Un percorso musicale ispirato alle sonorità di tutto il mondo

Il concerto prende il nome da una composizione a otto voci del contemporaneo Michael Wandelby ma il programma spazia su quasi quattro secoli di storia della musica. Il Coro Giovanile Italiano è formato da giovani tra i diciotto e i ventotto anni provenienti da regioni ed esperienze musicali differenti, ed è stato fondato nel 2003 dalla Feniarco (Fondazione Nazionale delle Associazioni Regionali Corali). La Fondazione ha compiuto una rigorosa selezione della migliore coralità giovanile italiana, sotto la guida di maestri d’eccezione come Filippo Maria Bressan, Nicola Conci, Stojan Kuret, Dario Tabbia, Lorenzo Donati e gli attuali Gary Graden e Roberta Paraninfo. Un’esperienza formativa importante, un laboratorio che ha lasciato fruttuose impronte sul territorio, un coro che ha sempre puntato all’eccellenza. Numerosi i riconoscimenti internazionali, l’ultimo al Florilège Vocal di Tours in Francia, per l’eccellenza della preparazione tecnica e  la qualità del suono.

Il programma della serata è diviso in due parti, che riflettono il gusto dei rispettivi direttori. La prima parte, diretta da Roberta Paraninfo, propone un percorso articolato su due aree tematiche, dedicate rispettivamente a Maria e alla Passione di Cristo. Si parte dai grandi maestri della polifonia come Giovanni Gabrieli, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Antonio Caldara per approdare a un inatteso mottetto giovanile di Nino Rota scritto all’inizio degli anni ’30. Appartengono all’epoca attuale anche lo spazialismo di Giovanni Bonato con Genuit Puerpera e il mottetto otto voci Terra Tremuit del torinese Enrico Correggia.

La seconda parte del concerto proporrà sotto la guida di Gary Graden, svedese di nascita ma cresciuto negli Stati Uniti, un trittico di compositori scandinavi, in un percorso sacro dalle sonorità particolari, di cui Michael Waldenby (1953) è significativo interprete. Il mottetto  Dulce Lumen, che ha appunto ispirato il  titolo della serata, innesta una finale nota di speranza in una composizione che narra soprattutto delle miserie umane. Il Coro Giovanile Italiano completa il programma con alcuni brani scritti o arrangiati secondo i canoni della tradizione afro-americana. È il caso di Hans Schanderl con Yum-BaYe/ Yodling d-a ji, attento alla “musica del mondo” e collegato a tradizioni musicali assai lontane.

Dunque una serata ricca di straordinarie suggestioni, di inediti ma non casuali accostamenti fra epoche e stili assai diversi, del calore inimitabile che solo la voce di un grande coro può offrire.

 

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