Ray Charles, una leggenda americana

Se esiste un’esperienza che può dimostrare la possibilità di raggiungere traguardi eccezionali pur partendo da condizioni estremamente svantaggiate, questa è l’esperienza di Ray Charles. Nell’America degli anni Trenta la sua vita potrebbe già destinata all’insuccesso: Ray è nero, povero e cieco dall’età di sette anni. Invece, malgrado tali premesse, egli riesce a imporsi sulla scena musicale americana fino a diventare una leggenda della musica mondiale. Come ciò è stato possibile non è difficile da spiegare. La fortuna centra soltanto relativamente. Sono piuttosto il coraggio, la determinazione , lo straordinario talento che spiegano questo  strepitoso successo.

Ray Robinson nacque ad Albany, in Georgia, il 23 Settembre 1930, e sin da piccolissimo si innamorò della musica conosciuta attraverso gli inni della chiesa battista e il blues dei musicisti locali. A cinque anni era già in grado di suonare il pianoforte. Proprio in quel periodo avvenne anche la prima tragedia della sua vita: la morte del fratello George e l’inizio della perdita della vista. Due anni dopo Ray era ormai cieco, ma determinato a convivere coraggiosamente con l suo handicap. Rifiutò infatti di utilizzare il  bastone, un cane guida o qualsiasi altro strumento preferendo affidarsi al suo udito e ai suoni. Fondamentale, in questo momento, fu la presenza amorevole ma inflessibile della madre. Fu lei a iscriverlo alla scuola pubblica per non vedenti di St. Augustine, dove Ray imparò a leggere la musica in Braille e assorbì le diverse influenze musicali della scena locale: dal jazz allo swing, dal gospel al country. Dopo la morte della madre, avvenuta poco dopo, Ray rimase solo ma non si perse d’animo. A soli 17 anni salì su un Greyhound e attraversò quasi tutto il continente nordamericano fino a raggiungere Seattle. Qui iniziò a esibirsi come pianista e crooner finché non riuscì a ottenere un primo contratto con l’etichetta Swing-time Records. Il primo successo arrivò però all’inizio degli anni Cinquanta, quando Ray firmò con l’Atlantic Records e fu mandato in tournée con la leggendaria Ruth Brown, “Miss Rhythm”. Di li a poco mescolando la spiritualità del gospel con la carnalità del blues, il successo fu immediato. Nel 1956 pubblico “I’ve got a woman” seguito da altri brani memorabili, tra cui “Unchain my heart” e “Hit the road Jack“. A venti anni Ray Charles era già definito “The Genius”. Nel 1959 egli cambiò nuovamente etichetta passando alla ABC-Paramount dalla quale ottenne un contratto estremamente vantaggioso in base al quale manteneva la proprietà dei suoi master: un controllo finanziario che fino ad allora non era stato concesso a nessun altro musicista. Il passaggio alla Paramount segnò anche una svolta nel suo linguaggio musicale che si arricchì delle sonorità della musica country e western. Sono di questo periodo classici favolosi come “Georgia on my mind” e “I can’t stop loving you“. Nei turbolenti anni Sessanta Ray iniziò anche a battersi per i diritti civili dei neri rifiutandosi di suonare in club aperti soltanto ai bianchi. Contemporaneamente, tuttavia, la sua vita privata franò sopratutto a causa dell’eroina. Anche in questo caso però Ray Charles non si lasciò sopraffare: si ricoverò infatti in una clinica e si liberò per sempre dalla tossico-dipendenza. Tornò quindi alla musica e riprese le sue tournée con un ritmo impressionante di concerti. Nel corso della sua carriera Ray Charlesvinse ben 18 Grammy e incise più di 75 album, fino al 10 Giugno del 2004, quando è morto all’età di 73 anni.

Quella di Ray Charles è stata veramente una vita intensa, passionale, drammatica, sofferta, La si può paragonare ad un lungo viaggio pieno di ostacoli ma sommamente affascinante. Un viaggio costellato da grandi successi, ma anche di molti fallimenti personali dai quali tuttavia Ray seppe sempre rialzarsi.

La sua musica rilegge tutti i generi della cultura americana dando vita a un prodotto del tutto innovativo, capace di affascinare vecchie e nuove generazioni. A lui, non a caso, si sono ispirate icone musicali del calibro di Elvis resley, B King, Stevie Wonder fino ad artisti giovanissimi quali AliciaKeys, Norah Jones e Jstin Timberlake.

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