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Psichiatria e Servizi per i Minori: rapimento e somministrazione di psicofarmaci a bambini

Se una società si misura da come tratta i suoi membri più deboli, il caso di
questa bambina ci fa mostra di come la nostra società sia caduta davvero in
basso, e come il governo (in questo caso il governo USA, ma casi simili non
mancano in Italia) trascuri, abusi e maltratti i bambini affidati alle cure
dei servizi sociali, soggetti a diagnosi arbitrarie e soggettive da parte
dello psichiatra di turno.

Il rapporto ONU del 2013 su “Tortura e altre punizioni o trattamenti crudeli o
degradanti” identifica le seguenti violazioni dei diritti umani:

Trattamenti medici di natura invasiva e irreversibile in mancanza di uno scopo
terapeutico e di un consenso libero e informato, costituiscono tortura o
maltrattamento
Cure mediche che causino gravi sofferenze senza fondato motivo, costituiscono
punizione o trattamento degradante, disumano e crudele e, nel caso sia
implicato lo Stato con intenti specifici, costituiscono tortura.
Interventi forzosi, spesso erroneamente giustificati da teorie di incapacità e
necessità terapeutica sono incompatibili con la Convenzione sui Diritti delle
Persone con Disabilità.
La privazione di libertà fondata su una disabilità, da cui risulti grave
dolore o sofferenza può rientrare nello scopo della Convenzione contro le
Torture. La cosa viene stabilita in base a fattori quali la paura e ansia
prodotte dalla detenzione indefinita, la somministrazione di cure mediche
violente o elettroshock, l’uso di mezzi di contenzione e reclusione, la
separazione dalla famiglia e dalla società.
Maryanne Godboldo, una mamma di Detroit, non avrebbe mai immaginato gli incubi
legali ed emotivi che sarebbero derivati dalla semplice richiesta di sua
figlia di frequentare una scuola pubblica.

La figlia Ariana era nata con una gamba difettosa, che le fu amputata sotto al
ginocchio costringendola ad usare una protesi.

Fino al 2009 Ariana aveva studiato a casa, ma all’età di 11 anni la ragazza
fece richiesta di frequentare una scuola pubblica.

Fu sottoposta alle vaccinazioni previste dalla legge e, subito dopo, iniziò a
manifestare cambiamenti nel comportamento. Maryanne chiese aiuto al Centro
Pediatrico di Oakland, in cui lo psichiatra Daniel Zak si fece gioco della sua
convinzione secondo cui il cambiamento era stato causato dai vaccini, e
prescrisse alla bambina il pericoloso farmaco antipsicotico Risperdal.

Nonostante la somministrazione della cura per diversi mesi, il comportamento
di Ariana continuava a peggiorare e Maryanne, in collegamento con un altro
dottore, fece interrompere il trattamento gradualmente.

Non appena lo psichiatra venne a sapere dell’interruzione della cura, la mamma
fu denunciata ai servizi sociali per negligenza nel sottoporre la figlia a
cure mediche e arrestata per cinque giorni, mentre una squadra della polizia
antisommossa venne a rapire Ariana per rinchiuderla in un centro
neuropsichiatrico infantile pubblico in cui, oltre a sottoporla ai trattamenti
per i quali sua madre aveva negato il consenso, le rimossero la protesi alla
gamba – probabilmente con lo scopo d’impedirle la fuga.

L’avvocato di famiglia riuscì a vedere la ragazza e riferì di averla trovata
“bavosa e melanconica” (tipici effetti dei farmaci antipsicotici). Dopo due
mesi Ariana fu rilasciata a affidata alle cure della zia. Mesi dopo, anche la
mamma fu rilasciata perché si scoprì che l’ordine di arresto era falso. Infine
(sei mesi dopo l’inizio dell’odissea) Maryanne poté finalmente riabbracciare
la figlia.

L’assistente sociale cui era stato assegnato l caso non si curò nemmeno
d’incontrare la ragazza e, quando fu interrogata nell’ambito del processo,
dichiarò di avere richiesto (per il prelievo di una bambina di 11 anni!)
un’auto con gabbia ai sedili posteriori.

La stessa assistente sociale rivelò anche di avere autorizzato il trattamento
farmacologico di Ariana nonostante la nota di ammissione all’ospedale
psichiatrico indicasse espressamente “nessun farmaco”. I farmaci – quattro
tipi diversi di psicofarmaci molto potenti – le furono somministrati senza
nemmeno uno studio della sua cartella clinica pregressa. Non solo: autorizzò
anche ulteriori vaccinazioni “se necessarie”, incluso quella che mamma
Maryanne riteneva avesse causato il peggioramento di Ariana.

Il comportamento degli psichiatri (e dell’assistente sociale che agiva in base
ai loro ordini) è sicuramente classificabile come incompetente, vendicativo e
affetto da complesso di superiorità e, come ebbe modo di dire Dario Fo nel
commentare recentemente una simile vicenda italiana, rivela la “spocchia delle
istituzioni che trattano bambini come fascicoli”.

Nell’ambito di questa penosa vicenda sono state commesse diverse violazioni
dei diritti umani sanciti dall’ONU.

Secondo la testimonianza dell’avvocato di famiglia, la ragazza dopo qualche
settimana di “cura” era bavosa e malinconica. In altre parole, il trattamento
da lei ricevuto “senza necessità” (senza test clinici) le aveva causato grave
sofferenza senza fondato motivo (punto 2 delle violazioni ONU).

Il trattamento farmacologico obbligatorio, senza nemmeno l’ausilio dello
studio della sua cartella clinica, e il dolore e sofferenza causati
dall’ospedalizzazione forzata e l’allontanamento dalla famiglia (punti 3 e 4
delle violazioni ONU).

Il CCHR (associazione USA “sorella” del CCDU) ha presentato denuncia
all’autorità giudiziaria chiedendo un inchiesta sul comportamento dei servizi
sociali e degli psichiatri.

Fonte articolo: http://www.cchrint.org/2014/03/18/psychiatry-child-
protective-services-abducting-and-drugging-children/

Nota: Kelly Patricia O’Meara è un premiato reporter investigativo per il
Washington Times e il Insight magazine, e scrive decine di articoli esponendo
la frode delle diagnosi psichiatriche e dei pericoli degli psicofarmaci –
compresa la sua innovativa storia di copertina del 1999, “Pistole & dosi”, che
espone il legame tra farmaci psichiatrici e atti di violenza insensata. È
anche autrice dell’acclamato libro “Psyched-out: come la psichiatria vende la
malattia mentale e smercia le pillole che uccidono”. Prima di lavorare come
giornalista investigativo, la O’Meara ha trascorso sedici anni in Campidoglio
come un membro dello staff del Congresso per quattro dei suoi membri. Ha
conseguito una laurea in scienze politiche presso l’Università del Maryland.
www.ccdu.org

 

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