Oulipo

Novembre 1960 ,un giovedì sera nella cantina del “Vero Guascone” si ritrovarono alcuni amici dagli interessi comuni e complementari: matematici con la passione per la letteratura, uomini di lettere con l’amore per le scienze esatte. Così nacque l’Oulipo, “Ouvroir de Littérature Potentielle”, ovvero un “opificio” che si occupa di letteratura potenziale.

A fondarlo fu il matematico-scacchista François Le Lionais, a cui si unì immediatamente lo scrittore Raymond Queneau insieme ad altri: Jacques Bens, Claude Berge, Jacques Ducheteau, Jean Lescure e Jean Queval.

Il gruppo indagava, e tuttora indaga, sulle potenzialità della parola, utilizzata come materia informe da forgiare, distorcere e quasi torturare, allo scopo di creare nuove forme letterarie che prescindono dalla libera ispirazione attenendosi, invece, a regole ferree. Quelli che solitamente si ritengono divertenti giochi di parole come l’acrostico, il lipogramma, il palindromo, l’olorima, vengono presi molto sul serio dagli oulipiani.

Raymond Queneau nei suoi “cent mille milliards de poèmes“, per esempio, compose dieci sonetti con le stesse rime e con una struttura grammaticale tale che ogni verso di ciascun sonetto risulta intercambiabile con ogni altro verso situato nella stessa posizione. Per ciascun verso quindi si avranno così dieci possibili scelte indipendenti; poiché i versi sono 14, si otterranno in totale 1014 sonetti, cioè un numero incredibile di poesie.

Lo scrittore Georges Perec ne “La Disparition“, un suo romanzo, non utilizzo mai la lettera “e”. I critici neanche se ne accorsero e ritennero l’opera “normale”, in realtà si trattava di un testo, che faceva totalmente a meno di una vocale che nella lingua francese è molto frequente. In seguito lo stesso Perec superò una prova ancora più ardua con un altro romanzo, “Les Revenentes“: 127 pagine scritte usando come vocale soltanto la “e”. Le poesie della raccolta “Alphabets“, invece, offrono, nella stessa pagina, su di un lato un quadrato di undici lettere per undici e sull’altro le stesse lettere scritte per esteso, inframmezzate da spazi. Ciascuno dei 176 testi della raccolta è una poesia di undici versi e ha undici lettere e utilizza una stessa serie di lettere diverse tra loro. Inoltre tutte le poesie hanno in comune le dieci lettere più frequenti dell’alfabeto francese: E-S-A-R-T-I-N-U-L-O. L’undicesima lettera è una delle rimanenti. Ci sono così undici poesie in B, undici poesie in C e così via. In totale 16 x 11 = 176 poesie.

Italo Calvino tentò di trasportare questo tipo di esperienze nella nostra lingua, dove le difficoltà risultavano maggiori a causa della modesta possibilità di varianti fonetiche.

Tra i suoi scritti è notissimo quello che riferisce un dialogo tra una spogliarellista e il proprietario di un night club per una scrittura: “Sa? Sessi isso su!”, frase che si regola sulla successione fonetica SA-SE-SI-SO-SU. Dello stesso genere è la storia di una portinaia, la quale ogni giorno deve rispondere alla medesima domanda di un amico della signorina del terzo piano: “Sa se c’è in casa…?”. Il discorso tra i due diviene sempre più conciso fino allo scambio lapidario: “Sa se?..” – “Sì, so: su!”.

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