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Che cos’è e come funziona Google Penguin

Nell’aprile del 2012, i SEO statunitensi hanno scoperto Google Penguin, l’aggiornamento di Mountain View sviluppato con l’obiettivo di colpire le pagine (le pagine, non i siti web!) che utilizzano tecniche di link building che violano le policy di Google. I nuovi e più raffinati sviluppi dell’aggiornamento sono giunti a distanza di poco più di un anno e, già nel maggio del 2013, è stata rilasciata le versione 2.0 mentre la 3.0 ha fatto il suo esordio nell’ottobre dell’anno successivo. Nel novembre del 2015 è stata la volta di Penguin 4.0, sempre più raffinata e temuta dagli abituali utilizzatori di tecniche black hat SEO. Ogni agenzia SEO Milano o Palermo, Roma o Napoli ha dovuto in un certo modo prendere atto della nuova fase per le tecniche di posizionamento e configurare nuovi approcci alla disciplina. Ma come funziona Google Penguin e chi dovrebbe temerlo?

Tecniche di link building sconvenienti

Big G insiste da sempre sulla questione: ogni link esterno è un attestato di autorevolezza, esso non deve sembrare naturale bensì deve esserlo. Ciò apre a una serie di implicazioni di vario genere e che interessano globalmente il mondo della SEO. Perché un link sia naturale – e non sembri – occorre creare contenuti in grado di essere riconosciuti come di qualità. Google Penguin, in particolare, colpisce quei siti che utilizzano siti con basso trust, fuori tema o link farm, con il solo obiettivo di estendere la propria link profile. Il pinguino colpisce anche quei siti sospinti in SERP attraverso l’utilizzo di tecniche basate sullo scambio di link o su network di siti per lo scambio reciproco e interessa anche le pagine che impiegano anchor text secche o innaturali, oltre ai contenuti che utilizzano la keyword stuffing (l’abuso innaturale della ricorsività di keyword) per posizionare al meglio un contenuto.

In generale, Penguin si propone come il paladino dei link di qualità e assegna a ogni collegamento esterno un valore proporzionale alla sua tematicità e autorevolezza. Si tratta di un approccio che Google persegue da sempre e che sempre più si orienta verso l’analisi semantica della rete, come dimostrato anche dal lancio del nuovo algoritmo, Google Colibrì (o hummingbird nella lingua madre).

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