine, vita sociale o altra condizione.

Prendiamo ad esempio la carta del Matto, l’arcano senza numero. Questa carta rappresenta l’energia iniziale, l’entusiasmo per il nuovo, l’accettazione dell’incertezza e dell’ignoto.  La figura presenta un uomo che intraprende un viaggio con un sacco in spalla, seguito da un cane. Pertanto, ogni arcano, ogni carta, rappresentano sensazioni, processi e sentimenti che riguardano la vita umana.

C’è qualcosa di magico nei tarocchi?

Qui vale la pena riprendere uno dei concetti imprescindibili della cartomanzia: la sincronicità. Questo concetto è stato utilizzato per spiegare perché le carte che meglio corrispondono alle domande che poniamo al cartomante sembrano trovare risposta nei tarocchi.

Un esempio di sincronicità è quando un giorno sogni un amico e quello stesso giorno lo incontri nel pomeriggio. Quando si verificano episodi di sincronicità significa che è stato attivato un potere archetipico. Poiché gli arcani dei tarocchi simboleggiano questi poteri, è comprensibile che stimolino eventi di questo tipo.

L’importanza di contattare un bravo cartomante

Durante i consulti di cartomanzia l’indovino può utilizzare elementi dell’aspetto o del comportamento delle persone per ottenere importanti dati e “guidare” così l’interpretazione dei tarocchi.

Se ti chiedi anche tu perché le carte giuste sembrano uscire al momento giusto, la risposta è che le carte escono casualmente e che è il cartomante le interpreta per fornirti le risposte di cui hai bisogno, dunque egli è soltanto uno strumento tra te ed il mondo divino.  Proprio così, un bravo cartomante ha la capacità di interpretare tutte quelle informazioni!

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I tarocchi: tra storia e psicologia

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  • 11 Aprile 2021

Alcuni dicono che i tarocchi siano uno strumento per leggere il passato, il presente e il futuro; altri pensano che i consulti di cartomanzia siano un mezzo utile per la crescita della persona. Per fare chiarezza abbiamo deciso di indagare sulla loro origine, il loro possibile rapporto con la psicologia e capire cosa legge un cartomante  quando usa le sue carte.

Un semplice gioco di carte

Sebbene l’aspetto più noto dei tarocchi sia quello divinatorio, in realtà essi sono nati come un semplice gioco di carte.

La loro origine è incerta, ma si colloca in Italia, nel corso del XV secolo, come evoluzione dei giochi tradizionali dell’epoca.

Paradossalmente, in questo momento (ovvero quando si iniziava a cercare la luce della ragione e l’ignoranza dell’essere umano iniziava a tramontare) nacque anche l’occulto , un insieme di conoscenze che cercavano di padroneggiare i segreti della natura.

Uno di questi personaggi era Court de Gébelin, che vi vedeva proprietà mistiche, misteriose e divinatorie.

Questo soggetto introduceva l’idea che queste carte venissero usate per la divinazione, che fossero arrivate in Europa con gli “zingari” (che nel suo immaginario avevano l’ aspetto degli indovini), e che ognuno dei quattro semi tradizionali rappresentasse gli stati dell’antico Egitto.

La cartomanzia ha a che fare con la psicologia?

Sicuramente. Nei primi decenni del XX secolo, un medico e psichiatra svizzero (di nome Carl Gustav Jung, un discepolo di Freud) era particolarmente interessato ai tarocchi, ma da un punto di vista diverso da quello divinatorio.

Quest’uomo ha fondato la corrente della psicologia analitica , che racchiude un’intera concezione dell’essere umano e comprende diversi concetti tra i quali, “inconscio collettivo”, “archetipo” e “sincronicità”, che sono stati collegati al funzionamento dei tarocchi .

Jung usa i tarocchi come esempio di come gli archetipi radicati nell’inconscio collettivo possano essere rappresentati in quel mazzo di carte, una sorta di “coscienza universale” a cui hanno accesso tutti gli esseri umani.

Dunque, nei tarocchi si possono essere rappresentati comportamenti, esperienze, sentimenti, eventi che praticamente tutti noi abbiamo vissuto ad un certo punto della nostra vita.

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Economia a rischio surriscaldamento, ecco i tre fattori da tenere d’occhio

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  • 11 Aprile 2021

Surriscaldamento economico, inflazione e alta volatilità. Questi sono i tre fattori che di rischio nell’attuale scenario economico, che sta facendo ancora i conti con la pandemia. Fattori che potrebbero generare un clima di tensione sull’economia globale e sui mercati.

Le minacce per l’economia globale

economia globaleAnzitutto c’è il rischio di surriscaldamento economico. Questo pericolo nasce quando le autorità monetarie e fiscali spingono forte e a lungo il piede sull’acceleratore della crescita. E oggi come oggi non c’è dubbio che lo stiano facendo. Basta pensare al piano di rilancio dell’amministrazione Biden, per un importo di 1.900 miliardi di dollari. Fiumi di denaro che passano nell’economia per cercare di riaccenderla.

E’ già accaduto in passato che ci fossero interventi di questo tipo. Ma il fatto inedito sta nella loro portata attuale. Non solo in termini di cifre impiegate, ma pure di diffusione globale.
Non c’è nessun Paese al mondo che non stia pompando liquidità nel mercato.

Rischio balzo dell’inflazione

Ma un rischio forte è anche quello di far balzare in alto l’inflazione. Se nell’economia gira tanta liquidità, a poco a poco che la ripresa prenderà vigore si eserciterà una forte pressione sui prezzi.
Il punto è che le due cose vanno di pari passo, per cui sarà complicato per le banche centrali capire quando sarà il momento giusto per intervenire (bisogna tenere conto che la trasmissione delle politica monetaria all’economia reale avviene solo dopo un certo lasso di tempo).

Volatilità dei mercati

Infine c’è la volatilità. Con massicce placche di denaro che si spostano verso gli asset più rischiosi, c’è il pericolo che il primo vento contrario si trasformi in tempesta in brevissimo tempo. Alcuni indicatori leading, ossia quelli che anticipano i movimenti di mercato, già evidenziano uno scenario di allerta su tutta l’economia.

Questo pericolo è ancora più forte se si considera uno scenario di spread bassi, dove è più difficile e rischioso cercare opportunità interessanti per chi investe. Diventa più difficoltoso gestire il portafoglio e calibrare i pericoli.
In uno scenario in cui in ogni momento potrebbe esserci una revisione al rialzo delle previsioni d’inflazione, si potrebbe innescare un movimento a cascata su tutte le classi di attivi, con effetti dirompenti.

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