Formazione Psicologia: come diventare uno psicologo cognitivo comportamentale

Tra i modelli di terapie psicologiche più di successo degli ultimi decenni, la terapia cognitivo-comportamentale si distingue dalle altre per essere un punto di rottura rispetto ai dettami tipici della psicoanalisi. Questo nuovo approccio psicoterateutico è stato sviluppato in America tra il finire degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta dal Dottor Aaron T. Beck. La peculiarità distintiva di questo metodo è che a differenza della psicoanalisi che si basava sull’analisi dell’inconscio dei pazienti, la terapia cognitivo-comportamentale si basa sull’analisi della componente conscia dei pazienti e quindi offre ottime possibilità di interazione tra terapeuta e paziente.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale

Lo psicologo combina due forme differenti di approccio terapeutico, due diverse forme di terapia: la psicoterapia comportamentale e la psicoterapia cognitiva. Si tratta in entrambi i casi di forme di terapia che prevedono la stimolazione del paziente a superare degli ostacoli e ad affrontare la propria emotività e le proprie debolezze gradualmente, fino ad un punto in cui è lo stesso paziente che pone in essere le dinamiche comportamentali idonee al superamento delle proprie situazioni di conflitto, fino al punto in cui è finalmente in grado di superare le sue paure e le sue debolezze in completa autonomia.

In questo modo si ottiene il doppio beneficio di contrastare da un lato l’inerzia che deriva dal timore di dovere affrontare situazioni ritenute sgradevoli stimolando il paziente ad avere una parte attiva nel superamento delle proprie difficoltà e motivandolo ad affrontare le situazioni di disagio e a risolverle, lavorando allo stesso tempo anche sul lato cognitivo, ovvero di interpretazione della realtà da parte del paziente, allontanando schemi di pensiero problematici e visioni della realtà distorte in favore di pensieri più aderenti alla realtà e più ottimistici, attraverso stimolazioni di reazioni emotive e comportamentali del paziente che vanno oltre la mera discussione delle disfunzioni emotive ma sono dinamicamente raggiunte attraverso una collaborazione attiva tra terapeuta e paziente nell’individuazione dei pensieri ricorrenti posti a base dei problemi emotivi e comportamentali del paziente e delle strategie idonee alla loro soluzione.

Una delle caratteristiche della terapia cognitivo-comportamentale è la durata relativamente breve, da un minimo di quattro a un massimo di dodici mesi con cadenza settimanale. Lo psicoterapeuta promuove e incoraggia l’instaurarsi di una vita relazionale e sociale più attiva che ha come obiettivo il controllo e la riduzione degli stati depressivi, l’eliminazione degli attacchi di panico e il controllo degli disturbi alimentari a base psicosomatica.

Il compito dello psicologo cognitivo-comportamentale

Lo stimolo del paziente al raggiungimento degli obiettivi viene raggiunto attraverso una forma di sinergia tra terapeuta e paziente che prevede subito dopo la formulazione della diagnosi, l’individuazione e la pianificazione insieme al paziente di un piano di trattamento psicoteratico che si adatti il più possibile alle sue esigenze. Grazie a queste dinamiche che il terapeuta promuove e incoraggia continuamente, il paziente percepisce sé stesso come parte attiva del percorso terapeutico e ne consegue una graduale presa di coscienza del paziente dei propri processi mentali così come analizzati dal terapeuta, arrivando ad una graduale presa di coscienza e di conoscenza di cosa non va e bisogna affrontare.

Il vantaggio della terapia cognitivo-comportamentale è che si riescono a trattare disturbi depressivi e disturbi d’ansia anche senza l’uso degli psicofarmaci, se non in casi particolarmente gravi in cui sia strettamente necessario, riuscendo a raggiungere ottimi risultati e limitando la possibilità di ricadute proprio in virtù della ridotta influenza di origine farmacologica sulla terapia stessa. Gli psicologi che desiderano formarsi nella terapia cognitiva comportamentale possono frequentare una apposita scuola di terapia cognitiva in modo da avere una formazione a livelli di un Master dedicato alla psicoterapia.

Risultati che sono stati riconosciuti e validati anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Istituto Superiore della Sanità che hanno promosso questo tipo di terapia a trattamento d’elezione per i disturbi d’ansia. Una volta completato il ciclo terapico, il paziente sarà in grado di gestire autonomamente il proprio percorso terapeutico che lo condurrà al superamento e alla correzione delle dinamiche di pensiero e di comportamento. Certamente un passo avanti notevole rispetto alle terapie esclusivamente basate sull’uso di psicofarmaci tout court, un modo più moderno di approcciare le problematiche dei pazienti rendendoli attivamente partecipi del loro destino.

Lo psicologo cognitivo-comportamentale può essere un validissimo aiuto per chi debba affrontare problematiche irrisolte e blocchi di origine emozionale. Un percorso certamente da sperimentare per coloro che siano in preda a disturbi d’ansia e del sonno o in preda a disturbi depressivi o attacchi di panico, possibilmente senza necessariamente doversi affidare a psicofarmaci e calmanti che tante volte hanno il solo scopo di ridurre la percezione dei propri problemi senza in realtà risolverli veramente.

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