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Brasile, svolta storica con Bolsonaro. Ma la crisi non è ancora sconfitta

Il destino del Brasile adesso è nelle mani di Jair Bolsonaro. Alla fine di ottobre la quarta democrazia più grande del mondo ha finalmente scelto il proprio presidente, al termine di una battaglia elettorale ricca di colpi di scena e mai così incerta. Candidato di destra, ex ufficiale dei paracadutisti che viene accusato dall’opposizione di essere una “minaccia fascista”, Jair Bolsonaro ha vinto il ballottaggio con Fernando Haddad. E neppure di poco: 55,20% contro il 44,80%.

La svolta storica del Brasile

brasile bolsonaroLa vittoria di Bolsonaro segna un passaggio storico per il Brasile, visto che gli ultimi 4 governi erano stati tutti del Pt. Ha incassato le congratulazioni da Trump, con l’impegno che la Casa Bianca lavorerà fianco a fianco per migliorare le vite di americani e brasiliani. Inoltre il successo della destra in Brasile si muove lungo il solco già tracciato dai successi del centrodestra in Argentina, Cile, Perù e Colombia. Bolsonaro, personaggio eccentrico che in passato aveva scatenato polemiche con dichiarazioni a favore della dittatura militare e la tortura e contro le donne e le minoranze razziali, ha cavalcato il crescente malessere della società brasiliana, alimentata dalla crisi economica iniziata nel secondo governo di Dilma Rousseff.

La crisi economica

Tra scandali, corruzione e una forte escalation di violenze, il paese ha dovuto fare i conti con una fortissima svalutazione del Real brasiliano. Basta una qualunque piattaforma online trading forex per vedere che nel 2011 il Real scambiava a 1,549 contro il dollaro, mentre a febbraio 2016 era arrivato a quota 4,01. Il valore del dollaro quindi è quasi triplicato.

Non è stato diverso lo scenario contro l’euro. A inizio 2011 il cambio euro real brasiliano era a 2,203 mentre nel 2016 è arrivata a lambire il livello di 4,40. Soltanto dalla metà del 2016 le cose hanno cominciato a cambiare. L’economia ha intrapreso un percorso di riforme e crescita che ha allontanato la recessione. Il PIL è tornato a salire e la disoccupazione a scendere. Anche l’inflazione è rientrata nel target accettabile per la Banca del Brasile.

Ma nonostante gli sforzi per tornare alla normalità, la più grave crisi della ha alimentato un sentimento di esasperazione diffusa, al punto da spingere più di ogni altra cosa la scelta di un candidato “nemico” dell’establishment politico, e più precisamente del Pt. Ma adesso tutti si chiedono come Bolsonaro intende gestire il futuro del Brasile.

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