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Market allocation, ecco la sfida più complicata per i gestori durante la pandemia

In questo momento, ovunque si girino gli operatori di mercato vedono più rischi che potenziali opportunità. E’ l’effetto Covid, che ha spazzato via interi settori di investimento, polverizzando guadagni maturati nel corso di anni. Ci siamo svegliati di soprassalto dal sogno di un bull market perenne. La market allocation è diventata la sfida più complessa da affrontare.

Le difficoltà della market allocation

market allocationServe prudenza, e questo è fuor di dubbio. I settori più attrattivi rimangono quelli meno colpiti dalla crisi, ma non basta. All’interno di essi, occorre fare una selezione di società che offrano qualità di bilancio, maggiore visibilità degli utili e brand forti. E non ce ne sono molte in giro. Ma il succo della market allocation è proprio questo. In ogni caso, è chiaro a tutti che non potrà esserci una vera ripresa finché sul mercato non ci sarà un cambio di testimone a favore di settori più colpiti dalla crisi, come consumi discrezionali, energetici, finanziari.

Ma non dipende soltanto da fattori economici, bensì anzitutto da quelli sanitari. Se le prospettive di crisi sanitaria miglioreranno visibilmente, allora i potenziali aumenteranno e i rischi scenderanno. Al momento però il rapporto di forza è esattamente al contrario.

Utili troppo compressi

Nella dinamica della market allocation, un ruolo chiave l’hanno sempre avuto gli utili. Al momento però, le prospettive sono nulle e le stime ancora passibili di ribasso. Non si vede ancora all’orizzonte la famosa candela shooting star (quella che segnala l’inversione di rotta). L’economia è infatti crollata in una recessione mai vista negli ultimi 70 anni, con prospettive di decrescita degli utili a due cifre. Si teme che il peggio nelle statistiche economiche debba ancora arrivare. Probabilmente la frenata sarà peggiore di quella della crisi del 2008. Prendendo come riferimento lo S&P 500, pur senza essere troppo pessimisti, si può ipotizzare un calo degli utili per quest’anno a -20%.

La ripresa vera quindi è molto lontana. Probabilmente non avrà la forma di una V, bensì la forma di una U. Non si vedrà nessun inverted hammer. In sostanza si prevede una fase di stallo prima di vedere la ripresa del Pil. E questo nella migliore delle ipotesi, perché rimane ancora in piedi lo scenario di una ripresa a W, quindi calo-ripresa-nuovo calo-nuova ripresa, nel caso la curva dei contagi torni a irrigidirsi.

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