Mercati pronti alla sfida delle Elezioni Europee, due scenari possibili

Le elezioni Europee che si terranno a fine maggio, non interessano soltanto i 500 milioni di europei che andranno alle urne ma pure i mercati finanziari. E l’incertezza riguardo all’esito finale non fa di certo contenti i gestori dei fondi di investimento ne’ i trader privati.

Elezioni Europee e mercati

elezioni ue 2019Mai come stavolta lo scontro politico mette di fronte due view contrapposte. Da un lato i partiti sovranisti anti-euro, dall’altro il mantenimento dello status quo e le basi per fare ripartire l’economia del Vecchio Continente. Le scelte degli elettori avranno ripercussioni sull’economia mondiale del 2019 e dei prossimi anni. Gli investitori internazionali lo sanno, e siccome ci troviamo all’interno di una fase con molta liquidità che aspetta solo di essere sfruttata, l’appuntamento è ghiotto. Da tempo i gestori stanno studiando i pattern trading più utilizzati, per delineare le loro strategie in base agli scenari possibili.

Due scenari

Ma interpretare la situazione è assai complesso. Per i mercati finanziari, la conferma della composizione parlamentare attuale sarebbe un elemento di stabilità, che aiuterebbe a sopportare una presenza crescente di parlamentari euroscettici (cosa abbondantemente messa in conto). Darebbe cioè una certa fiducia al percorso dell’Europa, anche quella che finora si è dimostrata meno robusta (come l’Italia). Dall’altra invece c’è la vittoria degli “euro-scettici” e dei nazionalismi in genere, con un conseguente ribaltamento dei rapporti di forza tra gli schieramenti politici che dettano la linea del Vecchio Continente, e conseguenti spinte anti-euro.

L’approccio dei gestori patrimoniali

Questi due punti di vista si traducono ovviamente in due differenti approcci sui mercati. Ci muoviamo lungo una piercing line molto labile. Il primo scenario indurrebbe a puntare sull’euro e titoli a scadenze decennali di Grecia e Italia (uniche emissioni a offrire una redditività lorda a scadenza significativa). Il secondo a ridurre la componente euro, scegliendo monete forti come dollaro Usa o franco svizzero, che è una una sorta di garanzia per il proprio portafoglio. Il tutto condito con una quota di titoli decennali tedeschi (dal rendimento negativo -0,01%, insomma in dieci anni il capitale sarebbe quasi del tutto integro). In mezzo a questi due scenari si colloca la sterlina. La valuta britannica è la moneta del dissidio non ancora consumato. L’incertezza sul fronte Brexit in questo momento la colloca nel limbo, perché potrebbe riservare sorprese gradite o amarissime.

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